Sanità

Super-OSS. Migep e SHC scrivono a Draghi e ad altri politici: “serve una seria riforma degli Operatori Socio Sanitari”.

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Delibera Regione Veneto sui Super-OSS. Migep e SHC scrivono a Draghi e ad altri politici: “serve una seria riforma degli Operatori Socio Sanitari, la Giunta Zaia e altri Governatori si comportano in modo scorretto”.

La Federazione MIGEP e il sindacato SHC OSS scendono di nuovo in campo per dire no alla Delibera n. 305/2021 della Regione Veneto che di fatto trasforma gli Operatori Socio Sanitari in Infermieri, bypassando le norme che disciplinato le professioni sanitarie e il personale di supporto.

MIGEP e SHC OSS scrivono al Premier Mario Draghi, ai consiglieri regionali del Veneto e ad alcuni rappresentanti parlamentari.

I due sodalizi sono chiari: serve una seria riforma della categoria e a non sono utili i passi in avanti esagerati come quelli della contestata delibera di cui tanti si discute in questi giorni e che potrebbe essere fatta propria anche da altri Enti regionali.

Ecco la Lettera di MIGEP e SHC OSS.

  • Al Presidente del Consiglio dei Ministri
  • Alla Senatrice Paola Boldrini PD
  • Alla Deputata Beatrice Lorenzin
  • Alla Deputata Mara Lapia Gruppo Misto
  • Alla Deputata Stefania Mammì M5S Alla Deputata Alessia Rotta PD
  • Ai Consiglieri Regionali della Commissione Sanità del Consiglio Regionale Veneto
  • Erika Baldin Cristina Guarda
  • Elena Ostanel

Tutto ciò ottenibile semplicemente con un corso di formazione aggiuntivo che insegna queste pratiche e come già detto, non garantisce tutele, né innalza il livello economico, retributivo, e professionale di categoria degli Oss.

La formazione dell’infermiere è doppia rispetto all’operatore socio sanitario, i due titoli oltre ad abilitare un esercizio dopo un esame specifico, porta quello dell’infermiere ad una laurea magistrale, con una scolarità a cinque anni e quella dell’oss ad un attestato regionale con percorsi di mille ore con seri dubbi sulla qualità formativa., Uno squilibrio formativo che ben evidentemente traccia una differenza netta di competenze delle due categorie; Mentre L’Europa, sull’assistenza è andata da anni in una direzione ben diversa da quella indicata da questi governatori regionali, che probabilmente sono stati troppo impegnati a guardare il proprio salotto, dimenticandosi di dare uno sguardo fuori dalla finestra per poter vedere il vento delle lamentele di questi operatori che denunciavano già da tempo un degrado nelle assistenze extra ospedaliere e ospedaliere. Ecco che adesso sul tema Covid e con tale scusante si evocano a se perimetri e limiti delle professioni, alzando e facendo sconfinare le competenze con una manciata di ore.

Non è una questione di “arrembaggi”.

Non si possono sostenere queste leggerezze, che consistono in un importante e profondo problema di studi e di competenze sorvolandone quelli che sono i contenuti di questi percorsi, se prossimamente tutte le regioni prenderanno esempio dalla Regione Veneto, come sta accadendo in Puglia, Liguria, invece di migliorare la qualità dell’assistenza al malato, si andrà verso una parcellizzazione ulteriore di attività e competenze degli OSS e degli infermieri, aumentando il divario di differenze o sovrapposizioni in campo operativo che finiranno indubbiamente ai danni del cittadino.

L’essere un politico non porta, per una sorta di investitura ad Essere Superiore o Divino e crediamo che non sia coerente agire in questo modo per dare nuova spinta alla sanità, proprio ora che ci siamo tutti resi conto per via di questa pandemia della sua assoluta iderogabilità, se si vuole fare crescere un servizio per i cittadini, dobbiamo far crescere le figure senza strumentalizzazioni e guerre sulle competenze.

Sono trent’anni che i politici fanno esperimenti. Basta vedere la legge 42/99 che ha buttato fuori dal sistema sanitario inf generici e puericultrici, un errore che oggi lo si paga molto caro; Il successivo dietrofront nel 2001 con la necessità di creare nuove figure per l’assistenza per far fronte al vuoto creatosi; Non dobbiamo dimenticare la professionalità e l’abnegazione di questi operatori che ancor oggi operano nell’ombra assoluta, mal retribuiti e quasi sempre deprofessionalizzati.

Non resta a questo punto che respingere queste delibere regionali al mittente e a chi interessa mettere lo status – quo pervicacemente ed in maniera scellerata e soprattutto non condivisa , poi per proteggere gli interessi di chi? siamo proprio certi che sia quello del paziente? Perché la strada intrapresa sembra voler portare a meno i diritti per i lavoratori e cittadini.

Mentre l’infermiere e l’oss litigano su schieramenti contrapposti alla situazione attuale dove renderebbe ingestibile il lavoro nelle corsie, il parlamento su una integrazione parlamentare risponde:” il ministro è a conoscenza dei fatti ma non ritiene doveroso intervenire urgentemente affinché venga modificata o ritirata la delibera 305/2021 della Regione Veneto” è vergognosa un risposta del genere, pertanto le scriventi chiedono alle S.V. di intervenire urgentemente poiché si potrebbero avere ricadute nazionali con interlocuzioni che possano mettere a rischio l’organizzazione dei servizi, la salute degli stessi cittadini e gli operatori costantemente davanti al giudice per aver invaso il campo dello stesso infermiere.

Se poi il governo centrale intende seguire la linea di chi pensa di aver istituito un procedimento giusto, allora, dovrà essere pronto per un conflitto interprofessionale, tra i lavoratori sempre più schiacciati nei diritti e nella parte economica; A nostro avviso non gioverà né all’uno né all’altro ma solo ai giochi del potere politico e di direttori di struttura RSA- RAA creando la liberalizzazione selvaggia e l’abbattimento dei diritti del lavoratore, del lavoro e della salute. Una scelta politica che va in favore della potente lobby delle strutture sanitarie private che sfruttano i lavoratori come schiavi.

Oggi va rivendicato il diritto di un pensiero alternativo e un agire in comune con il cittadino per dimostrare errate queste prese di posizione da parte di alcuni politici. Ci sono valori che vanno tutelati e una disposizione al ribasso non è dignitosa per i lavoratori e neanche per lo stesso cittadino.

Dobbiamo trovare soluzioni ai problemi creati e lasciati aperti da chi ci governa. Negare un pensiero alternativo e rimanere nei confini imposti dalle scelte politiche sbagliate ha come conseguenza l’abbandono dei principi in una qualità dei servizi assistenziali; Vi sono a tal proposito Disegni di legge molto validi al vaglio di Camera e Senato come la proposta della senatrice Paola Boldrini che andrebbero considerati, pensiamo sia doveroso che la politica usi questi percorsi e non atti unilaterali per poter governare.

La Legge 3/18 Lorenzin ancor oggi non trova applicazione per l’area socio sanitaria, questi lavoratori nelle case di riposo e nelle cooperative in appalto, sono costretti a svolgere lavori durissimi con responsabilità di 30/40 pazienti. Manodopera a basso costo, un costo neanche gratificante per gli infermieri che preferiscono andare a lavorare nel pubblico. E’ questo l’obbiettivo? Fare nascere conflitti tra le varie professioni? senza andare a incidere sulla qualità del servizio?. Non va a modificare neanche il modello sociosanitario regionale, sostituendo, la carenza del personale infermieristico con l’oss-s. personale sottopagato e sfruttato, una categoria debole che sarà ridotta ad essere pedina come è stato fatto per le altre categorie negli anni 80. Un atto di volontà da parte Vostra sarebbe auspicabile, nel difendere i diritti e i principi di tutte le professioni anche quelle messe in emarginazione, come inf generici e puericultrici, nell’interesse del cittadino e dei lavoratori che rappresentiamo.

Questo atto di volontà è l’augurio che rivolgiamo a tutti Voi.

Data 11 aprile 2021

Federazione Nazionale Migep

Loredana Peretto

SHC OSS

Matteo Giacchetta

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