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La magia del fumetto Italiano da Federico Fellini al magico bosco di Dario Livietti

Dario LiviettiIn un magico laboratorio nel bosco, un giardiniere cerca di istruire il suo giovane e ribelle apprendista sul potere della natura, Dario Livietti  Biografia dell’artista nato il 6 dicembre 1994 a Milano. tutto inizia con il liceo artistico luigi einaudi a magenta fino al 2010, successivamente si sposta al liceo artistico di Brera a Milano in Via Hajech 27 indirizzo figurativo dove si forma. Nel corso degli anni manifesta una grande attenzione nei confronti dell’arte in tutte le sue sfumature, dopo il diploma al liceo decide di voler approfondire una strada nell’arte, quella dell’animazione, senza abbandonare la passione verso l’illustrazione e la pittura. Nel 2014 si iscrive al corso di Animazione del CSC dove, nel 2015, partecipa al progetto di comunicazione “NiLab Community“. Si diploma nel 2016 con il film “Humus“

Artisti italiani, anzi fumettisti italiani, Fellini detestava la parola “fine”. Non solo non la inseriva mai in conclusione dei suoi film ma, racconta Milo Manara, per lui era una parola vietata, una cesura insopportabile tra il mondo del cinema e la realtà. Non scriverla era il tentativo di indurre inconsciamente negli spettatori la sensazione che il film proseguisse anche quando le luci si riaccendevano in sala. Così, quando per un refuso tipografico, in fondo all’ultima tavola della prima parte de Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet, fu pubblicata proprio la parola “fine”, Fellini si rifiutò di proseguire. Smise di scrivere la sceneggiatura e considerò compiuto il suo lavoro. Era ossessionato da quell’idea dal 1966. Si dice che che un mago gli avesse consigliato di non girare il Mastorna perché sarebbe morto subito dopo la diffusione del film nelle sale. Che si voglia credere o no alla leggenda, quello fu il suo ultimo lavoro. Era il 1992.

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fellini fumetti

L’opera racconta di un viaggio intrapreso da un clown dal mondo della vita al regno della morte. Un testamento artistico in piena regola, una storia profondamente simbolica. E tanto più emblematica se si pensa che l’ultimo lavoro di Federico Fellini (chissà in che modo da lui pre-avvertito come “l’ultimo” durante la sua vita) fu un fumetto, non un film. Già, perché se il maestro concluse la sua carriera come sceneggiatore di fumetti, bisogna anche dire che la iniziò come disegnatore. Dal 1938, anno in cui cominciò a lavorare per la Domenica del Corriere, al 1993, Fellini non smise mai di mettere su carta, prima che su pellicola, le sue visioni. Come diceva lui stesso, l’attività di disegnatore era indispensabile per poter praticare quella di regista: “…disegnare per me è un modo per cominciare a intravedere un film, una specie di filo di Arianna, una linea grafica che mi porta in teatro”. E allora (ecco il motivo del pezzo che state leggendo) forse è il caso di rivedere il giudizio artistico su Fellini. Oltre al celeberrimo regista, esiste anche un Fellini “fumettista” e forse le due cose sono molto più legate di quanto non si pensi.

Federico esordisce in pubblico come vignettista umoristico alla fine degli anni ’30. A Firenze collabora con “L’avventuroso” e “Il 420”. Arrivato a Roma, inizia a scrivere e disegnare per il “Marc’Aurelio”, il giornale umoristico più importante d’Italia, per cui lavorarono anche Zavattini, Marchesi, Age e Scarpelli e altri ancora. Le sue vignette, spesso schierate politicamente, prendono di mira i comunisti, gli inglesi e gli americani ma non risparmiano neanche il piccolo-borghese e le debolezze della classe media. Fellini si dedica anche al fumetto seriale, sua grande passione fin dall’infanzia. Quando il regime vieta la pubblicazione di fumetti prodotti dall’estero, si dice che il Nostro sceneggi per Giove Toppi diversi episodi di Flash Gordon. Verità o leggenda? Nessuno lo sa con certezza. Intanto arriva la guerra. Federico si diverte per un periodo a disegnare le caricature dei soldati alleati in una bottega chiamata tra amici The Funny Face Shop. Una passione, quella per le facce e le espressioni grottesche, che diventerà poi una delle caratteristiche peculiari del suo cinema.

“Perché disegno i personaggi dei miei film? – ha scritto una volta – Perché prendo appunti grafici delle facce, dei nasi, dei baffi, delle cravatte, delle borsette?… Questo quasi inconsapevole, involontario tracciare ghirigori… fare pupazzetti che mi fissano da ogni angolo del foglio… volti decrepiti di cardinali, e fiammelle di ceri e ancora tette e sederi e infiniti altri pastrocchi… insomma, tutta questa paccottiglia grafica, dilagante, inesausta, che farebbe il godimento di uno psichiatra, forse è una specie di traccia, un filo, alla fine del quale mi trovo con le luci accese, il primo giorno di lavorazione”. 

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Passano gli anni, la guerra finisce e Federico è ormai un regista affermato. Nel 1954 diventa celebre in tutto il mondo con La strada (Oscar per il miglior film straniero, il premio fu istituito apposta per l’occasione). Walt Disney lo invita insieme alla moglie Giulietta a Disneyland e lì, tra una festa e l’altra, gli viene proposto di modificare il finale del film per una riduzione animata. Non se ne fa niente, ma l’episodio è molto interessante alla luce della rivisitazione disneyana che avverrà molti anni dopo sulle pagine di “Topolino”. Ci penserà infatti Giorgio Cavazzano nel 1991 a far recitare il Mickey Mouse delle origini nei panni del Matto, Gambadilegno in quelli di Zampanò e Minni in quelli di Gelsomina, mettendo su carta una piccola perla della produzione a fumetti disneyana. La storia avrà ovviamente il suo happy-end e Fellini, lusingato, esprimerà un desiderio: “vedere anche un Topolino-Mastroianni e una Minni-Anita in una Dolce vita disneyana”. Ci hanno pensato lo sceneggiatore Roberto Gagnor, il regista Marco Ponti e il disegnatore Paolo Mottura a esaudire il desiderio con la storia “Topolino e il ritorno alla dolce vita”, pubblicata nel 2012.

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Dopo La strada, Il bidone e Le notti di Cabiria (che gli vale il secondo Oscar) nel 1960 il regista è reduce dalle riprese de La dolce vita. È in quel momento che arriviamo a una seconda tappa nella carriera del Fellini fumettista. L’analista junghiano Ernest Bernhard, figura di riferimento a Roma anche per altri intellettuali come Giorgio Manganelli e Natalia Ginzburg, gli suggerisce di prendere nota delle sue visioni oniriche. Fellini accetta la proposta, ma invece di riportale scritte, decide di disegnarle. Lo farà fino al 1990, riempiendo centinaia di pagine di “segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati, pupazzetti”. Nel disegnare i suoi sogni, Fellini dà libero sfogo alle sue visioni e alle sue idiosincrasie, racconta se stesso e il mondo che lo circonda. Il risultato è il meraviglioso Libro dei sogni, un esplosivo diario denso di suggestioni, paure e desideri che si accavallano, situazioni surreali popolate da personaggi noti e meno noti, amici e donne amate da Fellini (interessante a questo proposito un breve fumetto realizzato da Fellini negli anni ’70, per un progetto commissionato a suo tempo da Rolling Stone USA. Lo trovate qui.

Da vignettista ad autore completo, si potrebbe sintetizzare. Nel frattempo, Fellini non smette di interessarsi al fumetto. Lavora per un periodo al progetto di un film su Mandrake interpretato da Marcello Mastroianni e porta il suo contributo al nascente Festival di Lucca nel 1966 scrivendo, tra le altre cose, a proposito di 8 e mezzo“Per dare istruzioni precise allo scenografo Gherardi, mi sono semplicemente limitato a mostrargli i disegni di Antonio Rubino e Attilio Mussino. Feci rilevare i dettagli di un cappello, di un tavolo, di un nastro. Decidemmo che lo stile del film doveva ispirarsi all’ingenuità, alla semplicità caricaturale dei personaggi con cui Rubino aveva incantato la nostra infanzia”.

Intanto, Fellini segue l’evoluzione del fumetto contemporaneo con grande attenzione, tanto che per realizzare la locandina de La città delle donne si rivolge niente meno che ad Andrea PazienzaÈ il 1980, Fellini convoca l’allora ventiquattrenne disegnatore e gli spiega il progetto per ore e ore. Andrea torna a casa e fa tutt’altro. Ma entrambi sono soddisfatti. Qualcuno vede in quella collaborazione il segno del primo vero sdoganamento del fumetto cosiddetto “underground” italiano.

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fellini fumetti

Terza tappa. Nel 1982, Milo Manara illustra uno dei sogni di Fellini e tra i due nasce un’amicizia che sfocia poi in una lunga collaborazione. Nel 1986, il Corriere pubblica in diverse puntate la sceneggiatura di “Viaggio a Tulun” (sic), scritta da Fellini e Tullio Pinelli. Le illustrazioni che accompagnano il testo sono ancora di Manara. Vincenzo Mollica dà ai due l’idea di rendere il soggetto un vero e proprio fumetto. Così, tre anni dopo, esce sulle pagine della rivista “Corto Maltese” Viaggio a Tulum, da un soggetto di Federico Fellini, per un film da fare. Proprio come se fosse un film, Fellini vuole che a interpretare il ruolo del protagonista suo alter-ego sia Mastroianni. Dà indicazioni sulle inquadrature, sui tagli di luce, sulle espressioni dei personaggi, riscrivendo da capo il soggetto per adattarlo al segno di Manara.

In quella occasione, scrive: “I fumetti sono un punto di riferimento verso un tipo di vista dove tutto si svolge in maniera fiabesca, ma forse più reale di qualunque altra visione (…) io penso che il fumetto sia nato un po’ prima del cinema. Charlie Chaplin, Buster Keaton, Harry Langdon, Larry Semon, i grandi comici del cinema muto devono molto a Happy Hoolligan, Felix the Cat, Capitan Cocoricò. E Spielberg, Lucas ed io non ci consideriamo forse tutti debitori, non rendiamo spesso e volentieri un festoso omaggio in tanti nostri film a Little Nemo di Winsor MacCay e ai mondi allucinati e siderali di Moebius e dei suoi incandescenti e geniali colleghi di Metal Hurlant? Scusatemi se mi cito continuamente, Amarcord l’ho proprio ricostruito e raccontato riproponendo la sobrietà delle inquadrature dei leggendari disegnatori americani degli anni Trenta. L’omaggio è evidente anche ne La città delle donne, dove appunto il protagonista si chiama Snàporaz e il suo doppio Katzone per un consapevole tributo d’affetto e gratitudine a Panciolini, Cagnara, Arcibaldo e Petronilla“.

Il duo Fellini-Manara collaborerà infine alla realizzazione del sopracitato Viaggio di G. Mastorna detto Fernet, che come dicevamo conclude definitivamente e simbolicamente la carriera del grande Federico.

Potremmo andare avanti a parlare di Fellini fumettista ancora per molto. Potremmo illustrare la sua grandezza creativa e raccontare la sua incontenibile fantasia, ma ci fermiamo qui. Un po’ per problemi di spazio, un po’ perché cominciamo a sentirci pericolosamente nei panni del commentatore di Amarcord.

Viadotto. Partono i Lavori della Regione

Consegnati i lavori per la ricostruzione della completa viabilità del viadotto Biondi. Parliamo dei lavori di competenza della regione Lazio. L’importo dei lavori è di un milione 174 mila euro. A partire dalla data della consegna, 22 settembre 2017, è stato stabilito in 365 giorni il tempo utile per la conclusione dei lavori. L’ultimazione dell’opera, quindi, è prevista entro il 21 settembre 2018. In questi giorni si svolgeranno le azioni previste dalla normativa sugli appalti pubblici per l’avvio dei lavori. Parliamo della comunicazione delle generalità del Direttore Tecnico di cantiere e del Capo cantiere all’elenco contenente i dati anagrafici e le qualifiche di ogni singolo dipendente che opererà all’interno del cantiere; dagli estremi delle polizze previdenziali ed assicurative contro gli infortuni (Inps, Inail, Cassa Edile) alla predisposizione del piano operativo per la sicurezza. All’atto della consegna sono state verificate le corrispondenze tra gli elementi del progetto e le attuali condizioni e circostanze locali, riscontrando il regolare avvio di tutte le opere precauzionali e propedeutiche ai lavori.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

Ruba il fucile a un cacciatore e spara per minacciarlo

di Andrea Arena
Stava partecipando nei boschi di Viterbo a una battuta di caccia con gli amici, ma invece di un cinghiale, si è imbattuto in un agricoltore molto arrabbiato. Che prima gli ha sottratto la radio con cui si teneva in contatto con gli altri membri della sua squadra (così funziona la cacciarella, specialità che attrae tanti appassionati nell’Alta Tuscia e non solo), poi gli ha sottratto il fucile col quale ha sparato un colpo di minaccia. Un brutto spavento, quello capitato nel dicembre di tre anni fa ad un cacciatore, e ora il presunto responsabile di quell’aggressione è finito a processo. Accusato di violenza, minacce e danneggiamento.

L’uomo, un 47enne di Cellere già conosciuto per i suoi eccessi (e attualmente detenuto per altra causa) avrebbe dovuto presentarsi ieri in aula al tribunale di Viterbo davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi. Ma per un difetto di notifica in carcere l’udienza è stata rinviata al prossimo 21 dicembre. I fatti risalgono al 27 dicembre 2014, a Cellere. Secondo quando ricostruito, il 47enne avrebbe accusato i cacciatori di essersi introdotti in un terreno di sua proprietà all’inseguimento – o alla ricerca – di un cinghiale.

La sua reazione sarebbe stata esagerata: prima avrebbe strappato il fucile dalle mani di un cacciatore, poi anche l’auricolare della radio che indossava, interrompendo così il collegamento con gli altri compagni di squadra, infine minacciando l’uomo sparando un colpo col fucile. Fortunatamente un colpo in aria, a quanto se ne deduce dal capo d’imputazione, altrimenti l’uomo sarebbe stato accusato di reati ben più gravi. E forse ci sarebbe scappata la tragedia. I fatti dei quali è chiamato a rispondere, comunque, restano pesanti. Più di un grosso esemplare di cinghiale, che per una volta potrà sorridere di certi eccessi degli esseri umani.

Roma, ladro di auto bloccato alla Garbatella dopo un rocambolesco inseguimento

Dopo un rocambolesco inseguimento, gli agenti di polizia del commissariato Colombo hanno proceduto all’arresto di un giovane albanese con vari precedenti. Nella tarda serata di ieri, la sala operativa aveva diramato le ricerche di una Ford Escort  rubata in via Salvatore Pincherle, zona Garbatella. Immediato l’intervento dei poliziotti che, intercettata l’auto con due persone a bordo,  hanno cercato di fermarla. Ma il conducente, alla vista della volante, ha lanciato il mezzo a tutta velocità per le vie del quartiere mettendo a rischio l’incolumità dei pedoni nonché degli automobilisti in transito.

L’inseguimento, iniziato in via Giacinto Pullino è proseguito in piazza Albini, via Licata, via Caffaro per poi svoltare contromano in via Giovanni Ansaldo ed ancora contromano in via Vettor Fausto per concludersi in via Passino, piazza Damiano Sauli e via Luigi Montuori, strada senza uscita dove i due abbandonavano l’auto e si davano alla fuga. Mentre uno dei due faceva perdere le proprie tracce, l’altro, conducente del mezzo rubato, veniva invitato all’alt  da un poliziotto libero dal servizio in transito che, avendo notato i colleghi rincorrere il fuggitivo, nel tentativo di ostacolarne la fuga è stato scaraventato a terra dallo stesso riportando lesioni guaribili in 6 giorni.

Il rocambolesco inseguimento, si è interrotto poco dopo, quando il reo, rallentata la sua corsa dopo essere scivolato, è stato raggiunto dagli operanti, finalmente bloccato ed arrestato con indosso ancora gli arnesi atti allo scasso. Il processo che ne è seguito ha portato alla custodia cautelare in carcere del reo con una  condanna di 3 anni e 2 mesi di reclusione. Proseguono le indagini per rintracciare il complice.

Se Roma piange… Berlino si dispera!

Fiorenzo Fraioli

La solitudine dei numeri reali
[Volantino strategico n°4]

I “numeri reali”, che descrivono le ragioni della crisi, i suoi costi e chi li paga, vagano sconsolati in un piccolo angolo della grande rete. Si erano preparati ad una stagione di notorietà, credevano di diventare delle star e, per questo, si erano fatti belli, vestendosi di grafici colorati, tabelle eleganti, infografiche da urlo. Tutto inutile, perché la scena viene occupata dai loro nemici di sempre: i beceri luoghi comuni.

Se Roma piange… Berlino si dispera!

Lo scivolone a fine gennaio 2013 delle quotazioni del Monte dei Paschi di Siena (MPS), da 0.26 a 0.22 €/azione, non è che l’ultimo di una lunga serie. Il titolo, che valeva oltre 5 €/azione poco più di cinque anni fa, ha perso, rispetto ai massimi, il 96% del suo valore.  Anche altre grandi banche italiane vengono considerate a rischio, contribuendo a diffondere la percezione di un paese allo sbando. L’esame dei numeri reali (e ufficiali) che descrivono lo stato dei sistemi bancari europei ci rivela, tuttavia, un quadro assolutamente inaspettato.

  • La leva finanziaria è un fondamentale indicatore che misura il rapporto tra i prestiti erogati e il patrimonio: più esso è alto, tanto più le banche sono esposte al rischio di fallimento. Il suo valore, per le banche italiane, vale in media 17, ed  è inferiore alla media europea di 24. Per le banche inglesi vale 27, per quelle tedesche 26, per quelle francesi 25.(1)
  • L’incidenza dei derivati sull’attivo delle banche italiane è del 9,6%, in Olanda del 9,0%,  in Spagna del 9,2%, in Francia del 20,3%, nei Paesi scandinavi del 20,4%, in Inghilterra del 25,3%, in Germania del 33,3%, In Svizzera è del 40,9%. (2)

Sebbene mal messi, tra i sistemi bancari più “solidi”, secondo i dati ufficiali, ci sono dunque quelli di Italia e Spagna, sebbene entrambi i paesi siano accusati di essere tra i responsabili della crisi della moneta unica.

Qualcuno potrebbe obiettare che la solidità delle banche italiane e spagnole sia una conseguenza di pesanti interventi statali, ma, ancora una volta, i numeri reali raccontano un’altra storia. Un studio della divisione R&S di Mediobanca(3) rivela che ben 437 banche del Vecchio Continente hanno beneficiato, negli ultimi anni, di aiuti da parte degli Stati, per un totale di circa 2.700 mld di euro. In testa l’Inghilterra con 1.200 miliardi, seguita da Germania (420), Irlanda (222), Belgio (197), Olanda (133), Francia (129). L’Italia  ha impegnato solo 123 miliardi, per sovrappiù quasi tutti non a fondo perduto, ma nella forma di contributi concessi come garanzie su emissioni obbligazionarie delle banche.

ORA FATE ATTENZIONE

Nel volantino strategico n°1 abbiamo dimostrato come il debito pubblico italiano sia stato causato dagli alti tassi di interesse conseguenti al “divorzio tesoro Banca d’Italia”; nel volantino strategico n°2 che la spesa pubblica dei PIIGS è inferiore, o al più pari, alla media europea, con la sola eccezione della piccola Grecia; nel volantino strategico n°3che l’Italia ha finanze pubbliche, certificate dalla Commissione Europea, tra le più “sostenibili” nel medio periodo, e più “sostenibili” in assoluto nel lungo; Ora scopriamo che i maggiori istituti di ricerca certificano che i sistemi bancari più esposti sono quelli inglesi, tedeschi, irlandesi, olandesi e belgi, pur avendo ricevuto più aiuti statali! Tutto ciò non è forse meraviglioso e sorprendente? E’ possibile che, all’origine della crisi, ci sia qualcosa di non detto, che pochi hanno il coraggio di denunciare?

Ricorda: la prima vittima della crisi è la verità!

Vai sul blog lasolitudinedeinumerireali.blogspot.com, scarica questo volantino e stampane le copie che vuoi. Poi, regalale ai tuoi amici!

Note:

  1. Rapporto sulla stabilità finanziaria (Banca d’Italia – nov. 2012) – vedi pag.42
  2. DATI CUMULATIVI DELLE PRINCIPALI BANCHE INTERNAZIONALI (Mediobanca R&S) – vedi pag.67
  3. INTERVENTI DEI GOVERNI NAZIONALI A FAVORE DELLE BANCHE E DEGLI ISTITUTI FINANZIARI IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI DAL SETTEMBRE 2007 AL GIUGNO 2012 – vedi pag.6
La solitudine dei numeri reali
[Volantino strategico n°4]

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Lo scivolone a fine gennaio 2013 delle quotazioni del Monte dei Paschi di Siena (MPS), da 0.26 a 0.22 €/azione, non è che l’ultimo di una lunga serie. Il titolo, che valeva oltre 5 €/azione poco più di cinque anni fa, ha perso, rispetto ai massimi, il 96% del suo valore.  Anche altre grandi banche italiane vengono considerate a rischio, contribuendo a diffondere la percezione di un paese allo sbando. L’esame dei numeri reali (e ufficiali) che descrivono lo stato dei sistemi bancari europei ci rivela, tuttavia, un quadro assolutamente inaspettato.

  • La leva finanziaria è un fondamentale indicatore che misura il rapporto tra i prestiti erogati e il patrimonio: più esso è alto, tanto più le banche sono esposte al rischio di fallimento. Il suo valore, per le banche italiane, vale in media 17, ed  è inferiore alla media europea di 24. Per le banche inglesi vale 27, per quelle tedesche 26, per quelle francesi 25.(1)
  • L’incidenza dei derivati sull’attivo delle banche italiane è del 9,6%, in Olanda del 9,0%,  in Spagna del 9,2%, in Francia del 20,3%, nei Paesi scandinavi del 20,4%, in Inghilterra del 25,3%, in Germania del 33,3%, In Svizzera è del 40,9%. (2)

Sebbene mal messi, tra i sistemi bancari più “solidi”, secondo i dati ufficiali, ci sono dunque quelli di Italia e Spagna, sebbene entrambi i paesi siano accusati di essere tra i responsabili della crisi della moneta unica.

Qualcuno potrebbe obiettare che la solidità delle banche italiane e spagnole sia una conseguenza di pesanti interventi statali, ma, ancora una volta, i numeri reali raccontano un’altra storia. Un studio della divisione R&S di Mediobanca(3) rivela che ben 437 banche del Vecchio Continente hanno beneficiato, negli ultimi anni, di aiuti da parte degli Stati, per un totale di circa 2.700 mld di euro. In testa l’Inghilterra con 1.200 miliardi, seguita da Germania (420), Irlanda (222), Belgio (197), Olanda (133), Francia (129). L’Italia  ha impegnato solo 123 miliardi, per sovrappiù quasi tutti non a fondo perduto, ma nella forma di contributi concessi come garanzie su emissioni obbligazionarie delle banche.

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Nel volantino strategico n°1 abbiamo dimostrato come il debito pubblico italiano sia stato causato dagli alti tassi di interesse conseguenti al “divorzio tesoro Banca d’Italia”; nel volantino strategico n°2 che la spesa pubblica dei PIIGS è inferiore, o al più pari, alla media europea, con la sola eccezione della piccola Grecia; nel volantino strategico n°3che l’Italia ha finanze pubbliche, certificate dalla Commissione Europea, tra le più “sostenibili” nel medio periodo, e più “sostenibili” in assoluto nel lungo; Ora scopriamo che i maggiori istituti di ricerca certificano che i sistemi bancari più esposti sono quelli inglesi, tedeschi, irlandesi, olandesi e belgi, pur avendo ricevuto più aiuti statali! Tutto ciò non è forse meraviglioso e sorprendente? E’ possibile che, all’origine della crisi, ci sia qualcosa di non detto, che pochi hanno il coraggio di denunciare?

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Note:

  1. Rapporto sulla stabilità finanziaria (Banca d’Italia – nov. 2012) – vedi pag.42
  2. DATI CUMULATIVI DELLE PRINCIPALI BANCHE INTERNAZIONALI (Mediobanca R&S) – vedi pag.67
  3. INTERVENTI DEI GOVERNI NAZIONALI A FAVORE DELLE BANCHE E DEGLI ISTITUTI FINANZIARI IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI DAL SETTEMBRE 2007 AL GIUGNO 2012 – vedi pag.6

Fiorenzo Fraioli: Se Roma piange… Berlino si dispera!

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  • La leva finanziaria è un fondamentale indicatore che misura il rapporto tra i prestiti erogati e il patrimonio: più esso è alto, tanto più le banche sono esposte al rischio di fallimento. Il suo valore, per le banche italiane, vale in media 17, ed  è inferiore alla media europea di 24. Per le banche inglesi vale 27, per quelle tedesche 26, per quelle francesi 25.(1)
  • L’incidenza dei derivati sull’attivo delle banche italiane è del 9,6%, in Olanda del 9,0%,  in Spagna del 9,2%, in Francia del 20,3%, nei Paesi scandinavi del 20,4%, in Inghilterra del 25,3%, in Germania del 33,3%, In Svizzera è del 40,9%. (2)

Sebbene mal messi, tra i sistemi bancari più “solidi”, secondo i dati ufficiali, ci sono dunque quelli di Italia e Spagna, sebbene entrambi i paesi siano accusati di essere tra i responsabili della crisi della moneta unica.

Qualcuno potrebbe obiettare che la solidità delle banche italiane e spagnole sia una conseguenza di pesanti interventi statali, ma, ancora una volta, i numeri reali raccontano un’altra storia. Un studio della divisione R&S di Mediobanca(3) rivela che ben 437 banche del Vecchio Continente hanno beneficiato, negli ultimi anni, di aiuti da parte degli Stati, per un totale di circa 2.700 mld di euro. In testa l’Inghilterra con 1.200 miliardi, seguita da Germania (420), Irlanda (222), Belgio (197), Olanda (133), Francia (129). L’Italia  ha impegnato solo 123 miliardi, per sovrappiù quasi tutti non a fondo perduto, ma nella forma di contributi concessi come garanzie su emissioni obbligazionarie delle banche.

ORA FATE ATTENZIONE

Nel volantino strategico n°1 abbiamo dimostrato come il debito pubblico italiano sia stato causato dagli alti tassi di interesse conseguenti al “divorzio tesoro Banca d’Italia”; nel volantino strategico n°2 che la spesa pubblica dei PIIGS è inferiore, o al più pari, alla media europea, con la sola eccezione della piccola Grecia; nel volantino strategico n°3che l’Italia ha finanze pubbliche, certificate dalla Commissione Europea, tra le più “sostenibili” nel medio periodo, e più “sostenibili” in assoluto nel lungo; Ora scopriamo che i maggiori istituti di ricerca certificano che i sistemi bancari più esposti sono quelli inglesi, tedeschi, irlandesi, olandesi e belgi, pur avendo ricevuto più aiuti statali! Tutto ciò non è forse meraviglioso e sorprendente? E’ possibile che, all’origine della crisi, ci sia qualcosa di non detto, che pochi hanno il coraggio di denunciare?

Ricorda: la prima vittima della crisi è la verità!

Vai sul blog lasolitudinedeinumerireali.blogspot.com, scarica questo volantino e stampane le copie che vuoi. Poi, regalale ai tuoi amici!

Note:

  1. Rapporto sulla stabilità finanziaria (Banca d’Italia – nov. 2012) – vedi pag.42
  2. DATI CUMULATIVI DELLE PRINCIPALI BANCHE INTERNAZIONALI (Mediobanca R&S) – vedi pag.67
  3. INTERVENTI DEI GOVERNI NAZIONALI A FAVORE DELLE BANCHE E DEGLI ISTITUTI FINANZIARI IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI DAL SETTEMBRE 2007 AL GIUGNO 2012 – vedi pag.6

fonte: http://egodellarete.blogspot.it/2013/09/egodellarete.html

 

Fiorenzo Fraioli:Se Roma piange… Berlino si dispera!

Se Roma piange… Berlino si dispera!

La solitudine dei numeri reali
[Volantino strategico n°4]

I “numeri reali”, che descrivono le ragioni della crisi, i suoi costi e chi li paga, vagano sconsolati in un piccolo angolo della grande rete. Si erano preparati ad una stagione di notorietà, credevano di diventare delle star e, per questo, si erano fatti belli, vestendosi di grafici colorati, tabelle eleganti, infografiche da urlo. Tutto inutile, perché la scena viene occupata dai loro nemici di sempre: i beceri luoghi comuni.

Se Roma piange… Berlino si dispera!

Lo scivolone a fine gennaio 2013 delle quotazioni del Monte dei Paschi di Siena (MPS), da 0.26 a 0.22 €/azione, non è che l’ultimo di una lunga serie. Il titolo, che valeva oltre 5 €/azione poco più di cinque anni fa, ha perso, rispetto ai massimi, il 96% del suo valore.  Anche altre grandi banche italiane vengono considerate a rischio, contribuendo a diffondere la percezione di un paese allo sbando. L’esame dei numeri reali (e ufficiali) che descrivono lo stato dei sistemi bancari europei ci rivela, tuttavia, un quadro assolutamente inaspettato.

  • La leva finanziaria è un fondamentale indicatore che misura il rapporto tra i prestiti erogati e il patrimonio: più esso è alto, tanto più le banche sono esposte al rischio di fallimento. Il suo valore, per le banche italiane, vale in media 17, ed  è inferiore alla media europea di 24. Per le banche inglesi vale 27, per quelle tedesche 26, per quelle francesi 25.(1)
  • L’incidenza dei derivati sull’attivo delle banche italiane è del 9,6%, in Olanda del 9,0%,  in Spagna del 9,2%, in Francia del 20,3%, nei Paesi scandinavi del 20,4%, in Inghilterra del 25,3%, in Germania del 33,3%, In Svizzera è del 40,9%. (2)

Sebbene mal messi, tra i sistemi bancari più “solidi”, secondo i dati ufficiali, ci sono dunque quelli di Italia e Spagna, sebbene entrambi i paesi siano accusati di essere tra i responsabili della crisi della moneta unica.

Qualcuno potrebbe obiettare che la solidità delle banche italiane e spagnole sia una conseguenza di pesanti interventi statali, ma, ancora una volta, i numeri reali raccontano un’altra storia. Un studio della divisione R&S di Mediobanca(3) rivela che ben 437 banche del Vecchio Continente hanno beneficiato, negli ultimi anni, di aiuti da parte degli Stati, per un totale di circa 2.700 mld di euro. In testa l’Inghilterra con 1.200 miliardi, seguita da Germania (420), Irlanda (222), Belgio (197), Olanda (133), Francia (129). L’Italia  ha impegnato solo 123 miliardi, per sovrappiù quasi tutti non a fondo perduto, ma nella forma di contributi concessi come garanzie su emissioni obbligazionarie delle banche.

ORA FATE ATTENZIONE

Nel volantino strategico n°1 abbiamo dimostrato come il debito pubblico italiano sia stato causato dagli alti tassi di interesse conseguenti al “divorzio tesoro Banca d’Italia”; nel volantino strategico n°2 che la spesa pubblica dei PIIGS è inferiore, o al più pari, alla media europea, con la sola eccezione della piccola Grecia; nel volantino strategico n°3che l’Italia ha finanze pubbliche, certificate dalla Commissione Europea, tra le più “sostenibili” nel medio periodo, e più “sostenibili” in assoluto nel lungo; Ora scopriamo che i maggiori istituti di ricerca certificano che i sistemi bancari più esposti sono quelli inglesi, tedeschi, irlandesi, olandesi e belgi, pur avendo ricevuto più aiuti statali! Tutto ciò non è forse meraviglioso e sorprendente? E’ possibile che, all’origine della crisi, ci sia qualcosa di non detto, che pochi hanno il coraggio di denunciare?

Ricorda: la prima vittima della crisi è la verità!

Vai sul blog lasolitudinedeinumerireali.blogspot.com, scarica questo volantino e stampane le copie che vuoi. Poi, regalale ai tuoi amici!

Note:

  1. Rapporto sulla stabilità finanziaria (Banca d’Italia – nov. 2012) – vedi pag.42
  2. DATI CUMULATIVI DELLE PRINCIPALI BANCHE INTERNAZIONALI (Mediobanca R&S) – vedi pag.67
  3. INTERVENTI DEI GOVERNI NAZIONALI A FAVORE DELLE BANCHE E DEGLI ISTITUTI FINANZIARI IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI DAL SETTEMBRE 2007 AL GIUGNO 2012 – vedi pag.6

Pubblicato da Fiorenzo Fraioli 14:22 2 commenti: 

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lunedì 4 febbraio 2013

Il grande Randy Papero

Ho trovato, nella buca della posta, una busta contenente un CD, nella quale c’era un video che ho provveduto a caricare sul canale di ecodellarete. Il video contiene un messaggio e sembra provenire dal futuro, precisamente dal 2023. Non so davvero cosa pensare… guardatelo e sappiatemi dire.

Pubblicato da Fiorenzo Fraioli 01:24 Nessun commento: 

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La rivoluzione quantistica: Heisenberg e Schrödinger

La mia socia (forse sarebbe meglio dire il mio adorato Führer domestico) da un po’ di tempo, seguendo le mie orme (qualche soddisfazione mi spetta…) ha scoperto le gioie del montaggio…. video… Che avevate capito, scalmanati?

Dunque, la mia socia ha aperto un canale youtube, micropatuf (il nome è una lunga storia), e lo sta riempiendo delle sue creazioni. Vi presento l’ultima, dal titolo “La rivoluzione quantistica: Heisenberg e Schrödinger“.

Pubblicato da Fiorenzo Fraioli 00:09 Nessun commento: 

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domenica 3 febbraio 2013

Io sono lo scemo del villaggio

Oggi è domenica. Ne ho approfittato per andare un po’ in giro per le strade della mia città (Frosinone) per distribuire qualche volantino del Comitato per la Salvaguardia dei Numeri Reali (CSNR). Poca gente in giro, ma sono ugualmente riuscito a consegnarne una cinquantina.

Una cosa mi ha sorpreso: lo sguardo di compatimento che ho letto negli occhi di molti dei miei amici “piddini“. Ma come, mi sono detto, questi sanno benissimo che dai tempi di DoubleFace, poi di calimerotv.net e, da qualche anno, con ecodellarete.net, ci abbiamo praticamente azzeccato su tutto, eppure mi guardano (e mi trattano) come se fossi lo scemo del villaggio?

Non è forse vero che siamo stati noi, unici e per primi a Frosinone, a parlare (e a opporci, quando loro, los piddinos, erano entusiasti) di…

  • Project-financing (Multipiano, Matusa, Piloni)
  • Aeroporto di Frosinone
  • Inquinamento della Valle del Sacco
  • Speculazione urbanistica e infiltrazioni camorristiche
  • Scandali urbanistici (caso Forum)
  • Crollo dei valori immobiliari
  • Crisi sistemica dopo Lehman-Brothers (quando i piddini frusinoti nemmeno sapevano cosa fossero i derivati)
  • … e adesso: crisi dell’euro…

…?????????

Ma loro niente! Ogni volta hanno dovuto (sottolineo trenta volte: “HANNO DOVUTO“) darci ragione DOPO, sempre DOPO!

E adesso che gli do un volantino nel quale viene dimostrato, “dati ufficiali alla mano” (come abbiamo sempre fatto), che tutto quello che viene raccontato agli italiani sul debito pubblico, sui conti che non tornano, sulla necessità di fare sacrifici per rimediare a quello che ha combinato Berlusconi, è FALSO, TOTALMENTE FALSO, mi guardano come se fossi lo scemo del villaggio?!

E pensare che lo faccio (anche) per loro, per metterli in guardia sul fatto che la situazione è grave, molto grave, ma che la diagnosi che LORO (los piddinos) hanno sposato è assolutamente farlocca, e che farebbero bene a svegliarsi se non vogliono essere presi a calci nel culo dalla gente, quando la gente capirà. Già, perché dovete sapere che la gente, quando si accorge di essere stata presa per il culo, si incattivisce, e pure assai. Mi toccherà intercedere per loro, quando comincerà la caccia al piddino…

Ma è tutto inutile, è come parlare ai sordi. Vedono la vittoria a portata di mano, sono eccitati, e l’unico neurone che hanno gli va in saturazione. E allora daje addosso a Berlusconi, daje a fà finta che loro so’ avversari de Monti, daje a ‘ntasà Feisbuc de stronzate. Ah, ma è tutta roba che resterà online, questo è bene che lo sappiano i nostri amici farlocchetti, è tutta roba che gli verrà sbattuta sotto il naso. E allora staranno freschi a fà l’anguille: dovranno venì dda noi pe’ farse fà ‘n sarvacondotto…

Ci vuole pazienza ragazzi, tanta pazienza. Noi patrioti, in questo momento, possiamo fare una sola cosa: aspettare, digiunare e meditare, come Siddharta. Nel frattempo, vado in giro a distribuire i volantini del Comitato per la Salvaguardia dei Numeri Reali (CSNR).

Fiorenzo Fraioli : Non chiamatela crisi: è una guerra [di Thomas Fazi]

Non chiamatela crisi: è una guerra [di Thomas Fazi]

Le post-democrazie odierne sono il risultato di un processo quarantennale di ridimensionamento della sovranità popolare e del movimento operaio che in Europa ha trovato la sua applicazione più radicale. (continua a leggere su eunews.it)

Nota rosicona

Ma ‘nvedi ‘sto pischello de Thomas Fazi, che riesce a dire in un saggio breve tutto quello che scrivo da anni in una miriade di post, e pure mejo de me! Poi dice che uno rosica…
Cari lettori del blog, leggetelo tutto che poi vi interrogo. E bannerò chi sgamo che ‘ntruja. In cambio vi prometto che andrò presto a intervistare er pischello.