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Montesilvano incidente in moto: Gravi due ragazzi di collecorvino.

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Video Moto Scooter incidente via vestina oggi

E successo questa sera intorno alle 18.30 due ragazzi di Colle Cervino 18 anni circa percorrevano LA VIA VESTINA MONTESIVLANO a bordo di uno scooter 50 , stando a quando raccontato da alcuni testimoni, una panda di colore bianco guidata da una signora di 40 anni circa , nel copiere la manovra di retromarcia a colpito in pieno i due ragazzi, uno dei due ragazzi è rimasto gravemente ferito con perdita di sangue dalla carotide. Il caso a voluto che una ambulanza si è trovata nei pressi dell’incidente, in brevissimo tempo sono arrivate altri soccorsi per assistere i due. I genitori di entrambi sono stati prontamente avvertiti dal pronto soccorso dell’ospedale. Attualmente la prognosi è ancora riservata.

Omicidio Pavone, la Cassazione conferma la condanna a 19 anni per Gagliardi

Caduta l’aggravante della premeditazione, resta la condanna a 19 anni per omicidio volontario. Per l’ex dipendente delle Poste, ora ai domiciliari con il braccialetto elettronico, potrebbero aprirsi le porte del carcere

MONTESILVANO . Fu Vincenzo Gagliardi a sparare il colpo che ferì e poi uccise Carlo Pavone. A stabilirlo è il verdetto della prima sezione della Corte di Cassazione, giunto nella tarda serata di ieri, che ha riconosciuto il dipendente postale di Chieti colpevole dell’omicidio volontario dell’ingegnere informatico. È caduta definitivamente, tuttavia, l’aggravante della premeditazione.
È un filo sottile quello che separa la “premeditazione” dalla “preordinazione”, un sofismo giuridico che per Gagliardi si è rilevato determinante, ai fini della determinazione della pena, che resta confermata a 19 anni come aveva stabilito la Corte d’appello dell’Aquila lo scorso anno. I giudici aquilani avevano rideterminato la pena inflitta in primo grado, sostenendo che sì, si era trattato di omicidio volontario, ma che non c’era stata premeditazione. Una decisione contro la quale lo stesso procuratore generale presso la Corte d’appello, Romolo Como, aveva presentato ricorso per Cassazione, chiedendo l’annullamento della sentenza. Come si fa, aveva in sostanza sostenuto Como, a non considerare premeditazione le ricerche fatte su internet alcuni mesi prima dell’agguato, a caccia di informazioni sul potenziale letale di un’arma, un fucile Flobert calibro 9, che guarda caso era dello stesso tipo di quello usato per sparare alla testa dell’ingegnere? Secondo Como questa, e altre circostanze, dimostravano «che Gagliardi si era portato sul luogo del delitto già munito dell’arma in precedenza ricercata».
Contro la sentenza di appello si era costituito, con altre motivazioni, anche Gagliardi, difeso dagli avvocati Umberto Del Re e Barbara Santoleri, sostenendo che la tempistica dell’omicidio non fosse compatibile con i suoi spostamenti, e che quindi, in sostanza, non si trovava sulla scena del crimine nel momento in cui questo veniva commesso.
Gli avvocati Massimo Galasso e Marino Di Felice, che assistono i fratelli della vittima, Adele e Rocco Pavone, parti civili nel processo, ai giudici del Palazzaccio hanno invece chiesto il rigetto del ricorso presentato dai difensori di Gagliardi e l’accoglimento di quello di Como.
L’agguato si era verificato nella serata del 30 ottobre 2013. Pavone, dopo aver cenato, era sceso per gettare la spazzatura e non era più risalito. A trovarlo era stato un passante, che aveva sentito dei lamenti. L’ingegnere morì un anno più tardi senza essersi mai risvegliato dal coma. In primo grado Gagliardi aveva scelto la strada del rito abbreviato, ed era stato condannato a 30 anni di carcere per omicidio premeditato. In appello, invece, la condanna è stata ridotta perché è caduta l’aggravante della premeditazione.
Una tesi, quella della mancanza di premeditazione, sostenuta ieri anche dal procuratore generale della Corte di Cassazione, secondo il quale Gagliardi (che ha sempre negato ogni coinvolgimento nel delitto), avrebbe premuto il grilletto, ma senza premeditazione. Semmai, ha detto il togato, ci sarebbe stata solo preordinazione. Sarebbe mancato l’elemento “cronologico”, cioè un apprezzabile lasso di tempo tra la pianificazione e la realizzazione del delitto. Predisporre le armi per compiere un delitto, anche in base a precedenti orientamenti giurisprudenziali della Cassazione, dunque, costituirebbe solo preordinazione. Ed è questa la differenza in base alla quale è stata confermata la condanna a 19 anni invece dei 30 originari. Nel suo intervento, tuttavia, il pg ha ritenuto insussistenti le argomentazioni fornite a difesa di Gagliardi, che aveva anche provato a confutare la validità di una delle prove acquisite dagli investigatori. Si tratta del sacchetto contenente alcuni capi di abbigliamento dell’uomo, che erano stati consegnati ai carabinieri dalla moglie di Gagliardi.
«È stata messa la parola fine a una vicenda dolorosa», ha detto l’avvocato Galasso, «e ora c’è la certezza che è stato lui ad assassinare Pavone».
Per Gagliardi, ai domiciliari con il braccialetto elettronico, ora potrebbero aprirsi le porte del carcere.
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Montesilvano, ladro in trasferta ruba una Panda: arrestato mentre fa rifornimento

Il serbatoio dell’utilitaria era in riserva e i carabini

MONTESILVANO. Mai tenere il serbatoio dell’auto con il pieno di benzina. Lo sanno bene il proprietario di una Fiat Panda 4×4, ma soprattutto il tizio che ha tentato di rubarla. Arrivato a Pescara in pullman da Salerno con un biglietto di sola andata, infatti, il ladro è riuscito sì a rubare l’utilitaria a Montesilvano (Pescara), ma è stato bloccato e arrestato dai carabinieri mentre faceva rifornimento.

In manette, ieri pomeriggio, con l’accusa di furto, è finito un 54enne di Castel San Giorgio (Salerno). È stato il proprietario dell’auto rubata, una Fiat Panda 4×4, a lanciare l’allarme al 112 dopo aver visto l’uomo che fuggiva con il suo veicolo, parcheggiato sotto casa. Avviate le ricerche, il 53enne è stato individuato in una stazione di rifornimento, a Città Sant’Angelo: l’auto infatti era in riserva ed evidentemente il ladro in trasferta aveva intenzione di fare un lungo viaggio in autostrada. Alla vista dei militari, il ladro è fuggito a piedi, ma i carabinieri sono riusciti a bloccarlo dopo averlo inseguito per alcune centinaia di metri. Nel quadro d’accensione dell’auto, danneggiato e forzato, c’era una chiave decodificata. Convalidato l’arresto, l’uomo è finito ai domiciliari. La Panda è stata restituita ai proprietari.

Inseguimento a Montesilvano, i ladri abbandonano auto e refurtiva

La vettura era stata rubata a Bucchianico ed è stata segnalata dai cittadini di Loreto Aprutino. La gang è riuscita a fuggire

MONTESILVANO. Rocambolesco inseguimento, nella scorsa notte, a Cappelle sul Tavo: la corsa si è conclusa con un’automobile abbandonata in strada. A bordo del veicolo, una Volksvagen Golf, c’erano un televisore quaranta pollici, due tablet, circa 140 Gratta e vinci di vario taglio e 400 euro in contanti. Si tratta probabilmente di una banda di ladri che nel fine settimana ha messo a segno furti nell’area Vestina. I carabinieri della Compagnia di Montesilvano stavano presidiando l’area di Cappelle, dopo che alcuni cittadini avevano segnalato, a Loreto Aprutino, i movimenti sospetti di una Golf bianca. I militari hanno intercettato il mezzo a Cappelle, all’altezza della rotatoria sulla strada statale 151. Ne è scaturito un inseguimento in una strada interpoderale che costeggia il cimitero. I ladri hanno poi abbandonato il veicolo e sono fuggiti a piedi. Dai successivi accertamenti è emerso che il mezzo era stato rubato a Bucchianico lo scorso 29 settembre. In corso accertamenti sulle impronte digitali presenti nell’automobile. Il materiale trovato nel veicolo è stato restituito ai proprietari. Alle operazioni di ricerca da parte dei carabinieri, iniziate alle 5 e andate avanti tutta la mattina, ha preso parte anche un elicottero dell’Arma. L’intervento dei militari ha probabilmente impedito alla gang di mettere a segno altri colpi.

Ragazzo ucciso, il ricercato maledetto anche dalla figlia

«Se sei stato tu meriti di fare la peggiore fine». Sull’uomo di Montesilvano (Pescara) ricercato per l’omicidio di Antonio Bevilacqua, il rom di 21 anni ucciso con un colpo di fucile la notte tra venerdì e sabato nel risto pub Birra Mi di via Verrotti, cade ora anche la maledizione della figlia Amanda, che su facebook posta un lungo sfogo contro il padre. Senza giri di parole, lo accusa di essere un violento e di aver costretto per questo, 20 anni fa, la madre a lasciarlo. E anche la mamma del ricercato, in un video, supplica di consegnarsi. Terra bruciata da parte della famiglia, insomma. Amanda non si fa capace, anche perché lei Antonio lo conosceva e pure bene. Era stato suo compagno di scuola. «Mi ricorderò di te tra i banchi. Riposa in pace Antó», aveva scritto sabato dopo aver letto la notizia del delitto. Non poteva neppure immaginare il coinvolgimento di suo padre come principale sospettato per l’assassinio del suo amico. E sono state proprio le parole della ragazza a tenere banco ieri al funerale del giovane rom. Parole che hanno colpito tutti