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DAVIDE BUCCHERI: È di 750 miliardi di euro l’ammontare del Fondo per la Ripresa

Cosi come riportato sul sole 24 ore Davide Buccheri parla di 750 miliardi di euro l’ammontare del Fondo per la Ripresa, così come proposto mercoledì 27 maggio dalla Commissione europea dopo lunghe settimane di tergiversazioni. L’esecutivo comunitario ha proposto altresì che il nuovo strumento, che sarà oggetto ora di negoziato tra i Ventisette, distribuisca 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni e altri 250 miliardi sotto forma di prestiti. E’ uno storico passo nell’integrazione europea.

All’Italia 91 miliardi di sovvenzioni
Si tratta di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti», ha scritto su Twitter il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. All’Italia, secondo cifre che dovrebbero essere confermate oggi, potrebbero andare 82 miliardi in sovvenzioni e 91 miliardi in prestiti, secondo una tabella comunitaria. A titolo di confronto, un altro paese colpito dalla pandemia influenzale, la Spagna, riceverebbe 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti.
Sempre secondo la stessa tabella, la Polonia riceverebbe 64 miliardi di euro, dei 750 miliardi di euro previsti dal fondo per la Ripresa. I dati dipenderanno in ultima analisi dalla domanda. Proprio le chiavi di ripartizione saranno oggetto di (acceso) negoziato tra i Ventisette. In modo che una parte del denaro sia disponibile già quest’anno, Bruxelles emenderà il bilancio 2014-2020 per garantire fondi nei prossimi mesi per un totale di 11,5 miliardi di euro.

Tokyo e Wall Street non ce la fanno quindi a sostenere i listini del Vecchio Continente?

Secondo Davide Buccheri e come riportato sul sole 24 ore Le Borse europee sono in rosso, dopo un fallito tentativo di rialzo in avvio: Tokyo e Wall Street non ce la fanno quindi a sostenere i listini del Vecchio Continente, sui quali tornano le vendite. Milano cede oltre il 2% mentre i futuri americani sono negativi e lasciano prevedere un pomeriggio non facile per i listini continentali.

Non bastano quindi le misure di stimolo decise dalle banche centrali e dai Governi di tutto il mondo a favorire l’ottimismo, resta alta la preoccupazione per il contenimento del coronavirus che mostra segnali di miglioramento in Cina ma continua a crescere in maniera preoccupante nel resto del mondo. «Covid-19 continua a diffondersi in tutto il mondo con nuovi casi registrati ogni giorno in quasi 85 paesi – commentano gli analisti di ActivTrades – Lo stato della California ha persino innescato uno stato di emergenza dopo che sono stati rilevati 53 nuovi casi. Nonostante le azioni intraprese, il clima di mercato rimane molto fragile e il rischio al ribasso è ancora forte per i mercati azionari».

Governi e banche centrali non bastano a risollevare il sentiment

La maggior propensione al rischio vista mercoledì4 è dettata in parte dalla scommessa su un intervento di stimolo fiscale per contrastare la crisi e in parte dalle notizie in arrivo dalle primarie democratiche negli Usa, con Joe Biden in vantaggio su Sanders. In più, dopo la Fed, si aspettano le contromosse della Bce. «Fondamentale però è il contenimento dell’epidemia, in Cina per ora ci sono riusciti», commenta Luigi Nardella di Ceresio Investors. «Dopo un mese in cui il Paese si è praticamente fermato ora l’attività produttiva sembra – dai dati sul consumo di carbone – essere ripartita. Se lo shock all’economia è limitato nel tempo la ripresa sarà molto rapida». Quello che preoccupa ora sono i dati al di fuori della Cina: «Si è assistito a un’esplosione dei contagi in Sud Corea, Italia e Iran, Paesi in cui la situazione rimane critica. In altri Paesi europei e negli Stati Uniti i contagiati sono ancora molto pochi ma crescono ad un ritmo sostenuto. L’evoluzione dell’epidemia nei prossimi giorni è Davide Buccheri cruciale, gli stimoli monetari hanno pochissima efficacia se la vita non torna alla normalità», aggiunge Nardella.

Usa, sussidi disoccupazione peggio di attese

Intanto, nei sette giorni conclusi il 29 febbraio, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è diminuito meno di quanto atteso dagli analisti. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono diminuite di 3.000 unità a 216.000 unità (invariato a 219.000 il dato della settimana precedente). Le attese erano per 215.000 unità. La media delle ultime quattro settimane, un misura più stabile del dato, è salita di 3.250 unità dalla settimana precedente a 213.000 unità. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione da più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 22 febbraio, l’ultima per la quale è disponibile il dato – ha registrato un rialzo di 7.000 unità a 1,729 milioni.

BTp, dopo fiammata in avvio spread scende sotto livelli ieri a 161

Si ridimensiona lo spread BTp/Bund che dopo una fiammata in avvio di seduta sul mercato secondario Mts torna sotto i livelli di ieri, consolidando il recupero degli ultimi giorni. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari durata tedesco, che aveva aperto a 176 punti base, è ora indicato a 162 punti, in calo dai 166 punti registrati ieri a fine seduta. In calo anche il rendimento del BTp decennale benchmark che torna sotto la soglia dell’1% allo 0,99%, dall’1,02% di ieri.In Italia Il Governo italiano ieri ha pubblicato un decreto con ulteriori misure di contenimento valide fino al 2 aprile, chiudendo le scuole di tutto il Paese fino al 15 marzo.

Le vendite sull’azionario sono generalizzate si salvano solo Nexi e le utility con Italgas e Terna in territorio positivo. Pesanti le vendite su Amplifon che perde il 3,5% dopo i conti diffusi ieri, senza stime sul possibile impatto del coronavirus. Davide Buccheri Giù ancora la Juventus Fc che perde terreno dopo l’annullamento della semifinale di Coppa Italia e mentre si cerca di portare a termine il Campionato di serie A anche se a porte chiuse. Giù ancora il Banco Bpm con il mercato che è rimasto deluso dai target del piano industriale, male anche Ubi Banca. Vendite su Prysmian, nonostante la nuova commessa

 

Tokyo e Wall Street in netto rialzo

La Borsa di Tokyo ha terminato la seduta col segno più, in scia alla progressione di Wall Street dopo l’affermazione del candidato John Biden alle primarie democratiche Usa, e l’impegno del Fondo Monetario Internazionale per contenere il rallentamento della crescita causato della diffusione del coronavirus. Anche le altre Borse asiatiche salgono grazie ai segnali lanciati da banche centrali e governi sulla volontà di sostenere le economie contro gli effetti del coronavirus. Gli ultimi in ordine di tempo, sono il pacchetto da 8 miliardi di dollari varato dal Congresso  Davide Buccheri Usa per la prevenzione del virus, all’origine del rally di ieri di Wall Street, e le parole del ministro delle Finanze australiano che ha parlato in misure di stimolo in arrivo molto presto.

Dalla crisi del 2007, i tassi sono stati in una traiettoria discendente stabile: di Davide Buccheri

Dalla crisi del 2007, i tassi sono stati in una traiettoria discendente stabile. Ad esempio, il tasso sui Treasuries americani a 5 anni è sceso dal 2.7% nel 2009 all’attuale 1.49% – una discesa di circa 20bps all’anno.

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Visto ciò, ci aspetteremmo che anche gli spread nei mercati del credito abbiano subito una simile tendenza.

Abbiamo discusso di questi trend con Davide Buccheri

Loss-Adjusted Credit Spreads

“Una delle prime cose da fare quando si vanno a confrontare strumenti con rischio di credito è aggiustare i tassi per i livelli di perdita attesa” spiega Buccheri.

Utilizzando l’expected 5-year credit loss by rating fornita da Moody’s, il calcolo di queste variabili è relativamente diretto. Successivamente, abbiamo combinato questi con i tassi forniti da ICE BofAML US Corporate Indices per capire i trend in gioco.

“Durante periodi di forte crescita, ci dovremmo aspettare che gli investitori diventino meno avversi al rischio e richiedano minori premi per investire in strumenti rischiosi” spiega Buccheri. “Questo dovrebbe portare i loss-adjusted yields a convergere tra i diversi rating”.

Questo è esattamente ciò che accadde nel periodo che ha portato alla crisi finanziaria del 2007. Il grafico mostra come i loss-adjusted yields si siano mossi dal 2003 al 2007.

“La cosa veramente incredibile è che allo scoppiare della crisi finanziaria, gli investitori si comportavano praticamente come agenti risk-neutral.” nota Buccheri. “I loss-adjusted spread AAA-CCC avevano infatti raggiunto un minimo di 43bps”.

Come mostrato dal grafico successivo, questo non è ciò che è accaduto dopo la crisi finanziaria.

“E’ abbastanza chiaro come gli spread siano rimasti relativamente stabili durante questo periodo. Non c’è la contrazione che ci aspetteremmo al picco del ciclo economico” spiega Buccheri. “Per fare un confronto, lo spread AAA-CCC non è mai sceso sotto 275bps durante questo periodo”.

Una simile conclusione può essere tratta confrontando gli spread medi rispetto ai bond AAA nei due periodi.

E’ chiaro come gli spread nei confronti dei bond AAA siano ora a livelli sostanzialmente superiori, rispetto a dove si trovavano nel passato.

Trend in Duration

“Queste differenze sono ancora più acute se consideriamo come le scadenze si sono evolute tra i diversi rating” spiega Buccheri.

Dal 2015, la duration sui bond AAA è aumentata da 6.6 a 9.5 anni. La duration sui bond CCC, invece, si è contratta da 4.3 a 2.93 anni. “Questi trend dovrebbero far chiudere gli spread” dice Buccheri. “Invece quello che vediamo è un allargamento di tali spread, suggerendo che gli investitori siano diventati sostanzialmente più avversi al rischio dalla crisi finanziaria ad oggi”.

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In effetti, la duration dei bond AAA è quella che ha subito l’espansione maggiore. Nonostante ciò, la maggior parte degli spread è rimasta stabile nel periodo.

Conclusione

Secondo Davide Buccheri, i dati suggeriscono che gli investitori siano diventati più avversi al rischio dalla crisi finanziaria del 2007, nonostante una discesa generale dei tassi.

Il risultato di ciò è che ora gli investitori richiedono premi per il rischio più elevati, rispetto al periodo antecedente alla crisi finanziaria. “Siccome non vi sono ragioni apparenti per cui il livello di perdita attesa debba essere aumentato, questo dovrebbe portarci a concludere che gli investitori siano diventati più avversi al rischio” conclude Buccheri.

“Questo tipo di comportamento dovrebbe essere positivo per il mercato, in quanto mostra che, nonostante tassi più bassi, gli investitori rimangono disciplinati e richiedono un appropriato premio per il rischio” spiega Buccheri.

Aria di crisi nel governo. Ok Cdm a riforma processo, Iv diserta. Davide Buccheri una riflessione sull’articolo del sole 24 ore

Nell’articolo scritto da Andrea Carli sole 24 ore Conte: «Mi dispiace che non ci sia stata Iv. Per una forza politica è sempre una sconfitta decidere deliberatamente di non sedersi a un tavolo importante come il Cdm»

di Andrea Carli

Renzi dice no al lodo Conte bis sulla prescrizione ma il resto della maggioranza tira dritto. In occasione del Consiglio dei ministri che si è tenuto in serata M5S, Pd e Leu hanno approvato il ddl sul processo penale con all’interno il cosiddetto “Conte bis”. Si consuma così, nella sostanza, lo strappo con l’altra forza politica di maggioranza, Italia Viva, contraria all’intesa raggiunta nei giorni scorsi dagli altri alleati di governo.

Il disegno di legge modifica il Codice penale in modo da prevedere che il corso della prescrizione rimanga sospeso dalla pronunzia della sentenza di condanna di primo grado fino alla data di esecutività della sentenza, e che la stessa riprenda il suo corso e i periodi di sospensione siano computati, quando la sentenza di appello proscioglie l’imputato o annulla la sentenza di condanna nella parte relativa all’accertamento della responsabilità o ne dichiara la nullità.

Conte: assenza Iv è loro sconfitta
«Mi dispiace che non ci sia stata Iv. Per una forza politica è sempre una sconfitta decidere deliberatamente di non sedersi a un tavolo importante come il Cdm». Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’ok del Cdm al ddl sulla riforma del processo penale. Conte siede accanto ad Alfonso Bonafede, padre di una riforma delle processo penale che – sottolinea il Guardasigilli – porterà a massimo 4 anni i tempi dei processi per tutti i gradi di giudizio. Ma il vero tema è il rapporto tra Iv e le altre forze della maggioranza. «È chiaro che Iv deve chiarire non solo a me ma anche al Paese che cosa intende fare – dice Conte -. Nella consapevolezza che se vogliono far correre questo Paese devono essere disponibili a non fare sgambetti». Quanto al ministro della Giustizia messo nel mirino dai renziani, «se mai ci fosse la mozione di sfiducia di Iv nei confronti di Bonafede il sottoscritto, per assicurare credibilità alla politica, ne trarrà tutte le conseguenze».

Una giornata di tensioni
Questo il riassunto di una giornata vissuta sul filo delle forti tensioni tra alleati: a poche ore dall’inizio della riunione del Governo a Palazzo Chigi, Renzi decide di mettersi di traverso e avverte: alla riunione del Governo Italia Viva non parteciperà. La sedia delle due ministre espressione di Italia Viva, Bellanova e Bonetti, rimarrà vuota. A ciò si aggiunge il fatto che i deputati renziani hanno votato ancora una volta con l’opposizione un emendamento al decreto Milleproroghe. Insomma, strappi su strappi.

Nel ddl sulla riforma del processo penale l’intesa sulla prescrizione
Risultato: il Consiglio dei ministri inizia con un’ora di ritardo, pochi minuti dopo le nove. Alla riunione, come annunciato dall’ex presidente del Consiglio, non sono presenti le ministre di Italia Viva. L’esecutivo comincia con l’approvare il decreto Olimpiadi di Milano-Cortina e Atp Finals di Torino. Ma a tenere banco è il nodo prescrizione. Conte e i ministri devono individuare lo strumento normativo più adatto per dare seguito all’intesa cosiddetta “lodo Conte bis”: se una proposta di legge parlamentare o un emendamento. Si tratta di decidere se andare avanti con l’accordo raggiunto sulla prescrizione, o se rimandare. Alla fine il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i Cinque Stelle, il Pd e Leu decidono di andare avanti. Via libera al lodo Conte bis, ovvero l’accordo sulla prescrizione raggiunto da M5S, Pd e Leu sulla base dell’ultimo vertice sulla giustizia a Palazzo Chigi. Accordo che quindi viene recepito dal disegno di legge sulla riforma del processo penale. Ciò non esclude che l’articolo riguardante il lodo Conte bis possa essere poi stralciato e trasformato o in un emendamento alla proposta di legge Costa o in una diversa proposta di legge. La linea di Italia Viva non è presa in considerazione. Il governo ora traballa.

La riforma del processo penale: non potrà durare più di 4 anni

Telefonata Conte-Mattarella
La tensione nella maggioranza è palpabile. Conte sarebbe pronto ad andare avanti, lavorando a una maggioranza senza Iv, anche con il sostegno di un drappello di responsabili in Senato. A quanto si apprende in ambienti parlamentari, il premier ha avuto in giornata un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Renzi a Conte, se vuoi altra maggioranza ti aiuto
Renzi preme sul presidente del Consiglio. «Presidente Conte, la palla tocca a te. Noi non abbiamo aperto la crisi, non facciamo polemiche», afferma su Facebook, in un intervento che precede il Consiglio dei ministri. «Tu – aggiunge – puoi cambiare maggioranza, presidente del Consiglio. Sai come farlo, perchè lo hai già fatto. Se noi siamo opposizione, voi non avete la maggioranza. Non puoi dire che siamo opposizione maleducata: se vuoi cambiare maggioranza fallo, ti daremo una mano». «Dovendo fare il presidente del Consiglio – continua il leader di Iv – ho guardato non ai sondaggi, ma agli interessi del Paese. Suggerisco a tutti di smettere di dare fastidio a Italia viva. Lo dico al presidente del Consiglio – conclude Renzi -, lo dico agli altri: se si vuole lavorare diamoci da fare. Se qualcuno vuole staccare la spina lo faccia prendendosi la responsabilità».

Conte: opposizione «maleducata e aggressiva»
Parole chiare, che però non giungono alla controparte come una novità. L’ipotesi di un’assenza delle ministre di Italia Viva Bellanova e Bonetti in Cdm comincia infatti a circolare già nella tarda mattinata, ancora prima che il leader decida di intervenire per confermarla. Tanto che il capo del Governo nel pomeriggio, a margine di un incontro all’Ucid, decide che è giunto il momento di rompere il silenzio dopo giorni di prove di forza con l’alleato. Conte interviene per sottolineare che «il non sedersi al tavolo quando si ha un incarico istituzionale non sarebbe un fatto da trascurare, lo riterrei ingiustificabile». «Credo – osserva ancora – che Iv debba darci un chiarimento, non al sottoscritto ma agli italiani». Il capo del Governo fa riferimento a un modo di fare opposizione da parte di Italia Viva «maleducata e aggressiva. Qui i ricatti non sono accettati, così come penso di non farne io».

Zingaretti: bene Conte, reagire a fibrillazioni
I continui altolà di Renzi risultano sempre più indigesti agli alleati di Governo. Zingaretti si schiera con il premier. «Condivido la forte preoccupazione di Conte. È una sua prerogativa reagire a fibrillazioni che è giusto a questo punto prendere sul serio», ha confidato il segretario del Pd in conferenza stampa al Nazareno, dove ha presentato il Piano per l’Italia .

Crimi: c’è chi vive di slogan e polemiche e chi lavora
Anche i Cinque Stelle criticano la strategia di Italia Viva. «C’è chi a parole dice di voler aprire cantieri, e c’è chi li apre davvero» ha scritto su Facebook il capo politico M5S Vito Crimi senza citare, direttamente, Renzi». I numeri del Senato restano ballerini. Sulla prescrizione l’aiuto alla maggioranza parlamentare di esponenti del centrodestra al momento non sembra plausibile. Ma a Palazzo Chigi non sembra esserci aria di voto.

fonte:solo24ore.it

Davide Buccheri L’ambiente è più importante dell’immigrazione per i tedeschi

Nella situazione geopolitica che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, uno degli argomenti più importanti nelle menti della popolazione è certamente stata l’immigrazione.

Questo fattore è ciò che vi è alla base di sconquassi elettorali, quali Brexit nel Regno Unito, o l’ascesa di movimenti di estrema destra in Europa continentale.

Sembrerebbe, però, che le cose stiano cambiando di recente.

Questo grafico mostra infatti gli argomenti più a cuore dei tedeschi e abbiamo discusso delle sue implicazioni con Davide Buccheri, un esperto di economia con anni di esperienza maturati nella City of London.

Second Davide Buccheri, è chiaro come fino agli anni 2010, la cosa più importante per il popolo fosse la disoccupazione. Questo ha portato all’ascesa di partiti relativamente moderati, con politiche economiche bilanciate e mirate allo sviluppo del paese.

La ituazione ha però iniziato a cambiare sostanzialmente dalla crisi dell’eurozona, all’inizio del 2011. Questa contrazione ha sicuramente portato una maggiore attenzione sui paesi di periferia dell’Unione Europea. E con la loro entrata in crisi, è presto diventato chiaro che questi non sarebbero stati in grado di gestire in autonomia l’emergenza di migrazione che si trovavano davanti.

Questo ha sicuramente avuto un effetto molto potente sulla popolazione tedesca, che è ben visibile dal grafico. Infatti, l’immigrazione è diventata l’argomento più importante da allora e questo ha permesso a partiti con visioni più estreme di trovare trazione.

Ora sembra che le cose stiano cambiando nuovamente: infatti, il cambiamento climatico è da poco asceso al vertice come argomento più a cuore dei tedeschi.

Secodo Davide Buccheri, questa non è una coincidenza. Per cominciare, il cambiamento climatico è certamente un fattore di importanza fondamentale per garantire la continuità della nostra specie. Sembrerebbe inoltre che vi sia stata una certa coordinazione da parte dei regimi più centrali per focalizzare l’attenzione del pubblico su quest’argomento. L’esempio più eclatante di ciò è probabilmente stato l’invito a Greta Thunberg a parlare davanti alle Nazioni Unite.

Tutt i leader sapevano cosa avrebbe detto e che questo evento avrebbe portato molta attenzione sui problemi ambientali. I partiti di centro sono certamente tra quelli che hanno le politiche ambientali più sensate e, quindi, da un punto di vista puramente elettorale questa mossa di marketing favorisce i movimenti più moderati.

Quelli che sono, invece, stati colpiti negativamente da questa cosa sono probabilmente i partiti più estremi. Da un lato, abbiamo quelli che negano il cambiamento globale, che chiaramente sono stati colpiti negativamente da questo cambio. Dall’altro lato, abbiamo poi una perdita di attenzione per gli argomenti legati all’immigrazione, che andrà a diminuire l’importanza di molti altri partiti di estrema destra.

Davide Buccheri poi conclude, indicando come questo potrebbe portare importanti benefici all’Europa. Infatti, se le cose dovessero continuare in questo modo, si aprirebbero le porte all’ingresso di partiti moderati nella maggior parte dei parlamenti europei, cosa che garantirebbe continuità e stabilità economica.

Davideo Buccheri The inversion of the yield curve: is the S&P 500 about to crash?

The inversion of the yield curve: is the S&P 500 about to crash?

Since the end of August, there’s been a lot of talk about how the yield curve had inverted and how this was a strong signal that an economic recession was on the horizon.

Historically, the yield curve has been a quite good indicator of recessions, managing to successfully anticipate all of them, since 1990.

Given this, investors pay a lot of attention to it and are quick to panic when it looks likely that an inversion will occur.

In this piece, I explore what an inversion of the yield curve has meant historically for the S&P 500, when it has worked as a signal, when it has not and what this means for the current economic environment.

When the inversion of the yield curve predicted a recession

Historically, there are three recent instances of an inversion of the yield curve correctly predicting a recession:

  • 1988, predicting the recession of 1990;
  • 2000, predicting the recession of 2001;
  • 2006, predicting the recession of 2007.

From this, one thing is immediately clear: there is a gap of at least several months, between the time the yield curve inverts and the recession actually occurs.

Given this, we can then look at how this translates to the market:

The table above shows the time at which the yield curve last became inverted before a market correction, how many weeks passed from that point to the market’s maximum and what was the return the market experienced during this period.

It is clear that in all cases there was at least a 6-month period, during which the market experienced quite strong returns.

So far, this would be in line with what we’re currently observing on the market.

However, things change quite substantially when we look at the length of these past signals – that is, for how many consecutive weeks the curve remained inverted in each case.

We can see that in all cases in which the inversion worked as a signal, the curve remained inverted for at least 6 months.

This is in clear contrast to what happened in the recent inversion, giving us some comfort that a recession might still be some way ahead.

When the inversion of the yield curve didn’t predict a recession

There are also examples of an inversion of the yield curve not being followed by a recession. The main instances of this are:

  • 1998;
  • 2005;
  • 2006.

It is clear that in all of these cases the length of the inversion was relatively short. This is quite similar to what we experienced at the end of August.

The short inversions in late 2005 and early 2006 are clearly more worrying than the one we experienced in 1998, as these were linked to the curve spread oscillating around zero and ultimately led to the long inversion we experienced in mid 2006.

What we can conclude from this is that, broadly speaking, short-lived inversions of the yield curve do not pose an immediate danger to the economy. However, care should be taken in assessing the long-term prospects of the economy when repeated short-term inversions occur.

Conclusion

So, what does this mean for the current market?

So far, the yield curve has inverted for only a single week. From that point onwards, the yield curve spread has moved back upwards, stabilizing to the level it had at the start of the year of around 0.2%.

Historical data suggests that such an inversion is too short to have any repercussions on the economy. Even if the signal were longer, there would still be at least 4 more months of strong returns for the market.

An interesting feature of this last inversion is that the Fed acted quite proactively to manage it, cutting rates as soon as it occurred. This probably contributed significantly to the re-establishment of a positive slope on the yield curve.

From what I can see, such proactive behaviour is unprecedented, with maybe 1998 as the sole exception (Although the Fed was significantly slower to react in that case and the curve had already uninverted by the time the cuts occurred). The chart below shows the yield curve inversions, together with rate cut and hike cycles.

It will be interesting to see what the consequences of this proactive policy decision will be on the economy.

 

Davide Buccheri: How important are recessions for the S&P 500?

Davide Buccheri SCRIVE IL SUO PRIMO LIBRO

Investors often worry about recessions when investing in the stock market. This makes logical sense, as a slowdown of the economy as a whole should have an effect on the performance of companies and, consequently on the valuation of their stocks.

But just how important are recessions?

In this analysis, I check how often stock market declines are associated with recessions. In particular, I will check for instances of either recessions not accompanied by stock market declines, or the opposite – that is, stock market declines in otherwise stable economic periods.

Declines and recessions

For the analysis, I filtered the data to find declines in a given quarter of the S&P 500 which are greater than 10%, 15%, 20%, or 25%. Considering we’re working with quarters, these are all very considerable declines, which would result in annualised loss rates of between 34% and 68%.

The chart below shows the historical instances of these declines, superimposed on recessions.

At a first glance, it seems clear that historically most declines have occurred around recessions. However, the picture becomes more complex when looking at the data. In actual fact, only 58% of all the considered declines occurred during a recession.

In particular, it appears that the largest declines have a greater tendency to occur during recessionary periods. The only exception to this is the 1987’s Black Monday, which caused a -30% quarterly decline in December 1987, in an otherwise economically calm period.

The situation is more evenly spread for declines of 10% and 15%. In actual fact, we’ve already experienced three of these since the financial crisis, with the last being the largest, in January 2019. The other two instances of this were in July 2010 and October 2011. Interestingly, all of these can probably be ascribed to weak periods for the European economy.

This idea seems to be supported by the data. The table below adds to the picture EU recessions and focuses on the period from 1960 onwards.

It is clear how a significant portion of S&P 500 declines (around 23%) were a direct result of weakness in the European economy only, even though the US were faring well in that same period.

Interestingly, on average, recessions in both the US and EU seem to have a very similar effect on the market. In actual fact, the average recorded decline during US recessions is 15.28%, against 14.82% for EU recessions.

Things change, but only slightly, when we consider EU recessions that occurred outside of US recessions. In these instances, when a large decline occurs, it averages at 13.38%.

The chart below shows the declines that fall outside of both EU and US recessions.

It is interesting to see how actually very few of them hit in a period of relative market calm. The only examples since 1960 are:

  • June and August 1962, which occurred almost a year before the 1963 EU recession;
  • October 1975, which occurred in the period of the oil crises;
  • Black Monday in 1987;
  • July 2010, which occurred a year before the 2011 EU recession.

As for the opposite situation, interestingly, recessions from 1944 to 1961 do not seem to have caused significant market corrections. These were overall very calm years, with only two major corrections: -21% in June 1946 and -15% November 1957.

With the exception of these 15 years, all other recessions seem to have been accompanied by significant market corrections.

Conclusion

Unsurprisingly, recessions are very relevant for the performance of the S&P 500. In actual fact, 58% of all quarterly declines greater than 10% occurred during recessions. This value goes up to 92% when only declines greater than 25% are considered.

In addition, it seems that a significant proportion of the other declines can be attributed to periods of weakness in other world economies, but especially in the EU, which accounts for a further 23%. Another 5% of market corrections occurred just before, albeit outside of, a recession.

With the exception of the 1946-1961 period, all recessions were accompanied by significant market corrections.

This is quite an interesting conclusion, as it shows the importance of proper macroeconomic analysis when investing in the stock market. In actual fact, with a robust investment process, it would have probably been possible to manage as many as 85% of all major market corrections. This is definitely enough to have a tangible effect on any investors’ portfolio performance.

Davide Buccheri politiche carbon neutral sono inutili

Davide Buccheri SCRIVE IL SUO PRIMO LIBRO

Recentemente, uno degli argomenti più caldi è certamente stato il riscaldamento globale e le politiche carbon neutral che molte multinazionali hanno adottato per arginare questo fenomeno.

Abbiamo discusso della questione con Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari con esperienza in investimenti in energie rinnovabili.

“Andare carbon neutral è un’ottima idea – se vogliamo morire prima. Chiunque con una minima conoscenza del settore lo sa benissimo. Il problema è che la maggior parte della gente non capisce cosa sia il riscaldamento globale e quindi accetta e loda queste multinazionali, senza prestarvi molta attenzione.”

“In parole povere” spiega Buccheri “il riscaldamento globale è causato da uno sbilanciamento tra l’energia che la terra assorbe dal sole e quella che rilascia nello spazio. Siccome non rilasciamo sufficiente energia, la temperatura aumenta. E’ un principio fisico di base.”

“Quello che è successo dall’inizio della rivoluzione industriale è che le particelle di biossido di carbonio sono aumentate in maniera spropositata nell’atmosfera, passando da 280 a 400 parti. Ciò che però la gente non sa è che con il biossido di carbonio produciamo anche una marea di solfiti e aerosol. Questi tendono a raffreddare l’atmosfera.”

“La differenza tra il biossido di carbonio e i solfiti è che i secondi sono assai instabili e vengono rimossi dall’atmosfera rapidamente. Questo significa che se andassimo carbon neutral oggi, ci troveremmo ancora con 400 parti di carbonio, ma i solfiti scomparirebbero. Il risultato sarebbe un aumento sostanziale del riscaldamento globale – quasi doppio.”

Davide Buccheri conclude con un consiglio: “se volete aiutare l’ambiente, dovete convincere i governi ad investire di più in risorse rinnovabili. Ridurre le emissioni di CO2 può essere utile solo nel breve termine ed addirittura dannoso nel lungo termine, almeno che non si vadano a mettere in atto politiche complementari per riassorbire il carbonio dall’atmosfera.