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Traffico Di Rifiuti E Riciclaggio: 13 Arresti Tra Reggio Calabria, Cosenza, Palermo, Campania E Puglia

Operazione “All black”, traffico di rifiuti: arresti tra Lecce, Taranto, Brindisi, Palermo, Cosenza, Reggio Calabria, Salerno, Napoli e CasertaIn corso di esecuzione in Puglia, Sicilia, Calabria e Campania un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone, ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e riciclaggio.

L’operazione “All black” dei carabinieri del Noe con i finanzieri del comando provinciale di Taranto, è coordinata dalla Dda di Lecce. Gli arresti vengono eseguiti nelle province di Lecce, Taranto, Brindisi, Palermo, Cosenza, Reggio Calabria, Salerno, Napoli e Caserta.

In corso anche sequestri per diverse centinaia di migliaia di euro.


Coronavirus, I DATI Di Oggi In Sicilia: 3 morti, 786 guariti e 405 nuovi casi Positivi. Il BOLLETTINO Ufficiale

Coronavirus, il bollettino della Regione Sicilia di oggi 16 Maggio: il numero dei tamponi effettuati, dei ricoveri, dei contagi e dei guaritiOggi, 16 Maggio, in Sicilia ci sono stati 3 morti, 786 guariti e 405 nuovi casi positivi al Coronavirus su 19.189 persone sottoposte a tampone. Nelle ultime 24 ore in Sicilia è risultato positivo il 2,1% dei soggetti sottoposti a test.

Il numero dei casi in Sicilia dall’inizio della pandemia è di 220.055 persone su 1.633.067 soggetti sottoposti a test. La percentuale dei positivi sui controllati è del 13,47%. In Sicilia sono state sottoposte a tampone 7,4 persone per ogni positivo. 

Il bilancio aggiornato ad oggi in Sicilia è di:220.055 casi totali

5.663 morti197.233 guariti 17.159 attualmente positivi812 (-21) ricoverati in ospedale (4,73%)118 (+4) ricoverati in terapia intensiva (0,68%)16.229 (-337) in isolamento domiciliare (94,58%)Ecco il grafico con l’andamento dei nuovi casi di contagio giornaliero in Sicilia:


Termini Imerese, arrestati i vertici della Blutec. Sequestrata l’azienda, “Distratti i fondi per l’ex Fiat”

Arresti domiciliari per il presidente del Cda e l’amministratore delegato. “Malversazione ai danni dello Stato”: la Finanza blocca i 16,5 milioni, l’ammontare del finanziamento che sarebbe stato distratto. Una parte dei fondi investiti in titoli esteri

di SALVO PALAZZOLO

Fino a qualche giorno fa, assicuravano di avere un progetto serio di rilancio per l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Questa mattina, i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno notificato al presidente del consiglio di amministrazione e all’amministratore delegato della Blutec spa un provvedimento di arresti domiciliari. E l’intera società con sede in provincia di Torino, a Rivoli, è stata sequestrata. Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi sono accusati di malversazione ai danni dello Stato. Nei loro confronti è scattato anche un provvedimento di interdizione, per 12 mesi non potranno esercitare “imprese e uffici direttivi”, così recita il provvedimento del gip di Termini, Stefania Galli. Di Cursi è in questo momento all’estero, sta rientrando in Italia.

I due manager avrebbero distratto 16 dei 21 milioni di euro di contributi statali che dovevano rappresentare una grande occasione di sviluppo per 700 lavoratori. Questa l’accusa emersa dalle indagini della Guardia di finanza di Palermo, coordinate dalla procura di Termini Imerese guidata da Ambrogio Cartosio. Ed è stato firmato pure un sequestro cosiddetto per equivalente, da 16,5 milioni, la cifra che sembra essere svanita nel nulla. Il progetto di riconversione per il polo di Termini doveva essere concluso entro il dicembre 2016, poi una nuova scadenza era stata concessa al giugno 2018.

Nel gennaio dell’anno scorso, era scattata la revoca del finanziamento da parte di Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa), l’azienda aveva presentato una nota in cui si attestavano spese già effettuate per 16,5 milioni di euro. Una dichiarazione falsa, secondo la ricostruzione degli investigatori guidati dal colonnello Cosmo Virgilio. i soldi sarebbero stati utilizzati dalla società per tutt’altri investimenti: 8 milioni, sono finiti su alcuni titoli esteri, attraverso due passaggi alla filiale milanese del Credit Suisse. E, adesso, il gip ha nominato un amministratore giudiziario per la Blutec, si tratta del commercialista palermitano Giuseppe Glorioso.

Questa mattina, dunque, la svolta a sorpresa nella vertenza Blutec, mentre da settimane i lavoratori continuano le manifestazioni di protesta: 570 sono in cassa integrazione, mentre 130 sono in azienda, impegnati in progetti di formazione. Qualche giorno fa, i delegati della società avevano annunciato l’interessamento di un gruppo cinese, ma dei finanziamenti ricevuti nessuna notizia.

A fine febbraio, a Termini Imerese, era arrivato anche il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, per annunciare la proroga degli ammortizzatori sociali scaduti a dicembre, e soprattutto per lanciare un appello all’azienda: “Gli impegni presi vanno rispettati”. Ma è arrivato prima il provvedimento della magistratura.

fonte: repubblica.it

Il relitto dell’incrociatore “Giovanni delle Bande Nere” localizzato nei fondali di Stromboli

Il cacciamine Vieste della Marina Militare, durante un’attività di verifica tecnica e sorveglianza dei fondali nel mar tirreno presso l’isola di Stromboli, ha ritrovato il relitto dell’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere affondato nel 1942. Il relitto è stato localizzato e identificato a circa 11 miglia nautiche a sud dell’isola di Stromboli a una profondità compresa tra i 1460 e i 1730 metri, in una posizione compatibile con quella del suo affondamento avvenuto il 1 aprile del 1942, mentre era in trasferimento da Messina a La Spezia, per effettuare alcune riparazioni in arsenale scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra. Durante la navigazione, intorno alle 9.00, fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico h.M.S. Urge. L’incrociatore, spezzato in più tronconi, affondò rapidamente. Nell’evento perì gran parte dell’equipaggio.

“Benedetto autismo”, il grande affare delle coop sociali gestito dall’ex deputato arrestato per mafia

Dall’inchiesta su Paolo Ruggirello salta fuori il business delle cooperative riconducibili all’ex parlamentare del Pd. Che garantivano soldi grazie alle buone relazioni con gli uffici della Regione. E lui al telefono diceva: “Benedetto autismo

di MARCO BOVA

Ogni vulnerabilità era pronta a diventare un business. Dalle procedure per l’accreditamento, all’affitto dei locali fino alle assunzioni. A creare e tenere in vita i progetti delle coop era Paolo Ruggirello, l’ex deputato all’Ars arrestato martedì dai carabinieri nell’ambito del blitz “Scrigno”. Con lui sono finiti in carcere altre ventiquattro persone, tra cui i fratelli Francesco e Pietro Virga (figli del capomafia Vincenzo, in carcere dal 2001) ritenuti a capo della famiglia di Trapani e il loro luogotenente Franco Orlando ma i boss nei progetti sanitari non c’entrano nulla.

Ruggirello faceva tutto da solo, con l’aiuto di medici, funzionari e dirigenti delle Asp, delle Asl, della Regione, dei comuni e contattando perfino l’allora assessore alla Sanità Gucciardi. C’era Ruggirello alle spalle della “Serenità società cooperativa sociale onlus”, impegnata nel settore dell’assistenza sociale residenziale e di fatto gestita da Stefania Mistretta, psicoterapeuta legata sentimentalmente a Ruggirello. Il politico si era occupato “dell’accreditamento” utile alla concessione dei fondi pubblici ma era pronto a creare una società per investire sul «benedetto autismo», così diceva intercettato al telefono. La patologia era finita al centro di uno dei progetti della coop, un “Centro per l’autismo” attivato a Marsala, in contrada Strasatti.

Lui si occupava di tutto e quando le pratiche non andavano avanti alzava la cornetta e tutto si sbloccava. «Amici miei che si sono aggiudicati una gara riguardante il sociale stanno avendo dei problemi», diceva Ruggirello al sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo prima di fiondarsi a casa sua per parlarne. Quando i problemi nascevano alla Regione, chiedeva l’intervento del ragioniere generale Salvatore Sammartano, e appena venivano risolti bastava un semplice sms con scritto «Grazie», come accadde con l’allora direttore dell’Asp, Fabrizio De Nicola. Oltre al “Centro per l’autismo” la coop gestiva anche un altro progetto. Si tratta di una “Casa di accoglienza a favore di gestanti, ragazze madri e donne in difficoltà» attivata nella frazione trapanese di Guarrato, il quartier generale del politico trapanese. Il centro sorge all’interno dell’ex sede della Banca Industriale Trapanese, l’istituto finanziario acquistato negli anni ‘70 dal padre di Ruggirello, Giuseppe, che da piccolo ragioniere avviò una scalata economica diventando anche presidente del Trapani calcio, prima di finire in un’indagine su Enrico Nicoletti, all’epoca cassiere della banda della Magliana. Per l’affitto dei locali, di proprietà di Paolo Ruggirello, la coop pagava 24 mila euro all’anno e inoltre il politico era riuscito a far assumere sua moglie e la fidanzata del nipote Nicola Sveglia, già consigliere comunale a Trapani. Da tempo l’accreditamento delle coop era diventato il suo core business.

«L’accordo con Ruggirello, con me è che lui vuole salvare a Lillo e in contropartita, io ho un progetto da presentare e lui me lo fa approvare, per fare una cosa per anziani». A parlare ad ottobre 2013 è Francesco Marino, consigliere comunale di Castelvetrano. Lillo, invece, è Calogero Giambalvo, finito in una controversa vicenda giudiziaria che nonostante la sua assoluzione in appello portò allo scioglimento del comune di Castelvetrano. Poi ci sono anche i nomi di altri politici siciliani, tuttora in auge. «Quando io ho iniziato questo percorso ne parlai con questo Fallaci Del Sette che è “cazzo e culo” con Turano – racconta Mistretta a Ruggirello – perché mi continuano a dire che comunque dietro la struttura di Alcamo per quanto c’è Faraone, c’è anche Turano». Il riferimento è al centro diurno Autos, inaugurato nel luglio 2017 alla presenza di Davide Faraone, all’epoca sottosegretario alla Salute, e Mimmo Turano, oggi assessore alle Attività produttive del governo Musumeci

Incidente stradale a Parma: muore una ragazza di 16 anni

L’auto è uscita di strada: alla guida il fratello di 18 anni. In prognosi riservata un coetaneo


Anna Pallini, 16 anni, è morta in un incidente stradale avvenuto domenica sera nella frazione di Tortiano di Montechiarugolo in provincia di Parma. La ragazza era a bordo di una Fiat Panda assieme al fratello 18enne che era alla guida e a un amico di 17 anni. La vettura è uscita di strada e si è schiantata contro un guard-rail lungo la strada che collega Basilicagoiano e Traversetolo. Lo schianto, violentissimo, non ha lasciato scampo alla giovane. L’intervento dei sanitari e dei vigili del fuoco ha estratto le persone a bordo ma per la ragazza, nonostante i tentativi di rianimarla, non c’è stato nulla da fare.  Il 17enne è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Maggiore di Parma. Anna viveva Traversetolo con il fratello e i genitori

Palermo, l’inviata di “Striscia” aggredita con l’operatore in un palazzo occupato

Stefania Petyx è finita in ospedale assieme al cameraman dopo essere stata spinta giù dalle scale, in uno stabile di via Savagnone


L’inviata di “Striscia la notizia” Stefania Petyx è stata aggredita a Palermo con il suo cameraman in un palazzo occupato di via Giuseppe Savagnone, nel quartiere Noce. Intorno a mezzogiorno Petyx stava raccontando quanto accade nello stabile quando è stata accerchiata da alcuni occupanti che l’hanno picchiata, spinta e fatta cadere dalle scale interne del palazzo.

Aggredito con calci e pugni anche l’operatore del tg satirico di Canale 5. Entrambi sono riusciti a uscire dal palazzo e a chiamare i soccorsi. L’inviata di “Striscia” e il cameraman sono stati medicati dai sanitari del 118 e ricoverati in ospedale. Sul posto è intervenuta la polizia, che sta cercando di identificare i responsabili dell’aggressione.

“Poco dopo essere entrati nella struttura – racconta dall’ospedale Stefania Petyx – siamo stati raggiunti da calci e pugni. Inoltre sono stata spinta giù dalla tromba delle scale. La rabbia degli abusivi si è anche riversata sulle telecamere e sui microfoni, finiti distrutti nell’attacco”. Le immagini dell’aggressione, informa la redazione di “Striscia la notizia” – saranno mandate nei prossimi giorni in onda per documentare la situazione denunciata dall’inviata”.

Solidarietà a Stefania Petyx e all’operatore è stata espressa dalla Federazione nazionale della stampa e dell’Assostampa siciliana. “Come purtroppo abbiamo dovuto ribadire più volte, non è accettabile che esistano nel Paese zone dove le telecamere non possono entrare e dove il diritto di cronaca è messo a repentaglio. Questi episodi di violenza non possono restare impuniti”, affermano in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e il segretario dell’Assostampa siciliana, Roberto Ginex, che chiedono alle autorità e alle forze dell’ordine “di fare chiarezza su quanto accaduto e di intervenire con fermezza contro chi si è scagliato contro la libertà di informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati. Siamo al fianco della giornalista Stefania Petyx, costretta a ricorrere alle cure mediche per via dell’aggressione subita, e della redazione del tg satirico”. “Un’azione inaccettabile, frutto di un clima velenoso che viene alimentato nel Paese contro la libera stampa”, la definisce l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, auspicando di rivedere l’inviata di “Striscia” e l’operatore “presto al lavoro per le sterade della città più determinati di prima, con la serietà e la responsabilità di sempre”.

Si schierano al fianco dell’inviata di “Striscia” anche il governatore siciliano Nello Musumeci (“Un atto vile che va condannato”), il presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Miccichè (“Un gesto inqualificabile e di inaudita violenza”), Giuseppe Lupo, capogruppo del Pd (“E’ un fatto grave che va condannato con fermezza”), e Valentina Zafarana, capogruppo del Movimento 5Stelle (“Vicinanza e solidarietà”).

Palermo, ha picchiato un compagno di classe autistico: per 15 giorni dovrà assistere un ragazzo disabile

Dopo la vicenda della settimana scorsa alla scuola Damiani Almeyda-Crispi, l’aggressore è stato punito: due settimane a occuparsi di un coetaneo


Sarà sospeso per 15 giorni dalle attività didattiche, ma intanto si occuperà di un suo coetaneo disabile di un’altra classe. Ha deciso così il Consiglio di classe straordinario fissato per oggi sul caso dello studente dell’istituto superiore Damiani Almeyda-Crispi, originario dello Sri Lanka, che la scorsa settimana ha spintonato e preso a schiaffi e pugni all’uscita dalla scuola un suo compagno autistico. “Ci è sembrata la decisione migliore – dice Luigi Cona, dirigente scolastico del Damiani Almeyda-Crispi – per non fare passare la cosa sotto silenzio, ma allo stesso tempo per guardare con ottimismo al futuro affrontando il caso per quello che è stato, un diverbio fra compagni che purtroppo è sfuggito di mano. In questo modo il ragazzo di 15 anni avrà modo di confrontarsi con un ragazzo diversamente abile, di comprendere quali sono le difficoltà e cercare il modo giusto per relazionarsi”.

Lo studente dello Sri Lanka affiancherà l’insegnante di sostegno e dedicherà il suo tempo a leggere libri e aiutare nello studio l’alunno disabile che gli è stato assegnato. Allo stesso tempo, però, rimanendo in classe, anche se non la sua, avrà modo di stare al passo con le lezioni. “Abbiamo anche deciso – dice Cona – di fare seguire gli studenti di tutte le prime classi dalla nostra psicopedagogista. In modo da seguire un percorso di sensibilizzazione sul tema del bullismo e non solo”. Intanto entrambe le famiglie sono state convocate oggi a scuola dal preside. I genitori del ragazzo dello Sri Lanka continuano a chiedere scusa a nome del figlio, quelli del ragazzo autistico che hanno sporto denuncia ai carabinieri per l’accaduto sono ancora molto scossi. “Contiamo – dice il preside – di avvicinare anche le famiglie, in modo da superare tutti insieme quello che è successo”.

Palagonia, con l’auto travolge i vicini: muore una donna, sette feriti. Ricercato dai carabinieri

Caccia all’uomo in provincia di Catania. Secondo l’Arma avrebbe investito volontariamente le persone, ricerche con gli elicotteri


E caccia all’uomo di cinquantadue anni che ieri sera a bordo della sua Fiat Punto ha travolto un’intera famiglia in una strada senza sbocco di Palagonia: secondo i carabinieri l’incidente sarebbe stato provocato volontariamente a causa di un contrasto che l’uomo al volante aveva con i propri vicini di casa. Tra questi Maria Napoli, la donna di 87 anni rimasta senza vita.

Il bilancio dell’incidente è pesantissimo: oltre alla donna morta altre sette persone sono rimaste ferite, due delle quali in maniera grave. Salvo un bambino di 9 mesi. Le vittime erano sedute ai tavoli in una strada chiusa quando l’uomo per vecchi contrasti di vicinato, è salito sulla vettura e volontariamente le ha più volte travolte ed è fuggito. Il ricercato è Gaetano Fagone, 52 anni, ricoverato in passato per problemi psichici. Ha usato l’auto del padre, che abita di fronte al luogo dell’incidente.

E’ in corso una battuta dei carabinieri anche con elicotteri per cercarlo. In campo anche i cacciatori di Sicilia, il corpo specializzato per la ricerca dei latitanti.

Erano una trentina le persone sedute a tavola nella strada. Tra i feriti nessuno sarebbe in pericolo di vita: una donna di 60 anni ha la rotula rotta ed è in ospedale al Cannizzaro di Catania. A Caltagirone sono ricoverati per delle fratture e contusioni i genitori di due bambini che sono in osservazione, a scopo precauzionale, al reparto di pediatria. Al centro della drammatica aggressione ci sarebbero pessimi rapporti tra l’uomo, che in passato era stato denunciato, e gli altri vicini di casa. L’episodio si è verificato tra via degli Orti e via Savona dove gli abitanti del paese sono soliti mettersi per strada la sera, fuori dalle rispettive abitazioni.

Palermo, parla il testimone del delitto di Sferracavallo: “Prima l’ha offeso, poi ha sparato due colpi”

Una serata di inferno nella borgata di Sferracavallo. Nel racconto di un testimone, le fasi concitate del delitto di Cosimo D’Aleo, ucciso dal vicino di casa del primo piano, Pietro Billitteri. “Prima l’ha offeso, poi gli ha sparato”, racconta il testimone. “Prima un colpo, poi un altro, davanti alla figlia della vittima” (di Salvo Palazzolo e Silvio Puccio)