Tag: rifiuti

Emergenza rifiuti a Roma, ora l’unica salvezza è il tritovagliatore di Ostia

110213251-e71669c0-ea38-4461-8a11-c3ee0980e942.jpg

L’attivazione dell’impianto nel X Municipio ha suscitato molte polemiche. Di Pillo ha sempre smentito che lo avrebbe ospitato sul suo territorio

In tutta la querelle dei rifiuti degli ultimi giorni, ci sono molti punti interrogativi (primo fra tutti dove finirà l’immondizia della Capitale) e due certezze. La prima è l’emergenza in cui versa Roma con cassonetti che straripano in centro come in periferia. E impianti stracolmi che non riescono più a far fronte alla produzione cittadina.

La seconda è che per evitare il collasso, per ora, l’unica ancora di salvezza per un Comune che non sa che pesci pigliare e per un Ama che sembra brancolare nel buio e distante anni luce dalla realtà, è il tritovagliatore di Ostia.Che è in funzione da qualche giorno tra malcontento dei cittadini e polemiche politiche. Con le minoranze tutte che accusano i cinquestelle di aver violato tutte le promesse elettorali, non ultime proprio quelle fatte per le elezioni nel X municipio. Ma non è tutto: la scelta di avviare l’impianto sul litorale pare che sia stata presa dal Campidoglio, in emergenza, senza che la neo presidente del X Giuliana Di Pillo e l’assessore all’Ambiente Alessandro Ieva ne sapessero nulla. Proprio loro che sui rifiuti fino a pochi giorni prima avevano detto: “Non ci sarà nessun tritovagliatore a Ostia”.
E invece, come ha sottolineato Monica Picca, capogruppo di Fdi della vecchia circoscrizione: “Nonostante le smentite di diversi esponenti dei 5 Stelle, l’impianto mobile non solo è stato trasferito sul litorale ma è stato anche utilizzato. Peraltro, sembrerebbe che l’attivazione da parte del Comune non sia stata condivisa con il Municipio X, tanto da creare imbarazzo e scompiglio con il presidente e l’assessore all’Ambiente che si sono precipitati in via dei Romagnoli perché all’oscuro della decisione”.

E a Ostia la paura che finiscano lì tutti i rifiuti di Roma aumenta ora

dopo ora. “Non vorremmo che questo modus operandi, e quindi tale accensione repentina e senza avviso – ha continuato Picca – sia un escamotage, con la scusa dell’emergenza, per far sì che Ostia raccolga gran parte dei rifiuti di Roma. In campagna elettorale la Di Pillo ha fatto più volte scena muta sui grandi temi del territorio, ora che governa il Municipio X non accampi scuse, e proprio sui rifiuti dica se sapeva o meno dell’attivazione del tritovagliatore”.

Viterbo, la Tuscanese è diventata una strada tra le montagne (di rifiuti)

L'isola (poco) ecologica di Monterazzano
di Andrea Arena
Da Viterbo a Tuscania o da Tuscania a Viterbo cambia poco. La strada provinciale 2, la Tuscanese, è un serpentone lungo e sporco. Con almeno tre discariche abusive nelle piazzole laterali e un’altra piuttosto inspiegabile. Una schifezza a livello igienico, e per accorgersene basta vedere le lucertole – grosse come varani – che infestano queste aree, nonché gli sciami di mosche che investono chiunque si trovi a passare di lì. Senza contare lo scempio per gli occhi di chi transita, specie se si tratta di visitatori in viaggio tra Viterbo e Tuscania, due dei centri turisticamente più importanti della provincia.

In tre piazzole, in entrambi i sensi di marcia, il degrado è evidente. Breve inventario dei rifiuti gettati: addobbi natalizi (peccato averli buttati via adesso: sarebbe bastato aspettare qualche settimana e si potevano riutilizzare per le prossime festività), decine e decine di bottiglie di alcolici, cartoni di latte, lastre di quello che sembra eternit, addirittura una canna (da pesca). E ancora, in un crescendo tutt’altro che rossiniano: divani e poltrone, cucine (s)componibili, almeno una dozzina di frigoriferi, un passeggino, decine di televisori e di materassi. Roba che lascerebbe pensare che qui, oltre ai soliti cittadini incivili, possano venire a scaricare anche quelle ditte che promettono il ritiro gratuito della tv o del materasso o del frigo vecchio dopo l’acquisto di un modello nuovo di zecca.

Ma è proprio a ridosso del capoluogo che si tocca il fondo (del bidone, ovvio), con il mistero di cui sopra. Siamo al bivio che dalla Tuscanese conduce alla frazione rurale di Monterazzano. Qui c’è una delle tante “isole ecologiche” introdotte dal Comune dopo l’arrivo della raccolta differenziata. Bidoni per i rifiuti e campane per il vetro fanno bella mostra di loro, ma tutt’intorno è una giungla di altri rifiuti, altri frigoriferi, sdraie da mare (del resto, è la strada che collega col litorale), gli immancabili televisori e materassi non ortopedici. Un cartello avverte: area videosorvegliata, i trasgressori saranno puniti e bla bla bla. Di telecamere, però, non se ne vedono: o le hanno rubate, o sono state nascoste bene (tipo su un satellite geostazionario), o ancora non sono mai state installate, come somma presa per i fondelli per tutti.
Fatto sta che le montagne di mondezza crescono, fino a raggiungere altezze da vette alpine da far impallidire persino il più impavido degli scalatori, e dei netturbini

Viterbo, la Tuscanese è diventata una strada tra le montagne (di rifiuti)

L'isola (poco) ecologica di Monterazzano
di Andrea Arena
Da Viterbo a Tuscania o da Tuscania a Viterbo cambia poco. La strada provinciale 2, la Tuscanese, è un serpentone lungo e sporco. Con almeno tre discariche abusive nelle piazzole laterali e un’altra piuttosto inspiegabile. Una schifezza a livello igienico, e per accorgersene basta vedere le lucertole – grosse come varani – che infestano queste aree, nonché gli sciami di mosche che investono chiunque si trovi a passare di lì. Senza contare lo scempio per gli occhi di chi transita, specie se si tratta di visitatori in viaggio tra Viterbo e Tuscania, due dei centri turisticamente più importanti della provincia.

In tre piazzole, in entrambi i sensi di marcia, il degrado è evidente. Breve inventario dei rifiuti gettati: addobbi natalizi (peccato averli buttati via adesso: sarebbe bastato aspettare qualche settimana e si potevano riutilizzare per le prossime festività), decine e decine di bottiglie di alcolici, cartoni di latte, lastre di quello che sembra eternit, addirittura una canna (da pesca). E ancora, in un crescendo tutt’altro che rossiniano: divani e poltrone, cucine (s)componibili, almeno una dozzina di frigoriferi, un passeggino, decine di televisori e di materassi. Roba che lascerebbe pensare che qui, oltre ai soliti cittadini incivili, possano venire a scaricare anche quelle ditte che promettono il ritiro gratuito della tv o del materasso o del frigo vecchio dopo l’acquisto di un modello nuovo di zecca.

Ma è proprio a ridosso del capoluogo che si tocca il fondo (del bidone, ovvio), con il mistero di cui sopra. Siamo al bivio che dalla Tuscanese conduce alla frazione rurale di Monterazzano. Qui c’è una delle tante “isole ecologiche” introdotte dal Comune dopo l’arrivo della raccolta differenziata. Bidoni per i rifiuti e campane per il vetro fanno bella mostra di loro, ma tutt’intorno è una giungla di altri rifiuti, altri frigoriferi, sdraie da mare (del resto, è la strada che collega col litorale), gli immancabili televisori e materassi non ortopedici. Un cartello avverte: area videosorvegliata, i trasgressori saranno puniti e bla bla bla. Di telecamere, però, non se ne vedono: o le hanno rubate, o sono state nascoste bene (tipo su un satellite geostazionario), o ancora non sono mai state installate, come somma presa per i fondelli per tutti.
Fatto sta che le montagne di mondezza crescono, fino a raggiungere altezze da vette alpine da far impallidire persino il più impavido degli scalatori, e dei netturbini

Rifiuti Roma, il Comune: “Situazione sotto controllo”. Ma i residenti protestano: “Cassonetti pieni da un mese”

Il Campidoglio rassicura: “Negli impianti vasche vuote”. Ma le foto scattate dai lettori al Tuscolano e al Tiburtino documentano gravi problemi di raccolta.

“Roma non è in emergenza – è il mantra ripetuto anche oggi dal Campidoglio – negli impianti di Rocca Cencia e Salario le vasche sono vuote. Abbiamo la situazione sotto controllo”. Eppure le immagini inviate a Repubblica, catturate dai residenti al Tiburtino, nella centralissima piazza Vittorio Emanuele, al Tuscolano, smentiscono l’amministrazione. Il viaggio dalla periferia al centro resta tristemente un’escursione tra le montagne di rifiuti.

“Non ne possiamo più – sbotta Simona Splendorini, un’impiegata 59enne residente da anni in via Luigi Lodi, al Tiburtino – è più di un mese che non svuotano i cassonetti: passano solo con i furgoncini a raccogliere i sacchetti da terra e nemmeno tutti i giorni. All’ufficio Ama di zona ci hanno spiegato che i camion compattatori sono tutti rotti. La situazione però è insostenibile, viviamo barricati in casa senza poter aprire le finestre per la puzza. I nostri amministratori si facessero un giorno nelle periferie prima di fare affermazioni di questo genere”.

Eppure l’assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, lunedì è stata categorica: “Per quanto riguarda lo smaltimenti dei rifiuti siamo in autosufficienza – ha detto – abbiamo gli impianti di Rocca Cencia e Salario assolutamente vuoti e questo perché stiamo facendo una gestione attenta delle vasche”. Poi l’annuncio: “Entro la fine di dicembre chiuderemo il percorso partecipativo nei municipi XIII e XV – rileva Montanari – confidiamo di avviare l’iter per l’approvazione dei siti: uno per il compostaggio e l’altro per il compostaggio e i ‘multimateriali’. Entro fine dicembre avremo un quadro chiaro e daremo un cronoprogramma su tutte le attività, anche di compensazione a favore dei cittadini”. Eppure nei municipio I persistono i gravi problemi nella raccolta dei rifiuti prodotti dagli esercizi commerciali: vengono sistematicamente abbandonati in strada. “Di nuovo lunedì abbiamo incontrato i residenti e gli addetti Ama – fa sapere il presidente della commissione Ambiente del parlamentino del centro storico, Stefano Marin (Pd) – serve una modifica al regolamento che estenda gli orari di raccolta, perché i ristoranti producono immondizia anche all’ora di pranzo e i sacchi restano sui marciapiedi fino all’alba: solo allora passano gli operatori”. Inoltre, suggerisce Marin, “è necessario obbligare i commercianti a dotarsi di uno stanzino dove custodire la spazzatura fino a quando non viene ritirata. Su entrambi i punti Montanari si è detta disponibile a collaborare”. Ma la rabbia della cittadinanza, monta. Specie in periferia. “Perché non vengono a passeggiare a piazza Don Bosco, al Tuscolano – si sfoga Luigi, un operai 33enne – in via Calpurnio Pisone, dove abito io, siamo in piena emergenza sanitaria: l’Ama non passa da 4 giorni”. E i residenti non vivono più.

Rifiuti: il processo Sangalli verso la sentenza. Sentito l’ultimo teste

rifiuti.jpgFrosinone – L’inchiesta – Resta lo scontro su chi presentò in giunta le 3 proposte. Sulla presentazione di Idecom posizioni contrastanti. La difesa di Tullio

Lo scontro su chi presentò i curricula delle società che avrebbero redatto il bando sul servizio di raccolta dei rifiuti resta. Anche dopo la conclusione della fase dibattimentale. E intanto l’imprenditore Giancarlo Tullio (imputato insieme all’ex vicesindaco Fulvio De Santis e all’architetto Giovanni Battista Ricciotti) si difende in aula. Il processo Sangalli si avvia così a conclusione. La prossima udienza infatti, anche se, su richiesta del pubblico ministero Adolfo Coletta è stata posticipata da venerdì prossimo a novembre, sarà dedicata alla discussione dell’accusa e della parte civile.

All’udienza di ieri mattina si è ricomposto il collegio giudicante, con il ritorno, dopo l’assenza per motivi di salute, del presidente, il giudice Marina Stirpe (a latere Farinella e Venarubea). Le difese hanno prestato il consenso ai vari cambi di collegio e hanno sempre insistito perché il processo si celebrasse nel più breve tempo possibile. Come richiesto dal pm l’udienza si è aperta con la nuova audizione del teste Riccardo Mastrangeli. L’assessore ha confermato quanto detto in precedenza ovvero che i curricula delle ditte interessate alla redazione del bando «li portò De Santis che era l’assessore competente e in giunta la relazione la fa l’assessore di competenza». Al pm che lo incalzava sul fatto che altri testi hanno dichiarato che era stato il dirigente a presentare i curricula, Mastrangeli ha precisato di non ricordare se il dirigente era presente in giunta e che «l’istruttoria fu senz’altro fatta dal dirigente Loreto, mentre la riunione della giunta era servita a dare un orientamento di carattere politico». Il pm ha chiesto ulteriori chiarimenti sulla scorta delle deposizioni della precedente udienza del sindaco Nicola Ottaviani e dell’allora segretaria generale del Comune Francesca Vichi sulla cui interpretazione è nato uno scontro con le difese che le intendono in maniera difforme. Su sollecitazione dell’avvocato pasquale Lepiane che, con Vittorio Perlini difende De Santis, il teste ha ricordato la «propensione» dell’ex vicesindaco per una ditta locale, quella dell’ingegner Mastracci, conosciuta sul territorio, e che «l’indicazione politica, assunta da tutta la giunta, era per la Ideocon che aveva tutte le caratteristiche e perché era la più distante da Frosinone».

È stata la volta dell’altro imputato Giancarlo Tullio, sottoporsi all’esame. Il pm Coletta ha scelto di non interrogarlo, per cui l’imprenditore di Vallecorsa ha risposto alle sole domande del difensore Giampiero Vellucci e del presidente del collegio. L’imprenditore ha riferito di aver acquistato i cabinati dalla concessionaria Iveco e di averli allestiti per trasformarli in compattatori che raccolgono i rifiuti e poi rivenderli alla Sangalli per l’appalto del Comune di Andria. Stante l’ammontare dell’appalto, 8 milioni, Tullio ha spiegato di aver acquistato i mezzi a prezzi convenienti, con uno scontro tra il 40 e il 45%, e di aver praticato uno sconto a sua volta alla Sangalli.

«Di solito il ricarico era del 22%, ma alla Sangalli abbiamo fatto il 12%». Lo stesso ha poi dichiarato che, a seguito dell’accordo con la Sangalli, avrebbe dovuto versare una provvigione del 2%. «Soldi miei e non della società – ha precisato il teste – versati un po’ alla volta. Di 200.000 euro che dovevo ne ho versati 140.000. Una volta che veniva giù Giorgio Sangalli gli davo 20.000 euro». L’imputato ha riferito di aver accettato tale proposta pur di lavorare e che su quell’appalto da otto milioni ha pagato 1,6 milioni di Iva oltre alle tasse.
Al termine della deposizione, il pm Coletta ha insistito nel chiedere di risentire altri testi sulla circostanza di chi relazionò sull’affidamento dell’incarico alla Idecom. «Ritengo – ha detto il rappresentante dell’accusa – che gli ultimi testi sentiti abbiano dato versioni del tutto incompatibili». Sulla richiesta c’è stata la ferma opposizione dell’avvocato Lepiane che l’ha ritenuta «tardiva, incongruente e che non ha fondamento giuridico».

Il tribunale, dopo una breve camera di consiglio, ha ritenuto non necessario procedere ai nuovi esami. A quel punto la difesa di De Santis ha prodotto una memoria difensiva (tra cui corrispondenze e delibere), in virtù della quale il pm ha ottenuto più tempo per preparare la discussione. Anche la parte civile, attraverso l’avvocato Francesco Tarsitano per il Comune di Frosinone ha prodotto dei documenti, tra cui la recente sentenza del Consiglio di Stato con la quale è stata confermata l’esclusione dal nuovo bando per la raccolta dei rifiuti della Sangalli a vantaggio della Devizia che da questa settimana on virtù dell’aggiudicazione dell’appalto è il nuovo gestore a Frosinone.

Rifiuti a Roma, il porta a porta si ferma: cortili invasi dai rifiuti. Ultimatum al Comune

Il secondo Municipio pronto a guidare la protesta “Raggi chieda all’azienda il rispetto dei turni

Un’ultima lettera prima della grande protesta. L’ennesima possibilità di riscatto a chi, in più di un anno di governo, non ha mai ascoltato appelli, lamentele e proposte di amministratori e abitanti. Dopo gli appelli caduti nel vuoto, le petizioni e, appena una settimana fa, l’invio di un esposto in Procura, la presidente del II Municipio, la pd Francesca Del Bello, lancia un ultimatum alla sindaca Virginia Raggi riguardo all’emergenza rifiuti. “San Lorenzo soffoca, la raccolta porta a porta non funziona e gli androni dei palazzi assomigliano a discariche – dice Del Bello – Se la sindaca e l’assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, non troveranno soluzioni urgenti e adeguate, scenderemo in piazza manifestando sotto al Campidoglio assieme ai residenti: organizzeremo sit-in durante le sedute dell’assemblea capitolina in Aula Giulio Cesare”.

Una promessa-minaccia che la giunta del II Municipio intende mettere in atto se entro lunedì Raggi non convocherà una riunione urgente con i dirigenti dell’Ama. “Abbiamo scritto una lettera alla prima cittadina e una al direttore generale dell’Ama, Stefano Bina, in cui elenchiamo le criticità della raccolta dei rifiuti e chiediamo, oltre al potenziamento del servizio, l’istituzione di un’isola ecologica”, spiega Rosario Fabiano, assessore all’Ambiente del II Municipio.

Nella lettera alla sindaca Raggi viene denunciata “la carenza di un servizio che fin dall’inizio si è dimostrato inefficace, con il conseguente abbandono dei rifiuti sui marciapiedi e la presenza di ratti e blatte in vicoli e strade”. Inoltre, prosegue la presidente Del Bello, “nei quartieri di piazza Bologna, Villaggio Olimpico, Flaminio e San Lorenzo i cassonetti non vengono svuotati regolarmente e, nonostante ripetute diffide, esposti, petizioni e mail, la situazione è andata pian piano peggiorando”.

Un degrado inaccettabile che abitanti, commercianti e amministratori territoriali non intendono più sopportare. La protesta andrà avanti a oltranza perché, avverte l’assessore Fabiano, “non ci arrenderemo finché non avremo ottenuto un livello di pulizia e di decoro accettabile. I romani hanno diritto di vivere in quartieri dove si possa camminare senza il rischio di inciampare nei sacchi della spazzatura o di venire morsi dai topi”.

Rifiuti a Roma, differenziata: la raccolta fa flop. Perdita a fine anno da 25 milioni

zeppperi_frosinone_1.jpgMentre tutte le attenzioni sono rivolte ad Atac e alla sua corsa per evitare il fallimento, più defilata appare la crisi industriale che rischia di colpire la seconda più importante azienda capitolina: Ama. La municipalizzata dei rifiuti viaggia con uno sbilancio nei conti che cresce di giorno in giorno e rischia di arrivare alla fine del 2017 con una perdita di oltre 25 milioni di euro. A rivelarlo sono le analisi interne all’azienda, confermate da una fonte qualificata ed elaborate sulla base di alcune partite economiche che non stanno andando come dovrebbero.

La prima riguarda la raccolta differenziata. A dispetto delle promesse 5Stelle di raggiungere a fine anno il 48%, la percentuale di differenziata è ferma al 42% e – secondo i tecnici – non aumenterà prima del 2018 per via del boom di indifferenziati che si concentra, in particolare, a dicembre. Questo 6% in meno rispetto alle previsioni si traduce in un forte contraccolpo finanziario, perché significa 100mila tonnellate di rifiuti in più da trattare con metodi tradizionali, equivalenti ad un costo aggiuntivo a carico dell’azienda di circa 10 milioni di euro.

La seconda partita vede ancora una volta responsabile il Comune. Da diversi mesi il Campidoglio sta affidando ad Ama la gestione di una serie di mansioni non comprese nel contratto di servizio. Tra queste la cancellazione delle scritte murarie, la rimozione dei rifiuti abbandonati, la derattizzazione, la pulizia dei tombini. Si tratta di spese che dovrebbero gravare sul bilancio della Capitale, finite sulle spalle di Ama senza copertura finanziaria e con un costo per l’azienda che, alla fine dell’anno, può raggiungere i 5 milioni di euro.

Le spine di Ama sono tante, e non tutte interne. L’altra voce che rischia di far saltare l’equilibrio di bilancio viene da fuori e riguarda lo smaltimento dei rifiuti laziali nelle altre regioni italiane. Nelle ultime settimane si sono tenuti una serie di colloqui con il top management delle aziende che gestiscono i grandi inceneritori del Nord (dove finisce buona parte dell’indifferenziata laziale), dai quali è emerso che il costo dello smaltimento subirà presto un incremento nell’ordine del 25/30%. Questo significa che, rispetto ai circa 40 milioni di euro spesi da Ama per smaltire i rifiuti lontano da Roma, la cifra potrebbe balzare a 55 milioni.

A soli tre mesi dalla fine dell’anno, la mancanza di una visione politica e di una regia industriale sull’azienda rischiano di disperdere l’utile risibile di 800mila euro raggiunto nel 2016, e di far sprofondare Ama in una perdita annuale di oltre 25 milioni, con un danno enorme sulle tasche dei cittadini che potrebbero essere chiamati a mettere mano al portafoglio per coprire un eventuale rincaro della tassa sui rifiuti.

L’emergenza è reale. E il Campidoglio entro il 9 ottobre dovrà partecipare al bando regionale che mette a disposizione di Roma Capitale 5,6 milioni di euro per interventi a sostegno della gestione dei rifiuti.

Roma, ecco la strada della vergogna: ricoperta di rifiuti, sembra una discarica

Estrema periferia sud-ovest di Roma, all’incirca cinque chilometri fuori dal Gra: un’auto percorre quella che un tempo era una strada di campagna e ora è un interminabile susseguirsi di immondizia. Via di Ponte Malnome è stata ribattezzata dai residenti della zona “la strada della vergogna” e il video spiega bene il perché: è una discarica a cielo aperto, dove viene scaricato abusivamente di tutto, anche in pieno giorno