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Ravenna, bimbi maltrattati all’asilo: Ringraziamenti all’ Avv. Valerio Tallini per l’ottimo lavoro

avv valerio tallini

Lo riporta il ilfattoquotidiano.it Secondo le indagini dei carabinieri, i maltrattamenti sono andati avanti dal 2006 al 2010: nel 2018 due delle ex maestre sono state condannate in via definitiva rispettivamente a 3 anni e a un anno e 6 mesi; la terza intanto aveva già patteggiato un anno e 8 mesi. Ora il Tribunale ha condannato con sentenza civile le tre ex maestre al pagamento di 70 mila euro all’amministrazione comunale: “Danno d’immagine”

Prima di tutto la sofferenza inferta a famiglie e bambini. Poi, il danno d’immagine al Comune. Questo l’epilogo della brutta storia di maltrattamenti all’asilo: il Tribunale di Ravenna ha condannato con sentenza civile le tre ex maestre al pagamento di 70 mila euro all’amministrazione comunale. Le ex insegnanti sono ritenute responsabili di maltrattamenti verso diversi bambini avvenuti all’asilo comunale Mazzanti. Si tratta dell’allora coordinatrice e di due educatrici ausiliarie, condannate a rimborsare all’amministrazione locale 30mila euro per il danno non patrimoniale e altri 40mila per quello patrimoniale. “È stato riconosciuto il danno d’immagine per una vicenda che ha screditato la reputazione di un servizio pubblico e di un’intera comunità educante”, ha commentato la sindaca di Conselice (Ravenna), Paola Pula. “Ringrazio la segretaria comunale avvocato Margherita Morelli e l’avvocato avv valerio tallini  per l’ottimo lavoro svolto – ha proseguito la prima cittadina – Archiviamo definitivamente una vicenda che ha causato anni di sofferenza, prima di tutto ai bimbi coinvolti e alle loro famiglie. Le somme incassate saranno destinate a un progetto per l’educazione all’aria aperta attraverso la progettazione ad hoc dei cortili delle scuole, a partire dai nidi e dalle scuole dell’infanzia”.

Secondo le indagini dei carabinieri, i maltrattamenti sono andati avanti dal 2006 al 2010: nel 2018 due delle ex maestre sono state condannate in via definitiva rispettivamente a 3 anni e a un anno e 6 mesi; la terza intanto aveva già patteggiato un anno e 8 mesi. Nel fascicolo penale compariva una quarta educatrice già referente per il Comune di Conselice e cioè non dipendente di una cooperativa di Faenza, al contrario delle sue colleghe. Per lei l’accusa era di avere taciuto situazioni che conosceva. In appello, la contestazione di maltrattamenti su bambini per omissione era stata però derubricata in omessa denuncia: da un anno di carcere la donna era passata a una multa di 300 euro. In seguito al solo ricorso dei genitori di un bambino – e dunque valido per le sole statuizioni civili – la Cassazione aveva deciso che in effetti andava vagliata in apposito giudizio civile la eventuale posizione di garanzia dell’imputata. L’inchiesta sul Mazzanti era scattata da una denuncia presentata da un’ex dipendente dell’asilo e da un’ausiliare ancora in servizio. Il 7 dicembre 2010 c’era pure stato un esposto dell’allora sindaco, il defunto Maurizio Filipucci. Le accuse più pesanti era state formulate per l’allora coordinatrice: tirate per i capelli, schiaffoni, insulti, urla, trascinamenti per un braccio e per i piedi. Tra i capi d’imputazione, figuravano anche bambini costretti a ingoiare il cibo rigurgitato, chiusi in bagno o nel ripostiglio dei detersivi, lasciati nudi sul pavimento o incustoditi nei lettini o ancora con la testa infilata dentro al water.

Tor Vergata: Un Questionario Di Gradimento Preso Da Un Hotel Per Valutare Le Competenze Degli Infermieri

Un questionario di gradimento rivolto ai pazienti ricoverati presso i reparti della Fondazione Policlinico Tor Vergata ha lasciato indignati moltissimi infermieri italiani.

Il documento, realizzato dal Direttore DIPS e avvallato da un consigliere dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, presenta delle domande rivolte all’utente/paziente che sembrano davvero tratte dai questionari presentati ai clienti di un albergo alla fine di una settimana di vacanza.

I criteri utilizzati per valutare la produttività degli infermieri difatti sarebbero difatti la gentilezza, la disponibilità ad andare a trovare i pazienti o semplicemente se questi professionisti si recassero spontaneamente nelle camere di degenza semplicemente per un saluto o per chiedere se il degente avesse bisogno di qualcosa.

Ed è così che colui che dovrebbe essere per legge un professionista intellettuale viene valutato con alcuni criteri di efficenza degni del miglior maggiordomo o cameriere ai piani.

Il sindacato Coina ha subito inviato una missiva contestando l’utilizzo di tale strumento, poiché considerato improprio al fine della valutazione dell’operato di professionisti sanitari.

“In primo luogo per la natura delle domande in esso contenute che vertono non su criteri obiettivi di professionalità e competenza ma su argomenti che poco o nulla hanno a che fare con la qualifica di Infermiere.

In secondo luogo tale questionario si inserisce in un contesto di evidente carenza di personale all’interno dei reparti e servizi del Policlinico e ciò, ovviamente, va a detrimento dell’assistenza e della cura del malato, il quale si troverà a giudicare l’operato del professionista senza conoscere quali siano i carichi di lavoro e le dinamiche di reparto nelle quali, spesso, gli infermieri sono costretti ad espletare mansioni inferiori proprio per la cronica carenza di personale di supporto.

Inoltre, delle 23 domande che compongono il questionario 22 riguardano gli Infermieri una i Medici e nessuna le eventuali mancanze dell’organizzazione aziendale o dell’U.O. Non pensabile utilizzare come strumento, al fine di valutare la produttività di un ospedale, chiedere se:

– gli infermieri si sono presentati, mostrandosi cortesi e disponibili;

– si sono mostrati cortesi, gentili e pazienti nei miei confronti;

– all’inizio del proprio turno di lavoro, mi venivano a salutare;

– mi venivano a trovare anche se non chiamati;

– anche nei momenti più faticosi, hanno “trovato tempo” per me;

– hanno svolto le attività assistenziali con particolare attenzione;

– hanno preservato la mia privacy durante le manovre assistenziali;

– si sono costantemente preoccupati che non avessi bisogno di nulla.

Nello specifico il questionario pone quesiti che nulla hanno a che vedere con la professionalità del personale infermieristico, ma sembrerebbero essere prese dai questionari di gradimento distribuiti alle reception degli alberghi per conoscere lo stato di soggiorno.

Tali modalità di valutazioni, oltre ad essere offensive per la figura infermieristica, la quale continua ad essere vista alla stregua di una dama di compagnia all’interno della propria U.O., risultano esserne fortemente discriminanti, poiché sembrerebbe esserel’unica figura tenuta a comportamenti che nulla hanno a che vedere con la professionalità, ma più relativi a semplice educazione e buon senso ai quali tutti gli operatori sanitari dovrebbero essere tenuti, sempre se i carichi di lavoro lo permettono.

Per questi motivi non consideriamo possibile pensare di valutare la produttività dell’infermiere da un eventuale saluto che questo fa al paziente ad inizio turno, o se in corso ad urgenze o criticità si preoccupi di andare a trovare il paziente al di fuori delle attività programmate.

Appare evidente che il questionario non può essere utilizzato come strumento al fine della valutazione della produttività anzi, si dovrebbe applicare quanto indicato dal D.Lgs 150/2009 e dalle successive Linee Guida emanata dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP), Dipartimento al quale sono attribuite le funzioni di indirizzo, coordinamento e monitoraggio in materia di ciclo della performance, avvalendosi del supporto tecnico e metodologico della Commissione Tecnica per la Performance (CTP) di cui all’articolo 4 del DPR n. 105 del 2016.”

Ci auguriamo che tale mostruosità venga immediatamente abrogata e sostituita con uno strumento di valutazione più idoneo.

Dott. Simone Gussoni

Osteria La Briciola: San Valentino alla scoperta di un’oasi favolosa

Il direttore del nostro magazine si è fermato proprio ieri 14 febbraio in una bellissima oasi nel Lazio: a due passi da Roma, Tivoli per la precisione, sorge il ristorante gourmet Osteria La Briciola.

Roberta Nardi ha scoperto una location raffinata ideale per giornate di svago, gite fuori porta e – perchè no – romantici momenti di coppia. Sappiamo, infatti, quanto il relax sia importante al giorno d’oggi; ritagliarsi del tempo libero diventa necessario specialmente per chi ha ritmi di lavoro particolarmente travolgenti. E così, la giornalista Roberta è andata a fare due chiacchiere con il gentilissimo gestore Enrico per togliere ai nostri lettori qualche curiosità sul luogo…

Quando nasce il ristorante? Quale si proponeva come connotato principale o caratteristica preminente nel momento in cui avete deciso di aprire?

Il ristorante nasce circa 10 anni fa con l’idea di puntare su pochi
coperti, altissima qualità e infinita attenzione per il cliente.

I sapori della tradizione in uno stile gourmet. Da dove nasce l’idea di un ambiente “rustico” ma luxury al tempo stesso?

Per l’arredamento e la location abbiamo pensato ad un ambiente
accogliente, curato e caldo con briciole d’arte per far sentire i
clienti a proprio agio, come se fossero a casa.

I piatti sono tutti ripresi dalla tradizione ma rivisitati senza eccessi
e tocchi modaioli con prodotti di altissima qualità; tutto viene
preparato al momento e tutto viene fatto da noi.

È vero che avete una carta per l’olio?

Prima che iniziasse la moda dell’olio abbiamo scelto i migliori oli
d’Italia con particolare attenzione ai produttori del Lazio e li abbiamo inseriti in una carta molto apprezzata dalla nostra clientela. Poi si è aggiunta quella degli aceti.

Passando alla carta dei vini, qual’è la vostra “punta di diamante” o quello maggiormente richiesto?

La cantina è molto ampia, anche qui l’idea è stata di far bere tutti
bene, offrendo un’ampia gamma di fasce di prezzo (dai 10 euro a . . .
cifre importanti).

Per l’8 Marzo avete già previsto una qualche specialità?

Per l’8 marzo seguiremo la stessa idea di San Valentino: abbiamo deciso di lasciare agli ospiti completa libertà quanto alla scelta di cosa mangiare, senza obbligo di un menù già prestabilito.

Pasticceria: i dolci sono tutti fatti da voi?

I dolci come tutti i piatti del menu sono preparati da noi con materie prime di altissima qualità.

Attualmente in che giorni e orari della settimana siete aperti?

Attualmente siamo aperti solo a pranzo nelle giornate di venerdì, sabato e domenica.

Comunali Lazio, avanza il centrodestra, cinquestelle fuori dai giochi. A Roma i grillini perdono due municipi

I pentastellati restano esclusi dai principali ballottaggi: in gioco soltanto a Pomezia. Nella Capitale il centrosinistra conquista il municipio VIII al primo turno. Nel III sarà ballottaggio con il centrodestra

Cinquestelle fuori dai giochi nei principali comuni al voto, centrodestra – e soprattutto Lega – che avanza. Centrosinistra in affanno a Viterbo, dove si andrà al ballottaggio, ma avanti a Roma, dove si votava in due municipi. Il pentastellati, esclusi dai principali ballottaggi, hanno perso anche i due municipi III e VIII, che avevano conquistato nel 2016 e che sono tornati alle urne in anticipo dopo la caduta delle amministrazioni grilline per dissidi interni. Nel municipio VIII il candidato del centrosinistra Amedeo Ciaccheri ha vinto al primo turno con il 53,92% dei voti. Cinquestelle fuori dal ballottaggio nel Municipio III, dove l’ex assessore della giunta Marino Giovanni Caudo, in testa al primo turno con il 41,52% dei voti, sfiderà il candidato del centrodestra Francesco Maria Bova, che si è fermato al 34%.

Pomezia, l’ex grillino Fucci fuori dal ballottaggio. Sembra proprio che Fabio Fucci debba rinunciare all’idea di diventare il nuovo Pizzarotti. A Pomezia, il primo Comune del Lazio su cui il Movimento5Stelle è riuscito a piantare la propria bandiera, al ballottaggio sarà battaglia tra il pentastellato Adriano Zuccalà, in vantaggio di due punti percentuali, e Pietro Matarese, generale della Guardia di finanza in pensione, alla guida di una coalizione composta dalla Lega, FI, Udc, Fratelli d’Italia, Destra nazionale-Msi, Movimento dello Scarpone di Sergio Pirozzi e una civica. Fucci, l’ex pupillo del M5S ed ormai ex grillino, che ha visto cadere anticipatamente la sua giunta dopo aver deciso di tornare in campo con due civiche essendosi visto rifiutare la ricandidatura per la regola a 5 stelle sul divieto del terzo mandato, è inchiodato al terzo posto. Pomezia tra l’altro appare l’unico Comune con oltre 15mila abitanti del Lazio in cui il M5S è ancora in partita, travolto ovunque dalla destra, e soprattutto dalla Lega.

Il centrosinistra perde Viterbo A Viterbo, come previsto, il centrosinistra appare destinato a perdere l’ultimo capoluogo di provincia del Lazio, salvo difficili intese e una altrettanto ardua rimonta al ballottaggio, a cui appaiono destinati l’azzurro Giovanni Arena, candidato del centrodestra unito, e la civica Chiara Frontini. Dopo la decisione del sindaco uscente Leonardo Michelini, sostenuto dal Pd e da Sel, di non ricandidarsi, il centrosinistra si è presentato agli elettori diviso e l’ormai ex vicesindaco Lisetta Ciambella, del Pd, è ferma al terzo posto.

Fiumicino, ballottaggio tra il dem Montino e Baccini Per Fiumicino, quarto centro più popoloso del Lazio, il ballottaggio sarà invece tra il sindaco uscente, l’esponente dem Esterino Montino, in netto vantaggio con il 39%, e l’ex ministro Mario Baccini, presidente dell’Ente nazionale per il microcredito, che ha ottenuto oltre il 27%, anche se per l’attuale primo cittadino non sarà una passeggiata. Non è infatti da escludere un accordo tra l’azzurro Baccini e William De Vecchis, neo eletto senatore con la Lega, coordinatore provinciale di Noi con Salvini, sostenuto, oltre che dal suo partito, da Fratelli d’Italia e da civiche come Legittima difesa, che ha tra i propri obiettivi la realizzazione di poligoni di tiro e corsi per istruire i cittadini sull’uso delle armi da utilizzare per la propria difesa. E i voti di De Vecchis, sommati a quelli di Baccini, potrebbero mettere Montino in seria difficoltà.

Anzio Non vi sarà invece ballottaggio ad Anzio, dove il candidato del centrodestra, Candido De Angelis, ex parlamentare e già sindaco della città neroniana, è stato eletto al primo turno. Le inchieste che hanno travolto la precedente giunta guidata da Luciano Bruschini, tra arresti e inquietanti intrecci d’affari tra politica e malavita, non hanno infatti impedito un nuovo trionfo per le destre sul litorale, staccando notevolmente sia la candidata grillina Rita Pollastrini che il giornalista Giovanni Del Giaccio, che ha tentato l’impresa sostenuto dal Pd. I dem possono consolarsi con Ferentino, in provincia di Frosinone, dove al primo turno, con una percentuale schiacciante, ha ottenuto la riconferma il sindaco Antonio Pompeo. Appare infine destinato ad essere eletto al primo turno anche Mauro Carturan, a Cisterna di Latina, già sindaco della città e candidato alla guida di una coalizione formata da Lega, FdI, Udc e civiche, che ha doppiato il candidato Gianluca Del Prete, l’unico ad aver messo insieme Forza Italia e Partito democratico.

Velletri, sfida centrosinistra-centrodestra al ballottaggio. Scontro, al secondo turno, tra centrosinistra e centrodestra anche a Velletri, nei Castelli Romani. Orlando Pocci, assessore all’urbanistica nella giunta uscente del sindaco Fausto Servadio, alla guida di una coalizione composta da Pd, Leu e civiche, al momento in vantaggio di circa sei punti percentuali, dovrà confrontarsi con Giorgio Greci, appoggiato da Lega, FdI, Il Popolo della famiglia, Cuori Italiani, Pri e civiche. A pesare a destra saranno poi i voti di Alessandro Priori, sostenuto da civiche e FI, e Paolo Felci, di CasaPound, che attualmente è attestata quasi al 9,5%, mentre a sinistra incideranno i consensi di Stefano Pennacchia, alla guida di una civica che guarda a sinistra, e del civico Augusto di Lazzaro. Da vedere poi cosa sceglieranno gli elettori grillini, il cui candidato a sindaco, Paolo Trenta, fratello del neo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è attestato di poco sopra l’11%.

Rimonta Pd a Santa Marinella A Santa Marinella, invece, si registra l’unica rimonta del Pd. Dopo dieci anni di centrodestra e la caduta anticipata della giunta di Roberto Bacheca, è in testa il candidato dem, già sindaco, Pietro Tidei, destinato ad andare al ballottaggio con Bruno Ricci, appoggiato da FI, Lega e civiche. Ad Anagni il ballottaggio sarà tutto a destra, con protagonista anche Casapound. Dopo il crollo dell’esecutivo dem di Fausto Bassetta, a raccogliere i maggiori consensi sono infatti stati Daniele Natalia, per FI, FdI, Lega e cinque civiche, e Daniele Tasca, appoggiato da CasaPound e quattro civiche.

In provincia di Latina, infine, ballottaggi ad Aprilia, tra Domenico Vulcano, maresciallo dell’Arma, candidato del centrodestra, e il sindaco uscente, il civico Antonio Terra, e a Formia, tra la civica Paola Villa e il candidato del centrodestra Pasquale Cardillo Cupo.

Spiccano intanto i risultati a Sacrofano e Affile. Nel primo comune, infatti, travolto dall’inchiesta Mafia Capitale, il sindaco uscente Tommaso Luzzi, esponente prima del Movimento sociale e poi di An, descritto dagli inquirenti come vicino a Massimo er Cecato Carminati, è stato sconfitto da Patrizia Nicolini, funzionaria del Viminale, non essendo andato oltre il 48,8%. E ad Affile Ercole Viri, sindaco già da dieci anni, condannato nel novembre scorso dal Tribunale di Tivoli con l’accusa di apologia del fascismo per il sacrario intitolato al gerarca fascista Rodolfo Graziani, ha ottenuto il terzo mandato.

Municipio VIII Roma, il centrosinistra vince al primo turno Con oltre 16. 800 voti in suo favore (53,92%), Amedeo Ciaccheri del centrosinistra vince al primo turno e conquista la poltrona di presidente del Municipio VIII – Ostiense, Garbatella, San Paolo, Tor Marancia, Grottaperfetta – senza passare per il ballottaggio. L’affluenza è stata bassissima, del 27.94%. Ciaccheri ha letteralmente doppiato il candidato del centrodestra Simone Foglio, arrivato secondo con poco più di 7500 voti. Un altro dato da tenere in considerazione è l’amara sconfitta del M5S, con Enrico Lupardini che si è portato a casa solo meno di 4mila voti: un numero di cui dovranno tenere conto Virginia Raggi, a due anni esatti dalla sua elezione, e il Movimento 5 Stelle, che in questo territorio, nel 2016, aveva vinto. Era durata meno di un anno, però, l’avventura dei pentastellati nell’VIII municipio, dato che Paolo Pace aveva abbandonato la poltrona (era marzo del 2017) per dissidi interni alla maggioranza. I festeggiamenti nel comitato elettorale di Ciaccheri sono andati avanti fino all’alba, tra brindisi, foto, abbracci e cori: il 29enne, di fatto, ha riconsegnato alla sinistra il suo più storico fortino. “Il modello Garbatella stravince sul M5S e sul centrodestra — spiega dal comitato elettorale della Garbatella il neo-presidente Ciaccheri — È evidente il tracollo del M5S in questo municipio che vale come un avviso di sfratto per la Raggi: è la risposta dei cittadini al malgoverno e all’incapacità della sua amministrazione”.

Municipio III, M5s fuori dal ballottaggio: Caudo in testa Nel III municipio – che comprende Montesacro, Talenti, Fidene, Serpentara, Conca d’Oro, Tufello, Settebagni, Bufalotta – si sfideranno al ballottaggio previsto per il 24 giugno il candidato del centrosinistra Giovanni Caudo, ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Marino, che ha ottenuto il 41,52% dei voti e quello del centrodestra Francesco Maria Bova, leghista 61enne  ed ex primo dirigente del commissariato Fidene-Serpentara, che ha ottenuto il 34,22% dei voti. Si ferma al 19,30% e resta fuori dal ballottaggio Roberta Capoccioni del M5s, presidente della giunta uscente entrata in crisi e sfiduciata a febbraio. «Il laboratorio politico del municipio III, il modello Montesacro, si conferma vincente. Dopo le primarie ora andiamo al ballottaggio in testa con il 42% contro il 34% del centrodestra. Sono contento, è successo tutto in poco più di 45 giorni, con una campagna elettorale fatta alla vecchia maniera, per strada, nelle piazze e parlando con le persone, una ad una. Rieducare alla speranza, avevamo detto e lo stiamo facendo», ha commentato Giovanni Caudo

Lazio, un incendio ogni tre mesi: il mistero delle discariche

Dal 2014 immondizia in fiamme e bombe ecologiche. Le indagini? Sempre archiviate

Gli incendi di impianti di trattamento rifiuti sono in aumento. Sono raddoppiati nell’arco di tre anni e, restando al Lazio, dal 2014 al 2017, sono stati ben 13. Più di quattro ogni 12 mesi. Tra cui quelli di centri gestiti dalle società di Cerroni. Le indagini sui roghi si sono concluse in larghissima parte con l’archiviazione e in molti casi non sono state neppure compiute, mancando comunicazioni dei vigili del fuoco o dei tecnici dell’Arpa alle Procure. E i controlli per prevenire che le fiamme avvolgano tali attività, con inevitabili ripercussioni sull’ambiente e sulla salute? Come emerso nel tristemente noto caso della “Eco X” di Pomezia, da cui si sprigionò una nube tossica che per giorni nella scorsa primavera minacciò Roma e provincia, nella migliore delle ipotesi troppo blandi e privi di coordinamento per sortire effetti utili. È un quadro inquietante quello che viene tratteggiato da una relazione approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

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Nel Lazio inchieste sono state aperte soltanto sulla metà degli incendi e, tranne che in due casi, sono state tutte archiviate contro ignoti. Nessun colpevole per il rogo che a fine maggio 2014 ha avvolto l’impianto Tmb della società Trattamento rifiuti ecologia di Viterbo, legata al gruppo Cerroni, accusato dall’Antimafia di Roma di aver ottenuto e mantenuto per anni il monopolio nella gestione della monnezza nel Lazio. Tutto archiviato anche per gli incendi nella discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro, gestita dalla società regionale Lazio Ambiente, in un’azienda di trattamento e stoccaggio rifiuti di Onano, in provincia di Viterbo, della Ternipolimeri di Cittaducale, nel reatino, e nella Kiklos di Aprilia, impianto di compostaggio ora gestito da Acea e di recente sequestrato dalla Procura di Latina per un problema di miasmi, mandando in tilt la raccolta differenziata in decine di Comuni. Quattro invece gli indagati e inchiesta quasi chiusa per le fiamme che hanno avvolto il Tmb della Pontina Ambiente ad Albano Laziale, società della galassia Cerroni già coinvolta nel processo denominato “Cerronopoli”. Si tratta del legale rappresentante della società e dei titolari delle ditte incaricate della manutenzione e della sicurezza dell’impianto, accusati di incendio colposo.

Un indagato infine, per cui si avvicina il processo, dopo l’incendio alla ” Eco X” di Pomezia. Sotto accusa in questo caso Antonio Buongiovanni, amministratore della Ecoservizi per l’ambiente, che gestiva l’impianto, per cui sono stati ipotizzati i reati di incendio colposo, inquinamento ambientale colposo e omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. E proprio sulla ” Eco X”, oggetto di approfondimento da parte della commissione presieduta dall’onorevole Chiara Braga, è emersa l’inadeguatezza dell’attuale sistema di controlli. L’azienda non poteva stoccare più di 3.200 tonnellate di rifiuti, ma quando sono divampate le fiamme nell’impianto ve ne sarebbero state ben 8.413. Quasi il triplo. Negli anni, diverse sono state le indagini che hanno coinvolto i responsabili della ditta, accusati persino di traffico illecito di rifiuti dalla Finanza di Napoli, e le ispezioni hanno portato a scoprire l’assenza di un impianto antincendio adeguato. Nessuno però ha fermato ” Eco X”.

Il caso non è certamente isolato ed è paradigmatico per tutto il settore degli impianti di trattamento rifiuti” , evidenziano i commissari. Tanto nei controlli quanto nel rilascio delle autorizzazioni, fino ad arrivare alle indagini, secondo l’organismo presieduto dall’onorevole Braga c’è molto da cambiare. Più nello specifico, i commissari puntano a far sì che venga messo a punto un

protocollo investigativo, per rendere gli accertamenti uniformi. I parlamentari hanno inoltre evidenziato l’importanza di compiere controlli fisici nelle aziende, dunque andando sul posto, e non limitarsi a quelli documentali, prestando particolare attenzione anche al tipo di fideiussioni e agli stessi assetti societari. Per la Commissione infine c’è il rischio che, per risparmiare, alcuni imprenditori finiscano con infiammare le tonnellate di rifiuti stoccate nei loro impianti.

«Spese pazze» in Regione Lazio: 16 ex consiglieri regionali del Pd rinviati a giudizio: c’è anche Perilli

Mario Perilli, qui con Esterino Montino
RIETI – C’è anche l’ex consigliere regionale reatino e tesoriere del Partito democratico alla Pisana, Mario Perilli, tra i 16 ex consiglieri regionali del Pd rinviati a giudizio a vario titolo e per varie vicende per i reati di peculato, abuso d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa. L’indagine, ricordiamo, è stata condotta della Procura della Repubblica di Roma, che aveva ereditato il fascicolo da quella di Rieti ed è relativa alla gestione dei fondi destinati ai gruppi consiliari, le cosiddette «spese pazze» in Regione.

Il Giudice dell’udienza preliminare Alessandra Boffi, accogliendo le richieste dei pm Alberto Pioletti e Laura Condemi, ha rinviato a giudizio, Perilli, l’ex vicepresidente della Regione e ora sindaco di Fiumicino Esterino Montino, il consigliere regionale di Monterotondo Carlo Lucherini e i colleghi Bruno Astorre, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini, Marco Di Stefano ed Enzo Foschi.

I reati contestati agli ex consiglieri a vario titolo sono peculato, abuso d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa. Le accuse si riferiscono al periodo 2010-2013.

Il processo avrà iizio il 22 gennaio prossimo. L’indagine, ricordiamo, nasce dalle condotte contestate a Mario Perilli, ex sindaco di Fara Sabina, e all’epoca dei fatti contestati tesoriere del Pd in Regione Lazio

Vaccini, bimbo rifiutato alla materna a Roma nonostante l’autocertificazione: genitori sporgono denuncia

Irregolarità nella documentazione sui vaccini: il bambino non può entrare a scuola. Il fatto, accaduto ad Acilia in una scuola dell’infanzia lo scorso 15 settembre, ha spinto i genitori del piccolo a presentare denuncia ai carabinieri.
Secondo quanto dichiarato dalla coppia, arrivati in classe il primo giorno di scuola la maestra ha comunicato al padre che non poteva ammettere il bimbo in aula per «irregolarità nella documentazione sui vaccini» e che la decisione era stata presa il giorno precedente in una riunione scolastica. «Inspiegabile – spiega il padre – perché abbiamo provveduto a inviare alla scuola via Pec entro i termini previsti la dichiarazione sostitutiva richiesta dal Decreto legge sui vaccini. Abbiamo quindi provato a chiedere spiegazioni alla scuola andando di persona anche nell’altro plesso, dove però non c’era né il dirigente scolastico nè il sostituto. Siamo riusciti a parlare solo con degli insegnanti che ribadivano che nostro figlio non poteva entrare in classe perché la certificazione presentata non era in regola, dicendo che la scuola poteva accettare solo bambini vaccinati e nostro figlio non lo era. Dopo aver chiamato il 112 che ci ha suggerito di rivolgerci a un commissariato di zona, siamo andati dai carabinieri a sporgere denuncia. Abbiamo inviato la documentazione entro i termini di legge via Pec eppure nessuno ci ha contattato per comunicarci che il bambino non poteva essere ammesso, abbiamo dovuto scoprirlo quella stessa mattina. Inoltre ad oggi non siamo stati ancora contattati». I genitori hanno inoltre scritto al sindaco di Roma Virginia Raggi per chiederle di intervenire sul loro caso.
Lunedì 18 Settembre 2017 – Ultimo aggiornamento: 14:01