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Era la dolce Kat in Casper, oggi è un’attrice famosissima: resterete senza parole!

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Era la dolce Kat nel famosissimo film Casper, oggi è un’attrice famosissima: resterete senza parole!

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Era la dolce Kat nel famosissimo film Casper, oggi è un’attrice famosissima: resterete senza parole! (Fonte Instagram)

Sono tantissimi gli attori che hanno mosso i primi passi nel cinema da bambini. Ricordate, ad esempio, la piccola Gertie, la sorella di Elliot nel film E.T.? Si tratta della famosissima attrice Drew Barrymore, che nella pellicola di Steven Spielberg aveva circa sei anni. Ebbene, oggi vi parleremo di un’altra piccola attrice, diventata famosa grazie ad uno dei film più amati da grandi e piccini.

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Parliamo di Casper, e nello specifico di Kathleen “Kat Harvey, la protagonista femminile del film fantasy del 1995. Ebbene, oggi l’attrice ha 41 anni ed è anche produttrice di serie tv di successo, oltre che mamma. Curiosi di vedere come è diventata? Siete nel posto giusto!

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Ricordate Kat del film Casper? Lì aveva poco più di 10 anni, ma oggi è un’attrice famosissima

Ha dato il volto a Kat in Casper ma gli occhi più attenti avranno notato che lei è anche la mitica Mercoledì della Famiglia Addams! Si, parliamo di Christina Ricci, che oggi ha 41 anni ed è un’attrice e produttrice di successo. Dopo il successo da ragazzina ( è stata anche la protagonista de Il mistero di Sleepy Hollow con Jhonny Depp nel 1999) l’abbiamo vista in numerosi film, ma anche in serie tv di successo come Ally Mc Beal e Grey’s Anatomy.

Oggi mamma di un bimbo nato nel 2014 dall’amore con James Heerdegen, siete curiosi di vedere come è diventata la protagonista di film che hanno segnato la nostra infanzia? Ecco alcuni scatti postati proprio da lei su Instagram:

(Fonte Instagram)

Eh si, sembra che il tempo non sia mai passato per Christina Ricci! E voi, sapevate che era proprio lei ad interpretare Kat in Casper e Mercoledì ne La Famiglia Addams?

E’ morto Ned Beatty, la notizia appena arrivata: doloroso lutto

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Lutto nel mondo del cinema, è morto Ned Beatty: la tragica notizia è appena arrivata.

Ned Beatty
E’ morto l’attore Ned Beatty: la notizia della sua scomparsa è giunta da poco ( fonte getty)

Una notizia arrivata da pochissimo, e che ha lasciato tutti spiazzati, purtroppo, un doloroso lutto ha colpito il mondo del cinema: E’ morto all’età di 83 anni Ned Beatty. L’attore si è spento nelle ultime ore. Ha recitato in numerose pellicole; la sua carriera ha inizio prima in teatro, fino ad approdare nel cinema nel 1972, con il film Un tranquillo weekend di paura.

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Impossibile dimenticare Ned Beatty, quando ha preso parte a film, quali: Nashville, Quinto Potere, Tutti gli uomini del presidente e Superman. Il suo talento l’ha portato davvero in alto, tanto da ricevere la candidatura all’Oscar come migliore attore non protagonista nel 1976. Purtroppo, l’artista si è spento e la notizia della sua morte è giunta stamattina.

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Lutto nel mondo del cinema, è morto Ned Beatty: la tragica notizia è appena arrivata

L’abbiamo conosciuto e amato grazie al suo talento, Ned Beatty ci ha letteralmente conquistati. La sua carriera ha, però, inizio dapprima in teatro, per poi passare, in seguito, al cinema, con il film Un tranquillo weekend di paura, nel 1972. I personaggi portati in scena sono stati tantissimi, e ad ognuno ha dato qualcosa di sè.

Lo ricorderemo, sicuramente in Nashville, Quinto Potere, Tutti gli uomini del presidente e Superman. E’ riuscito anche a ricevere la candidatura all’Oscar come migliore attore non protagonista nel 1976, con Quinto Potere, di Sidney Lumet. Questi sono solo alcuni dei successi in cui Beatty è stato presente, ma sono centinaia, infatti, l’attore ha preso parte nella sua lunga carriera, a più di centocinquanta film.

Purtroppo, Ned Beatty si è spento, l’attore è scomparso all’età di 83 anni, a Los Angeles. La notizia della sua scomparsa ha lasciato il mondo del cinema e tutto il mondo che tanto l’ha amato e apprezzato per il suo talento magnifico, decisamente scosso.

E’ morto Joe Lara, gravissimo incidente aereo: coinvolta anche sua moglie

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E’ morto l’amatissimo attore Joe Lara, in un gravissimo incidente aereo: la notizia è stata appena riportata.

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E’ morto Joe Lara, l’amatissimo attore cu lascia dopo un incidente aereo. Il dramma è avvenuto il 29 maggio

Una notizia terribile è appena arrivata, che ha scosso il mondo intero, appena si è diffusa: Joe Lara è morto in un incidente aereo, mentre si trovava insieme a sua moglie e ad altre persone. A quanto pare, stando alle prime notizie, nessuno è sopravvissuto. Lo jet in cui era partito il volo era un Cessna C501, e sembrerebbe essere precipitato nel lago Percy Priest, nel Tennessee.

Come abbiamo riportato, le squadre di soccorso arrivate sul posto hanno spiegato che tra le persone presenti sullo jet, nessuno ce l’ha fatta, in seguito allo schianto. Purtroppo, una terribile notizia arrivata nelle ultime ore, ma sembrerebbe che l’incidente sia avvenuto sabato 29 maggio.

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Morto Joe Lara, in un incidente aereo: insieme a lui anche la moglie

Nelle ultime ore non si parla d’altro, la terribile notizia si è prontamente diffusa, anche se, l’accaduto sarebbe avvenuto il 29 maggio, ma solo poche ore fa è stata resa nota. Joe Lara, l’amatissimo attore, ci lascia in seguito ad un incidente aereo, con lui anche sua moglie è rimasta coinvolta nel tragico accaduto, ed altre cinque persone.

I soccorsi arrivati sul posto hanno spiegato che lo schianto ha provocato la morte di tutti i presenti sullo jet. Il dramma è avvenuto nel Tennessee, dove l’aereo è caduto nel lago Percy Priest. Purtroppo, l’attore ci lascia all’età di 58 anni. Lo ricorderemo, sicuramente, per essere stato Tarzan, nella famosissima serie tv degli anni ’90. Il ruolo di protagonista l’ha reso celebre in tutto il mondo, ma la sua carriera non si è fermata certamente al ruolo appena citato.

Infatti, Lara ha interpretato altri numerosi personaggi, come in Armstrong, in Guerre Notturne, Gioco della morte, Ammutinamento del fuoco stellare, Estate del ’67, e in numerosi altri ancora. Purtroppo, l’attore non ce l’ha fatta, e nel tragico incidente è deceduta anche la moglie e altre 5 persone. Una notizia drammatica che ha scosso il mondo intero, che l’ha sempre amato e apprezzato.

Addio ad Isabella De Bernardi: è stata la ‘Fiorenza’ di Un sacco Bello

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Lutto nel mondo del cinema, è morta Isabella De Bernardi: l’attrice aveva solo 57 anni.

Isabella de bernardi
Si è spenta Isabella De Bernardi, la ragazza hippy del noto film Un sacco bello (fonte youtube)

Una notizia giunta nelle ultime ore, Isabella De Bernardi è morta all’età di 57 anni. Attrice che ha fatto la storia del cinema per aver interpretato la ragazza hippy di ‘Un sacco bello’. Una parte che l’ha vista affiancare Carlo Verdone.

La scena di cui parliamo è rimasta impressa nella memoria di molti, lei, insieme all’amato Verdone, appare come una ragazza audace, mentre è intenta a masticare con un continuo ripetersi una gomma. Il ruolo di ragazza Hippy le ha dato la popolarità, che a distanza di anni, tantissimi, non è mai passata. Purtroppo, la notizia della sua morte è arrivata proprio nelle ultime ore, e ha lasciato nel silenzio tutti.

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Morta Isabella De Bernardi, aveva solo 57 anni: è stata lei la ragazza hippy in Un sacco bello

Isabella De Bernardi è scomparsa all’età di 57 anni, la notizia è arrivata nelle ultime ore. La ricorderemo particolarmente per aver interpretato la ragazza hippy nel film Un sacco bello. Quella scena le ha donato una grande popolarità, lei appoggiata ad un divano, proprio dove è seduto Carlo Verdone, mentre è intenta a masticare una gomma, con grande strafottenza.

Ma l’attrice ha anche vestito altri numerosi ruoli, in Borotalco nel 1982, e ne Il bambino e il poliziotto nel 1989, e non solo, è stata anche presente in una serie italiana. La sua carriera è poi proseguita nel mondo del disegno e della grafica, passione che l’ha portata a divenire direttrice artistica.

Anche Carlo Verdone, sui social, ha espresso l’amarezza per la scomparsa di Isabella: “Oggi ci ha lasciato Isabella De Bernardi, la ‘Fiorenza’ di Un sacco bello…. Resterà sempre per me una cara amica, un’attrice che mi ha sempre esaltato, una persona spiritosa. Riposa in pace Isabella”, questo il messaggio dell’attore.

Sharon Stone Contro La Nuova Versione Estesa Di Basic Instinct

L’accavallamento nel film del 1992 è una delle scene entrate, a torto o a ragione, nella storia del cinema. Eppure, l’attrice aveva cercato di impedirne il montaggio. E ora vorrebbe evitare che uscissero ulteriori immagini spinte nella versione restaurata in 4k che sarà pronta per il 30esimo anniversario

Ci sono ruoli che dettano il passo di intere carriere. È il caso dell’enigmatica e sensuale scrittrice Catherine Tramell in Basic Instinct, che ha consacrato definitivamente Sharon Stone. Nonostante sia comparsa in numerosissimi altri film, e di recente anche nelle serie The New Pope e Ratched, resta inesorabilmente legata a doppio filo a quella parte, in particolare al tanto chiacchierato accavallamento. E di recente ha espresso perplessità per uno sfruttamento eccessivo del suo personaggio.

Da tempo, infatti, si parla dell’intenzione del regista Paul Verhoeven di distribuire la prossima estate una versione restaurata in 4k di Basic Instinct, a segnare il 30esimo anniversario della pellicola, uscita nel 1992. La nuova versione dovrebbe contenere scene inedite con protagonisti proprio Sharon Stone e Michael Douglas nei panni del detective Nick Curran, e pare che il tasso d’erotismo sarà ancora più alto dell’originale: “Hanno deciso di diffondere una versione XXX per il 30esimo anniversario”, ha dichiarato la protagonista, che ha anche aggiunto di non essere molto contenta di questa piega ancora più sensuale del film. “Ci sono nuove regole a tutela degli attori che sono state create, ma sono state fatte dopo che io, da giovane donna, ho girato quel film e dunque non valgono per me”.

In sostanza, Sharon Stone non può far nulla per evitare che alcune scene un po’ spinte dell’epoca vengano pubblicate ora a distanza di molti anni e senza il suo consenso. Anche quella originale, fra l’altro, era stata realizzata senza il completo assenso dell’attrice, che ha raccontato nella sua recente autobiografia, The Beauty of Living Twice, di non essere stata informata fino all’ultimo che la riprese delle sue parti intime sarebbero finite nel film e che ai tempi aveva tentato inutilmente di bloccare il montaggio. Ovviamente non ci è riuscita, e ha fatto la storia del cinema.

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Tutto Quello Che Bisogna Sapere Prima Di Guardare Army Of The Dead

Diretto da Zack Snyder di Justice League, è lo zombie movie che piacerà da morire ai fan dei cult di John Carpenter e degli horror dell’Asylum. Qui info, aneddoti e curiosità sull’action disponibile dal 21 maggio su Netflix È lo zombie movie in salsa splatter di Zack Snyder, dal 21 maggio su Netflix. Il celebrato regista di 300, Watchmen, Sucker Punch, dei più recenti film di Batman e Superman e del director’s cut di Justice League aveva esordito nel 2004 proprio con un horror, L’alba dei morti viventi, remake del cult di George A. Romero. Dopo il rifacimento, invero piuttosto fedele all’originale, Snyder ha meditato un ritorno al genere più fantasioso e personale, che ha preso forma sotto l’egida della piattaforma streaming. Army of the Dead è un mix di horror, fantascienza, azione e critica sociale con un ricco cast nel quale spicca l’attore-wrestler Dave Bautista de I guardiani della galassia. Nei panni dell’ex militare Scott Ward, deve recuperare, con una manciata di mercenari al suo seguito, un bottino milionario dimenticato nel caveau di un casinò di Las Vegas, il centro del regno degli zombie. Ecco tutte le altre informazioni, le curiosità e gli aneddoti su Army of the Dead (no spoiler).

1. La genesi Zack Snyder ha cominciato a mettere mano al progetto più di 10 anni fa, dopo aver girato L’alba dei morti viventi che l’ha divertito da matti. Allora si persuade di voler replicare l’esperienza senza le limitazioni imposte da un remake e decide una storia ispirata a 1997: Fuga da New York. Altre fonti a cui il regista dichiara di essersi rifatto sono Aliens, La cosa e Il pianeta delle scimmie. Il soggetto orbita intorno a una missione quasi impossibile che vede i protagonisti confinati in un luogo circoscritto infestato da zombi e da cui devono andarsene il prima possibile. Zach Snyder ritiene che il cinema di genere sia uno dei migliori mezzi di critica sociale, e sceglie come luogo dell’azione Las Vegas per tre motivi: è isolata (intorno c’è solo il deserto), è emblematica del consumismo come lo era il centro commerciale del capolavoro di Romero ed è la meta di consistenti immigrazioni ispaniche.

2. Gli zombie Ormai sono pochi i film e le serie che presentano zombie lenti e claudicanti: sempre più di frequente i morti viventi del cinema e della televisione sono resistenti, veloci e svegli. Snyder ha stabilito fin da subito di voler attrezzare Army of the Dead con una ricca, variegata e complessa mitologia, suddividendo le vittime del contagio in un esercito di zombie classici – più facili da abbattere – e un’élite di creature più furbe, scattanti e “organizzate” (come li definisce il personaggio di Lily nel trailer) guidate da un re che li governa ed è disposto a tutto per proteggere il suo regno e il suo branco. I morti viventi di Snyder non sono necessariamente la massa dei contagiati di un virus mutante: toccherà allo spettatore capire se le creature siano il frutto di un’arma biochimica, soldati cyborg, extraterrestri o altro ancora.

3. Il cast e i personaggi I membri della missione a Las Vegas sono parte di un gruppo eterogeneo, messo insieme da Scott Ward per soddisfare le richieste del ricchissimo proprietario di casinò e imprenditore Bly Tanaka (Hiroyuki Sanada de L’ultimo Samurai, Helix e Westworld). Tra questi spiccano la compagna d’armi di Scott Maria, la cacciatrice di tesori francese Lily, lo scassinatore nerd di casseforti tedesco Dieter, il mercenario filosofo Vanderohe (Omari Hardwick di Power), la venale e sarcastica pilota di elicotteri Marianne (Tig Notaro di Star Trek: Discovery), la star di Youtube Guzman e la sua amica Chambers (la versione di Znyder della leggendaria Vasquez di Aliens).

4. I prequel Army of the Dead è il primo capitolo di quella che si presenta come una saga horror potenzialmente in grado di proseguire negli anni. Snyder ha elaborato la mitologia che sottende al film con lo scopo di approfondirla con un prequel – di cui sono già terminate le riprese – e una serie animata. Army of Thieves è diretto, prodotto e interpretato da Matthias Schweighöfer, il quale riprende il personaggio dello scassinatore Dieter in un lavoro che narra la genesi di questo impiegato di banca di una filiale di provincia reclutato dall’Interpol per unirsi a una banda di criminali. Nel cast c’è anche Nathalie Emmanuel di Game of Thrones. Army of the Dead: Lost Vegas è invece il cartone in stile anime che riprende alcuni dei protagonisti – Ward, Kate, Maria, Marianne, Vanderohe – e descrive le prime fasi degli scontri tra soldati e zombie. Qui Zack Snyder avrà l’occasione per presentare le differenze tra morti viventi normali e alfa, e rivelare la natura del paziente zero.

5. A chi piacerà Army of the Dead è uno smaccato “omaggio” a John Carpenter, tanto da sembrare un mix tra Vampires – nel quale James Woods si reca in New Mexico con altri cacciatori per sterminare i vampiri guidati dal temibile Valek – e Fantasmi da Marte, in cui un gruppetto di umani viene assediato da una banda di marziani punk. Quindi, Army of the Dead piacerà ai seguaci del regista di Halloween e dei citati La cosa e Fuga da New York. Ai fan dei film dell’Asylum, invece, Army of the Dead sembrerà familiare, anche solo per la presenza della tigre (o meglio, delle tigri) zombie in un “personal favourite” di chi scrive, Zombie Apocalypse. A questo proposito: la tigre di Army of the Dead è animata in digitale, sebbene modellata su un animale reale (reperito a fatica dopo che la maggior parte dei rifugi per grandi felini si è rifiutata di fornirne una alla produzione), il che forse rinfrancherà gli animalisti scossi dal trailer.

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Nato Dalla Fox, Rifiutato Dalla Disney, Comprato Da Netflix: Genesi De La Donna Alla Finestra

Con Amy Adams e due premi Oscar (Gary Oldman e Julianne Moore), è finalmente disponibile in streaming il film di Joe Wright che un bel po’ di problemi e la vendita della sua casa di produzione stavano per condannare C’è una strage silenziosa che è stata molto poco raccontata: è quella dei film che la 20th Century Fox stava producendo, girando o aveva pronti per uscire nel momento in cui è stata comprata da Disney. Il suo era un catalogo vario non sempre in linea con il pubblico del nuovo padrone (molto “famigliare”), che si è preso ciò che poteva andare bene sotto il suo logo, come per esempio è stato per Jojo Rabbit o Le Mans ’66 – La grande sfida, e il resto l’ha abbandonato, se non proprio venduto. È stato quest’ultimo il destino de La donna alla finestra, che nasceva con un altissimo profilo. ma che aveva avuto anche qualche problema, e di cui Disney non sapeva davvero che fare.

Il paradosso è che La donna alla finestra è di Joe Wright (già stimatissimo per Espiazione e L’ora più buia) con Amy Adams protagonista e Gary Oldman e Julianne Moore nel cast, cioè due premi Oscar. Il titolo, tratto da un bestseller internazionale omonimo con il quale la 20th Century Fox voleva tentare la corsa ai premi del 2019, di colpo è diventato un peso per i nuovi proprietari, anche perché aveva dei problemi di comprensione. Cioè il pubblico sembrava non capirlo. Ogni film a Hollywood, prima che si possa dire fatto e finito, deve passare per un certo numero di proiezioni con un pubblico di prova scelto a caso, tramite le quali capire come viene ricevuto, se commuove o diverte abbastanza, se non offende nessuno, se può essere limato per rendere più potenti certe scene e, nel caso di questa storia, se si capisce. A seconda dell’esito lo si aggiusta al montaggio oppure lo si tiene così com’è.

La trama de La donna alla finestra ha a che vedere con una donna, appunto, che vive da reclusa in casa propria per scelta (tutto questo veniva scritto prima della pandemia) e che fa amicizia con i suoi vicini di cui a un certo punto testimonia l’omicidio. Da qui succede di tutto, perché la polizia non le crede e il marito della vicina sostiene persino che non sia vero, anzi mostra sua moglie viva, solo che la protagonista si accorge che è un’altra persona. Insomma, è una storia di inganni, un groviglione con sorpresa finale in cui la comprensione è essenziale. E dai primi test screening proprio quella mancava. Il film non si capiva. Regola vuole che se il montaggio del regista fallisce, allora lo studio prende le redini, e nel caso specifico ha ordinato di rigirare delle scene perché fossero più chiare.

È un incastro molto complicato quello della chiarezza. Perché il film si fonda sull’ambiguità e come sa chiunque si sia trovato di fronte a una fiction investigativa dei canali generalisti italiani, spiegare troppo è la condanna di qualsiasi complessità. Molto deve essere lasciato allo spettatore, però deve anche essere un mistero la cui soluzione sia alla sua portata. “Esiste una forma di piacere nel non sapere che cosa stia per succedere, ma al tempo stesso bisogna che il pubblico abbia delle certezze, devi guidarlo in un labirinto di paura e mistero”, è come lo stesso Joe Wright ha spiegato (o non spiegato) i cambiamenti a Entertainment Weekly.

L’affare è ancora più curioso se si considera che l’autore del romanzo Dan Mallory (che lo ha firmato con lo pseudonimo A. J. Finn), dopo una carriera nelle case editrici, in un recente articolo sul New Yorker ha ammesso che le molte voci secondo le quali per anni aveva mentito a tutti sugli argomenti più svariati (la propria salute, i suoi famigliari, il suo lavoro…) erano vere. Un truffatore compulsivo e seriale la cui fama esplode già al primo romanzo con la storia di una donna che reclusa in casa non sa se quello che ha visto sia vero o no, se sia al centro di una cospirazione oppure no.

Non solo, dunque, il film buono per una stagione degli Oscar viene spinto in avanti perché bisogna tornare sul set, ma per farlo bisogna anche aspettare che la protagonista sia libera (in quel momento Amy Adams era intenta a girare Elegia americana, altro titolo sfortunato). A questo punto arriva il nuovo proprietario, con questa patata per le mani che non ha nemmeno troppo interesse a portare agli Oscar, perché sarebbe in concorrenza con i film che Disney stessa aveva in mente di far gareggiare. Quando poi, a scene nuove finite e montaggio ultimato, arriva la pandemia e tutti i cinema chiudono i battenti, il lavoro entra nel limbo dei mai distribuiti al pari di molti altri.

In quel momento era successo che gli studios vedevano i profitti in crollo e nessuna possibilità di ricominciare a incassare per almeno un anno, mentre le piattaforme di streaming avevano davanti a sé un lungo periodo incontrastato. Così le seconde hanno cominciato a comprare dai primi i film che non avevano potuto distribuire. Disney stava per lanciare Disney+, ma chiaramente avere un contenuto così adulto, cupo e pieno di paura in una piattaforma che partiva all’insegna delle famiglie non era nei piani. La donna alla finestra allora è stato venduto ad agosto a Netflix, il quale ha le sue priorità e ha spostato, di nuovo, l’uscita al 2021. Adesso, questo film di Joe Wright finito nel 2019 e rimesso a posto nel 2020, venduto e poi programmato per il 2021, può essere finalmente visto.

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Army Of The Dead Rivisita E Reinventa Il Cinema Sugli Zombie

Non morti che dormono, motoseghe circolari e un caveau da svaligiare. Dopo le incerte incursioni nell’universo DC, Zack Snyder torna alle origini con un film godibile Zack Snyder ha un nome da difendere e una reputazione da tenere alta, come se fosse una sfida con se stesso a in ogni nuovo film alza di poco l’asticella di quel che si può fare con una scena d’apertura. È un segno di stile ricorrente a cui ha iniziato a dare una forma compiuta con Watchmen. In quel prologo c’era già tutto: un abbinamento musicale inatteso, il racconto di un antefatto e immagini al rallentatore curatissime. Nel discutibile Sucker Punch la scena d’apertura era l’unica cosa che si salvava e nella sua Snyder Cut della Justice League viene rimessa al suo posto una incredibile sequenza d’apertura. In Army Of The Dead (in uscita su Netflix il 21 Maggio) è Elvis, vista l’ambientazione, ad accompagnare la cronaca di come si sia diffusa l’epidemia, delle peripezie di una squadra armata fino ai denti per arginare gli zombie, le morti, le sofferenze ma soprattutto la scanzonata voglia di abbinare il dramma e la tensione all’eccitazione dell’azione.

Quello che in tanti altri film viene fatto con i cartelli iniziali, cioè le scritte che aprono il film raccontando un antefatto e informano il pubblico di ciò che deve sapere prima che la storia parta, Zack Snyder lo fa con le immagini e una sequenza che funziona esattamente come i migliori videoclip degli anni ‘90 e 2000 (unendo ad una storia raccontata senza parole un montaggio che non batte sul ritmo ma trova modi suoi di accoppiarsi al mood musicale). Scopriamo così che i morti viventi (che poi morti viventi non sono ma semplicemente dei contagiati da un morbo) sono stati bloccati dentro Las Vegas, la città circondata da container affiancati fino a formare un muro e il perimetro messo in sicurezza. Non senza perdite, morti e fughe rocambolesche. Chi ha lavorato a quell’operazione rischiosa ma necessaria ora però non se la passa bene.

In particolar modo Dave Bautista immenso paramilitare che gira piccoli hamburger in una caffetteria e non si parla con la figlia dopo essere stato costretto ad uccidere la madre morsa da uno zombie tra lacrime virili e coltelli giganti nel cranio. Un magnate gli chiederà di riunire quella squadra per soldi. Tantissimi soldi, rimasti nel caveau di un grattacielo di Las Vegas che qualcuno deve andare a prendere e portare fuori. Se la trama suona familiare non è un errore, è la stessa di Peninsula, film coreano di zombie concepito più o meno assieme a questo. Se solo a leggerla già qualcosa non vi torna pure non è un errore, occorre infatti rimuovere l’istinto di chiedersi come mai il gruppo debba andare a recuperare i soldi a piedi, attraversando una città contaminata, e non invece atterrare sul tetto del grattacielo in elicottero (che è la maniera in cui pianificano di andarsene). Non è un film proprio preciso e curato con il suo intreccio, lo si può intuire già dalle dimensioni della motosega circolare equipaggiata da uno dei membri che la storia è un pretesto per mettere persone in situazioni pericolose molto creative.

Da questo punto di vista Zack Snyder non delude. I suoi zombie sono un po’ diversi dai soliti, hanno le loro regole, hanno creato gerarchie una volta lasciati soli dentro Las Vegas e questo consente tante dinamiche diverse dal solito, come per esempio dover attraversare una folla zombie dormienti senza fare rumore per non svegliarli. Più che una vera storia l’avvicinamento al malloppo è una serie di stage da videogame, ognuno con le sue regole e le sue dinamiche di gameplay che vanno rispettate. E va benissimo così. Fin da quel prologo drammatico ed esilarante al tempo stesso Army Of The Dead dichiara il proprio intento leggero. Che non è frequente per Snyder fino ad ora noto per essere in grado di appesantire qualsiasi film con un carico di epica, gravitas e dramma.

Qui fa l’opposto, invece che lavorare sui toni plumbei e i colori scuri va alla ricerca del colore, delle risate e del piacere di esseri umani da macchietta presi da una storia assurda in uno scenario senza senso. Las Vegas devastata, tigri-zombie, un casinò da assaltare con un caveau da scassinare… Il tono è più quello delle commedie con rapina che quello degli zombie movie. E anche le parti più drammatiche, lasciate a Bautista (che però è abbandonato senza supporto e troppo non può fare), suonano come un pretesto, come le richieste di uno studio di produzione preoccupato di stare perdendo una parte del pubblico potenziale. Se quindi in passato Snyder ha dato di più e meglio, è pur vero che vederlo giocare un po’, cercare l’escapismo e sentirsi libero di manipolare con la maestria che possiede (addirittura è anche direttore della fotografia) qualcosa di noto, prevedibile e in fondo piacevolmente conosciuto, è un piacere.

Non sarà il film di zombie migliore mai fatto, né di certo il miglior film di Snyder. Ma è una piacevole variazione.

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365 Giorni 2 Film, Nel Cast Entra Simone Susinna: Chi è Nacho

Cinema Debutto da attore per il modello, ex naufrago dell’Isola dei Famosi ed ex fidanzato di Mariana Rodriguez

Pubblicato su 16 Maggio 2021

Sono iniziate le riprese di 365 giorni 2, sequel del fortunato film che ha reso popolare in tutto il mondo l’attore ed ex concorrente di Ballando con le Stelle Michele Morrone. La pellicola, tra le più viste su Netflix nel 2020 e nel 2021, è basata sull’omonimo romanzo di successo della scrittrice polacca Blanca Lipinska. La storia di Laura e Massimo andrà avanti con altri due film che dovrebbero uscire nel 2022 e nel 2023.

Nel cast del sequel entra un altro giovane attore italiano: Simone Susinna. Per il modello si tratta del suo debutto nel mondo della recitazione: da tempo sognava di diventare attore e finalmente è riuscito ad entrare in una produzione importante, che cambierà sicuramente la sua carriera.

Simone Susinna presterà il volto a Marcelo ‘Nacho’ Matos, uno spagnolo che metterà a repentaglio la storia d’amore tra Laura e Massimo, fulcro del primo film della saga. Ma chi è Nacho? In poche parole il rivale in amore di Massimo. Dopo l’incidente con il quale si era concluso il primo film, Laura e Massimo riescono a sposarsi e ad avere il loro bambino.

La vita di un boss malavitoso è però complicata e piena di insidie. Laura viene infatti rapita da Nacho, da tempo nemico di Massimo. La giovane deve fare i conti con questo nuovo dramma ma comincia a provare dei sentimenti piuttosto contrastanti per Nacho.

Insomma in 365 giorni 2 si svilupperà un vero e proprio triangolo amoroso che vedrà contrapposti Michele Morrone e Simone Susinna. Due sex symbol che, siamo sicuri, lasceranno senza fiato tutto il pubblico femminile.

Ma non è finita qui perché Laura deve fare i conti anche con il gemello cattivo di Massimo, Adriano, che vive a Londra e medita vendetta nei confronti del fratello che gestisce gli affari di famiglia dopo la morte del padre.

365 giorni 2 film: chi è Simone Susinna Simone Susinna è un modello classe 1993. Nato e cresciuto in Sicilia è diventato nel giro di pochi anni un modello molto apprezzato e stimato. Nel 2017 il debutto in televisione, all’Isola dei Famosi. Susinna si è classificato al secondo posto, dietro al vincitore Raz Degan.

Nel 2020 Simone doveva entrare nel cast della quinta edizione del Grande Fratello Vip ma ha preferito declinare l’invito di Alfonso Signorini. Al suo posto è stato così scelto Pierpaolo Pretelli. Susinna è noto agli appassionati di cronaca rosa per via della sua storia d’amore con Mariana Rodriguez.

Simone Susinna e Mariana Rodriguez erano a un passo dal mettere su famiglia ma a un certo punto la storia si è interrotta per via di alcune incomprensioni. Nell’estate 2020 la new entry di 365 giorni ha avuto un breve flirt con la modella spagnola Ana Moya.

Chi è Luca Pertino? il coprotagonista di “NUNS AN ITALIAN HORROR story”

Luca Pertino è un attore cinematografico italiano, nasce a Bari il 19/10/1982 inizio la sua prima esperienza cinematografica con il cortometraggio Le mani in faccia di Daniele Basilio per la RAI cinema avendo come attore protagonista Riccardo Scamarcio , per poi proseguire con un secondo cortometraggio dal titolo LONG SHOT di Andrea Di vagno come Killer. Partecipa a Take me out programma noto di Real Time come Concorrente fisso e sosia di Jhonny Depp, e sempre su Real Time come attore protagonista nel programma TV Alta Infedelta’. Viene nominato da Striscia la Notizia condotto da Michelle Hubziker e Ezio Greggio, come il sosia più somigliante in Italia del grande Attore Americano JOHNNY DEPP. Partecipa al cortometraggio SE VI PICCHIA NON VI AMA nella parte di Alberto , con il regista Cosimo Scialpi. Nel 2020 partecipa con un ruolo speciale nel film Sesso ed altri inconvenienti con il regista Giorgio Serafini nella parte del Ragazzo di uno dei protagonisti Giuseppe Zeno. Nel 2021 Esce su Amazon il suo 2 lungometraggio dal titolo NUNS AN ITALIAN HORROR STORY di Giovanni Aloisio uno dei pupilli di Dario Argento nella parte del Venditore di libri, ruolo molto determinante nel Film.
Attualmente è impegnato Nelle riprese del nuovo Film/serie tv preso dal romanzo di Anna maria Sandra Petrelli IO CONFESSO STANZA 23 come attore , regia di Cosimo Scialpi.