Tag: economia

Strategy Innovation Forum 2021, Venezia diventa capitale della sostenibilità ambientale

Il surriscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare e le altre conseguenze del cambiamento climatico stanno seriamente mettendo a rischio il futuro del pianeta: Venezia, con il suo ecosistema unico e fragile, è uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione. Ma anche contesto ideale per affrontare le sfide di sviluppo sostenibile grazie a giovani talenti, nuove idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche che contribuiscano ad invertire la rotta.

Proprio per questo Venezia ospiterà la sesta edizione dello Strategy Innovation Forum – SIF 2021, in programma venerdì 10 settembre nel Campus Economico di San Giobbe in modalità duale, fisica e virtuale (link per partecipare online, oltre che per scaricare la App SIF2021 che consente di entrare a far parte del network, sul sito www.strategyinnovationforum.com). L’evento, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto, riunisce ogni anno l’unico think tank italiano in materia di innovazione strategica, coinvolgendo imprenditori, manager, professionisti, startupper, accademici e policy makers per creare e diffondere conoscenza e relazioni, a favore della trasformazione del sistema imprenditoriale. Tema di questa edizione è “L’impatto degli SDG sui modelli di business”, ovvero come i 17 Sustainable Development Goal, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, potranno generare nuove opportunità strategiche per le imprese. A fissare l’agenda di SIF 2021 è VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, acceleratore di innovazione sostenibile, dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali.

«Rilanciare Venezia e farne un nuovo modello di sviluppo attraverso l’innovazione tecnologica, coinvolgendo direttamente i giovani. È questo lo spirito di VeniSIA, grazie al quale Ca’ Foscari attrae in città startup e talenti da tutto il mondo» dichiara Tiziana Lippiello, Rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia. «Ancora una volta Ca’ Foscari dà prova della sua vocazione all’internazionalizzazione e al dialogo con le imprese e la ricerca universitaria si fa protagonista dei processi d’innovazione e di sviluppo. Lo Strategy Innovation Forum sarà l’occasione per mettere in campo le migliori idee e i modelli di business più efficaci per fare di Venezia un esempio a livello globale in tema di tutela dell’ambiente e di impegno per uno sviluppo finalmente sostenibile».

«Grazie alla collaborazione funzionale e alla contaminazione culturale tra istituzioni e organizzazioni, sia locali che internazionali, si possono creare le migliori condizioni per la nascita di nuove idee e progetti focalizzati sulla sostenibilità. Venezia può essere davvero un living lab in questo senso, per testare soluzioni scalabili poi a livello globale», spiega il professor Carlo Bagnoli, Responsabile Scientifico di VeniSIA. «Se il terzo Rinascimento è l’impresa, intesa come missione impossibile richiesta all’Italia per risollevarsi, noi crediamo che siano le imprese, intese come organizzazioni, a doverlo guidare, dimostrando nei fatti la possibilità di coniugare innovazione ambientale, sociale ed economica. SIF 2021 metterà al centro proprio le best practices delle imprese più virtuose e innovative».

«In uno scenario di forte cambiamento del sistema sociale ed economico, si evidenzia il ruolo chiave delle imprese attraverso la ridefinizione del modello di business in chiave di innovazione strategica sociale per ridefinire la cornice di collaborazione pubblico-privata» dichiara Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro, Pari opportunità della Regione del Veneto. «Lo Strategy Innovation Forum è un’importante occasione per presentare VeniSIA e, nella collaborazione tra Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia, avviare iniziative nel territorio in grado di contribuire alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo più efficiente delle risorse».

SIF 2021: il programma

L’evento inizia alle ore 8.30 con la registrazione dei partecipanti (A QUESTO LINK IL PROGRAMMA COMPLETO). Alle 8.50 lo speech di apertura di Stefano Campostrini, professore di Statistica Sociale dell’Università Ca’ Foscari. Alle 9.00 i saluti istituzionali con la rettrice di Ca’ Foscari Tiziana Lippiello, l’assessore regionale Elena Donazzan, il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro e Maria Cristina Piovesana, vice-presidente nazionale di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura.

Alle 9.30 il primo panel su “L’impatto degli SDG sui modelli di business: VeniSIA”, con Carlo Bagnoli, professore di Innovazione Strategica di Ca’ Foscari e responsabile scientifico di VeniSIA, Nicola Pianon, Senior Advisor & Senior Partner Emeritus di BCG Italy e Maria Claudia Pignata, Director of Institutional Relations, Marketing & Communication di VeniSIA.

Alle 9.50 focus sull’SDG 7, “Energia pulita e accessibile”, con Gabriella Chiellino, Presidente di eAmbiente Group, Ernesto Ciorra, Chief Innovability Officer di Enel, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Energy Evolution ENI e Marco Alverà, Ceo di SNAM. Alle ore 11.00 si discuterà di “Città e comunità sostenibili” con Helene Molinari, President & Founder di SUMus, Agostino Santoni, VP South Europe di Cisco, Matteo Mille, Chief Marketing and Operations Officer Microsoft Italia, Paolo Quaini, Energy & Environmental Services Market Edison e Carlo Ratti, direttore di Senseable City Lab MIT. Dalle 12.10 il panel su “Sostenibilità attraverso l’innovazione”, con Francesca Zarri, Technology, R&D & Digital Director ENI, Fabio Tentori, CEO Innovation Hubs Enel, Andrea Ricci, Senior Vice-President SNAM, Francesco Grillo, direttore di Think Tank Vision e Alberto Onetti, Chairman di Mind The Bridge.

Sessione pomeridiana a partire dalle 14.10 con “L’impatto dell’SDG #12 sui modelli di business: consumo e produzione responsabili”, con Federico Vione, CEO & Business Owner MAW, Luca Marzotto, CEO Zignago Holding, Andrea Di Stefano, Special Projects Manager Novamont, Giovanni Fanin, CEO DemiBiotech Cereal Docks Group e Paolo Lobetti Bodoni, Consulting Leader EY Italy.

Dalle 15.20 “L’impatto dell’SDG #13 sui modelli di business: agire per il clima”: con Monica Billio, professore di Econometria di Ca’ Foscari, Anna Maria Roscio, Executive Director SME Sales & Marketing Department Intesa Sanpaolo, Carlo Ferraresi, CEO and Managing Director Cattolica Assicurazioni, Giovanni Sandri, Managing Director Black Rock e Gabriele Burgio, President e CEO Alpitour World.

Dopo il coffe break alle 17.00 il tema sarà “La vita sott’acqua”: con Fulvio Lino Di Blasio, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Fabio Gallia, General Manager Fincantieri, Giulio Bonazzi, Chairman e CEO Aquafil, Jan Pachner, Segretario Generale di One Ocean Foundation e Stefano Brandinali, Chief Digital Officer Prysmian Group.

Alle 18.10 “Venezia, la più antica città del futuro”: con la moderazione di Nicola Saldutti, giornalista di Corriere Economia si confronteranno Vincenzo Amendola, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Affari europei), Philippe Donnet, CEO Generali, Salvatore Rossi, Presidente Gruppo TIM, Giovanni Gorno Tempini, presidente del CdA di Cassa Depositi e Prestiti.

VeniSIA, 10 startup per l’ambiente

VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator è un acceleratore di innovazione sostenibile, con sede a Venezia presso lo Strategy Innovation Hub del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari e dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali. La piattaforma è il primo progetto attivo nell’ambito di “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”, un piano di interventi, approvato dalla giunta regionale del Veneto, funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio con fulcro la città capoluogo. Nel corso di SIF – Strategy Innovation Forum verranno presentate le 10 migliori startup di innovazione ambientale selezionate tra oltre 1.300 progetti provenienti da 28 paesi del mondo che ora procederanno all’implementazione delle proprie soluzioni nello spazio di co-working allestito appositamente a Ca’ Giustinian dei Vescovi. Tra i progetti che saranno sviluppati soluzioni tecnologiche per l’abbattimento della Co2, per il miglioramento dell’efficienza energetica, per la mobilità sostenibile, per il monitoraggio della qualità di aria e acqua.

I partner di SIF

Strategy Innovation Forum è promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto. In partnership con Intesa Sanpaolo e KPMG, MAW, Sharp, Cortellazzo&Soatto, Everel, Strategy Innovation e Synextya. Gli sponsor: Alilaguna, Arper, Goppion Caffè, Loison, Sanbenedetto, Social Meter, Villa Sandi. Con il supporto di EY, Minima&Moralia, SMACT Competence Center, Fondazione Univeneto, Fondazione di Venezia, T2i, Arzanà, Illuminem, Zanze XVI, Ca’ Foscari Alumni, auxiell, CUOA, Centro GSI, Yunus Centre. Con il patrocinio di Confindustria Veneto e la media partnership con Repubblica Affari&Finanza, Blum, Class Tv, Radio Ca’ Foscari, Invenicement Ca’ Foscari, JEVE, Marketers.

Tutte le informazioni sul sito di Strategy Innovation Forum.

Davide Buccheri: I timori di nuove ondate di Covid 19 pesano sull’inaugurazione degli scambi sui listini globali, mentre i dati

MILANO – I timori di nuove ondate di Covid 19 pesano sull’inaugurazione degli scambi sui listini globali, mentre i dati macroeconomici dalla Cina dicono di una ripresa industriale leggermente al di sotto delle attese. Poi le vendite rientrano, in particolare nel Vecchio continente, dove le Borse migliorano leggermente ma chiudono tutte in calo con l’eccezione di Milano. Resta comunque un clima di grande incertezza, in una settimana ricca di eventi durante la quale le Banche centrali potranno ancora indirizzare l’umore degli investitori.

This slideshow requires JavaScript.

A far scattare inizialmente la fuga dagli asset rischiosi era stato un insieme di fattori legati al Covid. Le autorità cinesi hanno annunciato domenica la scoperta di una nuova fonte di contaminazione attorno a un mercato all’ingrosso a Pechino, che ha portato al confinamento di 11 aree residenziali nelle vicinanze. In particolare la Cina ha segnalato 57 nuovi casi di Covid 19 in 24 ore, il rapporto giornaliero più alto nel paese da aprile. Negli Stati Uniti, anche se l’ultimo bilancio giornaliero delle vittime è diminuito drasticamente, la crisi sanitaria rimane preoccupante, avendo colpito anche gli Stati meridionali e occidentali, dopo aver colpito principalmente il Nord-Est della nazione. E anche in Giappone, i timori di una seconda ondata sono forti: domenica sono stati annunciati 47 nuovi casi di infezione a Tokyo. L’India è un altro Paese nel quale la situazione preoccupa, con contraccolpo anche sulla Borsa locale che ha perso un punto e mezzo percentuale dopo aver chiuso la peggior settimana in un mese di tempo.

Le Borse europee come detto chiudono miste. Francoforte perde lo 0,66%, Parigi cede lo 0,49%, Londra lo 0,66%.  Milano, dopo l’apertura in rosso di oltre tre punti percentuali, va controtendenza e si ferma a +0,43%. Su Piazza Affari si registra il ritocco in aumento del pacchetto di filiali che andranno a Bper, nell’ambito dell’operazione Intesa-Ubi, con il quale la banca guidata da Carlo Messina spera di convincere l’Antitrust all’inesistenza di ostative dal punto di vista concorrenziale. Wall Street tratta in calo, ma anche in questo caso in recupero dall’apertura. Il Dow Jones perde l’1,2% alla chiusura dei mercati europei, il Nasdaq cede lo 0,3% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,7%.

Più pesante il conto pagato, questa mattina, dalla Borsa di Tokyo: l’indice Nikkei ha lasciato sul parterre il 3,5% a 21.530,95. Ancora peggio ha fatto Seul, che è scivolata del 4,7% mentre Shanghai ha contenuto il ribasso al -1%. “Le preoccupazioni su una possibile seconda ondata di infezioni stanno crescendo” e questo ha pesato sul mercato, afferma una nota di Okasan online securities. Sembra, per dirla con Bloomberg, riandare in scena il film visto lo scorso giovedì: sui mercati era scattata una fuga dagli asset più rischiosi che aveva alla fine portato a una perdita del 6% per Wall Street.

Come accennato, uno dei principali dati attesi riguardava la produzione industriale in Cina: sale del 4,4% annuale a maggio, il top da dicembre ma meno dell’atteso +5% e contro il +3,9% di aprile. L’economia cinese è ripartita prima delle altre ma deve ancora rimettersi in carreggiata dopo il coronavirus. Le vendite al dettaglio e gli investimenti hanno subito un’altra contrazione a maggio. Le vendite al dettaglio si sono contratte del 2,8% annuale a maggio, dopo il -7.5% di aprile e contro un atteso -2%. Gli investimenti fissi, che rappresentano il 60% degli investimenti totali, hanno subito una contrazione annuale del 6,3%, dopo il -10,3% di aprile e a fronte di un atteso -5,9%. Se si osserva l’andamento spacchettato, i settori dell’acciaio e della produzione automobilistica stanno andando abbastanza bene, ma ci vorrà ancora del tempo prima che anche altre attività tornino a viaggiare a livelli pre-crisi. Le perdite di posti di lavoro e il timore di una seconda ondata del virus mantengono cauti i consumatori. Negozi e ristoranti non lavorano a pieno ritmo. Il tasso di disoccupazione a maggio arretra al 5,9% dal 6% di aprile e contro un atteso 6,2%. Mentre le vendite al dettaglio scendono del 2,8% su base annua, più del -2,3% stimato dal consensus, ma in deciso miglioramento rispetto al -7,5% di aprile. Da inizio anno resta un passivo per il commercio del 13,5%.

Sui mercati valutari la propensione al rischio è scarsa per i timori legati ai contagi. Chiusura in lieve rialzo per l’euro sul
dollaro sotto quota 1,13 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1277 dollari e a 121,06 yen in una giornata poco frizzante a causa dalla scarsa propensione al rischio. Il dollaro guadagna sullo yen a 107,37. Avvio di settimana stabile per lo spread fra Btp e Bund: il differenziale segna 189 punti contro i 188 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,43%.

Per i timori di nuovi contagi i prezzi del petrolio sono di nuovo in calo: a New York il Wti arriva a perdere il 4% sotto i 35 dollari al barile.

Davide Buccheri:Se questa estate i lombardi viaggiassero meno a risentirne non sarebbero solo loro, ma molte altre regioni italiane.

Se questa estate i lombardi viaggiassero meno a risentirne non sarebbero solo loro, ma molte altre regioni italiane. Questo perché la Lombardia non è solo il territorio con più abitanti (10 milioni), ma anche quello con una maggiore propensione a viaggiare durante i mesi estivi.
Fatto ancora più vero se si considera Milano, la capitale del lavoro, tradizionalmente vuota nel mese di agosto. Dall’anno dell’Expo è diventata una gettonata meta turistica, sono aumentati nettamente gli arrivi di italiani e stranieri (11 milioni nel 2019, il 9% in più rispetto all’anno precedente), ma i milanesi non rinunciano alla loro vacanza fuori città.

La crisi del turismo lombardo potrebbe peraltro sommarsi al fatto che in Italia quest’anno arriveranno molti meno stranieri dopo la difficile primavera segnata dal coronavirus.
Secondo quanto stimato a maggio 2020 da Touring Club, le principali mete domestiche dei lombardi sono l’Emilia Romagna, la stessa Lombardia e il Trentino Alto Adige. Seguono Toscana, Veneto e Liguria. Una fetta più piccola è rappresentata da Marche e Sardegna.

Chi guida la ripresa turistica?

Come ricordano i più recenti dati Istat, le prime cinque Regioni per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano ben il 52% della popolazione italiana, composta da circa 60 milioni di persone.
La numerosità degli abitanti, però, non è l’unico indicatore da considerare in questo caso. Sulla propensione al viaggio incidono anche altri fattori: economici, sociali e geografici. Sempre l’Istat ci dice infatti che, se mediamente un italiano effettua per i motivi più diversi 1,2 viaggi all’anno, a livello territoriale ci sono differenze marcate, soprattutto tra Centro-Nord e Sud: nel Nord-Est si registra un dato di 1,8, al Centro di 1,5, al Nord Ovest di 1,3, mentre al Sud (0,6) e nelle isole (0,5) i dati sono molto più contenuti.

Ne deriva che le prime cinque aree che anche quest’anno potrebbero trainare il settore sono la Lombardia (con 46,7 milioni di presenze durante le vacanze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2). Questi territori da soli producono il 60% delle presenze domestiche.

Il valore economico

Se consideriamo i dati della spesa turistica degli italiani in Italia – stimati in circa 65 miliardi di euro – i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti per circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli per quasi 6 e i campani per poco più di 5 miliardi di euro.
Da più parti in queste settimane ci si aspetta una ripresa del settore grazie al turismo di prossimità, spiegano gli esperti di Touring Club: si tratta in realtà, guardando ai dati, di un fenomeno già ben consolidato in molte aree del Paese. Non assisteremo quindi a un cambiamento radicale nelle abitudini per una parte consistente di popolazione italiana; a mutare sarà il modo con cui ci si approccerà all’esperienza turistica (mascherina, distanziamento sociale, file, rilevazione temperatura corporea ecc).

Potrebbe però consolidarsi il turismo all’interno della propria regione: delle prime cinque regioni citate, ben quattro potrebbero vedere come prima destinazione di viaggio lo stesso ambito regionale di residenza (fa eccezione la Lombardia che è secondo mercato per i lombardi).
Ciò si spiega anche con il fatto che quasi tutte dispongono di un affaccio sul mare, elemento trainante del turismo domestico. Non è un caso quindi che sia proprio la Lombardia a fare eccezione e ad avere come primo mercato l’Emilia-Romagna.

Le ricadute nelle Regioni

Andiamo a vedere cosa significa in termini di presenze. La Lombardia “porta” in Emilia Romagna 9 milioni di presenze, il 19% del totale; nella stessa Lombardia 5,6 milioni, il 12%; in Trentino Alto Adige 4,7 milioni, il 10% circa; in Toscana 4.5 milioni, il 9,6%; in Veneto 4,4 milioni, il 9,5%.
Seguono le regioni prettamente marittime: Liguria, con 3,6 milioni di presenze lombarde (il 7,6%); Marche, con 1,9 milioni (il 4%); Sardegna, con 1,8 milioni di presenze (il 3,9%).

Ilva e le altre crisi: Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus.

Allarme per la mancata soluzione di 150 emergenze aziendali, adesso aggravate dal coronavirus. Mise, Tesoro e Palazzo Chigi navigano a vista e 250mila posti di lavoro sono a rischio. Negata la garanzia statale su un prestito da 400 milioni, così ArcelorMittal medita di disimpegnarsi dal cuore siderurgico del Paese. Il ruolo di Invitalia e l’incognita della Cassa integrazione

ROMA – “Può sembrare un paradosso, ma dobbiamo ringraziare Covid-19 e i divieti di spostamento perché altrimenti qui sotto avremmo qualche problema a gestire le proteste degli operai. E non solo di quelli dell’Ilva”. “Qui sotto” è via Molise, a Roma, e a parlare è un alto dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, che chiede di mantenere l’anonimato. Poche parole per fotografare il caos della politica industriale italiana, il caotico vuoto di sempre aggravato dall’allarme sanitario. Tanto da far temere il peggio in vista del riemergere delle tante crisi aziendali temporaneamente congelate dall’avvento del coronavirus. Ilva in primis, con le tensioni sociali di questi giorni negli stabilimenti di Taranto Genova, sottoposti ad una grottesca altalena di cassa integrazione, avvisaglia di quello che potrà accadere nelle prossime settimane. “E non voglio neanche pensare a quando, dopo l’estate, finiranno gli ammortizzatori sociali Covid, la moratoria sui licenziamenti e il re tornerà nudo…”. IlvaWhirlpoolBlutecWanbaoJindal Piombino, EmbracoBekaert…da Nord a Sud la geografia del declino industriale italiano: 150 emergenze irrisolte che coinvolgono 250mila lavoratori.

Imprese, al Festival dell’Economia Civile spinta sui cantieri

Si chiude oggi con gli interventi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Giovanni Tria e Sergio Costa, la prima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, organizzato da Federcasse, la Scuola dell’Economia Civile (SEC) e Nuova Economia per Tutti (NeXT), con il supporto di Confcooperative e delle Bcc toscane. Tre giorni di dibattiti, 80 relatori, 18 panel, decine di giovani protagonisti con le loro imprese innovative, sostenibili e inclusive e più di 1.500 partecipanti: un contributo importante per il dibattito pubblico e per la valorizzazione di buone pratiche di imprese e finanza civile in un Paese alla ricerca di crescita, innovazione e nuovi modelli economici e sociali. Dal palco del Festival a Palazzo Vecchio, dove viene annunciata anche la seconda edizione di questa importante iniziativa, arrivano al Governo italiano precise proposte sui temi dibattuti nella tre giorni fiorentina. I promotori chiedono di sbloccare al più presto i cantieri e di creare un rapporto armonioso tra mondi dell’economia, amministrazione e della giustizia civile. In Italia sono disponibili circa 100 miliardi di euro di investimenti stanziati e da impiegare Le risorse ci sono, l’Unione Europea le ha messe a disposizione, dobbiamo saperle spendere. Uno sviluppo sostenibile passa anche per una più incisiva politica rivolta alle aree interne in corso di spopolamento, per ridare speranza a giovani e meno giovani che vi abitano.

Bankitalia, ufficializzate le nuove nomine

Bankitalia ha il suo nuovo direttore generale e i suoi due nuovi vice: nella tarda serata di oggi, è arrivata l’ufficializzazione delle nomine

Come da previsione sono arrivate le nuove nomine di Bankitalia: il Direttore Generale, a partire dalla prima metà del mese di maggio, sarà Fabio Panetta, mentre i suoi vice risponderanno ai nomi di Daniele Franco e Alessandra Perrazzelli. La notizia dell’ufficializzazione è arrivata solamente nel corso della tarda serata di oggi.

Secondo quanto viene sottolineato pure sul Corriere della Sera, la “partita” ha avuto modo di sbloccarsi dopo che il governo gialloverde aveva sostanzialmente cristallizato la situazione sul possibile rinnovo della carica per Federico Signorini. Alla fine, insomma, si è optato per rinnovare le cariche. Questo passaggio procedurale, come da prassi precostituita e come segnalato pure dall’Adnkronos, ha ricevuto il placet del Consiglio Superiore della Banca d’Italia, l’organo deputato all’approvazione, dopo che il Governatore aveva proceduto per mezzo della presentazione dei nominativi dei vertici individuati. Bankitalia, quindi, ha un nuovo direttore generale e due nuovi vice direttori generali.

Italia ancora sotto pressione, lo spread oltre quota 290

Fiammata del differenziale in avvio, il rendimento del decennale italiano rivede i livelli di inizio 2014. Piazza Affari in forte calo


MILANO – Ore 9.10. C’è ancora tensione sui titoli di Stato italiani all’indomani della decisione del ministro dell’Economia Giovanni Tria di disertare la riunione dell’Ecofin di oggi per tornare a Roma a definire le ultime limature alla nota di aggiornamento al Def, mentre sullo sfondo cresce la tensione sull’asse Roma-Bruxelles, con il botta e risposta a distanza tra il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Questa mattina lo spread prosegue la corsa avviata ieri intorno a metà seduta e scavalca quota 290 toccando i 294 punti, secondo i dati della piattaforma Bloomberg, con il rendimento del titolo decennale italiano che rivede i massimi di inizio 2014 e si attesta al 3,37%. Si allarga anche lo spread sui titoli a due anni che balza fino a 195 punti.

Anche PIazza Affari parte male, con il Ftse Mib che cede l’1,5%. Molto più contenute le perdite nelle altre piazze finanziarie: Londra perde lo 0,13% e Parigi lo 0,63%.  Listini in flessione quindi nonostante il traino positivo di Wall Street, che ieri ha chiuso in positivo spinto ancora dall’euforia per l’accordo commerciale raggiunto dagli Stati Uniti con Uniti con Canada e Messico. Anche Tokyo ha concluso gli scambi in positivo, con il Nikkei che ha guadagnato lo 0,1%. La crisi italiana mette in affanno anche l’euro che mantiene la traiettoria discendendente avviata ormai una settimana fa, con il cambio euro/dollaro che cala a a 1,1537.

Giornata scarica sul fronte dei dati macroeconomici. A settembre la fiducia dei consumatori giapponesi è leggermente aumentata . Secondo i dati dell’indagine del governo nipponico l’indice che misura il sentiment dei consumatori è salito a 43,4 punti dai 43,4 di agosto, il minimo degli ultimi dodici mesi. Attesi in giornata i prezzi alla produzione nell’Eurozona relativi al mese di agosto e nel pomeriggio i dati sulle vendite di autoveicoli negli Usa.

Ancora in rialzo i prezzi del petrolio. Nei primi scambi elettronici il Wti si attesta a 75,69 dollari al barile (+0,52%) e il Brent a 85,11 dollari (+0,15%). In lieve rialzo l’oro, a 1193 dollari l’oncia.

Melegatti, firmati i licenziamenti: scatteranno il 20 dicembre

Passaggio necessario dopo il fallimento. Ultimi appelli agli imprenditori “capaci e seri” perché si presentino a rilevare la storica azienda dolciaria entro il 17 settembre: servono 13 milioni e mezzo


MILANO – Non sono serviti gli scioperi, gli appelli sui social network, le mobilitazioni dei consumatori e i tentativi di trovare un cavaliere bianco. La vicenda della Melegatti, storica azienda del pandoro e del panettone del veronese, e soprattutto dei suoi lavoratori sembra scivolare di nuovo verso un destino segnato. In settimana i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil e i curatori fallimentari di Melegatti hanno firmato l’accordo per i licenziamenti di tutti i dipendenti dell’azienda dolciaria. Un passaggio che segue la dichiarazione di fallimento dello scorso 29 maggio.

Ora i lavoratori scrutano le caselle della posta in attesa della lettera di licenziamento; l’ultimo giorno di rapporto coinciderà con la data del 20 dicembre, quando scadrà anche la Cassa integrazione straordinaria. Sono coinvolti ad ora 11 dipendenti operativi nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto (Verona), per dare corso all’esercizio provvisorio autorizzato per sei mesi (dal 21 giugno al 21 dicembre) dal Tribunale di Verona, mentre il resto del personale è coperto dalla Cassa integrazione straordinaria. Ma questa si esaurirà appunto il 20 dicembre: oltre quella data non sarà possibile accedere ad altri ammortizzatori sociali.

Alla firma dell’atto ufficiale i sindacati hanno sottolineano in una nota che “l’accordo è inevitabile e per tutti i dipendenti l’ultimo giorno di rapporto con Melegatti sarà il 20 dicembre”. Di fatto, si tratta di un passaggio perché formalmente un potenziale salvatore in extremis non abbia obblighi pregressi verso il personale. In effetti, hanno aggiunto i sindacati, la speranza è che si possa “presentare un’altra situazione qualora alla scadenza del secondo bando, ovvero il 17 settembre, si paventassero eventuali acquirenti che avrebbero l’opportunità di valutare il mantenimento totale o parziale delle posizioni lavorative”. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno rinnovato l’appello “ad imprenditori capaci e seri affinché prendano in considerazione l’acquisto di questa storica azienda dolciaria veronese”.

Proprio una settimana fa era stata organizzata una manifestazione da un gruppo di consiglieri comunali a sostegno dei dipendenti. In quella occasione, davanti al municipio di San Giovanni Lupatoto, il consigliere d’opposizione Massimo Giarola spiegava che “la seconda procedura di vendita ha fatto scendere a 13 milioni e mezzo di euro la base d’asta”. A rilanciare l’appello per l’azienda in queste ore è il senatore Udc Antonio De Poli: “Il ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio individui opportuni provvedimenti per salvaguardare l’occupazione e lo storico marchio. Lanciamo anche un appello affinchè possibili investitori si presentino alla scadenza del bando fissata il 17 settembre perché si possano mantenere le posizioni lavorative e considerare l’acquisto della storica azienda”.

Tensione sullo spread in attesa della fiducia della Camera a Conte

Ieri i titoli di Stato sono peggiorati perché gli investitori hanno letto nelle parole del premier Contela conferma di un programma di governo molto costoso

MILANO – Ore 9:05. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi riparte nel segno della tensione: dopo le primissime battute in calo a 230 punti base, con il rendimento dei decennali italiani al 2,7%, il differenziale di rendimento torna a salire verso 250 punti nel giorno in cui il premier Contechiede la fiducia alla Camera per il nuovo esecutivo. E i Btp a dieci anni tornano a mettere nel mirino la soglia di rendimento al 3%.

Ieri, durante il discorso di Conte al Senato, non sono emersi segnali di volersi discostare dal programma sancito dal contratto tra Lega e M5s, che preoccupa gli investitori per la possibile rottura della disciplina di bilancio che i vincoli europei e l’alto debito suggeriscono al nostro Paese. Ragione per cui, annota Bloomberg, i titoli di Stato italiani sono scesi e il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è salito rispetto ai livelli della mattina. Secondo i calcoli di Carlo Cottarelli, il programma di spesa e tagli alle imposte rischia di costare 126 miliardi.

Milano, Piazza Affari apre in cauto rialzo con un +0,3% del Ftse Mib. Simile il movimento delle altre Piazze europee: Londra sale dello 0,1%, Parigi dello 0,25% e Francoforte dello 0,26%. A livello globale, i listini azionari sono bene impostati con le alterne vicende geopolitiche internazionali a dettare l’umore degli investitori. Si aspetta l’incontro del G7 del fine settimana che potrebbe portare il tema dei dazi all’attenzione dei leader, mentre le riunioni in calendario questo mese di Fed e Bce potrebbero dare indicazioni sulle rispettive agende.

Quanto, negli ultimi giorni, la situazione politica italiana abbia generato instabilità è ben rappresentato da un’analisi sulle ultime sedute di Borsa appena pubblicata da Wolfgang Bauer, gestore di M&G. Se si guarda ai Cds, ovvero le assicurazioni contro il rischio di default del Paese, “a metà della scorsa settimana il mercato assegnava all’Italia un rischio di credito sovrano maggiore di quello associato a molti Paesi della regione emergente, come la Turchia e il Brasile, a riprova di quanto possano essere violenti i movimenti di mercato quando si verificano cambi d’umore improvvisi”, nota l’esperto ricordando che sono stati toccati 290 punti base, mentre dopo le elezioni si era scesi fino a 85 in un ottimismo generalizzato dei mercati. Secondo Bauer, però, il caso italiano rischia di essere sovra-esposto: “Quando siamo preoccupati per un argomento specifico, il rischio immediato è che altri sviluppi potenzialmente significativi passino inosservati”. Ad esempio, gli ultimi dati sull’inflazione balzata dall’1,2% all’1,9% nell’Eurozona sono rilevanti. “È vero che i fattori principali all’origine della variazione sono stati i prezzi energetici”, dice Bauer, “mentre l’inflazione di fondo annuale è rimasta contenuta all’1,1%, ma ciò non toglie che un risultato perfettamente in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE, inferiore ma vicino al 2%, dovrebbe suscitare un minimo di interesse, considerando l’incertezza sul futuro percorso della politica monetaria di Francoforte”.

Tensione sullo spread in attesa della fiducia della Camera a Conte

In attesa del direttivo all’Eurotower del 14 giugno, l’euro apre in rialzo, sopra quota 1,17 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,174 dollari e 128,82 yen. Dollaro/yen in rialzo a 109,92. Peso messicano ai minimi da 15 mesi sul biglietto verde.

La Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in positivo, sostenuta dall’indebolimento dello yen, con gli investitori che guardano a ogni sviluppo sui negoziati commerciali che si terranno durante il G7 del fine settimana in Canada. L’indice Nikkei ha messo a segno un rialzo dello 0,38% a quota 22.625,73, con un guadagno di 86 punti. Alle prese con timori crescenti sul rischio di una valanga di default sui debiti da parte delle imprese, la Cina è ricorsa al suo strumento Mlf (Medium-term Lending Facility) per iniettare una liquidità pari a 463 miliardi di yuan, l’equivalente di 72 miliardi di dollari.

Sugli scambi asiatici si è fatta sentire la serata positiva di Wall Street, dove la seduta di ieri è finita per la seconda volta di fila in territorio record per il Nasdaq (+0,41%) e il Russell 2000 (+0,61%). Grazie a un colpo di reni nell’ultima ora di scambi, anche l’S&P 500 è riuscito a recuperare il terreno perso chiudendo sopra la parità (+0,07%) mentre il Dow Jones è stato solo capace di contenere i cali (-0,06%). Come lunedì, Apple (+0,8%), Amazon (+1,87%) e Microsoft (+0,51%) hanno raggiunto nuovi record. A loro si è unita anche Netflix (+1,1%). Starbucks ha invece sofferto (-2,44%) l’imminente fine dell’era del fondatore Schultz, chiamato alla corsa politica. Il braccio di ferro commerciale resta uno spauracchio: il Messico ieri ha annunciato dazi contro prodotti agricoli e in acciaio in arrivo dagli Usa, una reazione alle tariffe doganali scattate il primo giugno. La Cina intanto sembra avere proposto a Washington l’acquisto di quasi 70 miliardi di dollari in un anno di prodotti agricoli ed energetici statunitensi. Pechino, ha scritto il Wsj, vuole però che l’amministrazione Trump non proceda con i dazi ventilati su 50 miliardi di dollari di prodotti tecnologici cinesi (dovrebbero entrare in vigore dopo il 15 giugno).

I prezzi del petrolio hanno proseguito nel loro percorso di rialzi sui mercati asiatici. Stamattina il barile di Wti con consegna a luglio prezzava 65,84 dollari, in profresso di 32 centesimi. Il Brent con consegna ad agosto guadagnava invece 40 centesimi a 75,78 dollari. L’oro è poco mosso in Asia a 1.297,61 dollari, guadagnando lo 0,09%.

Mps, un misterioso testimone e il giallo sulla morte di Rossi. “Ho sentito anche uno sparo”

David Rossi

David Rossi

PERCHÉ l’avvocato Luca Goracci non abbia mai rivelato l’incontro misterioso, lo spiega egli stesso: “Era la terza o la quarta persona che si presentava millantando di sapere qualcosa sulla morte di David Rossi, poi sparita nel nulla. E non avrei mai potuto provare niente”. Certo è che nell’episodio della fine violenta del capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena ogni particolare rischia di non essere insignificante.

La morte, avvenuta mentre infuriava la bufera giudiziaria sull’acquisizione della banca Antonveneta, la sera del 6 marzo 2013 in circostanze mai chiarite, è stata archiviata due volte come suicidio. E ora è giunto il momento di raccontare anche questo episodio, per assurdo che possa apparire. Ecco allora che cosa è successo nei giorni tra la fine di febbraio e i primi di marzo del 2016 al legale che sta minuziosamente seguendo per la famiglia di Rossi questa vicenda, ostinandosi a non credere alla versione ufficiale.

“Il caso di David”, rievoca Goracci, “era stato riaperto a novembre 2015. A febbraio mi telefona un tizio dicendomi che mi deve parlare del caso Rossi. Non vuole dare il numero di telefono, ma richiama sempre lui. Dopo un appuntamento mancato ci incontriamo nel mio studio: doveva essere l’inizio di marzo 2016. Sui quaranta, un metro e ottanta, distinto.

Dice di essere un imprenditore che lavora nel mantovano. Dice di conoscere Rossi e di farsi vivo solo ora dopo tre anni passati all’estero, perché il caso era stato riaperto”. Ma quale segreto ha da rivelare? “Mi dice “, continua Goracci, “di aver fissato un incontro con David alle ore 18 del 6 marzo 2013, giorno della sua morte. Però di essere arrivato in ritardo di quasi due ore. Dice perfino di ricordare che il suo orologio, quando si trova ai Ferri di San Francesco segna dieci minuti alle otto”. In quel momento David è già a terra nel vicolo. “Il mio interlocutore dice di essere arrivato proprio lì e di aver visto il corpo di Rossi. Fa per avvicinarsi, ma succede l’imprevedibile: viene assalito alle spalle da tre o quattro persone. Dopo una breve lotta si divincola e scappa, mentre sente esplodere un colpo d’arma da fuoco”, ricorda l’avvocato. A questo punto Goracci gli chiede il perché di quell’appuntamento. “Ed è lì”, spiega il legale della famiglia, “che lui comincia a parlare di conti correnti aperti dalla banca con l’intervento di alcuni dirigenti per i finanziamenti necessari alla sua attività imprenditoriale a Brescia e Mantova”. A Mantova anche Rossi si recava spesso, visto che era vicepresidente del Centro Palazzo Te, una Fondazione culturale comunale. Nel racconto affiorano altri particolari: “Lì a Mantova, secondo il mio interlocutore, si frequentavano con cadenze quasi settimanali. E un giorno, forse verso la fine del 2012, lui si sarebbe recato con Rossi a Roma per incontrarsi con una persona che avrebbe consegnato loro una valigetta, e poi David si sarebbe fatto accompagnare all’Ospedale di Siena con quella valigetta”. La storia sembra sempre più sconclusionata. Ma Goracci, dopo l’incontro, ricorda un curioso particolare riferitogli in un’occasione dal fratello di David, Ranieri. E verifica quella circostanza: un giorno del 2012 David si era effettivamente presentato in ospedale, dove il padre era ricoverato, proprio con una valigetta.

Era il 7 novembre. “La narrazione prende poi una piega strana, il tizio comincia a parlare di denaro in nero che veniva dalle fatture di operazioni immobiliari a Mantova. Pare tutto assurdo. Ci salutiamo a finisce lì. Non l’ho più visto né sentito. Ma ricordo bene che si era presentato come Antonio Muto”.

Quando si pronuncia quel nome, a Mantova è automatico associarlo a quello dell’Antonio Muto processato e assolto, tanto in primo quanto in secondo grado, dall’imputazione di contiguità con le cosche mafiose che in quella zona controllano affari, politica e appalti. Oggi ha 55 anni: quando è arrivato da Cutro, nella provincia calabrese di Crotone, era appena un ragazzo che faceva il muratore. Adesso, come lo descrive la giornalista della Gazzetta di Mantova Rossella Canadè nel suo libro inchiesta “Fuoco criminale – La ‘ndrangheta nelle terre del Po”, è “il costruttore più noto e più chiacchierato della città”. A giugno scorso è finito ancora in manette con l’accusa di aver distratto fondi dalla sua società impegnata in una grande iniziativa immobiliare nel centralissimo piazzale Mondadori, poi fallita, in favore di una seconda società creata per una gigantesca speculazione nell’area vincolata di Lagocastello. Operazione che a sua volta ha originato un’inchiesta su presunte pressioni che a dire dei magistrati sarebbero state esercitate su Consiglio di Stato e ministero dei Beni culturali per far cadere quel vincolo. E l’11 dicembre il gip di Roma dovrà decidere se mandare a processo Muto insieme ad alcuni personaggi di primo piano come l’ex senatore democristiano ed ex consigliere della Finmeccanica Franco Bonferroni, l’ex presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato Luigi Grillo e l’ex presidente del Tar Lazio Pasquale De Lise. Ma anche l’ex sindaco forzista di Mantova Nicola Sodano, architetto di origini crotonesi che gli inquirenti ritengono cointeressato con Muto nella vicenda Lagocastello. Domanda d’obbligo: che c’entra la banca senese in una vicenda così torbida? Nelle carte dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta c’è un pentito il quale riferisce ai magistrati di aver appreso da Muto che “a Siena c’era un altissimo funzionario che sboccava i movimenti, anche se poi voleva la sua parte”. Non è un pentito qualsiasi, ma il commercialista della cosca. Vero o falso che sia, è un fatto che i soldi per piazzale Mondadori, 27 milioni e mezzo, siano arrivati proprio dal gruppo Monte dei Paschi. A Siena Muto, accompagnato da Bonferroni, ha incontrato a più riprese alcuni dirigenti: una volta pure l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola. Quanto a Rossi, anche lui è effettivamente di casa a Mantova, dove il Monte ha rilevato molti anni prima la Banca agricola mantovana. Come detto, David è stato designato nel 2011 alla vicepresidenza del Centro Palazzo Te in rappresentanza della banca senese: lo stesso giorno in cui il sindaco Sodano ne è stato nominato presidente.

Le sorprese, però, non sono finite. Quindici giorni dopo quella misteriosa visita del sedicente imprenditore mantovano all’avvocato Goracci, il giornalista Paolo Mondani che sta conducendo un’inchiesta sui grandi debitori delle banche italiane intervista per Report su Rai3 proprio Antonio Muto. E ci manca poco che l’avvocato Goracci, davanti al teleschermo, caschi dalla sedia: “Non era la stessa persona che avevo incontrato. Decisamente un altro”. Qual è allora l’identità del misterioso visitatore? Forse quella di un omonimo? “Antonio Muto costruttori edili fra Mantova e Provincia saremmo una quindicina “, dice l’intervistato a Mondani. Abbiamo controllato. Di Antonio Muto iscritti al registro delle imprese ce ne sono 44, e di questi 4 operano in provincia di Mantova: due sono di Cutro, il terzo di Crotone. Quanti di loro affidati dal Monte dei Paschi?