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Berlusconi: “Convinto di vincere, siamo già al 40%. Punto al 45% il 4 marzo”

Il leader di Forza Italia ospite di Circo Massimo: “Maroni premier? Mai pensato, lo escludo”. Risponde a Renzi: “Io minaccia per l’economia? Stupidaggine colossale”. E sul M5S: “Inesperti e incompetenti, c’è da avere paura”

ROMA – Presentandosi nelle vesti di statista, Silvio Berlusconi, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, si dice “intimamente convinto di poter di nuovo vincere le elezioni. Tutti i sondaggi sono dalla mia parte. La quota del 40% che dovrebbe garantire la maggioranza in Parlamento è già assicurata. Ma io punto più in alto, almeno al 45% globale della coalizione”.

Incalzato dalle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, il leader di Forza Italia non si sbilancia sui nomi e aggiunge: “Chi prende più voti nella coalizione esprime il leader del governo. E sarà Forza Italia a trainare il centrodestra. Non faccio nomi ma ho in mente un super candidato”

Rifiuta anche la possibilità di una corsa per Palazzo Chigi di Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia che ha deciso di ritirarsi: “Lo escludo nella maniera più assoluta: se ha questi motivi personali, queste ragioni familiari che lo hanno spinto a scegliere di non candidarsi nella sua regione è assolutamente impensabile che si possano ipotizzare per lui dei ruoli politici e tantomeno nel governo futuro”.

Berlusconi replica poi a Matteo Renzi, che ieri ha definito un ritorno del leader di Forza Italia al governo “una minaccia per l’economia”: “È una stupidaggine colossale. Questa affermazione non merita nemmeno una risposta”. Nega di aver mai definito “suo erede” il segretario del Pd e va all’attacco del M5S: “I cinquestelle oggi sono un pericolo più grave dei comunisti nel ’94. Non hanno alcuna esperienza, alcuna competenza. La gran parte di loro non sa che cosa significa lavorare, tantomeno governare. Non hanno mai amministrato neppure un condominio, e i risultati si vedono, quando – come avviene  a Roma – hanno delle responsabilità di gestione. Il collasso vero e proprio della nostra Capitale è l’emblema di quello che succederebbe se governassero in Italia”.

 LE ELEZIONI IN LAZIO E LOMBARDIA
Berlusconi afferma che “per la Lombardia stiamo valutando la proposta della Lega dell’avvocato Attilio Fontana al posto di Maroni”. E aggiunge: “Da Sindaco di Varese si è dimostrato un amministratore valido e apprezzato”. L’alternativa potrebbe essere Mariastella Gelmini: “Stiamo attendendo i sondaggi sul confronto tra Gori/Fontana o Gelmini/Gori”. E chiarisce: “Non c’è nessuna resa di Forza Italia alla Lega, nelle coalizioni non si combatte si dialoga”. Quanto al Lazio, conferma che Maurizio Gasparri possa essere “un ottimo candidato, ma siamo ancora distanti da una decisione definitiva”.

• TASSE E PENSIONI
Sulla legge Fornero, che Matteo Salvini vorrebbe eliminare, Berlusconi afferma: “Interverremo là dove ci sembra giusto intervenire per superare gli aspetti più ingiusti, dopo una attenta analisi con gli alleati”. E rilancia la proposta della flat tax: “È una tassa semplice per la sua aliquota giusta, che non rende più conveniente eludere le tasse”.

• CANONE RAI
“Renzi fa una proposta incomprensibile – commenta ancora l’ex premier –  abolire il canone Rai e trasferirne il costo sulla fiscalità generale. Cioè continuerebbero a pagarlo gli italiani”. E aggiunge: “La verità è che non abbiamo una vera televisione pubblica, la Rai prende canone e pubblicità e fa una tv commerciale”.

• EURO
Sul tema della moneta unica, Berlusconi rassicura che il suo alleato Salvini “già da tempo ha cambiato posizione e non ha più l’idea di uscire dall’euro, anche perché sarebbe insostenibile per la nostra economia”.

• DRAGHI ALL’ECONOMIA? MAGARI…
Su una possibile candidatura di Mario Draghi a ministro dell’Economia, il leader di Forza Italia aggiunge: “Magari, magari, a chi non piacerebbe averlo alla guida dell’Economia, ma io non l’ho candidato e non voglio che su questa cosa vengano fatte delle strumentalizzazioni. Ho fatto il nome di Draghi per indicare il profilo di un futuro, possibile, ministro del governo di centrodestra. Non mi risulta purtroppo che il presidente della Bce sia interessato ad avere un ruolo di governo”.

• IL NOME NEL SIMBOLO
Quanto al logo elettorale di Forza Italia per le politiche che presenta la scritta “Berlusconi presidente”, l’ex premier si difende: “Io sono il presidente di Forza Italia. Non l’ho voluto io il nome nel simbolo, ho accettato la decisione dei dirigenti del partito. Diciamo che questo simbolo ha il valore di un auspicio, di una speranza. Inoltre il nome indica che Berlusconi è il leader carismatico e incontrastato di Fi”.

• NO ALLE LARGHE INTESE
Berlusconi esclude infine la possibiltà di un governo con il Pd:  “Non c’è mai stata e non ci sarà neanche in futuro”. Tuttavia tiene in considerazione l’ipotesi che vada avanti Gentiloni: “Fino a quando non ci sarà una maggioranza in grado di esprimere un nuovo governo andrà avanti l’esecutivo attuale. Ma il problema non si porrà, perché il centrodestra vincerà alle prossime elezioni”.

Berlusconi: “M5s l’avversario da battere. La sinistra si è messa fuori gioco”

In videomessaggi inviati a iniziative di Forza Italia a Benevento e Grosseto l’ex premier individua il “pericolo più grave” nel “ribellismo, giustizialismo, pauperismo di questi grillini”. E lancia un programma per “far ripartire il Paese” a suon di tagli alle tasse

 ROMA – “Oggi il più grande obiettivo è quello di far ripartire l’Italia, dovete lavorarci con tutte le vostre forze, solo noi ci possiamo riuscire. E’ una sfida diversa dal passato, non più contro la sinistra che si è messa fuori gioco da sola ma contro un pericolo più grave: il ribellismo, il giustizialismo, il pauperismo di questi grillini”. Silvio Berlusconi individua nel Movimento 5 stelle l’avversario da battere alle prossime elezioni politiche. Nei videomessaggi inviati a iniziative di Forza Italia a Grosseto e Benevento l’ex premier afferma che “le ricette” di M5s “devasterebbero la nostra economia, massacrerebbero in particolare il ceto medio sotto i colpi di una tassazione insostenibile”. In quel raggruppamento politico, continua, “ci sono persone che non hanno mai lavorato, che non hanno mai amministrato neppure un condominio. L’87% dei grillini prima di entrare in Parlamento non aveva mai neppure fatto una dichiarazione dei redditi. Dobbiamo fermarli”. Per tutti questi motivi, secondo l’ex Cavaliere, “l’Italia è di fronte a un bivio molto rischioso, dopo il fallimento di quattro governi di sinistra che non sono mai stati votati dagli italiani”.

“Dobbiamo vincere – prosegue Berlusconi – per salvare l’Italia e farla ripartire, e per vincere dobbiamo ridare una speranza agli italiani, delusi da una vecchia politica che non piace neanche a noi”. La “nuova politica della quale l’Italia ha bisogno” è ovviamente quella di Fi: “Siamo un movimento politico capace di aprirsi a società, categorie, professioni, a chi lavora, fa impresa, fa cultura o ricerca scientifica, si distingue nel volontariato. Il mio obiettivo è che proprio da qui, dalla trincea del lavoro, vengano in politica i protagonisti del futuro, con le loro idee, la loro capacità, la loro concretezza”.

Quella che l’ex presidente del Consiglio definisce “rivoluzione liberale, positiva, concreta, moderata nei toni ma radicale nei contenuti” passa per “un programma che farà ripartire l’Italia partendo da un taglio generalizzato delle tasse, dalla flat tax fissata ad un’aliquota conveniente per tutti, dall’abolizione delle tasse sulla prima casa, sulla prima auto, sulle donazioni

e le successioni”. Promesse che si contrappongono alla minaccia rappresentata dai 5 stelle: “Loro distruggerebbero l’Italia, il ceto medio in particolare, con un’ondata di nuove tasse, dalla patrimoniale alle tasse sulla casa e ad un’imposta di successione fino al 45%”.

Berlusconi a Palermo: «Non date la Sicilia ai 5 stelle, chi li vota non ragiona». E attacca Crocetta

«Chi vota il M5S è una persona che non ragiona, che non ha testa. Non riesco a immaginare che voi mettiate una Sicilia solida nelle loro mani. I 5 Stelle sono pauperisti e giustizialisti, odiano gli imprenditori, i risparmiatori, il ceto medio. È impossibile accettare una cosa del genere». Lo afferma Silvio Berlusconi nel corso della convention di Forza Italia al Teatro Politeama di Palermo a sostegno di Nello Musumeci, candidato presidente alle elezioni regionali siciliane di domenica invitando «chi non vota perché disgustato o deluso a farlo nell’interesse» della Sicilia.

«I 5stelle vogliono una giustizia sommaria per gli avversari politici, questa è una ragione per non votarli mai», ha aggiunto Berlusconi. «Rosario Crocetta ha derubato il vostro futuro», ha quindi attaccato l’ex premier. Quella lasciata da Crocetta è «una situazione che lascia sgomenti».

Berlusconi, al termine del suo intervento, ha fatto salire sul palco il candidato del centrodestra Nello Musumeci, il commissario di FI in Sicilia Gianfranco Micciché, il candidato vice presidente Gaetano Armao e Vittorio Sgarbi, che in caso di vittoria sarà assessore alla Cultura e che ha assistito al discorso del leader FI seduto per terra, in prima fila.

«Zero tasse per le start-up e accesso facile al credito», è stata poi una delle promesse di Berlusconi parlando del programma per la Sicilia. «Se torneremo al governo» dell’Italia «ripeteremo quello che facemmo quando fummo al
governo. Nessun governo ha fatto per la Sicilia ciò che abbiamo fatto noi». «Noi vogliamo eliminare alcune imposte che sono immorali: le imposte sulla prima casa, l’imposta sulla donazione e quella sulle successioni», ha promesso ancora Berlusconi.

«Siamo in un sistema democratico, se non vi piacciono non votateli», ha quindi detto riferendosi alla polemica sugli
«impresentabili» e ricordando come in Sicilia ci sia il sistema delle preferenze. Il leader di FI ha ricordato poi come  Musumeci «non ha mai avuto un avviso di garanzia» e lodato la sua squadra di «uomini giusti» per la Sicilia.

Ovazione per Vittorio Sgarbi quando Berlusconi ha invitato il critico d’arte, seduto per terra in prima fila, ad alzarsi c’è stato. «È il più grande critico d’arte, siamo amici e litighiamo da anni, è una persona importante per la Sicilia». Una investitura ufficiale per Sgarbi quella che arriva da Berlusconi: il critico entrerà nel governo di Musumeci in caso di vittoria del centrodestra in Sicilia.

Secondo il nostro programma, ha detto ancora Berlusconi parlando delle elezioni politiche della prossima primavera, «nel Consiglio dei ministri 12 su 20 saranno della vita civile, delle imprese, della cultura. Solo 8 devono essere politici e di questi 3 di FI, 3 della Lega e 2 di Fdi. Ho fatto leggere il programma a Matteo Salvini e Giorgia Meloni e sono d’accordo. Nel centrodestra c’è concordia su come deve essere formato il prossimo Consiglio dei ministri e sul programma».

«Meno vincoli dall’Ue, meno tasse e meno Stato. Introdurremo la flat tax, praticata in 60 paesi del mondo. A questa tassa si deve il grande sviluppo economico e finanziario che tutti riconoscono a Hong Kong», ha continuato l’ex premier sottolineando alcuni punti del programma del centrodestra. «Via il bollo sulla prima auto, no a imposte sulla prima casa, no a tasse sulla successione e sulle donazioni», ha detto ancora il leader di FI.

«Si deve cambiare il sistema della custodia: solo se si è commesso un reato di sangue si va in galera altrimenti si versa una cauzione», ha poi sostenuto. E «per rafforzare la sicurezza servono nelle strade i poliziotti di quartiere e penso che anche il nostro esercito sarebbe ben lieto di mandare nelle grandi città i nostri soldati per difendere i cittadini».

«Bisogna introdurre il vincolo di mandato, basta con i cambi di casacca in Parlamento», ha poi proposto Berlusconi sostenendo di aver fatto «in Italia una rivoluzione gentile, moderata, ma radicale».

Berlusconi è stato accolto da un lungo applauso al suo arrivo sul palco del Teatro Politeama. Presenti tutti i big di FI in Sicilia. In prima fila, accanto all’spirante vicepresidente della Sicilia Gaetano Armao, siedono Francesca Pascale e il senatore Antonio D’Alì. Con loro anche i parlamentari Renato Schifani, Gabriella Giammanco e Renata Polverini. Berlusconi arriva sul palco con il commissario di FI in Sicilia Gianfranco Micciché e con Vittorio Sgarbi. Tra i presenti nelle prime file anche alcuni dei candidati attaccati dal M5S come “impresentabili”: Giovanni Lo Sciuto, ex esponente di Mpa ed esponente di spicco di Castelvetrano; Marianna Caronia, indagata per corruzione, e Luigi Genovese, figlio dell’ex deputato Francantonio Genovese.

«Oggi come tanti anni fa mi sono commosso ancora di più per la vicinanza e l’affetto dei siciliani», ha poi affermato Berlusconi ai cronisti all’uscita dal caffé Spinnato. L’ex Cavaliere è stato letteralmente assediato da militanti di FI e cronisti mentre si avviava verso l’uscita del caffé. «Sono più giovane di voi», ha scherzato l’ex premier affacciandosi dalla balaustra interna al locale e rivolgendosi a chi lo attendeva sotto. E la sua uscita, nella strada antistante, ha creato un vero e proprio caos con diversi passanti che cercavano di fotografarlo. E Berlusconi non si è sottratto ai selfie. Tra i passanti qualcuno lo ha anche contestato dicendogli: «Vattene in pensione».

Berlusconi incontrerà il segretario della Lega Matteo Salvini giovedì sera a Catania al termine dei rispettivi comizi. Lo fa sapere la Lega spiegando che Salvini non riuscirà ad andare all’evento delle 18 organizzato da FI perché è atteso, secondo un programma concordato da settimane, in 7 città prima di arrivare a Catania dove terrà il previsto comizio in piazza teatro massimo alle ore 19:30. In mattinata il leader della Lega aveva invitato gli alleati a unirsi a lui a quest’appuntamento. All’incontro, a quanto si apprende, ci sarà anche Giorgia Meloni.

L’incontro con Berlusconi? Interessa di più ai giornalisti. Io domani ho altri sette incontri pubblici, ne ho già fatti una ventina. Domani alle 19.30 sarà in piazza Bellini, e poi, dopo gli eventi degli altri vogliamo vederci per un piatto di pasta sono contento. La Meloni? Sì, sì… Ovviamente l’invitato ospite è Musumeci: noi siamo qui per lui e non per ragionamenti politici nazionali. È inutile che Berlusconi parla di ministri, viceministri, non mi interessa…«: Lo dice Matteo Salvini a Palagonia.

Berlusconi: “Non scarichiamo su Visco tutte ​le colpe dei banchieri”

Berlusconi torna sul caso Visco: “Il Pd vuole occupare il potere”. Sul referendum: “Bene se regioni veloci camminano”

“Ogni paragone con la Catalogna è del tutto improprio. Questi referendum non soltanto si svolgono nel quadro di una piena legalità questo è scontato, ma hanno come scopo la crescita di tutto il Paese”.

Silvio Belrusconi in campo per il referendum per le autonomie di Lombardia e Veneto. Il Cavaliere in un’intervista a La Stampa ribadisce quanto sia importante questo voto: “Se le regioni più efficienti camminano più velocemente, ne guadagna l’intera collettività, al Sud come al Nord. Non è una perdita di tempo che i cittadini siano chiamati a far sentire la loro voce su questo”. Poi il leader di Forza Italia torna sul caso Bankitalia: “Sono stato io ad indicare il nome di Ignazio Visco al Capo dello Stato come governatore, negli ultimi mesi del mio governo, non certo per vicinanza politica, ma perché mi sembrava la figura più adatta. Da quel giorno, non l’ho mai incontrato, e neppure sentito al telefono, a dimostrazione di come per noi l’autonomia di Bankitalia dalla politica sia una cosa seria”.

E ancora: “Quella di Bankitalia è una questione molto complessa, che di solito viene affrontata in termini sbagliati – prosegue – Non si possono condannare le banche per aver fatto le banche, e cioè per aver concesso dei prestiti che il persistere della crisi ha talvolta impedito a privati e aziende di restituire. Da liberale sono per la responsabilità personale, di banchieri o dei manager che hanno agito in malafede, o di controllori che non hanno controllato. Ma sono contrario a una condanna complessiva del sistema bancario, come sono contrario a scaricare sulla Banca d’Italia nel suo complesso, e quindi sul suo governatore, responsabilità che appartengono a singoli. La mossa del leader del Pd mi pare improvvida e sa di ritorsione o di occupazione del potere”. Infine il Cavaliere parla anche della legge elettorale: “Le coalizioni si possono rompere dopo il voto con qualunque sistema elettorale, se sono fondate su convenienze tattiche e non su principi condivisi. La nostra non si rompe da quasi vent’anni, mi sembra un buon indizio di solidità. Quanto alle preferenze, i meno giovani lo ricorderanno: la prima repubblica è morta di preferenze, di campagne elettorali costosissime, di guerre correntizie, di corruzione diffusa per finanziare tutto questo”.

Berlusconi bloccato in mezzo al golfo di Napoli sbarca a Ischia con un’ora di ritardo

Accoglienza festosa a Lacco Ameno d’Ischia per l’ex premier Silvio Berlusconi, giunto via mare a Ischia alle 12. 45 proveniente da Amalfi. Applausi e grida di incoraggiamento per Berlusconi, che ha sorriso e salutato i simpatizzanti radunati in attesa al pontile da un paio d’ore. Berlusconi è giunto in ritardo di oltre un’ora – era atteso per le 11.30 – a causa dell’avaria in mare a uno dei motori del motoscafo che lo trasportava. Ma in seguito lo staff del premier ha smentito, sostenendo che l’imbarcazione aveva rallentato perchè a bordo c’era una persona che soffriva il mare. Lo stesso ex premier aveva postato stamane su Facebook una sua foto a bordo del natante, con la didascalia “Cari amici, sto arrivando a Ischia. Forza Italia!”.

IL POST SU FACEBOOK

A porto l’ex premier è stato accolto da un comitato di fedelissimi di Forza Italia, per la kermesse politica del pomeriggio “Pronti a governare”. A Lacco Ameno , invece, agita striscioni un agguerrito comitato di terremotati, sui luoghi dove ancora insistono le macerie del sisma dello scorso agosto, e dove gli sfollati sono arrivati a quota 1300.

Bisogna ricostruire le case distrutte dal terremoto ed essere pronti per la primavera”, ha detto il leader di Forza Italia, a ridosso della zona rossa. “Io ricostruii 5639 case in 120 giorni”, prosegue riferendosi al sisma de L’Aquila, “qui le case sono molto meno e basta anche un intervento mirato dello Stato di 100 milioni”, spiega. Berlusconi sottolinea anche “la necessità di semplificare gli appalti”. Ma c’è chi accenna una contestazione: “Non vogliamo passerelle, vogliamo fatti”.

Berlusconi a Ischia. “Ricostruzione entro primavera”

L’ex premier e la first lady azzurra napoletana erano partiti da Amalfi – dopo i festeggiamenti conclusi nella notte al matrimonio della sorella di lei – con un’imbarcazione privata . Quindici minuti di traversata e scatta il problema al motore. Avvertiti subito Capitaneria e forze dell’ordine. Scattati gli interventi. Condizioni meteo ottimali con splendido sole e cielo terso.

Intanto i terremotati scrivono : “Appello al Presidente Berlusconi. Ricostruzioni subito come a L’Aquila”. Intanto Berlusconi posta su Facebook una sua immagine a bordo dello yacht. “Cari amici sto arrivando, Forza Italia”il viaggio, dopo l’inizial empasse, sta proseguendo a ritmo più lento. Dallo staff di Berlusconi si smentiscono problemi più seri: “Si sta andando solo più piano perchè c’è chi soffriva il mare”.

Berlusconi a Ischia nella zona rossa: l’incontro con i comitati

Sulla ricostruzione legate ai terremoti del centro Italia e Ischia ci sono solo “affabulatori”, dice Silvio Berlusconi. “Sto vedendo cosa succede nelle Marche, tante promesse e non è arrivato nulla – dice – la soluzione è facile. Si invitano qua tutte le imprese che vogliono dare un contributo agli altri, si fanno fare tre offerte per ogni casa da sistemare e si prende quella che costa meno con l’impegno e consegnare tutto in non più di 120 giorni. Volendo si rimette tutto come era prima e meglio di prima. “Dopo l’incontro con i terremotati, l’ex premier affronta temi più politici: “Un governo di larghe intese?  Lo escludo per storia e ideologia”. Dopo l’incontro con i terremotati, un nuovo post su Facebook: “Oggi ho incontrato persone coraggiose, entusiaste, generose, ferme nella volontà di andare avanti. Anche io oggi mi sento cittadino di questa splendida isola. Non vi lasceremo soli. Forza Ischia!”.

Fermi tutti: Silvio fa la rivoluzione

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Silvio Berlusconi fa la rivoluzione. Sotto forma di un nuovo partito che, per l’appunto, si chiamerà Rivoluzione Italia. A svelarlo è l’AdnKronos, che ha svelato che il nuovo marchio è stato depositato lo scorso 14 settembre presso l’Ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico.

Il nuovo soggetto politico sarà presumibilmente affiancato a  Forza Italia, conterrà le diverse personalità civiche che vorranno schierarsi con il Cavaliere e, nelle intenzioni di quest’ultimo, dovrebbe controbilanciare l’ala sovranista del centrodestra formata da Lega e Fratelli d’Italia. Sarebbe questa, quindi, la “pazza idea” di cui Berlusconi parla da tempo. Il marchio è stato depositato in tutte le categorie della classificazione di Nizza, così da poter essere utilizzato anche per il merchandising, dai gadget alle spillette. Spulciando il database del Mise, si scopre che già il 2 agosto scorso era stato registrato, sempre a nome di Berlusconi, la dicitura “Rivoluzione per l’Italia“. Per entrambi i loghi, il rappresentante legale è l’avvocato Cristina Rossello di Milano.

Stavolta l’ex premier sembra fare sul serio e la rivoluzione azzurra tante volte annunciata potrebbe concretizzarsi in un movimento, lontano dalla “vecchia politica”, dando maggiore spazio alla società civile e a volti nuovi. L’obiettivo è intercettare il voto di protesta finora incarnato dai grillini e recuperare l’elettorato moderato rimasto deluso dal centrodestra negli ultimi anni, dando maggiore spazio alla società civile.

Berlusconi, 81 anni e non sentirli Così il Cav prepara il grande ritorno

Oggi 29 settembre, era l’incipit di una canzone famosa degli anni sessanta cantata da Lucio Battisti e l’Equipe 84. Ma da qualche decennio quella data è il compleanno solenne del leggendario Re Silvio, al secolo Berlusca. Per capire l’età vera di Berlusconi  bisogna far la media tra gli anni di galera che hanno cercato di affibbiargli media e giudici e l’età media delle sue ex-fidanzatine, olgettine e marocchine. Tra i 140 anni dei primi e i 22 anni delle seconde, si situa l’età vera di Berlusca. Per i precisini oggi ne compie 81, ma lui li capovolge, mostra di averne 18 e infatti preme per avere, come un neo-maggiorenne, la patente di circolazione politica per potersi così candidare alle prossime elezioni nella primavera del ’18. Si è rifatto da capo a piedi, ha perso chili, si è tirato la faccia e si accinge a interpretare il ruolo di Berlusconi due, la Vendetta, nelle vesti di Berlusconi uno, il Grande. Un remake.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

Jerry Lewis morto

Jerry Lewis si è spento a novantun anni, probabilmente per cause naturali, nella sua casa di Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, la ballerina Sandee Pitnick. Una ricchissima carriera, quella dell’amato Picchiatello, regista, attore, comico insuperabile. E una lunga vita, malgrado le tante tribolazione della salute negli anni: quattro by pass coronarici, il diabete, un cancro alla prostata asportato e una fibrosi polmonare. In passato aveva sofferto di una grave meningite e della rottura di una vertebra mentre eseguiva una delle sua esilaranti ma anche impressionanti cadute.

Quando la Francia s’innamorò di lui 
Primo episodio: ormai all’apice della gloria in patria, nel 1970, la nona regia di Lewis è Scusi dov’è il fronte? Un irresistibile, acuminato apologo contro la stupidità della guerra, nel quale interpreta, come spesso ha fatto e farà, e nel caso nella scia del Chaplin di The Great Dictator, un doppio, opposto ruolo: il ricco playboy Brendan Byers III, che respinto alla leva si paga un esercito pur di andare a cercar gloria in guerra, e il feldmaresciallo Kesselring (vero nome dell’infame comandante delle truppe naziste in Italia dopo l’8 settembre), del quale veste i panni per conquistare, alla testa dei suoi, il bunker di Hitler. Anche per via dei peana delle punte di diamante della critica non solo transalpina, le riviste Cahiers du cinema e Positif, il film strega i cuori del raffinato, cinefilo pubblico francese. E non è un caso che la nuova svolta della sua rivoluzionaria comicità stesse allora esaurendo la presa sul pubblico americano, mediamente privo dei livelli intellettuali richiesti per addentrarsi con profitto nell’ormai ansiogena, talvolta urticante, vis comica che l’instancabile sperimentatore stava elaborando. A conferma, il secondo episodio: anche da noi il Picchiatello – il suo personaggio principe in italiano, negli Usa The Kid – ha viaggiato forte in quegli anni. Sarà infatti Venezia a premurarsi, 1999, di conferirgli il Leone per l’intera sua vicenda artistica. Mentre Cannes 2013, toujours la France…, gli ha dedicato un tributo speciale, nel quale compare anche Max Rose di Daniel Noah. Con Lewis ottantaseienne, e ancora bellissimo (da giovane è riuscito come nessuno a sfregiare la propria clamorosa avvenenza, fino a cancellarla con folli smorfie gommose e movimenti da acrobatico, schizzato Pinocchio), nei panni di un vecchio pianista jazz che ripercorre la vita dopo la morte della moglie.

L’invenzione di Telethon, la candidatura al Nobel per la pace 
Nello stesso 2013 l’ultimo film: un meta-cameo come Bellboy – titolo originale, quello italiano è Ragazzo tuttofare, della prima pellicola di cui Lewis fu, 1960, soggettista, sceneggiatore, regista, produttore e, col significativo nome di Stanlio, protagonista – nella commedia del brasiliano Roberto Santucci Até que a Sorte nos Separe (finché fortuna non ci separi). Per il suo cinema avanguardista il posto adatto è dunque per forza la vecchia Europa. E allora, non sarà fortuito neppure il fatto che fra i suoi riconoscimenti, comunque largamente inferiori ai meriti, non gli sia mai stato dato l’Oscar, neanche alla carriera: il solo che riceve nel 2009, da fondatore, 1966, di Telethon e assiduo sostenitore di altre cause filantropiche, è il Jean Hersholt, speciale premio sempre dell’Academy, accompagnato dall’identica statuetta, per eccezionali meriti umanitari. Nello stesso segno la candidatura al Nobel per la pace, avanzata nel ’77 dall’importante senatore democratico Les Aspin.

Gli auguri della sua New York 
Nel programma per il novantesimo di Lewis, celebrato l’anno scorso, la sua vecchia città, New York, aveva inserito un incontrocon  Scorsese. Che con lui e De Niro ha girato nel 1982 un altro capolavoro, King of Comedy (Re per una notte). Che porta sullo schermo paure e nevrastenie di un Re-Lewis per nulla simpatico, riflettendo amaramente su fama e anonimato, vita e commedia, sul minaccioso rapporto ossessivo che si può instaurare, negli Usa, fra idolo e fan aspirante idolo. Ovvero un De Niro miracolosamente dissociato fra il buon ragazzo della porta accanto e il potenziale criminale che infatti diverrà. Una sorta di aggiornamento del catalogo lewisiano delle moderne psicopatologie americane. E il miglior omaggio possibile a lui, che solo un suo pari poteva realizzare.

Quel suo umorismo irritante e scorretto
Era il suo, umorismo impregnato di nevrosi, imbarazzato, convulso e imbarazzante. Irritante, estremo, irrispettoso. Cinico e inappellabilmente scorretto. Persino noir, nel senso di comicamente sinistro, di persone e cose mostruose, dall’etimo “da mostrare”, che all’espressione “humour noir” dava, con la sua celebre antologia, André Breton. Un celebre critico francese, non per nulla di formazione surrealista, Robert Benayoun, scriverà, con limpida lucidità europea, un analisi ancor’oggi insuperata: “Considero Jerry Lewis, da quando è morto Buster Keaton, il maggiore artista comico del nostro tempo. Rispecchia perfettamente i tempi in cui viviamo e contemporaneamente li critica”. Godard gli farà eco anni dopo: “Jerry Lewis è l’unico regista americano al giorno d’oggi, che cerca di sperimentare qualcosa di nuovo e originale nei propri film; è molto meglio di Chaplin e Keaton”. Status che Lewis nega recisamente, assegnando un non negoziabile scettro a Chaplin, per lui “una parola magica”, e Stan Laurel, suo venerato amico di penna. E mettendo Carrey – il più credibile fra i suoi discendenti – il povero Robin Williams e Benigni fra i migliori delle ultime decadi. Discendenza che vien facile imparentare con le turbolenze interiori e le loro stravolte traduzioni corporali di Lewis.

Da peste e sfaccendato a maestro
Jerry è già se stesso da ragazzino. In tutta la delirante doppiezza che culminerà ne Le folli notti del dottor Jerryll (1963), forse il suo più apprezzato lavoro, che trasforma il capolavoro di Stevenson in una delle infinite, fortunatissime parodie con le quali risparmierà ben pochi fra miti, storie e pellicole del ‘900. Figlio degli immigrati ebrei russi, David Levitch, comedian di vaudeville, e Rachel Levitch, il piccolo Lewis è una peste. Anche se ha ragione da vendere quando tira un pugno ad un insegnate antisemita del college. Innamorato pazzo dei fumetti che consuma in quantità industriali, si dimentica perciò spesso di andare a scuola o ci arriva in puntuale ritardo. Mentre segue i genitori nei teatri di provincia dove il padre si esibisce, ottiene i primi buoni successi imitando compagni di scuola e insegnanti. Come il suo proprietario, la vocazione del Picchiatello già strilla e scalcia in cerca di un palco. Nella girandola di impieghi da nulla che infatti non prende con la minima serietà – commesso, magazziniere, quel fattorino d’hotel che, come altri impieghi in altri film, tornerà in Ragazzo tuttofare – finché arriva quello buono.

L’incontro fatale con Dean Martin
Perché il cinema-teatro di Broadway dove fa la maschera, gli regala uno spazio e il tempo per provare le imitazioni in playback di celebri ugole d’allora. L’uomo-spettacolo totale, come lo chiameranno i francesi, è pronto. Nel ’44 il primo tour. Due anni più tardi, 26 giugno 1946, già amico di un altro debuttante di superlusso, Dino Crocetti, figlio di un’altra minoranza più noto come Dean Martin, lo trascina in scena causa assenza di un collega. Complice la storia, è fatta. La comicità Usa d’anteguerra, generi e star, dai Marx a Laurel e Hardy, che per l’epilogo sceglieranno pure loro l’Europa, è in articulo mortis. La coppia Lewis-Martin imbocca a passo di carica la via per la gloria a colpi di risate fresche di conio. Lo schema “il bellone e lo sfigato” è infatti novissimo e funziona a meraviglia. La loro diventa in fretta una cavalcata trionfale che durerà fino al ’56: dalle prime affermazioni nei night club ai grandi teatri, la radio, la tv, il cinema, i dischi e i fumetti. Perché quei due sono così stelle che dal 1952 al 1957 il colosso DC comics pubblica un’acclamata striscia tutta per loro, che col solo Lewis arriverà addirittura al 1971, facendolo duettare con Batman, Superman e altri eroi di carta. Da La mia amica Irma (1949) a Hollywood o morte! (1956), anno della tutt’altro che pacifica separazione, il solito scontro di eghi, sono ben sedici in sette anni i loro film, fra i quali il fondamentale Nipote picchiatello. Tutti o quasi diretti da un quartetto di artigiani capaci di servire – come a suo tempo fecero i Marx con Leo McCarey – col debito garbo e ottimo mestiere i due mattatori: George Marshall, Hal Walker, Frank Tashlin, Norman Taurog. Ai quali seguiranno per Lewis, in anni più vicini, anche Billy Cristal e Emir Kusturica. Una volta separati, come si sa, per Jerry e Dean altri fiumi di gloria scorreranno. E a lungo.

Una vita molto complicata
Non è nuovo né esagerato affermare che Lewis è uno dei più grandi uomini di spettacolo del XX secolo. Dato che ha saputo essere nel tempo attore dalle sbalorditive risorse, specie mimico-fisiche, intrattenitore sublime, soggettista e sceneggiatore, musicista, docente di cinema (fra i suoi allievi i ragazzi prodigio Spielberg e Lucas), e il regista che sappiamo. Un vero uomo-cinema. Capace inoltre di rinnovarlo alla base. Come fece negli anni Paramount, dove imperversava col solito manicale perfezionismo in ogni fase della produzione e dove inventò il video assist, la camera con monitor che gli mostrava in tempo reale i giornalieri. Di fatto una profezia del digitale. Immediatamente, va da sé, ripresa da tutti. Come quasi tutti i geni che si rispettino, Lewis ha avuto una vita molto complicata, alla quale ha risposto con eccezionale forza di carattere, messa di nuovo alla prova anche pochi anni fa, 2009, dal dolore per la morte del figlio più giovane, Joseph, a causa di un’overdose di barbiturici. Una vita non facile, e non solo per gli incalcolabili guai di salute, ma anche per via d’un carattere disastroso. D’altronde, come si usa dire: non esistono cattivi caratteri, ma solo caratteri. Pare tagliata da un sarto per il Picchiatello. Che in questo non diverge troppo dagli strani, malinconicissimi predecessori “tristi, solitari y final” Buster Keaton, Stanlio e Ollio, né dal poco simpatico sex addicted Charlie Chaplin. La fatica di essere comici. Di avere, in generale, una tale sensibilità che il maggior problema diventa difendersene. In Lewis si intrecciano la dissacrante tradizione ebraica, la modernità vertiginosa e nevrotica dell’America moderna, un’impressionante consapevolezza dei propri talenti e limiti, regolare oggetto di sulfurea autoironia, il naturale esibizionismo e la sfrontatezza che stanno nella valigia dei migliori uomini di spettacolo. Specie i comici.

Nudi e mediocri nel suo specchio deformante
Sembrerà azzardato, ma pensando all’estremismo della comicità e alle cosiddette gaffe di Lewis, par d’intravedere Lenny Bruce. La sua incoercibile necessità di seguire, fino ad oltrepassare i limiti di leggi e convenienze sociali, il proprio istinto comico e non, intinto nel nero cupo di ciò che di noi e del mondo risolutamente neghiamo né vogliamo vedere e sapere. Cosa permessa fin dall’antichità solo a comici e tragici: dire, sorta di oracolo e medium, le cose come si pensa che stiano, senza mediazione alcuna. Mostrandoci a noi stessi e agli altri come mai vorremmo scoprire di essere. Nudi, goffi, mediocri e senza difese. Come riflessi in uno specchio deformante, scandaloso e però veritiero. Lewis, come i comici di razza, attira quel greve fardello sulle sue sole spalle. Fermandosi solo un po’ prima della perfetta, mortale coincidenza vita-spettacolo di Lenny. Dicendoci di noi tutte le bassezze che persone come loro han già da tempo scoperto e accettato. Più che in scena, in una terra di nessuno di battute rubate o citate fuori contesto, Lewis, con le sue fin troppo enfatizzate gaffe, s’è mostrato talvolta svelandosi al di là di sé e della propria volontà e controllo.

Gli Usa puritani e il grande fool
Momentanei smarrimenti di coscienza e falle del super io, di nuovo la fatica di essere comici. Perdite di controllo che in pubblico, nei puritani Usa, anche per un comico di oggi, qualora, come Lewis o il più estremo Lenny, sia vero pronipote del fool shakespeariano (giullare ma anche pazzo, dunque autorizzato a tutto dire, fornendo così all’autore, come un dissociato, più personalità), è infinitamente più vietata, o meno ammissibile, che nella Vecchia Europa. È anche e soprattutto in questa luce che, per davvero comprendere le indignatissime e, per noi europei, un po’ ridicole reazioni dei benpensanti Usa, vanno collocate le presunte offese a spastici e distrofici, che certo mal si attagliano alla generosità di filantropo di lunghissimo corso, ma delle quali Jerry infatti si è abbondantemente scusato; l’uso in una diretta tv e un’intervista della parola “fag” (frocio, in inglese è termine assai spregiativo); le battutacce sulle donne-comico (“mi urtano un po’ i nervi”), dalle quali si difende con buonsenso e l’ennesima contraddizione ricordando i suoi undici film con una spalla femminile. In fondo quattro sciocchezze, se paragonate a quanto ha saputo dare. Tenendo invece presente di quanto sangue grondi la questione delle armi illegalmente detenute in America, la pistola non autorizzata e funzionante rinvenuta in una borsa di Lewis ad un controllo bagagli nell’aeroporto McCarran di Las Vegas, 2008, desta uno scalpore francamente modesto. Anche se il suo manager si affrettò a definirlo un innocuo pezzo da collezione, mentre lo showman peggiorò goffamente

le cose qualche tempo dopo – momentanea fuoriuscita del Picchiatello nella vita vera? – rivelando che era il dono di un fan. Ma diciamocelo. Per farla breve, un comico buono o simpatico non sarebbe mai diventato Jerry Lewis.  Addio Picchiatello, eterno adolescente! E grazie di tutto.

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Paura in provincia di Frosinone per un grande incendio divampato nel pomeriggio. Sono 40 le famiglie evacuate a San Giovanni Incarico a causa dell’incendio che ha cinto d’assedio il centro abitato. Una situazione di grave pericolo contro cui si sono concentrate quasi tutte le risorse del sistema antincendio provinciale.
Sono diverse le squadre dei vigili del fuoco e dei volontari di Protezione civile che stanno contrastando l’avanzare delle fiamme e con il sopraggiungere del buio sarà anche più difficile perché si dovrà rinunciare ai mezzi aerei.