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APPALTI PILOTATI E MAZZETTE IN ABRUZZO, 7 ARRESTI TRA POLITICI E IMPRENDITORI

Volanti della polizia

 L’AQUILA – Un sistema per manovrare appalti pubblici con circa 15 aziende specializzate che venivano fatte partecipare a gare già compromesse grazie ad accordi corruttivi con amministratori locali e pubblici funzionari e che, con offerte al ribasso, indirizzavano la gara verso l’impresa prescelta per l’occasione, determinando un vero e proprio cartello in grado di decidere l’esito delle commesse.

A far saltare il banco le indagini della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) affidate alla Polizia di Stato che oggi ha eseguito nelle province di L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per 7 persone.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, nei confronti di 7 persone, tra amministratori locali, pubblici funzionari e imprenditori che, secondo le accuse, farebbero parte del sistema illecito, da cui è scaturito il nome dell’operazione “Master list”, finalizzato a influenzare gli appalti pubblici in diversi comuni della provincia aquilana.

I provvedimenti del gip riguardano l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, il sindaco di Casacanditella (Chieti), Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila), e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne (Pescara).

I reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di corruzione, turbata libertà degli incanti , falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

Nel corso delle attività investigative sono stati registrati plurimi episodi di corruzione attraverso la dazione di denaro in contanti oppure sotto forma di consulenze, la sponsorizzazione di una società di calcio dilettantistica, dei subappalti a ditte di familiari degli indagati, l’acquisto di biglietti di lotterie patronali, il noleggio di tendoni per una festa e perfino contributi in beneficenza.

A innescare e dare il nome all’inchiesta è stata, tra le altre cose, una lista di ditte che, per l’accusa si dovevano spartire numerosi appalti sia in provincia dell’Aquila che nel resto della regione, scritte in un’agenda sequestrata nell’ambito della perquisizione effettuata ai danni di Giancaterino.

Per questo elemento, altri documenti e il materiale dei precedenti filoni, secondo la procura e le squadre Mobili delle questure dell’Aquila e Pescara, i 7 arrestati ai domiciliari di oggi sarebbero “inseriti in un collaudato sistema illecito”.

Il meccanismo più utilizzato, stando alle carte dell’accusa, da parte degli amministratori, tecnici e funzionari coinvolti, era quello di risppndere alle gare con le ditte d’accordo con chi avrebbe dovuto vincere tra di loro stabilendo insieme il massimo ribasso.

Naturalmente, l’obiettivo sarebbe stato quello di partecipare agli appalti e di far ruotare i vincitori.

L’INTERCETTAZIONE: ”15 DITTE E 10 SONO LE NOSTRE”

“Facciamo come l’altra volta… 15 ditte, e 10 sono le nostre”. È in questa intercettazione telefonica del 2015 tra il vice sindaco di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, che parla nella sua auto, e l’imprenditore Sergio Giancaterino, la descrizione, in estrema sintesi, del sistema illecito per controllare gli appalti pubblici portato alla luce dall’operazione “master list” della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) con 7 arresti ai domiciliari tra amministratori pubblici, funzionari e imprenditori.

Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari Francesca Proietti, l’indagine si è sviluppata su due procedimenti separati: il primo presso la procura avezzanese, “frutto di una serie di propalazioni accusatorie di un imprenditore, vittima di un ‘sistema tangentizio’ da parte di alcuni politici marsicani”. L’altro, inviato alla procura aquilana per competenza territoriale, nato da intercettazioni telefoniche e ambientali.

Le gare coinvolte nell’inchiesta sono 8. Per quanto riguarda il Comune di Canistro (L’Aquila), sono quelle relative alla sistemazione e ampliamento del cimitero comunale, al risanamento e consolidamento del cimitero della frazione di Canistro Superiore e alla sistemazione del municipio canistrese.

Per quanto riguarda Campotosto (L’Aquila), gli appalti riguardano la manutenzione dell’area di campeggio Capparella della struttura adibita a centro velico denominata Casa dei Pescatori, l’implementazione di servizi per la realizzazione della rete idrica nella stessa area, la chiusura della discarica in località Rapperduso.

Per quanto riguarda l’Unione dei Comuni delle Colline Teatine, di cui è capofila il Comune di Casacanditella, l’inchiesta ha indagato i lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle Grande del Comune di San Martino sulla Marrucina.

Per quanto riguarda il Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), infine, la gara per la manutenzione del depuratore di Capistrello (L’Aquila). (alb.or.)

UN ANNO DI INDAGINI

Gli investigatori, attraverso una vasta attività di intercettazioni telefoniche e ambientali durate un anno, hanno individuato quello che nel corso di una conferenza stampa in Procura, ad Avezzano, hanno definito “un cartello d’imprese” facente capo a un imprenditore di Pescara, Sergio Giancaterino, e ad un intermediario di Avezzano, Antonio Ruggeri, che avrebbero individuato una serie di ditte alle quali affidare i lavori, tutte segnate in un’agenda, una sorta di libro mastro, sequestrata dagli inquirenti.

Nell’ambito di una perquisizione in casa di uno degli indagati, la Polizia ha trovato ben nascosta anche una pen drive con una lista di ditte che, secondo l’accusa, avrebbero preso parte al disegno criminoso.

Secondo procura e investigatori, il metodo usato dagli indagati era quello di creare “nero utile al pagamento delle persone che poi avrebbero corrotto”.

Nel corso delle indagini, inoltre, gli inquirenti hanno scoperto che gli arrestati usavano un’auto come ufficio nella quale si svolgevano riunioni e si decidevano le strategie da usare.

Nell’ambito dell’inchiesta, iniziata nel 2015, sono coinvolte anche altre sei persone che nei prossimi giorni saranno ascoltate dagli investigatori.

All’esito degli interrogatori si deciderà se e come procedere nei loro confronti.

VENTURINI SI DIMETTE DAL CAM

C’è l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, tra i sette arrestati, tutti ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Master list” su presunti appalti e gare truccate in Abruzzo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila).

Venturini si è dimesso stamani dal suo incarico.

Il Cam è una società pubblica del ciclo idrico integrato, molto influente sul territorio che nel corso degli anni ha accumulato debiti milionari.

Venturini ha sostituito lo storico presidente, Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio (L’Aquila) esponente del Pd coinvolto in una precedente indagine della procura di Avezzano per presunte mazzette e turbativa d’asta in alcuni appalti nella Marsica.

I provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, su richiesta dei sostituti procuratori Roberto Savelli e Maurizio Maria Cerrato, riguardano amministratori, tecnici e imprenditori.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla squadra mobile di L’Aquila guidata dal dirigente Tommaso Niglio.

Mazzette e appalti: liste con i soldi e i nomi dei politici 

Investigatori e magistrati che conducono l'inchiesta

Investigatori e magistrati che conducono l’inchiesta

Trovate dalla polizia e consegnate alla Procura: ci sono Cialente e Tedeschi. L’ex sindaco dell’Aquila si infuria: «Denuncio chi mi tira in ballo».

VEZZANO. Spuntano i nomi di politici in due documenti trovati nelle mani di Sergio Giancaterino, l’imprenditore di Penne arrestato insieme ad altre sei persone, fra cui l’amministratore delegato dimissionario del Cam, Giuseppe Venturini, nell’ambito dell’inchiesta su appalti e mazzette. Tra i nomi, accanto a presunte somme di denaro, anche quelli di Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila, e di Gianfranco Tedeschi, attuale sindaco di Cerchio. Entrambi, è bene chiarirlo, non indagati dalla Procura di Avezzano. Ma gli stessi magistrati, nell’ordinanza che ha portato ai provvedimenti di custodia cautelare, fanno riferimento ai documenti. Di cui parlano gli arrestati Giancaterino e Antonio Ruggeri in un’intercettazione che risale al primo marzo 2016. Scrive la Procura: «Giancaterino e Ruggeri si sono lungamente soffermati su due distinte contabilità: una relativa alle elargizioni compiute in favore di funzionari pubblici (dal sindaco di Casacanditella, a Tedeschi Gianfranco, la cui posizione non forma oggetto specifico della presente domanda cautelare, Massimo Cialente, la “Fondazione”, spesso utilizzata per le “sponsorizzazioni”) e l’altra relativa al “compenso” dello stesso Ruggeri, per l’apporto causale dato in relazione alle molteplici gare “vinte” dal Giancaterino. Non solo. I due interlocutori hanno parlato anche delle modalità di pagamento».
Questi i dialoghi agli atti. Ruggeri: «…Ho messo… ho messo tutto Sergio… pure benzina…».
Giancaterino: «Massimo, chi è Massimo?».
Ruggeri: «Cialente…».
Giancaterino: «…E…».
Ruggeri: «… Ti ricordi… questo qui… fondazione …inc… ti ricordi, ne abbiamo fatto uno… lo portammo io e te e uno… due e cinque… inc… ti ricordi?».
Giancaterino: «Sì, sì».
E, ancora, in riferimento a Tedeschi.
Giancaterino: «Questo chi è GT?».
Ruggeri: «Gianfranco Tedeschi».
Giancaterino: «E… non lo sapevo».
Ruggeri: «A vedè quanto gli hai dato Sergio… è?».
Giancaterino: «E… si lo so una ventina di mila euro gli ho dato…».
Ruggeri: «E… oh Sergio so preciso?».
Giancaterino: «Sì, sì, sì».
L’ex sindaco dell’Aquila, contattato dal Centro, si infuria. «Ma affari di che? Non faccio affari con nessuno, figuriamoci nella Marsica», sottolinea Cialente, «Ruggeri lo conosco, lui aiutò due famiglie in difficoltà attraverso un alto prelato di Roma. Secondo me millanta. Per chi tira fuori il mio nome casca la denuncia». E pure Tedeschi nega ogni coinvolgimento. «Conosco Ruggeri, Di Pietro, Venturini», afferma il primo cittadino di Cerchio, «e con Giancaterino ho lavorato, ma nel 2013-2014, prima di questi fatti. Non ho avuto mai elargizioni, mai regalie, anzi. E poi per me, se proprio devo dirla fino in fondo, sono tutte brave persone».
Ruggeri, in un caso, tira in ballo anche l’ex sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio (anch’egli estraneo all’inchiesta). E lo fa con un messaggio a Venturini: «Ho colazionato con Di Pangrazio sei intoccabile». In questo modo Ruggeri, che per la Procura è l’uomo che gestiva i rapporti fra politici e imprenditori, voleva intercedere per la conferma dell’ingegnere di Tagliacozzo ai vertici del Cam. In cambio di favori nella gestione di lavori (depuratore Capistrello). Di Pangrazio non ha voluto fare commenti sulla vicenda.
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Corruzione e mazzette, così si pilotano gli appalti 

I risvolti dell’inchiesta che ha portato a 7 arresti e 5 indagati. Ai domiciliari anche il sindaco di Casacanditella e un dirigente del Cam nella Marsica. Tra i favori un lavoro alla fidanzata e l’acquisto dei biglietti della lotteria

AVEZZANO. È il 16 luglio 2015. Al telefono c’è Giuseppe D’Angelo, 60 anni, sindaco del Comune di Casacanditella, nel Chietino: «Fammi vedere quanti soldi manda questo… inc… quando prima mo mi arrestano a me…». Prendeva la tangente e profetizzava un incubo. Due anni più tardi, lo hanno svegliato gli agenti della squadra mobile dell’Aquila, agli ordini del dirigente Tommaso Niglio, che all’alba hanno bussato alla porta della sua abitazione di contrada del Salice per consegnargli il mandato d’arresto. Copione ripetuto nelle case di altri sei indagati, tutti agli arresti domiciliari, come lo stesso D’Angelo, con accuse che vanno dalla corruzione, alla turbativa d’asta, fino al falso ideologico. La Procura di Avezzano ritiene di avere smontato un «malcostume dilagante nella gestione e nell’affidamento degli appalti in regione». Le misure cautelari hanno riguardato Giuseppe Venturini, 49 anni di Tagliacozzo, amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Antonio Ruggeri, 68 anni di Avezzano, l’uomo che vantava importanti conoscenze in Vaticano e rappresentava il collante fra i politici e gli imprenditori, Antonio Ranieri, 43enne dell’Aquila, geometra, ex Responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto e impiegato in Regione, Paolo Di Pietro, 51 anni, dipendente Cam, ex vicesindaco di Canistro, attuale consigliere di maggioranza e in passato braccio destro dell’ex assessore regionale Angelo Di Paolo (estraneo all’inchiesta, ndr), e gli imprenditori Sergio Giancaterino, 65 anni di Penne, titolare della Giancaterino costruzioni sas, ed Emiliano Pompa, 40enne di Montorio al Vomano, legale rappresentante della Porcinari costruzioni srl. Cinque gli indagati: il sindaco di San Martino sulla Marrucina, Luciano Giammarino, ispettore capo della polizia di Stato, i fratelli imprenditori Florideo e Silvano PrimaveraDomenico Primante e l’attuale vicesindaco di Sante Marie, Vincenzo Zangrilli. L’inchiesta è stata coordinata dai sostituti procuratori Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, mentre i provvedimenti portano la firma del gip del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti.
Più di un anno di indagini e un corposo dossier fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo la Procura, gli indagati hanno addomesticato le gare d’appalto. A Canistro l’inchiesta ha riguardato i lavori di risanamento e consolidamento del cimitero. L’ex vicesindaco Di Pietro, stando alle accuse, avrebbe ottenuto un’opera in subappalto per un importo di 5mila euro in favore della ditta del fratello Antonio. Inoltre, gli imprenditori Giancaterino e Pompa avrebbero promesso a Di Pietro 20mila euro quale compenso per l’aggiudicazione della gara da 477.790 euro per la sistemazione dell’edificio comunale (accordo non andato a buon fine per un esposto anonimo che ha costretto il Comune a fare una gara regolare). A Campotosto gli appalti hanno riguardato la manutenzione dell’area di campeggio Capparella e del centro velico denominato Casa dei pescatori, oltre a interventi di bonifica nell’ex discarica in località Reperduso. In cambio, l’ex responsabile del Rup, Antonio Ranieri, sempre stando alle accuse, ha ottenuto un incarico retribuito per la fidanzata psicologa, chiamata come formatore in un corso di FormAbruzzo nella sede di via Pertini ad Avezzano. C’è quindi il fronte delle aste pubbliche bandite dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine, di cui Casacanditella è capofila. Al centro dei presunti illeciti ci sono i lavori per l’area a rischio idrogeologico della località Colle grande del Comune di San Martino sulla Marrucina. Per oliare i meccanismi in favore dell’impresa di Giancaterino o di ditte collegate, come sostengono i pm, il sindaco D’Angelo si è fatto dare denaro (per complessivi 12.400 euro). Consegne camuffate con diverse modalità, fra le quali l’acquisto di biglietti della lotteria patronale, il noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza. A Capistrello, poi, il lavoro degli inquirenti si è concentrato sulla gara per la manutenzione del depuratore eseguita dal Cam in località Santa Barbara. Per l’accusa, l’imprenditore Giancaterino, con l’intercessione di Ruggeri, avrebbe fatto avere all’amministratore Venturini somme di denaro. E anche l’Ad, per il quale si ipotizza anche il reato di violazione di segreti d’ufficio, avrebbe oliato i meccanismi della gara d’appalto in cambio di un aiuto politico per la riconferma al Cam.
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FAVORI E MAZZETTE ONPI L’AQUILA: A GIUDIZIO SEGRETARIO COMUNE, FUNZIONARIA E UN ALTRO

L’AQUILA – Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, nell’ambito dell’inchiesta sul Centro servizio anziani ex Onpi ha disposto oggi il rinvio a giudizio per tre imputati: Patrizia Del Principe, funzionaria comunale e coordinatrice della struttura, Carlo Pirozzolo, segretario generale uscente del Comune capoluogo, e Bruno Galgani, imprenditore reatino titolare della ditta “Logistica e servizi”. La prima udienza dibattimentale è prevista per il prossimo 18 gennaio. I tre sono stati indagati nel settembre 2015 dai sostituti procuratori Stefano Gallo Fabio Picuti. Oggi l’accusa era rappresentata da David Mancini, che potrebbe occuparsi del processo. Le indagini sono state condotte dalla squadra Mobile del capoluogo, all’epoca coordinata dal dirigente Maurilio Grasso. Pirozzolo e la Del Principe sono accusati di aver tentato di condizionare, predeterminandone l’esito a loro favore, i contenuti del bando di concorso pubblico indetto dall’amministrazione nel 2014 per la copertura del posto di direttore della residenza “Cardinale Corradino Bafile” meglio nota come ex Onpi, organo strumentale del Comune. Un concorso che, alla fine, la Del Principe, che era l’unica concorrente, non ha neanche superato. La funzionaria comunale è accusata anche di aver incassato una tangente in cambio dell’affidamento di incarichi per traslochi in 36 camere della struttura, lavoro da oltre 16 mila euro. Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in un bando di gara. A fine ottobre di due anni fa il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca della sospensione dai pubblici uffici per un anno della Del Principe. Viceversa, poche settimane dopo, è stata annullata la sospensione dell’incarico per Pirozzolo, tornato al suo lavoro. La Del Principe è assistita dagli avvocati Roberto Madama Claudio Verini mentre il legale del segretario è Carlo Benedetti, ex presidente del Consiglio comunale.