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Chieti Arrestato un albanese con 8 kg marijuana

(ANSA) – CHIETI, 30 GIU – Un albanese di 40 anni residente a Roseto degli Abruzzi (Teramo), che viaggiava con la moglie e i due figli di 7 e 11 anni a bordo di una Citroen Picasso, è stato fermato ed arrestato per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi del casello autostradale Pescara Sud-Francavilla al Mare dell’autostrada A/14 dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti. Nel bagagliaio dell’auto gli uomini hanno trovato un grosso borsone contenente quattro grossi involucri imballati e contraddistinti dai numeri 1,2,3,4, contenenti complessivamente otto chilogrammi di marijuana.
Recuperati anche 850 euro in contanti. Sequestrato anche il telefono cellulare in uso all’uomo, ora al vaglio dei tecnici informatici dell’Arma. La droga recuperata, una volta immessa sul mercato tra Francavilla al Mare e Pescara, avrebbe fruttato un guadagno di circa 100 mila euro.

Nuovo ospedale Chieti, esposto M5S

“Oggi presenteremo un esposto alla Corte dei Conti e all’Autorità nazionale anti-corruzione, sul project financing per il nuovo ospedale di Chieti, da un lato per accertare se il procedimento della giunta regionale sia legittimo, e secondo noi non lo è, dall’altro per verificare se lo stanziamento da 30 milioni costituisca danno erariale”. Così Sara Marcozzi, consigliere regionale del M5s, questa mattina a Pescara, in conferenza stampa insieme all’avvocato Isidoro Malandra. “Su questa vicenda ci siamo già soffermati a più riprese – ricorda Marcozzi – innanzitutto perché il project financing è sconveniente per le casse pubbliche, in quanto il ricorso a questa procedura fa si che la costruzione di un nuovo ospedale costi molti di più, con maggiori esborsi da noi calcolati intorno agli 800 milioni di euro nell’arco di 20 anni. Inoltre, negli ultimi giorni, il presidente D’Alfonso ha emanato delle nuove delibere – prosegue l’esponente del M5s – con le quali si sostituisce ancora una volta alla Asl, a nostro avviso illegittimamente”.

CHIETI: Il mistero di Renata: scende dal treno per cercare il figlio e poi scompare

Renata Rapposelli, l'artista di origini teatine scomparsa da 19 giorni

Renata Rapposelli, l’artista di origini teatine scomparsa da 19 giorni

CHIETI. È partita da Ancona per andare a trovare il figlio a Giulianova e da allora di Renata Rapposelli, 64 anni, pittrice originaria di Chieti ma residente ad Ancona, non ci sono più tracce. I carabinieri la cercano da 19 giorni, ma nulla. L’ultima volta che gli amici l’avevano sentita, il 9 ottobre scorso, aveva detto che era diretta alla stazione di Ancona per salire su un treno alla volta dell’Abruzzo. Si è poi scoperto che dal figlio, Simone Santoleri, a Giulianova la pittrice ci è effettivamente arrivata. L’incontro annunciato ci sarebbe stato e, riabbracciato il figlio, la donna sarebbe ripartita da Giulianova probabilmente verso casa. Ma questo particolare è ancora da accertare, perché è effettivamente da questo momento che di lei non si sa più nulla. A lanciare l’allarme sono stati proprio gli amici, in particolare quelli del gruppo religioso che la donna frequentava ad Ancona. In città e nel mondo dell’arte era conosciuta come la pittrice “Reny”. Per molto tempo aveva gestito un piccolo atelier nel centralissimo corso Amendola nel capoluogo marchigiano. Nel laboratorio la donna dipingeva, esponeva le sue opere e le vendeva. La passione per l’arte l’aveva caratterizzata sin da piccola. Per perfezionarsi aveva frequentato l’accademia delle Belle Arti dell’Aquila. E nel settore si era fatta un nome. I suoi dipinti, si legge nella sua biografia autorizzata, «si trovano in numerose collezioni private nazionali ed estere e sono presenti in numerosi cataloghi nazionali e internazionali quali: New Art 2000 II edizione; Aspetti Storici dell’Arte Contemporanea; l’Elite Varese; il Dizionario Enciclopedico – Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea» ed altre.
Il laboratorio di corso Amendola, però, era stata costretta a chiuderlo. Pare che negli ultimi anni fosse stato per lei economicamente troppo oneroso continuare a tenere aperta la bottega artistica.
Gli amici descrivono la pittrice come una donna aperta e amante della compagnia. In tanti l’hanno cercata due giorni fa per il suo compleanno, senza poterle fare gli auguri per il sessantaquattresimo anno. La cerchia di amicizie più strette ha deciso di rivolgersi anche alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto dedicata alle persone scomparse. La scheda con la sua fotografia riporta il messaggio che il 9 ottobre la donna ha inviato a uno degli amici del gruppo religioso per dirgli che stava andando in Abruzzo a trovare il figlio.
A Giulianova c’è anche l’ex marito della pittrice, Giuseppe Santoleri, che ha incontrato i carabinieri per fornire qualche particolare che potesse essere d’aiuto nelle ricerche della donna. (a.i.)

 

Chieti, un cane cade in un dirupo: lo salvano i vigili del fuoco

di Gianluca Lettieri
I vigili del fuoco di Chieti hanno salvato a Pennapiedimonte un cane precipitato in un dirupo di 40 metri mentre era a spasso con i padroni. L’incidente è avvenuto in località Balzolo, a 710 metri di quota, nella parte più alta del paese il cui territorio è compreso nel Parco nazionale della Majella. I pompieri hanno raggiunto l’animale grazie all’utilizzo di funi e di tecniche di calata dall’alto di derivazione alpinistica (Saf). Sul posto hanno operato i capi squadra Roberto Di Pasquale e Fabio Sprecacenere e i vigili Simone Bucciarelli e Danilo Volpe.

Chieti: condannati a 16 anni per la rapina in banca allo Scalo

Due campani riconosciuti colpevoli del colpo di cinque anni fa alla Carichieti. Gli altri complici non sono mai stati trovati

CHIETI. Il tribunale di Chieti ha condannato a 8 anni di reclusione e 2.000 euro di multa ciascuno Giovanni Visiello, 30 anni di Torre Annunziata, e Antonio Speranza, 31 anni di San Giuseppe Vesuviano: entrambi, in concorso con altre due persone che non sono state mai identificate, erano accusati di rapina ai danni della filiale Carichieti di viale Benedetto Croce a Chieti Scalo. La rapina, messa a segno il 19 gennaio del 2012, fruttò un bottino di quasi 117.000 euro oltre a 2.000 corone norvegesi, 250 dollari canadesi, 1.900 dollari australiani, 2.500 sterline inglesi e 3.800 dollari americani. I due sono stati anche condannati a risarcire i danni alla compagnia di assicurazione della banca che si è costituita parte civile, alla quale nel frattempo dovranno versare una provvisionale di 50.000 euro. Oltre che di rapina Visiello e Speranza sono accusati di detenzione illegale di pistole e di sequestro di persona poiché quel giorno sette impiegati della banca vennero chiusi nel bagno dell’istituto di credito. Il pubblico ministero Lucia Campo aveva chiesto 6 anni e tremila euro di multa. Il colpo fu portato a termine da quattro banditi, con il volto coperto da passamontagna ed armati di pistola: gli altri due rapinatori non sono mai identificati.

Chieti, il cuore si ferma: salvato in pieno centro dai carabinieri

di Gianluca Lettieri
CHIETI – Un malore improvviso, la caduta a terra, il cuore che si ferma. Armando D., teatino di 61 anni, ha rischiato di morire in pieno centro. L’altra sera, mancavano pochi minuti alle otto, si è accasciato alla fermata dell’autobus di via Asinio Herio, subito grave, senza polso ed esanime: la sua vita stava scivolando via veloce. Fortuna ha voluto che due carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, di pattuglia in città, si siano immediatamente precipitati ad aiutarlo, salvandolo in extremis. A richiamare l’attenzione dei militari è un’amica del sessantenne, che si trova con lui vicino al capolinea dei mezzi pubblici. Sono minuti drammatici. La donna grida, si dispera, lo strattona per farlo riprendere, ma senza risultati. Il vice brigadiere si avvicina subito a quell’uomo disteso sull’asfalto: ha frequentato la settimana precedente, alla Legione Abruzzo, il corso di primo soccorso (Bls, basic life support) e capisce subito che la situazione è critica. Perché Armando è in arresto cardiaco, non respira e ha la lingua arrotolata. Inizialmente i carabinieri mettono in sicurezza la zona, allontanando i tanti curiosi. Poi il vice brigadiere, come prevede il protocollo in circostanze di emergenza, inizia le manovre di rianimazione.
Nel frattempo era stato già allertato il 118 e richiesto il defibrillatore. Il primo passo è liberare le vie respiratorie, mentre l’altro militare alza le gambe dell’uomo per favorire l’afflusso di sangue nel corpo. Non c’è un secondo da perdere, anche perché il sessantenne – come racconta l’amica – soffre di problemi di cuore. Il sottufficiale pratica il massaggio cardiaco: una, due, trenta serie. Grazie al soccorso tempestivo, il suo cuore ricomincia a battere poco prima che si proceda con la respirazione bocca a bocca. Armando torna cosciente, apre gli occhi e prova a stringere il braccio del soccorritore.
L’ARRIVO DEL 118
Sul posto, dopo una decina di minuti dalla prima chiamata, arriva l’ambulanza del 118, che trasporta il sessantenne all’ospedale Santissima Annunziata. Fortunatamente, Armando non è più in pericolo di vita. In tanti assistono alla scena e uno dei testimoni, Giuseppe Di Fonzo, racconta tutto su Facebook: «Ieri sera un signore è caduto per terra, in mezzo alla strada. In quel momento si trovava a passare una pattuglia dei carabinieri. Un ragazzo con la divisa si è subito lanciato sul poverino, facendogli il massaggio cardiaco. Gli hanno salvato la vita». La scorsa settimana è avvenuto un episodio simile a due passi dalla Prefettura: un anziano di 86 anni si è accasciato su corso Marrucino, battendo la testa sull’asfalto. Anche in quel caso il signore era in arresto cardiaco e non respira più. Una serie di circostanze fortunate lo hanno strappato alla morte: l’immediato intervento di un medico di passaggio, che aveva nella sua auto il defibrillatore, e le manovre di rianimazione praticate dal primario del 118 di Chieti, Dante Ranalletta, e dall’infermiere Michele Cozza, impegnati in una riunione istituzionale nella vicina Prefettura.

All’ospedale per un ictus, si scopre che doveva essere arrestato

Finisce in ospedale, in gravi condizioni, a causa di un ictus e, una volta ricoverato, dagli accertamenti della Polizia emerge che nei suoi confronti doveva essere eseguito un ordine di carcerazione del Tribunale di

Teramo: protagonista della vicenda è un uomo di 63 anni, M.D.A., la cui ultima residenza nota è a Silvi (Teramo). Il 63enne è attualmente ricoverato all’ospedale di Pescara. Dopo l’ictus l’uomo è finito all’ospedale di Penne ( Pescara), ma a causa delle condizioni gravissime martedì sera è stato trasferito a Pescara, nel reparto di Rianimazione, dove è ora ricoverato in prognosi riservata. Gli agenti del Posto fisso di Polizia dell’ospedale del capoluogo adriatico, diretti dall’ispettore capo Roberto Piserchia, hanno avviato gli accertamenti ed hanno
appurato che al 63enne doveva essere notificato l’ordine di carcerazione. L’uomo deve infatti scontare sette mesi, pena sospesa, per truffa. I fatti sono avvenuti alcuni anni fa

Chieti, gratta e vince due milioni in tabaccheria: caccia al fortunato

Gratta e vince due milioni. E’ successo a Gissi (Chieti). Il Paperone ha lasciato la fotocopia del biglietto vincente con un ringraziamento. Così Livia Silvestri ha scoperto che la sua tabaccheria è stata baciata dalla Fortuna. La scoperta è stata fatta stamattina dalla negoziante di via Italia. Al di là del ringraziamento, non ci sono indizi sul fortunato giocatore. In paese ci si chiede se sia del posto o si tratti di un avventore di passagg

Chieti, pedinamenti e bonifica: così la banda rubava le auto di lusso

 

CHIETI. C’era chi pedinava i proprietari delle macchine di lusso fino a quando parcheggiavano; chi “disturbava” la chiusura elettronica con un dispositivo elettronico; chi era capace di sbloccare la centralina e far partire le macchine dal valore di oltre 100 mila euro che poi finivano nascoste nei garage dei palazzoni di Monza. L’inchiesta sul traffico di auto di lusso che martedì scorso ha portato a 15 arresti tra Monza, Milano e Bergamo toccando anche Chieti e Pescara racconta come si rubano le auto e dove finiscono. Secondo l’accusa, dei 17 indagati, due si muovevano anche tra Chieti e Pescara e uno, Alberto Mondanese, sarebbe tra le menti del gruppo: dava ordini anche durante un periodo di detenzione nel carcere San Donato di Pescara. Tra le vittime dell’organizzazione anche gli imprenditori teatini Walter e Luca Tosto: nel febbraio scorso, a Bergamo, proprio ai Tosto era stato rubato un Range Rover che gli indagati, al telefono, definivano «il mostro» per il suo equipaggiamento speciale.
L’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Monza rivela tutti i vari passaggi, dai furti al riciclaggio. Secondo l’accusa, i ladri pedinavano le macchine da rubare: Range Rover, Bwm, Audi e Jaguar. Un altro arrestato, Antonio Mondanese, fratello di Alberto, dice l’ordinanza di arresto, «veniva impiegato in veri e propri servizi di osservazione nei confronti dei proprietari delle auto che il gruppo aveva intenzione di rubare». Quando il proprietario parcheggiava l’auto e la chiudeva elettronicamente, i ladri entravano in azione con un dispositivo chiamato jummer: si tratta di un disturbatore che disattiva il telecomando dell’auto anche se all’apparenza la macchina sembra chiusa. Poi, con il proprietario ormai lontano, i ladri aprivano tranquillamente la portiera, collegavano una centralina alla presa di diagnosi e avviavano elettronicamente la macchina. Poi, con il dispositivo jummer sempre acceso per evitare la localizzazione della vettura via gps, la macchina veniva portata «in box adibiti a imbosco, posti ai piani interrati di vari complessi in maniera da rendere impossibile il funzionamento di eventuali antifurti». Cominciava, a questo punto, la pulizia dei veicoli e tra gli indagati c’è anche un elettrauto di Milano «in grado di procedere all’alterazione del computer di bordo delle Range Rover in maniera tale che dalla consultazione delle centralina principale non si potesse risalire, attraverso il codice del numero di telaio elettronico, al veicolo di provenienza delittuosa». Erano complicati i lavori di «bonifica» con la «rimozione» dei dispositivi di allarme e localizzazione satellitare; l’«azzeramento» delle centraline con la ricodifica generale; la «punzonatura» del telaio con l’«alterazione» dei numeri del telaio nelle varie parti delle auto; apposizione di targhe alterate o contraffatte, anche estere. Alberto Mondanese, dice l’accusa, «aveva la materiale disponibilità delle chiavi per l’apertura dei box di Monza dove erano nascoste le vetture». Poi, c’era la fase della vendita con gli intermediari: le vetture di solito finivano in Germania, Albania e Montenegro. Per vendere la macchina dei Tosto a un marocchino, Mondanese avrebbe ricavato circa tremila euro secondo le intercettazioni: «Sono disperato, per fortuna ho racimolato qualcosa, 3.100 euro».

Rigopiano, bloccate le donazioni per il piccolo Samuel Di Michelangelo che perse i genitori nella tragedia dell’hotel

Rigopiano, bloccate le donazioni per il piccolo Samuel Di Michelangelo che perse i genitori nella tragedia dell’hotel
„Le donazioni raccolte dal Comune di Osimo sono bloccate fino a quando il giudice non nominerà un tutore definitivo. Il piccolo perse i genitori nella tragedia di Rigopiano

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Rigopiano, bloccate le donazioni per il piccolo Samuel Di Michelangelo che perse i genitori nella tragedia dell’hotel „Dove sono finiti gli oltre 137mila euro raccolti dal Comune di Osimo (Ancona) per il piccolo Samuel, il bambino di 7 anni rimasto orfano nella tragedia di Rigopiano? I soldi raccolti risultano bloccati nel conto corrente aperto dal Comune in favore del figlio di Dino Di Michelangelo e Marina Serraiocco, i coniugi di Chieti tra le 29 vittime della tragedia del 18 gennaio scorso nell’hotel di Farindola dove il piccolo Samuel si era salvato assieme agli altri tre bambini che in quei giorni maledetti soggiornavano nel resort.

Gli amici di Osimo raccolgono fondi per Samuel

Il motivo? Quei soldi non possono essere utilizzati fino a quando il giudice non nominerà un tutore definitivo. Subito dopo la tragedia il fratello di Dino, Alessandro Di Michelangelo, venne nominato tutore provvisorio di Samuel.

La generosità dei tanti cittadini di Osimo, città dove la famiglia Di Michelangelo viveva da qualche anno, ma anche dei cittadini di tutta Italia che si sono mobilitati per il futuro del bimbo rimasto orfano deve fare i conti con la burocrazia. Fino a quando non verrà nominato un tutore definitivo il Comune di Osimo sarà garante delle somme raccolte fino alla loro erogazione.

Seppur in via provvisoria, il tutore legale è stato riconfermato dal tribunale dei minori di Ancona ma è cambiata la competenza territoriale della tutela, che è passata da Ancona a Chieti, dove il bimbo vive dalla scomparsa dei genitori.