Tag: innovazione

Strategy Innovation Forum 2021, Venezia diventa capitale della sostenibilità ambientale

Il surriscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare e le altre conseguenze del cambiamento climatico stanno seriamente mettendo a rischio il futuro del pianeta: Venezia, con il suo ecosistema unico e fragile, è uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione. Ma anche contesto ideale per affrontare le sfide di sviluppo sostenibile grazie a giovani talenti, nuove idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche che contribuiscano ad invertire la rotta.

Proprio per questo Venezia ospiterà la sesta edizione dello Strategy Innovation Forum – SIF 2021, in programma venerdì 10 settembre nel Campus Economico di San Giobbe in modalità duale, fisica e virtuale (link per partecipare online, oltre che per scaricare la App SIF2021 che consente di entrare a far parte del network, sul sito www.strategyinnovationforum.com). L’evento, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto, riunisce ogni anno l’unico think tank italiano in materia di innovazione strategica, coinvolgendo imprenditori, manager, professionisti, startupper, accademici e policy makers per creare e diffondere conoscenza e relazioni, a favore della trasformazione del sistema imprenditoriale. Tema di questa edizione è “L’impatto degli SDG sui modelli di business”, ovvero come i 17 Sustainable Development Goal, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, potranno generare nuove opportunità strategiche per le imprese. A fissare l’agenda di SIF 2021 è VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, acceleratore di innovazione sostenibile, dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali.

«Rilanciare Venezia e farne un nuovo modello di sviluppo attraverso l’innovazione tecnologica, coinvolgendo direttamente i giovani. È questo lo spirito di VeniSIA, grazie al quale Ca’ Foscari attrae in città startup e talenti da tutto il mondo» dichiara Tiziana Lippiello, Rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia. «Ancora una volta Ca’ Foscari dà prova della sua vocazione all’internazionalizzazione e al dialogo con le imprese e la ricerca universitaria si fa protagonista dei processi d’innovazione e di sviluppo. Lo Strategy Innovation Forum sarà l’occasione per mettere in campo le migliori idee e i modelli di business più efficaci per fare di Venezia un esempio a livello globale in tema di tutela dell’ambiente e di impegno per uno sviluppo finalmente sostenibile».

«Grazie alla collaborazione funzionale e alla contaminazione culturale tra istituzioni e organizzazioni, sia locali che internazionali, si possono creare le migliori condizioni per la nascita di nuove idee e progetti focalizzati sulla sostenibilità. Venezia può essere davvero un living lab in questo senso, per testare soluzioni scalabili poi a livello globale», spiega il professor Carlo Bagnoli, Responsabile Scientifico di VeniSIA. «Se il terzo Rinascimento è l’impresa, intesa come missione impossibile richiesta all’Italia per risollevarsi, noi crediamo che siano le imprese, intese come organizzazioni, a doverlo guidare, dimostrando nei fatti la possibilità di coniugare innovazione ambientale, sociale ed economica. SIF 2021 metterà al centro proprio le best practices delle imprese più virtuose e innovative».

«In uno scenario di forte cambiamento del sistema sociale ed economico, si evidenzia il ruolo chiave delle imprese attraverso la ridefinizione del modello di business in chiave di innovazione strategica sociale per ridefinire la cornice di collaborazione pubblico-privata» dichiara Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro, Pari opportunità della Regione del Veneto. «Lo Strategy Innovation Forum è un’importante occasione per presentare VeniSIA e, nella collaborazione tra Regione del Veneto e Università Ca’ Foscari Venezia, avviare iniziative nel territorio in grado di contribuire alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo più efficiente delle risorse».

SIF 2021: il programma

L’evento inizia alle ore 8.30 con la registrazione dei partecipanti (A QUESTO LINK IL PROGRAMMA COMPLETO). Alle 8.50 lo speech di apertura di Stefano Campostrini, professore di Statistica Sociale dell’Università Ca’ Foscari. Alle 9.00 i saluti istituzionali con la rettrice di Ca’ Foscari Tiziana Lippiello, l’assessore regionale Elena Donazzan, il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro e Maria Cristina Piovesana, vice-presidente nazionale di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura.

Alle 9.30 il primo panel su “L’impatto degli SDG sui modelli di business: VeniSIA”, con Carlo Bagnoli, professore di Innovazione Strategica di Ca’ Foscari e responsabile scientifico di VeniSIA, Nicola Pianon, Senior Advisor & Senior Partner Emeritus di BCG Italy e Maria Claudia Pignata, Director of Institutional Relations, Marketing & Communication di VeniSIA.

Alle 9.50 focus sull’SDG 7, “Energia pulita e accessibile”, con Gabriella Chiellino, Presidente di eAmbiente Group, Ernesto Ciorra, Chief Innovability Officer di Enel, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Energy Evolution ENI e Marco Alverà, Ceo di SNAM. Alle ore 11.00 si discuterà di “Città e comunità sostenibili” con Helene Molinari, President & Founder di SUMus, Agostino Santoni, VP South Europe di Cisco, Matteo Mille, Chief Marketing and Operations Officer Microsoft Italia, Paolo Quaini, Energy & Environmental Services Market Edison e Carlo Ratti, direttore di Senseable City Lab MIT. Dalle 12.10 il panel su “Sostenibilità attraverso l’innovazione”, con Francesca Zarri, Technology, R&D & Digital Director ENI, Fabio Tentori, CEO Innovation Hubs Enel, Andrea Ricci, Senior Vice-President SNAM, Francesco Grillo, direttore di Think Tank Vision e Alberto Onetti, Chairman di Mind The Bridge.

Sessione pomeridiana a partire dalle 14.10 con “L’impatto dell’SDG #12 sui modelli di business: consumo e produzione responsabili”, con Federico Vione, CEO & Business Owner MAW, Luca Marzotto, CEO Zignago Holding, Andrea Di Stefano, Special Projects Manager Novamont, Giovanni Fanin, CEO DemiBiotech Cereal Docks Group e Paolo Lobetti Bodoni, Consulting Leader EY Italy.

Dalle 15.20 “L’impatto dell’SDG #13 sui modelli di business: agire per il clima”: con Monica Billio, professore di Econometria di Ca’ Foscari, Anna Maria Roscio, Executive Director SME Sales & Marketing Department Intesa Sanpaolo, Carlo Ferraresi, CEO and Managing Director Cattolica Assicurazioni, Giovanni Sandri, Managing Director Black Rock e Gabriele Burgio, President e CEO Alpitour World.

Dopo il coffe break alle 17.00 il tema sarà “La vita sott’acqua”: con Fulvio Lino Di Blasio, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Fabio Gallia, General Manager Fincantieri, Giulio Bonazzi, Chairman e CEO Aquafil, Jan Pachner, Segretario Generale di One Ocean Foundation e Stefano Brandinali, Chief Digital Officer Prysmian Group.

Alle 18.10 “Venezia, la più antica città del futuro”: con la moderazione di Nicola Saldutti, giornalista di Corriere Economia si confronteranno Vincenzo Amendola, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Affari europei), Philippe Donnet, CEO Generali, Salvatore Rossi, Presidente Gruppo TIM, Giovanni Gorno Tempini, presidente del CdA di Cassa Depositi e Prestiti.

VeniSIA, 10 startup per l’ambiente

VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator è un acceleratore di innovazione sostenibile, con sede a Venezia presso lo Strategy Innovation Hub del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari e dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche in grado di affrontare il cambiamento climatico e altre sfide ambientali. La piattaforma è il primo progetto attivo nell’ambito di “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”, un piano di interventi, approvato dalla giunta regionale del Veneto, funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio con fulcro la città capoluogo. Nel corso di SIF – Strategy Innovation Forum verranno presentate le 10 migliori startup di innovazione ambientale selezionate tra oltre 1.300 progetti provenienti da 28 paesi del mondo che ora procederanno all’implementazione delle proprie soluzioni nello spazio di co-working allestito appositamente a Ca’ Giustinian dei Vescovi. Tra i progetti che saranno sviluppati soluzioni tecnologiche per l’abbattimento della Co2, per il miglioramento dell’efficienza energetica, per la mobilità sostenibile, per il monitoraggio della qualità di aria e acqua.

I partner di SIF

Strategy Innovation Forum è promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto. In partnership con Intesa Sanpaolo e KPMG, MAW, Sharp, Cortellazzo&Soatto, Everel, Strategy Innovation e Synextya. Gli sponsor: Alilaguna, Arper, Goppion Caffè, Loison, Sanbenedetto, Social Meter, Villa Sandi. Con il supporto di EY, Minima&Moralia, SMACT Competence Center, Fondazione Univeneto, Fondazione di Venezia, T2i, Arzanà, Illuminem, Zanze XVI, Ca’ Foscari Alumni, auxiell, CUOA, Centro GSI, Yunus Centre. Con il patrocinio di Confindustria Veneto e la media partnership con Repubblica Affari&Finanza, Blum, Class Tv, Radio Ca’ Foscari, Invenicement Ca’ Foscari, JEVE, Marketers.

Tutte le informazioni sul sito di Strategy Innovation Forum.

Innovazione, a Venezia nasce l’acceleratore con al centro la sostenibilità

Redazione Milano

Contribuire a una nuova immagine di Venezia proiettandola nel futuro, farne un polo di attrazione per giovani talenti e favorire una residenzialità di qualità, offrire soluzioni innovative per la lotta ai cambiamenti climatici. Sono questi gli obiettivi di VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, acceleratore di progetti innovativi che il 1° giugno lancia la prima Call for Ideas. Venezia, città simbolo di arte e cultura nel mondo, si lancia così in una nuova sfida e punta a diventare palcoscenico internazionale per idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche capaci di contribuire alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo più efficiente delle risorse, in linea con i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.

La piattaforma dell’Università Ca’ Foscari Venezia, VeniSIA, parte del progetto recentemente approvato dalla giunta regionale del Veneto “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”, un piano di interventi funzionali allo sviluppo sostenibile del territorio con fulcro la città capoluogo. L’iniziativa è sostenuta da Eni, come Main Partner, attraverso Joule, la sua Scuola d’Impresa, che affiancherà l’Università Ca’ Foscari lungo tutto il percorso del progetto, dai partner Enel e Snam, ed è patrocinata da Regione del Veneto e Comune di Venezia, nonché da IUAV e Venice International University, Unioncamere Veneto e Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, con il supporto strategico di Boston Consulting Group, il sostegno tecnologico di  Microsoft Italia e il supporto in comunicazione di M&C Saatchi Italia, TGR e Rai Radio 1.

Tiziana Lippiello, Rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia«Con VeniSIA Ca’ Foscari, insieme agli enti e ai partner che la affiancano, avvia un piano di iniziative concreto e innovativo per lo sviluppo di Venezia e del suo territorio, ripartendo dall’innovazione, dai giovani e dalla tecnologia. Per tutto il mondo Venezia è simbolo di arte e di sostenibilità, due aspetti che dobbiamo valorizzare interpretandoli in una chiave nuova, contemporanea, che ci consenta di creare nuove opportunità per i giovani. Con VeniSIA facciamo un importante passo avanti nel rilancio del territorio e affrontiamo, uniti, una nuova sfida per il futuro della nostra straordinaria città».

VeniSIA attira nella città storica di Venezia sia startupper che manager ad alta qualificazione professionale, favorendo in questo modo anche una nuova residenzialità: sia temporanea, per la durata dei progetti di accelerazione, sia stabile, di smart worker e studenti attratti dalla città. Base di un futuro solido autenticamente veneziano sono, infatti, proprio gli abitanti, ora più che mai chiamati a ripopolarne le calli. Il quartier generale di VeniSIA è collocato presso lo Strategy Innovation Hub del Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari Venezia.

«VeniSIA è una chance unica per affrontare e progressivamente vincere le sfide della sostenibilità ambientale e sociale, partendo dalla specializzazione tecnologica per arrivare al Deep Tech e al nature co-design, capaci di disegnare un ambiente sostenibile a vantaggio di tutta la società – nota il Prof. Carlo Bagnoli, Responsabile Scientifico del progetto   Venezia è un laboratorio aperto, dove i giovani e gli smart worker possono mettere al vaglio le loro capacità in una vetrina senza eguali».

«La scelta di sostenere il progetto VeniSIA conferma il nostro impegno per la città di Venezia, che rappresenta un luogo importante per la nostra strategia – afferma Claudio Granata, Human Capital & Procurement Coordination Director di Eni. – Dal potenziamento della bioraffineria, al polo per il riciclo avanzato delle plastiche e fino alla trasformazione dei rifiuti organici, Venezia è la prova che è possibile coniugare la transizione energetica e la sostenibilità ambientale con lo sviluppo economico e sociale. Oggi aggiungiamo attraverso Joule, la scuola di Eni per l’Impresa, un altro tassello a questo percorso, con l’obiettivo di popolare la città di innovatori e supportare un ecosistema locale basato sulla connessione tra ricerca, azienda e tessuto imprenditoriale. E lo faremo con il tratto che contraddistingue Joule, aiutando le startup a costruire proposte di business ad alto valore aggiunto sociale e ambientale, misurando le relative performance lungo il loro percorso di sviluppo anche al fine di favorire una relazione più strutturata con il territorio, le sue istituzioni e le imprese”.

Per alcuni di mesi, i team di una selezione di start up eccellenti si trasferiscono in città dando vita a una comunità internazionale che farà di Venezia stessa un acceleratore. VeniSIA ambisce ad attrarre, per il programma 2021, circa 50 “innovatori residenti”, destinati a crescere nei programmi seguenti e che lavoreranno sull’accelerazione di idee e soluzioni, venendo coinvolti in attività di community building, e soprattutto sostenuti nelle spese di vitto alloggio. Tutti gli startupper selezionati dalla call avranno accesso al programma di training e mentoring.

Ernesto Ciorra, Direttore Innovability, Enel Group:

«L’innovazione per Enel è da sempre a servizio della sostenibilità, perché serve innovare per rendere il mondo sostenibile. Lavoreremo con le startup di VeniSIA per velocizzare lo sviluppo di tecnologie e soluzioni che poi porteremo insieme in tutto il mondo: energia rinnovabile, idrogeno verde, efficienza energetica, circolarità… e tutto ciò che garantirà un grande impatto sostenibile nel settore dell’energia».

Cosma Panzacchi, Executive Vice President Business Unit Hydrogen,  Snam:
«L’innovazione ha un ruolo centrale nel rendere Snam all’avanguardia nella transizione energetica e nello sviluppo di nuovi vettori green come l’idrogeno. Siamo un’azienda sempre più sostenibile, digitale e connessa con i territori. In questo percorso, vogliamo accelerare la nostra capacità innovativa e quella delle comunità nelle quali operiamo, anche attraverso il sostegno alla crescita delle start-up. Per questo supportiamo il progetto VeniSIA, che ha tutte le potenzialità per poter dare un contributo importante al futuro sostenibile del territorio veneziano».

Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro, Pari opportunità, Regione del Veneto:

«VeniSIA, centro di innovazione e accelerazione sui temi della sostenibilità, propone una visione futura di rilievo per la città e tutto il territorio. Con l’obiettivo di ripopolare Venezia e attirare idee, imprese, soluzioni e attività produttive legate soprattutto al tema della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici, la bontà dell’iniziativa è confermata dall’ampio insieme dei partner, a sottolineare la vocazione universale di Venezia, da cui tutto il Veneto attinge la sua inclinazione internazionale e cosmopolita. Un rilievo internazionale e storico come Venezia e tutto il Veneto meritano, presentandosi come laboratorio di sostenibilità; una vera sfida di questo millennio».

 L’Assessore del Comune di Venezia Paola Mar con delega ai rapporti con le università«Con questa call for ideas che parte oggi continua a svilupparsi praticamente il protocollo d’intesa tra il Comune e Ca’ Foscari a sostegno del progetto VeniSIA. Venezia in questa ottica vuole diventare una città che guarda al futuro e lo fa puntando sui giovani e sull’innovazione tecnologica in modo da sviluppare azioni a sostegno dell’imprenditorialità e sviluppo socio-economico compatibile con le esigenze di tutela ambientale».

 Nel contesto più ampio del Progetto “Venezia capitale mondiale della sostenibilità”  – afferma Nicola Pianon, Senior Partner e Managing Director di BCG e Advisor Strategico di VeniSIA – VeniSIA è un’iniziativa fondamentale per dimostrare che la città storica di Venezia può essere un luogo di accelerazione e innovazione e di attivazione di posti di lavoro qualificati, fondamentali per contrastare i fenomeni dello spopolamento dei residenti e della dipendenza dal turismo di massa ».

Le soluzioni locali testate a Venezia possono poi essere applicate in tutto il mondo per risolvere le sfide di sostenibilità dettate dall’Agenda 2030, creando così un circolo virtuoso e riportando Venezia a essere simbolo di innovazione, come già ai tempi della Serenissima Repubblica. Non dimentichiamo che la prima donna laureata al mondo è veneziana, Elena Cornaro Piscopia, e veneziani sono anche l’invenzione dei moderni paperback e della partita doppia, del Lazzaretto e delle prime istituzioni caritatevoli, nonché, in ambito di manifattura, la prima fabbrica per la produzione di massa, in Arsenale. L’idea è quella non solo di riportare Venezia alla sua vocazione di città capace di fare business, diventando anche più attrattiva per i visitatori, ma anche di risolvere le sfide di sostenibilità, trasformandola nella più antica città del futuro.

Il 1° giugno 2021 è stata avviata la call. Le candidature al programma di accelerazione possono essere inviate a applications@venisia.org Informazioni su www.venisia.org

 

Atelier Matilde: abiti da cerimonia di alta sartoria nel cuore di Roma

Atelier Matilde nasce a Rimini con l’idea di creare un luogo in cui ogni futura sposa possa realizzare il desiderio di sentirsi unica e speciale nel giorno più importante della sua vita. A distanza di 25 anni viene inaugurato un secondo Atelier nel cuore di Roma in cui Raffaella, seguendo le orme della mamma, porta avanti la creazione di abiti da cerimonia di alta sartoria interamente realizzati a mano.

Una tradizione di famiglia che dura da oltre 25 anni. Qual è il segreto del vostro successo?

Oltre la competenza e la professionalità, sicuramente alla base di tutto c’è una profonda passione e dedizione per questo lavoro. Il nostro scopo è quello di realizzare degli abiti che riescano ad esprimere completamente la personalità di chi lo indossa, facendo sentire la futura sposa unica e meravigliosa.

Esiste l’abito da sposa perfetto?

No, non esiste l’abito da sposa perfetto, esistono piuttosto capi realizzati su misura della persona. La nostra parola chiave è personalizzazione: dalla scelta dei tessuti agli accessori, tutto secondo le esigenze e i desideri di chi li indosserà. La futura sposa che si reca in Atelier potrà visionare moltissime stoffe e modelli, scegliendo di modificarli e personalizzarli secondo il proprio gusto, supportata e guidata passo dopo passo.

Parliamo ora dei tessuti. Che cosa caratterizza le vostre creazioni?

I nostri tessuti sono interamente Made in Italy. Si tratta di stoffe molto pregiate e ricercate, dagli stili più vari e particolari. Seta, tulle e pizzo animano i nostri modelli, interamente realizzati a mano, e intercambiabili a proprio piacimento. Il nostro obiettivo è di garantire il massimo della qualità, cercando sempre di coniugare tradizione e innovazione.

Qual è il valore aggiunto di Atelier Matilde ?

Sono tanti i punti di forza che contraddistinguono il nostro Atelier, dalla qualità e raffinatezza dei tessuti all’unicità degli abiti. Ma ciò che davvero fa la differenza è l’attenzione ai minimi dettagli. Il vestito prende vita assieme alla persona che lo andrà a indossare e questo processo è il frutto di un intenso percorso di conoscenza e fiducia reciproca che avviene già dalla prima prova dell’abito.

Per rendere possibile quella singolarità e personalizzazione di cui abbiamo parlato finora è importante che si crei un legame profondo con le nostre clienti. Che ci si ascolti. Solo così si riuscirà a valorizzare al massimo la futura sposa e a tirarne fuori l’essenza.

Oltre l’Atelier c’è anche uno shop online?

Certamente. Amiamo prenderci cura delle nostre clienti anche a distanza. Qualora non si avesse la possibilità di raggiungerci fisicamente in Atelier, si può visitare il nostro il nostro shop online e le pagine Facebook e Instagram, costantemente aggiornati su nuovi modelli e tendenze. Siamo sempre disponibili per qualsiasi informazione o consiglio perché il nostro obiettivo principale resta sempre quello di accompagnare la sposa fin dal primo momento, guidandola nella scelta di abiti e accessori che la rendano unica e speciale!

 

Samuel Giovanni Piazza azienda: Essegipi S.r.l.

Essegipi S.r.l.

Su questa pagina troverà i dati più importanti relativi alla società Essegipi S.r.l. con sede a Rubano, come l’indirizzo, le persone di riferimento e i dati di contatto, oltre all’indirizzo e-mail e alla home page.

NOME AZIENDA:
Essegipi S.r.l.
Essegipi S.r.l. residenti in Via Giuseppe Mazzini, 38; 35030 Rubano, Italia; trasporti interurbani e rurali per mezzo di autobus.
Se desidera pubblicare un suo articolo sull’argomento trasporti interurbani e rurali per mezzo di autobus o sui temi generali trattati in questo portale informativo, la preghiamo di utilizzare l’ «ACCOUNT PREMIUM».

 

Per domande sulla società Essegipi S.r.l. può telefonare direttamente al Signor/alla Signora Samuel Giovanni Piazza, Socio della società Essegipi S.r.l. ai seguenti numeri, oppure trovare la persona di riferimento sulla home page della società Essegipi S.r.l..
Se risiede all’estero e desidera maggiori informazioni sulla società Essegipi S.r.l., chiami il numero internazionale! Potrà così chiedere il nome Samuel Giovanni Piazza della persona che svolge il ruolo di Socio, oppure contattare la persona di riferimento competente della società Essegipi S.r.l..
Per inviare dall’estero richieste di offerte e comunicazioni per iscritto alla società Essegipi S.r.l., la preghiamo di utilizzare il numero di fax internazionale, oppure l’indirizzo di posta elettronica della società Essegipi S.r.l..
INDIRIZZO:
Via Giuseppe Mazzini, 38
CITTÀ:
Rubano
CAP:
35030
PROVINCIA:
Padova
REGIONE:
Veneto

Startup, l’Italia produce buona innovazione ma poi se la lascia scappare

Pubblicati i dati del report ‘Startup M&As 2017’. Come è messo il nostro Paese rispetto agli Usa e al resto d’Europa.

Tra il 2010 e giugno 2017 le startup hanno chiuso 15.533 exit, per un valore superiore a 1.300 miliardi di dollari. Otto su dieci viaggiano sull’asse Stati Uniti-Europa, ma restituiscono l’investimento solo nel 29% dei casi. Le startup italiane ne hanno chiuse 100, spesso all’estero. Perché, secondo i dati del report “Startup M&As 2017” realizzato da Mind the Bridge e Crunchbase, l’Italia non riesce a trattenere le sue imprese e (ancor meno) è un polo in grado di attrarre e comprare. Il Paese è un esportatore netto di startup.

L’asse Europa-Stati Uniti

Stati Uniti ed Europa sono gli ecosistemi dominanti. Il report indica “una chiara preferenza reciproca”. Le operazioni che volano sull’Atlantico rappresentano l’83% del totale in termini di volumi e il 90% in termini di valore (cioè di dollari).Non è però un rapporto paritario. Perché tre volte su quattro gli Usa comprano e l’Europa vende. Il confronto in capitali investiti è altrettanto impari: dal 2010, le società statunitensi hanno sborsato 800 miliardi per acquisire startup; quelle europee si sono fermate a 264 miliardi. Il peso dei dollari sull’ecosistema europeo si sintetizza in un dato: una exit Ue su tre si è chiusa con la proprietà volata negli Stati Uniti.

Leggi anche: Startup? In Italia abbiamo creato migliaia di Pmi, ci manca cultura

Il report evidenzia anche alcuni punti critici. Il percorso, prima di una exit, è lungo: in media 8 anni per una startup Usa e 9 per una europea. E alla fine il guadagno non è per nulla certo (non a caso si parla di investimenti in “capitale di rischio”). Il 71% delle exit non assicura neppure il ritorno del capitale investito. Il 54% delle startup è venduto a meno della metà dei fondi raccolti. Solo il 13% delle operazioni hanno un ritorno superiore a tre volte l’investimento. E solo in un caso su venti il multiplo è superiore a dieci.

Startup, l'Italia produce buona innovazione ma poi se la lascia scappare
 sturtup Startup Italia invistimenti progettare

Le Exit nel 2017

Durante l’ultimo anno preso in considerazione dal report (cioè tra luglio 2016 e giugno 2017), si sono concluse 4.217 exit. Il numero è notevole, perché segna un aumento del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È il balzo più ampio dal 2011. Tuttavia, a un incremento dei volumi non è corrisposto un aumento del valore: solo +2%, a 367 miliardi di dollari. La taglia media delle exit si è quindi ridotta.

Leggi anche: La politica non può pensare alle startup come ammortizzatori sociali

Gli Stati Uniti dominano ancora il mercato (una exit su due coinvolge una startup americana, contro il 27% europeo). Ma l’Europa ha avuto un ritmo di crescita più rapido: +61% per numero di operazioni e +51% per valore (contro +30% e +10%). Un dato positivo, che però indica anche la differenza tra un mercato maturo e uno in fase di maturazione. La distanza, infatti, resta notevole. Mind The Bridge sottolinea che “ci vorrà ancora qualche anno prima che l’Europa possa raggiungere i livelli degli Stati Uniti”.

I numeri dell’Italia

Dal 2010, le startup italiane hanno chiuso 100 exit. Il dato si riferisce solo a operazioni che hanno coinvolto società tra Europa e Stati Uniti. La cifra quindi non è globale, ma rappresenta comunque una buona approssimazione. Le 100 exit pongono l’Italia in ottava posizione. Precede Irlanda e Svizzera, ma segue (oltre ai leader mondiali) anche Paesi con cui dovrebbe competere. Gli Stati Uniti sono a una distanza siderale, con 8704 exit. La Gran Bretagna è a quota 1234. Ma sono lontanissime anche Germania (434 exit), Francia (321), Olanda (186), Svezia (159) e Spagna (131).

Va ancora peggio se si osservano le operazioni da un’altra prospettiva, quella di chi acquisisce. Le imprese italiane hanno acquistato solo in 63 casi. Un numero che relega il nostro Paese in 11esima piazza, superato anche da Finlandia, Irlanda e Svizzera. Le imprese Usa fanno, ancora una volta, corsa a sé con 9176 acquisizioni. Segue la Gran Bretagna a 1031. Germania e Francia hanno numeri che sono cinque volte quelli italiani. Quelli della Svezia sono tripli. Ma si parla comunque di briciole rispetto ai dominatori globali: “Il gap tra UK e il resto d’Europa – sottolinea il report – è paragonabile a quello che c’è tra UK e Stati Uniti”.

Startup, l'Italia produce buona innovazione ma poi se la lascia scappare
 Startup acceleratore

Gli hub più attrattivi

Quali sono le città europee con più appeal? Milano, principale hub italiano, è solo 12esimo in Europa per numero di exit: 34, contro le 567 di Londra, le 165 di Parigi, le 124 di Berlino. Il capoluogo lombardo realizza la metà di Stoccolma, Amsterdam e Dublino. Ed è preceduto anche da Monaco di Baviera, Copenhagen, Barcellona ed Helsinki. Milano scivola al 15esimo posto per operazioni chiuse da società in veste di compratori: sono 24.

Leggi anche: Sulle startup in Italia solo proclami, la Francia abbraccia il futuro

Il report ha cercato di definire un criterio che indichi l’equilibrio di un ecosistema. Cioè un ambiente che sia dedito alle exit tanto quanto alle acquisizioni. Cioè che produca talenti e startup, ma sia anche in grado di assicurare ricadute economiche sul proprio territorio.L’eccellenza, ancora un volta, è oltre Atlantico. La Silicon Valley e, più in generale, gli Stati Uniti hanno un bilanciamento perfetto, sia in termini di volume che in termini di valore: il numero delle exit è pari a quello delle acquisizioni. Così come sono in equilibrio i capitali in entrata e quelli in uscita. L’ecosistema è forte, attraente, abitato sia da startup in grado di crescere sia da società in grado di farle crescere. L’Europa, invece, ha ancora “un bilanciamento negativo”: il numero delle startup vendute supera quello delle società europee capaci di acquisire. Una differenza che, conferma lo studio, “drena startup dall’Europa, a vantaggio delle imprese statunitensi che le acquisiscono”.

Startup, l'Italia produce buona innovazione ma poi se la lascia scappare
 Innovazione, tecnologia, industria, ricerca, manifattueriero

Italia esportatrice di startup

Lo squilibrio italiano è ancor più marcato rispetto alla media europea: il nostro Paese è un esportatore netto di innovazione. A ogni acquisizione conclusa da aziende italiane, ci sono due startup che volano all’estero. Il gruppo di Paesi capaci di vendere più che di comprare annovera Germania, Austria e Spagna (con un rapporto simile a quello dell’Italia), Polonia, Danimarca, Portogallo e Grecia (con squilibri ancora maggiori). Ci sono, in direzione opposta, anche dei “compratori netti”, cioè nazioni che acquisiscono più di vendere: è il caso di Francia, Svezia, Svizzera e Irlanda. È un segno di attenzione verso il proprio ecosistema, ma potrebbe anche indicare il pericolo di una certa chiusura. Non è un caso che gli hub europei più in equilibrio siano (per volumi) Londra, Parigi e Berlino.

Leggi anche: Sulle startup vi dico cosa l’Italia può imparare dalla Francia

Le società che comprano

Le grandi società tecnologiche americane hanno dominato il mercato M&A delle startup negli ultimi sette anni. I maggiori compratori sono infatti Google, Facebook, Yahoo!, Apple, Cisco e Microsoft. Le prime 15 in classifica sono tutte società statunitensi. E tra le prime 30 ci sono solo tre europee: Capita (UK), Publicis (Francia) e Roche (Svizzera). Nessuna italiana, né nella top mondiale né tra le prime 20 del vecchio continente.

Il mercato delle startup è animato dalle startup. Cresce infatti il peso di società giovani (per quanto l’anzianità non sia criterio sufficiente a definire una startup) e con casse abbastanza capaci da acquisirne altre. Negli ultimi sette anni, il 48% delle 15.533 exit è stato completato da imprese fondate dopo il 2000 e il 16% dopo il 2010.  

 

Ecco come Facebook farà i soldi con WhatsApp

I dettagli non sono ancora noti, ma il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha una strategia precisa per monetizzare la gigantesca base utenti dell’app.

Ci sono voluti tre anni e mezzo. Ma alla fine Facebook sembra aver deciso come fare soldi con WhatsApp. Farà pagare le grandi imprese che vogliono usare il servizio per contattare direttamente i propri clienti. I dettagli non sono ancora noti, ma è questa la direzione scelta dal gruppo guidato da Mark Zuckerberg per monetizzare la gigantesca base utenti dell’app.

Ecco come Facebook  farà i soldi con  WhatsApp
WhatsApp

“Stiamo costruendo e testando nuovi strumenti – si legge sul blog ufficiale – tramite l’applicazione WhatsApp Business, gratuita e per piccole attività, e tramite una soluzione enterprise per aziende di maggiori dimensioni che operano su larga scala con una base clienti globale, quali compagnie aeree, siti di e-commerce e banche. Queste aziende potranno usare le nostre soluzioni per inviare ai loro clienti notifiche utili, come ad esempio gli orari di un volo, conferme di avvenuta consegna, o altri aggiornamenti”.

Verso la monetizzazione degli utenti

L’idea nasce dall’incrocio di esigenze e prassi: da un parte WhatsApp deve fatturare. Dall’altra sono stati gli utenti a piegare il servizio (in modo artigianale e non codificato) ai propri bisogni: “Abbiamo saputo di piccoli commercianti che usano WhatsApp per rimanere in contatto con centinaia di clienti da un solo smartphone”. E “sempre più persone hanno iniziato ad usare l’applicazione anche per comunicare con le aziende a cui sono interessate”.

Ecco come Facebook  farà i soldi con  WhatsApp
 Jaap Arriens / NurPhoto / AFP
 WhatsApp e Facebook, app sullo smartphone (Afp)

Quindi perché non trasformare la consuetudine in fonte di ricavi? “Sappiamo – continua il post – che le aziende vogliono avere una presenza ufficiale, un profilo verificato, in modo che un utente possa facilmente distinguere il loro account da quello di un singolo individuo”. Da qui si parte: una spunta verde che indicherà i profili certificati, come avviene già suFacebook e Twitter. Quindi, ricapitolando: le imprese pagheranno per usare WhatsApp come piattaforma per promozioni e customer care. Si parte con un programma pilota, che sarà sottoposto alla risposta degli utenti: dopo aver atteso così tanto tempo per monetizzare, non è il caso di infastidire quel miliardo di persone che ogni giorno invia e riceve messaggi. La novità, quindi, dovrà essere tarata con cura.

Quando per WhatsApp la pubblicità era il Male

Di sicuro, però, si tratta di una piccola rivoluzione. Dal gennaio 2016, l’app è del tutto gratuita: l’appartenenza a un gruppo che macina miliardi di utili ha consentito il lusso di crescere senza l’affanno di avere ricavi significativi. In precedenza, quando era una società indipendente, WhatsApp campava con le sottoscrizioni. Pochi centesimi (89) per un abbonamento annuale.

Ecco come Facebook  farà i soldi con  WhatsApp
Facebook

Pubblicità? Un argomento che i co-fondatori Jan Koum e Brian Acton trattavano come la peste. In un post del 2012, scrivevano che “oggigiorno le aziende sanno letteralmente tutto su di voi, sui vostri amici, sui vostri interessi, e si servono di queste informazioni per vendere pubblicità”. Poi si rivolgevano agli utenti: “La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri. Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi”. Con questi principi, la strada sembrava obbligata: l’abbonamento. “Quando le persone ci chiedono perché facciamo pagare per WhatsApp, siamo soliti rispondere “Avete considerato l’alternativa?”.

Poi arrivò Facebook…

Poi però arrivò Facebook, proprio una di quelle aziende che “oggigiorno sanno tutto su di voi e si servono di queste informazioni per vendere pubblicità”. Sborsa 19 miliardi di dollari e trova un’alternativa che Koum (tutt’ora ceo di Whatsapp) è pronto a battezzare.

LA REDAZIONE