Tag: DI MAIO

Via libera al decreto dignità. Le novità del testo

Il provvedimento approvato dall’aula della Camera. Tra le novità del testo emendato la proroga fino al 2020 dell’incentivo alle assunzioni e il ritorno dei voucher per il turismo, l’obbligo di tessera sanitaria per giocare alle slot e la scritta “Nuoce alla salute” sui Gratta e vinci


MILANO – Via libera definitivo dalla Camera al decreto dignità. L’Aula ha approvato il decreto con 312 sì, 190 no e 1 astenuto. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Dall’estensione degli sgravi per le assunzioni alla reintroduzione dei voucher per il settore turistico sono molte le novità introdotte al testo approvato dal consiglio dei ministri all’inizio di luglio e pubblicato in gazzetta ufficiale il 13 luglio scorso. Ecco le misure principali.

“NUOCE ALLA SALUTE” ANCHE SU GRATTA E VINCI E SLOT
Anche sui gratta e vinci, come sui pacchetti di sigarette, comparirà la scritta ‘nuoce alla salute’. I tagliandi dovranno contenere messaggi sui rischi connessi al gioco d’azzardo “in modo da coprire almeno il 20%” della superficie “su entrambi i lati”. I vecchi tagliandi senza avvertenza potranno essere venduti ancora per un anno dalla data di conversione del decreto.

SANZIONI PIU’ ASPRE PER GLI SPOT SULL’AZZARDO
Inasprite le sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, cresciute dal 5% al 20% del valore della sponsorizzazione, con un minimo che deve ammontare comunque a 50 mila euro.

BONUS PER ASSUNZIONI STABILI – Per risanare i rapporti con gli imprenditori, governo e maggioranza hanno trovato un accordo per prorogare al 2019 e al 2020 la normativa vigente sulla decontribuzione al 50% per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani sotto i 35 anni. L’incentivo vale per tre anni ed ha un tetto massimo di 3.000 euro. Senza un intervento ad hoc, la misura, prevista nella manovra 2018, si sarebbe trasformata a partire dal primo gennaio in un bonus meno appetibile per le imprese, riservato alla platea più stretta degli under 30. Il costo della misura è di 600 milioni fino al 2024, coperti in parte con un rialzo delle tasse sui giochi e in parte con le entrate derivanti dal previsto aumento dell’occupazione.

PERIODO TRANSITORIO FINO AL 31 OTTOBRE – Il taglio da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti a termine e l’obbligo di motivare con le causali gli eventuali rinnovi saranno valide per i nuovi contratti e le proroghe firmate dal primo novembre. Dall’entrata in vigore della legge al 31 ottobre rimarranno in vigore le vecchie regole.

SENZA CAUSALI DOPO 12 MESI SCATTA L’ASSUNZIONE – Come sanzione antiprecarietà è stato stabilito che superati i 12 mesi di contratto a termine, se non verranno indicate le causali dei rinnovi, il contratto si trasformeranno automaticamente in stabile.

VOUCHER FINO A 10 GIORNI, ANCHE PER GLI ALBERGHI – Le piccole imprese saranno favorite dall’estensione dei nuovi voucher, che potranno essere utilizzati non più solo dalle aziende agricole, ma anche da quelle alberghiere, ma di dimensioni ridotte, con massimo 8 dipendenti. Come già previsto potranno essere utilizzati come forma di pagamento per il lavoro di pensionati, disoccupati, studenti fino a 25 anni e percettori di forme di sostegno al reddito. La durata massima dell’utilizzo sale da tre a dieci giorni.

FAMIGLIE SALVE, NESSUN AGGRAVIO SU COLF E BADANTI – Il lavoro domestico sarà escluso dall’aggravio contributivo dello 0,5% su ogni rinnovo di contratti a termine. Secondo Assindatcolf, il costo sarebbe stato di 160 euro a famiglia.

TESSERA SANITARIA PER GIOCARE ALLE SLOT – Per tutelare i minori, come già per le sigarette, per giocare a slot e videolotteries sarà obbligatorio inserire nelle macchinette la tessera sanitaria. Gli apparecchi non omologati dovranno essere eliminati entro il 2020. Le novità sul capitolo giochi prevedono anche l’istituzione di un logo “no slot” per i pubblici esercizi, modifiche alle terminologie per i Gratta e Vinci e l’aumento del Preu per finanziare il bonus assunzioni. Viene infine prevista una riforma del settore entro sei mesi per combattere illegalità e salvaguardare le entrate erariali.

SCUOLA REGOLARE CON MAESTRE DIPLOMATE – Arriva la proroga dei contratti fino al 30 giugno 2019 e un concorso straordinario per risolvere il problema delle maestre con diploma magistrale conseguito prima del 2001-2002. Viene inoltre eliminato il limite di 36 mesi per i precari della scuola. Il tetto salta per i contratti di personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario.

PER BENZINAI OBBLIGO E-FATTURA DAL 2019 – Il decreto ha assorbito il provvedimento che rinvia al primo gennaio la norma sulla fatturazione elettronica, altrimenti obbligatoria per il settore carburanti dal primo luglio.

COMPENSAZIONE CREDITI-DEBITI ANCHE QUEST’ANNO – Con un emendamento a firma Baldelli (FI), è stata concessa a imprese e professionisti la possibilità anche nel 2018 di compensare le cartelle esattoriali con i crediti fiscali con la p.a.

IL TESTO ORIGINARIO – Il provvedimento, licenziato dal governo alla metà di luglio, si compone di quattro grandi macrocapitoli. Il primo riguarda la stretta sui contratti a termine, con la reintroduzione delle causali, la riduzione delle proroghe a 4 e della durata massima a 24 mesi dai 36 attuali. Il secondo include le misure contro le imprese che incassano contributi pubblici e poi si trasferiscono all’estero, con l’introduzione di una sanzione da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto.  Il terzo capitolo introduce una serie di restrizioni contro il mondo del gioco d’azzardo e in particolare sugli spot in tv che diventano fuorilegge. L’ultimo riguarda infine l’abolizione dello split payment per i professionisti e il rinvio della scadenza dello spesometro da fine novembre a fine febbraio 2019.

I sindacati bocciano il decreto dignità: “Senza coraggio e vergognoso sui voucher”

No secco al ritorno ai buoni-lavoro. “Una vera schifezza”, per la Cgil. Ma anche critiche alle timidezze nel contrasto alla precarietà del lavoro. “Manca una vera svolta”, dicono Cgil, Cisl e Uil. Camusso: “Chiamiamolo dl Di Maio”

ROMA – Non c’è pace per il decreto dignità, appena licenziato dalle commissioni finanze e lavoro della Camera. E atteso per il voto di lunedì in Aula. I sindacati ne apprezzano le intenzioni: la stretta su delocalizzazioni, gioco d’azzardo, precarietà. Non i risultati. Ritenuti timidi, almeno sul fronte del lavoro. A riscaldare gli animi il ritorno, seppure circoscritto, dei voucher per turismo, agricoltura ed enti locali. “Una schifezza”, taglia corto la leader Cgil Susanna Camusso. Il sindacato rosso è pronto a una nuova mobilitazione, come nel 2016 quando le firme raccolte la portarono a un passo dal referendum abrogativo. Evitato in extremis dall’allora governo Gentiloni grazie al decreto legge di abolizione dei ticket.

“Non chiamiamolo decreto dignità, ma decreto Di Maio”, incalza Camusso. “La parola dignità è molto importante, bisognerebbe usarla con la giusta misura. La mia sensazione è che ormai il decreto non sia all’altezza di questo nome”.
Anche Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, non si entusiasma: “Avremmo preferito un po’ più di determinazione nella pur positiva stretta sui contratti a termine e soprattutto non avremmo voluto che si riallargassero le maglie per i voucher”.
Più articolata la critica di Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl: “Malissimo e vergognosi i nuovi voucher”. Ancora: “Una scelta sbagliata e poco coraggiosa, quella di spostare il tema degli incentivi sui contratti a tempo indeterminato alla legge di Stabilità. Era qui, nel decreto dignità, che andava garantita la svolta”. Insomma, giudizi molto severi. Accompagnati dall’auspicio che il testo “possa essere mgiliorato” nell’iter parlamentare. Difficile però se il governo deciderà di mettere la fiducia.

“Io, che trovo lavoro agli altri, lo perdo per il decreto Dignità”

Valeria, 35 anni, due bambini, dal 2014 era all’Anpal servizi. “Dopo 24 mesi di contratto a tempo determinato, per le nuove norme il mio non verrà rinnovato”

È di una mamma una delle prime storie che arrivano sul decreto Dignità. “Mio figlio è nato 2 settimane fa e ne ho un’altra di 3 anni. Ma adesso ho paura per il futuro”, dice Valeria, 35enne romana che ha raggiunto i 24 mesi previsti come tetto massimo per i contratti a tempo determinato.

Era arrivata prima al bando che le ha permesso di lavorare con Anpal servizi, azienda che fornisce operatori all’Agenzia per le politiche attive del lavoro utilizzando fondi nazionali ed europei. Ma, invece dell’orgoglio sente che su di lei si è abbattuta una “profonda ingiustizia” e preferisce non essere fotografata perché esponendosi teme di non trovare un nuovo impiego. A ferirla è anche il fatto che a una donna e neomamma “venga fatto capire che era meglio rimanessi a casa invece di essere stabilizzata”.

Il motivo ufficiale con cui a Valeria è stato detto che non avrebbe più lavorato, attraverso una chiamata e con soli 5 giorni di preavviso, è proprio l’impossibilità dell’azienda di prorogare il contratto, a causa delle nuove regole previste dal dl Dignità.

Per l’Anpal servizi Valeria, laureata in Scienze politiche internazionale alla Sapienza, si occupava di selezionare le aziende che potevano accedere ai finanziamenti previsti per chi attiva contratti di apprendistato o l’alternanza scuola – lavoro. E per il braccio operativo dell’agenzia nazionale che si occupa di politiche attive (e dunque di trovare un impiego a chi è disoccupato), lavorava dal 2014 con un contratto a progetto prima e con il tempo determinato da agosto 2016. Ma ecco raggiunto il periodo massimo di 24 mesi. Dopo, il nulla.

Proprio pochi giorni fa, durante un’audizione al Senato, l’amministratore unico di Anpal servizi Maurizio Del Conte aveva solidarizzato con il Coordinamento nazionale dei precari dell’azienda stessa che avevano protestato per le condizioni di lavoro incerte.

Un paradosso diffuso, quello dei precari che devono occuparsi al meglio di politiche attive: sono 800 su 1200 gli operatori che sul territorio nazionale lavorano per Anpal servizi. “Vorrei insegnare ai miei bambini che l’autonomia è un valore” dice infine Valeria. “Anche se a me l’hanno appena tolta”.

Di Maio e Salvini da Mattarella nel pomeriggio

Al Colle separati ma forse con un nome solo: prima il M5s alle 16.30, poi la Lega alle 18. Resta l’ipotesi che il leader cinquestelle rilanci la sua candidatura. L’economista Sapelli: “Io premier? No comment”. Di Battista prepara la partenza per gli Usa

ROMA – Il quadro è di totale incertezza. La notte non ha portato consiglio a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Che, in queste ore cruciali per la nascita del nuovo governo, continuano a trattare sul programma ma non sembrano aver trovato la figura che potrebbe guidare il futuro esecutivo giallo-verde. Nel pomeriggio, saliranno al Colle per incontrare il presidente Sergio Mattarella, con in tasca probabilmente il nome del premier: uno solo, come dice ad Agorà il deputato della Lega Nicola Molteni? Due? Di certo si sa solo che le due delegazioni andranno al Quirinale separate: i cinquestelle alle 16.30 e la Lega alle 18.

La situazione è dunque molto fluida e la carta del premier politico rimane in pista: si riaffaccia anche l’ipotesi che il capo del M5s torni alla carica sulla sua candidatura. Sempre che il segretario della Lega, preso dalla disperazione, sia disposto a dargli il via libera.

Tra i nomi di ipotetici premier “tecnici” di area leghista circolati in queste ore anche quello di Giulio Sapelli, 71 anni, economista. Che si rifugia dietro un “no-comment”, sebbene ammetta di gradire il programma stilato dalle due forze: “Non parlo di me da sempre, ho fatto della riservatezza la mia cifra di vita. E quindi non commento. Però, da quanto ho letto, quello di M5S-Lega è un buon programma e come cittadino lo condivido”. Mentre in area M5s il tecnico preso in considerazione potrebbe essere Giuseppe Conte, già individuato da Di Maio per coprire l’incarico di ministro della Pubblica amministrazione.

Nel pomeriggio, alle 14, tornerà a riunirsi, questa volta a Montecitorio, anche il tavolo del programma, per limare i termini della bozza del contratto, sebbene ci siano state pesanti divergenze su opere pubbliche, sicurezza e migranti.

Intanto, in queste ore decisive per la nascita del nuovo governo, Alessandro Di Battista conferma la sua partenza per gli Usa il prossimo 29 maggio. Su Facebook, l’ex deputato 5 stelle, silente da giorni sul nodo premier e ministri dell’esecutivo nascente, ha postato ieri in tarda serata una foto che lo ritrae con il figlio Andrea insieme ad alcuni attivisti campani, compreso un neo deputato, mentre preparano i pacchetti delle bomboniere per il battesimo del figlio

Centrodestra, al via il vertice per la resa dei conti. Ronzulli: “Respinto il tentativo di spaccarci”

La senatrice azzurra a Circo Massimo su Radio Capital: “Niente appoggio esterno, no al governo del presidente”. Cottarelli: “Serve governo politico”

Centrodestra, al via il vertice per la resa dei conti. Ronzulli: "Respinto il tentativo di spaccarci"(ansa)

ROMA –  Al via il vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli, per fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni. Tra i partecipanti anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Forza Italia, intanto, respinge l’estremo tentativo di Luigi Di Maio di spaccarela coalizione e ribadisce di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-cinquestelle. Ma dice no anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo di buon mattino è Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia molto vicina a Silvio Berlusconi. Che a Circo Massimo su Radio Capital afferma: “Ieri sera si è ribadito che il centrodestra è unito nel dire no a un governo del presidente. Oggi andremo al Quirinale a chiedere che il governo venga dato al centrodestra, con incarico a Salvini o a un altro esponente della coalizione che Salvini indicherà”.

Se non passa questa linea non c’è altra soluzione che tornare alle urne. “Forza Italia non è disponibile a un appoggio esterno – aggiunge Ronzulli –  se non va al governo va all’opposizione. Ma se questo accade significa che il centrodestra si è rotto. Salvini ha ribadito la sua fedeltà alla coalizione, ovvero a 12 milioni di elettori. Di Maio ha fatto l’ultimo tentativo di spaccare il centrodestra. Ma è stato respinto”.

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di tregua, in cima alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno”, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”.

Ritiene però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti”. E aggiunge: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre”.

Il Pd intanto resta spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro”, dice il segretario reggente  Maurizio Martina arrivando al Nazareno per un vertice prima delle consultazioni al Colle.

Consultazioni, l’asse Lega-M5s si impantana su Berlusconi. Di Maio chiede passo di lato del leader Fi. Salvini: “No a veti”

Gelo dopo il blitz del leader di Fi che prende il microfono al Quirinale e attacca “chi non conosce democrazia”. Il capo politico M5S: “Non capisco l’ostinazione di Salvini su Forza Italia”. Sulla questione Siria affondo del segretario Pd Martina contro il Carroccio: “Se vuole cambiare alleanze, lo dica”. Alla fine, nell’impasse della giornata spuntano due ipotesi: mandato esplorativo e preincarico.

ooo.jpg

ROMA – “La situazione si è complicata. E il tempo a disposizione si sta esaurendo”. Sergio Mattarella constata, con amarezza, che anche questo secondo giro di consultazioni si avvia a concludersi con un nulla di fatto. Si chiude domattina, con le cariche istituzionali, ma oggi sono arrivati i big. Il capo dello Stato ora si prepara a prendere le decisioni che, probabilmente, saranno messe in campo dalla prossima settimana. Se la crisi in Siria non fa precipitare la situazione, imponendo una drastica accelerazione e altre soluzioni. Salvini non vuole rompere con Berlusconi, Di Maio non vuole allearsi con Berlusconi, il Pd non vuole allearsi con nessuno.

Di fronte alla paralisi, Sergio Mattarella si prepara ad affidare un preincarico, con tutta probabilità allo stesso Matteo Salvini, che è l’uomo indicato dalla coalizione di centrodestra, mentre sembra scartata l’ipotesi Giancarlo Giorgetti. In alternativa, resta ancora in piedi l’ipotesi di una esplorazione da affidare al presidente del Senato Alberti Casellati o anche al presidente della Camera Roberto Fico. Nel primo caso, una mossa di Mattarella  ha il sapore di un avviso ai partiti che non riescono a trovare un accordo: chi riceve il preincarico rischia infatti di bruciarsi, se non trova la maggioranza sufficiente. L’esploratore invece darebbe più tempo alle forze politiche. Ma nello Studio alla Vetrata è andata in scena una sorta di tragicommedia nelle consultazioni. I 5Stelle si sono presentati da Mattarella convinti di avere già in tasca l’accordo, visto davano per fatto  un passo indietro di Berlusconi. Ma il centrodestra, poco prima, si era dimostrato compatto dal capo dello Stato, allineati e coperti Berlusconi, Salvini e Meloni: pronti ad aprire a M5S ma senza veti sul leader di Forza Italia e come premier il capo dello Lega. Condizioni inaccettabili per Di Maio che, sorpreso, ha dovuto riscrivere il comunicato che aveva già pronto, ed è rimasto venti minuti nella saletta accanto allo studio di Mattarella per cambiarlo da cima a fondo. Un giallo. Berlusconi, secondo le indiscrezioni, avrebbe cambiato idea nella notte, su suggerimento di Gianni Letta. Ritirando la disponbilità a farsi da parte che aveva invece assicurato poche ore prima.

· IL MOVIMENTO 5 STELLE
“Noi vediamo solo una soluzione per sbloccare questo stallo e investe Silvio Berlusconi: dovrebbe fare un passo di lato”. Le parole del capo politico del M5s, Luigi Di Maio, danno la misura del clima politico dei colloqui alla fine della giornata di consultazioni al Quirinale. Quella che Luigi Di Maio ha censurato per ben due volte come “una battutaccia”del Cavaliere (“Sappiate distinguere i democratici da chi non conosce l’abc della democrazia”) non poteva passare senza replica e il leader M5s la rinfaccia, in pratica, a Matteo Salvini, domandandogli come si possa ancora pensare che i 5 Stelle imbarchino tutto il centrodestra in una maggioranza di governo.

Vero è che “con la Lega c’è una sinergia istituzionale” e che Di Maio ha sottolineato come questo rapporto preferenziale abbia “permesso di rendere operativo immediamente il Parlamento”, e, di più, si riscontri “anche tra i nostri gruppi in uffico di presidenza”, come dimostra l’accordo sul taglio dei vitalizi, oltre alle nomine per la Commissione speciale. Ma “prendiamo atto – ha scandito Di Maio – che ancora una volta Salvini e la Lega ci stanno proponendo uno schema di centrodestra che è di ostacolo”.

Dunque, per Di Maio quella di Salvini è una posizione incomprensibile. “Non comprendo – ha detto – come Salvini e la Lega, davanti alla possibilità di fare partire un governo del cambiamento si ostinino a propinare – questo è stato il verbo scelto – ancora questa coalizione”. Una coalizione “tra l’altro, divisa”.

“C’è solo una soluzione per sbloccare questo stallo e investe Silvio Berlusconi – ha spiegato Di Maio – deve mettersi di lato e consentire la partenza per un governo di cambiamento. Altrimenti l’unica risposta è che non riteniamo possibile un governo del M5s con Fi”.

Più tardi, il capogruppo della Lega al Senato Gianmarco Centinaio ha cercato di rasserenare gli animi: “Le parole finali di Berlusconi oggi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega”.

· IL CENTRODESTRA
Il centrodestra, all’uscita, si era affidato ad un comunicato unitario letto da Salvini: un invito “a partire dai 5 Stelle ad un’

Di Maio a Salvini: “No a governi-ammucchiata, da Arcore non può partire nessun cambiamento”

L’intervento del leader Cinque stelle a un’iniziativa di campagna elettorale per le regionali in Val d’Aosta. “Incontro con Martina non è in agenda”. Oggi il vertice del centrodestra e quello tra Di Maio, Grillo e Casaleggio.

“Capisco che Salvini abbia difficoltà a sganciarsi da Berlusconi, ma da Arcore non può partire nessuna proposta di cambiamento”. Non è da lì che può scaturire “un governo di cambiamento ma solo un governo-ammucchiata. Per noi questo film non esiste”. Lo ha detto Luigi Di Maio, capo politico del Movimento cinque stelle (M5s), parlando a una iniziativa del Movimento in vista delle elezioni regionali della Valle D’Aosta in programma il 20 maggio.

“Non è un governo di cambiamento che immaginiamo quello che chiede Salvini, cioè un governo ammucchiata con dentro Meloni, Salvini, Berlusconi e il M5s – ha aggiunto durante una diretta Fb – . Questa è la sua idea, non può essere la nostra. Se stanno immaginando questo film per noi non esiste perché il nostro obiettivo è mandare avanti le lancette, non mandarle indietro”.

Di Maio continua dunque nella strategia dei due forni (e del divide et impera), con l’offerta di dialogo alla Lega ed al Pd in vista di un “contratto” fondato su punti programmatici comuni, confermando però che nella prospettiva di un’intesa a destra resta una pregiudiziale che si chiama Silvio Berlusconi. Matteo Salvini, segretario della Lega, finora ha ribadito la fedeltà all’alleanza con Forza Italia. Oggi da Milano, dove è previsto nel pomeriggio il vertice del centrodestra, potrebbe arrivare dunque una risposta all’offerta dei Cinque stelle.

Il leader M5s, rispondendo ai giornalisti, ha detto che “al momento non sono in programma” incontri con Salvini né con Maurizio Martina, segretario reggente del Partito democratico. Ma ribadisce il concetto che i Cinque stelle sono in attesa di risposte: “Abbiamo registrato le parole del segretario reggente Martina – dice a proposito del Pd – e penso siano un passo avanti e aspettiamo evoluzioni interne”. Quanto alla Lega, dice invece: “Se è interessata al cambiamento vengano al tavolo e mettiamoci al lavoro per l’Italia”.

Oggi a Ivrea, secondo indiscrezioni, si terrà un vertice tra Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. Grillo è di ritorno

Elezioni, trionfo 5 Stelle: a Napoli e in Campania verso l’en plein dei collegi maggioritari

Pd tra il 10 e il 15 per cento, al terzo posto. Sconfitto al maggioritario Paolo Siani a Napoli e flop di Piero De Luca a Salerno. Di Maio straccia Sgarbi 63,5 contro 20,5. E vince anche il candidato “massone” sconfessato dal movimento

075026903-e125e009-e6bd-471d-8b47-d0f35c461cce.jpg

La Campania si risveglia in giallo. E’ un colore nuovo nella sua storia politica, ma la marea a Cinque Stelle non lascia troppi dubbi su ciò che è successo fra il Garigliano e il Cilento. Lo spoglio non è ancora completo, ma gli uomini di Luigi Di Maio sono avviati a aggiudicarsi tutti i collegi del Senato e hanno già consistenti vantaggi in quelli della Camera. Si va verso l’en plein dei collegi sia alla Camera che al Senato. L’unica zona ancora contesa è quella del Cilento, dove il centro destra pare poter vincere il duello con i Cinque Stelle, mentre centro sinistra e Pd sono ovunque soltanto terzi. con una soglia intorno al 15 per cento.

Saltano tutti i candidati delle altre forze politiche, da Vittorio Sgarbi, che competeva direttamente con Di Maio a Pomigliano, a Paolo Siani, l’uomo fortemente voluto da Renzi, che aspetta ora la più che probabile elezione alla Camera, ma solo come capolista del Pd stesso al proporzionale. Idem per Piero De Luca, il figlio del governatore, che nella sua Salerno subisce una clamorosa sconfitta e dovrà attendere l’attribuzione dei seggi proporzionali.

Camera. A Napoli è quasi un plebiscito. Passano Roberto Fico a ovest (58 per cento), Raffaele Bruno al centro (44), Rina De Lorenzo a est (62), Doriana Sarli al Vomero (49), con Siani solo al 22. In provincia Di Maio straccia Sgarbi (63,5 contro 20,5), ma i pentastellati si aggiudicano abbondamente anche gli altri collegi, strappando a livello proporzionale cifre fra il 58 a nord di Napoli, il 53 in città e il 52 a sud. Il centrodestra è costantemente al secondo posto, mentre il Pd è sotto il 15 in città, al 12 a sud, appena al 10 nel collegio a nord del capoluogo. Una frana.

Cade anche Salerno. A spoglio in corso, in città guida il pentastellato Nicola Provenza col  39, mentre Piero De Luca è solo terzo con appena il 25,5. Ma il Pd di De Luca è in difficoltà anche nel collegio del Cilento: su 267 sezioni scrutinate su 320 guida Marzia Ferraioli del centrodestra (35) davanti alla cinque stelle Alessia D’Alessandro (31) e Franco Alfieri solo terzo col 26: non sarà eletto. Anche negli altri collegi, fra Caserta, Benevento e Avellino, dove lo spoglio è più indietro, si delinea comunque un en plein dei candidati M5S.
Senato.

A Napoli non ci sono dubbi. Due collegi, due trionfi. A spoglio quasi completo, Paola Nugnes trionfa fra centro e Fuorigrotta col 49 per cento, il geologo Franco Ortolani è addirittura al 53. In Provincia i dati sono ancora più eclatanti. Nel collegio di Casoria, Raffaele Mautone viaggia sul 58 per cento, a Giugliano Maria Castellone è al 53, a Portici Francesco Urraro sul 51,  a Torre del Greco Virginia La Mura al 49. I grillini sfondano anche a Salerno: nel capoluogo Andrea Cioffi guida (a metà spoglio) col 42 per cento. A Avellino Ugo Grassi è al 43, a Benevento Danila De Lucia al 44 contro Sandra LOnrado al 33. A Caserta, (con spoglio più indietro) Vilma Moronese è comunque al 50.

Implacabili i dati sul proporzionale. In provincia di Napoli i cinque stelle sono al 54 per cento (centrodestra al 25, centrosinistra al 15).

Nel collegio fra Caserta, Benevento e Avellino M5S è al 45 (centrodestra al 30, centrosinistra al 18). In quello che si estende fino a Salerno viaggiano al 46 (centrodestra al 31, centrosinistra al 16).

Fra i vincitori dei collegi risulta anche, nel collegio di Castellammare, Catello Vitiello, il candidato scoperto massone e sconfessato da Di Maio.

Elezioni politiche: vincono M5s e Lega. Crollo del Partito democratico. Centrodestra prima coalizione. Il Carroccio sorpassa Forza Italia

091711968-d8d429cf-a54c-453a-967b-e1ee0265866c.jpg

Il Movimento fondato da Beppe Grillo primo partito. Nelle Regionali in Lombardia avanti Attilio Fontana (centrodestra), nel Lazio in testa Nicola Zingaretti (centrosinistra)

ROMA – È il Movimento 5 stelle il vincitore indiscusso delle elezioni politiche 2018 con il 31% dei voti, mentre il centrodestra conquista la posizione di prima coalizione con il 37%. Ma la maggioranza non va a nessuno.

Il verdetto che viene fuori dallo spoglio dei seggi è netto: trionfa il Movimento 5 stelle, ma festeggia anche la Lega, che supera il 17,6% e sorpassa Forza Italia, ferma intorno al 15%. Grande sconfitto è il Partito Democratico, che si attesta intorno al 20%. E con queste cifre, non gli basterebbe neanche una ‘larga intesa’ con Fi per poter dare vita a una maggioranza. A votare, al contrario di quanto sitemeva alla vigilia, sono stati in tanti: l’affluenza definitiva è stata del 73% contro il 75,27% del 2013, quando però si è votato in due giornate.

Abbracci, sorrisi e applausi tra i militanti M5s, per un risultato già definito ‘storico’, tensione al Nazareno, dove c’è poca voglia di parlare. Per avere dichiarazioni di vincitori e vinti bisogna aspettare qualche ora: sia Luigi Di Maio che Matteo Renzi hanno scelto di vedere i dati finali, prima di commentare. E il segretario Pd  sembra vicino a un passo indietro.

 Quando lo spoglio è a buon punto, al centrodestra andrebbero, secondo le stime, 250-260 seggi alla Camera (con la lega maggioritaria all’interno della coalizione rispetto a Forza italia) e 130-140 seggi al Senato. Al M5s andrebbero, secondo le stime, 230-240 seggi alla Camera e 110-120 seggi al Senato. Staccatissimo il centrosinistra guidato dal Pd con circa 110-120 seggi alla Camera e 45-55 seggi al Senato. Le maggioranza politica necessaria alla Camera è 316 seggi, mentre al Senato e di 158 seggi.

Ma già dalle proiezioni il quadro è sembrato chiaro: i dati definitivi forniti da Swg per La7 relativi al Senato hanno dato M5s a 32,1%, con un netto distacco rispetto agli avversari: crolla il Partito democratico, al 19%, mentre la Lega con 17,6% sorpassa Forza Italia (14,6%). Nel centrodestra Fratelli d’Italia arriva al 4,1% e Noi con l’Italia-Ude 1,1%. Nel centrosinistra non riesce a raggiungere la soglia del 3% +Europa (2,4%), ma la delusione più grande riguarda Leu che non supera il 3,2%. Civica popolare  Lorenzin 0,5%, Italia Europa insieme 0,7%.

Sempre le proiezioni di La7 per la Camera vedono M5s a 32,1%, Pd a 19,0% e Lega a 17,5%, anche in questo caso avanti a Fi, che si attesta a 14,1%. Fratelli d’Italia ottiene 4,1%, mentre Noi con l’Italia 1,1%. +Europa è a 2,7%, Leu a 3,5% e Civica Popolare 0,5%. Infine Italia Europa insieme 0,6%. Se i dati definitivi dovessero, però, confermare quelli preliminari, nessuna forza politica raggiungerebbe il 40%, soglia indispensabile per formare un governo. E i numeri delle possibili coalizioni del futuro sonu un rebus.

Elezioni, Calabresi: “M5s primo partito ma servono alleanze per governare”

 

• COSI’ NEI COLLEGI
La vittoria dei Cinquestelle a livello nazionale fa vedere i suoi effetti anche nelle sfide uninominali: i collegi hanno riservato non poche sorprese.
D’Alema flop in Puglia 
Boschi ok a Bolzano 
Casini surclassa Errani 
Renzi vince a Firenze 
Grasso male a Palermo 
Minniti rischia a Pesaro 

• LE REGIONI
Per le Regionali in Lombardia, secondo gli exit poll Rai, Attilio Fontana (centrodestra) al 38-42%; Giorgio Gori (Centrosinistra) è al 31-35%%. Dario Violi (M5s) è al 17-21% e Onorio Rosati (Leu) al 2-4 %. Nel Lazio Nicola Zingaretti (Centrosinistra) è in testa con il 30-34%, mentre Stefano Parisi (Centrodestra) è al 26-30%%. Roberta Lombardi (M5s) è al 25-29% e  Sergio Pirozzi (Lista civica) è al 2-4%. L’affluenza ai seggi nel Lazio è stata del 66,48%. Nel 2013 era stata del 71.91%. Per le consultazioni regionali lo spoglio inizia lunedì alle 14. In Lombardia ha votato il 73,07% degli aventi diritto (dati relativi a 1.516 comuni su 1.516). Nella precedente tornata elettorale del 2013, che però si svolse in due giorni, alla stessa ora si era recato alle urne il 76,77% degli elettori.

• LEGA IN TESTA A MACERATA
Dal territorio arriva un altro dato significativo: a Macerata, a un mese dalla tentata strage razzista di Luca Traini del 3 febbraio scorsoil cui autore fu a suo tempo candidato per la Lega, quando manca un centinaio di sezioni da scrutinare, il centrodestra è in testa nell’uninominale della Camera con il partito di Matteo Salvini primo per consensi. La Lega ha il 21,09% e distanzia di 10 punti netti Forza Italia che ha il 10%. Segue M5s, col 31,77%, solo terzo il centrosinistra. Centrodestra in testa a Macerata, con la Lega nella posizione di forza, anche per il Senato.

rep

• LA GEOGRAFIA DEL VOTO
Il centrodestra ha vinto quasi tutti i collegi uninominali del Nord Italia. Il Movimento 5 Stelle prevale in quasi tutto il Sud Italia. Il centrosinistra è in testa in pochissimi collegi uninominali del Trentino Alto Adige, dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio. Umbria e Marche non sono più regioni rosse. Se i dati definitivi confermeranno il trend attuale, i collegi uninominali delle due regioni sono stati tutti conquistati da centrodestra e M5s. I collegi uninominali sono 232 alla Camera e 116 al Senato. Gli altri si attribuiranno con il proporzionale. Per gli italiani all’estero sono riservati 12 deputati e 6 senatori.

Ritardi e code ha provocato in numerosi seggi il nuovo sistema di voto con l’uso per la prima volta del talloncino anti frode. Code più lunghe del solito ai seggi fin dal primo mattino di domenica sono state segnalate in tutta Italia a causa della nuova procedura introdotta per le elezioni politiche

Rimini, Di Maio candidato premier con 30.936 (su 37.442 votanti). Fico giù dal palco, Grillo apre kermesse cantando

Rimini, Di Maio candidato premier con 30.936 (su 37.442 votanti). Fico giù dal palco, Grillo apre kermesse cantando

Il faccia a faccia Di Maio-Fico dietro il palco di Italia M5s a Rimini

Nel backstage il deputato campano “ortodosso” parla col candidato premier. E arriva anche l’abbraccio di Grillo. Si parla di “accordo” con gli ortodossi ma non c’è conferma ufficiale. Torna l’hacker: “Ho votato decine di volte su Rousseau”, il leader 5 Stelle: “Falso, voto regolare”. Giornalista Rai accerchiata e insultata, arriva la polizia: il movimento si scusa. Ai visitatori della kermesse grillina braccialetto col codice a barre: “Serve a contarvi”, spiega la security

Luigi Di Maio è ufficialmente il candidato premier M5S: “I votanti sono stati 37.442…Un certo Luigi Di Maio ha preso 30.936 voti”, così l’ha incoronato Beppe Grillo, annunciando il nome del vincitore delle primarie M5s. “Da domani il capo politico del M5S non avrà più il mio indirizzo”, così ha poi scherzato Grillo. “Il nostro sarà il governo della riscossa degli italiani. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi”, così debutta da proclamato lo stesso Di Maio, incoraggiando la svolta: “Alle prossime elezioni gli italiani dovranno scegliere tra vivere e sopravvivere”.

E intanto è scoppiata la tregua tra l’ortodosso Roberto Fico e il candidato premier Luigi Di Maio? Si è animata la kermesse dei Cinquestelle a Rimini, dopo il faccia a faccia a metà pomeriggio tra il deputato campano “ortodosso”, qualcuno dice anche dissidente, e il vincitore (a meno di poco credibili sorprese) delle primarie on line circondate da polemiche. Non c’è nessuna conferma ufficiale che il dissidio sia rientrato, ma in molti giurano di aver visto anche Grillo abbracciare e dare amichevoli pacche sulle spalle a Fico.

UNA LUNGA GIORNATA IN CASA M5s 
E’ stato lo stesso Grillo, stamani, ad aprire la seconda giornata di Italia 5 Stelle, cimentandosi sul palco nell’esecuzione di alcuni brani country e rock anni ’70. Nella giornata del debutto, secondo gli organizzatori avevano partecipato tra le otto e le diecimila persone, altre cifre, oggi, con l’arrivo della gran parte dei dirigenti più in vista. Molta gente ai cancelli, aperti dalle 9, e ciascun visitatore viene controllato con il metal detector e ‘schedato’ attraverso un braccialetto con tanto di codice a barre. “Serve a contarvi”, spiegano gli addetti alla sicurezza.  E intanto è tornato alla carica l’hacker che dice di aver violato più volte la piattaforma Rousseau dove si sono svolte le primarie. Ma Grillo su Fb ha smentito ogni interferenza sul voto: “Tutto regolare”, ha assicurato. Il palco – si legge in un post sul blog di Grillo – prende il via alle 17.30, col primo intervento che riguarda l’Europa, protagonisti i parlamentari europei. Spazio ai sindaci e le sindache del movimento con Chiara Appendino, Fabio Fucci, Filippo Nogarin e Virginia Raggi. Intorno alle 19 era previsto l’annuncio ufficiale del nome del candidato premier ma i tempi sono slittati. Alle 21.30, il “prescelto” farà il suo primo discorso da candidato presidente del Consiglio M5s. Sullo sfondo le tensioni con l’ala dei più ortodossi, lo stesso Fico ma anche, tra gli altri, il senatore Nicola Morra, che contestano che nelle mani di una solo persona vada sia il mandato di candidato premier che quello di capo politico del Movimento, tradotto “troppo potere nelle mani di Di Maio”.

Rimini, l’ultimo giorno di Grillo: da politico a blues man

• FICO ALLA KERMESSE 
Roberto Fico era stato inserito nella scaletta già da ieri ma era intenzionato a non salire sul palco e a proseguire la sua protesta silenziosa nei confronti della gestione della vicenda primarie e soprattutto della scelta di conferire al futuro candidato premier del Movimento i poteri del capo politico. Oggi è arrivato a metà pomeriggio, con giornalisti e attivisti in fibrillazione, tutti in attesa che rompa il silenzio e chiarisca la sua posizione nei confronti di Di Maio. Fico è entrato dallo stesso ingresso secondario usato ieri da Grillo, ha sorriso ad alcuni attivisti e li ha rassicurati: “Va tutto bene”. E anche “I problemi si risolvono”. Parapiglia anche intorno a un altro “ortodosso”, Nicola Morra: “Non è scritto da nessuna parte” che Di Maio sia solo un “primus inter pares”, aveva ribadito il senatore, “vedremo cosa diranno da qui a domani, è in corso un tentativo di conciliazione. Poi ne trarremo le conseguenze”, così il senatore (video) contestato da alcuni grillini che hanno insultato anche una giornalista di Rainews che lo stava intervistando. Ma c’è chi da subito ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche, ad esempio il deputato M5s Danilo Toninelli che fa finta di nulla: “Non esiste un caso Fico”. Esiste invece, per Toninelli, un caso legge elettorale: “E’ un testo incostituzionale contro di noi”.

• FICO INCONTRA GRILLO, CASALEGGIO e DI MAIO 
Intorno alle 18, nel backstage del palco, forse la svolta: Roberto Fico ha avuto un lungo incontro con Luigi Di Maio, poi anche con Davide Casaleggio e Beppe Grillo. E Grillo a un certo punto lo ha abbracciato dandogli alcune pacche sulle spalle. C’è chi ha subito parlato di “chiarimento” e “pace fatta”,ma fino a pomeriggio inoltrato non ci sono state conferme ufficiali.

M5s, faccia a faccia Di Maio-Fico dietro il palco di Rimini

• ANCHE OGGI GIORNALISTI ACCERCHIATI E INSULTATI 
Momenti di caos al Villaggio Rousseau della kermesse quando un folto gruppo di attivisti ha circondato e pesantemente contestato una troupe di RaiNews24 che intervistava Morra. “Vai via”, hanno urlato con rabbia più volte alcuni militanti, cercando di interrompere il lavoro della giornalista Enrica Agostini e della troupe. E’ stato necessario l’intervento della sicurezza, raggiunta poi dalla polizia, per calmare gli animi. Spintoni e urla contro i cronisti anche durante l’arrivo della sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Vergogna, vergogna” e “menategli a ‘sti giornalisti” hanno urlato alcuni mentre altri hanno gridato “avvoltoi, avvoltoi” durante il breve e movimentato percorso della sindaca verso il gazebo di Roma Capitale. Poco dopo il Movimento si scusa: “Ci dissociamo dall’episodio di aggressione verbale nei confronti della giornalista Rai e della sua troupe” afferma una nota del partito di Grillo. “Ogni forma di violenza, di qualsiasi natura è contraria ai principi e ai valori del nostro movimento”.

• TORNA L’HACKER: “HO VOTATO DECINE DI VOLTE SU ROUSSEAU”
Torna a farsi vivo, intanto, l’hacker Rogue_0, protagonista a inizio agosto di diversi attacchi informatici alla piattaforma Rousseau. Su Twitter il pirata afferma di essere riuscito a intrufolarsi più volte nel sistema operativo M5s durante le votazioni per la scelta del candidato premier 5 Stelle. Ecco alcuni suoi tweet. “@beppe_grillo e @casaleggio tranquilli @luigidimaio ha già vinto, ve lo assicurano decine di miei voti certificati. #UserWay #M5S #Rousseau”, scrive l’hacker, ironizzando sulle misure di sicurezza utilizzate dalla Casaleggio Associati. “La password – spiega – non basta, i geni alla @casaleggio hanno messo una misura di sicurezza inviolabile per la sicurezza TOTALE del voto: l’SMS. LOL”. Rogue_0 posta poi alcuni screenshot di Rousseau, facendo intendere di essere riuscito a votare con vari account fasulli, come Antonio Marcheselli, Davide Gatto e Massimo Ferrari. Poi ancora, a metà pomeriggio, nuove irruzioni sul sito movimento5stelle.it. con le frasi: “Propongo Rousseau come gioco diseducativo per i bambini” e “Propongo me, Massimo Ferrari come admin”. In un altro screenshot, pubblicato da Rogue_0 sul suo canale twitter, mostra poi di aver effettuato un accesso utilizzando le credenziali di Giancarlo Cancelleri, ironizzando sul titolo della pagina “La prima cosa che farà Giancarlo Cancelleri da presidente della Sicilia…” l’hacker ha risposto: “Sarà cambiare ancora password…”.