cronaca

Sui diritti lgbt+ l’Europa è sempre più spaccata

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La spaccatura tra i diritti riconosciuti dagli Stati dell’Unione aumenta e non si fanno molti progressi nel cammino verso l’uguaglianza

La Mappa Arcobaleno 2021

Nessun progresso per i diritti della comunità lgbt+ in Europa nell’ultimo anno. A sancirlo è l’associazione Ilga Europe, attraverso il monitoraggio delle politiche di 49 paesi europei riassunto nella sua Mappa arcobaleno. Colpa della pandemia ma non solo. “Tanti processi legislativi sono stati bloccati e in troppi paesi il progresso si è fermato perché c’è una maggiore polarizzazione politica sulle questioni lgbti – osserva Katrin Hugendubel, direttrice dell’advocacy di Ilga Europe – e perché i governi non la vedono come una questione prioritaria”. Per la direttrice dell’associazione, Evelyne Paradis, questi dirittinon possono essere semplicemente qualcosa che si lascia cadere quando le circostanze sono difficili

Piccoli risultati

I risultati della mappa rimangono quasi invariati.Per il sesto anno consecutivo Malta continua a occupare il primo posto, mentre il Belgio arriva al secondo posto per la quarta volta e il Lussemburgo al terzo posto per il terzo anno consecutivo. Fanalini di coda tra i 49 paesi sono Azerbaijan e Turchia, ma all’interno dell’Unione europea Polonia e Lituania occupano gli ultimi posti.

In un contesto statico, paesi come Albania, Finlandia e Portogallo sono saliti in classifica solo grazie a piccolissimi cambiamenti. Per esempio, in Europa non c’è stato nessun cambiamento per i diritti delle persone intersessuali e transessuali, salvo in Islanda.

L’Italia zona arancione

L’Italia si piazza al 35esimo posto, dopo Lituania, Georgia e Repubblica Ceca, in un allarmante colore arancione molto lontano dagli Stati che superano l’esame con pieni voti e bollino verde. Il report evidenzia come non esista alcuna misura legata a contrastare l’incitamento all’odio né a proteggere le famiglie arcobaleno. Proprio quello scudo che vuole introdurre il ddl Zan.

L’Italia rimane anche quest’anno inchiodata ben al di sotto della media europea per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani delle persone lgtbi. Dal 17 maggio dell’anno scorso, l’Italia non è ancora stata in grado di approvare una legge contro i crimini e i discorsi d’odio omobitransfobici, rimanendo tra gli ultimi 4 stati membri dell’Ue a non riconoscerli, insieme a Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Bulgaria”, osserva Yuri Guaiana, segretario di Certi Diritti. Introdurre una legge sui crimini d’odio è una raccomandazione della stessa Ilga Europe, che evidenzia al contempo la legge promossa in Campania lo scorso luglio. 

Le altre raccomandazioni sono: consentire il riconoscimento automatico della co-genitorialità, in modo che i bambini non debbano affrontare alcuna barriera per essere riconosciuti legalmente dalla nascita. Nonostante il richiamo della Corte costituzionale a garantire i diritti dei bambini delle famiglie arcobaleno, il Parlamento ancora non garantisce il riconoscimento alla nascita dei figli/e per i genitori lgtb+ e l’estensione del riconoscimento ai minori già nati. Su tutti questi temi l’Italia ha il dovere e l’opportunità di mettersi al passo con gli altri Paesi dell’Ue”, continua Guaiana.

Il braccio di ferro in Europa

A marzo i deputati del Parlamento europeo hanno dichiarato l’Unione europea una “zona di libertà lgtbiq” in risposta all’arretramento sui diritti lgtbi in alcuni Paesi, in particolare Polonia e Ungheria. Tuttavia gli attivisti raccontano di situazioni alquanto allarmanti. 

La Commissione è ritornata sul tema in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. “L’uguaglianza non è un gioco a somma zero, dove un guadagno implica una perdita per qualcun’altro. Al contrario, l’uguaglianza è un beneficio per tutti nella nostra società”, sottolinea Helena Dalli, Commissaria per l’uguaglianza: “Non possiamo accettare un linguaggio che intenzionalmente vuole mettere le maggioranze contro le minoranze”. Con la campagna Infringment now Ilga Europe , organizzazioni internazionali e altri quattordici stati dell’Unione hanno chiesto una risposta forte da parte della Commissione, che includa anche misure legali e potenziale sospensione dei fondi comunitari. Dalli assicura: La Commissione europea continuerà a monitorare da vicino questa situazione in tutti gli stati membri per assicurarsi che quando si implementa una legge o un progetto finanziato dall’Ue, il principio di non discriminazione sia sempre pienamente rispettato”.

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