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Esecuzione atroce per Manuel Careddu, l’autopsia: “Morto per i colpi alla testa, cranio fratturato in più punti””

L’autopsia sul corpo del diciottenne di Macomer (Nuoro) Manuel Careddu è stata effettuata da Roberto Testi, super perito che in passato ha lavorato sull’omicidio di Cogne, quello di Simonetta Cesaroni e quello di Garlasco. L’esame ha confermato che la morte del giovane è avvenuta per i colpi ricevuti in testa, aveva il cranio fratturato in più punti.

È stato colpito alla testa con uno o più oggetti contundenti ed è morto per politrauma cranico Manuel Careddu, il diciottenne di Macomer (Nuoro) trovato senza vita nelle campagne di Ghilarza settimane dopo la sua scomparsa. È quanto emerge dall’autopsia effettuata dal super perito torinese Roberto Testi, esperto che in passato ha lavorato a diversi casi di cronaca noti, come l’omicidio di Cogne, quello di Simonetta Cesaroni e il delitto di Garlasco. Per l’omicidio del diciottenne sono finiti in manette cinque giovanissimi, due dei quali minorenni. Uno degli arrestati – il maggiorenne Christian Fodde – stando a quanto riportato da La Nuova Sardegna avrebbe manifestato delle amnesie in carcere. Non ricorderebbe, insomma, nulla dell’omicidio del diciottenne di Macomer. Ulteriori informazioni utili alle indagini arriveranno nelle prossime settimane proprio dall’esame autoptico che aiuterà a ricostruire l’epoca del delitto, quanti colpi hanno causato il decesso e se sono stati inferti da una o più persone.

Lo scheletro intatto: il ragazzo non è stato fatto a pezzi – Secondo quanto emerso dall’esame, gli assassini hanno colpito ripetutamente Manuel alla testa tanto che il ragazzo aveva il cranio fratturato in più punti. Lo scheletro invece era intatto: il diciottenne non sarebbe stato sezionato o fatto a pezzi, ma di sicuro è stato fatto scempio del corpo. Ancora non è stato possibile identificare con certezza il cadavere, ma bisognerà attendere qualche giorno quando arriveranno i risultati sul Dna. Il perito che ha effettuato l’autopsia ha prelevato dei campioni biologici che saranno consegnati ai Ris dei Carabinieri di Cagliari per la comparazione della traccia genetica e la conseguente identificazione del corpo. La salma di Manuel sarà restituita ai familiari per il funerale solo dopo che arriveranno i risultati dell’esame del Dna.

FONTE: https://www.fanpage.it/manuel-careddu-lautopsia-morto-per-i-colpi-alla-testa-cranio-fratturato-in-piu-punti/

Allagamenti nel sud della Sardegna. Alluvione a Maiorca, 9 morti, Allerta meteo per la Liguria da questa sera

 

CAGLIARI. Piogge, temporali e allagamenti con lo spettro dell’alluvione. E’ il quadro della Sardegna meridionale nelle ultime ore. E dal pomeriggio di oggi l’allerta meteo riguarda anche la Liguria. I Vigili del Fuoco sono stati tempestati dalle richiste di intervento e stamattina è dovuta intervenire perfino una pattuglia di sommozzatori per un’auto in difficoltà. Nel Sud della Sardegna, in particolare nel Sarrabus e in Ogliastra, l’allerta durerà fino alla mezzanotte di oggi.  A Uta e Capoterra, nel Cagliaritano,  i sindaci hanno deciso di chiudere le scuole in via precauzionale. Ieri sera nel territorio di Sarroch le piogge hanno provocato allagamenti sulla variante della strada statale 195 e la bretella da Cagliari verso Pula è stata chiusa: è stata riaperta solo quattro ore più tardi.

E’ previsto un progressivo peggioramento dal pomeriggio di oggi con l’arrivo di temporali. Per giovedì “condizioni fortemente perturbate con precipitazioni anche forti sul Ponente e moderate altrove; una spiccata instabilità porta ad un’alta probabilità di rovesci o temporali forti, organizzati e localmente anche stazionari su tutte le zone”. I venti saranno forti su tutta la Liguria.

Nove persone sono morte e sette risultano disperse a Maiorca a causa delle piogge torrenziali che hanno colpito l’isola spagnola. Tra le vittime c’è una coppia di turisti britannici, annegata in un taxi a Sant Llorenc des Cardassar, cittadina sommersa da un’ondata di fango. Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha inviato un messaggio di cordoglio, esprimendo “solidarietà e sostegno alle famiglie e agli amici delle vittime e a tutti quelli colpiti da questa tragica alluvione”.

Una squadra e il gruppo sommozzatori sono impegnati stamattina nella zona fra San Priamo e Castiadas (Sarrabus) nel soccorso di alcune persone in difficoltà dopo che la loro auto si è ritrovata circondata dall’auto. A Uta sono stati chiusi il ponte sul Cixerri nella strada tra la Via Ponte e la viabilità in direzione Monte Arcosu, sia il ponte sommergibile sottostante via Sant’Ambrogio.

Sardegna, il pastore ottantenne sconfigge Benetton e soci

Meglio lasciarlo tranquillo, lo zio Ovidio Marras. Anche ora che sa di aver vinto la sua battaglia contro gli immobiliaristi della Sitas, la società proprietaria del cantiere da 150 mila metri cubi che rischiava di cancellare, insieme al vecchio stradello del suo podere, un angolo di paradiso nella Sardegna Sud-Occidentale, fra Capo Malfatano e Tuerredda. Il 18 agosto il Tribunale di Cagliari ha decretato il fallimento della società, partecipata dai gruppi BenettonToti e Montepaschi di Siena che sulla costa ancora vergine, a trecento metri dal mare avrebbe voluto realizzare un gigantesco resort con piscine, centri benessere, ville. Operazione andata in fumo per la caparbietà del vecchio pastore (88 anni) che come un piccolo Davide si è opposto, rifiutando anche un assegno da 700 mila euro, al gigante Golia le cui costruzioni avrebbero imposto la deviazione dell’accesso alla sua proprietà.

Marras, visti i primi lavori per la struttura da 500 posti, aveva subito interpellato un avvocato, accendendo una causa civile per il ripristino del tracciato del suo terreno cancellato dal cemento. A nulla erano valse le argomentazioni della società che opponeva l’interesse superiore dei lavori a quello del mantenimento della stradina di campagna: il giudice aveva riconosciuto le ragioni del pastore, comproprietario dell’area, ordinando la demolizione di quanto costruito, compresi cancelli e recinzioni. Era l’inizio della grande battaglia, a cui si è affiancata anche Italia Nostra con un ricorso che aveva portato all’annullamento delle precedenti autorizzazioni regionali a costruire, considerate illegittime a causa dello “spacchettamento” del progetto in cinque lotti che aveva consentito di aggirare l’autorizzazione d’impatto ambientale. Dal Tar al fino al Consiglio di Stato, tutti i gradi di giudizio hanno confermato le ragioni di Marras e lo stop al cantiere, fino all’epilogo di pochi giorni fa.

Ma il fallimento della Sitas potrebbe rivelarsi una vittoria a metà, come spiega la nipote di Ovidio, Consolata. Perché la Sitas ha costruito su terreni che sono in comunione dei beni, gravati dalle ipoteche a suo tempo accese dalla società e che ora pesano, paradossalmente, anche sul vecchio podere dei Marras. Poi ci sono i danni: i muri grezzi sono ancora lì, e non si sa chi li dovrà demolire. “L’incertezza è tanta e occorre continuare a vigilare” spiega Maria Paola Morittu, responsabile di Italia Nostra Sardegna “ e intanto c’è la causa contro la Regione”. E c’è un’altra incognita: “Siamo davvero sicuri che il progetto non vada più avanti o c’è il rischio che qualcuno lo riprenda? Il progetto uscito dalla porta potrebbe rientrare dalla finestra se si ripescasse il contestatissimo articolo 43, stralciato a luglio dall’esame della nuova legge Urbanistica della Sardegna”. L’articolo infatti prevedeva l’introduzione di deroghe specifiche al Piano Paesaggisticoregionale nel caso di “grandi progetti di rilevanza economico-sociale”, da valutare caso per caso. Un vulnus che riaprirebbe le porte ai grandi speculatori immobiliari nell’Isola.