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Tbc, bambina ricoverata in ospedale Profilassi per tutta la classe

PORDENONE – È stata riscontrata una positività al test della tubercolosi in una bambina di 10 anni che frequenta una scuola primaria di Sesto al Reghena: la piccola è ricoverata da qualche giorno in ospedale. Le autorità sanitarie hanno avvisato il dirigente scolastico e il sindaco, Marcello del Zotto, ed è stata convocata per questa sera una riunione con i genitori

Da domani,  martedì 2 aprile, una trentina di persone, tra maestre, compagni di classe e iscritti al doposcuola, verrà sottoposta al test per verificare l’eventuale diffusione del batterio. «Come anche attestato dall’Istituto Superiore di Sanità – afferma il sindaco – la trasmissione non è facilissima, per cui l’invito è ad attendere con tranquillità l’esito dei test e a sottoporsi all’eventuale profilassi. Il fatto stesso che l’attività scolastica stia proseguendo regolarmente ci conforta molto e ci fa confidare nella capacità delle autorità sanitarie di gestire per il meglio questa situazione»

fonte:
https://www.ilgazzettino.it/nordest/pordenone/tbc_bambina_ospedale_scuola_primaria_sesto_al_reghena-4400872.html

Incidenti sul lavoro, operaio morto folgorato in un cementificio. Era il suo primo giorno

L’uomo, 37 anni, era un interninale. Secondo i carabinieri, sarebbe entrato in contatto con una parte esposta in tensione toccando alcuni quadri elettrici


PORDENONE – Un operaio di 37 anni è stato trovato privo di vita da un collega, questa mattina, pochi minuti dopo le 8, in una stanza con varie apparecchiature, all’interno del cementificio di Fanna (Pordenone) di proprietà della Buzzi Unicem. Si chiamava Donato Maggi, era un lavoratore interinale con la qualifica di operaio specializzato nella carpenteria metallica, dipendente di una ditta esterna che si occupa di montaggi di attrezzature meccaniche. Sarebbe morto folgorato all’interno di una cabina.

L’uomo avrebbe toccato alcuni quadri elettrici mentre era intento a eseguire lavori manutentivi. Per i carabinieri, il decesso è intervenuto “verosimilmente per folgorazione, entrando la vittima in contatto con una parte esposta in tensione”. All’inizio si era pensato a un malore, causato dall’alta temperatura della stanza dove è stato trovato. Il sostituto procuratore Monica Carraturo ha disposto il trasferimento della salma all’obitorio dell’ospedale di Spilimbergo, in attesa di decidere se disporre l’autopsia. Gli accertamenti definitivi sulle cause del decesso saranno affidati all’autopsia. L’incarico sarà conferito domani dalla Procura della Repubblica di Pordenone.

La vittima era originario di Taranto e viveva con la famiglia a Ragogna, in provincia di Udine. Era stato scelto ieri dalla Friuli Montaggi, un’azienda di una novantina di dipendenti di Precenicco. Aveva appena firmato un contratto di poche settimane. L’appuntamento per iniziare la collaborazione era a Fanna, per una mattinata di sopralluoghi prima di procedere allo spostamento di un’apparecchiatura, da sostituire con una più moderna. I colleghi lo hanno lasciato da solo nella stanza appena pochi minuti. Al loro ritorno l’uomo era privo di sensi. Per un’ora si è tentato di rianimarlo, invano. Nelle prime ore il medico legale ha ipotizzato un’embolia polmonare, ma gli elementi raccolti nella cabina fanno propendere per un incidente. L’ipotesi più accreditata è che l’uomo sia rimasto folgorato entrando in contatto con un elemento elettrico oppure che si sia formato un arco voltaico letale. I militari dell’Arma e gli ispettori dell’Azienda sanitaria hanno verificato il rispetto delle misure di sicurezza all’interno dello stabilimento.

Secondo quanto si è appreso, l’uomo stava eseguendo operazioni preliminari allo spostamento di un macchinario da sostituire. La temperatura all’interno del locale era molto elevata sebbene fossero ancora le prime ore del mattino. L’uomo era giunto a Fanna con il titolare della ditta e un altro collaboratore. Era sposato da quattro mesi. “Lo abbiamo conosciuto cinque minuti prima che morisse – hanno detto i colleghi – era un lavoratore interinale con ottime referenze ed esperienza nel settore. Ma non abbiamo avuto il tempo di sapere nulla: di fatto ci siamo presentati, stretti la mano e siamo entrati dal nostro cliente per un sopralluogo”.

Il caporale Trifone e la fidanzata Teresa uccisi a Pordenone: l’imputato Ruotolo condannato all’ergastolo

Il duplice assassinio era avvenuto il 17 marzo del 2015 all’esterno del palasport della città friulana. Accolte in pieno le richieste del pubblico ministero

La Corte d’Assise di Pordenone ha condannato Giosuè Ruotolo il militare che era accusato dell’omicidio del suo commilitone Trifone Ragone e della fidanzata di quest’ultimo, Teresa Costanza. Ruotolo è stato condannato all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno. Ruotolo ha ascoltato il verdetto con gli occhi bassi al fianco dei suoi avvocati. Alle sue spalle il papà e il fratello. In aula c’erano anche i familiari delle vittime, i genitori e i fratelli del militare di Adelfia (Bari), Trifone Ragone, e la mamma, il papà e un fratello di Teresa Costanza, l’assicuratrice milanese di origini siciliane. La madre di Trifone ha detto di aver perdonato il killer del figlio.

Gli indizi contro Giosuè

La sentenza partiva dalla richiesta del pubblico ministero Umberto Vallerin, che per Ruotolo aveva chiesto la condanna all’ergastolo con due anni di isolamento diurno. Il militare si trova in carcere dal 7 marzo del 2016; secondo l’accusa gli elementi che avevano condotto a Giosuè Ruotolo, commilitone di Ragone (ne sorresse anche la bara il giorno del funerale) sono stati più elementi indiziari ma nessuna prova: ad esempio i tempi di passaggio della sua auto sotto le telecamere collocate nelle vicinanze del palasport di Pordenone. Ma anche la rivalità, divenuta odio viscerale, nei confronti delle due vittime (l’imputato aveva provocato Teresa attraverso un falso profilo social). Ma ancora, il fatto che Giosuè Ruotolo ha a lungo negato di essersi recato al palasport la sera del delitto, circostanza poi rivelatasi falsa. «Ruotolo ha commesso i delitti per salvare la sua carriera e il suo ingresso nella Guardia di Finanza» ha detto Vallerin nel corso della requisitoria . Alla rivalità personale e professionale verso Trifone, Ruotolo aveva sommato anche la gelosia nei confronti di Teresa.

  • L’omicidio di Teresa e Trifone Le nuove foto dei fidanzati
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Il duplice omicidio era stato commesso la sera del 17 marzo del 2015: Trifone Ragone, caporale dell’esercito e la fidanzata Teresa Costanza, laureata alla Bocconi, un impiego nel settore assicurativo, erano stati trovati assassinati a colpi di pistola all’interno della loro auto, una Suzuki, parcheggiata a poca distanza dalla palestra di Pordenone che erano soliti frequentare. L’arma del delitto era stata ritrovata a settembre del 2015 in un laghetto a poca distanza dal palasport. Amanti del fitness, delle serate in discoteca, i due fidanzati erano stati uccisi secondi gli inquirenti da qualcuno che li conosceva e che nutriva motivi di rancore personale verso di loro. Il processo ha occupato la Corte d’Assise della città friulana per 45 udienze.