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Terremoto, false residenze per ottenere i fondi: 120 indagati

Oltre 120 persone sono state indagate dalla procura di Rieti in un’orribile vicenda – purtroppo, l’ennesima – che ha a che fare con il terremoto del centro Italia dello scorso 24 agosto.

Nei mesi successivi, secondo l’ipotesi accusatoria dei magistrati reatini, sarebbero state decine i romani con seconde case ad Amatrice o ad Accumoli che avrebbero spostato la residenza nei Comuni terremotati pur di ottenere il Contributo autonomo di sistemazione. Un fondo che lo Stato assegna ha chi ha perso la propria abitazione e che può arrivare, a seconda del numero, dell’età e della presenza di persone disabili del nucleo famigliare, fino a 1300 euro al mese. E che hanno richiesto in molti fra chi possiede una casa di vacanza nel cratere sismico e chi magari vi ha ancora mantenuto la residenza ma è domiciliato – e quindi ha effettivamente la prima casa – a Roma.

Le verifiche sono scattate dopo che qualcuno si è accorto della sproporzione fra l’enorme numero di domande presentate per accedere al Cas e la popolazione effettivamente residente. I Comuni colpiti, infatti, accolgono un enorme numero di seconde case: basti pensare che ad Accumoli dei 2500 sfollati, 2000 erano in vacanza. Le verifiche, però, sono state rese difficili da una circostanza tanto banale quanto ovvia: è molto difficile dimostrare che qualcuno sia effettivamente residente in una casa inagibile per via del terremoto. L’aumento esponenziale di domande di trasferimento di residenze dopo le prime scosse, però, ha destato dei sospetti e ha fatto scattare l’apertura delle indagini.

Ora il procuratore Giuseppe Saieva, svela il Messaggerosta per chiudere le indagini con leipotesi di truffa e falso e già c’è chi spera di cavarsela restituendo l’importo indebitamente incassato (e senza sapere che questo non lo esime affatto dal rispondere a tali accuse)

Università, 29 docenti indagati: corruzione e favori per spartirsi cattedre

GUARDIA-DI-FINANZASono titolari di diritto tributario. In tutta Italia sono 59 le persone indagate, sette professori ai domiciliari

FIRENZE – Sette professori universitari, titolari di cattedre di diritto tributario di diversi atenei italiani, sono stati arrestati per reati di corruzione. Altri 22 sono stati interdetti dallo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle “connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi”. L’operazione, “Chiamata alle Armi” ed eseguita questa mattina dalla guardia di Finanza di Firenze, è partita su tutto il territorio nazionale dopo che un primo caso di corruzione era stato accertato nel capoluogo fiorentino. Sono 59 le persone complessivamente indagate per corruzione.

Le misure coercitive sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze su richiesta della procura della Repubblica fiorentina, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Sempre stamani sono state eseguite più di 150 perquisizioni presso uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali.

L’indagine è partita dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore, candidato al concorso per l’abilitazione all’insegnamento nel settore del diritto tributario, a ritirare la propria domanda allo scopo di favorirne un altro con un curriculum meno prestigioso. Gli avrebbero poi promesso che si sarebbero adoperati con la commissione competente per la sua abilitazione

in una successiva tornata.

Da ulteriori approfondimenti sono emersi accordi sistematici tra molti professori di diritto tributario, alcuni dei quali pubblici ufficiali perché componenti di diverse commissioni nazionali, che avrebbero rilasciato abilitazioni in cambio di favori.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

Nuovo caso di corruzione nell’ambito della sanità romana, due arresti

Nuovo caso di corruzione nell’ambito della sanità romana, due arresti

Sono finiti ai domiciliari un imprenditore di una nota catena di laboratori della Capitale e un ex dipendente dell’Asl
LAPRESSE

Foto d’archivio

Ancora un caso di corruzione nell’ambito Sanità romana. Questa mattina i Carabinieri Nas di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Corrado Fasanelli, hanno arrestato e posto ai domiciliari un imprenditore di una nota catena di laboratori della Capitale e un ex dipendente dell’Asl. Il dipendente infedele mediante pagamento cercava di favorire il laboratorio di analisi specializzato nel rilascio delle patenti.

L’indagine prende spunto da quella che nel marzo scorso aveva visto finire in manette 9 persone tra cui due dirigenti, 6 dipendenti di un’Asl di Roma e un gestore di un laboratorio di analisi. Nell’ambito della stessa inchiesta sono state indagate altre dieci persone tra dirigenti e pubblici ufficiali, imprenditori privati e altre persone ritenute coinvolte in una ramificata rete di reciproche facilitazioni affaristiche finalizzate alla realizzazione di profitti e vantaggi personali, perpetrate mediante traffici di influenze e la redazione di false attestazioni.

Sono finiti in carcere due pubblici ufficiali e un privato, gli altri 6 ai domiciliari. L’inchiesta complessiva vede coinvolti anche diversi nomi noti tra cui il senatore Angelucci accusato dai pm romani di traffico di influenze illecite e l’ex magistrato della Cassazione Franco Amedeo accusato di corruzione.   Agli arresti ai domiciliari – su provvedimento del gip Gavoni – sono finiti Francesco Bergamo (colui che materialmente portava i soldi a Ferraresi già coinvolto nel primo filone di indagine) e Marco Sperone – nome noto nell’ambito dei laboratori di analisi romani – amministratore delegato dell’USI (che ha cliniche in tutta Roma). Il denaro pattuito per la corruzione è pari a 1000 euro al mese.

Per gli altri filoni d’inchiesta dei cinque coinvolti: tre sono a processo con rito abbreviato e per due la procura di Roma ha chiesto l’immediato.