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L’Unità, pagati con soldi pubblici i 107 milioni di debiti della vecchia gestione

Palazzo Chigi nei giorni scorsi ha versato il dovuto alle banche creditrici. E’ il risultato di una legge del 1998 che ha introdotto la garanzia statale sull’esposizione dei giornali di partito. Naufragato il tentativo della presidenza del consiglio di rivalersi sul patrimonio dei Ds

lla fine, lo Stato ha pagato. La caccia di Palazzo Chigi al patrimonio immobiliare dei Ds non ha evidentemente dato frutti e la presidenza del Consiglio nei giorni scorsi ha dovuto versare 107 milioni di euro (pubblici) alle banche creditrici della vecchia gestione dell’Unità. E secondo il Corriere della Sera, che riporta la notizia, mancano ancora all’appello 18 milioni dovuti alla Sga: la “società per la gestione delle attività” costituita vent’anni fa per salvare il Banco di Napoli, a differenza degli altri istituti, non ha infatti rivendicato il dovuto.

Il motivo per cui i contribuenti hanno dovuto ripianare il buco del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, tornato in edicola a giugno dopo l’ennesimo salvataggio, è presto detto: una legge varata nel 1998 dal governo Prodi ha introdotto la garanzia statale sui debiti dei giornali di partito. I Democratici di sinistra, ricorda il quotidiano di via Solferino, si erano accollati l’esposizione bancaria de L’Unità. Ma sono rimasti da pagare 125 milioni. E nel frattempo nel 2007, al momento della nascita del Pd, l’allora tesoriere Ds Ugo Sposetti ha provveduto a blindare in 57 fondazioni locali il patrimonio immobiliare ereditato dall’ex Pci mettendolo al sicuro dalle rivendicazioni dei creditori. Non per niente Sposetti, intervistato sull’argomento da Report, aveva rivendicato: “Una società mi avrebbe dato tanti soldi per fare questo lavoro…”.

Morale: grazie alla leggina di Prodi e al “lavoro” di Sposetti alla fine le banche creditrici hanno presentato il conto al governo guidato dal leader del Pd Matteo Renzi. E hanno ottenuto dal Tribunale di Roma l’emissione di decreti ingiuntivi contro la presidenza del Consiglio per un totale di 95 milioni. Palazzo Chigi ha fatto opposizione, ma in attesa del giudizio di appello ha dovuto aprire il portafogli. I soldi sono attualmente nei forzieri delle banche, pur “con riserva” visto che pende ancora il pronunciamento di secondo grado. Non si tratta di una prima assoluta, ricorda il Corriere: alla fine del 2003 i contribuenti hanno pagato i debiti dell’ex Avanti!, il quotidiano del Psi. Ma in quel caso la cifra era di “soli” 9,5 milioni di euro.

Renzi racconta Firenze in un documentario: seimila euro per le riprese a Palazzo Vecchio

Il 21 agosto il primo ciak in piazza Duomo, concessa a titolo gratuito. Il regolamento comunale non prevede pagamento del canone per l’uso della piazza della durata inferiore a tre giorni


Conduttore tv alla scoperta dei tesori della città di cui è stato presidente della Provincia e poi sindaco. L’ex premier Matteo Renzi racconterà Firenze e le sue bellezze per un documentario tv in otto puntate prodotto dalla società Arcobaleno Tre di Lucio Presta, che andrà in onda forse anche all’estero. Dopo mesi di voci e annunci, è arrivata l’ufficialità sulla data dell’inizio delle riprese,  fissate per il 21 agosto. Il set sarà allestito in piazza del Duomo, a partire dalle 18 e fino alle 8 del 22. L’utilizzo delle piazze della città, la concessione degli spazi e i divieti di transito ai pedoni ha suscitato non poche polemiche e un’interrogazione urgente depositata dalla consigliera comunale del M5S Silvia Noferi.

Palazzo Vecchio ha fornito una serie di precisazioni, a cominciare dal canone Cosap: essendo la durata delle riprese in piazza Duomo inferiore a tre giorni, il regolamento comunale non ne prevede il pagamento. La piazza sarà chiusa –  spiega il Comune – unicamente nei momenti di sorvolo di un drone: per il resto del tempo sarà garantito il passaggio pedonale su tutta la piazza. Le riprese saranno fatte anche all’interno della basilica, non nel Campanile di Giotto.

Il 22 agosto si girerà poi a Palazzo Medici Riccardi, nel giorno di chiusura del museo, dalle 18 alle 22. E naturalmente riprese sono previste anche in Palazzo Vecchio, il 23, giorno di chiusura del museo. In questo caso, si spiega dal Comune, è stato applicato un canone triplo rispetto all’ordinario perché il documentario potrà avere una distribuzione all’estero. Palazzo Vecchio, dunque, incasserà in totale circa seimila euro.

Proprio il 22 agosto partiranno a Firenze anche le riprese di ‘Six underground’,film d’azione che Michael Bay, regista di Armageddon, gira per Netflix, con scene di inseguimento fra le vie del centro. La troupe, circa 450 persone, resterà per sei settimane tra riprese effettive e operazioni accessorie, con conseguenti ripercussioni sulla viabilità. Secondo quanto riferito da Tommaso Grassi, consigliere comunale di Firenze Riparte a Sinistra, per il film sarebbe stato chiesto anche di usare fumi dentro Palazzo Vecchio e di autorizzare uno scoppio nel piazzale degli Uffizi: “Comune e Galleria degli Uffizi hanno, per fortuna, bocciato” la richiesta, riferisce sempre Grassi.

Renzi: “Abbiamo fatto ripartire l’Italia. No alla politica della paura

Ultimo giorno della campagna elettorale. Il leader democratico: “Meglio all’opposizione che alleato di estremisti”. A Di Maio: “Non avrai mai i nostri voti”. Poi a un elogio della squadra: oltre all’attuale presidente del Consiglio, cita Delrio, Minniti, Calenda e Franceschini. “Tocca al presidente della Repubblica decidere”ROMA – Ha chiuso a Firenze, Matteo Renzi, la sua campagna elettorale tra lo sventolio di bandiere Pd al teatro Obihall, subito dopo essere stato a Porta a Porta. Il segretario dem ha attaccato la “coalizione della rabbia” composta da M5s e Lega, paventando il rischio di “un salto nel buio” nel caso di un governo Grillo-Salvini. “Le parole di Grillo in piazza del Popolo erano intrise di una volgarità che faceva schifo”, ha detto.

E poi se l’è presa con i “professionisti della nostalgia, alleanza che tiene insieme Fi e i compagni della sinistra radicale”. “Quelli della sinistra radicale una volta dicevano che prima di tutto c’era la ‘ditta’. Poi per riprendersi la ‘ditta’ non esitano a riconsegnare il Paese a una delle peggiori destre della storia europea”.

Elezioni 2018, Renzi: “I modi violenti dei 5stelle fanno male all’Italia. Noi mai con Di Maio”

Si è rivolto ai militanti: “Sono qui soltanto per dirvi grazie perché in questa campagna elettorale hanno fatto di tutto per farci vergognare del Pd”, e lo hanno fatto “anche in modo barbaro e violento”, ma “noi siamo orgogliosi di essere il Pd e di quello che abbiamo fatto: abbiamo fatto ripartire l’Italia”. Il segretario pd cita i dati ufficiali Istat per annunciare (su Facebook) di avere vinto la sfida della crisi economica. “Ho giurato al Colle nel febbraio 2014 – dice – in questi 4 anni il Pil è cresciuto del 4%. I consumi sono cresciuti del 5.4% (80 euro, Tasi, Bonus). L’export è cresciuto del 17%. Gli investimenti in macchinari e trasporto sono cresciuti del 24% (industria 4.0, superammortamento, nuova Sabatini). Questi dati sono i dati ufficiali. Nessuno può smentirli”.

S’è scagliato più volte contro il M5s, nel comizio di chiusura. “Luigi Di Maio – ha tuonato Renzi – ci ha insultati per 5 anni dandoci dei petrolieri, dei banchieri, dei mafiosi e dei corrotti. Oggi viene a chiederci i voti per governare”. “Ma i voti per governare non te li daranno i cittadini e non te li darà il Pd”, ha gridato rivolgendosi direttamente al candidato premier pentastellato.

Renzi attacca i 5 Stelle definendo la presentazione dei “fanta-ministri” una mera “operazione di marketing” resasi necessaria dopo che hanno “pestato un problemone: quello di aver candidato in una ventina di collegi personaggi da Di Maio stesso definiti impresentabili (e definiti truffatori dal M5s), come il caso di  Andrea Cecconi, che si presenterà al collegio di Pesaro, scappato con i soldi dei rimborsi “. Per dimostrare l’antieuropeismo della Lega il segretario dem cita il suo concorrente nel collegio di Firenze 1, “Alberto Bagnai, il professore di economia che vuole uscire dall’Euro“.

L’ex premier ammette che “la legge Fornero si può correggere ma non cancellare”. Svela che “la presenza di professionisti italiani delle fake news che rilanciano notizie false sulla sanità, sui vaccini diventa un problema di sicurezza nazionale” di cui si dovrà occupare nella prossima legislatura una apposita Commissione parlamentare. “Non ci vergogniamo di essere del Pd – dichiara – ma del linguaggio usato dai 5 Stelle in Piazza del Popolo che era mezza vuota”. Quindi annuncia che “preferisce andare all’opposizione piuttosto che allearmi con gli estremisti”.

Nell’ultima intensa giornata di campagna elettorale il segretario dem ha detto che qualunque sia l’esito delle elezioni “resterò segretario fino al 2021, sono le primarie a decidere il segretario del Pd”, ha precisato a Omnibus su La7.

In giornata è tornato più volte sulla questione del candidato premier. “Rispettiamo – dice – il compito istituzionale del presidente della Repubblica”. “Non so – spiega  – se sarà Paolo Gentiloni o gli altri nomi del pd come DelrioMinnitiCalendaFranceschini. Sono comunque convinto che tutti gli italiani riconoscano in questi nomi professionalità e autorevolezza, una forza decisamente superiore ai nostri competitor“.

• GENTILONI: “PREOCCUPATO SI BUTTI A MARE FATICA ITALIA”
Il premier Paolo Gentiloni  è intervenuto sul tema del lavoro che manca. “La preoccupazione – ha spiegato è che la fatica fatta venga buttata a mare. Il punto è se il lavoro fatto lo vogliamo continuare o buttare”. “C’è stata – ha aggiunto – una crisi micidiale dal 2009 che ha fatto perdere oltre un milione di posti di lavoro. Stiamo tornando a prima di quel crollo, stiamo riguadagnando posizioni. Il punto è se questo lavoro lo vogliamo continuare o buttare via”.

• BONINO (+EUROPA): “SCELTO UN CAMPO E LÍ RIMARREMO”
In campo, nella giornata conclusiva della campagna elettorale, anche gli alleati del Pd. Sul tema delle scelte, è intervenuta Emma Bonino, leader di +Europa, che ha confermato la propria “lealtà istituzionale”. “Noi – afferma – abbiamo fatto una scelta di campo molto netta tra un blocco di chiusura, sovranista (e ieri Meloni non a caso era da Orban), e l’altro blocco che pur con qualche tentennamento è europeista. La scelta è stata netta tra chiusura e apertura e in questo campo rimarremo”.

Renzi, appello ai cattolici: “Il centrodestra non è moderato

Il segretario Pd all’auditorium dell’istituto Massimo a Roma. “E’ vero, abbiamo discusso con una parte importante del mondo cattolico sulle unioni civili e sul biotestamento, ma noi siamo anche quelli della legge ‘Dopo di noi’ per il mondo dell’handicap, del terzo settore e della legge sul sociale”. E cita il caso del capitano De Falco

“Da Roma voglio dire al mondo cattolico di riflettere bene” sul voto del 4 marzo. “Faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associative, perchè oggi abbiamo un bivio”, facciano una scelta di campo perchè “il centrodestra di oggi non è trazione moderata”.

Lo ha detto Matteo Renzi parlando all’Auditorium del Massimo a Roma, a una platea gremitissima, lanciando un appello ai cattolici di schierarsi col centrosinistra.

“Abbiamo avuto punti di discussione con una parte importante del mondo cattolico su temi come le unioni civili o sul biotestamento, ma noi siamo quelli della legge ‘dopo di noi’ per il mondo dell’handicap, del terzo settore, della legge sul sociale, quelli della legge contro lo spreco alimentare, sulla cooperazione internazionale”.

Renzi, appello ai cattolici: "Il centrodestra non è moderato"

“LEGA LADRONA, ROMA NON PERDONA”
“Lo dico ai romani: vi siete fatti dare dei ladroni per anni e poi li votate pure? Se votate centrodestra ricordatevi che sta guidando la Lega, non Berlusconi. Ieri ho mostrato a Napoli i cori di Salvini contro i napoletani. In questi anni il messaggio prima il Nord è stato dato da quelli che nei collegi del sud vogliono vincere le elezioni”.

SE UN CANDIDATO M5S PICCHIA LE DONNE, DOBBIAMO DIRE NO
“Noi non cavalcheremo la schifezza che abbiamo visto” per la vicenda dei mancati rimborsi e delle ricevute taroccate negli M5s ma “se c’è qualche candidato che mette le mani addosso alla moglie o alla figlia, su quello tutti insieme dobbiamo dire: no, mai. Sulla violenza non si scherza. Non possiamo rischiare di avere i nostri rappresentanti a quel livello lì. La lotta alla violenza contro le donne deve essere patrimonio di tutti”.

Renzi si riferisce, senza mai nominarlo, a Gregorio De Falco e alla vicenda rivelata dal Corriere della Sera: il capitano anti-Schettino del “Salga a bordo, c.” è stato denunciato dalla moglie per violenza nei suoi confronti e della loro figlia. De Falco è candidato con gli M5s al Senato, sia nel collegio uninominale di Livorno, sia come capolista nel collegio plurinominale Toscana 2.

“CREDIAMOCI E VINCIAMO, O SARA’ UN PROBLEMA PER L’ITALIA”
“Vi chiedo di crederci, di crederci fino in fondo. Andiamo a prenderci questa vittoria, smettiamo di piangerci addosso, andiamo a essere primo partito del Paese e primo gruppo parlamentare. O lo fa il Pd o è un problema per l’Italia”.

SU SICUREZZA E MIGRANTI NON PRENDIAMO LEZIONI 
“La sicurezza è tema importante, ma non dobbiamo restare sulla difensiva: in questi anni abbiamo avuto coraggio nelle scelte, e non prendiamo lezioni da chi vorrebbe espellere 600 mila clandestini, dopo averne sanati 640 mila con la Bossi-Fini. Noi non prendiamo lezioni dagli altri sulla sicurezza: sicuramente non basta quello che abbiamo fatto, ma va portato avanti, non interrotto”. Così Renzi, che ancora una volta imita la voce di Berlusconi che dice “il trattato di Dublino è atto scellerato”: “L’ho visto in tv che lo affermava – racconta il leader Pd – e dicevo ad Agnese: è vero, è atto sbagliato, e anche lei lo diceva, poi lui ha detto ‘l’ha firmato Renzi’… no, no,  l’ha firmato lui”. E aggiunge: “Se qualcuno in campagna elettorale viene a chiedermi l’abiura perché abbiamo salvato migliaia di vite umane, non lo farò mai. Posso aver perso un punto nei sondaggi ma non posso perdere davanti ai miei figli l’umanità”, aggiunge.

“Bisogna intervenire sulla sicurezza, ne serve di più, ma non bisogna metterla insieme al tema immigrazione: non mi interessa se sei un pusher nigeriano o un tramviere milanese: se hai ucciso una donna devi passare i tuoi giorni in galera. Quelli in camicia verde, qualcuno dei quali è un pistolero della domenica, quando erano al governo hanno tagliato fondi alla sicurezza, noi abbiamo investito”.

NON PRENDO LEZIONI DA TRUFFATORI ED EX ONESTI
“Ci hanno accusato per anni di essere in mano alla massoneria ma ne hanno più loro…e allora mi sento di dare la mia solidarietà alla massoneria”, così ancora Renzi agli M5s. “Scelgono di restituire 23 milioni di euro agli italiani: è un pieno diritto. Il loro è stato un investimento pubblicitario, perché ci hanno fatto una campagna di comunicazione. Ma se vogliono la lotta nel fango, dico che noi abbiamo abolito il finanziamento pubblico, e quindi se facciamo a gara quelli che hanno restituito più soldi agli italiani finisce 6-0 6-0 per noi. Noi abbiamo restituito più di quello che avete restituito voi”, e sottolinea Renzi: “La mia indennità da presidente del Consiglio è la metà di quello che prendeva Di Maio dopo aver restituito”.

“Ci offendono e ci dicono tutto per anni, poi vengono beccati a fare i bonifici e photoshopparli come un truffatore qualsiasi. E allora dico: siete il partito degli ex onesti”, prosegue Renzi. “Sugli indagati siamo orgogliosi di aver detto che l’avviso di garanzia non è una sentenza: e lo diciamo oggi a Roma dove Virginia Raggi è sotto processo: ci auguriamo che sia innocente. Noi non abbiamo la cultura barbara giustizialista, noi siamo diversi”,

Renzi in Piemonte: “Centomila posti nel servizio civile, condannare le violenze dei naziskin”

Il treno di “Destinazione Italia” partito da Asti, con l’ex premier anche la sottosegretaria Boschi. Incontri con i dipendenti delle autostrade e di Eutelia e le vittime dell’Eternit

Matteo Renzi sul treno del Pd attraversa oggi il Piemonte. Partito stamane da Asti dopo la visita a una cooperativa sociale, il convoglio “Destinazione Italia” ferma a Casale Monferrato al parco Eternot per un incontro con i comitati Eternit, ooi tocca Trino Vercellese dove Renzi in bici percorrerà la ciclabile Vento con l’associazione nazionale ciclisti. Alle 16 al Castello Viaconteo di Vogogna, nel Verbano, è previsto un incontro con la comunità montana Terre Alte sulla legge per i piccoli comuni. Alle 18,15 a Biella il segretario dem visita l’Istituto tecnico per geometri di via Makalle.

“Sogno 100mila posti nel servizio civile”. Durante il primo tratto del viaggio in Piemonte l’ex premier ha affrontato i temi del servizio civile durante l’incontro con una decina di ragazzi impegnati nella coop sociale “Il Buon Seme”, al termine del quale ha detto di sognare un servizio civile da centomila posti. “Ascoltiamo alcune storie dalle quali tireremo fuori idee per il futuro – ha spiegato Renzi – in particolare sul servizio civile universale obbligatorio, come funziona oggi e in collegamento col terzo settore. Noi pensiamo che accanto ai bonus, agli 80 euro, accanto al bonus 18enni e a quello per la formazione ci debbano essere delle richieste da fare ai ragazzi. C’è una stagione dei diritti e una dei doveri. È questo caratterizzerà la proposta del Pd nelle prossime settimane e mesi. Come farla, mi piace l’idea di costruirla coi ragazzi”. “Ora – ha poi aggiunto Renzi – siamo a 50 mila posti, cioè abbiamo triplicare quello che c’era prima. Nel mio sogno, l’obiettivo è 100 mila”.

“Troppo teneri con i naziskin”. Matteo Renzi ha anche commentato l’irruzione dei naziskin a Como in occasione della tappa di “Destinazione Italia”. “Il Pd – ha detto – è in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe lo fossero tutte le forze politiche. Su questi temi non devono esserci divisioni”, ha aggiunto dicendosi “preoccupato per alcune considerazioni fatte in queste ore. C’è un atteggiamento quasi timido nel condannare gesti come questi, che invece vanno condannati da tutte le parti politiche”.

Renzi in Piemonte: "Centomila posti nel servizio civile, condannare le violenze dei naziskin"

Con i dipendenti delle autostrade

Con i dipendenti delle autostrade. Nel tratto tra Asti e Casale Renzi ha incontrato una delegazione di dipendenti delle concessionarie autostradali. “Temiamo – gli hanno detto – gli effetti del decreto che riduce la percentuale dei lavori dati in appalto alle concessionarie per la manutenzione. Prima avevamo diritto al 40 per cento delle manutenzioni ora rischiamo di vedere questa quota dimezzata. E di conseguenza saranno dimezzati i posti di lavoro” Il segretario del Pd ha risposto che “come partito ci impegniamo a modificare la norma. Noi siamo per ripristinare il 40 per cento”.

Eutelia. Sempre tra Asti e. Casale Renzi incontra una delegazione di dipendenti Eutelia: “Chiediamo una proroga della mobilità. Scade a dicembre. All’inizio eravamo 2.200, adesso siamo ridotti a 300. Abbiamo speranze di ricollocamento ma la prooroga ci serve”. 

Renzi in Piemonte: "Centomila posti nel servizio civile, condannare le violenze dei naziskin"

Al Parco Eternot di Casale

Eternit. La sindaca di Casale, Titti Palazzetti, lo guida nella visita al parco Eternot, che sorge dove c’era la fabbrica dell’amianto. “La ringraziamo per aver sbloccato da presidnte del Consiglio i 65 milioni necessari a completare la bonifica. Ora vogliamo che vengano finanziati anche gli altri progetti per la rinascita della città”. A Casale il segretario Pd incontra anche i familiari delle vittime insieme con la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Il treno riparte per Trino Vercellese.

Quei 40 collegi che la sinistra divisa rischia di regalare a destra e M5S

Quei 40 collegi che la sinistra divisa rischia di regalare a destra e M5S

Roberto Speranza e Matteo Renzi (ansa)

Lo studio Youtrend nel dossier per Reti: con Mdp fuori dalla coalizione 18 seggi passano sicuramente di mano, altri 21 diventano in bilico. Il Pd: 50 eletti già sicuri e probabili altri 35

ROMA. Dove la forbice tra il centrosinistra e la destra è ampia, non c’è partita e amen. In Veneto ad esempio, i sondaggi fotografano una destra che ha il doppio dei consensi del Pd, con o senza alleati. Ma quanti collegi rischia di perdere alle prossime elezioni una sinistra che si presenta divisa nei collegi del Rosatellum? I partiti, anche se non vogliono scoprire le carte – soprattutto nel giorno della separazione ufficiale tra demoprogressisti e Pd – hanno a disposizione alcune proiezioni fatte sui 232 collegi uninominali, quelli cioè in cui viene eletto il candidato che prende anche solo un voto in più dell’avversario. Un numero certo, ovviamente, non può esserci. Ma sono almeno 40 i collegi che rischiano di passare dal centrosinistra agli altri due poli, cioè centrodestra e M5S.

Una proiezione elaborata da YouTrend nel dossier per Reti mostra una situazione assai diversa, a seconda che il centrosinistra proceda diviso o unito. In sintesi, un terzo circa dei 232 seggi assegnati nell’uninominale è in gioco, ovvero “molto contendibile” tra centrodestra, centrosinistra e 5stelle. Nel centrosinistra la divisione in due tronconi però si abbatte come una mannaia. Una lista a sinistra alternativa al Pd, come quella che intendono mettere in campo Mdp, Sinistra Italiana e Possibile, può rappresentare l’ago della bilancia, soprattutto in alcune regioni “rosse”: Toscana, Umbria, Emilia Romagna e nel centro Italia.

Ci sono alcune avvertenze. Va premesso che per ora i collegi non sono stati disegnati, lo saranno entro il 30 novembre, costituiti ciascuno da 230 mila elettori per la Camera e di circa 500 mila per il Senato con una oscillazione (che ha mandato sulle barricate i 5Stelle) di più o meno 20% per numero di cittadini. Ma più di tutto la variabile sarà la qualità dei candidati e la nuova offerta politica che i partiti sapranno mettere in campo.

Sempre secondo la proiezione YouTrend, per esempio, nel collegio di Foligno, in Umbria, se il Pd corresse con Ap e Mdp sarebbe favorito, viceversa la vittoria passerebbe con certezza al centrodestra. Nel collegio Roma-Tuscolano, sorpasso dei 5Stelle se Renzi si presenta alleato solo ai centristi. Sesto San Giovanni, roccaforte un tempo rossa (ora il Comune è passato al centrodestra), sarebbe senza ombra di dubbio terra di conquista di Forza Italia e Lega. Senza Mdp, insomma, la proiezione conteggia 18 collegi che certamente passano agli avversari del Pd. E sono 21 (in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Basilicata, Marche e Lazio), quelli che da sicuri diventano in bilico.

Al Nazareno i renziani sciorinano cifre diverse ma non lontane dalla stima Youtrend. Nonostante la diaspora, i dem ritengono che tra i 50 e i 60 collegi uninominali siano comunque assicurati. E di quelli “a rischio”, circa 70, contano di conquistarne più o meno la metà. Renzi non crede alla dèbacle dem in Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria e Sicilia e pensa che il Pd possa puntare a ottenere 85 seggi solo con l’uninominale.

È evidente però che stime e sondaggi andranno poi combinati con il peso delle candidature reali. Se per esempio la sinistra alternativa ai dem candidasse Pietro Grasso in un collegio di Roma, o Vasco Errani a Ravenna, o ancora Pierluigi Bersani in un collegio emiliano e Massimo D’Alema in Puglia, ebbene questi big forse non vincerebbero il seggio, ma di certo la loro performance potrebbe pregiudicare l’elezione del candidato Pd anche in territori sulla carta sicuri. Difficile pensare infatti che questi big si fermerebbero al 6/7 per cento che i sondaggi attuali attribuiscono a livello nazionale al cartello della sinistra. Pippo Civati, leader di Possibile, maneggia con cura e discrezione alcune proiezioni che vedono il Pd traballare in un totale di 100 collegi, oltre a quelli sicuramente persi. Però Federico Fornaro, che con numeri e proiezioni ha accompagnato tutta la discussione sulle nuove regole del voto, bersaniano di ferro, è di un’altra opinione, e cioè che “gli elettorati del Pd e della sinistra non sono più sovrapponibili: Renzi

ha provocato una frattura. E poi le avanzate del centrodestra ci sono già state, il quadro è incrinato. Il Pd è dato al 23%, meno del risultato di Bersani nel 2013″. La partita è all’inizio. E, per la sinistra nel suo complesso, non sarà certo facile.

Dialogo a sinistra in 5 mosse. Dallo Ius soli ai ticket, gli assi del governo

D’intesa con Gentiloni, Renzi apre a Mdp anche su lavoro, pensioni e biotestamento. Sull’articolo 18 l’ipotesi di un emendamento alla manovra che aumenti l’indennità dei licenziati

Il dado è tratto. Lo Ius soli sarà legge prima che finisca l’anno. Pd e governo hanno deciso: il provvedimento sarà all’ordine del giorno del Senato subito dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Ossia nella prima settimana di dicembre. E Palazzo Chigi porrà la fiducia per superare l’enorme mole di emendamenti (quasi tutti della Lega).

Confortati dalla disponibilità di Mdp, dalle dichiarazioni dei verdiniani e dalla non belligeranza degli uomini di Alfano alla ricerca di un porto sicuro in vista delle prossime elezioni, Renzi e Gentiloni hanno dato il via libera ai dem di Palazzo Madama.

Lo Ius soli viene considerato il primo elemento di un pacchetto di iniziative che dovrebbe consentire al governo, come ripete spesso il premier, di chiudere «ordinatamente» la legislatura. E soprattutto permettere al leader Pd di avviare la trattativa con Mdp su un altro piano. Non più quello della leadership-premiership ma quello della piattaforma programmatica.

Si tratta di un tavolo a cinque gambe che nelle intenzioni dei “mediatori” dei due partiti aprirebbe uno spazio di confronto su aspetti più concreti. Il primo di questi è, appunto, lo Ius soli. Gli altri quattro corrono sul filo sottile delle compatibilità economiche tracciate nel decreto fiscale e nella legge di Bilancio: Pensioni, Superticket sanitari, Jobs act e Biotestamento. «Il percorso è difficile, molto difficile – ripete Roberto Speranza -. Serve una svolta vera, sui contenuti. Non basta il passo indietro di Renzi».

Il segretario dem lo ha capito. E ha deciso di provare a costruire questo tavolo programmatico a “cinque gambe” per compiere l’ultimo tentativo. Sapendo che anche dentro Mdp esiste un fronte meno contrario ad un’intesa. «Perchè – come dice Gianni Cuperlo, uno dei capi della minoranza Pd – Bersani è diverso da D’Alema. Ma serve uno sforzo. Dobbiamo tutti ricordarci quello che siamo. Noi e Mdp stavamo nello stesso partito fino a poco fa. Non è pensabile che non si trovi una convergenza sui contenuti».

Certo, un ruolo lo sta svolgendo indirettamente anche la legge elettorale appena approvata. Un sistema che favorisce le coalizioni e scoraggia la corsa solitaria. Che sta mettendo in pole position il centrodestra e sta sbattendo contro il muro dell’insucesso tutte le forze del centrosinistra. Proprio come è accaduto due settimane fa in Sicilia.

Le simulazioni stanno terrorizzando i parlamentari dem e Mdp. Una in particolare: quella che mostra gli effetti di una mancata convergenza tra i partiti progressisti. Senza un patto, le urne rischiano di trasformarsi per loro in un incubo. Basti pensare che quella simulazione prevede le macerie anche nelle regioni rosse. La concorrenza a sinistra farebbe perdere buona parte dei collegi uninominali perfino nelle roccaforti considerate più sicure. Il tutto a favore della Lega e in parte minore del Movimento 5Stelle. Uno spauracchio che sta avendo un qualche effetto.
Non è un caso che il tavolo del dialogo, sebbene molto precario, sia stato rimesso in piedi.

E se la “gamba” più importante è quella dello Ius soli, ce n’è un’altra che rappresenta una sorta di precondizione per non fare morire in culla il neonato negoziato. Si tratta del Jobs Act.
Martedì prossimo approda nell’aula della Camera, la proposta dei bersaniani di modificare la riforma del lavoro tanto voluta da Renzi. Una sconfitta formale di uno dei due fronti pregiudicherebbe definitivamente il dialogo.

Tutti ne sono consapevoli. In commissione, infatti, è stato compiuto un primo passo per evitare il naufragio. La totalità degli emendamenti abrogativi della proposta – sebbene la maggioranza aveva i numeri per farlo – sono stati ritirati. Non solo. Martedì prossimo il relatore proporrà il ritorno in commissione per un approfondimento. Un modo, normalmente, per mettere le iniziative legislative nell’armadio del dimenticatoio.

Nello stesso tempo, però, gli “ambasciatori” Pd hanno fatto sapere – con il via libera della presidenza del gruppo – ai loro interlocutori: «Torniamo a discutere e a dicembre presentiamo un emendamento alla Legge di Bilancio che tocca almeno un punto: l’indennità che viene assegnata al lavoratore licenziato». Ora varia da 4 a 24 mesi di stipendio, salirebbe a 8-36. «Ho difeso per 45 anni l’articolo 18 – dice il democratico Cesare Damiano, uno dei “pontieri” – ma quando è diventato una tutela solo per il 20 per cento dei lavoratori, ho capito che bisognava cambiare».
La “terza gamba” è correlata alla seconda. Il tema è la previdenza. In particolare l’aumento dell’età pensionabile che scatta dal prossimo anno. La Cgil contesta la proposta dell’esecutivo ed è pronta a una mobilitazione nazionale. Che non potrebbe che avere il sostegno di Mdp.

Renzi su questo ha già esposto la sua idea nell’ultima direzione di partito: più vicina ad accogliere le istanze dei pensionandi. E il mandato affidato ai suoi uomini a Montecitorio – nonostante la contrarietà di Palazzo Chigi – è abbastanza chiaro: si può presentare un emendamento – sempre alla legge di Stabilità – che rinvii lo scalino. «Ma solo se non si arriva ad un accordo, ma ad una rottura, tra Gentiloni e Camusso».

La “quarta gamba” è quella della Sanità. Sia dentro il Partito democratico sia alcuni esponenti dell’esecutivo hanno iniziato a ragionare su un provvedimento che venga incontro ad una delle richieste storiche di Bersani: l’abolizione dei Superticket.

Il Tesoro ricorda che in questa manovra esiste un margine per le iniziative “fuori sacco” che ammonta a circa 400 milioni di euro. Il governo, allora, «senza stravolgere i saldi», è pronto a valutare un intervento di questo tipo: rispettando la progressività e la gradualità di una eventuale misura. Nella sostanza senza cancellare i ticket per i redditi più alti.

La “quinta gamba” è probabilmente la più agevole dal punto di vista dei contenuti ma la più complicata sotto il profilo procedurale. È la legge sul biotestamento. Il Pd è pronto ad uno sprint anche su questa materia. Ma gli spazi per inserirla nel calendario del Senato sono piuttosto stretti. L’unica possibilità sarebbe sciogliere le Camere a febbraio e quindi concedere anche il mese di gennaio per gli ultimi voti in Parlamento. Una soluzione che, al momento, appare improbabile.

Sul calendario del Quirinale per ora la data cerchiata è quella del 18 marzo: la prima domenica utile perchè le elezioni si possano definire tecnicamente non anticipate e quindi permettano al governo Gentiloni di gestire l’ordinaria amministrazione senza le dimissioni e nella pienezza dei suoi poteri.

Resta comunque

la difficoltà di una trattativa segnata in primo luogo dai dissidi personali. Anche sul tavolo delle proposte concrete, il rischio che ogni mediazione sia bruciata dai reciproci pregiudizi costituisce l’ombra più pesante sul futuro del centrosinistra.

Gentiloni alla kermesse Pd: “Con leader Renzi assetto più largo possibile”

Gentiloni alla kermesse Pd: "Con leader Renzi assetto più largo possibile"

Il premier a bordo del treno Dem insieme al segretario del partito punta sul gioco di squadra: “Partito democratico unico perno possibile a futuro governo”. Sul percorso intrapreso: “Continueremo ad avere la guida di Mattarella come garante istituzioni”

SORRISI e un lungo abbraccio: così il premier, Paolo Gentiloni, e il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, si sono salutati a bordo del treno Direzione Italia parcheggiato sui binari di Pietrarsa (Napoli), per dimostrare che, sebbene ci siano ‘diverse visioni’, il Pd viaggia unito verso un’unica direzione.

“Benvenuto a Paolo sul treno Pd – ha eserdito il segretario Dem – siete tutti concentrati sul fatto che c’è stato qualche elemento di diversa visione. Gli do il benvenuto con gioia. Il Pd è casa sua”. Un’accoglienza calorosa alla conferenza programmatica del Pd, ricambiata dal presidente del Consiglio, che si è affrettato a sottolineare l’importanza dell’unità all’interno del partito, soprattutto dopo il caso Visco: “Noi del Pd abbiamo sulle spalle una responsabilità grande, dobbiamo esserne consapevoli. Abbiamo sulle spalle la responsabilità del governo e anche, credo, siamo l’unico perno possibile di un governo di domani. Tra noi e il Pd spalle larghe, poche chiacchiere, gioco di squadra, discussione aperta delle nostre idee e soprattutto unità”.

Gentiloni: “Pd, unico perno possibile per il futuro governo”

Tensioni e divisioni interne rischiano di far vacillare la fiducia nel partito. Gentiloni spiega e rilancia: “Abbiamo bisogno di essere credibili, di essere ambiziosi e competitivi, non nel senso di aggressivi l’uno con l’altro, ma nel senso di essere in grado di vincere. Nel campo di gioco ci sono troppi propagandisti della paura, per questo c’è bisogno di una sinistra del governo e dalla sua forza dipende il futuro”.

In un momento così delicato, è necessario avere ‘l’assetto più largo possibile’, cosa che Renzi leader può rendere possibile: “Proprio adesso – continua il premier – che conosciamo le regole del gioco della sfida elettorale, dobbiamo darci con la tua leadership, caro Matteo, l’assetto più forte e più competitivo per vincere. L’assetto il più largo possibile, aperto verso il centro e la sinistra, per vincere e governare. Non possiamo scherzare su questo. Dobbiamo lavorare con forza. Perché un Pd unito e competitivo, ambizioso e credibile, non è solo un valore per il Pd: può far vincere l’Italia”.

“Noi del Pd – dice Gentiloni – siamo credibili e talvolta dobbiamo dirlo sottovoce, sottraendo tempo alle nostre baruffe quotidiane”. Baruffe che rendono complicato un lavoro che già è difficile: “Casualmente ti trovi lì (a Palazzo Chigi, ndr) e ti rendi conto di quanto difficile sia avviare un processo di riforme…”. Ma è un lavoro che, sostiene il premier, la sinistra ha fatto: “La sinistra a cui noi pensiamo è una sinistra che accetta le sfide, non che si rifugia nelle sue convinzioni. È una sinistra credibile e noi lo siamo per il lavoro e le riforme fatte. Non solo per i risultati del Pil e gli indicatori economici incoraggianti, ma perché abbiamo avviato un percorso di riforme”.

Il Pd, ha proseguito il presidente del Consiglio, anche “in una situazione che sappiamo quanto fragile in Parlamento, non dissiperà i risultati raggiunti in questi anni. Abbiamo un lavoro da completare”, ha insistito Gentiloni, che ha colto l’occasione per ricordare i buoni risultati ottenuti: “Bene che Standard&Poor’s abbia dato dopo 15 anni un giudizio favorevole sull’Italia. È il frutto, caro Matteo, del nostro lavoro di questi anni. E il frutto del lavoro delle famiglie e imprese italiane. Avevamo dimenticato il significato della parola upgrading”.

Proprio nei confronti delle famiglie italiane e delle imprese, il capo di Palazzo Chigi si impegna a garantire una fine di legislatura ‘ordinata’, che non è “solo un’esigenza del governo, ma un dovere verso quella nostra società che anche grazie alle riforme impostate dal governo Renzi, e che stiamo proseguendo, si sono risollevate dalla crisi più dura dal dopoguerra. Non è un fatto parlamentare e di governo, ma un segnale da dare a quest’Italia che rialza lentamente e con difficoltà la testa. È un impegno che dobbiamo prendere solennemente tutti insieme”.

E Gentiloni confida di poter proseguire il percorso intrapreso, continuando ad “avere come punto di riferimento la guida del presidente della Repubblica e il suo orientamento come garante delle istituzioni e dei passaggi che abbiamo di fronte”.

FOCUS Le sei leggi da salvare

Tra gli impegni da rispettare c’è sicuramente, come ha ricordato negli stessi toni anche il ministro dell’Interno, Marco Minniti, quello dello ius soli: il governo, ha assicurato ancora una volta Gentiloni, lavorerà per arrivare all’approvazione della legge: “Ci sono leggi importanti, come quella sulla cittadinanza, su cui lavoreremo per creare le condizioni perché possa essere approvata dal Parlamento”.

E poi c’è il problema della povertà, nei confronti del quale il governo “deve far di più”: “Abbiamo fatto delle misure importanti contro la povertà, tra cui gli 80 euro del governo di Matteo Renzi. Ma dobbiamo fare di più. Ogni tanto frequentiamo più i vincenti che i perdenti della globalizzazione. Il Pd deve fare i conti contro le diseguaglianze sociali e contro la solitudine”

atteo Renzi a Pineto: l’incontro con i due operai dell’Hatria FOTO/VIDEO

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E’ arrivato questa mattina, intorno alle 8.30 alla stazione di Scerne di Pineto, l’ex premier Matteo Renzi. Ad accoglierlo una folla di giornalisti, insieme al Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e il consigliere regionale Luciano Monticelli, presenti anche altri esponenti politici locali che lo hanno accompagnato nella sua visita.

Il segretario nazionale del Partito Democratico, Matteo Renzi, ha fatto tappa nella città adriatica con il treno intercity utilizzato per il giro ‘Destinazione Italia’.

Immediatamente incalzato dalle domande della stampa presente, Renzi ha richiamato l’attenzione sulla finalità del suo tour “Questo è un viaggio in treno, in ascolto e in dialogo per cercare di far vedere una politica diversa” evitando così ogni dichiarazione sulle candidature in Abruzzo. E ha proseguito “i luoghi dai quali questo treno è partito sono quelli segnati dal terremoto, che versano in maggiore difficoltà. Dopo essere partiti dal Lazio e aver toccato le Marche, oggi siamo infatti in Abruzzo per conoscere le realtà di questo territorio e incontrare le persone vere”.

Durante lo spostamento dalla stazione a Casa Madre Ester, Renzi si è intrattenuto in auto con due operai dell’Hatria, incontro fortemente caldeggiato dalla dirigente regionale del Pd, Lucia Verticelli. Roberto e Berardo, a rappresentanza dei loro colleghi nella stessa disperata situazione, accompagnati dal sindaco di Castellalto, Vincenzo Di Marco, hanno spiegato il momento che stanno vivendo per via del licenziamento collettivo di 55 persone.

“Abbiamo illustrato al segretario Renzi – ha detto Berardo Di Tommaso Rsu Hatria – la situazione in azienda e in generale del territorio. Abbiamo chiesto un occhio di riguardo per la nostra azienda anche se abbiamo saputo che proprio oggi partiranno le lettere di licenziamento ai lavoratori. È un punto di non ritorno per queste persone che usciranno e che ci auguriamo possano essere reintegrate. Non ci aspettavamo di salire in auto con il segretario Renzi e questa disponibilità e l’opportunità che ci ha offerto”.

Renzi di risposta ha contattato il Ministero per presentare la situazione “Ho incontrato una rappresentanza di lavoratori e abbiamo chiamato insieme il vice ministro Teresa Bellanova che si occupa di crisi occupazionali, e faremo di tutto per evitare che arrivino i 55 licenziamenti”.

La visita è poi proseguita presso la struttura Madre Ester, dove Renzi ha affrontato i temi della ricostruzione e del sociale con il Vescovo Seccia, Andrea Bollini direttore della struttura, il Sindaco Robert Verrocchio.

Il segretario ha incontrato i ragazzi del centro di don Silvio De Annuntiis, del quale si è dichiarato positivamente sorpreso in quanto struttura d’eccellenza e modello per la tutela e la cura dei bambini. “È impressionante vedere la forza delle suore, degli educatori, di chi lavora con questi ragazzi che provengono da situazioni di gravissima difficoltà in famiglia – ha dichiarato – È giusto e necessario ascoltare anche i ragazzi, i bambini, i loro pensieri. Non è facile affrontare certe emergenze. Ma è bello sapere che ci sono persone splendide che non si arrendono mai”. All’uscita si è intrattenuto con la cittadinanza.

 

Alessia Stranieri

L’ARRIVO DI MATTEO RENZI A PINETO


 

LE PRIME DICHIARAZIONI

Arriva il treno di Renzi, ecco il programma in Abruzzo Tappe a Scerne di Pineto, Pescara, Ortucchio, Avezzano e San Salvo. Visite a Casa madre Ester, all’Ipssar, Telespazio e Pilkington

jpgPESCARA. Dalla costa teramana all’area interna, fino ad Avezzano, per poi tornare verso il mare e proseguire a San Salvo. Inizia presto alle 8,30 circa il tour in treno di Matteo Renzi in Abruzzo, in programma per tutta la giornata di domani, giovedì. Una “campagna di ascolto”, così come la chiama il Pd, “con l’obiettivo di conoscere le diverse realtà che animano la regione”. “E incontrare”, sottolinea il segretario regionale del partito Marco Rapino, “le persone vere, lontano dalla realtà del palazzo”. Scerne di Pineto, Ortucchio, Pescara e San Salvo sono le città dove il treno si ferma in stazione. A Scerne di Pineto l’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd fa tappa al Centro Casa madre Ester di Scerne di Pineto, domicilio dell’infanzia abbandonata. La seconda tappa è a Ortucchio, in provincia dell’Aquila, e per la precisione il Centro spaziale “Piero Fanti” del Fucino di Telespazio. Invece la città di Pescara accoglie Matteo Renzi nel pomeriggio presso l’Ipssar De Cecco, per un incontro con il mondo della scuola. Ultima tappa abruzzese è San Salvo dove è prevista la visita alla Pilkington.

GLI ORARI: ore 8,36, arrivo alla stazione di Scerne di Pineto  per visita privata alla Casa famiglia Madre Ester. Ore 10,40 partenza del treno per Pescara. Ore 11,07 arrivo alla stazione di Pescara. Poi partenza per Avezzano. Nel primo pomeriggio partenza per Pescara (arrivo previsto intorno alle 15,30) con visita alla Ipssar De Cecco. Alle 16,40 partenza per San Salvo; alle 17,40 arrivo a San Salvo. Successivamente partenza per Termoli.