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Si studia un vaccino contro più coronavirus e varianti, al costo di un dollaro a dose

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L’idea per il futuro di creare un vaccino che possa proteggere contemporaneamente da più coronavirus e più varianti del Sars-Cov-2. Lo studio, in una fase molto iniziale e su animali, ha mostrato primi risultati favorevoli

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(foto: visuals3Dde via Pixabay)

Oggi gli scienziati stanno studiando un nuovo vaccino che potrebbe contrastare diverse varianti del Sars-Cov-2 e altri coronavirus. La ricerca, condotta dall’università della Virginia e dall’istituto Virginia Tech, per ora svolta su animali, ha mostrato dei primi risultati favorevoli. Il costo del vaccino, peraltro, sarebbe bassissimo, pari a un dollaro (meno di un euro) per ogni dose. Con la vaccinazione si è riusciti, nel maiale, a prevenire gravi sintomi di una malattia chiamata diarrea epidemica suina (in sigla Pedv) e dovuta a un altro coronavirus diverso dal Sars-Cov-2. I risultati preliminari sono pubblicati su Pnas.

Un vaccino quasi universale

Abbiamo e stiamo usando diversi vaccini, già testati e approvati, ma questo non esclude che nuovi vaccini contro il coronavirus siano utili in futuro: la ricerca di nuove formulazioni e candidati potenzialmente efficaci procede. Anche altri gruppi stanno studiando l’ipotesi di un vaccino universale, contro più di un coronavirus. I ricercatori dell’università del Virginia Tech hanno utilizzato un nuovo approccio basato su una piattaforma flessibile e a basso costo.

Gli autori hanno sintetizzato una sequenza di dna che contiene le istruzioni per la produzione di una parte della proteina spike, chiamata peptide di fusione, di cui molte parti sono comuni a tutti i coronavirus. Sappiamo infatti che la proteina spike del virus, quella che aggancia e infetta le cellule del nostro corpo, può cambiare e si modifica frequentemente mostrando delle mutazioni più o meno rilevanti, alla base anche delle nuove varianti del coronavirus. In generale, selezionando soltanto la parte della spike che rimane immutata si potrebbe creare un vaccino, magari meno preciso e specifico contro il singolo coronavirus, che vale per tutti. Il peptide di fusione del Sars-Cov-2, ad esempio, è risultato identico in migliaia di pazienti colpiti dal Covid-19 durante la pandemia.

Il metodo

Per l’esperimento si è sfruttato il batterio Escherichia coli come veicolo del dna che deve produrre il pezzetto della proteina spike. La sequenza di dna, infatti, è stata inserita all’interno di una piccola molecola di dna della cellula del batterio – chiamata plasmide – che fa sì che il batterio possa esprimere le parti della proteina spike sulla sua superficie. E. coli è stato inoltre modificato geneticamente in modo che la proteina fosse riconosciuta ancora meglio dal sistema immunitario dell’animale, in questo caso il maiale. L’approccio impiegato per creare il vaccino è diverso da quello dei 4 vaccini anti Covid approvati in Italia: due sono a Rna messaggero (mRna – quello delle aziende Pfizer-BioNTech e della casa farmaceutica Moderna) e altri due sono a vettore virale (quello di AstraZeneca e di Johnson&Johnson). In questo caso il prodotto rientra invece fra i vaccini a cellule intere, utilizzati – sottolineano gli autori – per malattie mortali come il colera e la pertosse. In passato il vaccino anti pertosse era a cellula intera, ma in quel caso era associato a un’ampia quota di effetti collaterali; dal 1993 grazie al lavoro del gruppo di Rino Rappuoli si è ottenuto un vaccino contro la pertosse acellulare. Il vaccino attuale contro il colera (che deve fare chi si reca in paesi dove la malattia è endemica), è stato approvato nell’Unione europea nel 2004 ed è a cellule intere.

I risultati negli animali

Tornando allo studio, i ricercatori hanno sviluppato due vaccini, basati sulla produzione del peptide di fusione della spike, uno contro il Sars-Cov-2 e l’altro contro il coronavirus responsabile della diarrea epidemica (Pedv). Il peptide di fusione dei due virus ha in comune diversi elementi, o meglio aminoacidi. I risultati indicano che entrambi i vaccini (sia quello contro Covid-19 sia contro Pedv) sono stati in grado di proteggere i maiali dalla forma grave della malattia Pedv, ma non di prevenire il contagio (per i vaccini attuali anti Covid ancora non sappiamo con certezza se impediscono anche il contagio). Se entrambi i vaccini, contro virus differenti, sono riusciti a contrastare una delle due infezioni, secondo gli autori è ragionevole ipotizzare che questo risultato valga anche contro il Covid-19, anche se ancora bisogna svolgere i test sul modello animale. La sperimentazione, lo sappiamo, è lunga, ma i primissimi risultati sono positivi e indicano che per ora il cammino prosegue.

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