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Guerra A Gaza: Droni Bomba E Tweet Strategici Militari. Il Bilancio Parla Chiaro: Oltre 30 Bambini Morti.

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La guerra a Gaza non si ferma e l’esercito usa un tweet per fare più vittime. Nella notte un raid israeliano ha colpito un campo profughi. Dall’inizio delle ostilità sono già 30 i bambini palestinesi uccisi. La guerra continua e non risparmia colpi. Nelle ultime 24h l’esercito israeliano ha dapprima pubblicato un tweet fasullo dove annunciava di aver rotto i confini con un’offensiva via terra, poi hanno atteso che i militari palestinesi occupassero i tunnel di evacuazione scavati sotto la sabbia di Gaza.

Un rifugio creduto sicuro finchè l’esercito israeliano non ha svelato con le bombe il vero intento del tweet: riempire di vite i tunnel per poterli bombardare uccidendo più persone.

Intanto un raid nella notte ha bombardato il campo profughi Al-Shati, uccidendo diversi fra bambini e donne (si parla di almeno una decina).

Le azioni di guerra sono entrate nel vivo: sono oltre 2300 i missili lanciati verso Israele. Di questi quasi mille hanno raggiunto la destinazione. Hamas cerca di colpire usando anche droni-bomba, per lo più distrutti dalle difese israeliane.

Di contro sono migliaia i feriti palestinesi durante gli ultimi bombardamenti. Secondo le fonti attuali si superano le 130 vittime palestinesi già ufficiali, di cui oltre 30 bambini e 20 donne.

Nell’intera striscia la corrente elettrica è disponibile solo alcune ore al giorno e neanche consecutive mentre il sistema idrico è fuori uso per ampie zone.

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AssoCareNews.it ha scelto di raccontare gli orrori di questa e di altre guerre per non lasciare che le bombe abbiano la ragione del silenzio assenso.

Invitiamo i nostri lettori a fare anche una piccola donazione a

Unicef – Emergenza Gaza.

Grazie.

Dott. Marco Tapinassi

Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l’informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.

Roma, guerriglia in strada: ​sassaiola tra rom e cittadini

1450688864-1367131475-rom.jpgLite scatenata da un furgone guidato da un rom. Barricate in strada e lancio di sassi. Incendiato un box auto. Ferito un 31enne romanoUna lite scatenata da un furgone rosso guidato da un rom di 46 anni che ha scatenato il panico in zona dell’Albuccione a Guidonia (Roma) con le sue manovre spericolate.

Sono questi gli elementi della rissa tra fazioni contrapposte andata in scena questa notte a Roma. I cittadini, esasperati e irritati, sono scesi in piazza in tarda sera, fronteggiando i rom. realizzando barricate in strada e lanciando sassi e pietre contro il campo nomadi della zona. Erano passate da poco le 22 quando i cittadini si sono radunati grazie ad un passaparola e hanno bloccato alcune strade di accesso al quartiere creando barricate con sacchi di plastica riempiti di pietre e materiali di risulta. Nella sassaiola è rimasto ferito un romano di 31 anni, che si è dovuto rivolgere all’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli per una frattura al setto nasale.

Dopo il ripetuto lancio di sassi, scagliati da entrambe le fazioni che si fronteggiavano difendendosi dietro una sorta di trincee realizzate con sacchi di plastica e pietre, rom e cittadini sono anche arrivati al contatto fisico. Solo l’intervento della polizia e dei carabinieri ha evitato il peggio.

Nel frattempo è stato incendiato un box auto sulla via Tiburtina nei pressi del campo. Sedata la guerriglia, le forze dell’ordine hanno cercato e rintracciato l’autista del furgone che aveva fatto scatenare l’ira della piazza. Rintracciato all’altezza di Castell’Arcione di Guidonia, gli hanno trovato addosso una accetta, un manganello telescopico e una noccoliera. Identificato, è stato denuncato per possesso di armi improprie. Solo alle 2 di notte la situazione è tornata alla normalità.

Nord Corea: «Abbatteremo jet Usa, parole di Trump sono dichiarazione di guerra»  Così si vive a Pyongyang: il fotoreportage

Il ministro degli Esteri di Pyongyang: «Le affermazioni del presidente americano sono una chiara dichiarazione di guerra contro la Corea». «Abbiamo diritto di rispondere e abbattere i caccia americani anche se non all’interno dei nostri confini»
Dalla cyberguerra ai bombardieri: le opzioni anti-Kim sul tavolo di Trump di Guido Olimpio.

La Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all’autodifesa degli stati membri e, visto che gli Usa hanno dichiarato guerra al nostro paese, noi abbiamo il diritto di rispondere e di abbattere i caccia americani anche se non sono ancora all’interno dei nostri confini”: lo ha detto il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho in un rarissimo incontro con i giornalisti fuori da un hotel di New York.

“Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha aggiunto, precisando che le recenti affermazioni del presidente americano Donald Trump sono “una chiara dichiarazione di guerra” alla Nord Corea. Replica il Pentagono:  “Gli Stati Uniti hanno un arsenale immenso da fornire al presidente Trump per affrontare la questione”, ha detto il portavoce del Pentagono, il colonnello Robert Manning, “offriremo al presidente tutte le alternative necessarie se le provocazioni di Pyongyang continueranno”.

Corea del Nord, il ministro: “Pensiamo a una bomba a idrogeno nel Pacifico”

Due giorni fa, in un crescendo di tensioni tra i due paesi, il presidente Usa aveva autorizzato l’invio di alcuni caccia bombardieri in volo al largo delle coste nordcoreane. L’operazione – aveva spiegato il dipartimento alla Difesa Usa – “è per dimostrare che il presidente Usa ha molte opzioni militari per sconfiggere ogni minaccia”. Dall’isola di Guam, territorio Usa nell’oceano Pacifico che già ad agosto fu minacciato da Kim, erano partiti caccia bombardieri b-1b a cui si sono uniti gli f-15c decollati da Okinawa, in Giappone. Hanno volato nello spazio aereo internazionale ma accanto alle acque orientali della Corea del Nord.

Si è trattato, a detta del Pentagono, della prima volta nel 21esimo secolo in cui caccia Usa si sono spinti “nella parte più settentrionale della zona demilitarizzata coreana, al largo della costa nordcoreana”.L’azione dimostrativa americana era arrivata a poche ore dall’ennesimo allarme per un possibile test nucleare di Kim e ha scatenato una nuova ondata di dichiarazioni durissime da parte di Pyongyang.Il ministro Ri ha rilasciato queste dichiarazioni prima di lasciare New York dove aveva partecipato, la scorsa settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo un primo contatto con la stampa, è poi tornato indietro dall’auto che lo attendeva per concedersi ancora ai microfoni e precisare meglio: “Alla luce della dichiarazione di guerra di Trump, tutte le opzioni saranno sulla tabella delle operazioni della leadership suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea”.

Clima, gli Usa confermano: “Siamo fuori dal trattato di Parigi”

Il Wall Street Journal riferisce le parole del commissario Ue per il Clima: “Ci hanno comunicato il cambiameto, vogliono però rivedere i termini”. Nessuna conferma da parte dell’amministrazione Trump né chiarimenti sui parametri da rivedere.

NEW YORK. Indietro tutta: o quasi, perché con Donald Trump non si può mai sapere. Gli Stati Uniti non si ritirano più dagli accordi di Parigi sul clima. No, gli Stati Uniti confermano il ritiro. Dichiarazioni e controdichiarazioni: che succede?

Certo è che ci sono voluti due uragani e i numerosi incendi che hanno devastato la West Coast per far riaprire il dibattito da questa parte dell’Oceano. Anche per questo, secondo il Wall Street Journal gli Stati Uniti avrebbero addirittura deciso di non uscire più dagli accordi di Parigi negoziati nel 2015 dall’amministrazione di Barack Obama, facendo dietrofront su quanto invece annunciato da President Trump solo lo scorso giugno. L’America che non si ritira dall’accordo, dunque: ma mira a revisionarne i termini.

È quanto sarebbe stato detto dal consigliere della Casa Bianca Everett Eissenstat alla riunione dei ministri dell’Ambiente che si è tenuta oggi a Montreal. Organizzata proprio per discutere come procedere sull’accordo di Parigi senza gli Stati Uniti. A chiedere il meeting, Canada, Cina e Unione Europea nell’anniversario dei protocolli di Montreal firmati 30 anni fa, quando per la prima volta si discusse di come ridurre la protezione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono.

A dare la notizia riportata dal Wall Street Journal è stato il Commissario Europeo per l’Energia e l’azione sul clima Miguel Arias Cañete: «I rappresentanti del governo americano hanno dichiarato di non voler più rinegoziare l’accordo. Ma hanno intenzione di rivedere i termini del loro impegno». Peccato che sia subito arrivata la correzione della correzione. «Non ci sono stati cambiamenti nella posizione degli Stati Uniti sugli accordi di Parigi» dichiara per la Casa Bianca Lindsay Walters. «Come il Presidente ha chiarito già abbondantemente gli Stati Uniti si ritireranno. A meno che non riusciranno a rientrare con termini più favorevoli al Paese».

Lo diceva, d’altronde, lo stesso Wall Street Journal che poteva trattarsi di un cambio di direzione per modo di dire: una scelta, insomma, per tener buoni gli americani in un momento in cui Madre Terra alza la voce. Sì, perché secondo gli accordi gli Stati Uniti – che sono il secondo più grande inquinatore del mondo dopo la Cina – devono

impegnarsi a ridurre significativamente le loro emissioni: ma revisionare i termini potrebbe significare proprio stabilire tetti più alti. Quei “termini più equi” per dirla con le parole del Presidente, che sono stati il suo obiettivo fin dall’inizio.

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospetto

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospettoLa polizia durante il blitz di sabato a Sunbury-on-Thames (afp)

 

Si tratta di un 21enne fermato nella notte di ieri a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica

ROMA – Scotland Yard ha setacciato Londra, colpita nelle sue arterie, di nuovo, per cercare i responsabili dell’attentato alla metropolitana di Parsons Green dove sono state ferite 30 persone. Oggi è stato arrestato un secondo sospetto: si tratta di un 21enne fermato alle 23,50 di sabato a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica.

Il primo sospetto terrorista è stato invece preso a Dover, ieri mattina. Un diciottenne catturato dalla polizia del Kent nella zona del porto, forse in procinto di imbarcarsi per la Francia. Secondo quanto riferito dai media, si traterebbe di un ragazzo orfano, problematico, adottato da una coppia inglese nota per aver ospitato negli anni oltre 250 bambini senza genitori.

Attentato Londra: blitz della polizia nel Surrey, le immagini aeree

La loro casa è stata perquisita nel pomeriggio in un blitz a  Sunbury-on-Thames, cittadina della contea del Surrey, sulle rive del Tamigi e non distante dall’aeroporto di Heathrow. Dopo il controllo e l’evacuazione dei vicini e dei residenti della zona, è stata smentita la presenza di un ordigno nella casa di Cavendish Road. Il Daily Mail sostiene che il 18enne fosse stato arrestato due settimane fa, non si sa il motivo, e poi rilasciato.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

ROMA – OPERAZIONE ANTIMAFIA, SEQUESTRO RECORD DI BENI E AZIENDE PER 280 MILIONI

Roma – Operazione Antimafia, sequestro record di beni e aziende per 280 milioni
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nel corso di una operazione congiunta, condotta con i Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale DDA, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso. Nel corso dell’operazione, sono state anche eseguite 30 perquisizioni locali.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e i Finanzieri del Comando Provinciale GdF di Roma hanno eseguito 2 un decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA di Roma, con i quali sono stati posti sotto sequestro beni immobili, società, automobili di lusso e conti correnti per un valore complessivo di circa 280 milioni di euro.

La maxi-operazione scaturisce da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata “Babylonia”, riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo (RM).

Il primo gruppo criminale è riconducibile a V. G., personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale con “fatturati” da capogiro, contiguo al clan camorrista degli AMATO-PAGANO, denominato degli “Scissionisti”, operante a Nord di Napoli.

La figura “imprenditoriale” di V. G., detto “Nino” emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l’Olanda e l’Italia. Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sé un’articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti.

Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell’esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose società intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti.

Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra V.G. e S. d., detto “Capitone”, noto esponente del clan camorristico AMATO-PAGANO, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell’attività d’indagine, per il tramite di S. L. e C. G. detto “Genny”, entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato del detenuto S. D.

Attraverso un’articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell’organizzazione criminale. V. g., sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società “fantasma”, utilizzate per ripulire il denaro.

Il denaro ripulito – con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto – veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi.

Utilizzando il medesimo stratagemma V.G. riciclava i proventi illeciti della famiglia S., da cui riceveva denaro “sporco” che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti tra cui M. G., uno degli odierni arrestati.

Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio.

In particolare, V.G. ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come “finanziamento soci”, in una società di S. A., imprenditore ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un’imponente opera edilizia nel Comune di Guidonia – Montecelio.

S., dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a V. la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati. Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo “in nero” nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo V.

L’organizzazione criminale capeggiata da C. G. , invece, legata al gruppo V. attraverso l’imprenditore S. A., è risultata particolarmente attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo (RM), tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, fraudolentemente intestati a prestanome.

C.G., negli anni ’90 elemento di spicco della “SACRA CORONA UNITA”, divenuto collaboratore di giustizia, viene trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo (RM), dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell’hinterland romano.

Nel corso delle indagini, è emerso che l’organizzazione capeggiata da C. G. si è imposta nel comune di Monterotondo (RM), avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria “fama criminale”, ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Tra i membri del sodalizio, C. G. ha inserito alcuni dei suoi vecchi uomini di fiducia dei tempi della S.C.U., specializzati nelle violente spedizioni punitive nei confronti delle vittime. Durante le indagini, all’organizzazione è stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra. Alcune delle vittime, oltre ad essere state ripetutamente minacciate e picchiate, hanno subito gravi atti intimidatori, quali l’incendio di autovetture.

Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tutti responsabili a vario titolo dei delitti fine delle associazioni capeggiate da V.G. e da C. G. Tra questi rientrano anche un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca.

Sulla base della misura cautelare e sussistendo un’accertata netta sproporzione tra il reddito dichiarato e l’effettiva consistenza patrimoniale, come acclarata nel corso di investigazioni condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Roma – DDA ha chiesto l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di V.G., S. A. e C. G., ottenendo dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, l’emissione un provvedimento di sequestro dei beni.

Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e le Fiamme Gialle del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria GdF di Roma hanno proceduto, quindi, anche al sequestro di beni per un valore di circa 280 milioni di Euro, tra cui 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 società, 24 quote societarie in Roma, Milano, Salerno, Pescara, L’Aquila e Potenza.

Tra i sequestri rientrano anche gli storici bar “Mizzica!” di via di Catanzaro e di Piazza Acilia, acquisiti di recente dal gruppo V., il locale “Macao” di via del Gazometro frequentato dai VIP della movida romana e la nota catena di bar “Babylon Cafe”, dalla quale l’indagine prende il nome.

M5S, Di Maio si candida alla premiership: “Faremo risorgere l’Italia”

M5S, Di Maio si candida alla premiership: "Faremo risorgere l'Italia"

Il vicepresidente della Camera annuncia la decisione in un post su Facebook: “Andiamo a Palazzo Chigi: oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”
OMA – Dopo settimane di attesa Luigi Di Maio formalizza la sua canditura alla premiership. Il vice presidente della Camera lo ha annunciato in un post su Facebook: “Siamo ancora qui, più forti di prima. E ora dobbiamo completare l’opera: andiamo a Palazzo Chigi e facciamo risorgere l’italia. Oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”. Di Maio è attualmente l’unico cinque stelle in corsa alle primarie, per candidarsi ci sarà tempo fino al 18 settembre alle ore 12 ma nessuno dei possibili sfidanti ha ancora ufficializzato la candidatura. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono” scrive nel post citando Gandhi. E ripercorre il suo percorso politico “inziato 10 anni fa, l’8 settembre del 2007”

L’annuncio arriva dai banchetti degli attivisti di Caltanissetta, tappa del tour per le elezioni regionali in Sicilia. Di Maio con le nuove regole per le primarie pubblicate sul blog a 5 stelle ha potuto candidarsi alla premiership nonostante risulti indagato dalla Procura di Genova per diffamazione dopo la querela presentata dall’ex candidata sindaco Marika Cassimatis, poi espulsa dal Movimento. In gioco non c’è solo la candidatura alla premiership a Palazzo Chigi ma anche la nomina a capo politico del Movimento, al posto di Beppe Grillo

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Le polemiche erano scoppiate già dopo la pubblicazione delle regole per le primarie dall’ala ortodossa del Movimento. Essere eletto capo politico dei 5 stelle significa disporre di ampi poteri di controllo all’interno del Movimento, dalla sospensione degli iscritti ai temi da mettere in votazione sulla piattaforma Rousseau. Il primo ad attaccare è stato il deputato dei Cinque stelle Luigi Gallo che dalla sua bacheca di Facebook ha scritto:”Dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. A voi i commenti! Tutti gli iscritti devono sapere quello che accadrà”. Voci dissidenti anche da Riccardo Nuti, ex cinque stelle, sospeso dopo l’affaire delle firme false a Palermo. “Nuti indagato?, sospeso. Altri parlamentari M5S indagati? Non sospesi. Raggi indagata? Non sospesa. Di Maio indagato? Non sospeso e candidato premier”

Le regole – Alle primarie potranno candidarsi tutti gli appartenenti al Movimento 5 stelle che abbiano esperito un mandato da portavoce o siano stati eletti nel 2013 in Parlamento e non siano mai stati iscritti ad un partito. Le primarie sono aperte anche gli indagati purché coinvolti in fatti non gravi e a condizione che lo dichiarino apertamente. Il vincitore verrà annunciato il 23 settembre a Rimini nel corso della kermesse Italia a 5 stelle. Il voto è aperto a tutti gli iscritti al Blog in regola con l’articolo 4 previsto dal Non Statuto. Si può espriemere una sola preferenza per un solo candidato

Viterbo, Cinema Genio abbandonato, residenti esasperati: «Adesso i piccioni entrano anche nelle nostre case»

di Andrea Arena
«L’altro giorno stavo facendo ripetizione ad un ragazzo, e ad un certo punto è entrato un piccione in casa. Ha fatto un giretto e poi è riuscito». A raccontare questo aneddoto non è un’abitante di un appartamento in piazza San Marco a Venezia, né una vicina di casa di qualche ornitologo o allevatore di pennuti. No, a parlare è una viterbese che, purtroppo per lei, ha la sventura di vivere a due passi dal cinema Genio, in pieno centro città a Viterbo.

Cinema Genio, già, dove eravamo rimasti? Sempre allo stesso punto, un punto morto. Lo scorso giugno Il Messaggero aveva raccolto le lamentele degli abitanti della zona, ostaggio dei pennuti che hanno eletto a loro esclusiva dimora – e voliera – il teatro abbandonato. Nonostante l’immenso locale sia tornato nella disponibilità del Comune da un anno e mezzo (dopo alterne vicende che non è il caso di ripercorrere qui), Palazzo dei priori non ha fatto nulla non solo per ripulirlo dai quintali di mondezza accumulati all’interno, ma si è ben guardato persino dal provvedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza. Lo scorrere del tempo, e le sferzate del maltempo, hanno fatto il resto: i vetri di alcune finestre degli uffici all’ultimo piano – lasciate inspiegabilmente aperte – si sono rotti, aprendo un’autostrada aerea ai piccioni. Che qui hanno trovato ricovero in gran numero: e dunque cattivo odore, guano, svolazzamenti vari, si sono moltiplicati, anche a causa del caldo di questa estate.

Gli abitanti della zona, di via della Volta Buia ma anche di tutto il quadrante, già interessato da altri problemi come il vandalismo notturno della movida, si sono rivolti più volte all’amministrazione comunale. Senza risultati. Ad inizio agosto, l’ultimo tentativo: «Passando per i vigili urbani e poi parlando direttamente con l’ufficio dell’assessore ai Lavori pubblici e alla Gestione del patrimonio Alvaro Ricci. Mi è stato chiesto di scrivere una lettera, che è stata protocollata, e mi è stato promesso un sopralluogo con un ingegnere e un pronto interessamento di Viterbo Ambiente per la pulizia del cinema. Il tutto con molta gentilezza e disponibilità. Peccato che da allora non abbiamo visto assolutamente nulla di questo, l’estate è passata con tutto il suo caldo, il Ferragosto, ora anche Santa Rosa, eppure il Genio è sempre nella stessa condizione». Coi piccioni che ora puntando ad espandere il loro raggio d’azione anche agli edifici adiacenti: più che uccelli sembrerebbero degli squali del mercato immobiliare.

Ruba il fucile a un cacciatore e spara per minacciarlo

di Andrea Arena
Stava partecipando nei boschi di Viterbo a una battuta di caccia con gli amici, ma invece di un cinghiale, si è imbattuto in un agricoltore molto arrabbiato. Che prima gli ha sottratto la radio con cui si teneva in contatto con gli altri membri della sua squadra (così funziona la cacciarella, specialità che attrae tanti appassionati nell’Alta Tuscia e non solo), poi gli ha sottratto il fucile col quale ha sparato un colpo di minaccia. Un brutto spavento, quello capitato nel dicembre di tre anni fa ad un cacciatore, e ora il presunto responsabile di quell’aggressione è finito a processo. Accusato di violenza, minacce e danneggiamento.

L’uomo, un 47enne di Cellere già conosciuto per i suoi eccessi (e attualmente detenuto per altra causa) avrebbe dovuto presentarsi ieri in aula al tribunale di Viterbo davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi. Ma per un difetto di notifica in carcere l’udienza è stata rinviata al prossimo 21 dicembre. I fatti risalgono al 27 dicembre 2014, a Cellere. Secondo quando ricostruito, il 47enne avrebbe accusato i cacciatori di essersi introdotti in un terreno di sua proprietà all’inseguimento – o alla ricerca – di un cinghiale.

La sua reazione sarebbe stata esagerata: prima avrebbe strappato il fucile dalle mani di un cacciatore, poi anche l’auricolare della radio che indossava, interrompendo così il collegamento con gli altri compagni di squadra, infine minacciando l’uomo sparando un colpo col fucile. Fortunatamente un colpo in aria, a quanto se ne deduce dal capo d’imputazione, altrimenti l’uomo sarebbe stato accusato di reati ben più gravi. E forse ci sarebbe scappata la tragedia. I fatti dei quali è chiamato a rispondere, comunque, restano pesanti. Più di un grosso esemplare di cinghiale, che per una volta potrà sorridere di certi eccessi degli esseri umani.