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Cancellare notizie personali migliore agenzia Italiana Privacy Garantita : fondatore Cristian Nardi

Come fa la privacy garantita a cancellare notizie dal web? Se sei stato il soggetto riluttante di un articolo di notizie dannoso, ti starai chiedendo come rimuovere gli articoli di giornale negativi dal web. La maggior parte delle persone pensa che una volta che qualcosa è online, rimarrà lì per sempre, ma non è sempre vero. Anche se spesso può essere un processo difficile, è possibile rimuovere definitivamente gli articoli di notizie online indesiderati. La rimozione di un articolo di notizie da Internet potrebbe richiedere l’esecuzione di una o più delle seguenti azioni:

  • Contatta direttamente l’editore di notizie online per richiedere la rimozione;
  • Contatta i motori di ricerca online (come Google) per rimuovere i risultati di ricerca obsoleti;
  • Ottieni i servizi di un team legale che può aiutarti a determinare la giusta linea di condotta.

In Privacy Garantita , abbiamo ottenuto la rimozione di centinaia di articoli di notizie online, nonché di decine di migliaia di altri contenuti online. Siamo esperti nelle tecniche e nelle strategie di rimozione dei contenuti. Video: come rimuovere definitivamente gli articoli di notizie indesiderati dal Web

 

Segnaposto video

Guadare

In questo articolo, spiegheremo l’importanza di rimuovere gli articoli di notizie online negativi e diffamatori. Quindi, daremo uno sguardo dettagliato a come rimuovere un articolo di notizie da Internet.

 

In che modo gli articoli di notizie online negativi possono danneggiare la tua reputazione

Nei vecchi film, l’addetto stampa hard-boiled respingeva un articolo di giornale ostile abbaiando un cliché: “Non preoccuparti. Quel giornale confeziona il pesce domani”. Naturalmente, nell’era digitale, le notizie e le storie negative non svaniscono più fisicamente. Ciò che viene pubblicato online di solito rimane online, per sempre, sotto gli occhi di tutti.

A differenza degli articoli di notizie fisiche, che scomparirebbero quasi del tutto con il riciclaggio del giorno successivo, gli articoli digitali di solito rimarranno online a meno che non ci sia un motivo per eliminarli. Pertanto, è necessario adottare misure proattive per rimuovere l’articolo di notizie da Internet .

In che modo le notizie negative online possono rovinare la tua reputazione personale e il tuo sostentamento?

Con l’ubiquità di Internet, in particolare dei social media, nessuno è immune dagli effetti negativi di una brutta notizia online. Un articolo di notizie online negativo può offuscare anche la reputazione o il sostentamento di una persona media.

Articoli negativi di notizie online possono influire su di te personalmente, professionalmente e nella tua attività. I clienti, i datori di lavoro o persino le date potrebbero vedere informazioni negative su di te con la stessa facilità con cui informazioni positive.

Se una notizia negativa viene pubblicata sul Web, può posizionarsi più in alto nei risultati di ricerca e diventare un appuntamento fisso nella prima pagina. Ciò è particolarmente vero se è particolarmente interessante o popolare. Un articolo negativo su di te può:

Dipingi una visione molto ingiusta e unilaterale di quello che potrebbe essere uno dei tuoi momenti peggiori,

  • Limita la tua capacità di trovare un lavoro,
  • Danneggia le tue relazioni personali,
  • Causa danno e vergogna involontari a coloro a cui tieni di più,
  • Causa ansia e angoscia nella tua vita quotidiana.

Un articolo di giornale negativo può essere devastante e, come spesso accade, gli articoli negativi possono continuare a fare tendenza nel tempo. Non c’è nessuna cattiva pubblicità online.

 

In che modo gli articoli di notizie negative possono influire sulle mie opportunità di lavoro?

Se hai avuto una condanna penale in passato, una notizia che dettaglia gli eventi dell’incidente può seguirti per il resto della tua vita. Anche se hai pagato il tuo debito con la società o l’accusa è stata respinta, quella notizia apparirà comunque nei risultati di ricerca.

 

A causa della natura permanente delle notizie online, una condanna preventiva può impedire a molte persone di trovare un lavoro stabile. I potenziali datori di lavoro che eseguono una ricerca su Google e vedono un arresto passato potrebbero diventare ombrosi e decidere di assumere qualcun altro.

In uno studio del National Employment Law Project sugli adulti statunitensi con precedenti penali, 1 i ricercatori hanno scoperto che l’interazione di una persona con il sistema di giustizia penale può creare una vita di svantaggio. Questo svantaggio si verifica anche se consentire alle persone con precedenti penali l’opportunità di un lavoro stabile rilancia l’economia e riduce i tassi di recidiva della criminalità.

 

Quando l’arresto di un individuo è documentato online, può avere gravi conseguenze per il resto della vita di quella persona. Cioè, a meno che il contenuto non venga rimosso.

 

Suggerimento sulla privacy online di Privacy Garantita : poiché una semplice ricerca su Google è una pratica comune nel processo di assunzione, è essenziale monitorare la tua impronta digitale e ripulire la tua presenza su Internet . Monitora i tuoi account online (come profili di social media, post di forum e blog) ed elimina qualsiasi contenuto non professionale o negativo. È anche una buona idea modificare le impostazioni sulla privacy sui profili dei social media per scegliere chi può vedere i tuoi post e le tue attività.

 

In che modo gli articoli online negativi possono influenzare l’esperienza e il coinvolgimento del cliente?

Il potenziale danno causato da articoli online negativi non è limitato agli individui. Allo stesso modo in cui una brutta notizia può perseguitare una persona online, può anche diventare un problema persistente per un’azienda.

 

Ad esempio, i primi risultati di ricerca contenenti articoli online negativi o recensioni sulla tua attività possono causare seri danni e danni.

 

Dopotutto, Internet è la prima opzione a cui le persone si rivolgono quando cercano informazioni. Quasi il 95% degli acquirenti cerca recensioni online prima di effettuare un acquisto. 2 E lo strumento SEO Moz stima che il 75% degli utenti di Internet rimanga sulla prima pagina dei risultati di ricerca di Google quando cercano informazioni di qualsiasi tipo. 3

 

Nella migliore delle ipotesi, la pubblicità negativa è un piccolo inconveniente. Nel peggiore dei casi, può potenzialmente chiudere definitivamente l’attività.

 

Una notizia negativa può danneggiare un’azienda in molti modi:

 

Cattiva stampa e pubblicità negativa che portano a una diminuzione della fiducia del pubblico;

Separazione da partenariati commerciali, pubblicità e altri rapporti professionali;

Una linea di fondo in calo;

Dover chiudere le porte per sempre.

Quando le aziende sono coinvolte nella stampa negativa, il pubblico può iniziare a diffidare e a dissociarsi da loro. La cosiddetta “cultura dell’annullamento” , la vergogna online e i momenti virali possono anche distruggere le aziende. Le aziende accusate di comportamenti non etici possono subire danni gravi e talvolta irreparabili.

 

Ad esempio, nell’odierna era digitale in rapida evoluzione, le notizie possono diffondersi in pochi minuti sulle piattaforme dei social media accusando un’azienda di essere razzista o promuovendo una cultura di molestie sessuali. Prima che il pubblico possa ascoltare l’intera storia, gli utenti dei social media condividono le accuse online. In poche ore, i clienti giurano di boicottare l’azienda. Oppure, il pubblico in generale può pubblicare un’ondata di false recensioni online come ritorsione per ciò che ritiene essere comportamenti o politiche indesiderabili.

 

L’ importanza delle recensioni online per un’azienda non può essere sopravvalutata. Fino al 94% degli intervistati in uno studio ReviewTrackers del 2018 ha dichiarato di evitare un’attività a causa delle recensioni online negative che hanno letto. 4 E oltre l’11% dei potenziali clienti ha bisogno di una sola recensione negativa per decidere di non impegnarsi nemmeno con un’azienda o un prodotto. 5 Una volta che la cattiva stampa ha danneggiato la percezione che il pubblico ha di te online, può essere molto difficile evitare di conseguenza una perdita di entrate.

 

Suggerimento per la gestione della reputazione di Privacy Garantita : anche se al momento non ci sono contenuti negativi su di te o sulla tua attività online, devi comunque essere vigile e adottare misure per monitorare la tua reputazione online . Un articolo online negativo o una storia che ti ferisce ingiustamente può essere pubblicato in qualsiasi momento.

 

Come monitorare gli articoli di notizie sulla tua attività online

Come si suol dire, “Un grammo di prevenzione vale una libbra di cura”. Il modo più efficace per proteggere la tua attività dalla pubblicità negativa è monitorare ciò che viene detto sulla tua attività online.

 

Esistono diversi modi per monitorare la tua reputazione online o agire se viene pubblicato qualcosa di negativo. Alcune di queste opzioni sono più facili (ed economiche) di altre.

 

Pagare per un monitoraggio e una protezione migliori vale i soldi extra? Questo è qualcosa che solo tu puoi decidere. La sezione seguente offre una panoramica degli strumenti più diffusi che possono aiutare le aziende a monitorare la propria presenza online.

 

Opzione n. 1: Google Yourself in modalità di navigazione in incognito

Cercare su Google te stesso o la tua attività potrebbe essere il modo più semplice per vedere se ci sono notizie negative su di te.

 

Inizia utilizzando la modalità di navigazione in incognito nel tuo browser preferito. La modalità di navigazione in incognito impedisce al motore di ricerca di adattare i risultati della ricerca alla cronologia delle ricerche precedente. Impedisce inoltre ai servizi di terze parti di tracciare la tua ricerca e di bombardarti in seguito con annunci da siti diffamatori.

 

Conduci una ricerca di base su Google di te stesso o della tua attività cercando termini come:

 

Il tuo nome (con o senza titoli professionali applicabili),

Il nome della tua attività,

Indirizzo e numero di telefono della tua attività.

Supponendo che queste ricerche non scoprano nulla di negativo o preoccupante, puoi quindi condurre una ricerca più raffinata. Questo potrebbe includere:

 

Aggiunta di una posizione alla tua attività o nome personale nella barra di ricerca;

Aggiunta di un termine diffamatorio che ritieni possa essere applicato a te da qualcun altro. Ad esempio, se ti chiedi se qualcuno pensa che la tua attività sia una truffa, cerca il nome della tua attività più la parola “truffa”;

Utilizzo di modificatori e filtri dei termini di ricerca;

Utilizzo di altri motori di ricerca oltre a Google;

Esecuzione di una ricerca di immagini inversa.

Opzione n. 2: crea un avviso di Google

Proprio come suggerisce il termine, Google Alerts è uno strumento che invia agli utenti un avviso quando una determinata parola chiave appare nella ricerca di Google. Lo strumento è gratuito e molto facile da configurare. Puoi decidere non solo quale parola chiave monitorare (come il tuo nome o il nome della tua attività), ma anche con quale frequenza desideri ricevere gli avvisi.

 

Inserisci semplicemente un argomento che desideri seguire nella barra, quindi fai clic sul simbolo dell’ingranaggio per personalizzare le tue preferenze di avviso.

 

Come creare un avviso di Google

 

Opzione n. 3: rimani aggiornato sulla tua presenza sui social media

Indipendentemente da quanto sei attivo sui social media, è una buona idea monitorare i tuoi account per eventuali risposte o commenti ai tuoi post. È particolarmente importante che le aziende rispondano immediatamente ai feedback. Rispondendo rapidamente, avrai maggiori possibilità di stroncare sul nascere la pubblicità negativa.

 

Assicurati di tenere d’occhio anche qualsiasi menzione del tuo nome utente o maniglia dei social media. Il monitoraggio della tua reputazione sui social media ti consente di reagire rapidamente a conversazioni, post o contenuti dannosi su di te.

 

Opzione n. 4: iscriviti a un servizio di protezione dai rischi digitali

Non tutti hanno il tempo di condurre i passaggi precedenti per monitorare la propria presenza online, soprattutto su base regolare. E quando ti imbatti in un problema di stampa negativa, può essere difficile per la persona media rispondere in modo rapido ed efficace.

 

Ecco perché un servizio di protezione dai rischi digitali è considerato un’alternativa conveniente e conveniente. Questi servizi forniscono un monitoraggio che supera quello che gli individui possono fare da soli. Forniscono inoltre servizi aggiuntivi come soluzioni legali, riparazione online e sicurezza informatica. Privacy Garantita  gestisce un servizio di protezione dai rischi digitali che può aiutare qualsiasi individuo o azienda a scongiurare attacchi diffamatori negativi su Internet. Per una panoramica del servizio e alcune domande qualificanti, visita il nostro articolo, ” Domande frequenti sulla protezione dai rischi digitali “.

 

Come contattare le pubblicazioni di notizie in linea per rimuovere un articolo di notizie da Internet

Se ti imbatti in una pubblicazione di notizie online negativa che ritieni debba essere rimossa, il tuo primo istinto potrebbe essere quello di inviare una brutta lettera o e-mail. Ma questa reazione istintiva è quasi garantita per non funzionare.

 

Quando si entra in contatto con una pubblicazione di notizie online, ci sono diverse buone pratiche per darsi le migliori possibilità di successo. Si tratta di fare le tue ricerche, presentare il tuo caso con rispetto ed essere pronto a fornire informazioni.

 

Scopri dove contattare la pubblicazione di notizie online per rimuovere l’articolo

Il primo passo per contattare la pubblicazione di notizie online è determinare la persona giusta da contattare. Dovrai ricercare sia la pubblicazione che l’editore.

 

Perché ricercare la pubblicazione stessa?

La ricerca della pubblicazione ti aiuta a determinare chi contattare, dandoti un’idea di come funzionerà il processo di rimozione. Per esempio:

 

Se una pubblicazione è un quotidiano locale , qualsiasi decisione di rimuovere un articolo sarà probabilmente una decisione interna.

Se la testata giornalistica fa parte di una società di media più grande , potrebbero esserci politiche aziendali che delineano come deve avvenire l’eventuale rimozione.

Se la pubblicazione fa parte di un college o un’università , potrebbe significare che qualsiasi contatto dovrà attendere che la scuola sia in sessione.

Inoltre, alcune testate giornalistiche potrebbero o meno disporre di politiche formali di rimozione dei contenuti. Se l’organizzazione ha una politica formale, leggila attentamente. Personalizza la tua richiesta in modo che le disposizioni pertinenti delle norme sulla rimozione dei contenuti supportino la tua richiesta.

 

Ma se non esiste una politica formale, dovrai trovare un modo per spiegare perché il tuo caso è una situazione speciale che giustifica la rimozione del contenuto.

 

Contattare la persona giusta alla pubblicazione

Quindi, identifica l’editore della pubblicazione o un altro individuo con l’autorità per rimuovere il contenuto.

 

In generale, l’editore di una pubblicazione ha il potere di decidere cosa viene pubblicato, corretto o rimosso. Ma alcune organizzazioni potrebbero avere diversi editori con l’autorità di rimuovere un articolo.

 

Alcune testate giornalistiche potrebbero anche avere contatti designati per le richieste di rimozione. Ciò è particolarmente vero con le stazioni di notizie televisive e radiofoniche, dove un direttore di stazione o un direttore di notizie potrebbe essere il tuo contatto principale. Se c’è un contatto ufficiale, è probabile che tu possa trovarlo sul sito web della pubblicazione.

 

Se non riesci a trovare queste informazioni dal sito Web, puoi sempre chiamare l’organizzazione. Chiedi il nome e le informazioni di contatto della persona che gestisce le richieste di rimozione.

 

Dopo aver confermato la persona giusta da contattare, assicurati di mettere in pausa prima di chiamarla immediatamente. Avrai maggiori possibilità di successo se fai una piccola ricerca di base sulla personalità e sul modo di pensare di quella persona. Puoi trovare queste informazioni controllando i loro post sui social media e leggendo alcune delle storie che hanno pubblicato. Porsi domande come:

 

Sono più liberali o conservatori nello spettro politico?

Sono fan di una specifica squadra sportiva?

C’è una causa sociale che dedicano tempo a promuovere?

Che tipo di storie li interessano (attivismo sociale, politica, ecc.)?

Con queste informazioni, puoi personalizzare meglio le tue argomentazioni per rimuovere l’articolo, oltre a stabilire un rapporto.

 

Preparati a potenziali ostacoli Le pubblicazioni di notizie vorranno essere affrontate quando si eliminano gli articoli negativi

Nonostante quanto danno stia causando un articolo o quanto ritieni siano false alcune accuse, probabilmente dovrai affrontare una battaglia in salita quando chiedi la rimozione di un articolo da Internet. La maggior parte di queste sfide ha le sue radici nel Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

 

Finché il pezzo è accurato, non ci sono quasi mezzi legali per costringere una testata giornalistica a cancellare una storia. Citare in giudizio o minacciare una testata giornalistica di solito è una cattiva idea, poiché possono fare affidamento su molte potenziali difese legali , come ad esempio:

 

Privilegio di segnalazione equo: un notiziario può resistere alle affermazioni di diffamazione se la dichiarazione o la storia del rapporto proviene da un pubblico ufficiale o da un documento pubblico ufficiale.

Difesa del servizio telematico: i media che ripubblicano una storia da un servizio telefonico rispettabile, come l’Associated Press, non saranno ritenuti responsabili per diffamazione fintanto che non cambiano la storia o hanno motivo di dubitare della sua accuratezza.

Prescrizione : La presentazione di una causa per diffamazione deve generalmente essere eseguita entro uno o tre anni dalla pubblicazione, a seconda della prescrizione e delle leggi statali per diffamazione .

Dottrina della verità sostanziale: la verità è una difesa alla diffamazione . Finché il succo della notizia è accurato, piccole imprecisioni spesso non saranno sufficienti a supportare una denuncia di diffamazione.

Privilegio di opinione e commento corretto: le pubblicazioni hanno il diritto di criticare, commentare e fornire dichiarazioni di opinione su questioni di interesse pubblico.

Difesa della visibilità: un’invasione della rivendicazione della privacy può fallire se le informazioni private condivise erano sia vere che una questione di legittimo interesse pubblico (vale a dire, degne di nota). Quasi tutte le notizie su un arresto o altri fatti criminali sono considerate degne di nota, anche se riguardano un privato cittadino.

Dottrina del danno incrementale: una testata giornalistica potrebbe resistere a un’accusa di diffamazione se la parte diffamatoria di una storia non mette in ombra il danno causato dalle parti non diffamatorie.

Al di fuori dell’aula di tribunale, le pubblicazioni di notizie fanno anche diversi argomenti comuni sul perché non dovrebbero rimuovere un articolo negativo, non importa quanto possa ferire ingiustamente qualcuno:

 

  1. Registro pubblico

La maggior parte degli editori di notizie si considera guardiani del “registro pubblico”. Quindi, chiedere loro di togliere o rimuovere un articolo equivale a chiedere loro di cancellare una parte della storia.

 

In un reportage di Kathy English del Toronto Star 6 sulla questione dell’annullamento della pubblicazione, due giornalisti hanno sottolineato: “Non pubblicare è una parola che non rispecchia esattamente ciò che le persone chiedono. Chiedono di censurare o riscrivere la storia”.

 

  1. Vivere nel passato

Alcune testate giornalistiche, in particolare i giornali, tendono a essere inconsapevoli, o almeno sprezzanti, di come la tecnologia stia cambiando la vita di tutti i giorni.

 

Dopotutto, molte testate giornalistiche sono state lente a reagire all’ascesa di Internet e al suo significato per l’industria dei giornali, il che ha portato alla chiusura totale di molte di queste pubblicazioni. Ha senso che anche i redattori di giornali della vecchia scuola facciano fatica a comprendere quanto una notizia possa influenzare la vita di un individuo rimanendo presenti nei risultati di ricerca di Google anni dopo.

 

Infatti, secondo la legislazione europea, il diritto all’oblio consente alle persone di chiedere ai motori di ricerca di rimuovere i risultati che contengono i loro nomi. Questa legge può impedire ai cittadini europei di essere perseguitati da azioni passate, post o altre informazioni dannose documentate online. Purtroppo, tuttavia, questo tipo di legislazione protettiva è ancora inesistente negli Stati Uniti.

 

  1. Nessuna politica coerente di annullamento della pubblicazione in atto

Molte istituzioni giornalistiche hanno semplicemente ritardato nella creazione di una serie di politiche su quando e come una notizia dovrebbe essere rimossa. Questa mancanza di procedure chiare può comprensibilmente causare riserve a chiunque venga chiesto di annullare la pubblicazione di una storia. Senza una guida sufficiente, un editore può temere le accuse di pregiudizio o favoritismo quando decide di rimuovere un articolo, ma non un altro.

 

In uno studio del 2017 di Deborah Dwyer, specialista di etica dei media presso l’UNC-Chapel Hill, 7 ha scoperto che:

 

L’80% (80%) delle testate giornalistiche intervistate aveva stabilito politiche per l’annullamento della pubblicazione, ma solo il quattordici percento (14%) delle redazioni includeva le linee guida per l’annullamento della pubblicazione in un manuale o manuale ufficiale del personale.

Il quaranta percento (40%) degli intervistati ha affermato di aver appreso delle politiche di annullamento della pubblicazione solo quando è sorto un problema.

Il 64% (64%) degli intervistati ha affermato che mentre il caporedattore o il caporedattore ha “l’ultima parola” nell’annullamento della pubblicazione, è il team IT che ha la capacità di rimuovere i contenuti (e potrebbe farlo autonomamente se desiderato).

  1. La storia è già stata aggiornata

I giornalisti e le testate giornalistiche in genere cercano il massimo livello di accuratezza. Quindi, se c’è un errore in una storia, di solito sono veloci ad aggiornare il pezzo con informazioni più accurate.

 

Pertanto, molte pubblicazioni online si rifiuteranno all’idea di eliminare completamente qualcosa. Preferiscono invece correggere, aggiornare o aggiungere contesto a un pezzo esistente.

 

  1. Un bilanciamento degli interessi in competizione

Partendo dal presupposto che una notizia stia danneggiando una persona innocente, le testate giornalistiche hanno altre considerazioni da tenere in considerazione prima di rimuoverla. Per esempio:

 

Rimuovere il contenuto sarebbe nel migliore interesse dei lettori della pubblicazione?

Annullare la pubblicazione di una storia porterebbe i lettori a perdere la fiducia nella testata giornalistica?

Supponendo che una storia venga rimossa, quali regole in materia di responsabilità, accuratezza e trasparenza dovrebbero essere messe in atto in modo che la decisione di eliminare una storia futura possa essere presa in modo equo e coerente?

Gli editori di notizie sono consapevoli che problemi come questi possono sollevare questioni di accuratezza e correttezza. La rimozione di un articolo può diventare rapidamente una pendenza scivolosa che porta alla rimozione degli articoli troppo facilmente, il che può causare una perdita reale o percepita dell’integrità giornalistica.

 

Tieni a portata di mano informazioni e documenti quando chiedi la rimozione di un articolo di notizie

Prima di entrare in contatto con un editore o un’altra persona in grado di decidere di rimuovere un articolo di notizie, è essenziale raccogliere tutte le argomentazioni e le prove necessarie a supportare la tua richiesta.

 

Porsi le seguenti domande quando si determina che tipo di prove è necessario raccogliere:

 

La storia contiene informazioni o un linguaggio falso, diffamatorio, calunnioso o che crea una falsa impressione?

La notizia è stata pubblicata nell’ultimo anno o due?

L’articolo è scritto in modo tale da poter fornire risposte illecite diffamatorie o offensive?

L’articolo pubblica le tue informazioni personali , come il numero di previdenza sociale o le informazioni sulla patente di guida?

L’articolo parla di te quando eri minorenne?

L’articolo consente alla pubblicazione di notizie di trarre profitto dal tuo nome o somiglianza?

C’è qualcosa nell’articolo che viola un tuo diritto di copyright o marchio?

Rispondere a queste domande ti chiederà di trovare le informazioni e la documentazione necessarie per presentare il tuo caso alla pubblicazione di notizie. Se non riesci a rispondere “sì” ad almeno una di queste domande, potresti voler riconsiderare se hai motivi sufficienti per chiedere a una testata giornalistica di cancellare una delle sue storie.

 

Gli editori sono persone impegnate e di solito sono inclini a non annullare la pubblicazione di un articolo. Quindi l’ultima cosa che vuoi fare è rendere la vita dell’editor più difficile non fornendo prontamente le informazioni di cui ha bisogno per giustificare la rimozione.

 

Innanzitutto, raccogli i fatti concreti necessari per dimostrare l’inesattezza (o l’obsolescenza) dell’articolo in questione. Ad esempio, se vuoi che un articolo sul tuo coinvolgimento in un crimine venga cancellato perché la tua condanna è stata sigillata o cancellata, devi avere i documenti giudiziari necessari e i numeri dei casi pronti per provare questi fatti all’editore.

 

Quindi, umanizza ciò che stai attraversando e rendi l’editor comprensivo per la tua situazione. Due dei modi più efficaci per farlo sono utilizzare dichiarazioni di impatto e riferimenti ai personaggi.

 

Una dichiarazione di impatto spiegherà in che modo l’articolo di cui stai chiedendo di essere rimosso ha influenzato negativamente la tua vita.

I riferimenti ai personaggi consentono a qualcun altro di garantire il tuo personaggio e aiutano a sostenere la tua argomentazione secondo cui non sei la persona che l’articolo ti ritrae essere.

Quando finalmente parli o scrivi all’editore, sii onesto. Se hanno anche il minimo sospetto che tu stia mentendo, saranno molto meno inclini a darti quello che vuoi. Inoltre, sii rispettoso. Non arrabbiarti e non attaccare l’editore o la pubblicazione di notizie, poiché ciò li metterà solo sulla difensiva.

 

Dato il ritmo frenetico di un editore, con una scadenza affrettata sempre incombente, dovresti anche arrivare rapidamente al punto. L’editor riconoscerà i tuoi tentativi di tenere in considerazione il programma frenetico che hanno.

 

Infine, sii paziente. La maggior parte delle decisioni di annullamento della pubblicazione non vengono prese immediatamente; una pubblicazione potrebbe richiedere da alcune ore a diversi mesi per prendere la decisione finale di rimuovere un articolo. È una buona regola pratica seguire educatamente dopo diverse settimane (o in un momento suggerito dall’editore).

 

Come contattare Google per rimuovere articoli negativi obsoleti dai risultati di ricerca

Per molte persone che desiderano rimuovere i risultati di ricerca di Google indesiderati , il loro primo istinto è provare a contattare direttamente Google. Tuttavia, il processo per rimuovere i risultati di ricerca obsoleti è un po’ più complicato di così.

 

Innanzitutto, comprendi che Google non crea o controlla contenuti online (motivo per cui dovresti contattare la fonte originale per la rimozione);

Se il contenuto originale non è stato rimosso alla fonte, Google potrebbe comunque accettare di rimuovere i risultati di ricerca che violano i suoi termini di servizio;

Se il contenuto è stato rimosso alla fonte o se viola i Termini di servizio di Google, puoi visitare il portale di rimozione dei contenuti obsoleto di Google per richiedere la rimozione dei risultati di ricerca.

Chi contatti su Google per rimuovere gli articoli negativi?

In poche parole, non c’è modo di rimuovere gli articoli di notizie negative da Internet contattando Google.

 

Ricorda, Google è un motore di ricerca e non crea contenuti online. Al contrario, esegue la scansione e aggrega i contenuti da altre fonti online (di solito pagine Web).

 

Il massimo che Google può fare è rimuovere i risultati dal suo motore di ricerca. Inoltre, non puoi citare in giudizio Google per rimuovere articoli di notizie indesiderati o negativi.

 

Ecco perché è importante contattare la fonte originale (ad esempio, una pubblicazione di notizie o un sito Web) per richiedere la rimozione dell’articolo originale, prima di contattare Google per rimuovere qualsiasi traccia del contenuto dell’articolo dai suoi risultati di ricerca.

 

Quali sono le prescrizioni per la rimozione di contenuti dai risultati di ricerca di Google?

Sfortunatamente, Google non rimuoverà i contenuti dai suoi risultati di ricerca solo perché hai fatto una richiesta di rimozione. La piattaforma di solito accetterà solo di rimuovere i contenuti che violano i suoi termini di servizio.

 

Ad esempio, il contenuto potrebbe avere buone probabilità di essere rimosso da Google se:

 

Costituisce malware, spam, collegamenti a pagamento, phishing o altri problemi simili; 8

Non è più online, ma il motore di ricerca di Google non è stato aggiornato per riflettere questo fatto; 9

Include informazioni personali protette; 10

Viola i diritti di proprietà intellettuale di qualcuno, come un diritto d’autore o un marchio , ed è potenzialmente soggetto a un avviso di rimozione DMCA ;

Viola specifiche leggi sul copyright o sulla privacy. 11 Questi potrebbero includere FOSTA-SESTA, abusi sessuali su minori o leggi europee sulla privacy;

Non è conforme a un ordine del tribunale.

Nelle situazioni in cui stai cercando di eliminare un articolo di notizie valido e veritiero che proviene da una fonte di notizie legittima, la maggior parte dei motivi sopra elencati non si applicheranno.

 

A meno che uno di questi motivi non si applichi alla tua situazione, è pericoloso e controproducente chiedere a Google di rimuovere il contenuto. Fare una richiesta in malafede può ritorcersi contro; potrebbe causare attenzioni indesiderate da parte degli attivisti web a causa di un avviso di rimozione DMCA illegale o frivolo. Potresti anche trovarti nei guai legali per aver fornito a Google un falso ordine del tribunale. 12

 

Suggerimento per la rimozione online di Privacy Garantita : anche se Google accetta di rimuovere i contenuti dal suo motore di ricerca, potrebbe comunque ritrovare la strada nei risultati di ricerca di Google. A meno che il contenuto non sia stato rimosso anche dalla sua fonte online originale, la persona o l’organizzazione responsabile della pubblicazione originale riceverà un avviso della rimozione da parte di Google e avrà ancora la possibilità di ripubblicare il contenuto.

 

Che aspetto ha il processo per convincere Google a rimuovere i risultati di ricerca obsoleti?

Se hai convinto con successo la fonte originale, che si tratti di un sito Web o di una pubblicazione di notizie, a rimuovere l’articolo e che il contenuto non è più online, a volte potrebbe continuare a essere visualizzato nei risultati di ricerca di Google.

 

In tal caso, puoi chiedere a Google di aggiornare i suoi risultati di ricerca completando i seguenti passaggi:

 

Passaggio 1: visita il portale di rimozione dei contenuti obsoleti di Google. 13

 

Passaggio 2: seleziona la casella “Ricerca Google”, come mostrato di seguito:

 

Rimozione dalla ricerca di Google “a quale prodotto Google si riferisce la tua richiesta”

 

Passaggio 3: nella pagina seguente, fai nuovamente clic su “Ricerca con Google”.

 

Rimozione della ricerca di Google “a quale prodotto Google si riferisce la tua richiesta” parte seconda

 

Passaggio 4 : nella pagina successiva, fai clic su “Un contenuto di cui sono preoccupato è già stato rimosso dal webmaster ma appare ancora tra i risultati di ricerca”.

 

Rimozione della ricerca di Google “parte di contenuto appare ancora tra i risultati di ricerca”

 

Passaggio 5: la pagina successiva ti chiederà di fare clic sul collegamento “questo strumento”, come mostrato di seguito:

 

Strumento di ricerca di Google per rimuovere la cache della pagina

 

Passaggio 6: verrai indirizzato a una pagina della console di ricerca per rimuovere il contenuto obsoleto. Fai clic su “Nuova richiesta” e inserisci l’URL che desideri rimuovere dalla ricerca di Google nella casella dei contenuti. Nota: è importante inserire l’URL esatto che appare nei risultati di ricerca. NON copiare l’URL dalla barra degli URL nel tuo browser quando sei sulla pagina web.

 

Strumento per la rimozione degli URL di ricerca di Google

 

Passaggio 7: il collegamento verrà analizzato da Google e dovrebbe apparire una casella. Fai clic su “Richiedi rimozione”. Lo stato della tua rimozione apparirà nella finestra, come mostrato di seguito:

 

Rimozione dell’URL della richiesta di ricerca di Google

 

Suggerimento per la rimozione online di Privacy Garantita : Google non è l’unico motore di ricerca online a cui potresti dover accedere per rimuovere un articolo dai risultati di ricerca. Tuttavia, ti consigliamo di iniziare con Google perché ha oltre l’ 85% della quota di mercato mondiale dei motori di ricerca desktop .

 

Lista di controllo dell’avvocato per diffamazione su Internet

Come un team legale può aiutarti a rimuovere articoli di giornale indesiderati da Internet

Trovare il giusto aiuto legale può aumentare le tue possibilità di rimuovere le notizie negative da Internet. Un team legale esperto può aiutarti:

 

Lavorare direttamente con la pubblicazione di notizie per rimuovere il contenuto;

De-indicizzazione del contenuto da Google;

Sopprimere il contenuto con le tattiche di gestione della reputazione online (ORM) per reprimere o sopprimere il contenuto indesiderato in modo che appaia più in basso nei risultati di ricerca di Google.

Un avvocato sarà anche in grado di consigliare la migliore linea d’azione in base alla loro situazione individuale.

 

Sebbene la rimozione dei contenuti sia spesso l’opzione più adatta, non è in ogni caso la migliore linea d’azione. Ad esempio, potrebbe essere difficile o impossibile rimuovere i contenuti che fanno notizia o sono “divenuti virali” a causa dell’effetto Streisand . In altri casi, l’assistenza legale può richiedere più tempo di quanto la vittima sia disposta o in grado di aspettare.

 

Fortunatamente, la rimozione dei contenuti non è l’unica opzione per gestire contenuti negativi o indesiderati. La gestione della reputazione online viene talvolta definita “soppressione dei motori di ricerca” e prevede l’uso di contenuti positivi e costruttivi per eliminare il materiale indesiderato.

 

Le tecniche di soppressione potrebbero includere la pubblicazione di comunicati stampa, l’aggiornamento degli account dei social media e la creazione di contenuti positivi (come un blog).

 

Suggerimento per la rimozione online di Privacy Garantita : spingere il contenuto indesiderato alla pagina due di un risultato di ricerca è un modo molto efficace per impedire al pubblico in generale di vederlo. I dati mostrano che ben il 75% degli utenti online non guarda mai oltre la prima pagina nei risultati di ricerca online.

 

Che tipo di avvocato può aiutarti a rimuovere un articolo di notizie online?

Quando immagini di assumere un avvocato, potresti immaginare un litigante dal muso duro con decenni di esperienza nel portare gli imputati in tribunale. Ma quando si tratta di diffamazione online e di rimozione di articoli negativi, il contenzioso è raramente uno strumento efficace.

 

Invece di cercare un avvocato che usi tattiche di contenzioso terra bruciata e giochi a palla dura, hai bisogno di qualcuno con finezza, diplomazia e capacità negoziali. L’avvocato più efficace in questa situazione sa come persuadere piuttosto che minacciare.

 

Se hai letto fino a qui, capisci che le minacce sono la peggiore linea d’azione che tu o il tuo avvocato potete intraprendere. Invece, il tuo team legale deve essere in grado di suscitare empatia per la tua situazione che motiverà l’editore a volerti aiutare.

 

Un avvocato per diffamazione su Internet ha esperienza nell’inviare richieste di rimozione di contenuti, citare in giudizio siti Web, raccogliere prove e lavorare con pubblicazioni di notizie. Ecco perché è essenziale lavorare con un avvocato esperto di diffamazione su Internet; hanno la conoscenza e l’esperienza necessarie per trovare il giusto equilibrio tra compassione e assertività.

 

Il processo di rimozione di un articolo online negativo di solito non comporta la presentazione di una causa per diffamazione . Piuttosto, richiede di contattare la testata giornalistica e presentare i motivi per cui ritieni che il pezzo debba essere rimosso.

 

Tu (o il tuo avvocato) dovrete identificare la persona appropriata da contattare, quindi fornire tutte le prove a sostegno della vostra richiesta e farlo con il giusto livello di assertività e tatto. Dovrai essere onesto e rispettoso nelle tue interazioni. Ma allo stesso tempo, dovrai venire preparato e andare al sodo con l’editore o altra persona rilevante.

 

Il tuo avvocato potrebbe anche essere a conoscenza di altri rimedi che potrebbero essere applicabili nel tuo caso, come ad esempio:

 

Segnalazione di contenuti che violano i Termini di servizio di Google;

Invio di un avviso di rimozione DMCA a causa di violazione del copyright;

Se sei un cittadino dell’Unione Europea, richiedi la rimozione della privacy dell’UE delle tue informazioni personali dalle query di ricerca di Google. 14

Di seguito sono elencati tre dei molti casi che Privacy Garantita  ha risolto per i clienti la cui reputazione è stata ingiustamente danneggiata e diffamata da articoli online.

 

Cliente n. 1: un caso di condotta sessuale impropria

Il cliente uno era un insegnante di scuola media accusato di contatto sessuale improprio da uno studente. Tuttavia, dopo aver scavato più a fondo nelle accuse, il pubblico ministero alla fine ha deciso di far cadere le accuse.

 

Il pubblico ministero ha stabilito che i testimoni avevano commesso falsa testimonianza. Poiché personalmente non amavano il Cliente Uno, i testimoni avevano inventato l’intera storia degli abusi. Sebbene il completo licenziamento delle accuse fosse positivo per la storia legale del Cliente Uno, non riusciva ancora a trovare un lavoro di insegnante con quasi una mezza dozzina di articoli di giornale riguardanti il ​​caso che circolavano ancora online.

 

Questi articoli negativi hanno fatto sì che il Cliente Uno rivivesse quotidianamente gli attacchi e le conseguenze infondati. Privacy Garantita  è stata in grado di garantire la rimozione di articoli online e diffamatori che crocifissero ingiustamente il Cliente Uno. Trovò poi un impiego retribuito come insegnante.

 

Cliente n. 2: Incontri consensuali di Craigslist

Il cliente due era un uomo che aveva pubblicato una pubblicità di “incontro consensuale” su Craigslist. Una donna ha risposto, portando a un incontro consensuale con il cliente due. Ma la donna ha iniziato a ripensarci e ha iniziato a sentirsi in colpa per aver tradito il suo ragazzo.

 

Ha confessato l’incontro al suo ragazzo. Sfortunatamente, ha mentito sulla vera natura dell’incontro e ha affermato di essere stata rapita e violentata. Il ragazzo ha immediatamente denunciato l’accaduto alla polizia.

 

In pochissimo tempo, il cliente due è stato accusato di rapimento, stupro, sodomia e aggressione aggravata. Solo una di queste accuse avrebbe avuto un grave impatto sul resto della vita del Cliente Due. E a causa della natura salace del caso, la stampa è saltata sull’argomento, pubblicando 11 articoli digitali sull’incontro.

 

Fortunatamente, il cliente due aveva registrato un nastro dell’incontro sessuale (che è stato creato con il permesso della donna), insieme alle e-mail che si sono scambiati prima dell’incontro. Con queste prove, siamo stati in grado di provare al di là di ogni dubbio che il sesso era consensuale. Le accuse contro di lui sono state ritirate. Tuttavia, c’era un ultimo ostacolo nel modo di una vita normale per il Cliente Due: gli articoli online che distruggono la reputazione.

 

Privacy Garantita  ha immediatamente contattato le redazioni e abbiamo rimosso 10 degli 11 articoli di notizie. Per quanto riguarda l’ultimo articolo di notizie, siamo riusciti ad aggiornarlo in modo significativo e a rimuovere una foto segnaletica poco lusinghiera.

 

Cliente n. 3: incontro su Facebook per minorenni

Il cliente tre era un uomo poco più che ventenne che aveva usato Facebook per organizzare un incontro in un parco pubblico con una ragazza. L’incontro è stato breve, pubblico e senza alcun contatto fisico tra i due. Ma è emerso che la ragazza aveva mentito sulla sua età e aveva solo 15 anni.

 

I suoi genitori vennero a sapere dell’incontro e spinsero il pubblico ministero a sporgere denuncia contro il Cliente Tre.

 

Il caso ha ricevuto molta attenzione dalla stampa perché Facebook stava appena iniziando a guadagnare popolarità in quel momento. Inoltre, non ha aiutato il fatto che il pubblico fosse maturo per una storia sensazionalistica sui rischi di un social network. Le accuse sono state infine ritirate, anche se il caso è apparso in 26 notizie.

 

In Privacy Garantita , siamo stati in grado di rimuovere o dei-indicizzare tutti questi articoli, alcuni dei quali pubblicati su pubblicazioni online nazionali e diversi nuovi siti Web di archivio.

 

Quanto tempo impiega il procedimento legale per rimuovere i contenuti online?

Poiché il processo è diverso per ogni caso, l’intervallo di tempo per la rimozione del contenuto varia enormemente. In alcuni casi, diritto all’oblio  la pubblicazione richiederà informazioni e documentazione di follow-up, aumentando ulteriormente sia il periodo di tempo, sia il costo per rimuovere l’articolo di notizie .

 

Normalmente, sarebbe ragionevole stimare che il processo di rimozione potrebbe richiedere tra quattro settimane e quattro mesi diritto all’oblio gdpr sanzioni . Tuttavia, la pandemia di COVID-19 ha aumentato i tempi di attesa standard.

La migliore politica è quella di tenere d’occhio la situazione, ma preparati ad essere paziente.

Contatta oggi gli avvocati per la rimozione degli articoli di Privacy Garantita Negli ultimi decenni, Cancellare notizie da internet il settore dell’editoria di notizie è cambiato drasticamente. Laddove un articolo diritto all’oblio fac simile negativo scompariva semplicemente con la spazzatura del giorno successivo, gli articoli di notizie di oggi sono abitanti permanenti del web. Possono essere richiamati in qualsiasi momento con pochi colpi di tastiera.

Un articolo di notizie online negativo può causare danni così duraturi al tuo sostentamento, alla tua reputazione e alla tua tranquillità. Ogni situazione è diversa e non esiste una strategia valida per tutti. Pertanto, è importante consultare un avvocato esperto diritto all’oblio gdpr in rimozione di diffamazione prima di intraprendere il processo di rimozione online.

Privacy Garantita  è un importante studio legale sulla diffamazione che lavora per proteggere i nostri clienti dagli attacchi alla loro Cancellare notizie da Google reputazione online e alla loro privacy. Il team di Privacy Garantita  ha una vasta esperienza e credibilità lavorando con siti Web e testate giornalistiche per garantire la rimozione rapida e permanente di articoli di giornale indesiderati.

Come funziona il diritto civile in “Cina” Avvocato Andrea Ceccobelli e le basi della costruzione

Astratto

La costruzione dello stato di diritto in Cina è diventata una preoccupazione internazionale. Questo articolo discute l’impatto dell’adesione all’OMC sulla riforma giuridica della Cina nel contesto della giurisprudenza sullo stato di diritto. Discute le teorie “sottili” / “spesse” dello stato di diritto, sostenendo che la teoria “sottile” dello stato di diritto di Lon Fuller è un modello adatto nel contesto cinese. Vede che la versione “sottile” crea possibilità per la realizzazione di qualsiasi teoria “spessa” dello stato di diritto, inclusa una versione liberaldemocratica, sebbene un salto improvviso a questa versione “spessa” non sia né pragmatico né possibile. Il compito urgente della Cina in questa fase è costruire le istituzioni necessarie per facilitare l’instaurazione di uno stato di diritto “sottile”.

Informazioni sul giornale

Il Singapore Journal of Legal Studies è in continua pubblicazione dal 1959 ed è una pubblicazione gestita dalla facoltà. I contributi sono soggetti a revisione paritaria anonima da parte di specialisti in materia all’interno e all’esterno di Singapore. Il Journal copre sia gli sviluppi legali nazionali che internazionali. Singapore, in quanto sistema giuridico indipendente fondato sul sistema giuridico inglese, continua a trarre indicazioni dalle autorità di common law dei principali paesi del Commonwealth, tra cui Inghilterra, Australia e Canada, e talvolta, gli Stati Uniti. Il Journal pubblica articoli su questioni internazionali private e pubbliche diritto e diritto comparato. Presenta argomenti di interesse teorico o pratico o una combinazione di entrambi. Il Journal continua ad interessare avvocati, accademici e osservatori dentro e fuori il mondo del common law. Davvero,

Informazioni sull’editore

SJLS è gestito dalla Facoltà di Giurisprudenza, Università Nazionale di Singapore da cui trae il suo Comitato Editoriale.

Andre Ceccobelli introduce Negli ultimi anni, la leadership cinese e gli studiosi legali cinesi sono diventati sempre più vocali sulla necessità di stabilire approcci “cinesi” originali alla giurisprudenza, alla teoria giuridica e al pensiero giuridico. Nel maggio 2016, lo stesso Xi Jinping ha incontrato scienziati sociali e giuristi cinesi, esortandoli a sviluppare “teorie originali basate sulle condizioni pratiche della Cina”. Nell’incontro, un rappresentante del settore legale ha convenuto che “la professione legale dovrebbe rafforzare la sua autostima teorica partendo dalle realtà della Cina per esaminare e risolvere i principali problemi teorici e pratici di oggi”. Gli sforzi per indigenizzare la giurisprudenza cinese hanno influenzato l’assegnazione di borse di ricerca governative. 3Oltre ai tentativi sponsorizzati dallo stato di sviluppare forme di giurisprudenza indigene, un certo numero di eminenti studiosi di diritto cinesi, in particolare quelli associati alla “Nuova Sinistra” e al neoconservatorismo, hanno promosso teorie legali indigene sotto varie rubriche, come la giurisprudenza sociologica ( Jiang 2010; Zhu 2001) e Nuovo Confucianesimo (Xia 2011). Che cosa esattamente debba essere indigenizzato, semmai, è oggetto di dibattito (Wang 2016; Xu 2016). In genere, le richieste di una “giurisprudenza” cinese ( falixue法理学) hanno riguardato questioni teoriche e metodologiche, come questioni sulla natura del diritto e sui metodi di ricerca giuridica, nonché sulle teorie dell’aggiudicazione, che spiegano come i giudici decidono le controversie ( Wang 2016). Il termine “teoria giuridica” ( faxue lilun法学理论) è usato come sinonimo di “giurisprudenza” (Xu 2016), e con riferimento sia alla teoria giuridica occidentale sia alle descrizioni teoriche ideologicamente caricate del sistema giuridico socialista cinese. Il termine “pensiero giuridico” ( falü sixiang法律思想) si riferisce non solo alla giurisprudenza accademica ma anche alle modalità esistenti di ragionamento giuridico nella professione legale, che possono o meno essere teorizzate ad alto livello della giurisprudenza accademica (Deng 2008)

Sebbene vi sia molta ambiguità sugli obiettivi precisi di queste riforme, alcuni tratti comuni risaltano nei tentativi di sviluppare forme indigene della giurisprudenza cinese. Questi tentativi sono talvolta animati da un ethos anti-formalista. L’anti-formalismo sostiene effettivamente la tesi secondo cui il pensiero giuridico in generale, e le teorie dell’aggiudicazione in particolare, dovrebbero essere più sensibili ai bisogni sociali di quanto consentito dalla semplice applicazione della legge formale (Zhu 2016: 123). La sensibilità anti-formalista è supportata dalla campagna della leadership cinese contro il “formalismo” come una delle “quattro forme di decadenza”, insieme al burocratismo, all’edonismo e alla stravaganza. Formalismo, nelle parole di Xi Jinping, “significa fare le cose per amore della forma: la separazione dell’azione dalla conoscenza, trascurando ciò che è veramente efficace,Sebbene i commenti di Xi Jinping non siano stati fatti con diretto riferimento alla legge, sono stati citati dagli ideologi del Partito come argomento per aumentare il pragmatismo nelle forze dell’ordine. La sensibilità anti-formalista si adatta anche alla filosofia politica coscientemente pragmatica della Cina, che il governo cinese ora promuove nei forum globali.

L’autore desidera ringraziare Rehan Abeyratne, Björn Ahl e i due revisori anonimi per i loro commenti su questo articolo. La mossa teorica giuridica che caratterizza i tentativi antiformalisti di indigenizzare la giurisprudenza cinese è stata parte integrante del pensiero giuridico globale dall’inizio del ventesimo secolo. I teorici del diritto dell’inizio del XX secolo in Francia (Geny 1919), Germania (Jhering 1913), Scandinavia (Lundstedt 1956), Stati Uniti (Pound 1917) e molti altri paesi occidentali e non occidentali hanno chiesto un nuovo tipo di giurisprudenza che sarebbe più adatto alle condizioni sociali locali rispetto al modo di pensare giuridico accettato e presumibilmente formalista. La giurisprudenza anti-formalista ha sostenuto la costruzione di istituzioni dello stato sociale e altre politiche statali interventiste a cui si era opposto resistenza attraverso argomenti legali formalisti (Kennedy 2003). Come nel caso della Cina di oggi, anche l’antiformalismo del ventesimo secolo aveva una sfumatura vagamente nazionalista. I suoi sostenitori percepivano i propri sistemi legali come più sensibili alle preoccupazioni sociali rispetto ai sistemi legali presumibilmente formalisti di paesi stranieri (Kennedy 2003).

Intervista al fondatore Privacy Garantita, rimuovere dati sensibili dalla rete oggi è possibile

Oggi per la rubrica dedicata al business abbiamo incontrato il reputation manager Cristian Nardi, fondatore della piattaforma web che si occupa del delicato compito di rimuovere contenuti indesiderati dal WEB.

 

Un’attività che sta diventando indispensabile per molti individui e professionisti: stiamo parlando della web reputation o meglio comunemente chiamata gestione reputazione Online. Con questa intervista vogliamo mettere a fuoco alcuni aspetti fondamentali della gestione della reputazione lasciando spazio ad un esperto in materia di rimozione di contenuti lesivi dalla rete.privacy garantita Vorrei iniziare nel rivolgere a Cristian questa prima domanda: cosa è privacy garantita?C.N Ci tengo a specificare che Privacy Garantita è stata pensata per rispondere ad un aspetto fondamentale che i greci definivano con la parola “anánki” quello che oggi traduciamo con il termine “necessità”, ed è proprio sulla base di questa necessità che nasce questo servizio, che ci ha permesso di comprendere, tra le tante cose, la complessità e le difficoltà che tanti imprenditori ed altre categorie affrontano ogni qual volta entrano in contatto con i media online. D’altronde, il nostro slogan di www.privacygarantita.com è “la reputazione prima di tutto”.Quanto è importate oggi la reputazione?C.N.

Determinate, basta immaginare che un datore di lavoro o un istituto di credito prima di prendere qualsiasi decisione su un possibile candidato o finanziamento da concedere tiene molto conto di ciò viene riportato in rete: le informazioni trovate nel web potrebbero influenzare positivamente o negativamente qualsiasi scelta.web reputation Qual è l’errore più grande che si commette quando si tenta di autogestire la propria reputazione online?C.N.  La gestione della reputazione è una cosa molto seria, improvvisarsi in questo settore non è così semplice, ci sono dinamiche ed imprevisti che possono causare danni irreparabili, oltre al fatto che sarebbe molto difficile e dispendioso in termini di tempo per qualcuno che non ha familiarità con SEO (acronimo inglese di Search Engine Optimation ovvero tutte le attività volte a migliorare il posizionamento dei risultati sui motori di ricerca nel web) o meglio ancora con strumenti legali, ecco perché in molti casi la cura migliore è la prevenzione. Voglio ricordare che essere ben posizionati nelle prime pagine di Google è strategico poichè il 96% delle persone non guarda oltre la prima pagina dei risultati, quindi, gestire la prima pagina su Google è fondamentale.Chi dovrebbe essere interessato a contattare la vostra società?C.N. La gestione della reputazione Online per molti aspetti riguarda tutti: privati professionisti, aziende, medici, manager, personaggi dello spettacolo ecc, poiché  tutti hanno il diritto di difendere l’onore e la propria reputazione, quindi la cura dell’immagine on line in un’era così tecnologica è fondamentale.

Purtroppo, c’è da dire che in Italia la tendenza è quella di correre ai ripari solo quando il danno è già stato fatto, tutto sotto gli attenti occhi dei dipendenti, dei partner e dei potenziali clienti.  Cioè in altri termini quando qualcuno digita il tuo nome su Google verificando i contenuti “sfavorevoli”, la prima cosa che scatta in automatico nella mente è di evitare qualsiasi rapporto professionale con la persona lesa.  In effetti la nostra azienda è nata per fare fronte a questo tipo di situazioni ed emergenze dove ad avere la peggio è l’immagine. Cerchiamo di dare informazioni accurate e aggiornate condividendo la nostra esperienza nel settore del web reputation.  Nel nostro nuovo sito potete trovare i servizi ed altri approfondimenti ovvero un’ opportunità per conoscere meglio il nostro modus operandi. Basta sfogliare le pagine nella sezione  CHI SIAMO per sapere chi siamo e cosa facciamo.

In che modo un’azienda o un individuo può trarre vantaggio dai vostri servizi?C.N.  Vuoi diventare un leader in un qualsiasi settore? o essere tra le prime pagine di Amazon con la vendita di un prodotto? Esiste un modo e noi possiamo farlo, questa è la nostra ricetta. Come ho detto pocanzi viviamo in un’epoca dove la presenza online sta diventato rilevante, sempre più persone utilizzano i motori di ricerca per fare business online, per offrire suggerimenti al consumatore e per avere un’idea di un qualsiasi soggetto o società.Quanto tempo occorre per riparare ad un danno d’immagine?C.N Ogni caso è unico e dipende dalla gravità del danno, a tutti piacerebbe che le notizie negative potessero sparire in una notte ma non è così. La maggior parte delle reputazioni online può migliorare su una tempistica di 6-12 mesi.Qual è il miglior consiglio che potresti dare a qualcuno che inizia a muovere i primi passi verso il web reputation?C.N Non mi sento di dare un consiglio vero e proprio, ma è fondamentale far comprendere alle persone “nel vero senso della parola” che quando si tratta di reputazione online stiamo parlando di un mondo “virtuale” dove tutto è “potenzialmente” possibile: aziende come la nostra sono specializzate nel riparare i danni subiti a seguito di una lesione dell’immagine, sotto questo punto di vista ci sono molte aziende SEO o PR che affermano di fare “gestione della reputazione” come quelle che offrono la de-indicizzazione, ovvero rimuovere completamente i risultati nei motori di ricerca. Ma in realtà quando si entra nel vivo dell’operazione le cose sono diverse e soprattutto molto delicate, in special modo se bisogna gestire i rapporti con i quotidiani Online e con le notizie riportate dalla stampa.

Secondo la Cassazione, chi cambia sesso può scegliersi il nuovo nome: diritto all’oblio ha consentito ad Alessandro di diventare Alexandra

Gli ermellini hanno consentito ad Alessandro di diventare Alexandra, e non Alessandra come aveva sancito la corte di Appello di Torino secondo cui doveva acconternarsi del nome “derivante dalla mera femminilizzazione del precedente”

ROMA. Alessandro ha cambiato sesso, e il nuovo nome potrà sceglierlo lei. Lo ha deciso la Cassazione assicurando un diritto che non era affatto garantito, fino a ieri: era consentito solo declinare il proprio nome, maschile o femminile che fosse, nella sua versione opposta. Alessandro, per esempio, dopo aver cambiato sesso in Sardegna si sarebbe dovuto chiamare Alessandra, ma voleva un nome diverso e aveva scelto quello di Alexandra. La Corte di Appello di Torino aveva sancito che non ne avesse il diritto.

Per la Cassazione, che ha dato ragione ad Alexandra, chi cambia sesso ha diritto a scegliersi un nuovo nome senza accontentarsi del cambio di desinenza – dal maschile al femminile o viceversa, a secondo della transizione sessuale – di quelle avuto alla nascita. Per la Cassazione il nome è “uno dei diritti inviolabili della persona”, un “diritto insopprimibile”, e deve “essere assicurato anche un diritto all’oblio, inteso quale diritto ad una netta cesura con la precedente identità”.

Per i giudici piemontesi non esistevano i presupposti per “un voluttuario desiderio di mutamento del nome”, e occorreva accontentarsi di “quello derivante dalla mera femminilizzazione del precedente”. Ma gli ermellini hanno ribaltato la sentenza, dando il beneplacito non solo ad Alexandra ma anche a tutti coloro che transitando da un genere all’altro desiderino un nome anche radicalmente diverso. Senza considerare il sollievo di chi, cambiando sesso, debba lasciarsi alle spalle un nome la cui declinazione di sesso opposto non esista, come nel caso di Marco o Graziella.

Diritto all’oblio: le grandi difficoltà per sparire della rete

La direttiva dell’Unione Europa sul diritto al non comparire online non mette spalle al muro Google e tutti gli altri motori di ricerca. Ecco perché eclissarsi dal web è un’impresa (quasi) impossibile

Ecco perché chi vuole eclissarsi dal web, togliendo il proprio nome e il proprio cognome dai “risultati” indicizzati, è chiamato a un’impresa (quasi) impossibile. Si chiama diritto all’oblio.

Per spiegarlo, ecco a voi la definizione di Wikipedia. Ops, è l’enciclopedia libera online, proprio come volevasi dimostrare…
Con “diritto all’oblio” si intende quella forma di garanzia che prevede la non diffusione di informazioni che possono costituire un precedente pregiudizievole dell’onore di un essere umano. Solitamente, si tratta di informazioni che riguardano specialmente i precedenti giudiziari di una persona. Precedenti giudiziari riportati per filo e per segno online nonostante quella stessa persona abbia ottenuto persino la riabilitazione dal tribunale. La riabilitazione, per inciso, è quell’istituto legale che – per certe tipologie di reati – ripulisce la fedina penale. Per cui non si dovrebbe neanche discutere sul fatto che Google intervenga o meno, perché l’oblio dovrebbe essere garantito giù di default. Ma il problema è a monte: noi ormai viviamo in un mondo digitale – e vi siamo entrati – senza avere però in mano e in Costituzione regole per una democrazia digitale.

Su questo punto il “radicale” Marco Cappato, sensibile alla tematica, è quanto mai chiaro: “Non deve esistere la condanna di infamia, che perseguita per sempre persone che hanno regolato i conti con la giustizia. Altrimenti si accetterebbe una sorta di pena accessoria, incompatibile con la finalità costituzionale di recupero del reo al vivere civile”.

Spieghiamo ancora: nella pratica, rispettando questo (poco rispettato) principio dell’oblio non dovrebbe essere peraltro legittimo diffondere informazioni relative a condanne ricevute da un soggetto e altri dati sensibili di analogo argomento, a meno che si tratti di casi di cronaca o di attualità. Il principio, inoltre, sostiene che il risalto a quelle “info” sia proporzionato anche all’importanza del fatto e al tempo trascorso da quando è accaduto.

Bene, in teoria, esiste una direttiva dell’Unione Europea volta a tutelare le persone, riconoscendo questo diritto. Nella pratica, però, il regolamento Ue non obbliga Google e i giganti del web a ottemperare celermente alle richieste degli utenti. E così questi ultimi si ritrovano a vivere una propria Odissea prima di riuscire, tra una consulenza legale e l’altra – con tanto di ricorso al Garante della Privacy: se ne avete bisogno, è questa la soluzione – a vedersi riconosciuto quello che è un diritto (all’oblio).

Camillo Milko Pennisi, che si occupa personalmente di diritto all’oblio (avendolo vissuto sulla propria pelle per una vicenda di dieci anni fa) e che con il sito reputationpartners.it aiuta altre persone in tal senso, ci spiega: “Al di là dell’esistenza della direttiva europea, non c’è – o meglio, c’è, ma in modo estremamente macchinoso – l’automatico riconoscimento del diritto all’oblio a seguito di una richiesta avanzata. L’articolo 17 del Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Ue, nei fatti, non impone nulla a Google; solamente, dice che Big G deve provvedere alla rimozione, ma lo dice in modo molto generico, senza obblighi appunto…”. Pennisi puntualizza: “E quando Mountain View risponde alle richieste lo fa spesso e volentieri con risposte standardizzate”.

Nel mentre però il flusso di Internet continua a scorrere incessante. Tutti (ti) “googlano” e il problema della rete è che qualsiasi persona può reimmettere in circolo notizie vecchie e appunto cancellate in seguito a una specifica istanza di rimozione. Insomma, qualsiasi notizia può tornare in auge: non vi è una regolamentazione da questo punto di vista. E sarebbe anche ora che vi fosse, perché – sottolinea ancora Pennisi – “il diritto all’oblio è legato a doppio filo al diritto alla privacy e ad altri parametri della Costituzione. Ed è proprio qui il peccato originale: stiamo vivendo in un mondo digitale senza averne le regole di una democrazia digitale in Costituzione. Non siamo ancora attrezzati per il passaggio dal mondo Gutemberghiano della carta stampata al mondo digitale”. Insomma, è un problema dentro un problema ancora maggiore, giuridico e democratico.

Contattiamo Google: ci allega il Transparency Report di Google e ci risponde ponendo l’accento proprio alla sezione dedicata alle Richieste di rimozione di contenuti ai sensi delle leggi europee sulla privacy: “Valutiamo ogni richiesta caso per caso. In alcuni casi potremmo chiedere ulteriori informazioni alla persona. Abbiamo sviluppato attentamente criteri basati sulle linee guida del Gruppo di lavoro ex Articolo 29. Google, in aggiunta, ci chiarisce i motivi della mancata rimozione“Alcuni fattori materiali che ci spingono a non rimuovere le pagine sono l’esistenza di soluzioni alternative, motivi tecnici o URL duplicati. Possiamo anche determinare che la pagina contiene informazioni molto rilevanti per l’interesse pubblico. Determinare se i contenuti sono di interesse pubblico è complesso e può comportare la considerazione di diversi fattori, tra cui a titolo esemplificativo se i contenuti sono relativi alla vita professionale del richiedente, a un crimine del passato, a una carica politica o a una posizione nella vita pubblica, se i contenuti sono stati creati autonomamente, se sono documenti pubblici o se sono di natura giornalistica”.

“In Italia, sono migliaia le persone che fanno domanda per ottenere l’oblio: ecco, Google deve esaminare caso per caso, e capire se si può applicare o meno il diritto alla cancellazione. Oltre al fatto che Big G possa far fatica a seguire tutti i casi, c’è poi sempre il problema di chi poi va a reinserire quello stesso contenuto”, prosegue Pennisi, che indica qual è l’iter da seguire per un cittadino che vuole far valere i propri diritti: “Dopo aver bussato alla porta di Google, la cosa che si deve fare per ottenere qualcosa è il ricorso al Garante della Privacy: però ti devi prendere l’avvocato e non tutti possono permetterselo. E comunque lo ripeto ancora: anche il giorno dopo la cancellazione (che, se arriva, arriva con tempi biblici), l’hater di turno può ripubblicare tutto sul web, vanificando così ogni sforzo”. La stortura, insomma, è fin troppo palese…

Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, ci fa sapere che proprio a Palazzo Madama si è creata una commissione (presieduta dalla dem Anna Rossomando) sul diritto all’oblio per quanto concerne, almeno per il momento, l’aspetto delle attività parlamentari: “Sarebbe corretto allargare il discorso e far sì che su questo tema vengano accesi i riflettori: oggi il luogo di informazione maggiore è Internet e con esso i social network. Quindi, dovrebbe essere riconosciuto, a chi lo chiede, il diritto che non rimangono online informazioni immotivate e nocive allo sviluppo della propria persona, della propria attività lavorativa e delle proprie relazioni. Chi ricorre all’oblio deve ottenere facilmente – e sottolineo facilmente – il riconoscimento di tale diritto”.

fonte:il giornale.it

Rimuovere una notizia da internet ci pensa Il diritto all’oblio

A seguito del riconoscimento del diritto all’oblio in ambito comunitario ogni persona deve avere il diritto di rettificare i dati personali che la riguardano e il “diritto alla cancellazione e all’oblio”, se la conservazione di tali dati non è conforme al Regolamento.

In particolare, l’interessato deve avere il diritto di chiedere che siano cancellati e non più sottoposti a trattamento i propri dati personali che non siano più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati, quando abbia ritirato il consenso o si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano o quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al Regolamento.

 

Tale diritto è particolarmente rilevante se l’interessato ha dato il consenso quando era minore, e quindi non pienamente consapevole dei rischi derivanti dal trattamento, e vuole successivamente eliminare questo tipo di dati personali, in particolare da Internet.

L’interessato dovrebbe poter esercitare tale diritto indipendentemente dal fatto che non è più un minore. Tuttavia, dovrebbe essere lecita l’ulteriore conservazione dei dati qualora sia necessaria per esercitare il diritto alla libertà di espressione e di informazione, per adempiere un obbligo legale, per eseguire un compito di interesse pubblico o nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento, per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, per finalità di archiviazione nel pubblico interesse, per finalità di ricerca scientifica e storica o finalità statistiche o per accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria.

Per rafforzare il “diritto all’oblio” nell’ambiente on line, è opportuno che il diritto di cancellazione sia esteso in modo da obbligare il titolare del trattamento che ha pubblicato dati personali a informare i responsabili del trattamento che stanno trattando tali dati affinché cancellino qualsiasi link verso tali dati personali o copia o riproduzione di detti dati. Per garantire l’informazione sopramenzionata, è opportuno che il titolare del trattamento prenda misure ragionevoli, tenuto conto della tecnologia disponibile e dei mezzi a sua disposizione, anche di natura tecnica, per informare i responsabili del trattamento che stanno trattando i dati della richiesta dell’interessato.

Il diritto all’oblio è un concetto tornato prepotentemente alla ribalta in ambito internazionale e principalmente europeo con l’avvento della Rete e diverse sono le definizioni fornite dalla dottrina.

Secondo la nota enciclopedia della Rete Wikipedia “il diritto all’oblio è una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità di precedenti pregiudizievoli, per tali intendendosi propriamente i precedenti giudiziari di una persona. In base a questo principio, non è legittimo diffondere dati circa condanne ricevute o comunque altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. Questa garanzia è variamente riconosciuta ed applicata a seconda degli ordinamenti.

Secondo un’altra impostazione dottrinaria il diritto all’oblio è il diritto di un individuo ad essere dimenticato, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca. Il suo presupposto è che l’interesse pubblico alla conoscenza di un fatto è racchiuso in quello spazio temporale necessario ad informarne la collettività, e che con il trascorrere del tempo si affievolisce fino a scomparire. In pratica, con il trascorrere del tempo il fatto cessa di essere oggetto di cronaca per riacquisire l’originaria natura di fatto privato. Ecco che un rapinatore potrà invocare il diritto all’oblio se il fatto che lo portò alla ribalta dieci anni prima venisse riproposto in tv.

Secondo altri il diritto all’oblio è quindi la naturale conseguenza di una corretta e logica applicazione dei principi generali del diritto di cronaca. Come non va diffuso il fatto la cui diffusione (lesiva) non risponda ad un reale interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa.

Il diritto all’oblio, secondo altra dottrina (ZAMMATARO) può essere visto come uno dei molteplici aspetti in cui si manifesta il diritto alla riservatezza. Alcuni autori l’hanno inteso come difesa dal ritorno del rimosso, dal presentarsi di ricordi dolorosi. Ecco dunque che il diritto all’oblio – inteso come tutela dell’interesse del soggetto a che non vengano riproposte vicende ormai superate dal tempo – si pone in diretta correlazione e contrapposizione con l’interesse alla conoscenza, nel senso che, in virtù di esso, si pretende che non debba essere più divulgato un fatto che non abbia più attualità nel presente.

Il diritto all’oblio secondo Corasaniti è il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione. «Non è tanto inibire il dato – afferma Corasaniti – quanto la circolazione non autorizzata del dato». Ma è importante ricordare che il Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (1998) distingue chiaramente cosa sia o meno di interesse pubblico. «Importante è l’art. 6 del Codice, che parla di essenzialità dell’informazione – ricorda Corasaniti – chiarendo che una notizia può essere divulgata, anche in maniera dettagliata, se è indispensabile in ragione dell’originalità del fatto, della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti».

Altra dottrina ritiene che il cuore del contenuto del diritto all’autodeterminazione informativa (a questo ci si riferisce quando si parla di privacy nelle moderne società dell’informazione) consiste nel potere attribuito all’interessato di ottenere la rettifica o l’aggiornamento dei propri dati personali inesatti o non aggiornati, oppure la cancellazione di informazioni trattate violando la legge. Solo attraverso questi strumenti è possibile mantenere il controllo sulla circolazione delle informazioni che ci riguardano, anche al fine di tutelare la nostra identità. Ciò significa, tra l’altro, poter chiedere la cancellazione dei dati che riflettono un’immagine di noi stessi così risalente nel tempo da non corrispondere più al nostro attuale modo di essere: in questi casi, e a determinate condizioni, è giusto riconoscere il cosiddetto diritto all’oblio.

Altra dottrina più recente (SCORZA) sostiene che per diritto all’oblio, si intende il diritto a che nessuno riproponga nel presente un episodio che riguarda la nostra vita passata e che ciascuno di noi vorrebbe, per le ragioni più diverse, rimanesse semplicemente affidato alla storia.

In realtà, sostiene questa dottrina, ci sono due diritti all’oblio. Il primo è quello tradizionale, sul quale abbiamo già una giurisprudenza. Per fare un esempio: se un regista decide di fare un film su un ex-terrorista – che magari ha espiato la sua condanna e si è rifatto una vita –  riportando nell’attualità una vicenda che è sepolta nella memoria dei più, ha dei limiti imposti dal diritto. La giurisprudenza, in questo caso, salvo un interesse attuale nella riproposizione di questa storia, sostiene che prevale il diritto del singolo.

Oggi, invece, quando si parla di diritto all’oblio in Rete lo si fa con un’accezione un po’ diversa, e questo è parte del problema anche dal punto di vista giuridico. In questo caso non si parla più del diritto di ciascuno a che altri non ripropongano fatti del passato, ma si discute anche della circostanza che ognuno avrebbe il diritto a riprendersi, diciamo così, dei tasselli della propria storia che sono pubblicati on line.

Con questa definizione, quindi, si affronta il concetto più moderno ed attuale del diritto all’oblio in rete che ha portato il noto studioso e blogger Peter Fleisher ad individuare gli 8 punti cardinali per la privacy online:

  1. Se posto qualcosa sul web, ho poi il diritto di cancellarlo?
  2. Se qualcuno copia il mio contenuto, ho il diritto di cancellarlo anche dall’altro sito?
  3. Se qualcun altro posta qualcosa su di me, ho il diritto di cancellarlo?
  4. Le piattaforme online hanno l’obbligo di cancellare le informazioni personali?
  5. Se si dopo quanto tempo?
  6. Internet deve imparare a dimenticare?
  7. Internet deve essere ripensato per essere più vicino alla mente umana?
  8. Chi ha il compito di decidere cosa può essere ricordato e cosa deve essere dimenticato?
Con In Pratica GDPR in pratica sei già prontoCon gli strumenti di supporto per l’applicazione del GDPR, puoi ottenere facilmente e velocemente indicazioni su come fare a svolgere una attività o risolvere un caso specifico.

Ma cerchiamo di ritornare a quello che è un concetto più ampio di diritto all’oblio per poi tornare al fenomeno Internet.

L’oblio è un diritto che va oltre la tutela della privacy e solo da poco ha trovato trova legittimazione nell’ordinamento nazionale ed europeo.

Frutto di elaborazioni dottrinarie, giurisprudenziali (In Italia assumono rilevanza alcune decisioni della Corte di Cassazione come Cass., 9/4/1998, n. 3679; Cass., 25/6/2004, n. 11864;  Cass., 05/04/2012, n. 5525Cass. 26/06/2013, n. 16111Cass. 24/06/2016, n. 13161) e principalmente delle Autorità Garanti europee è da intendersi quale diritto dell’individuo ad essere dimenticato; diritto che mira a salvaguardare il riserbo imposto dal tempo ad un notizia già resa di dominio pubblico.

Come fondamento normativo del diritto all’oblio, il Codice della Privacy prevede che il trattamento non sia legittimo qualora i dati siano conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo superiore a quello necessario agli scopi per i quali sono stati raccolti o trattati (art. 11 d.lgs. n. 196/2003). Lo stesso interessato ha il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l’aggiornamento, l’integrazione (art. 7 d.lgs. n. 196/2003).

Il diritto all’oblio si colloca, quindi, nel quadro dei diritti della personalità come una particolare forma di garanzia connaturata al diritto alla riservatezza e si distingue dal diritto all’identità personale che può essere definito come l’interesse di ogni persona a non vedere travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, professionale, a causa dell’attribuzione di idee, opinioni, o comportamenti differenti da quelli che l’interessato ritenga propri e abbia manifestato nella vita di relazione.

Il diritto all’identità personale è relativo alla tutela dell’immagine pubblica della persona, o comunque dell’immagine di sé che il soggetto intende proiettare nel mercato delle relazioni sociali (intendendo immagine in senso metaforico), mentre il diritto all’oblio attiene alla protezione di una sfera intangibile di intimità e riserbo dell’individuo, da mettere al riparo da intrusioni altrui. Quest’ultimo è stato invocato da parte di soggetti che, dopo aver conosciuto i loro quindici minuti di celebrità essendo stati protagonisti – talvolta loro malgrado – di fatti eclatanti, episodi di cronaca nera, e così via, sono stati successivamente “riscoperti” dai media (inchieste giornalistiche, documentari, film-verità, ecc.) e riportati così all’attenzione del pubblico. Si tratta quindi del diritto dell’individuo a non veder “risuscitare”, e proiettare agli occhi del pubblico, una propria identità ormai appartenente al passato, e che magari si è cercato faticosamente di emendare.

Nonostante la stretta contiguità tra riservatezza e oblio, i due concetti però non coincidono. Il diritto all’oblio può essere considerato in qualche misura speculare rispetto al diritto alla riservatezza, dal momento che il problema del diritto all’oblio si pone relativamente a situazioni che, per loro natura, nel momento in cui si sono verificate, non rientravano nell’ambito della tutela della riservatezza. E’ in ogni caso il tempo, il fattore che consente di distinguere i due concetti. Richiamandosi al diritto all’oblio s’intende, infatti, impedire che la notizia già pubblicizzata, resa nota, sfuggita alla sfera privata del soggetto, venga pubblicizzata nuovamente a distanza di un considerevole lasso di tempo. Il diritto all’oblio tuttavia non è rivolto a cancellare il passato, ma a proteggere il presente, a preservare il riserbo e la pace che il soggetto abbia ritrovato. Il diritto all’oblio è quindi il diritto di un soggetto a vedersi per così dire “dimenticato” dalle banche dati, dai mezzi di informazione, dai motori di ricerca che detengono i suoi dati in relazione ad un’attività di trattamento che sono autorizzati a compiere dal diretto interessato o dalla legge. Si pensi ad esempio al diritto di cronaca e ai dati immessi in rete da quelle testate giornalistiche che sempre più numerose si sono organizzate per rendere leggibili i loro articoli online.

Il problema del diritto all’oblio nasce storicamente in rapporto all’esercizio del diritto di  cronaca giornalistica. Difatti, presupposto perché un fatto privato possa divenire legittimamente oggetto di cronaca è l’interesse pubblico alla notizia. La collettività va informata con tempestività, in modo da poter conoscere l’accaduto in tempo reale e con completezza, così da fornirle una chiara visione del fatto.

Ma una volta che del fatto il pubblico sia stato informato con completezza, cessa l’interesse pubblico in quanto la collettività ha ormai acquisito il fatto. Non vi è più una notizia. Riproporre l’accadimento sarebbe inutile, poiché non vi sarebbe più un reale interesse della collettività da soddisfare. Non solo inutile per la collettività, ma anche dannoso per i protagonisti in negativo della vicenda.

Il diritto all’oblio è quindi la naturale conseguenza di una corretta e logica applicazione dei principi generali del diritto di cronaca. Come non va diffuso il fatto la cui diffusione (lesiva) non risponda ad un reale interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa.

Ma un ulteriore fondamento del diritto all’oblio va rinvenuto nell’art. 27, comma 3°, Cost., secondo cui “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”. E’ il principio della funzione rieducativa della pena. Questa, cioè, non deve avere soltanto la funzione di punire, ma anche (e soprattutto) quella di favorire il reinserimento sociale del condannato, la sua restituzione alla società civile. Ebbene, la pena non potrebbe assolvere alla funzione di restituire il condannato alla società civile se in quest’ultima rimanesse ben saldo il ricordo di quanto quel condannato ha fatto. Ricordo che sarebbe rafforzato proprio dalla riproposizione dello stesso fatto. E ciò dovrebbe valere tanto per i reati minori, quanto per quelli più efferati.

Ma con dei limiti. Vi sono fatti talmente gravi per i quali l’interesse pubblico alla loro riproposizione non viene mai meno. Si pensi ai crimini contro l’umanità, per i quali riconoscere ai loro responsabili un diritto all’oblio sarebbe addirittura diseducativo. O ad altri gravi fatti che vengono riproposti proprio perché non vengano dimenticati. O anche a vicende che si può dire abbiano modificato il corso degli eventi diventando Storia, come l’attentato al Papa, il “caso Moro”, i fatti più eclatanti di “Tangentopoli”. Qui non si può parlare di diritto all’oblio perché i fatti non diventano mai “privati”. Al contrario, sarebbe proprio la loro mancata riproposizione a porsi in contrasto con l’interesse pubblico, che qui prevale sempre sul diritto del singolo individuo a non essere più ricordato. Ma ad eccezione dei casi in cui l’interesse pubblico è destinato a non affievolirsi, il diritto all’oblio scatta sempre, a partire dal momento in cui cessa l’interesse pubblico intorno ad un fatto perché ormai acquisito. Per il protagonista in negativo della vicenda, quel fatto diventa “privato” ed acquista pienezza il suo diritto alla riservatezza.

Essendo il diritto all’oblio subordinato al perdurare della mancanza dell’interesse pubblico, può accadere che a distanza di tempo sorga un interesse pubblico alla riproposizione del fatto medesimo. E’ il caso di chi, essendo stato condannato per stupro anni prima, commette un’altra violenza sessuale appena uscito dal carcere.

Qui diventa legittima non soltanto la diffusione della notizia relativa all’ultima violenza, ma anche la rievocazione del vecchio delitto, poiché stimola nell’opinione pubblica l’inevitabile dibattito sulla funzione rieducativa del carcere, nonché sulle misure da adottare per contrastare un’autentica piaga sociale. Come è stata legittima la rievocazione, a distanza di trent’anni, del massacro del Circeo ai danni di Angelo Izzo, dopo che questi ne aveva replicato la ferocia smentendo così ogni ipotesi di ravvedimento.

Al diritto all’oblio, quindi, deve essere contrapposto il cd. “diritto alla storia”. In effetti, proprio sulla scorta di quanto affermato in sede di giurisprudenza comunitaria il diritto ad essere “dimenticati”, in tutto o in parte, va visto con particolare attenzione. Non sempre è giusto rimuovere dallo spazio pubblico un’informazione reale, veritiera e corretta, che quando è stata pubblicata era di sicuro interesse di cronaca e di sicuro interesse pubblico. E il tutto in nome dell’interesse del singolo.  A tale interesse può contrapporsi un interesse maggiore di carattere pubblicistico. In realtà la nostra storia ormai ci viene raccontata su Internet, o comunque in digitale.

Facendo passare, quindi, incondizionatamente questo principio che ciascuno di noi può riprendersi tutte le informazioni che lo riguardano pubblicate da terzi, fra quindici anni quando qualcuno (ammesso che Internet esista ancora) volesse ripercorrere la storia degli anni Duemila attraverso l’informazione on line, probabilmente trarrebbe l’errata conclusione che la nostra è stata un’età felice vissuta da gente per bene. È ovvio, infatti, che potendo, ciascuno andrà a togliere quello che non gli piace, in modo da avere la migliore “reputation” on line possibile.

L’attività giornalistica è stata modificata dallo sviluppo di Internet. La possibilità di raccogliere, incrociare, scambiare e archiviare informazioni personali si è enormemente accresciuta, consentendo una straordinaria circolazione e diffusione di conoscenze e di opinioni. La conseguenza è che oggi è divenuto estremamente difficile esercitare il diritto all’oblio in quanto le legittime richieste di cancellazione o aggiornamento devono anche tener conto dei diversi luoghi virtuali in cui tali informazioni compaiono: sul sito, sulla copia cache della pagina web, sui titoletti che costituiscono il risultato della ricerca tramite motore di ricerca.

Ognuno di questi luoghi ha un titolare di trattamento diverso e per i gestori dei motori di ricerca extraeuropei c’è l’ostacolo della disciplina applicabile. Una volta entrati nel circuito elettronico della rete, insomma, è davvero difficile far valere i propri diritti.

Nel testo del Regolamento il diritto all’oblio è recepito dall’art. 17 dove viene sancito che l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti:

a) i dati non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;

b) l’interessato ritira il consenso su cui si basa il trattamento e non sussiste altro motivo legittimo per trattare i dati;

c) l’interessato si oppone al trattamento dei dati personali e non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per procedere al trattamento;

d) i dati sono stati trattati illecitamente;

e) i dati devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell’Unione o degli Stati membri cui è soggetto il titolare del trattamento;

f) i dati sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione.

Inoltre sempre l’art. 17 chiarisce che il titolare del trattamento, se ha reso pubblici dati personali ed è obbligato a cancellarli, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione prende le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i responsabili del trattamento che stanno trattando i dati della richiesta dell’interessato di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.

Come cambia la legge sulle intercettazioni

Nuove regole per magistrati (e giornalisti). L’utilizzo di virus Trojan sarà consentito solo nelle indagini su mafia e terrorismo. Stop alla trascrizione di conversazioni irrilevanti

Mai più trascrizioni di intercettazioni irrilevanti per le indagini; regole per l’utilizzo dei virus-spia come il Trojan; solo “brani essenziali” e quando “è necessario” nelle ordinanze di custodia cautelare; un nuovo reato nel codice penale: la “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, punito con la
reclusione fino a 4 anni, accesso legittimo dei giornalisti alle ordinanze del gip, una volta che le parti ne hanno avuto copia. Questi i punti essenziali della nuova legge sulle intercettazioni, prevista dalla delega contenuta nella riforma del processo penale varata la scorsa estate.  Ecco, nel dettaglio, cosa prevedono i 9 articoli del provvedimento, un decreto legislativo approvato in via preliminare il 2 novembre scorso in Consiglio dei ministri e oggi giunto al via libera definitivo, dopo alcune modifiche introdotte a seguito dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti. 

Diffusione fraudolenta di registrazioni o conversazioni: pena fino a 4 anni

Reclusione fino a 4 anni per “chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute
fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte riservatamente in sua presenza o alle quali comunque partecipa”. Non c’è punibilità se la diffusione delle riprese o delle registrazioni è conseguente alla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Divieto di trascrizione degli ascolti irrilevanti

Il testo prevede il divieto di trascrizione “anche sommaria” delle “comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini, sia per l’oggetto che per i soggetti coinvolti”. Nel verbale delle operazioni va indicato solo data, ora e dispositivo su cui la registrazione è intervenuta.

Archivio in mano al Pm

A conservare verbali e registrazioni sarà il pubblico ministero in un archivio e sarà sempre il pm entro 5 giorni dalla conclusione delle operazioni a occuparsi
del deposito di tutti gli atti, formando un elenco delle conversazioni rilevanti ai fini di prova. Nel caso in cui vi sia un rischio di “grave pregiudizio per le indagini”, il giudice può autorizzare il pm a ritardare il deposito, ma non oltre la chiusura dell’inchiesta. I verbali e le registrazioni delle intercettazioni acquisite nel fascicolo di notizie di reato non sono coperti da segreto: il resto – le registrazioni non acquisite – sarà conservato nell’archivio del pm e sarà possibile chiederne la distruzione.

Uno strumento valido per cancellare articoli lesivi dalla rete

Si chiama privacygarantita.it una piattaforma web che si  occupa di cancellare contenuti indesiderati nel web. Con internet sempre più parte integrante della vita di tutti i giorni, l’Abruzzo si adegua alle nuove esigenze legate alla web reputation: nasce così  privacygarantita.it  il progetto imprenditoriale del  Manager Cristian Nardi. Si tratta di una piattaforma che consente di eliminare i contenuti indesiderati dal web mediante inscrizione al sito, una ‘attività assolutamente legata alla “reputazione online”, ormai fondamentale per molti professionisti e utenti della rete.

“La reputazione prima di tutto” è lo slogan del progetto della piattaforma intuitiva e veloce con soluzioni facilmente accessibili ai potenziali clienti. D’altra parte in un momento in cui la presenza “online” è sempre più rilevante e il web è utilizzato per business anche attraverso motori di ricerca, è diventato fondamentale che le ricerche non facciano emergere contenuti lesivi che possano danneggiare l’immagine dei professionisti e conseguentemente i loro business, in rete e non. Il percorso è complesso e può condurre a portare a un miglioramento della reputazione online dai 6 ai 12 mesi. La piattaforma privacygarantita.it consente a chi ha esigenze di questo genere di affidarsi a professionisti del settore che mettono in campo le proprie competenze, anche seguendo quanto stabilito dalla Corte Europea sul “diritto all’oblio“.

Alessandro Biancardi Prima Da Noi: Diritto all’oblio, morte del giornalismo

Nel vuoto legislativo che regola ( o meglio non regola) la materia, un giornale online abruzzese, Primadanoi, uno dei più attenti e prestigiosi e non solo a livello regionale, rischia la chiusura dopo la pesante sentenza di un giudice.

Primadanoi dovrà pagare una multa di circa 17 mila euro in nome di uno strano “diritto all’oblio” invocato dal tribunale per conto di un ricorrente.

“Il giudice unico del Tribunale di Ortona, Rita Di Donato, con una sentenza fotocopia rispetto a quella firmata dal giudice Rita Carosella, dello stesso tribunale, a marzo del 2011”, riferisce Ossigeno per l’informazione,l’Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso dalla Federazione italiana della stampa e dall’Ordine dei giornalisti, “ha condannato PrimaDaNoi.it al pagamento di oltre 17mila euro (tra risarcimento danni e spese legali) riconoscendo il diritto all’oblio, che in Italia non è ancora regolamentato da nessuna legge, e la prevalenza del diritto alla privacy sul diritto di cronaca”.

Sembra incredibile, ma “il giudice ha accolto la domanda dei ricorrenti sostenendo che la notizia, pur essendo vera e corretta”, andava cancellata dal sito, in contrasto con la tesi del giornale e del suo direttore Alessandro Biancardi, “che ha invece affermato l’interesse pubblico di conoscere i fatti anche a distanza di tempo”.

L’Espresso si è già occupato della questione e della sua pericolosità per l’esercizio pieno della libertà di informazione e del diritto dei cittadini ad essere informati, nel disinteresse generale dei politici e, soprattutto, dei giornalisti.

Già, perché il silenzio degli addetti ai lavori è quello che fa più scandalo. Pensate alle conseguenze se passasse in tutti i tribunali la linea dei magistrati abruzzesi: in pochi anni vedremmo sparire dagli archivi online le malefatte di tutti i mascalzoni italiani, a cominciare dai più noti che si annidano nei rami alti delle nostre screditate istituzioni e che non vedono l’ora di rifarsi una verginità cancellando il passato.

Cosa aspettano la Federazione della stampa e l’Ordine dei giornalisti a promuovere, magari proprio a Pescara, una manifestazione nazionale sul tema per sollecitare l’attenzione dei cittadini e magari pure quella, cosi distratta, dei politici, a cominciare da quelli abruzzesi?

Di mezzo non c’è solo il destino di una testata giornalistica, ma i principi  fondamentali del nostro ordinamento.

primadanoi

La candanna:

Il quotidiano PrimaDaNoi.it è stato condannato dal tribunale di Ortona per aver tenuto on line un articolo vero e corretto (17 mila euro tra risarcimento danni e spese legali)». A comunicarlo, attraverso una nota, è il direttore e editore della testata Alessandro Biancardi.

«La notizia contestata – spiga il giornalista – era relativa ad un fatto di cronaca avvenuto nel 2008 all’interno di un locale pubblico pescarese che ha avuto anche un risvolto penale. I personaggi coinvolti, titolari dell’impresa, avevano chiesto la rimozione dell’articolo.

Il giudice ha accolto la domanda dei ricorrenti sostenendo che la notizia (vera e corretta, si ribadisce) andava cancellata a differenza di quanto sostenuto dal giornale che ne ha sempre riconosciuto l’interesse pubblico, anche a distanza di tempo dai fatti».

Secondo quanto riferito da Biancardi il giudice avrebbe ritenuto che «Il persistere dei dati personali dei titolari del ristorante e il nome dell’esercizio abbia determinato una lesione al diritto alla riservatezza e della reputazione in relazione alla peculiarità dell’operazione di trattamento, caratterizzata da sistematicità e capillarità della divulgazione dei dati e alla natura degli stessi dati trattati, particolarmente sensibili attenendo a vicenda».

«Questa sentenza ci condanna per aver voluto difendere il diritto di ogni cittadino di conoscere e di sapere», commenta la redazione in un articolo. «Ci condanna perché siamo convinti che se un fatto è accaduto debba essere anche ricordato a beneficio di tutti. Ci spiace per i giudici ma la storia, i fatti, la memoria non si cancellano a colpi di sentenze. Siamo stati condannati perché ci hanno detto che quello che scriviamo ha una data di scadenza ma nessuno sa dirci qual è questa data. Il Ddl sul diritto all’oblio, pure messo a punto dalla politica di casa nostra ma mai divenuto legge, viene già applicato: chi vuole ripulire la propria immagine da notizie scomode può stare tranquillo».

«La Redazione da questo momento proclama uno sciopero a tempo indeterminato e nelle prossime ore si deciderà se riprendere gli aggiornamenti o concludere per sempre questa esperienza editoriale – commenta il direttore della testata – PrimaDaNoi.it è nato a settembre del 2005. Conta ogni giorno oltre 25 mila utenti ed è uno dei punti di riferimento dell’informazione abruzzese. In archivio ha oltre 90 mila articoli, inchieste e approfondimenti».

L’ORDINE DEI GIORNALISTI –

«Per la seconda volta lo stesso Tribunale, quello di Ortona (Chieti), con due sentenze di due giudici diversi, nello spazio di poco meno di un anno, ha condannato la stesso testata on line, primadanoi.it, per aver conservato una notizia di cronaca nel suo archivio elettronico.

Per la seconda volta l’ Ordine dei giornalisti d’ Abruzzo, nell’ esprimere solidarietà non formale ai colleghi della testata, ribadisce il concetto che in assenza di norme di legge sul diritto all’ oblio nel mondo di Internet, il vuoto legislativo non può essere colmato da una giurisprudenza territoriale che finora non ha trovato riscontri di sorta a livello nazionale. Se anche primadanoi.it avesse tolto la notizia il giorno successivo alla sua pubblicazione i motori di ricerca l’ avrebbero indicizzata ed oggi sarebbe comunque nella disponibilità dei fruitori della rete. Se anche primadanoi.it avesse accolto immediatamente la richiesta degli interessati ad oscurare la notizia dal proprio sito essa sarebbe comunque rintracciabile in rete nei siti di altre decine di organi di informazione.

Come si comporterebbe il tribunale di Ortona di fronte agli archivi elettronici che, a pagamento, consentono di accedere alle notizie di decenni addietro? Il diritto dei cittadini ad essere informati sui fatti della vita è un valore universale indiscutibile, come lo è quello del dovere dei giornalisti a non nascondere le notizie in loro possesso. Nel caso specifico tale diritto-dovere non è neppure mitigato dal vulnus alla persona o alla riservatezza del dato sensibile poiché si è trattato di un fatto di cronaca nera che attiene al più generale interesse pubblico. Siamo, dunque, in presenza, di una sentenza, reiterata, che colpisce con una certa ostinazione un mezzo di informazione che sta svolgendo correttamente la sua funzione pubblica».

SOLIDARIETÀ DI ASSOSTAMPA – «Il Sindacato giornalisti abruzzesi, pur non entrando nel merito della vicenda giudiziaria che ha visto soccombere in giudizio Primadanoi, esprime solidarieta’ al direttore e al corpo redazionale scesi in sciopero per difendere il diritto di cronaca rispetto al diritto della privacy, allorquando sono correttamente riportati i fatti anche in base a risultanze processuali.

Allo stesso modo il Sindacato giornalisti abruzzesi solleva con forza la necessita’ di una normativa chiara e senza zone d’ombra che disciplini il giornalismo sul web, per evitare in futuro il ripetersi di situazioni come quella di Primadanoi, che augura di vedere al più presto nuovamente a far sentire la sua voce indipendente e libera».

PAISSAN, LA PRIVACY NON C’ENTRA NULLA – «O è uno scherzo o è un attacco al diritto-dovere di informare». Non ha dubbi Mauro Paissan, docente di Deontologia del giornalismo alla Sapienza di Roma e per undici anni componente del Garante privacy, nel commentare la sentenza con cui il Tribunale di Ortona ha condannato la testata on line primadanoi.it.

Secondo Paissan «la normativa sulla privacy viene tirata in ballo a sproposito per imporre una data di scadenza a un servizio giornalistico. Neanche fosse un medicinale. Chi stabilisce, e con quale criterio, che dopo un certo periodo di tempo (dieci anni, due mesi, due giorni?) una certa informazione non può più essere mantenuta nell’archivio di un giornale? Una cosa è sottrarre la reperibilità di un articolo ai motori di ricerca per tutelare i diritti di una persona, tutt’altra cosa è intaccare l’intangibilità degli archivi storici, siano essi cartacei o on line. Nessuna decisione del Garante privacy e nessuna sentenza emessa al di fuori della provincia di Chieti è mai arrivata a tanto. Secondo la logica adottata dal magistrato di Ortona – osserva Paissan – dovrebbero essere chiusi tutti gli archivi elettronici dei maggiori quotidiani italiani (e delle maggiori testate internazionali), che rendono accessibili le pagine di svariati decenni, pagine che inevitabilmente contengono notizie sgradite a questo o a quello». «Mi auguro che la sentenza contro primadanoi.it possa essere rapidamente riformata», conclude Mauro Paissan.

L’avvocato online: perché e come scegliere la consulenza legale a portata di click

Sempre più utenti, ormai anche in Italia, cercano l’avvocato online. Cerchiamo di capire perché lo fanno, quali sono i servizi più richiesti ad un avvocato online, i vantaggi riscontrati e gli errori da non fare per conoscere meglio questa realtà che ormai ha preso piede nella ricerca avvocati in Italia.

In altri Paesi quella della ricerca degli avvocati su internet è una realtà consolidata da molti anni. Non solo: negli USA si tengono regolarmente udienze via skype, in Olanda sono stati aperti anche studi legali esclusivamente virtuali per servizi di consulenza giuridica personalizzata a tempi record. Non bisogna cercare fisicamente lo studio dell’avvocato né prendere appuntamento per una consulenza legale. E in Italia?

Basta dare un’occhiata rapida ai motori di ricerca per rendersi conto che molti utenti cercano avvocati online. La comparazione permette di scegliere tra i nominativi dei professionisti nella propria città e per la materia di specializzazione oppure in alternativa si può porre un quesito e lasciare che sia l’avvocato online esperto in quel settore a fornire un parere legale orientativo.

A livello pratico i vantaggi della consulenza legale online sono facilmente intuibili: si ottimizzano tempo e denaro.

Come emerge dall’analisi dei motori di ricerca e dalla presenza degli avvocati online, sono molto ricercati studi legali a Milano, a Roma e nelle altre grandi città. La ragione è facile da comprendere: prima di tutto è intuitivo che gli avvocati a Roma o Milano sono più numerosi che in città più piccole e quindi per i professionisti internet diventa uno strumento importante per distinguersi dalla concorrenza; d’altra parte per chi vive in città così grandi sarebbe impensabile bussare di porta in porta a tutti gli studi legali di Milano. Anche circoscrivendo la ricerca dell’avvocato in città ad alcune zone, la selezione potrebbe diventare estenuante: e sappiamo bene quanto nelle materie legali il tempismo possa essere determinante. Uno dei vantaggi della consulenza legale online è proprio la rapidità dei tempi di risposta.

Tuttavia non si deve commettere l’errore di pensare che la ricerca di avvocati online sia una soluzione utile potenzialmente solo per chi vive in realtà dispersive. Immaginiamo il caso diametralmente opposto, ovvero quello dell’utente che vive in un piccolo centro abitato dove l’unico studio legale è specializzato in una branca del diritto diversa da quella che attiene al suo caso o in cui lavori un professionista al quale, per ragioni personali di diversa natura, non si voglia affidare la propria difesa.

Abbiamo visto sopra come, contattando un avvocato online, sia possibile ottimizzare il tempo dedicato alla ricerca di un buon avvocato, il che si traduce anche indubbiamente in un risparmio economico (anche perché per la consulenza legale su internet il professionista non dovrà sostenere alcuni dei costi di gestione dello studio legale).

Ma attenzione a non cadere nell’errore di considerare la consulenza legale online come una prestazione dovuta a titolo gratuito e quindi a non pretendere il servizio dell’avvocato gratis. Ne parliamo con cognizione di causa perché sono molte le persone che a volte cercano una consulenza online gratuita per evitare di pagare l’onorario al professionista. Internet ha avuto il grande merito di rendere l’informazione accessibile su larga scala ma, contemporaneamente, anche la disinformazione è dilagata.

Un esempio tipico è quello delle diagnosi mediche: nel 99% dei casi ormai chi accusa dei sintomi di malessere fisico si affida alla rete in cerca di una spiegazione senza verificare l’attendibilità della fonte medica; lo stesso vale per il settore legale. Questa è una delle ragioni per le quali è auspicabile la presenza di professionisti in rete che mettano a disposizione degli utenti competenza e preparazione. E questa è la differenza in termini di attendibilità tra forum di consigli tra utenti e consulenze legali online fornite da avvocati.