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Migranti, la Mare Jonio a Lampedusa nonostante il divieto. Salvini: “E’ favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”

La nave italiana con 49 migranti a bordo disobbedisce all’alt della Guardia di Finanza che sale a bordo: “Siamo in pericolo di vita, insensato non attraccare”. La Guardia Costiera autorizza il punto di fonda. Il sindaco dell’isola: “Li accogliamo, il porto è aperto”di GIORGIO RUTA (A BORDO DELLA NAVE MARE JONIO)

La Mare Jonio, la nave italiana del progetto Mediterranea che ieri ha salvato 49 migranti a largo della Libia, è a ridosso di Lampedusa. La Gdf è salita a bordo e il sindaco di Lampedusa Totò Martello dice che i porti non sono chiusi e i 49 migranti sono i benvenuti. E l’ex sindaco Giusi Nicolini aggiunge: “La circolare Salvini è un’oscenità giuridica”. Questa la situazione poco prima delle 9 dopo una mattinata cominciata all’alba in modo concitato. Mentre Matteo Salvini a SkyTg24 dice: “La nave non entra in porto”. E aggiunge: “Questo non è un salvataggio ma favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. O c’è l’autorità giudiziaria, che prescinde da me, che riterrà che questo non sia stato un soccorso, perché mi sembra evidente in base agli elementi certi e ad altri che sono oggetto di approfondimento che c’è un’organizzazione che gestisce, aiuta e supporta il traffico di esseri umani, oppure il ministero dell’interno non indica nessun porto”.

E Di Maio: “Non sarà un nuovo caso Diciotti”. La Mare Jonio chiede l’evacuazione di un migrante che ha una sospetta polmonite mentre Casarini fa un appello: “Siamo a pochi metri da Lampedusa, sarebbe strano non attraccare qui”.

Migranti, la Mare Jonio a Lampedusa nonostante il divieto. Salvini: "E' favoreggiamento dell'immigrazione clandestina"

La Mare Jonio a ridosso di Lampedusa e la Gdf che sale a bordoCondividi  

Momenti di grande tensione tra la nave Mare Ionio, battente bandiera italiana, del progetto Mediterranea, e la Guardia di Finanza. E alla fine, qualche minuto dopo le 7, la Guardia Costiera autorizza un punto di fonda e la nave si dirige a ridosso a di Lampedusa dove arriva circa alle 7.30 e si ferma lì, a un miglio e mezzo dal porto. Poco dopo le 8 la Gdf sale a bordo della nave. Il giornalista di Repubblica a bordo dell’imbarcazione conferma che la Gdf ha vietato via radio l’ingresso nelle acque territoriali, quindi la Mare Jonio avrebbe trasgredito. L’imbarcazione, scortata da due unità militari, si trovava con una cinquantina di naufraghi (di cui uno in gravi condizioni) e dieci dell’equipaggio in balia del mare forza 7 a un’ora da Lampedusa, circa 10 miglia. Per questo l’ordine è stato disatteso dal capitano della nave.

“Non ci fermiamo, siamo in pericolo di vita”. La Mare Jonio risponde all’alt della Guardia di Finanza

Spiega Luca Casarini, capo missione, a Repubblica: “Abbiamo fatto presente che siamo in una situazione di emergenza con onde alte tre metri, 50 naufraghi a bordo oltre l’equipaggio. Dobbiamo mettere in sicurezza la vita delle persone per questo stiamo andando a ridossare verso l’isola di Lampedusa”. Ecco l’audio dello scontro tra i finanzieri e la nave con i migranti naufraghi: “Rimorchiatore Mare Ionio da pattugliatore guardia di finanza Paolini, vi intimiamo l’alt, fermate le macchine, arrestate i motori”. Risponde il capitano della Mare Jonio: “Non possiamo arrestare nessuna macchina, qui siamo in pericolo di vita comandante, ci sono tre metri di onda”. “Siamo in condizioni di pericolo di vita”, ripete
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fonte repubbica.it

«Nadia Toffa è morta», la Iena bresciana risponde su Twitter

«Nadia Toffa è morta. Non ce l’ha fatta». Un sito pubblica la notizia che nessuno vorrebbe leggere e di condivisione in condivisione si sparge l’allarme per le sorti della giovane conduttrice delle Iene che da mesi lotta contro un tumore.

Ma è una notizia falsa, divulgata da un sito di fake. È la stessa Nadia a rassicurare i suoi fan dal suo profilo Twitter condividendo un post de La Stampa di Torino che punta il dito contro il sito di fake lastampatv.it: «Grazie mille, questi fake devono sparire dalla 

E il quotidiano torinese precisa: «Da mesi abbiamo chiesto alle autorità di bloccare lastampatv.it perché diffonde fake news con una grafica simile al nostro sito. Ieri ci ha attribuito un odioso articolo su NadiaToffa, che è del tutto falso. A Nadia un grande abbraccio e tutta la nostra solidarietà!».

Anche la nostra trasmissione Messi a fuoco si era concentrata, solo ad ottobre, sul far west che si scatena in rete quando si prendono di mira le persone più fragili.  

Incidente via Cassia: morto un uomo di 31 anni all’Olgiata „Incidente sulla Cassia: perde controllo dell’auto, muore trafitto da guardrail“

Incidente via Cassia: morto un uomo di 31 anni all’Olgiata
„L’impatto è avvenuto all’altezza dell’ingresso nord con l’Olgiata. Sul posto la Polizia Locale di Roma Capitale, i Carabinieri e i Vigili del Fuoco“

Incidente via Cassia: morto un uomo di 31 anni all’Olgiata

morto sul colpo un uomo di 31 anni, rimasto vittima di un incidente stradale in via Cassia, all’altezza del civico 1961. E’ successo all’altezza del ponte dell’ingresso nord con l’Olgiata. La tragedia è avvenuta intorno alle 22:40 circa di sabato 9 marzo con la strada rimasta chiusa da Olgiata Golf Club a Le Rughe, fino alle 8 del mattino di oggi, domenica 10 marzo, per la pulizia del manto stradale. 

Sul posto i Carabinieri della Compagnia Cassia, i Vigili del Fuoco, che hanno estratto il corpo senza vita del giovane dalle lamiere, e la Polizia Locale di Roma Capitale per i rilievi scientifici del caso, con i gruppi Montemario e Cassia, e per la rimozione del veicolo.

Secondo una ricostruzione il conducente dell’auto, una Daihatsu trevis, ha perso il controllo e aderenza sull’asfalto finendo contro il guardrail. Il divisore stradale, probabilmente a causa dell’alta velocità, ha distrutto la parte frontale della vettura.

A causa dell’impatto il 31enne è morto sul colpo. A chiarire l’esatta dinamica dell’incidente mortale, però, saranno solamente le indagini della Polizia Locale. Nel sinistro non sono rimasti coinvolti altri veicoli. La salma del giovane è stata affidata all’Autorità Giudiziaria.“

FONTE: http://www.romatoday.it/cronaca/incidente-stradale/morto-via-cassia-cosa-e-successo.html
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Manovra, un miliardo di tagli ai ministeri. E Di Maio: “Azzerare il finanziamento ai giornali”

Le previsioni dei dicasteri ritenute insufficienti: caccia ai risparmi, a partire dalla Difesa. Intanto il ministro dello Sviluppo torna ad annunciare la cancellazione di fondi all’editoria (che in realtà non ci sono più da anni e che Repubblica non prende) e rilancia la riduzione dei costi della politica


ROMA – Nel tentativo di far quadrare i conti della manovra, il  governo ha chiesto un piano di risparmi ai ministeri che dovrebbe essere pronto entro domani. L’intenzione del vicepremier Luigi Di Maio e della viceministra Laura Castelli, a caccia di coperture per le misure previste nella nota di aggiornamento al Def, è di reperire un miliardo di euro.

 Il taglio più consistente dovrebbe essere quello alla Difesa, vecchio pallino dei 5 stelle che promettevano di annullare molti programmi, tra cui quello degli F35. Dal ministero di Elisabetta Trenta dovrebbero arrivare quasi 500 milioni di euro, grazie al blocco di un programma ancora top secret, all’annullamento del progetto del “Pentagono italiano” e alla cancellazione di un altro programma che valeva 40 milioni. Gli altri 500 milioni dovrebbero riguardare Infrastrutture, Giustizia e Salute.

Ma intanto Di Maio, che in serata ha riunito i ministri 5Stelle, è tornato alla carica sul taglio dei fondi all’editoria e sulla riduzione dei costi della politica. Ha chiesto con forza di inserire nella manovra il progressivo azzeramento dei finanziamenti pubblici ai giornali e il taglio dei costi della politica  eliminando il più possibile gli sprechi esistenti: auto blu e voli di Stato in primis. “Sono le nostre battaglie ed è ciò che abbiamo promesso agli italiani”, ha detto Di Maio. Finanziamenti pubblici che Repubblica (come gli altri grandi giornali) non prende. In realtà infatti sono stati cancellati – con l’eccezione delle cooperative giornalistiche – dalla riforma approvata nel 2012 ma il vicepremier torna ciclicamente su questo storico cavallo di battaglia della campagna elettorale dei 5Stelle.

La Manovra, Conte: “Deficit al 2,1% nel 2020 e 1,8 nel 2021”

Correzione bis sulle stime dopo la reazione dei mercati e le critiche dell’Unione europea. Per il 2019 il deficit resta al 2,4%. Lega e M5s: 20 miliardi per le misure, ma nessuna indicazione sulle coperture. La ministra alla Salute Grillo: “Un miliardo in più al fondo sanitario nazionale”


ROMA – Dopo le tensioni sui mercati dei giorni scorsi e le polemiche con l’Unione Europea, il governo rivede i numeri del deficit per i prossimi anni, lasciando al 2,4% quello per il 2019. La nota di aggiornamento al Def prevederà un rapporto deficit/Pil “al 2,4% nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021”, ha spiegato il presidente del Consiglio nella conferenza stampa di mercoledì sera che si è conclusa senza domande da parte dei giornalisti presenti. Il rapporto debito/Pil, ha spiegato Conte, è stimato in calo “dall’attuale 130,9% a sotto il 130% nel 2019 e al 126,5% nel 2021”, anche se l’esecutivo non ha comunicato i numeri precisi relativi alle stime sulla crescita per il 2019, 2020 e 2021 e all’inflazione.

“Avevamo promesso di aumentare il tasso di crescita e volevamo eliminare il gap con l’Europa e avevamo detto che avremmo ridotto il rapporto debito/Pil. Con questa manovra noi arriveremo a dimezzare il gap, tra il tasso di crescita italiano e il tasso di crescita europeo nel primo anno, nel 2019”, ha proseguito Conte. “Per quanto riguarda il debito scenderemo di oltre 4 punti percentuali, negli ultimi 3 anni è stata di 0,6%”, ha aggiunto il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Al vertice di Palazzo Chigi hanno partecipato oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro all’Economia Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e i sottosegretari Giancarlo GiorgettiLaura Castelli Massimo Garavaglia. Il ministro della Salute Giulia Grillo ha annunciato che “non ci saranno tagli alla sanità. Il fondo sanitario nazionale aumenterà di oltre un miliardo. Stiamo rimodulando la spesa pubblica per trovare nuove risorse per il settore”.

Conte: “La disoccupazione scenderà al 7-8%”

Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha parlato della parte che riguarda le imprese e il lavoro. Il piano di investimenti che accompagnerà il Def “è importantissimo, aiuterà soprattutto le imprese”, ha detto. Le misure fondamentali volute dal governo, tra queste il reddito di cittadinanza e il fondo dei truffati dalle banche, “verranno finanziate nel 2019, 2020 e 2021”., ha detto ancora Di Maio. “Nel 2019 tante persone potranno andare in pensione e tante troveranno lavoro con il programma di assunzioni che nascerà anche grazie al piano di investimenti”. Le misure volute dal governo, rivendica Di Maio, sono “il cuore di una legge di bilancio che, invece di far pagare i cittadini, ripaga i cittadini delle ruberie e degli sprechi del passato”.

“Ci tengo a sottolinearne tre degli impegni presi con gli italiani e che saranno in questa manovra: il superamento della legge Fornero, che vedrà la possibilità, non l’obbligo, di andare in pensione con alcuni anni di anticipo rispetto alla vigliacca riforma Fornero, senza alcuna penalizzazione”, ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Il secondo è la flat tax, un’aliquota fiscale fissa al 15% per le partite Iva – aggiunge – e per quel che concerne il mio ministero, un piano di assunzioni straordinario di donne e uomini per garantire più sicurezza nelle strade del nostro Paese”. Per il segretario leghista “sono 3 aspetti che ci tenevo a sottolineare delle misure che sono in questa bella e coraggiosa manovra”, conclude. Per la riforma della legge Fornero in campo 7 miliardi.

“Con queste misure abbiamo previsto che anche il tasso di disoccupazione tenderà a scendere nelle nostre previsioni, attestandosi ragionevolmente intorno all’8 se non al 7% nel triennio”, ha assicurato Conte.

La misure della manovra e il nodo coperture

Reddito di cittadinanza, flat tax e riforma delle pensioni saranno dunque al centro della prossima legge di bilancio, con un budget a disposizione di 20 miliardi, secondo quanto hanno riferito fonti della Lega e del M5s anche se non sono state ancora rivelate le necessarie coperture: il solo extra-deficit basta per coprire una serie di spese ‘obbligate’ e poco altro.

Così come resta una incognita la ‘clausola’ sulla spesa da tagliare in caso non si raggiungano gli obiettivi di crescita, che hanno fatto circolare l’ipotesi che le misure chiave possano essere introdotte in via ‘sperimentale’, in modo da non incidere sul deficit strutturale e da poter essere rivalutate alla luce delle risorse effettivamente disponibili il prossimo anno.

Dopo un balletto sulle cifre e dichiarazioni contrastanti, Lega e M5s hanno diramato un comunicato comune per far sapere che “le misure del contratto di governo per il rilancio economico del paese, reddito di cittadinanza, riforma Fornero, introduzione flat tax, assunzione straordinaria forze dell’ordine che saranno contenute, tra le altre, nella prossima manovra partiranno all’inizio del 2019 e saranno finanziate con una copertura di circa 20 miliardi di euro, 10 reddito di cittadinanza, 7 Fornero, 2 flat tax, 1 assunzioni straordinarie. Domani il governo presenterà il def in Parlamento”.

Meno tasse per le partite Iva 

Matteo Salvini ha detto che la riforma della legge Fornero consentirà di uscire in anticipo – “senza penalizzazioni, senza paletti, senza limiti, senza tetto al reddito” – a ” 400 mila persone”. La flat tax per le partite Iva sarà al 15% fino a 65mila euro, con una seconda aliquota al 20% sul reddito aggiuntivo fino al 20% che potrebbe arrivare però solo l’anno successivo, previo via libera Ue. Confermata anche la mini-Ires sugli utili reinvestiti in azienda per assunzioni e macchinari.

Dal Movimento fanno invece sapere che reddito e pensione di cittadinanzaavranno a disposizione 9 miliardi (in parte forse conteggiando anche i 2,6 miliardi già a bilancio per il Rei) più un miliardo per i centri per l’impiego. E il nuovo strumento dovrebbe partire, secondo Di Maio, entro i primi tre mesi dell’anno. Il vicepremier M5S conferma anche il miliardo e mezzo per risarcire i risparmiatori vittime dei crack bancari e annuncia un taglio “alle agevolazioni delle banche” che potrebbe tradursi in una riduzione della deducibilità degli interessi passivi.

Il ministro della Sanità, Giulia Grillo, ha annunicato che “per la prima volta non ci saranno tagli alla Sanità, aumenterà il fondo sanitario nazionale di oltre un miliardo e stiamo rimodulando la spesa pubblica per trovare nuove risorse per il settorè”.

Tagli per finanziare il reddito: il piano M5S, dubbi della Lega

La caccia ai tagli per finanziare il reddito di cittadinanza qualora non fosse la crescita a farlo, continua. Le riunioni in notturna a palazzo Chigi per scrivere il Def hanno sinora avuto il pregio di non risentire degli umori dei mercati. Invece oggi si cambia e la convocazione è per l’ora di pranzo.
«Tutti insieme avanti determinati con gli impegni presi», ha twittato ieri sera il presidente del Consiglio Conte pubblicando la foto del tavolo della riunione. Squadra vincente non si cambia, sembra sottendere il premier che oggi rimette intorno al tavolo i ministri Tria, Di Maio, Salvini e Moavero, i sottosegretari Giorgetti, Garavaglia e Castelli. L’impegno, ribadito ieri dal vicepremier Di Maio, è di consegnare oggi in Parlamento il Def ma i problemi sono ancora tanti e molti sul lato della caccia alle risorse per realizzare contemporaneamente le misure promesse dalla Lega e quelle assicurate dal M5S. Ieri sera nessuno ha messo in discussione le riforme dell’altro. Ma nella Lega si segue con molta attenzione la modulazione del reddito di cittadinanza che sta provocando fortissime tensioni nell’elettorato del Nord. Il problema di trovare i soldi resta sulle spalle del ministro dell’Economia Tria, e non è facile malgrado quel rapporto deficit-pil al 2,4% che neppure il governo sovranista austriaco – presidente di turno della Ue – sembra disposto avallare.

LE FORBICI
La maggioranza giallo verde intende però tirare dritto e ieri sera Di Maio lo ha ribadito pur aprendo ad una concessione. Ovvero, tenere fermo il 2,4% nel primo anno e poi garantire una discesa del debito grazie ai tagli del «team mani di forbici», come lo chiamano a palazzo Chigi. Quindi non più 2,4% sino al 2021, ma solo per il 2019 e poi in lenta discesa grazie all’aumento della crescita o a tagli della spesa. Una mano tesa all’Europa che non è detto basti, ma Di Maio e Salvini – malgrado l’obiettivo finale sia diverso – puntano molto sul voto di maggio e su un cambio netto della governance dell’Europa e dell’euro. Sottovalutando, forse, che Juncker potrebbe non esserci più, ma le regole europee ci saranno ancora e che, soprattutto, ognuno è sovranista a casa propria. Il problema è dove tagliare, ora e in futuro. Su questo ieri sera si è conclusa la riunione che per Tria ha comunque rappresentato la prima boccata d’ossigeno dopo giorni di apnea. D’altra parte la vertiginosa salita dello spread, le performance negative della borsa e il costo quasi triplo delle polizze che proteggono dal rischio default dell’Italia, non fanno dormire sonni tranquilli a palazzo Chigi.

Ovviamente ogni dichiarazione in questo momento fa muovere su o giù l’asticella, ma ancora peggio sarebbe se il ministro Tria dovesse lasciare il governo nel bel mezzo della manovra. Una prospettiva sempre smentita dal diretto interessato, il quale ieri ha raccontato il senso dei colloqui avuti a Lussemburgo dai quali si capisce che di fatto ci sarebbero da parte della Commissione Ue meno chiusure di quello che sembra.Tria da ieri sera è tornato quindi ad essere – agli occhi di Conte e dei due vicepremier – l’unico in grado di avere le password per convincere la Commissione a non rimandare indietro la manovra.

La prima parola d’ordine è investimenti, chiodo fisso del ministro Savona, che ieri era a Strasburgo dove ha incontrato il presidente Tajani. La seconda sono tagli alla spesa improduttiva che a Bruxelles piacciono e che Di Maio ha promesso. L’altro passaggio, per rendere più potabile la manovra, è rendere il reddito di cittadinanza uno strumento non per fannulloni ma per veri poveri. In buona sostanza si cerca di infiocchettare il tutto in maniera diversa affinché la manovra non sembri un dito nell’occhio della Commissione che peraltro – e su questo si conta anche a palazzo Chigi – ha con la Brexit problemi forse maggiori.

Rapito in Niger sacerdote italiano, impegnato contro l’infibulazione

Padre Pierluigi Maccalli era appena rientrato dall’Italia nella diocesi di Niamey. Secondo i missionari i sequestratori sarebbero jihadisti. Il religioso operava nel sociale ed era attivo nell’aiuto alle giovani vittime di pratiche di mutilazione sessuale. Indaga la Procura di Roma


NYAMEI – Un missionario italiano, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle missioni africane (Sma), “è stato rapito la notte scorsa da presunti jihadisti” in Niger. La notizia è stata riportata dall’agenzia Fides che cita padre Mauro Armanino, missionario a Niamey, secondo cui da qualche mese la zona in cui è stato rapito “si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso”. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per terrorismo. Le autorità nigerine, pur dichiarando di non essere state a conoscenza della presenza di Maccalli nella regione, hanno assicurato di aver avviato indagini per ottenere la sua liberazione. Il ministro degli Esteri Moavero sta seguendo la vicenda, in stretto contatto con i familiari del sacerdote e – afferma la Farnesina in una nota – “l’Ambasciata d’Italia a Niamey ha formalmente chiesto alle autorità locali di dare assoluta priorità alla rapida soluzione della vicenda e in ogni caso di evitare iniziative che possano mettere a rischio l’incolumità di padre Maccalli”.

Sacerdote italiano rapito, quando nel 2009 raccoglieva fondi per il Niger

Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey.  L’uomo è “stato rapito a Gourmancè durante la notte da un gruppo di persone che hanno fatto irruzione nella sua abitazione e lo hanno portato via su una moto, hanno preso anche il suo computer, il cellulare e il computer delle suore”. Lo ha raccontato all’AGI padre Luigino Frattin, responsabile provinciale della Società missione africane di cui Maccalli fa parte. “Con lui c’era solo un confratello indiano che ha fatto in tempo a nascondersi”, aggiunge Frattin che spiega che il missionario si trovava in una zona, al confine con il Burkina Faso, dove “vivono poche persone e tra un insediamento e l’altro ci sono decine di chilometri”. Maccalli era rientrato venerdì 7 settembre in Niger, dopo un periodo di vacanza in Italia. “Non aveva espresso particolari preoccupazioni anche se la zona è sempre più calda”, racconta ancora Frattin. “I sacerdoti erano comunque sempre prudenti, non uscivano mai di notte. E dopo il rapimento, abbiamo chiesto anche agli altri confratelli di recarsi a Niamey”.

Da tempo, dice l’agenzia Fides, il religioso lavora nell’area unendo evangelizzazione e promozione umana. “Attento alle problematiche legate alle culture locali, aveva organizzato incontri per affrontare temi e contrastare pratiche legate alle culture tradizionali, tra le quali anche la circoncisione e l’escissione delle ragazze, attirandosi anche una certa ostilità”. Questo, secondo fonti locali citate dall’agenzia, potrebbe essere uno dei moventi per il rapimento del missionario, giunto una settimana dopo il suo rientro da un tempo di riposo in Italia.

La missione cattolica dei padri Sma si trova in zona Gourmancé (Sud-Ovest) alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30mila abitanti. La missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

Migranti, 184 sbarcati a Lampedusa. Il Viminale: “Malta ha scaricato il problema sull’Italia”

Erano a bordo dei sette barchini fotografati ieri in acque maltesi. Era stato lo stesso Salvini a darne notizia, dicendo che non li avrebbe fatti arrivare in Italia


Alla fine sono sbarcati tutti a Lampedusa. In 184. Nonostante la promessa del ministro Matteo Salvini, che ieri su Facebook aveva annunciato che non avrebbe fatto arrivare in Italia i migranti intercettati da un aereo in ricognizione nel Mediterraneo, i sette barchini hanno beffato tutti e sono arrivati a Lampedusa

Ieri era stato lo stesso Salvini a postare su Facebook la foto di una delle imbarcazioni fotografate mentre erano in acque maltesi. E ancora una volta, dopo il caso Diciotti, Salvini aveva richiamato Malta, intimando all’isola di intercettare le imbarcazioni. Richiesta respinta ieri sera dal premier maltese, che ha ricordato come le imbarcazioni, che non avevano bisogno di soccorso, stavano solo transitando dalle acque maltesi e dunque non sarebbero state fermate.

E cosi è stato. Nel giro di poche ore i 184 migranti a bordo dei sette barchini, probabilmente partiti dalla Tunisia, sono arrivati a Lampedusa.

“Malta, per l’ennesima volta, ha scaricato il problema sull’Italia”, dicono fonti del Viminale. Il ministero dell’Interno, stando a quanto si apprende, sta lavorando a “soluzioni innovative ed efficaci” per gestire questi arrivi.

Violenza sessuale su due quattordicenni al Collatino: condannati a 6 e 5 anni a Roma

Condannati a 6 anni di carcere Mario Seferovic e a 5 anni e sei mesi Bilomante Maikon Halilovic, i due ventenni accusati di violenza sessuale di gruppo(aggravata dalla minorata difesa) ai danni di due 14enni avvenuta il 10 maggio del 2017 in un boschetto nella zona del Collatino, periferia est di Roma.

Lo ha deciso il gup Maurizio Silvestri al termine del processo svolto con il rito abbreviato. Per i due il procuratore aggiunto Maria Monteleone aveva sollecitato una condanna a 10 anni. Il giudice ha inoltre disposto una misura di sicurezza di 1 anno a carico dei condannati da applicare al termine della pena. I due dovranno informare le autorità di pubblica sicurezza dei loro spostamenti.

Le due ragazzine avevano conosciuto uno dei due, Mario Seferovic, 21 anni, su un social network. Seferovic è stato arrestato il 3 novembre scorso insieme a Maicon Halilovic con l’accusa di aver stuprato e sequestrato le ragazze.

I condannati furono arrestati dai carabinieri alcuni mesi dopo il fatto, nel novembre dell’anno scorso. Le indagini portarono alla luce una azione che per il gip fu compiuta con “con estrema freddezza e determinazione” unite ad “una assoluta mancanza di scrupoli e a una non comune ferocia verso le vittime”.

In base a quanto accertato, inoltre, dopo la violenza Seferovic ha contattato “la madre di una delle ragazze, forse anche per appurare se le vittime avessero rispettato la consegna del silenzio”.  La denuncia fu presentata alcuni mesi dopo. Le ragazzine hanno raccontato agli inquirenti che Seferovic ha corteggiato una delle due, conosciuta su Facebook, per alcune settimane e poi le ha chiesto di uscire invitandola a portare anche una sua amica, assicurando che lui avrebbe fatto lo stesso.

All’appuntamento, fissato nel tardo pomeriggio del 10 maggio, la ragazza si è presentata con un’amica. Secondo quanto raccontato dalle due minorenni l’incubo sarebbe durato circa un’ora: legate ad un recinto con delle manette che avevano portato i due ragazzi, le giovani hanno dovuto subire le violenze. Al termine dello stupro furono gli stessi aggressori a lasciare andare le due minacciandole di non raccontare niente a nessuno.

Libia, truppe ribelli all’assalto di Tripoli: “200 morti”. Via i diplomatici italiani. La Farnesina: “Ambasciata resta aperta”

Caos nella capitale, Haftar stringe lo spazio di Serraj che ha proclamato lo stato d’emergenza. Circa 400 detenuti fuggiti da un carcere. La Farnesina: “Ambasciata aperta, ma presenza più flessibile”


Tripoli è piombata di nuovo nel caos. Le truppe ribelli del generale Haftar si sono lanciate all’assalto della capitale della Libia dove il consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj, sostenuto dall’Onu, è stato costretto alle misure di emergenza. Dopo una settimana di combattimenti violenti, la Settima Brigata, protagonista dell’attacco che in una settimana è costato la vita, secondo il Corriere della Sera, ad almeno 200 persone e ha provocato centinaia di feriti, avanza da sud e punta al centro della città, senza nessuna intenzione di fermarsi. Il governo parla di “attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio”. L’obiettivo dei miliziani – sempre secondo il consiglio – “è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica” cancellando “gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese”. Circa 400 detenuti sono fuggiti da un carcere ad Ain Zara, approfittando della confusione, semplicemente forzando le porte. Molti dei detenuti del carcere di Ain Zara sarebbero sostenitori dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, condannati per le violenze durante la rivolta del 2011.

Sarraj ha passato la domenica protetto (per non dire asserragliato) nel suo quartier generale in una base navale incontrando ministri e responsabili militari, ai quali ha affidato i piani per ristabilire l’ordine. Si cerca di negoziare una nuova tregua, l’ennesima. Sarraj ha dato mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud.

Che la situazione di crisi come non succedeva da tempo e che la tensione sia altissima lo dimostra il fatto che diversi diplomatici che lavorano all’ambasciata d’Italia a Tripoli sono stati evacuati. Detto con il linguaggio della Farnesina, l’ambasciata “resta operativa – spiegano fonti qualificate all’agenzia Ansa – ma con una presenza più flessibile, che si sta valutando sulla base delle esigenze e della situazione di sicurezza”.

I miliziani hanno annunciato l’imminente assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre perché vi sorge il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 i prigionieri massacrati a colpi di granate. La Brigata “continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata”, ha tuonato il leader Abdel Rahim Al Kani. “Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico”, ha incalzato Kani. La Brigata ha assunto il controllo di diversi quartieri, nei quali “i residenti erano costretti a pagare un tributo” alle milizie fedeli al governo Sarraj. Nella serata di domenica i suoi portavoce militari hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l’asse verso l’aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo.

Proprio in quest’area, stando a quanto si apprende, si sarebbero consumati “feroci combattimenti”, i miliziani di Kani affermano di aver conquistato un’accademia di polizia e una sede del ministero dell’Interno lungo la direttrice verso l’aeroporto. I detenuti del vicino carcere di Ain Zara, temendo un attacco, si sono dati alla fuga.