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Bari, blitz contro i clan Mercante e Strisciuglio: 25 arresti per la guerra di mafia

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Scacco ai clan che tengono sotto assedio alcuni quartieri di Bari, insanguinandoli con una guerra di mafia per il controllo del territorio: 25 presunti affiliati ai clan Strisciuglio e Mercante sono stati arrestati al termine di un’indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Agli indagati vengono contestati i reati associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravato dall’uso delle armi, considerato che – per come emerge dalle indagini – lo spaccio resta ancora il primo metodo di guadagno per le consorterie criminali del capoluogo.  È stata anche fatta luce su due tentati omicidi, aggravati dal metodo mafioso, con i quali gli uomini dei due clan hanno cercato di eliminare alcuni rivali per cercare di allargare le rispettive zone di influenza.L’operazione antimafia giunge a distanza di meno di un mese da quelle effettuata a Bitonto, durante la quale furono arrestate sette persone appartenenti ai clan Conte e Capriati, tra i quali anche i responsabili dell’omicidio di Annarosa Tarantino, uccisa per errore durante una sparatoria avvenuta il 30 dicembre, che aveva come obiettivo Giuseppe Casadibari.

Torino, in casa cinque chili di hashish: il migliore aveva il simbolo del Barça

Arrestato macellaio marocchino in Borgo Vittoria: la droga occultata tra federe e lenzuola

Roma: Appalti in cambio di tangenti, arrestati 4 pubblici ufficiali del comune di Anzio. C’è anche ex assessore

Secondo l’accusa, era stato creato un ingegnoso sistema che permetteva di eseguire acquisti da imprenditori compiacenti e ricevere mazzette simulate e veicolate attraverso i canali bancari

GUARDIA-DI-FINANZAI finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 4 pubblici ufficiali del Comune di Anzio, accusati di corruzione per l’assegnazione di appalti per l’acquisto di beni o per la fornitura di servizi affidati dall’Ufficio Ambiente. Gli arresti costituiscono l’epilogo di una complessa indagine, denominata “Operazione Evergreen”, durata oltre due anni e coordinata dalla Procura di Velletri, condotta dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Nettuno, che ha consentito di scoprire un vero e proprio sodalizio criminale composto prevalentemente da pubblici ufficiali.

Secondo l’accusa, gli indagati riuscivano a ricavare profitto anche dagli acquisti di beni di importo inferiore alla soglia comunitaria, stabilita in 40.000 euro, che devono avvenire attraverso il Mercato elettronico della pubblica amministrazione (MePA), un mercato digitale in cui le amministrazioni abilitate possono acquistare i beni e servizi offerti da fornitori autorizzati a presentare i propri cataloghi sul sistema, nato proprio per garantire una maggiore trasparenza delle attività svolte dagli enti pubblici. Infatti, secondo gli investigatori, avevano creato ad hoc un ingegnoso sistema che gli permetteva di eseguire acquisti da imprenditori compiacenti e ricevere tangenti simulate e veicolate attraverso i canali bancari.

In particolare, l’ex assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Anzio (in carica fino al 20 ottobre scorso), condizionando il competente dirigente comunale, individuava i beni da acquistare,

scegliendo pero’, con l’attiva collaborazione di un consigliere comunale e di un funzionario dell’Ufficio Ambiente (entrambi sinora in carica), non solo la tipologia di bene, ma anche la ditta che doveva eseguire la fornitura e, persino, il modello da acquistare. Tali scelte, pero’, come emerso dalle intercettazioni, non erano dovute a una particolare attenzione per l’interesse della citta’, ma ad un interesse meramente economico e, soprattutto, personale”.

Nina Moric a processo a Milano per diffamazione a un follower Twitter. Lei si difende: “Quel profilo è un fake”

La pm Dolci l’accusa di aver insultato un 31enne che l’aveva contattata per un videoclip di musica latinoamericana

E’ finita sotto processo per diffamazione con l’accusa di aver “offeso la reputazione” di uno dei suoi follower su Twitter. La modella croata Nina Moric si è presentata in tribunale a Milano e, nel corso del suo interrogatorio, in aula si è difesa così: “Quel profilo Twitter non è mio, è un fake. L’ho aperto per la prima volta il 22 luglio scorso, giorno del mio quarantesimo compleanno. Fino ad allora non sono mai stata su Twitter”.

Stando all’imputazione formulata dalla pm di Milano Alessandra Dolci, la donna nel luglio 2014 avrebbe insultato un 31enne con alcuni tweet dopo essere stata da lui contattata per la realizzazione di un videoclip di musica latinoamericana: “Questa è la persona che mi tempesta di messaggi e accuse gratuite”. E ancora: “Ma solo a me capitano queste m…. !!! Ho fatto una super denuncia così se ne torna indietro”. Accuse che Moric oggi ha respinto: “Sono un personaggio pubblico e ho un’intensa vita professionale. Se dovessi denunciare tutti quelli che parlano di me sui social, non la finirei più”

Francavilla-L’Aquila, sette arresti per gli scontri

di Gianluca Lettieri
I carabinieri hanno arrestato sette tifosi del Francavilla calcio con l’accusa di lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive e oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Gli incidenti sono avvenuti ieri pomeriggio all’esterno dello stadio Valle Anzuca, dove si è giocata la gara Francavilla-L’Aquila, valevole per il campionato di serie D. Prima del match, tra un gruppetto di quaranta tifosi locali e uno di una ventina di supporter aquilani c’è stato un fitto lancio di oggetti (accendini, bottiglie e bastoni), poi le opposte fazioni si sono scontrate nei pressi del parcheggio ospiti. I carabinieri hanno sedato i tafferugli dopo una decina di minuti. Due militari sono rimasti contusi riportando rispettivamente cinque e sette giorni di prognosi. Gli arrestati hanno un’età compresa tra 19 e 40 anni: sono stati identificati dai carabinieri della compagnia di Chieti, al comando del maggiore Massimo Capobianco, grazie alle immagini girate durante gli scontri. Stamattina è in programma il processo per direttissima.

Marsiglia: arrestato a Ferrara fratello attentatore. “Non ci sono evidenze” che volesse compiere azioni in Italia

Un fratello di Ahmed Hanachi, l’attentatore che a Marsiglia ha ucciso le cugine Marianne e Laura, è stato arrestato a Ferraradalla Polizia che ha eseguito un mandato di cattura internazionale emesso dalla Francia. Si tratta di Anis Hannachi, 25 anni. L’uomo è accusato di partecipazione ad associazione terroristica e complicità nel delitto commesso dal fratello.

Anis Hannachi è stato bloccato dagli uomini della Digos di Bologna e Ferrara, che hanno eseguito un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità francesi. L’arresto è arrivato al termine di una complessa attività investigativa coordinata dal Servizio centrale per il contrasto al terrorismo esterno dell’Antiterrorismo con la collaborazione delle autorità francesi, sia a livello investigativo che giudiziario, con il coinvolgimento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e della procura di Roma. Dopo l’arresto, Anis Hannachi è stato messo a disposizione della procura generale presso la Corte d’appello di Bologna. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma domani alle 10.30 a Roma negli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Anis Hannachi aveva combattuto tra i foreign fighters arrivati da tutto il mondo in Siria per partecipare alla jihad. E’ quanto hanno comunicato le autorità francesi a quelle italiane, che sabato sera hanno arrestato il tunisino a Ferrara. L’ipotesi delle autorità transalpine è che sia stato proprio Anis Hannachi a indottrinare e a provocare la radicalizzazione del fratello Ahemd.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Anis Hannachi era stato respinto dall’Italia nel 2014 quando arrivò a Favignana con altri tunisini su un barcone. La probabile presenza dell’uomo in Italia è stata segnalata dalle autorità francesi la sera del 3 ottobre e il 4 si è avuta la certezza che fosse nel nostro Paese, in Liguria. Hannachi è poi stato arrestato il 7 ottobre a Ferrara.

Al momento “non ci sono evidenze” che Anis Hannachi volesse compiere azioni in Italia o stesse pianificando attacchi nel nostro paese,  hanno sottolineato investigatori ed inquirenti nella conferenza stampa in cui sono stati resi noti i dettagli dell’arresto del fratello del killer di Marsiglia. Al momento, inoltre, non sono emersi elementi che possano far ritenere che il 25enne tunisino avesse “solidi appoggi” logistici a Ferrara, dove è stato rintracciato e fermato.

 

Mazzette e appalti: liste con i soldi e i nomi dei politici 

Investigatori e magistrati che conducono l'inchiesta

Investigatori e magistrati che conducono l’inchiesta

Trovate dalla polizia e consegnate alla Procura: ci sono Cialente e Tedeschi. L’ex sindaco dell’Aquila si infuria: «Denuncio chi mi tira in ballo».

VEZZANO. Spuntano i nomi di politici in due documenti trovati nelle mani di Sergio Giancaterino, l’imprenditore di Penne arrestato insieme ad altre sei persone, fra cui l’amministratore delegato dimissionario del Cam, Giuseppe Venturini, nell’ambito dell’inchiesta su appalti e mazzette. Tra i nomi, accanto a presunte somme di denaro, anche quelli di Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila, e di Gianfranco Tedeschi, attuale sindaco di Cerchio. Entrambi, è bene chiarirlo, non indagati dalla Procura di Avezzano. Ma gli stessi magistrati, nell’ordinanza che ha portato ai provvedimenti di custodia cautelare, fanno riferimento ai documenti. Di cui parlano gli arrestati Giancaterino e Antonio Ruggeri in un’intercettazione che risale al primo marzo 2016. Scrive la Procura: «Giancaterino e Ruggeri si sono lungamente soffermati su due distinte contabilità: una relativa alle elargizioni compiute in favore di funzionari pubblici (dal sindaco di Casacanditella, a Tedeschi Gianfranco, la cui posizione non forma oggetto specifico della presente domanda cautelare, Massimo Cialente, la “Fondazione”, spesso utilizzata per le “sponsorizzazioni”) e l’altra relativa al “compenso” dello stesso Ruggeri, per l’apporto causale dato in relazione alle molteplici gare “vinte” dal Giancaterino. Non solo. I due interlocutori hanno parlato anche delle modalità di pagamento».
Questi i dialoghi agli atti. Ruggeri: «…Ho messo… ho messo tutto Sergio… pure benzina…».
Giancaterino: «Massimo, chi è Massimo?».
Ruggeri: «Cialente…».
Giancaterino: «…E…».
Ruggeri: «… Ti ricordi… questo qui… fondazione …inc… ti ricordi, ne abbiamo fatto uno… lo portammo io e te e uno… due e cinque… inc… ti ricordi?».
Giancaterino: «Sì, sì».
E, ancora, in riferimento a Tedeschi.
Giancaterino: «Questo chi è GT?».
Ruggeri: «Gianfranco Tedeschi».
Giancaterino: «E… non lo sapevo».
Ruggeri: «A vedè quanto gli hai dato Sergio… è?».
Giancaterino: «E… si lo so una ventina di mila euro gli ho dato…».
Ruggeri: «E… oh Sergio so preciso?».
Giancaterino: «Sì, sì, sì».
L’ex sindaco dell’Aquila, contattato dal Centro, si infuria. «Ma affari di che? Non faccio affari con nessuno, figuriamoci nella Marsica», sottolinea Cialente, «Ruggeri lo conosco, lui aiutò due famiglie in difficoltà attraverso un alto prelato di Roma. Secondo me millanta. Per chi tira fuori il mio nome casca la denuncia». E pure Tedeschi nega ogni coinvolgimento. «Conosco Ruggeri, Di Pietro, Venturini», afferma il primo cittadino di Cerchio, «e con Giancaterino ho lavorato, ma nel 2013-2014, prima di questi fatti. Non ho avuto mai elargizioni, mai regalie, anzi. E poi per me, se proprio devo dirla fino in fondo, sono tutte brave persone».
Ruggeri, in un caso, tira in ballo anche l’ex sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio (anch’egli estraneo all’inchiesta). E lo fa con un messaggio a Venturini: «Ho colazionato con Di Pangrazio sei intoccabile». In questo modo Ruggeri, che per la Procura è l’uomo che gestiva i rapporti fra politici e imprenditori, voleva intercedere per la conferma dell’ingegnere di Tagliacozzo ai vertici del Cam. In cambio di favori nella gestione di lavori (depuratore Capistrello). Di Pangrazio non ha voluto fare commenti sulla vicenda.
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APPALTI PILOTATI NEI COMUNI DELL’AQUILANO, 7 ARRESTI TRA POLITICI E IMPRENDITORI

GUARDIA-DI-FINANZA

 

Volanti della finanza

 

L’AQUILA – Dall’alba di questa mattina la squadra Mobile della questura di L’Aquila sta eseguendo nelle province di L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara un’ordinanza di misure cautelari in regime di arresti domiciliari, emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, nei confronti di 7 persone, tra amministratori locali, pubblici funzionari ed imprenditori, che secondo le accuse della procura di Avezzano farebbero parte di un collaudato sistema illecito, da cui è scaturito il nome dell’operazione “Master list”, finalizzato ad influenzare appalti pubblici in diversi comuni della provincia aquilana. I provvedimenti del gip Francesca Proietti riguardano l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, l’ex vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, attualmente consigliere comunale di maggioranza, il sindaco di Casacanditella (Chieti), Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila), e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne (Pescara).

Appalti: 7 arresti nella Marsica per politici e imprenditori

GUARDIA-DI-FINANZAL’ordinanza  è stata emessa dal gip del Tribunale di Avezzano

di Redazione Online Nuova storia di corruzione;  questa volta viene  dall’Abruzzo dove stamani sono state arrestate sette persone, fra cui, amministratori locali, pubblici funzionari ed imprenditori. Facevano tutti parte di un collaudato sistema illecito, come sempre in grado di influenzare gli appalti pubblici in diversi comuni della provincia di L’Aquila.  ‘Master list’, questo il nome dell’operazione eseguita sin dalle prime luci dell’alba  dalla squadra mobile della questura di L’Aquila,  ha fatto scattare le manette con le accuse di corruzione e turbativa d’asta. L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, firmata dal gip di Avezzano, riguarda un filone di una vicenda ben più ampia che coinvolge

anche diversi politici abruzzesi.  Coinvolto anche un amministratore del consorzio acquedottistico marsicano. Alla base di tutto il solito scambio: favori e mazzette per accaparrarsi lavori relativi a lavori di movimento terra e non solo.

Roma, traffico internazionale di droga sul litorale: 12 arresti

Retata sul litorale romano, dove la polizia ha arrestato 12 persone accusate di far parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti importati dal Sudamerica. Gli agenti della squadra mobile hanno fatto numerose perquisizioni. L’operazione, denominata ‘Regina’, è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Le indagini sono durate circa un anno. L’organizzazione era attrezzata per reperire, acquistare, trasportare e commercializzare rilevanti quantitativi di droga (cocaina, hashish, marijuana) destinata al mercato della capitale. La droga veniva importata dal Sudamerica, in particolare dal Perù, e distribuita in maniera capillare attraverso una rete di pusher con base logistica nel comune di Fiumicino. L’organizzazione era strutturata in modo complesso e composta da una serie di soggetti in stretta sinergia tra loro nella gestione di ogni aspetto, ciascuno con compiti ben precisi.

​Al vertice c’era una donna, Bianca Zarfati, detta la «Regina della neve», pregiudicata anche per reati specifici, la quale intratteneva direttamente i rapporti con il fornitore peruviano. Sotto di sé aveva diverse persone, ma solo a lei spettavano le funzioni organizzative e direttive, non essendovi cogestori o finanziatori: vi era chi si occupava di aiutare il capo, consegnando soldi e preziosi quale corrispettivo della droga importata, chi faceva il pusher, chi il corriere partendo dal sudamerica per prelevare la droga e portarla in Italia o prendendola dopo che arrivava a Milano, chi la occultava per poi spacciarla, chi custodiva i proventi delle cessioni.

L’organizzazione poteva disporre di numerosi mezzi (automobili e cellulari) e materiali (strumenti per la pesatura e il confezionamento della droga) ma anche di abitazioni (sia a Roma che a Fiumicino) e di armi (una pistola Smith & Wesson ritrovata durante l’indagine) oltre che del denaro guadagnato dallo spaccio e utilizzato in parte per acquistare nuove partite di droga.

Tra gli arrestati, di cui 5 in flagranza, figurano italiani (romani in particolare) e stranieri: una cittadina bulgara, 3 donne peruviane e un uomo di etnia albanese. I luoghi di spaccio erano Ostia e Fiumicino, nella maggior parte dei casi, e Roma, il più delle volte con appuntamenti dati dai pusher ai clienti presso la stazione della metropolitana Battistini.

Le indagini sono state fatte con intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, utilizzo dei tracciati gps. Sono stati sequestrati circa 3,5 kg di cocaina e 3 kg di hashish, nonché quasi 150.000 euro e la pistola. I due soggetti più importanti del gruppo sono stati arrestati dopo essere stati trovati in auto con 500 grammi di cocaina nascosta dentro una colomba pasquale ben confezionata come se fosse ancora integra.

​La droga veniva chiamata in diversi modi ma sempre col riferimento al cibo: «pasta», «barilla», «spaghetti» o «rigatoni» ma anche «spezzatino» o «crema»; in qualche caso anche «polline». I prezzi stabiliti dal mini cartello erano di: 80.000 euro al chilo per la cocaina; 2.500 euro al chilo per l’hashish; 1.800 al kg per la marijuana. Quando la droga non veniva fatta arrivare in Italia, passando per Milano, le donne peruviane del gruppo si recavano direttamente in Perù per rifornirsi, acquistandola da un trafficante in particolare, chiamato Nieto, per poi portarla a Roma dove, a seguito delle indicazioni della «Regina», veniva immessa sul mercato romano e i guadagni della vendita subito reinvestiti per nuovi acquisti.

Circa 22 persone ruotavano attorno all’associazione; 12 soggetti ne facevano parte in modo stabile. L’indagine è durata diversi mesi, da settembre 2015 fino ad aprile 2016, ed è stata chiamata Regina, per il soprannome dato da tutti i sodali del gruppo al loro capo, chiamata «Regina» o « Regina della neve».