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Napoli, Proteste Al “Loreto Mare”: «Riaprire Immediatamente Il Pronto Soccorso».

Manifestazione di proposte e proteste fuori l’ospedale “Loreto Mare” di Napoli. Se pensiamo di cominciare a vedere la fine dell’incubo sanitario chiamato Covid, sarà bene sapere che il prezzo che abbiamo pagato e che continueremo a pagare in vite umane fino al giorno di una raggiunta immunità di gregge è un assaggio di quello che ci aspetta. Il giorno in cui ne saremo fuori, faremo i conti con la peggiore delle ondate. Quella che abbiamo colpevolmente rimosso. Quella che porta il nome e la sofferenza delle centinaia di migliaia di pazienti che hanno avuto in sorte di contrarre malattie gravi, potenzialmente letali e invalidanti come e più del Covid, alla vigilia o nel corso di questo anno e mezzo di pandemia. Malati che non hanno avuto più reparti ospedalieri in cui ricoverarsi o che hanno visto diradarsi, fino a scomparire, visite specialistiche ed esami che, per dire, avrebbero potuto diagnosticare tumori prima che la loro metastasi li rendesse non più aggredibili. O che avrebbero anche soltanto impedito che si cronicizzasse un male non ancora tale.

I nuovi dati di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, aiutano a comprendere di cosa stiamo parlando. Dello spessore dei danni collaterali della pandemia. Nei primi sei mesi del 2020, i ricoveri sono stati 3,1 milioni, contro i 4,3 dello stesso periodo dell’anno precedente. Il che significa che sono andati perduti 1 milione e duecentomila pazienti, il 28 per cento del totale. Per altro, se si considera che nella statistica sono compresi anche i malati Covid, è agevole concludere che l’attività di cura destinata agli “altri malati” si riduce ulteriormente. E ancora: in 9 mesi, vale a dire da gennaio a settembre 2020, si sono perse qualcosa come 52 milioni di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche, cioè il 30 per cento. Milioni di italiani non sono stati dal cardiologo, dal neurologo, dal ginecologo, dall’oculista e non hanno fatto risonanze, ecografie, tac.

L’unica novità è che con tutti i soldi stanziati per la pandemia e il tempo a disposizione non è stato fatto niente per migliorare la situazione. Anzi in città ci ritroviamo con 4 strutture ospedaliere in meno (*”Incurabili, San Gennaro, San Giovanni Bosco e Loreto Mare”*), e con un territorio e un’assistenza domiciliare ancora assenti!

Come Federazione nazionale Lavoratori e fratelli d’Italia e viste le istanze dei numerosi comitati di quartiere, spontaneamente riunitosi, chiediamo al Ministro della Sanità d’intervenire per ridare nell’ambito della sicurezza sanitaria i pronto soccorso del Loreto Mare e San Giovanni Bosco con le loro relative eccellenze ambulatoriali e di reparto

Anche e in virtù dei dati del vaccino che indicano meno 90 percento di ricoveri per covid e meno 95 percento di morti rispetto al picco – ha concluso il Segretario Generale Fnl Giuseppe Alviti, già medaglia d’argento al valore civile e sindacalista anticamorra premiato recentemente col premio Paolo Borsellino” lotta contro le mafie”.

Vaccino Altro Errore, Somministrate 4 Dosi Insieme. Donna Sotto Osservazione.

Vaccino, altro errore: somministrata dose quattro volte superiore alla normale. Donna di sessant’anni sotto osservazione, aperta inchiesta interna. Vaccino, altro errore di somministrazione. Succede a Livorno a meno di dieci giorni dall’evento di Massa.

Al Modigliani Forum un donna di sessant’anni in buono stato di salute riceve una dose non diluita, pari quindi a quattro volte quella necessaria. Ad accorgersene e dare l’allarme è stato direttamente il personale somministratore.

Subito trasferita al Pronto Soccorso della città amaranto, l’Azienda USL Toscana Nord-Ovest fa sapere che la donna è monitorata ma sta bene e che è stata aperta un’inchiesta interna.

Il caso emerge proprio nel giorno della visita di Figliuolo alla Regione Toscana.

Bollettino Coronavirus Oggi 17 Maggio Italia: Morti, Contagiati, Guariti.

Coronavirus Italia: la situazione aggiornata relativa a morti, nuovi contagiati e guariti. Focus anche sul numero dei ricoveri. Questo il Bollettino di oggi, 17 Maggio. Coronavirus, ecco il bollettino ufficiale della Protezione Civile per il giorno 17 Maggio (tra parentesi i numeri di ieri):

(ieri 328.882) Contagiati. (ieri 124.156) Deceduti. I numeri dei ricoveri.

Secondo gli ultimi dati comunicati dalle regioni ed elaborati dalla protezione civile, questa la situazione dei ricoverati.

(ieri 1.779) i ricoverati in terapia intensiva; (ieri 13.913) i ricoveri totali comprese persone con sintomi lievi e moderati. Le cifre indicano quindi un’evidente frenata, favorita dalla campagna vaccinale che va avanti senza sosta.

Covid: Sintomi e Segni del Coronavirus.

Il mondo prosegue la sua campagna di vaccinazioni mentre sono ormai milioni i morti da inizio 2020.

Intanto il piano delle “riaperture” sta portando un progressivo ritorno alla semi-normalità, fino all’estate, quando si potranno godere nuovamente di tante libertà che abbiamo accantonato per contrastare l’epidemia.

Questo comporterà inevitabilmente un aumento dell’esposizione al contagio ma si conta sui numeri della campagna vaccinale e sull’educazione sanitaria della popolazione per evitare una nuova ondata.

Se all’inizio le terapie intensive e le cure a bassa intensità sono stati i due livelli di setting a soffrire maggiormente, adesso il problema è dal punto di vista di presa in carico territoriale.

Questo il bollettino di oggi. La redazione di AssoCareNews.it raccomanda tutti di rispettare le restrizioni vigenti.  E manda i suoi più sentiti ringraziamenti a Personale Sanitario, Forze dell’Ordine, Volontari e tutti coloro che si stanno adoperando in prima linea contro questa epidemia mondiale. Leggi anche: Speciale Coronavirus. Tutti i giorni le ultime notizie dal fronte del COVID-19.

SANITA’: PER ITALIA OGGI OK A TERAMO E L’AQUILA, ”SCARSA” A CHIETI E PESCARA

 

PESCARA – Una sanità “accettabile” nelle province di Teramo e L’Aquila, “scarsa” in quelle di Cheti e Pescara.

Questo il giudizio che emerge dal rapporto Qualità della vita 2017 del quotidiano Italia oggi, a cui Abruzzoweb ha già dedicato un ampio approfondimento,  e che ha animato il dibattito  anche in Abruzzo, in quanto i risultati non coincidono con la ricerca del Sole 24 ore che si era posta il medesimo obiettivo: “pesare” con dati quantitativi il livello della qualità della vita nelle 110 province italiane.

Se infatti per Italia Oggi Teramo è prima tra le abruzzesi, seguita da L’Aquila, Chieti e Pescara, quest’ultima in fondo alla classifica, per il quotidiano di Confindustria, invece Teramo resta prima, ma Pescara balza al secondo posto, seguita da L’Aquila e Chieti.

Al di là di quella che non è una stranezza poiché è una classifica che dipende dal tipo e numero di parametri (quelli di Italia oggi per la cronaca sono più del doppio)  e dal peso attribuito a ciascuno di essi, è interessante focalizzare questa volta l’attenzione sul sistema salute, che rappresenta l’80 per cento della spesa pubblica regionale.

Un utile spaccato sulla sanità abruzzese uscita dal commissariamento nell’autunno 2016, ma che deve portare a compimento il piano di riqualificazione, mantenendo sotto controllo la spesa e con connessa riorganizzazione della rete ospedaliera che già provoca le levate di scudi nei vari territori, che non vogliono vedere declassati o addirittura dismessi i loro presidi.

Prima di addentrarci nella pioggia di numeri della classifica va fatta però una premessa: per Italia Oggi è motivo di eccellenza, facendo punteggio, il numero di posti letto nei vari reparti.

Che invece per il governo, e a caduta per le Regioni, sono un parametro da ridurre e non coincidono affatto con la buona sanità, ma con una sanità semplicemente “ospedalocentrica” e più costosa.

La classifica curiosamente non prende invece in considerazione la lunghezza delle liste di attesa per ricevere una cura e quello della mobilità passiva, ovvero del numero di cittadini che devono a spese loro andare a curarsi in altre regioni.

Due aspetti che concorrono non poco alla qualità della vita. E non occorre certo scomodare un esperto di demoscopia.

Premesso ciò, in termini generali, in base ai dati aggregati da più fonti ufficiali da Italia Oggi, Teramo è prima in Abruzzo e 39° in Italia, seguita da L’Aquila al 42° posto su 110 province, entrambe nella seconda fascia, quella delle regioni con un sistema salute “accettabile”.

A seguire Chieti al 57° posto e Pescara al 76°, in terza fascia, ovvero quella delle regioni con un sistema salute “scarso”.

Per la cronaca, i sistemi salute migliori in assoluto si trovano in provincia di Isernia, Pisa, Ancona, Siena e Milano.

I peggiori in assoluto Oristano, Caserta Siracusa, Medio Campidano, Latina e Agrigento, fanalino di coda.

Una classifica che direbbe poco, se non ci si addentra nelle singole voci.

Cominciamo dai numeri del personale impiegato, in primis di medici e infermieri. Ogni cento posti letto ci sono 62,8 medici negli ospedali della provincia dell’Aquila, 62,2 in quelli di Chieti, e molto più giù in classifica 56,1 sia Teramo che a Pescara.

Gli infermieri sono invece in numero relativamente elevato a  Chieti, 30a in Italia, pari a 155,8 ogni 100 posti letto, e a Teramo, al 35° posto con 152,1.

Nella medio-bassa classifica troviamo invece Pescara con 134 e L’Aquila 126, dove è molto basso anche il numero di addetti tecnico-sanitari.

Per quanto riguarda numero di posti letto in Ostetricia e Ginecologia, sono 22 ogni mille abitanti a Teramo, 42 a e 21,9 a Chieti, mentre sono 17,8 a Pescara e 17,7 a L’Aquila, numeri al di sotto della media italiana.

Cambia lo scenario per quanto riguarda invece i posti letto in Chirurgia e Cardiologia.

Qui infatti la provincia di Teramo è tra le prime in Italia con 30 posti letto ogni mille abitanti; in alta-media classifica anche Chieti con 20,1, L’Aquila con 17,1 e Pescara, seppure più distaccata al 63° posto, con 14,4.

La sanità teramana eccelle anche per numero di posti letto in Rianimazione e Terapia intensiva, con 9,7 posti letti che gli vale la 17a posizione.

L’Aquila, con 7,7 posti ogni mille abitanti e Chieti con 61 posti si collocano nella medio-alta classifica, mentre Pescara, con 4,3 posti letto, in bassa classifica.

Pescara si riscatta però per numero di posti letto nei reparti di Oncologia, essendo al 21° posto in Italia con 6,2 posti letto ogni mille abitanti.

Chieti invece è in fondo alla classifica, non avendo nemmeno un posto.

La sanità della provincia dell’Aquila eccelle poi per numero di tac e rmc, seconda in Italia con 7,9 prestazioni ogni mille abitanti e ed anche per numero di apparecchiature di emodialisi, che sono 44,1 ogni mille abitanti, dato da 11° posto in classifica in Italia, seguita da Teramo al 19° con 39,9. Mentre Chieti e Pescara sono al 55° e al 56° posto.

Pescara 14a in Italia eccelle per numero di gruppi radiologici, 9,9 ogni 1000 abitanti, seguita a ruota da Chieti e L’Aquila, al 16° e 17° posto.

In compenso, la città adriatica è in fondo alla classifica per numero di ventilatori polmonari.

PAOLUCCI: ”RISULTATO STRAORDINARIO, TROPPO SPESSO INCOMPRESI” SANITA’: IL MINISTERO PROMUOVE L’ABRUZZO, BUON REPORT SU LIVELLI ASSISTENZA 2015

L’AQUILA – Sta migliorando via via la sanità abruzzese secondo le valutazioni del ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza (Lea), insieme di prestazioni, servizi e attività che i cittadini hanno diritto a ottenere dal servizio sanitario.

In questi giorni è stata pubblicata la cosiddetta “Griglia Lea” relativa al 2015, che mostra appunto “un netto miglioramento”, come esclama soddisfatto l’assessore Silvio Paolucci, dei punteggi abruzzesi rispetto all’anno precedente, ma anche criticità su cui lavorare ancora, come i vaccini e la farmaceutica.

Un risultato comunque apprezzabile per una Regione che, nel marzo 2007, quando fu segnato il piano di rientro con il governo dal debito siderale di 4 miliardi di euro, era considerata tra le amministrazioni “canaglia” nel settore e ora, pur tra mille problemi, almeno secondo questi numeri tallona i migliori territori d’Italia.

“La valutazione finale per il 2015 – si legge nel rapporto – si attesta per la Regione Abruzzo su un punteggio pari a 182 che, secondo i parametri di riferimento fissati dal Comitato Lea (da -25 a 225; promozione a 160, ndr) risulta ampiamente positivo e in costante incremento nel trend considerato”.

Il 2014 è stato il primo anno di “promozione” della sanità abruzzese, con l’approdo del punteggio Lea a 163, mentre nei precedenti il rosso segnava da 133 del 2010 a 152 del 2013.

“Nel complesso la Regione raggiunge valori accettabili, entro i parametri di riferimento, per la maggior parte degli indicatori relativi ai tre livelli di assistenza: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e ospedaliera”, si legge ancora nel rapporto.

I tecnici del ministero rilevano, tuttavia, “criticità nel livello di assistenza della prevenzione, in particolare nell’area delle vaccinazioni, per l’indicatore ‘Copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia (Mpr)’ che registra uno scostamento non accettabile rispetto al valore di riferimento (84,23% contro il 95%)”.

Problemi anche per quanto concerne il livello di assistenza distrettuale, in particolare nell’area della farmaceutica: il dato dell’indicatore “Percentuale del consumo annuo dei farmaci appartenenti al Pht”, il prontuario ospedale-territorio, espresso in Ddd, dose giornaliera definita, e pari a 42,96%, “registra uno scostamento non accettabile rispetto al valore di riferimento (> 90%)”, conclude l’analisi.

Tra le altre 15 Regioni monitorate, quelle a statuto ordinario, il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin segnala, in particolare, la conferma di Toscana, Emilia Romagna e Piemonte su punteggi pari o superiori a 200 insieme al Veneto, il netto miglioramento della Calabria, oltre all’Abruzzo, e il peggioramento di Campania, Puglia e Sicilia rispetto ai punteggi rilevati nell’anno di verifica 2014.

Interessante anche la lettura del “rosone”, grafico circolare con 35 diversi settori di valutazione per ogni indicatore che va a comporre il punteggio Lea, valutando l’appropriatezza e la qualità dei servizi di prevenzione della salute, di quelli relativi all’assistenza territoriale erogata nei distretti e di quelli ospedalieri.

In Abruzzo, per quanto riguarda i servizi di prevenzione, la maggior parte degli indicatori previsti risulta totalmente raggiunta, mentre qualche criticità si rileva ancora nell’adesione dei cittadini agli screening oncologici e degli anziani alla vaccinazione anti influenzale.

Riguardo all’assistenza ospedaliera, si conferma il trend in diminuzione dei ricoveri e, soprattutto un miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie ospedaliere.

In merito all’assistenza territoriale, pur confermando un miglioramento anche a questo livello, l’Abruzzo mostra ancora difficoltà relativamente alla presa in carico degli anziani nelle strutture residenziali.

PAOLUCCI: “RISULTATO STRAORDINARIO, TROPPO SPESSO INCOMPRESI”

“Si tratta di un risultato straordinario che mi rende particolarmente orgoglioso – commenta in una nota Paolucci – vedere certificati, proprio dal ministero della Salute, i risultati positivi di un impegno gravoso e troppo spesso incompreso dai cittadini, mi dà la forza di andare avanti con coraggio sulla strada già intrapresa”.

Secondo l’assessore, “secondo la classifica internazionale stilata da Bloomberg  nel 2015, per quanto criticata, la sanità italiana è al terzo posto al mondo (prima tra i Paesi europei) per efficienza, per le aspettative di vita (quasi 83 anni in media) e per il costo pro capite del sistema sanitario”.

“Si tratta di un risultato che giunge sempre a sorpresa per l’opinione pubblica del nostro Paese, più abituata a sentir parlare di episodi di malasanità piuttosto che di buona sanità – sottolinea – Ovviamente, non mi siedo sugli allori per questo bel risultato, ma anzi, prendo spunto dalle criticità emerse nella monografia del ministero per mettere in atto interventi di programmazione sanitaria che possano almeno ridurle, se non eliminarle completamente”.

Teramo, concorso autisti 118. La Asl replica: “Fatto tutto secondo la legge”

Teramo, concorso autisti 118. La Asl replica: “Fatto tutto secondo la legge”

Verificheremo, subito dopo la prova scritta, la veridicità delle dichiarazioni presentate dai candidati”.

Il direttore amministrativo della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, risponde così alla richiesta di delucidazioni relative alconcorso per autisti del 118 che ha visto, a fronte di 240 domande presentate, escluderne 87 e ammetterle con riserva 153.

Ed era stata proprio la dicitura della motivazione della riserva a suscitare non poche perplessità visto che era la stessa con la quale erano stati esclusi alcuni candidati.

Il requisito dei 5 anni di esperienza maturata in enti pubblici o in aziende private”, prosegue Di Giosia, ribadendo come tutte le procedure siano state eseguite nel rispetto della normativa, “è stata la condizione essenziale per l’ammissione al concorso. Per quanto riguarda invece la certificazione dell’attestato, ci siamo attenuti in questa prima fase alle dichiarazioni rese dai candidati, in modo da accelerare la procedura del concorso, salvo poi verificare il possedimento dei titoli subito dopo la prima prova”.

Bisognerà, dunque, aspettare la prova in programma il 26 ottobre – pratica ma scritta perché così ha deciso la commissione – prima di dare il via ai controlli delle certificazioni presentate sebbene, come confermato dallo stesso direttore amministrativo, la Asl di Teramo abbia posto un quesito alla Regione per chiedere se eventuali titoli rilasciati da altri enti possano essere equiparati a quello previsto dall’accordo Stato/Regioni inserito nel bando, penalizzando però quanti non hanno potuto partecipare al concorso proprio per la mancanza di queso requisito.

Inoltre Di Giosia spiega come la dicitura della motivazione dell’ammissione con riserva inserita nell’elenco dei candidati che potranno svolgere la prima prova sia la stessa di quelli esclusi poiché il programma online non consente di mostrare ulteriori dettagli relativi alle domande che, conferma, sono state tutte analizzate con attenzione per verificare la presenza dei requisiti necessari.

E sul fatto che dal concorso siano stati esclusi alcuni autisti che hanno già prestato o prestano ancora lo stesso servizio, tramite l’agenzia di lavoro interinale Etjca, Di Giosia non transige.

“Noi abbiamo chiesto alla società personale con una qualifica specifica”, conclude il direttore amministrativo, “non sta a noi verificare se le persone assunte abbiano o meno i requisiti richiesti”.

Sanità, troppi parti cesarei in Campania: controlli della Regione

Se i dati si confermeranno eccessivi si procederà a una revoca degli accreditamenti

In relazione al problema dell’eccesso di parti cesarei primari, la Regione Campania ha deciso di “procedere alla revoca degli accreditamenti per le strutture che si discostano in maniera abnorme dalla media nazionale e regionale”. E’ quanto si legge in una nota.
“A tal fine è partita stamattina l’attività di verifica e controllo. Si comincia dalle strutture, private e pubbliche, a piùforte scostamento dalle medie – prosegue la nota – Si chiederà, nelle prossime ore, la documentazione giustificativa alle seguenti strutture accreditate “San Paolo” Aversa, Ospedale Internazionale (Napoli), Clinica Sanatrix (Napoli)”. Quanto ale strutture pubbliche sono invece l’ospedale di Sessa Aurunca, di Vallo della Lucania e di Battipaglia.
Si rileva, nel complesso, un recupero forte dell'”anomalia” parti cesarei (circa 20% in meno).

di Filippo Tronca

PESCARA – La sanità abruzzese è la quinta in Italia per indebitamento con i propri fornitori di beni e servizi, per un totale di quasi 647 milioni di euro, pari a 488 euro a cittadino. Quando invece la media italiana è di 377 euro a cittadino. È anche vero, però, che nel 2011 tali pendenze in Abruzzo ammontavano a 829,8 milioni di euro, nel 2015 il bottino è sceso a 647,9 milioni di euro, con una flessione del 21,9 per cento. E anche le tempistiche di pagamento sono di 129 giorni, sotto la media nazionale. La fotografia è stata scattata dal celebre centro studi dell’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre (Cgia), aggiornata a fine 2015, che restituisce una situazione che il coordinatore Paolo Zabeo definisce “preoccupante, visto che la sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro, e le nostre Asl continuano a essere in affanno con i pagamenti, mettendo così in seria difficoltà moltissime piccole medie imprese”. Del resto, come già riferito da AbruzzoWeb, si è lontani in Italia dall’applicare le leggi che imporrebbero a tutte le pubbliche amministrazioni a pagare le proprie fatture entro 30 giorni dalla data del loro ricevimento, a eccezione degli Enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il termine massimo è fissato a 60 giorni. Nello scorrere infatti una recente classifica del ministero dell’Economia le pubbliche amministrazioni “buone pagatrici” d’Italia nel 2016, sono solo 500 su 22 mila, e di queste solo 10 sono abruzzesi. Secondo le stime della Banca d’Italia, i debiti complessivi degli enti pubblici nei confronti dei fornitori ammontano a 64 miliardi di euro, di cui 34 ascrivibili ai ritardi nei pagamenti. Una fetta di questi “buffi” è costituita appunto dagli enti che fanno parte del servizio sanitario nazionale (Snn) quali le aziende sanitarie locali, le Asl, le aziende ospedaliere, anche universitarie e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), e le Gestioni sanitarie accentrate (Gsa). In termini assoluti la sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 3,8 miliardi di euro, a seguire la Campania con 3 miliardi di euro, la Lombardia con 2,3 miliardi, la Sicilia e il Piemonte entrambe con 1,8 miliardi di euro ancora da onorare. Le meno indebitate sono invece la Valle d’Aosta, con appena 15,9 milioni, la Provincia autonoma di Trento, 77,1 milioni e la provincia autonoma di Bolzano con 84,6 milioni. L’Abruzzo, uscita dal commissariamento uscita dal commissariamento della sanità nel 2016, dopo una cura da cavallo durata otto anni, ed ancora sotto osservazione speciale, ha un debito complessivo nei confronti dei fornitori di 647,9 milioni. Come detto in costante diminuzione dal 2011. Il dato che, però, conta di più, e che consente un vero confronto tra i servizi sanitari di ciascuna regione, è quello del debito pro capite. Qui l’Abruzzo schizza al 5° posto, con 488 euro di debito procapite verso i fornitori. Una cifra sul groppone dei contribuenti che sta anch’essa dimiinunendo, ma che resta tuttavia superiore alla media dei 377 euro procapite. Di gran lunga maglia nera di questa classifica è il vicino Molise, con 1.735 euro pro capite. Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro, e la Campania con 518 euro per ogni residente. Le regioni messe meglio sono invece le Marche, 97 euro pro capite, Valle d’Aosta 125 euro, la provincia autonoma di Trento, 143 euro. Altro dato interessante sono i tempi medi di pagamento della sanità alle imprese per forniture di dispositivi medici, aggiornato questa volta al 2016. Le Regioni più lente nei pagamenti sono il Molise con 621 giorni, la Calabria, 443 giorni, e la Campania, 259 giorni. Le regioni più veloci nei pagamenti sono la Valle d’Aosta,con 76 giorni medi, Friuli Venezia Giulia, 83 giorni, e Trentino Alto Adige, 84 giorni. L’Abruzzo è in decima posizione, con una media di 129 giorni, sotto la media Italia che è di 153 giorni. Un dato positivo, tenuto conto anche che nel 2011, le fatture venivano onorate in media in 216, anche qui insomma si registrano significativi miglioramenti, come del resto un pò in tutta Italia.