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Ergastolo Ostativo, Il M5S “corregge” La Consulta

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Davide Varì

Registrato al Tribunale di Bolzano n. 7 del 14 dicembre 2015

Numero iscrizione ROC 26618

Pubblicazione a stampa: ISSN 2499-6009 Pubblicazione online: ISSN 2724-5942

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Inclusivo E Sostenibile: L’arredo Secondo H&M

Leggi H&M e subito pensi alle collezioni di abbigliamento che promettono di abbinare qualità e vastità della scelta a un prezzo accessibile. Ma il brand, da qualche anno, sta esplorando anche altri territori dello stile: nel 2018 ha lanciato H&M Home, una linea di arredi che include lampade, mobili, tappeti. Abbinano materiali naturali a linee moderne in acciaio sabbiato, mettono al centro l’idea di sostenibilità. Ora sono disponibili anche in Italia, sul sito Hm.com/home e nel concept store H&M HOME appena aperto ad Arese, vicino Milano. AD Italia ha chiesto al product designer della collezione, Mattias Chrisander, di svelarne contenuti e filosofia.

H&M HomeCi può raccontare qualcosa di più della vostra linea di arredi?

«Abbiamo mobili per esterni in legno certificato FSC, accanto ad altri in metallo verniciato a polvere, dedicati a chi preferisce un design più lineare e pulito. In particolare, la collezione in legno è fatta per stare bene sia su un balcone più piccolo che sulla grande terrazza di una villa. Crea una naturale sensazione di relax. È sempre divertente e stimolante lavorare a una stagione primaverile, quando l’attenzione si sposta verso la vita all’aperto».

H&M HomeQual è la sua ispirazione?

«Traiamo ispirazione da molti contesti differenti. Monitoriamo costantemente ciò che succede intorno a noi in un processo creativo continuo. Prendiamo il mondo come sorgente di suggestioni, identifichiamo gli stili del momento e adattiamo le tendenze per creare le collezioni. La moda è nel nostro patrimonio, quindi è sempre una fonte importante, ma lo sono anche l’arte, l’architettura, il cibo, il folklore e le diverse culture del pianeta».

H&M HomeCome si lega questa filosofia al brand H&M?

«Il gruppo è una galassia di marchi guidati dal desiderio di rendere il design disponibile a tutti in modo sostenibile, siamo come una famiglia. Offriamo proposte che permettono alle persone di sentirsi ispirate ed esprimere il loro stile personale. Stiamo anche lanciando una nuova gamma di lampade e mobili per interni. Per questa collezione, così come per l’esterno, ci sforziamo sempre di aggiungere piccoli fattori di cura supplementare senza aumentare il prezzo».

H&M HomeChi è il vostro cliente di riferimento?

«Puntiamo a essere un marchio inclusivo, quindi ci rivolgiamo a diversi gusti personali e speriamo che molte persone possano trovare qualcosa di loro gradimento nelle nostre collezioni. Per essere sicuri di avere qualcosa per molti, lavoriamo con diverse piattaforme di stile. Con il rustico e l’artigianale, per un pubblico più minimalista, per chi cerca un mood romantico e maggiormente decorato».

H&M HomeCome pensa che gli italiani percepiranno questa gamma?

«Vengo spesso in Italia per trovare ispirazione e amo il suo design. Spero e credo che tutti i viaggi che mi hanno influenzato nel corso degli anni si vedano e finiscano per affascinare il pubblico locale».

H&M HomeLa sostenibilità è oggi un must. Come si concilia con la vostra proposta?

«Facciamo sempre del nostro meglio per progettare e produrre i nostri prodotti in modo sostenibile. Scegliamo attentamente i materiali e lavoriamo al miglior packaging possibile. In fase di progettazione, usiamo la stampa 3D per ridurre al minimo il numero di campioni che viaggiano attraverso il mondo. Ogni collezione e stagione H&M HOME riflette questi nostri sforzi. Già il 90 per cento dei materiali tessili che adoperiamo proviene da fonti sostenibili e, per i materiali rigidi, stiamo usando legno certificato FSC, plastica riciclata e vetro riciclato. Un designer ha sempre un grande impatto sul prodotto, nella scelta dei materiali e nel modo in cui sono combinati. Perciò, cerco sempre di separare i materiali. Aiuterà a permetterne il riciclo, al termine della vita di un prodotto che, mi auguro, sarà la più lunga possibile».

H&M Home

Intercettopoli, Parla Il Penalista Ciruzzi: «Le Regole Non Sono Orpelli Formalistici»

La chiave di Intercettopoli sta tutta nell’articolo 268 del codice di procedura penale: come le operazioni di captazione attraverso il trojan noleggiato alla Guardia di Finanza dalla società Rcs siano state autorizzate ed eseguite. E, cioè, se quel server intermedio, scoperto nei locali della Procura di Napoli dopo l’ammissione dell’ingegnere Duilio Bianchi davanti ai pm di Firenze, sia o meno “coperto” da un opportuno decreto d’urgenza, che consentirebbe la modifica dell’architettura utilizzata dalla società per far arrivare i dati captati dal telefono dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara alla Guardia di Finanza di Roma, luogo autorizzato alla ricezione delle informazioni.

Allo stato attuale tale decreto risulta non esserci e ciò, dunque, rende quelle captazioni potenzialmente inutilizzabili. Con il conseguente effetto a cascata su tutte le operazioni effettuate allo stesso modo, centinaia, in via ipotetica, dato che Rcs ha fornito trojan a tutte le procure d’Italia.Per avere delle risposte toccherà attendere l’esito delle ispezioni disposte dalle procure di Firenze e Napoli sui locali e sugli strumenti della società milanese, che dovrebbero arrivare il 27 maggio, quando a Perugia, sede del processo a Palamara, verranno ascoltati gli uomini del reparto contro i crimini informatici della Polizia postale impiegati nell’indagine. Ma nel frattempo, la vicenda pone una serie di questioni spinose. Non solo in termini di attualità – che fine farà il processo del secolo al sistema delle correnti in magistratura? E che fine faranno tutti gli altri? -, ma anche in termini culturali. Un aspetto fondamentale, secondo Domenico Ciruzzi, ex vicepresidente dell’Unione Camere penali, impegnato in processi di notevole clamore, come quello che vedeva imputato, tra gli altri, Enzo Tortora e il processo per la morte di Marco Vannini.

«Aspettiamo gli esiti di queste indagini, che sono doverose – spiega al Dubbio -. Ma è evidente che per troppo tempo c’è stata una distrazione nei confronti delle regole previste dagli articoli 268 e 270 del codice di procedura penale, regole le cui interferenze sfuggono soprattutto al giudicante». Il primo articolo, come già detto, riguarda l’esecuzione delle operazioni. Il secondo, invece, l’utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, insomma, le intercettazioni a strascico. «Bisognerebbe potenziare la figura del giudicante, perché solo un giudicante colto può carpire tutti i mosaici di interferenza che investono il processo – sottolinea -. Sulle intercettazioni a strascico, le Sezioni Unite hanno dovuto spiegare che sono inutilizzabili ed è gravissimo che si sia dovuti arrivare a questo per capirlo, perché ciò era già stabilito dalle norme. Questa forma di prodotto lordo cui tendono i giudici nel tentativo di raggiungere il risultato con la non dispersione di prove anche illegali, questo sostanzialismo inaccettabile, ha prodotto condanne che si sono basate su divieti previsti dal codice». Insomma, c’è stata una sottovalutazione di alcune regole, spesso ritenute «orpelli formalistici». E ciò senza capire che, invece, utilizzare elementi raccolti con metodi formalmente non corretti rappresenta una «fonte di inquinamento».

Se si pesca a strascico, prendendo alcune parole che possono sembrare sospette – continua Ciruzzi -, si possono creare equivoci terrificanti, oltre che violare l’articolo 15 della Costituzione». Una cultura delle regole «calpestata da migliaia di giudicanti, escluse punte di eccellenza, attraverso una visione iper sostanzialistica del processo e delle norme. Come la cambiamo la cultura del Paese se il giudice, il migliore, è il primo a ritenere un orpello l’articolo 270? Chissà quante volte questi decreti motivati non ci sono stati e quante volte, per raggiungere il risultato, si sia disattesa questa regola».

Ferma restando la presunzione di innocenza anche nei confronti di Rcs e la doverosa attesa degli esiti investigativi, ciò che emerge, secondo il penalista, è la «sottovalutazione di norme che rappresentano presidi ineludibili di corretta acquisizione della prova». E se l’intercettazione non è avvenuta nei termini di regolarità voluta dal legislatore, aggiunge, «in nome di un risultato sostanzialistico, a scapito di forme che sono tutele importantissime, è certo che ci saranno profili di inutilizzabilità e, a cascata, ci potrebbero essere anche delle revisioni, paradossalmente. Per questo credo che l’indagine non vada sottovalutata così come abbiamo sottovalutato il 270 per circa un ventennio. Non si tratta di vessilli che non creano danni, si tratta di norme processuali sostanziali di salvaguardia delle tutele».

Sui trojan, poi, c’è ancora da ragionare in termini di regolamentazione. «Trovo che sia un mezzo invasivo il cui utilizzo non dovrebbe essere consentito, se non in casi veramente eccezionali e straordinari – continua Ciruzzi -. Io sono contrario a queste intrusioni spesso incontrollabili. Ora c’è questa indagine, ma quante ce ne sarebbero potute essere in passato? Questo settore è stato sottovalutato. È evidente che c’è un rischio di manipolazione dei dati, per questo si è voluto che i server fossero installati nelle Procure della Repubblica. Ma credo che finora non ci sia stata una grandissima attenzione. Non perché si sia voluta favorire la manipolazione, ma in ragione di questa cultura poco attenta a snodi fondamentali del codice. È arrivato il momento di aprire un dibattito».

American Art 1961-2001: L’arte Racconta L’America Fra Vietnam E Torri Gemelle

Non è un compito facile raccontare i grandi cambiamenti della società americana avvenuti alla fine del Novecento, e ancora più arduo è tentare di farlo attraverso la produzione artistica statunitense del periodo. Raggiunge egregiamente l’obiettivo la mostra American Art 1961-2001, in programma dal 28 maggio al 29 agosto nella sede espositiva fiorentina di Palazzo Strozzi. Una grande retrospettiva, per forza di cose incompleta, sulla storia dell’arte contemporanea negli Stati Uniti, una straordinaria selezione di opere che esamina le figure e i movimenti più importanti che hanno segnato lo sviluppo dell’arte americana dall’inizio della guerra del Vietnam fino all’attacco dell’11 settembre. Oltre 80 i lavori di 50 artisti (alcuni per la prima volta in Italia) tra cui Andy Warhol, Mark Rothko, Louise Nevelson, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Bruce Nauman, Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman, Matthew Barney, Kara Walker e molti altri, esposti a Firenze grazie a una collaborazione con il Walker Art Center di Minneapolis.

Andy Warhol (Andrew Warhola Jr.; Pittsburgh, Pennsylvania 1928-New York 1987), Sixteen Jackies, (dettaglio) 1964, acrilico e smalto su tela; cm 204,2 x 165,9 x 5,4. Minneapolis, Walker Art Center. Art Center Acquisition Fund, 1968. © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc.Curata da Vincenzo de Bellis (Curatore e Associate Director of Programs, Visual Arts, Walker Art Center) e Arturo Galansino (Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi), la mostra approfondisce la portata della produzione artistica americana nel panorama contemporaneo: dalla Pop Art al Minimalismo, dall’Arte Concettuale alla Picture Generation – fino ai più recenti sviluppi artistici degli anni ’90 e 2000. Dipinti, fotografie, video, sculture e installazioni artistiche propongono una lettera senza precedenti di quarant’anni di storia, esplorando il ruolo dell’arte come strumento di analisi per affrontare temi ancora attuali come il consumismo, il femminismo e la lotta per i diritti civili. American Art 1961-2001 percorre quattro decenni mostrando le opere di più di 50 artisti, tra cui Andy Warhol, il cui celebre dipinto Sixteen Jackies (1964) raffigura la First Lady Jacqueline Kennedy nel contesto dell’attentato di Dallas a JFK. Gli anni Sessanta sono rappresentati dai lavori di Bruce Nauman, John Baldessari e Donald Judd, futuri punti di riferimento per le successive generazioni di artisti. E sempre attuali ci appaiono oggi le opere di Cindy Sherman, Richard Prince, Barbara Kruger, o le inquietanti riflessioni di Matthew Barney, la cui video installazione Cremaster 2 (1999) è proposta per la prima volta al pubblico italiano. Novità anche sul fronte del coinvolgimento del pubblico: a disposizione dei visitatori ci sarà una speciale applicazione per cellulare e un kit di visita dedicato ai ragazzi. Gli orari di apertura: da lunedì a venerdì dalle 14.00 alle 21.00 e sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 21.00, con prenotazione online o telefonica.

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Pm Contro Imputato. Quella Strana Sfida Elettorale Napoletana

In attesa che Pd e 5s trovino un candidato, Bassolino e Maresca scaldano i motori. Assolto per 19 volte su 19 il primo, ufficioso aspirante sindaco in toga il secondo

In attesa che Pd e Movimento 5 Stelle trovino la quadra sul candidato a Napoli, Antonio Bassolino e Catello Maresca scaldano i motori. Il primo è ufficialmente in campo da mesi per conto proprio, il secondo, da altrettanto tempo, è il nome ufficioso e mai smentito su cui punta il centrodestra. Due volte a Palazzo San Giacomo e due volte governatore della Campania, Bassolino. Pm anticamorra di lungo corso, attuale sostituto procuratore generale a Napoli e scrittore, Maresca. Imputato per diciannove volte e per diciannove volte assolto, l’ex sindaco. Persecutore di mafiosi del calibro di Michele Zagaria, il magistrato.

Insomma, messa così, la competizione partenopea, al momento, si presenta come una sfida tra profili radicalmente diversi. Chiaro, manca ancora il nome del competitor del centrosidnistra – a cui bisognerebbe aggiungere anche la candidata del sindaco uscente Alessandra Clemente – ma già adesso è possibile avanzare alcune considerazioni. Sia Bassolino che (l’eventuale) Maresca, infatti, sono candidature di rottura. L’ex sindaco si presenta infatti da outsider di sinistra in opposizione al suo partito (il Pd) e alla sua storia, il pm facendo storcere il naso a più di un collega. Sì, perché sono tanti i magistrati che non hanno gradito l’intenzione di Maresca, appresa sui giornali, di correre per Palazzo San Giacomo con la toga ancora addosso. Tanto da convincere il Pg di Napoli, Luigi Riello, a inviare una segnalazione al Csm per verificare se vi fossero gli estremi per l’avvio di una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità.

Ma per il Consiglio – che a fine gennaio archivia il caso spaccandosi per l’ennesimo volta (12 favorevoli e 9 contrari) – quegli estremi non esistono: Catello Maresca «ha pieno diritto di candidarsi per competizioni elettorali amministrative in Campania, comprese quelle relative al Sindaco della città di Napoli». E i contatti che ha avuto con personalità politiche, anche e proprio per valutare una sua possibile discesa in campo, non possono essere ritenuti «illeciti o comunque forieri di pregiudizio all’indipendenza e all’imparzialità del magistrato». E in effetti, nonostante le rimostranze di ampie fette dell’Anm, non esiste alcuna norma che vieti a Maresca il diritto a all’elettorato passivo persino nello stesso distretto in cui opera da inquirente. «Noi per primi avvertiamo la necessità non più procrastinabile di un intervento legislativo che detti regole certe e che preveda espressamente l’incandidabilità nel territorio in cui il magistrato presta o ha prestato servizio negli anni precedenti», ha provato a spiegare con qualche imbarazzo il presidente della giunta napoletana dell’Associazione nazionale magistrati, Marcello De Chiara, commentando il caso.

Il problema, dunque, è di opportunità, non di regole. E ha a che fare la serenità con cui i cittadini possano farsi indagare o giudicare da un magistrato di parte. La questione, è bene sottolinearlo, non riguarda solo l’eventuale discesa in campo di Catello Maresca, perché l’elenco delle toghe in politica è lunghissimo e interessa abbondantemente anche il centrosinistra. Ma in assenza di norme specifiche non resta che affidarsi al buonsenso dei singoli.

«Ci troviamo di un fronte a un magistrato che sta facendo attività inquirente e che contestualmente fa campagna elettorale nella città in cui esercita le funzioni», ha detto al Fatto quotidiano il sindaco uscente di Napoli, in politica dopo aver abbandonato la toga, Luigi de Magistris. «Da ex magistrato che proviene da una famiglia di magistrati e che ha nel sangue i canoni deontologici dell’ordine giudiziario, questa cosa la reputo inqualificabile», ha aggiunto il primo cittadino.Eppure, non può essere solo una questione di etica, ma di equilibrio nell’amministrazione della giustizia. Perché, per fare un esempio assurdo, se a finire sotto indagine fosse per la ventesima volta, proprio Antonio Bassolino, candidato solitario ma autorevole a Palazzo San Giacomo, formulare un pensierino malizioso sarebbe lecito per chiunque. Ma questa sarebbe davvero una situazione paradossale.

«Il Segreto Del Benessere»: Il Nuovo Vanity Stage Con San Benedetto

Oggi più che mai è tempo di benessere: perché prendersi cura di sé stessi non è un optional, ma un percorso per migliorare la propria vita.

Come sentirsi meglio e vivere bene sono i temi al centro del nuovo Vanity Stage, organizzato da Vanity Fair in collaborazione con San Benedetto. «Il segreto del benessere» ha per protagonista la conduttrice italiana Elisabetta Canalis, a dialogo con il direttore di Vanity Fair Simone Marchetti.

L’evento digitale è in programma il 20 maggio alle ore 18 sulla piattaforma vanitystage.vanityfair.it/san-benedetto-my-secret-2021 e sui canali Instagram, Facebook e YouTube di Vanity Fair Italia.

Elisabetta Canalis, professionista, mamma e sportiva, oggi vive a Los Angeles ed è portavoce di uno stile di vita sano e di un’alimentazione equilibrata. Oggi è anche testimonial San Benedetto e protagonista del nuovo spot diretto dal regista Ago Panini. Elisabetta, nel corso dell’intervista, rivelerà la sua routine di benessere, i suoi segreti e i suoi rituali. Dalla rilevanza dell’attività fisica all’alimentazione sana e all’importanza di una buona idratazione. Il segreto del benessere, del resto, sta anche nel giusto equilibrio.

L’incontro alla scoperta di ciò che ci fa davvero stare meglio e dei segreti per prendersi cura del proprio benessere sia fisico che mentale, vede anche la partecipazione di Enrico Zoppas, Presidente e AD Gruppo Acqua Minerale San Benedetto.

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Rula, Zoro E La Mediocrità Del Circo Mediatico

Come si può provare interesse per  la mediocre contesa  tra la giornalista palestinese Rula Jebreal e   il conduttore di Propaganda live Diego Bianchi, in arte Zoro? E come non sentire un fastidio fisico nell’osservare le falangi armate del web che si scatenano dall’una e dall’altra parte per ottenere ragione in una polemica del tutto inutile?

Inutile perché il conflitto israelo-palestinese e la parità di genere ben poco hanno a che vedere gli stucchevoli botta e risposta dei  protagonisti, tutti rinchiusi nel tinello claustrofobico del nostro circo mediatico.

Nessuno può sinceramente pensare che l’intervento di Rula  Jebreal avrebbe spostato alcunché nella percezione collettiva della guerra tra Israele e Hamas. Allo stesso tempo chi può davvero  credere che il rifiuto di  un’ospitata televisiva in un programma dallo share risibile possa diventare una bandierina della lotta femminista?

Argomenti seri e terribilmente attuali che finiscono nel tritacarne fatuo e autoreferenziale della disputa social dove tutto diventa strumentale alla polemica da bar: femminismo e pacifismo sono solo un sfondo,  meri pretesti per combattere una guerriglia di provincia animata da eserciti digitali a cui non importa nulla della pace in Medio Oriente né della parità di genere.

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Barbara D’Urso “sostituita” Chi Prende Il Suo Posto: Il Nome Bomba, Ex Gieffina

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Tempo di decisioni e cambiamenti in casa Mediaset, l’azienda è in procinto di definire i palinsesti della prossima stagione tv. Secondo alcuni rumors i vertici del Biscione punterebbero per il prossimo autunno-inverno a far scendere in campo volti nuovi, affidando loro show e intrattenimento innovativo. In arrivo a Mediaset Adriana Volpe che lascia dopo una stagione deludente negli ascolti Ogni Mattina in onda su tv8, Enrico Papi e Elisa Isoardi la cui presenza a Cologno Monzese è stata annunciata sin dal suo esordio all’Isola dei Famosi. 

barbara d’urso solonotizie24Barbara D’Urso ridimensionata a Mediaset: ecco chi la sostituisce E’noto che Mediaset ha affidato a Enrico Papi la conduzione di Scherzi a Parte già in cantiere, mentre è ancora vago quale sarà il ruolo di Adriana Volpe e Elisa Isoardi. Alcuni rumors sostengono che le due conduttrice potrebbero incalzare il ruolo di Barbara D’Urso a cui per altro sono stati confermati tutti i programmi. Sembra però che ad Adriana Volpe verrà affidata la striscia concorrente a Domenica in, che a quanto pare avrà ancora alla conduzione Mara Venier.

Se ciò fosse confermato Domenica Live sarebbe tagliato e Barbara D’Uro subirebbe il danno maggiore dal nuovo palinsesto. La scelta della dirigenza Mediaset di penalizzare la domenica pomeriggio della nota conduttrice sarebbe legata ai bassi ascolti conseguiti durante l’ultima stagione. La D’Urso nonostante l’impegno e l’affetto del pubblico non è riuscita a contrastare la popolarità della Venier e quella della Fialdini che hanno vinto su tutti i fronti portando al successo la domenica pomeriggio della Rai.

Adriana Volpe- D’Urso tvLeggi anche —->Barbara D’Urso fidanzata? Spuntano le prime foto in compagnia del presunto compagno

Barbara D’Urso penalizzata da Mediaset Amata dal suo pubblico che la segue in modo costante tutti i pomeriggi su Canale 5 Barbara D’Urso sembra subire un ulteriore penalizzazione da parte di Mediaset. Com’è noto lo stesso Pier Silvio Berlusconi ha ritenuto opportuno a stagione in corso sospendere Live non è la D’Urso a causa dei dati auditel non soddisfacenti e lo ha sostituito con Avanti un altro pure di sera.

Leggi anche —->Adriana Volpe, brutta notizia per l’ex concorrente del Grande Fratello Vip

Ora la D’Urso subisce un ulteriore penalizzazione vedendo ridurre lo spazio della sua Domenica Live a favore di un nuovo programma. Per il momento non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali da parte di Mediaset ma secondo alcune voci accreditate gli alti uffici sarebbero pronti a rivoluzionare il palinsesto delle loro reti intenti a portare qualcosa di nuovo.

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«Non Volete La Riforma». «No, Voi!»: Il Valzer Dei Partiti Attorno A Cartabia

Polemiche Pd-Lega sulla Giustizia: sono “falli di frustrazione” legati all’impossibilità di piantare bandierine sui ddl della ministra. Che intanto ricorda che per battere il crimine «va assicurato il pieno rispetto dei diritti anche a imputati, condannati e detenuti»

Di fine settimana nervosi ce ne saranno ancora. L’ultimo è stato da bollino nero. Sabato, in particolare, Matteo Salvini ed Enrico Letta si sono sfidati a distanza sulla riforma della giustizia. «Cartabia può avere le idee chiare, ma se sei in Parlamento con Pd e M5S, per i quali chiunque passa lì accanto è un presunto colpevole, è dura», ha detto il capo della Lega. Gli ha risposto il numero uno del Nazareno, con un perentorio invito a lasciare la maggioranza. Chiosa da Palazzo Chigi: fonti vicine al premier Mario Draghi si sono richiamate alla tabella di marcia sul Recovery, «poi verranno gli altri punti in agenda», hanno ricordato. Anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia, è stato fatto notare, compie «gli opportuni approfondimenti» e comunque «si procederà un passo alla volta».

Vanno bene le schermaglie, insomma, ma il governo non deve essere tirato per la giacchetta. Fino ai postumi delle ultime ore, con Giulia Bongiorno, responsabile Giustizia del Carroccio, che “rinnova la fiducia” alla guardasigilli ma critica i limiti ai ricorsi in appello per gli imputati, ed Eugenio Saitta, capogruppo pentastellato nella commissione Giustizia di Montecitorio, che con perfetta simmetria ieri ha espresso perplessità sull’idea di «abolire la possibilità di proporre appello per il pm». Sembra un canovaccio banale, un po’ lo è, e forse è il sintomo indiretto che i piani del premier e della guardasigilli funzionano. Perché? Semplice: se i partiti sferragliano per affermare la loro identità, soprattutto sulla sempre gettonatissima materia penale, è perché vedono nell’equilibrio di Cartabia la tomba dei loro slogan. Salvini si aggrappa ai referendum promossi dal Partito radicale anche perché sa di non poter avere altri margini di visibilità sulla giustizia.

Il Movimento 5 Stelle è già preparato a dover cedere il totem della prescrizione, una propria bandiera, perciò prova a far pesare la propria linea su altri aspetti della riforma. D’altra parte proprio il capogruppo Saitta ammette che anche sull’appello «sarà necessario attendere le effettive proposte della ministra». Giusto. E gli emendamenti di via Arenula arriveranno a breve, entro questa settimana, in modo che i gruppi parlamentari possano mettere in cantiere i subemendamenti al ddl penale e che si possa poi entro la fine di maggio iniziare davvero a votare sulla riforma in commissione. Ma appunto, è inutile illudersi: stavolta la giustizia lascerà poco spazio ai partiti. È un problema politico, che avvertono tutti e che spiega come mai le tensioni generali fra l’asse giallorosso e la Lega si siano concentrate proprio sul processo: è una specie di fallo di frustrazione. Niente di più.

Chi invece lavora sui contenuti è proprio Cartabia. Che è intervenuta ieri alla trentesima sessione della Commissione Onu per la prevenzione del crimine e per la giustizia penale ( Ccpcj), tenutasi a Vienna, dove ha avuto la forza di ribadire l’impianto garantista del proprio mandato: «Non si può sottovalutare che il pieno rispetto dei diritti umani delle persone imputate e condannate, così come dei detenuti, sia un presupposto essenziale per un’efficace cooperazione internazionale e per un’efficace lotta alla criminalità», ha detto. Un messaggio di grande valore anche considerata l’iniziativa che a breve governo e Parlamento italiani dovranno assumere sull’ergastolo ostativo: la legge sollecitata dalla sentenza della Consulta è destinata ad affermare perfettamente il principio secondo cui lo Stato di diritto vince se viene fatto valere anche con i peggiori criminali.

Cartabia vede la guardasigilli austriaca e vertice Unodc

Cartabia ha quindi avuto due incontri bilaterali a margine della sessione Onu. Il primo con la ministra della Giustizia austriaca Alma Zadi, alla quale ha chiesto notizie sull’iter di ratifica, da parte di Vienna, dell’accordo che istituisce il Tribunale unitario europeo dei Brevetti e, si legge in una nota di via Arenula, «ha illustrato la candidatura di Milano a ospitare una delle sezioni della divisione, sollecitando l’appoggio di Vienna». Nel secondo “bilaterale” Cartabia ha visto Ghada Fathi Waly, direttore dell’Unodc, l’Ufficio Onu su narcotraffico e crimninalità, con il quale si è confrontata «sulle attività in corso, nel contrasto al traffico di esseri umani, tema cui è dedicata la trentesima edizione della Ccpcj, e la necessità di rafforzare la cooperazione giudiziaria transnazionale». La ministra ha richiamato con Whali «l’eccellente dialogo esistente a vari livelli tra Italia e Unodc», anche grazie alla convenzione di Palermo del 2000, «di cui è stato approvato a ottobre 2020 un meccanismo di revisione fortemente sostenuto dall’Italia». Waly ha voluto valorizzare, con la guardasigilli italiana, l’accordo firmato tra Unodc e Fondazione Occorsio che favorisce l’uso dell’intelligenza artificiale nella lotta al crimine organizzato.

“Into Words”: La Prima Literary Week Di Vogue Italia Con La Maison Valentino

Forse le parole non hanno il potere di cambiare il mondo ma sicuramente possono dare testimonianza del suo mutamento e raccontare le forze che lo sospingono. Con questa consapevolezza, e alla ricerca di quei valori da cui trae linfa il progresso, la moda ha cominciato ad ascoltare i poeti e gli scrittori che parlano del presente con voci nuove. Voci queer, voci black, voci asiatiche, voci femministe. Voci che dal 24 al 30 maggio saranno al centro di “Into Words”: la prima literary week di Vogue Italia in collaborazione con la Maison Valentino.

Sette giorni di dirette Instagram insieme agli autori internazionali più influenti. Sette giorni di conversazioni per raccontare una sfida: come cambia il mondo dalla prospettiva di un magazine che, nel corso degli anni, ha pubblicato nomi emergenti e stelle di prima grandezza del panorama letterario, testimoniando che moda e cultura, insieme, possono fare la differenza.

Tra i partecipanti: il premio Nobel Orhan Pamuk, i premi Pulitzer Andrew Sean Greer e Michael Cunningham, André Aciman (autore del romanzo “Chiamami col tuo nome”), gli scrittori italiani Sebastiano Mauri, Nicola Lagioia (direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino), Michela Murgia. E ancora: le autrici Fatima Bhutto, Lila Azam Zanganeh, Elizabeth Acevedo, l’internet comedienne Elsa Majimbo, la due volte vincitrice del Pushcart Prize Lisa Taddeo, la vlogger e scrittrice Lena Mahfouf, il drammaturgo e sceneggiatore Matthew Lopez, la giornalista, attrice, regista e attivista Rokhaya Diallo e Koreen Odiney, fondatrice di We’re Not Really Strangers, gioco di carte e movimento che mira a rafforzare le connessioni empatiche tra le persone.

I temi della rassegna, ideata e curata da Federico Chiara, vanno dal femminismo intersezionale alla cultura patriarcale, dalle migrazioni all’etica ambientale, esplorando la diversità, l’inclusività, l’amicizia e l’amore nelle loro infinite forme. Ci sarà spazio anche per esplorare l’evoluzione di narrativa, poesia, reportage e commedia nell’era dei social media, tra interattività, serialità e intrattenimento.

Together with Vogue Italia in questa edizione inaugurale ci sarà Maison Valentino. Una scelta non casuale: il suo Direttore Creativo, Pierpaolo Piccioli, crede profondamente che la poesia protegga la nostra umanità e consenta esplorazioni interiori offrendo una lente attraverso la quale possiamo toccare i sentimenti più intimi. Per questo il brand ha deciso di utilizzare le parole di autori contemporanei per le sue campagne pubblicitarie: un modo per trasmettere i valori di autenticità e individualità che identificano la Valentino di oggi ed il suo Direttore Creativo.