Tag: Patologie

Pressione Bassa: Rischi Dell’ipotensione, Cause E Sintomi.

Pressione bassa: cos’è? L’ipotensione è una condizione in cui la pressione arteriosa massima (o sistolica) è uguale o inferiore a 90 milligrammi di mercurio (mmHg) e quella minima (o diastolica) è uguale o inferiore a 60 mmHg.

Le cause possono essere molteplici e di diversa rilevanza. I fattori più importanti che possono indurre un calo della pressione sono la riduzione della gittata cardiaca, della massa di sangue circolante e delle resistenze periferiche.

Cronica o acuta? In alcune persone, la pressione bassa è una costante, probabilmente a causa di una predisposizione genetica, e non provoca quasi mai problemi. I soggetti che hanno valori tendenzialmente normali, invece, possono risentire di un eventuale abbassamento pressorio.

Come riporta My-personaltrainer.it, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’alterazione temporanea, ma quando la crisi ipotensiva dura a lungo o l’episodio è particolarmente intenso, è opportuno rivolgersi al medico, poiché potrebbe essere il sintomo di disturbi più seri, come un’emorragia interna, un’insufficienza delle ghiandole surrenali o una cardiopatia. Inoltre, se l’ipotensione è protratta nel tempo e non viene adeguatamente trattata può portare ad una disfunzione multiorgano.

Segni e sintomi associati. L’ipotensione può associarsi a sintomi quali stanchezza, difficoltà a concentrarsi, sonnolenza, vertigini, palpitazioni, sensazione di debolezza alle gambe, sudore freddo, nausea e problemi di visione. Cali pressori improvvisi possono comportare, inoltre, un ridotto afflusso di sangue al cervello con rischio di svenimenti e cadute a terra; ciò espone le persone anziane al pericolo di fratture gravi.

Le cause più comuni alla base dell’ipotensione sono la disidratazione, i cambiamenti repentini della postura (soprattutto al passaggio rapido dalla posizione sdraiata alla stazione eretta), un calo di zuccheri ed una forte emozione. In qualche caso, il calo pressorio è un effetto collaterale di alcuni farmaci, come i vasodilatatori, i diuretici e gli antidepressivi triciclici.

Anche il consumo eccessivo di alcol può ridurre la pressione.

L’ipotensione può essere causata da ustioni, malattie endocrine, anemia, gastroenterite, acidosi metabolica, gravidanza o carenze di vitamine.

Occorre sapere che esistono anche certe condizioni in grado di favorire la persistenza della pressione bassa, come caldo prolungato, allettamento duraturo (per esempio, a causa di malattie, intervento chirurgico o frattura) e perdita consistente e continuativa di liquidi (es. vomito prolungato, diarrea e sudorazione profusa). Inoltre, l’ipotensione può essere secondaria a prolungata convalescenza dopo infezioni batteriche e virali.

All’origine di tale sintomo possono esserci cause cardiogene, quali infarto del miocardio, scompenso cardiaco, tamponamento pericardico, grave valvulopatia ostruttiva e progressione di una miocardiopatia cronica.

Possibili condizioni predisponenti l’ipotensione sono anche l’insufficienza venosa periferica, le tachiaritmie o le bradiaritmie e l’alterazione del tono vasomotorio (come nell’ipokaliemia).

Alla base della diminuzione della pressione sanguigna possono esserci anche emorragie improvvise, sepsi, shock anafilattico ed embolia polmonare. Altre cause dell’ipotensione comprendono le disfunzioni del sistema neurovegetativo secondarie a morbo di Parkinson, neoplasie del midollo spinale e neuropatia diabetica o nutrizionale.

Lingua Bianca: Cosa Significa? Cause E Rimedi.

La lingua bianca non va mai sottovalutata: quali sono le cause? Cosa può significare? Quali rimedi esistono? L’igiene della bocca e le condizioni di salute della stessa sono importanti per la vita di un uomo o di una donna. Lo stato del nostro cavo orale (denti, gengive, lingua, ecc.) ci può dare indizi su eventuali patologie, sindromi o disturbi in essere, prossimi a subentrare o già superati. La lingua bianca non va mai sottovalutata.

Quando ci si trova di fronte ad una lingua bianca o che cambia colore occorre approfondire il problema perché di fronte a questo fenomeno potrebbe nascondersi qualcosa di più pericoloso, che va confermato con appositi esami diagnostici.

Cosa vuol dire? La lingua bianca, ovvero ricoperta di una patina biancastra, potrebbe essere la spia che si accende in caso di:

Disturbi transitori dell’apparato digerente; Reflusso gastroesofageo; Indigestione; Disturbi gastrointestinali. La problematica può essere legata a una grande varietà di altre situazioni non necessariamente di natura patologica. Tra esse possono esserci lo stress, il burnout o il cambio di stagione.

Qual è la causa della lingua bianca. Ce lo spiega PagineMediche.it. La lingua diventa bianca a causa di una crescita dei villi che ricoprono la sua superficie. Generalmente bassi, questi non compromettono l’aspetto rosato del muscolo della bocca. Crescono però a causa di qualche segnale di emergenza da parte dell’organismo creando la tipica coltre pallida.

La lingua bianca può dipendere semplicemente da disidratazione, soprattutto in estate, e bocca secca a causa di fumo o farmaci (come gli antibiotici). Una dieta squilibrata inoltre può creare disordini intestinali che si ripercuotono sull’aspetto del cavo orale.

È però sbagliato associare la lingua bianca al fenomeno dell’alitosi: i batteri infatti generalmente preferiscono annidarsi in altre zone della bocca, lontano dalla superficie della lingua. Solitamente l’alitosi è associata direttamente a disturbi gastrointestinali, dunque è inutile concentrarsi sulla pulizia della lingua se il problema da risolvere è l’alitosi.

Cosa fare? Ricorrere ad antimicotici o ad altri farmaci per far tornare la lingua del suo colore rosato potrebbe causare lesioni alla mucosa e irritazione. Se non necessari e diretti alla cura di una patologia specifica, meglio dunque evitarli.

Per recuperare un colorito sano e per regolare la crescita dei villi si può invece ricorrere a un trattamento a base di vitamina A. In ogni caso, prima di procedere con una eventuale cura è sempre bene individuare le cause specifiche che hanno prodotto il cambiamento di colore della lingua e farsi consigliare dal proprio medico o dal dentista sulla migliore azione da intraprendere.

La lingua bianca può essere legata anche alla presenza del cosiddetto “mughetto orale”, un disturbo più frequente in alcune fasce di età (bambini e anziani) che si manifesta con bruciore e placche. Il mughetto è una infezione da candida che si può verificare quando si assumono antibiotici, si ha carenza di ferro o di vitamina B, si ha un sistema immunitario debole o si porta la dentiera. Il mughetto necessita di una cura ad hoc prescritta dal medico.

A volte la lingua bianca è segno di “leucoplachia”, una condizione che porta alla comparsa di una chiazza bianca non dolorosa che sembra dipendere da un deposito di cheratina che può svilupparsi a seguito di una irritazione della lingua spesso causata all’abuso di alcol, droghe o fumo.

Streptococco: Cos’è, Come Si Trasmette E Quali Malattie Provoca?

Cosa è lo streptococco? Quali malattie può causare e come si manifestano? Ecco un vademecum completo su questo gram positivo. Le infezioni da streptococco sono causate da una qualsiasi delle diverse specie di batteri del genere Streptococcus. Questi batteri Gram-positivi di forma sferica (cocchi; vedere figura Che forma hanno i batteri) possono causare molte condizioni patologiche diverse, tra cui mal di gola, polmonite e infezioni delle ferite, della pelle, delle valvole cardiache e del sangue.

Diffusione e infezione. Diversi gruppi di questi batteri si diffondono in modi diversi: per esempio attraverso la tosse o gli starnuti, attraverso il contatto con ferite o ulcere infette oppure durante il parto vaginale (da madre a figlio). Lo riferisce il portale MDSManuals.

Queste infezioni colpiscono varie aree del corpo, tra cui gola, orecchio medio, seni paranasali, polmoni, pelle, tessuto sottocutaneo, valvole cardiache e sangue.

I sintomi possono includere tessuti gonfi, arrossati e dolenti, ulcere coperte di croste, mal di gola (faringite) ed eruzione cutanea, a seconda dell’area colpita.

I medici possono riuscire a diagnosticare l’infezione in base alla sintomatologia e possono confermare la diagnosi identificando i batteri in un campione di tessuto infetto, a volte con l’aiuto della diagnostica per immagini.

Gli antibiotici vengono somministrati per via orale o, in caso di infezioni gravi, per via endovenosa.

Molte specie di streptococchi risiedono nel corpo umano senza determinare conseguenze.

Alcune specie a possibile causa di infezione sono presenti anche nei soggetti sani senza causare sintomi. Questi individui sono chiamati portatori.

Tipi di streptococco. Gli streptococchi sono divisi in gruppi in base al loro aspetto in coltura in laboratorio e in base ai loro diversi componenti chimici. Ciascun gruppo tende a produrre infezioni specifiche. I gruppi con maggiore propensione a causare malattie nell’uomo includono:

Gruppo A; Gruppo B; Viridans. Una specie, Streptococcus pneumoniae (pneumococco), è di solito considerata separatamente (vedere Infezioni da pneumococco).

Streptococco del gruppo A si trasmette tramite: Inalazione di goccioline disperse nell’aria provenienti dalle secrezioni nasali o faringee, emesse quando una persona infetta tossisce o starnutisce; Contatto con ferite o ulcere cutanee infette. Di solito, i batteri non si diffondono attraverso il contatto casuale, ma la trasmissione può avvenire negli ambienti affollati, come i dormitori, le scuole e le caserme militari. Dopo 24 ore di trattamento antibiotico, i soggetti affetti non sono più in grado di diffondere i batteri al prossimo.

Gli streptococchi del gruppo B possono essere trasmessi ai neonati attraverso le secrezioni vaginali durante il parto vaginale.

Gli streptococchi viridans risiedono nella bocca delle persone sane, ma possono invadere il sangue, soprattutto negli individui affetti da infiammazione parodontale, e infettare le valvole cardiache (endocardite).

Sintomi. I sintomi delle infezioni da streptococco variano in base alla sede:

Cellulite: la pelle infetta si arrossa, il tessuto sottostante risulta edematoso e dolente. Impetigine: di solito, si formano ulcere ricoperte da croste di colore giallo. Fascite necrotizzante: il tessuto connettivo che ricopre il muscolo (fascia) si infetta. I pazienti lamentano brividi, febbre, dolore grave e dolorabilità nell’area colpita. La pelle può apparire normale finché l’infezione non si aggrava. Principali manifestazioni patologiche. Mal di gola da streptococco (faringite): quest’infezione si presenta di solito nei bambini di 5-15 anni di età. I bambini di età inferiore ai 3 anni molto raramente contraggono la faringite. Spesso i sintomi compaiono all’improvviso e la gola inizia a bruciare. I bambini possono anche lamentare brividi, febbre, cefalea, nausea, vomito e una sensazione diffusa di malessere. La gola è arrossata, le tonsille sono rigonfie, con o senza placche di pus. Di solito i linfonodi nel collo sono ingrossati e dolenti.

Scarlattina: inizialmente compare eruzione sul viso, che quindi si diffonde fino al tronco e agli arti. L’eruzione ha le sembianze di carta vetrata ruvida, quindi peggiora nelle piaghe cutanee, come quelle che si formano tra le gambe e il tronco. Quando l’eruzione comincia a scomparire, la pelle si desquama. Si presentano papule rosse sulla lingua, rivestite da una pellicola bianco-giallastra che successivamente si desquama e la lingua assume un colore rosso vivo (lingua a fragola).

Scarlattina: come si manifesta e come curarla.

Attualmente, la scarlattina non è comune, ma si manifestano ancora epidemie. Tende a diffondersi quando le persone sono in stretto contatto, ad esempio nelle scuole o negli asili nido. La scarlattina si manifesta principalmente nei bambini, solitamente dopo un mal di gola da streptococco, ma talora può svilupparsi dopo un’infezione streptococcica della pelle.

Complicanze delle infezioni da streptococco. Se non trattate, le infezioni da streptococco possono portare a complicanze, alcune delle quali sono conseguenti alla diffusione dell’infezione ai tessuti adiacenti. Per esempio, un’infezione dell’orecchio può diffondersi ai seni paranasali, causando sinusite, o al processo mastoideo (la prominenza ossea dietro l’orecchio), causando mastoidite.

Altre complicanze interessano organi distanti. Per esempio, alcune persone sviluppano un’infiammazione dei reni (glomerulonefrite) o la febbre reumatica.

La sindrome da shock tossico provoca una grave sintomatologia rapidamente progressiva che include febbre, eruzione cutanea, un pericoloso abbassamento della pressione arteriosa e scompenso di diversi organi. È causata dalle tossine prodotte da streptococchi del gruppo A o da Staphylococcus aureus.

Diagnosi. Faringite streptococcica, esami rapidi e/o coltura di un campione prelevato dalla gola. Cellulite e l’impetigine, spesso una valutazione medica. Fascite necrotizzante, esami di diagnostica per immagini (come la TC), coltura e, frequentemente, intervento chirurgico esplorativo. Malattie streptococciche diverse vengono diagnosticate in modo differente.

Faringite streptococcica. I medici sospettano la faringite in base ai seguenti sintomi:

Febbre; Linfonodi del collo ingrossati e dolenti; Pus nelle o sulle tonsille; Assenza di tosse. La diagnosi di faringite streptococcica è particolarmente importante per tentare di ridurre il rischio di complicanze (come la febbre reumatica) utilizzando gli antibiotici. Poiché i sintomi della faringite causata da streptococchi del gruppo A sono spesso simili a quelli delle infezioni alla gola di origine virale (e le infezioni virali non devono essere trattate con antibiotici), per confermare la diagnosi e determinare il trattamento opportuno è necessario eseguire la coltura di un campione prelevato dalla gola o altre analisi.

Vari test diagnostici (chiamati test rapidi) possono essere eseguiti in pochi minuti. Per eseguirli, si utilizza un tampone per prelevare un campione dalla gola. Se l’infezione è riscontrata (risultati positivi), si conferma la diagnosi di faringite e non è necessario eseguire la coltura del materiale prelevato dalla gola (procedura che richiede più tempo). Tuttavia, a volte i risultati dei test rapidi indicano l’assenza di infezione anche se essa è presente (risultato di falso negativo). In presenza di risultati negativi nei bambini e negli adolescenti, è necessario eseguire la coltura.

Se vengono identificati, gli streptococchi del gruppo A possono essere sottoposti ad analisi per scoprire quali antibiotici siano efficaci (una procedura chiamata test di sensibilità agli antibiotici, o antibiogramma).

Cellulite e impetigine. La diagnosi della cellulite e dell’impetigine si può frequentemente formulare sulla base della sintomatologia, sebbene la coltura di un campione prelevato dalle ulcere dell’impetigine possa spesso aiutare il medico a identificare altri microrganismi che potrebbero esserne la causa, come Staphylococcus aureus.

Fascite necrotizzante. Per diagnosticare la fascite necrotizzante, i medici utilizzano di frequente la radiografia, la TC oppure la RMI e la coltura. La chirurgia esplorativa è raramente necessaria per confermare la diagnosi.

Trattamento. Antibiotici (solitamente penicillina). Per la fascite necrotizzante, intervento chirurgico per rimuovere il tessuto necrotico. Faringite streptococcica. La faringite di solito guarisce in 1-2 settimane, anche senza trattamento.

Gli antibiotici abbreviano la durata dei sintomi nei bambini piccoli, ma negli adolescenti e negli adulti hanno solo un effetto modesto sulla sintomatologia. Ciò nonostante, gli antibiotici vengono somministrati perché aiutano anche a prevenire la diffusione dell’infezione all’orecchio medio, dei seni paranasali e dell’osso mastoideo, come anche la diffusione da soggetto a soggetto. La terapia antibiotica aiuta anche a prevenire la febbre reumatica, anche se potrebbe non essere in grado di impedire l’infiammazione dei reni (glomerulonefrite).

Altre infezioni da streptococco. Una tempestiva terapia antibiotica può evitare la rapida diffusione di un’infezione da streptococco al sangue e agli organi interni. Di conseguenza, la cellulite viene spesso trattata senza fare una coltura per identificare i batteri responsabili. In tali casi, vengono utilizzati antibiotici (come la dicloxacillina o la cefalexina) efficaci sia contro gli streptococchi sia contro gli stafilococchi.

Le infezioni da streptococco pericolose (come la fascite necrotizzante, l’endocardite e la cellulite grave) richiedono la somministrazione di penicillina per via endovenosa, talvolta associata ad altri antibiotici.

Le persone affette da fascite necrotizzante vengono trattate in un’unità di terapia intensiva (UTI). In caso di fascite necrotizzante, il tessuto infetto e necrotico deve essere rimosso chirurgicamente.

Perdite Marroni (Spotting): Prima, Durante E Dopo Il Ciclo Mestruale. E In Gravidanza.

Le Perdite Marroni o Spotting sono quasi sempre da considerarsi come fisiologiche e, per questo, non devono preoccupare troppo. Se invece cambiano colore e consistenza possono diventare un campanello d’allarme lanciato dal corpo della donna. Perdere sostanze dall’orifizio vaginale mette la donne sempre in allarme, non sempre però è giustificato farlo. Analizziamo quali sono le cause e la presenza fisiologica di perdite marroni. Quando cambiano colore e consistenza possono essere un segnale del corpo e quindi va avvisato sempre il Ginecologo.

Cosa sono le perdite marroni? Si tratta quasi sempre di di perdite ematiche, ovvero di perdite di sangue che si presenta più scuro perché stantio e scarso. Infatti, non vengono generate da un flusso continuo, ma da sangue che resta più tempo in vagina e si ossida. Solitamente non sono di origine mestruale. Ci facciamo aiutare a meglio comprenderle dai colleghi della Lines.

Quando si possono verificare? Possono verificarsi perdite marroni:

Prima del ciclo mestruale; Tra un ciclo e l’altro; In caso di gravidanza. Sono anche chiamate spotting, termine tecnico ginecologico.

Nella maggior parte dei casi la comparsa delle perdite marroni non deve destare particolari preoccupazioni, ma può essere importante imparare a individuarne le cause imparando ad ascoltare il proprio corpo, per trovare la soluzione più adeguata a questo piccolo, ma fastidioso problema.

Cause e trattamento. Le cause di perdite ematiche scure possono essere variegate e comunque legate a fattori diversi.

Tra quelli più importanti ricordiamo:

Stanchezza; Stress. Esse costituiscono i primi elementi da considerare quando si verifica la comparsa di spotting, perché possono impattare sull’attività dell’ipotalamo che regola, tra le altre cose, la regolarità del ciclo mestruale.

In questo senso è importante imparare a conoscere il proprio ciclo, perché è un indicatore importante del nostro stato di salute fisica e mentale.

In caso di stress, per far scomparire le perdite marroni bisognerà agire per ridurre le cause. In alcuni casi, per affrontare meglio i fattori stressanti della vita quotidiana, che oltre allo spotting possono avere un impatto negativo sulla salute della donna, potrebbe essere utile un supporto anche dal punto di vista psicologico, specie se allo stress si accompagnano episodi di ansia.

Alimentazione e spotting. Proprio come lo stress, anche i disturbi alimentari come anoressia, bulimia, ma anche obesità, possono incidere negativamente sul ciclo mestruale causando irregolarità e comparsa di spotting.

Quando ci si trova ad affrontare un disturbo alimentare, i preziosi elementi nutrienti che mantengono il corpo in equilibrio vengono a mancare. Una delle prime conseguenze a catturare l’attenzione della donna è proprio l’alterazione del ciclo mestruale.

In alcuni casi il ciclo può scomparire del tutto, in altri può manifestarsi sotto forma di perdite marroni, infine, in altri ancora, può provocare perdite marroni tra un ciclo e l’altro.

Contraccettivi ormonali. Perdite marroni tra un ciclo e l’altro possono comparire come effetto collaterale dei metodi contraccettivi ormonali come pillola, anello e cerotto. Nei primi mesi di assunzione di contraccettivi ormonali la comparsa di spotting è considerata come normale risposta dell’organismo all’assunzione di ormoni estrogeni e progestinici.

La somministrazione di estrogeno e progesterone in continuo, invece che con la sequenzialità cui è abituato il corpo, rende l’endometrio (il cuscinetto che riveste le pareti interne dell’utero) più instabile provocando sanguinamenti anche in giorni diversi da quelli in cui si dovrebbe verificare il ciclo. Normalmente l’organismo si adatta al nuovo equilibrio in pochi mesi, ma se le perdite marroni persistono per più di tre/quattro mesi dall’inizio della terapia ormonale, può essere necessario parlarne con il proprio ginecologo, per valutare il dosaggio ormonale dell’anticoncezionale che si sta assumendo, perché potrebbe non essere adeguato.

L’Ovulazione e le perdite marroni. Nel caso la donna noti una corrispondenza tra la comparsa di perdite ematiche scure e ovulazione, potrebbe essere necessaria un’indagine ginecologica più approfondita, perché un sanguinamento uterino in concomitanza del momento ovulatorio potrebbe indicare un piccolo disequilibrio ormonale che causa uno sfaldamento dell’endometrio, la mucosa che riveste le pareti dell’utero, oppure un cattivo funzionamento delle ovaie, per esempio in caso di Sindrome dell’ovaio policistico.

Per individuare le cisti ovariche sarà necessaria un’ecografia pelvica e un’accurata visita ginecologica per valutare la tipologia delle cisti e, di conseguenza, la terapia più indicata da seguire.

La Gravidanza e le perdite marroni. Nelle prime settimane di gravidanza, la comparsa di perdite marroni può essere il sintomo dell’impiantarsi dell’ovulo fecondato nell’utero.

L’impiantarsi dell’ovulo coincide con il momento in cui l’ovulo fecondato si annida nell’endometrio. Il contatto tra l’ovulo e l’endometrio può causare la rottura di qualche piccolo vaso sanguigno, provocando delle perdite ematiche che possono essere confuse con lo spotting.

In caso di gravidanza comunque, nella maggior parte dei casi alle perdite ematiche si accompagnano altri segnali, come nausee, capogiri, stitichezza e voglie particolari.

Nonostante questo sintomo all’inizio di una gravidanza non debba destare particolari preoccupazioni, è comunque importante informare il proprio ginecologo.

In conclusione, lo spotting non deve destare allarmi e le cause fino ad ora indicate possono essere le più frequenti.

Tuttavia, in alcuni casi, le perdite marroni possono anche essere la manifestazione di patologie più o meno gravi come vaginite, endometriosi, fibromi uterini o tumori.

Quando si escludono le cause più comuni e i fattori come stress e disturbi alimentari, è importante segnalare la persistenza di perdite marroni al proprio ginecologo per procedere con indagini più approfondite per comprenderne l’origine e procedere con la terapia più adeguata.

E voi come gestite le vostre perdite marroni?