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Quasi Tutta Italia è In Zona Gialla: La Mappa Delle Regioni Dal 17 Maggio

In arancione resta solo la Valle d’Aosta. Ecco quali riaperture sono previste, mentre si discute un nuovo allentamento delle restrizioni (Foto: Massimo Di Vita/Getty Images)Da oggi, lunedì 17 maggio, sulla base dei dati del monitoraggio della cabina di regia dell’Istituto superiore della sanità (Iss), e come confermato nell’ordinanza firmata dal ministro della salute Roberto Speranza, Sicilia e Sardegna passano dalla zona arancione a quella gialla, portando in giallo quasi tutta l’Italia. L’unica eccezione è rappresentata dalla Valle d’Aosta, che resta ancora in zona arancione.

Nell’ultima settimana l’andamento epidemiologico è sensibilmente migliorato in tutta la penisola. Tutte le regioni sono sotto le soglie di allerta, contagi e ricoveri sono in calo e, per la prima volta da ottobre, i decessi sono diminuiti fino a scendere sotto i 100 al giorno nelle ultime 24 ore.

Grazie anche all’andamento della campagna vaccinale, le regioni hanno chiesto al governo di allentare i criteri per decidere il cambiamento dei colori e quindi l’imposizione di misure restrittive, in particolare rispetto allo slittamento del coprifuoco dalle 22 alle 23. Nella giornata di oggi, la cabina di regia si riunirà per decidere su queste questioni.

Di seguito le regole nel dettaglio per ogni zona.

Regole per le zone gialle Tra le regioni gialle e bianche non ci sono limitazioni di viaggio, mentre da e verso le zone arancioni e rosse, saranno consentiti tramite la cosiddetta “certificazione verde”. Consentiti anche tutti gli altri spostamenti sul territorio regionale, comprese le visite a parenti, partner e amici, una volta al giorno, per massimo 4 persone oltre ai minori di 14 anni, tra le 22 e le 5.

Nidi, asili, elementari e medie riprenderanno la didattica in presenza al 100%. Le scuole superiori, invece, dovranno garantire la didattica in presenza dal 70% al 100% della popolazione studentesca. I presidenti di regione potranno intervenire con ordinanze che sospendono la didattica in presenza solo in caso di rischio estremamente elevato di contagio. Le università garantiranno la regolare attività formativa per tutti gli anni di corso. Sono aperte biblioteche e aule studio.

Si può tornare a consumare al tavolo nei bar e nei ristoranti, ma solo negli spazi all’aperto e entro gli orari stabiliti dal coprifuoco.

È possibile andare al cinema e assistere a spettacoli teatrali e concerti, sia all’aperto che al chiuso, prenotando il biglietto in anticipo, per evitare file ai botteghini. La capienza al chiuso sarà ridotta al 50%, per un massimo di 500 persone, mentre all’aperto sarà consentita la presenza di un numero non superiore alle mille persone. Deve essere garantita la distanza di un metro tra un posto e l’altro, a meno che gli spettatori non siano conviventi.

È consentito praticare qualsiasi tipo attività sportiva, all’aperto, comprese le attività di contatto e di squadra.

Regole per le zone arancione Consentititi gli spostamenti tra altre regioni e province per le persone munite di “certificazione verde”. Consentiti tutti gli spostamenti all’interno del territorio comunale, anche per visite a parenti, partner e amici, una volta al giorno, per massimo 4 persone oltre ai minori di 14 anni, tra le 22 e le 5. Si può uscire dal proprio comune in caso di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi sospesi o non presenti nel proprio comune. Sono consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5mila abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri, ad esclusione dei capoluoghi di provincia.

Per scuole e università vigono le stesse regole previste per la zona gialla.

L’attività fisica è consentita solo all’interno del proprio comune, in forma individuale. Mostre, musei e altri luoghi della cultura seguono le stesse regole previste per la zona rossa. Sono aperti tutti i negozi, compresi i centri commerciali, che però restano chiusi durante il fine settimana e nei giorni festivi. Per i bar e i ristoranti vigono le stesse regole previste per la zona rossa.

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I Bombardamenti Tra Israele E La Striscia Di Gaza Vanno Avanti Da Una Settimana

Sono già morti almeno 192 palestinesi, compresi 8 minori, e 10 israeliani di cui 2 minorenni. Difficile il percorso per un cessate il fuoco (Foto: Mahmud Hams/Getty Images)Ormai da una settimana i bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza e il lancio di razzi da parte di Hamas continuano incessantemente. Domenica, 16 maggio, l’aviazione israeliana ha raso al suolo l’edificio di Al-Jalaa, nel centro di Gaza, sede di diversi media internazionali, tra cui Associated Press e Al Jazeera. Agli attacchi aerei si è aggiunta l’artiglieria terrestre e, secondo le testate giornalistiche presenti sul campo, truppe e carri armati israeliani sono stati spostati lungo il confine. Tra i palestinesi oltre 1.200 persone risultano ferite e il numero di morti è salito a 192, compresi 58 minori. 10 cittadini israeliani, di cui 2 minori, sono rimasti uccisi a seguito dei di razzi lanciati da Gaza verso Israele. Mentre continuano gli attacchi militari, stanno anche aumentando gli scontri tra coloni israeliani e palestinesi e, soprattutto, le violenze organizzate dai gruppi di estrema destra israeliana contro gli arabi-israeliani.

Nella notte tra il 13 e il 14 maggio l’account Twitter delle forze armate israeliane (Idf) ha annunciato l’avvio di un attacco da terra contro la Striscia di Gaza. La notizia è stata smentita dai giornalisti presenti nella zona, come il reporter di Al Jazeera Safwat Al Kahlout, che da Gaza ha riportato la presenza di una massiccia presenza di truppe israeliane al confine, ma nessuna avanzata o scontro a terra. Nonostante i numerosi appelli internazionali, Israele sembra non avere intenzione di interrompere l’escalation militare.

L’Associated press riporta che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha escluso sia un immediato cessate il fuoco che una riduzione delle ostilità e da giovedì, secondo quanto riportato dalla Bbc, più di 9.000 riservisti sono stati richiamati alle armi e mandati lungo il confine con i territori palestinesi. Per il quotidiano israeliano Haaretz Israele non avrebbe nessuna strategia per terminare le attuali ostilità, perché gli attacchi avrebbero avuto origine da “circostanze, errori politici e ritorsioni”. Nel frattempo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, l’organo più influente dell’organizzazione internazionale, non è ancora riuscito a raggiungere l’unanimità per rilasciare un comunicato congiunto, con cui chiedere la fine delle violenze. Secondo alcuni media internazionali, uno delle motivazioni principali sarebbe la riluttanza degli Stati Uniti a fare pressioni su Israele per interrompere i bombardamenti.

Questa mattina, lunedì 17 maggio, l’aviazione israeliana ha bombardato incessantemente Gaza per più di 10 minuti. In un attacco che l’Associated press ha definito “più intenso, più esteso e più lungo dei bombardamenti aerei che 24 ore prima avevano ucciso 42 palestinesi, in quello che era stato il singolo attacco più grave e violento dall’inizio” delle violenze. Secondo il governo israeliano, l’attacco avrebbe distrutto 15 chilometri di tunnel usati dai miliziani di Hamas. Mentre il Guardian riporta come i bombardamenti abbiano distrutto 6 delle 10 linee elettriche della Striscia di Gaza e abbiano distrutto la principale strada costiera, comprese le tubature che correvano al di sotto, lasciando migliaia di persone senza energia elettrica o acqua corrente.

Nel frattempo all’interno dei confini Israele stanno aumentando gli scontri tra la cittadinanza. Le testate internazionali descrivono attacchi sistematici, organizzati e portate avanti da parte di gruppi di estrema destra israeliani contro case, veicoli e persone di origine araba. Il Guardian ha riportato le immagini trasmesse in diretta da una televisione di Israele, in cui la folla ha linciato il conducente di un’automobile che cercava di evitare le proteste, perché di origine araba.

Le stesse immagini hanno ripreso diverse persone attaccare case e esercizi commerciali. Mentre la testata giornalistica specializzata nel Medio oriente, Middle east eye, ha riportato le schermate dei messaggi scambiati su WhatsApp e Signal da attivisti di estrema destra, in cui si organizzano gli attacchi contro i palestinesi. “Portate tutto, coltelli, gasolio” si può leggere in uno di questi messaggi. Anche il quotidiano israeliano Haaretz ha avvertito del pericolo di attacchi conto gli arabi-israeliani, da parte di gruppi di destra come Leshva e La familia.

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L’ambasciatore cinese in Israele, Du Wei, è stato trovato morto domenica mattina nella sua residenza a Herzelyia, a pochi chilometri da Tel Aviv.

Tel Aviv – L’ambasciatore cinese in Israele, Du Wei, è stato trovato morto domenica mattina nella sua residenza a Herzelyia, a pochi chilometri da Tel Aviv. Wei è stato trovato morto nel suo letto, senza segni di violenza. Il personale della residenza ha chiamato l’ambulanza del Maghen David Adom, che, ancora in via ufficiosa, ha riferito di morte nel corso della notte per arresto cardiaco. Anche un portavoce della polizia ha detto a Repubblica che “le indagini sono in corso. Per ora non sono stati rilevati aspetti criminali”. Il ministero degli Esteri israeliano sta gestendo insieme all’ambasciata cinese l’evento, per ora immerso nella totale riservatezza. Ancora non è chiaro quando e dove verrà effettuata l’autopsia.

Wei, 58 anni, precedentemente ambasciatore in Ucraina, era arrivato in Israele a fine febbraio da solo – la moglie e il figlio erano rimasti in Cina – ed era subito rimasto in isolamento di due settimana per via delle misure entrate in vigore in Israele proprio in quei giorni; non aveva quindi presentato le credenziali fisicamente al presidente della Repubblica Reuven Rivlin.

A poche ore dal giuramento del nuovo governo israeliano Netanyahu-Gantz, previsto per domenica nel primo pomeriggio, la notizia della morte dell’ambasciatore ha creato grande sconcerto, per il tempismo in cui avviene: mercoledì scorso, durante la sua visita lampo in Israele, il Segretario di Stato USA Mike Pompeo aveva ribadito le accuse alla Cina di “non condividere informazioni circa l’origine del Covid-19”. Ma soprattutto aveva coinvolto Israele nel braccio di ferro tra le due potenze, esprimendo le preoccupazioni e il disappunto dell’amministrazione americana sugli investimenti economici cinesi in grandi progetti di infrastrutture in Israele e la cooperazione tecnologica tra la potenzia asiatica e la piccola start-up nation. A seguito della visita di Pompeo, un funzionario dell’amministrazione USA aveva dichiarato al quotidiano Haaretz “Il Segretario di Stato non ha alcun problema con i paesi che commerciano con la Cina, ma lo scoppio dell’emergenza Coronavirus ha reso evidenti i pericoli della collaborazione con stati poco trasparenti e che usano le loro relazioni commerciali per ottenere altro dai propri partner”.

Due giorni dopo, con un editoriale sul Jerusalem Post, l’ambasciata cinese aveva bollato come “assurde” le insinuazioni americane, parlando dell’interscambio commerciale con Israele come una “win-win situation” che si svolge in totale trasparenza, menzionando anche uno dei progetti che più irritano gli americani, l’appalto per l’impianto di desalinizzazione Sorek, nei pressi di una base militare in cu transitano anche soldati americani, in cui una multinazionale cinese è arrivata alla fase finale e la cui decisione è attesa per il 24 maggio. Se la partita fosse persa dalla Cina, potrebbe essere un segno del cedimento israeliano alle richieste USA, il principale partner strategico d’Israele e dal cui benestare dipende anche una delle mosse più discusse che il nuovo governo potrebbe avanzare, l’annessione della Valle del Giordano e di alcune aeree della Cisgiordania.

L’Oms: Africa i morti non si contano più : ora spaventa l’europa

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel continente il virus si propagherà in maniera più lenta ma comunque rimarrà più a lungo. Il direttore generale Ghebreyesus definisce i 5 obiettivi della sua organizzazione

N AFRICA il coronavirus potrebbe uccidere fino a 190 mila persone solo nel primo anno se le misure di controllo non dovessero funzionare, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Si tratta di una cifra che travolgerebbe il sistema sanitario di gran parte del continente, avverte ancora l’Oms.

Matshidiso Moeti, direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Africa, ha affermato che il contagio nel continente è stato più lento ma il focolaio potrebbe avere una durata maggiore. “Mentre il coronavirus probabilmente in Africa non si diffonderà in modo esponenziale come in altre parti del mondo, potrebbe covare nei punti caldi della trasmissione”, ha detto Moeti.

L’Oms propone quindi un rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi africani: “Covid-19 potrebbe diventare un appuntamento fisso della nostra vita per i prossimi anni a meno che non venga adottato da molti governi della regione un approccio proattivo. Dobbiamo testare, rintracciare, isolare e trattare”, ha dichiarato Moeti.

Elezioni in Abruzzo, instant poll: Marsilio e il centrodestra verso la vittoria con il 43%

Attesa per i risultati reali, ma dalle intenzioni di voto diffuse dalla Rai il candidato di Lega, Fi e Fdi non avrebbe rivali. Il centrosinistra con Legnini al 32%, solo al 24% la Marcozzi sostenuta dal Movimento 5 Stelle

L’AQUILA – Si profila una vittoria netta del centrodestra nelle elezioni regionali in Abruzzo: gli instan poll sulle intenzioni di voto diffusi dalla Rai alla chiusura delle urne danno Marco Marsilio in netto vantaggio con il 43% (forchetta tra 41 e 45) delle preferenze, seguito da Giovanni Legnini e la coalizione di centrosinistra con il 32% (tra il 30 e il 34) e solo al 24% (tra 22 e 26) il candidato pentastellato Sara Marcozzi.

Le urne si sono chiuse alle 23 e lo spoglio è iniziato subito dopo. L’attesa ora è per i risultati reali, per vedere se i dati confermeranno le previsioni.

Il primo test elettorale del 2019 per la maggioranza che sostiene il governo Conte sembra quindi risolversi a favore della Lega di Salvini, che qui ha deciso di presentarsi senza l’alleato di governo ma con l’alleanza di centrodestra ‘classica’, ovvero Forza Italia, Fratelli d’Italia e i centristi. Ma è ormai un centrodestra a guida leghista, che se i dati fossero confermati guadagna quasi il 10% rispetto a 12 mesi fa, mentre è lontanissimo dai picchi del 2018 alle politiche il M5s: un anno fa in Abruzzo i pentastellati avevano ottenuto il 39,8%, avrebbero quindi perso quasi quindici punti.

Quello di Legnini – che si è candidato con i gruppi civici in evidenza e il Pd in seconda fila – è tutto sommato un buon risultato, anche se alla vigilia forse il candidato sperava ancora meglio: “Non so come finirà, ma la partita è riaperta”, diceva ieri intervistato da Repubblica.

Se il dato degli instant poll fosse confermato, L’Abruzzo diventerebbe la settimana regione italiana controllata dal centrodestra insieme al vicino Molise, alle regioni del Nord (Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) e alla Sicilia.

Il confronto con le politiche 2018: M5s crolla -15%

Il 4 marzo 2018, il Movimento 5 Stelle conquistò largamente l’Abruzzo con il 39,8% e 303.006 voti.

Il centrodestra, nella stessa formazione odierna, arrivò poco sopra il 35%, con i voti divisi abbastanza equamente tra Forza Italia al 14,4% (109.802 voti) e Lega al 13,8% (104.932 voti), seguiti da Fratelli d’Italia al 5,0% (38.283 voti) e Noi con l’Italia – Udc al 2,2% (17.152 voti).

La coalizione di centrosinistra, se fosse confermato il dato degli instant poll, raddoppierebbe quasi i suoi consensi, passando dal 17,6% delle politiche a quasi il 30%.

Un anno fa il Partito Democratico si fermò al 13,8% (105.129 voti) ed era alleato con +Europa (1,9%), Civica Popolare (1,0%) e Italia Europa Insieme (0,9%). Al dato odierno concorre anche il risultato di Liberi e uguali – che alle politiche correva da solo (2,6% e 19.793 voti) – mentre oggi i suoi voti sono confluiti su Legnini.

Chi erano i candidati: Marsilio, Legnini, Marcozzi, Flajani

Scelta dal Movimento Cinque Stelle come candidata Sara Marcozzi è avvocato ed è stata consigliere regionale nella passata legislatura. Marcozzi era al suo secondo tentativo alla carica di governatore. 

Marco Marsilio ha guidato la coalizione di centrodestra, sostenuto da cinque liste e 145 aspiranti consiglieri regionali. Senatore di Fratelli D’Italia, Marsilio è nato a Roma ma ha origini abruzzesi.

Giovanni Legnini, a capo di un’ampia coalizione civica, popolare e progressista, è avvocato ed è stato sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze del Governo Renzi e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

Stefano Flajani, candidato presidente di Casapound (22 candidati consiglieri), è avvocato ed è stato candidato a sindaco del Comune di Alba Adriatica (Teramo). +

fonte . repubblica.it

Dell’Utri alla Giustizia, B. presidente della Repubblica, un ponte fino alla Libia. L’Europa approva

27 maggio 2018: la data viene ricordata perché da allora in Italia qualunque fatto, anche il più apparentemente inverosimile, può avvenire.

Dopo la nomina di un presidente del Consiglio non espresso da alcuna forza politica che abbia vinto (o anche partecipato) alle elezioni; dopo l’annullamento della tappa di Roma del Giro d’Italia causa buchepur avendo bloccato inutilmente la città (e i cittadini) per due giorni, ecco una serie di altri eventi ai quali potremmo prepararci in quanto non più inverosimili di quelli sopra citati.

1. Marcello Dell’Utri non solo viene liberato per cause umanitarie dalla galera dei mafiosi che ha meritato, ma anzi, viene recuperato come ministro della Giustizia, incaricato di revisionare Codice penale e Codice civile. Nelle nuove stesure, viene superato il concetto stesso di reato. L’Europa approva.

2. Il Pd elegge Matteo Renzi quale nuovo segretario, con una piccola variazione dei poteri dello stesso. D’ora in poi il segretario non solo nominerà tutte le cariche all’interno del partito, ma anche quelle dei relativi familiari, in qualunque azienda lavorino. Fine delle fronde e fedeltà garantita. L’Europa approva.

3. Il ponte di Messina diventa una priorità per il Paese, ma con una variante di valico che lo collegherà direttamente alla Libia per liberare finalmente le motovedette della Guardia costiera. Verrà contestualmente creata una compagnia di pullman per immigrati, la MigraFast. L’Europa approva.

4. L’Iva viene aumentata al 35% perché gira così alla Germania. Le Audi e le Volkswagen vedranno tuttavia un’impennata delle vendite nel nostro Paese: grazie agli sgravi fiscali concessi alle fabbriche tedesche da Bruxelles, costeranno il 35% in meno delle Fiat. L’Europa approva.

5. Silvio Berlusconi diventa il nuovo presidente della Repubblica italiana. Hanno votato per lui Forza Italia(ribattezzata Forza Silvio), Fratelli d’Italia (nuovo nome: Fratelli di Silvio), il Pd (diventato Pds, Partito di Silvio), il Maie (ora Maiss, Mai Senza Silvio) e naturalmente una piccola combriccola di “responsabili” provenienti da tutti i partiti residui, calcolata in 114 unità alla Camera e 61 al Senato. Non hanno ancora scelto il nome ma, secondo indiscrezioni di Dagospia potrebbero decidere di chiamarsi Rps, Responsabili per Silvio. Ancora ignote le motivazioni che hanno spinto tanti parlamentari a convincersi per il voto a Berlusconi. L’Europa approva.

6. Il Movimento 5 stelle si è sciolto. Tanto non serve più. L’Europa, ovviamente, approva.

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Di Maio a Salvini: “No a governi-ammucchiata, da Arcore non può partire nessun cambiamento”

L’intervento del leader Cinque stelle a un’iniziativa di campagna elettorale per le regionali in Val d’Aosta. “Incontro con Martina non è in agenda”. Oggi il vertice del centrodestra e quello tra Di Maio, Grillo e Casaleggio.

“Capisco che Salvini abbia difficoltà a sganciarsi da Berlusconi, ma da Arcore non può partire nessuna proposta di cambiamento”. Non è da lì che può scaturire “un governo di cambiamento ma solo un governo-ammucchiata. Per noi questo film non esiste”. Lo ha detto Luigi Di Maio, capo politico del Movimento cinque stelle (M5s), parlando a una iniziativa del Movimento in vista delle elezioni regionali della Valle D’Aosta in programma il 20 maggio.

“Non è un governo di cambiamento che immaginiamo quello che chiede Salvini, cioè un governo ammucchiata con dentro Meloni, Salvini, Berlusconi e il M5s – ha aggiunto durante una diretta Fb – . Questa è la sua idea, non può essere la nostra. Se stanno immaginando questo film per noi non esiste perché il nostro obiettivo è mandare avanti le lancette, non mandarle indietro”.

Di Maio continua dunque nella strategia dei due forni (e del divide et impera), con l’offerta di dialogo alla Lega ed al Pd in vista di un “contratto” fondato su punti programmatici comuni, confermando però che nella prospettiva di un’intesa a destra resta una pregiudiziale che si chiama Silvio Berlusconi. Matteo Salvini, segretario della Lega, finora ha ribadito la fedeltà all’alleanza con Forza Italia. Oggi da Milano, dove è previsto nel pomeriggio il vertice del centrodestra, potrebbe arrivare dunque una risposta all’offerta dei Cinque stelle.

Il leader M5s, rispondendo ai giornalisti, ha detto che “al momento non sono in programma” incontri con Salvini né con Maurizio Martina, segretario reggente del Partito democratico. Ma ribadisce il concetto che i Cinque stelle sono in attesa di risposte: “Abbiamo registrato le parole del segretario reggente Martina – dice a proposito del Pd – e penso siano un passo avanti e aspettiamo evoluzioni interne”. Quanto alla Lega, dice invece: “Se è interessata al cambiamento vengano al tavolo e mettiamoci al lavoro per l’Italia”.

Oggi a Ivrea, secondo indiscrezioni, si terrà un vertice tra Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. Grillo è di ritorno

Primo giorno di consultazioni: Mattarella prova a risolvere il rebus governo

Al via stamattina i colloqui tra il Presidente della Repubblica e i rappresentanti delle forze politiche per tentare di risolvere una delle crisi più complicate nella storia della Repubblica tirinnanzi pier francesco commercialista 

ROMA – La prima a varcare la porta dello Studio alla Vetrata, ed è anche la prima volta nella sua carriera politica, è stata questa mattina alle 10.30 la neopresidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Al via al Quirinale le consultazioni-rebus per tentare di risolvere una delle crisi più complicate nella storia della Repubblica.

Una “sfilata” in 48 ore, che si chiude domani pomeriggio con i 5Stelle, aperta come di consueto dai vertici istituzionali. Un’ora di colloquio della Casellati con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

REP: Veti incrociati e formule non praticabili

Fuori, nella Loggia d’Onore una folla di giornalisti e troupe tv, 400 gli accreditati, anche in questo caso cifre record. “Uno strappo tra Lega e Forza Italia è impossibile. Uno stallo sarebbe una sconfitta per tutti”, così secondo la presidente del Senato, che in un’intervista evidenzia i rischi del momento. Elisabetta Alberti Casellati si augura che prevalgano “Il dialogo e il buon senso istituzionale, in questo modo si possono trovare soluzioni condivise e utili al Paese”. “Siamo”, aggiunge “di fronte a uno scenario inedito”.

Dopo la numero uno di Palazzo Madama, è il turno del numero uno di Montecitorio: alle 11.30 ecco Roberto Fico, un altro debuttante nell’alto ruolo di presidente della Camera, anche lui eletto da una maggioranza centrodestra-grillini. tirinnanzi pier francesco commercialista 

Da prassi, i presidenti del Parlamento non rilasciano dichiarazioni ai microfoni all’uscita dal colloquio con il capo dello Stato, per rispetto del proprio ruolo superpartes.

Terzo appuntamento della mattinata, alle 12.30, con il presidente emerito Giorgio Napolitano, senatore a vita e di diritto, che lo Studio alla Vetrata lo conosce assai bene: dall’altra parte della scrivania, rispetto a quella in cui prende posto questa mattina, ha dovuto gestire lui nell’arco di nove anni alcune e difficili consultazioni del passato (come quella del 2013, tre mesi tormentati prima di arrivare al governo Letta, dopo il fallimento di Bersani).

Quanto alla crisi di oggi, il presidente emerito ha detto chiaramente come la pensa aprendo la prima seduta del Senato, il 23 marzo scorso: un duro atto di accusa al Pd di Renzi, sconfitto secondo Napolitano perché “l’autoesaltazione dei risultati raggiunti non ha evidentemente convinto il Paese”. Le urne hanno invece premiato “forze di radicale contestazione, di vera e propria rottura rispetto al passato, con i partiti tradizionali avvertiti come lontani e chiusi, le loro certezze e aspettative sono state travolte”. Valutazioni che l’ex capo dello Stato non può che ribadire al suo successore al Quirinale, al quale rivolge “fiducia e stima” per il compito che l’attende.

Nel suo discorso al Senato, Napolitano non si era limitato all’analisi del voto, ma aveva lanciato anche alcune indicazioni politiche. Spiegando che a suo giudizio “occorre comunque corrispondere alle scelte del corpo elettorale e delineare la strada per il prossimo futuro del Paese”. Per aprire, nell’attuale scenario, nuove prospettive al Paese “sono insieme essenziali il rispetto della volontà popolare e il rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica”.

Dopo Napolitano, le consultazione al Colle riprendono alle 16.30 con il gruppo parlamentare delle Autonomie. Quindi, un altro “ritorno”: quello dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso, stavolta come coordinatore di Liberi e Uguali, che fa parte della delegazione del gruppo misto di Palazzo Madama guidata da Loredana De Petris.

In delegazione anche il socialista Nencini

ed Emma Bonino (per +Europa).  A chiudere la prima giornata, la delegazione di Fratelli d’Italia, capitanata da Giorgia Meloni. Verrà domani però il momento della verità: salgono al Colle il Pd, Forza Italia, la Lega e i 5Stelle.

Regione Lazio, consiglio al via primo test per Zingaretti: 5S e FI litigano sui nomi

il pd Leodori presidente. I due vice: un grillino e un azzurro. Ma nei partiti è rissa. Nel Movimento sfida Porrello-Corrado

L’anatra zoppa, partorita dal voto del 4 marzo, sarà in grado di prendere il largo alla Pisana? L’inner circle del presidente Zingaretti – atteso al primo test della non- maggioranza in consiglio regionale, dove i vincitori sono 24 contro i 26 degli sconfitti – è convinto di sì. E non solo per via della fiducia a tempo, un anno con verifica semestrale, accordata dal M5S più per ragioni nazionali che locali. Domattina, allorché l’XI legislatura verrà inaugurata con l’elezione dell’ufficio di presidenza, il compromesso raggiunto con le opposizioni sui nuovi assetti dell’aula non dovrebbe riservare sorprese.

Frutto di una spartizione che, a differenza del passato, prevede in seno al massimo organo consiliare la parità assoluta tra la coalizione di governo e le due principali forze di minoranza: 3 componenti ( tra cui il presidente) saranno espressione del centrosinistra; gli altri 3 a ndranno al centrodestra e al M5S, che per la prima volta otterranno entrambe le vicepresidenze.

Ma se su numeri non dovrebbero esserci problemi – al netto delle incognite insite nello scrutinio segreto – a 24 ore dal voto a ballare sono ancora i nomi. Colpa delle risse che stanno dilaniando tutti i gruppi politici, nessuno escluso. Chiamati oggi a riunirsi, ciascun per sé alla Pisana, per tentare di dirimere gli ultimi nodi.

A scatenare le tensioni interne, la lotta tra correnti. Particolarmente vivaci nel M5S, dove per la vicepresidenza correvano sia Devid Porrello (fedelissimo di Roberta Lombardi), sia la dimaiana Valentina Corrado. Ebbene, per imporre il primo, alla vigilia di Pasqua il gruppo ha deciso di contarsi: ha vinto Porrello 7 a 3. Ma la Corrado – che alle urne è risultata la più votata dopo la candidata presidente, mentre l’altro è entrato in consiglio per il rotto della cuffia, appena 14 voti a separarlo dal primo dei non eletti – non si è arresa e ha chiesto la protezione del capo politico del Movimento. Tuttavia in ben altre faccende ( di governo) affaccendato. Domani si saprà chi l’ha sputata.

Copione simile dentro il centrodestra. Dove per la poltrona da numero 2, che spetta a FI, si fronteggiano Adriano Palozzi (anche lui il più votato degli azzurri, vicino a Gasparri) e Giuseppe Simeone ( sponsorizzato dal coordinatore regionale Fazzone per conto di Tajani). Il borsino vuole favorito quest’ultimo, ma vedi alla voce 5S: tutto può ancora succedere. Una battaglia che probabilmente finirà per incidere anche sulla partita per il segretario d’aula, uno dei quali spetta al centrodestra. In lizza per i berlusconiani ci sono Aurigemma e uno degli sconfitti tra Palozzi e Simeone, ma FdI sta puntando i piedi per il suo Giancarlo Righini.

A ogni modo, in quanto a fratelli- coltelli, non è che il Pd sia da meno. Se infatti sul presidente del consiglio regionale non c’è questione – l’uscente Daniele Leodori succederà a sé stesso, forte del record assoluto di preferenze: 18.661 – la diatriba verte sull’unico segretario d’aula che spetta ai dem: l’altro di centrosinistra essendo già ipotecato dal civico Quadrana. Il problema è che in ufficio di presidenza, causa quote rosa, serve una donna.

Che però le opposizioni non hanno indicato. Ed ecco allora spuntare il nome di Michela Di Biase, proposta da Leodori, franceschiniana come lui. Ma i renziani, che su quella casella volevano Eugenio Patanè, si sono messi di traverso. E potrebbero avere meglio soltanto se la grillina Corrado dovesse infine vincere la contesa interna sul maschio rivale. Molto più di un’ipotesi se la sua amica Virginia Raggi decidesse di darle una mano, assestando con un sol colpo un doppio schiaffo: a Lombardi e Di Biase.

Salvini: “Via dall’euro? Opzione aperta”. Su legge Fornero: “Troveremo accordo per abolirla”

è una bufola

Il leader della Lega a Circo Massimo su Radio Capital: “Saremo il primo partito della coalizione”. E sulla Buona scuola: “Va completamente rivista”

ROMA – Matteo Salvini rilancia a Circo Massimo su Radio Capital quella che ormai è diventata la sua ossessione: l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni. “Berlusconi dice ‘ne cambiamo gli aspetti negativi’ – afferma il leader della Lega rispondento alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto –  io di aspetti positivi non ne ho trovato neanche uno, perfetto”. E aggiunge: “Non scherziamo: stanno lavorando in questi minuti per scrivere una cosa messa bene, se ci sono altri Berlusconi che vogliono lavorare fino a 91 anni, va bene, ma tu dopo 41 anni di lavoro hai maturato il sacrosanto diritto di riavere i tuoi soldi. A chi dice non ci sono le coperture, rispondo che sono soldi dagli italiani. Quegli ipotetici 20 miliardi di costo, significano consumi, acquisti, spese e tasse che i pensionati mettono in circolo. La legge Fornero è sbagliata e va cancellata, assolutamente”. E conclude: “Ci metteremo d’accordo con Berlusconi”.