Tag: scrive: “L’arresto di Battisti è una bellissima Notizia. Lo aspettiamo a braccia aperte in italia”. · IL RICORSO DEGLI AVVOCATI Gli avvocati della difesa si attivano. Fanno subito ricorso al Tribuna

Chiede ai genitori di tenere a bada i figli in piscina, loro lo aggrediscono:

Ha chiesto ai genitori di tenere a bada i loro figli ma tutto quello che ha ottenuto sono stati una pioggia di insulti, peraltro senza che nessuno intervenisse. E’ successo vicino Milano, in una struttura di lusso, dove Angelo Mazzone era andato in compagnia di una collega e di suo marito. Il ragazzo, conosciuto in ambienti milanesi per essere il fondatore di Milano Segreta, è stato apostrofato al grido di «Brutto frocio» e ha addirittura subìto un tentativo di aggressione. Il suo sfogo è stato poi condiviso su Facebook, dove racconta che malgrado le lamentele in reception, nessuno della struttura è intervenuto.

«Mi alzo in piedi – scrive – e dico esasperato “Per favore la smettete o no? Se questo è il modo in cui educate i vostri figli…”. L’energumeno da dentro la piscina in risposta mi urla “Brutto fr**** di merda ti ho gia detto di non romperci i coglioni se vuoi la tranquillità vattene in montagna, fr****”».

«Ora, io non so se questi due luridi vermi fossero davvero amici del direttore, fatto sta che NESSUNO – continua Angelo – della struttura è intervenuto (se non una ragazzina stagista di 17 anni timorata di dio che ci ha chiesto se il soggiorno proseguiva bene, certo come no), a nulla sono serviti i solleciti , le urla, scene imbarazzanti che davvero inizialmente credevo fosse una candid camera, mai capitato nulla del genere in tutta la mia vita». E l’incubo continua: stando al racconto su Facebook, i due “energumeni” lo hanno seguito nello spogliatoio, dove tutto ciò che ha potuto fare è chiudersi a chiave.

Tutto può succedere 3 quando inizia, cast, trama, puntate, attori e personaggi, dove è ambientata (GUIDA COMPLETA)

Tornano le suggestive e ingarbugliate avventure quotidiane della famiglia Ferraro nella serie targata Rai Fiction – Cattleya, prodotta da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz, per la regia di Alessandro Casale e Lucio Pellegrini. La terza stagione di “Tutto può succedere” andrà in onda in prima visione su Rai1 da lunedì 18 giugno, ma è possibile già vederla in anteprima on line su Rai Play da martedì 5 giugno. Basata sulla serie tv Parenthood e prodotta in associazione con Nbcuniversal International Studios, la fiction racconta, con i toni della commedia brillante dalle sfumature drammatiche, l’intreccio di sentimenti e il forte senso di fratellanza che legano i tanti componenti, grandi e piccoli, di un nucleo famigliare che non nasconde le sue mille imperfezioni, ma che dimostra di giorno in giorno come uniti il difficile diventi un po’ più facile e come insieme sia possibile acchiappare l’ambita felicità. Un appassionante viaggio nel complesso rapporto figli-genitori che porta sul piccolo schermo il grande spettacolo della vita. Grande attenzione, come nelle precedenti edizioni, per la musica composta da Paolo Buonvino che firma con Giuliano Sangiorgi anche il brano della sigla “Tutto può succedere” interpretato dai Negramaro.

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Arrivati alla terza stagione, i membri della famiglia Ferraro si affacciano alla soglia della tanto agognata maturità, carichi del loro vissuto di affetti, sentimenti, liti, scontri, riconciliazioni, progetti e delusioni. Ancora una volta la serie vuole affrontare con ironia e delicatezza i temi cari al pubblico dei Ferraro. Lo stretto legame di fratellanza che scorre fra Alessandro, Sara, Carlo e Giulia, si adatta alle rivoluzioni delle loro vite senza abbandonarli mai. Così come rimane indissolubile il filo che li tiene tutti allacciati, figli e genitori, in una catena di affetti piena di sorprese e prove da affrontare. Una catena che, per quanto aspra possa essere la vita, non è mai messa in discussione. Questa volta ancora di più, i Ferraro si confrontano con l’età adulta. La terza stagione di Tutto può succedere si apre con una brutta disavventura per Ettore ed Emma: una notte, mentre stanno dormendo, subiscono un furto. L’episodio lascia non pochi strascichi nei due coniugi: Ettore ben presto si rende conto di non essere del tutto estraneo alla faccenda ma proprio non ha il coraggio di confessarlo ad Emma che, a sua volta, è talmente sconvolta da non sentirsi più sicura tra quelle mura Anche i figli non saranno immuni da contraccolpi…Tutto Può Succedere facebook

A tenere le redini della storia Ettore ed Emma , mamma e papà Ferraro, interpretati sempre da Giorgio Colangeli e Licia Maglietta. Ritroveremo tutti i personaggi che hanno fatto amare questa serie, Pietro Sermonti, Maya Sansa, Ana Caterina Morariu, Alessandro Tiberi, Camilla Filippi e Fabio Ghidoni. New entry Giuseppe Zeno nel ruolo di Francesco. tutto può succedere 2 anticipazioni

Ettore & Emma – Licia Maglietta / Giorgio Colangeli

La terza stagione mette subito alla prova Ettore e Emma che subiscono un grave furto in casa. Da
quel momento tutte le loro certezze vacillano e le fondamenta del loro rapporto sono messe ancora
una volta in discussione. I due però sono insieme da 50 anni non a caso e per quante difficoltà, dissapori, differenze debbano affrontare, trovano sempre il modo di ritrovarsi e, soprattutto, di esserci sempre per i figli e i nipoti.Tutto Può Succedere facebook

Alessandro & Cristina – Pietro Sermonti / Camilla Filippi

Gestire due lavori, tre figli, tre fratelli e due genitori invadenti non è cosa semplice per Alessandro. Soprattutto adesso che Cristina ha ripreso a lavorare e Max sta iniziando le superiori. In più ci si mette anche Federica, che decide di cambiare vita imprimendole una direzione del tutto incomprensibile per lui. In questa terza stagione scopriremo quindi un Alessandro sotto pressione e intrattabile, ai ferri corti con moglie e figlia, che quasi senza rendersene conto cercherà una via di fuga fuori da casa.Tutto può succedere anticipazioni

Sara Ferraro – Maya Sansa

Per la prima volta Sara sembra aver trovato la serenità: è felicemente fidanzata con Marco, insieme hanno grandi progetti per il futuro e trova perfino un lavoro che le piace. Si vede però che il suo destino è quello di non stare mai troppo tranquilla perché un nuovo incontro metterà in discussione tutto ciò che credeva di sapere, mentre sua figlia Ambra la terrà in apprensione molto più di quanto avrebbe mai potuto immaginare.Tutto Puo Succedere facebook

Giulia & Luca – Ana Caterina Morariu / Fabio Ghidoni

Pensavano che adottare Dimitri in via definitiva sarebbe stato una procedura semplice, ma si sbagliavano. All’inizio della stagione ritroviamo Giulia in Ucraina, lontana da Matilde e dal resto della sua famiglia, impegnata in una complicata battaglia legale che la metterà duramente alla prova e la costringerà anche a riavvicinarsi a Luca.tutto può succedere anticipazioni

Carlo & Feven – Alessandro Tiberi / Esther Elisha

Dopo il fatidico sì che ha chiuso la seconda stagione, Carlo e Feven sono alle prese con le difficoltà quotidiane della vita matrimoniale. Stufo di essere considerato il “solito” ragazzino, Carlo vuole dimostrare a tutti che può fare grandi cose. Il Ground Control non gli basta più e decide di imbarcarsi in una nuova avventura musicale insieme a una vecchia amica… non si rende conto però che questa scelta potrebbe portarlo troppo lontano da sua moglie.

Ambra & Federica – Matilda De Angelis / Benedetta Porcaroli

Le cugine ormai sono diventate grandi e cercano la propria strada. Mentre Ambra finalmente abbraccia la sua grande passione – la musica – cercando di affermarsi come cantante, Federica stravolge tutti i suoi piani di vita. Anche in amore saranno chiamate a fare scelte importanti, entrambe combattute tra vecchie conoscenze e incontri inaspettati.tutto può succedere anticipazioni

 Francesco – Giuseppe Zeno

La famiglia Ferraro irrompe dalla prima serata nella vita di Francesco, fotografo affascinante con un passato turbolento alle spalle. Cercherà in tutti i modi di tenere le distanze dai Ferraro, ma scoprirà che con una donna come Sara non sarà affatto semplice.

Ma quante sono le puntate di Tutto può succedere 3? Come sempre saranno 8 gli appuntamenti da non perdere con Tutto può succedere 3. Dunque, la prima puntata andrà in onda lunedì 18 giugno e, salvo clamorose sorprese, dovrebbero chiudersi gli appuntamenti a fine luglio 2018.

Rapinatore in trasferta. Preso

Con un amico milanese aveva deciso di andare in trasferta a delinquere, così da ridurre al minimo le possibilità di essere individuato. Invece al cardanese è andata comunque male: lunedì sera si sono presentati a casa sua i carabinieri della stazione di Lomazzo con un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal tribunale di Como il primo giugno. Per il collega milanese il gip lariano ha disposto addirittura il carcere a San Vittore.

Già, ma cosa avrebbero combinato i due?

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, lo scorso 25 marzo – una domenica – si sarebbero recati a Cadorago, un paesino in provincia di Como, per compiere una rapina. Avrebbero, secondo l’accusa, preso di mira la pizzeria Colibrì: entrambi con il volto solo parzialmente nascosto e quindi riconoscibili fecero irruzione armati di coltello e lo puntarono addosso alla cassiera e si fecero consegnare tutto il guadagno della serata, ossia 1600 euro. Poi scapparono facendo in apparenza perdere le proprie tracce.

Ma gli investigatori si sono mossi immediatamente: i militari hanno vagliato e centellinato ogni indizio utile, sentendo i testimoni, guardando ore di filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza collocati in centro a Cadorago e vicino alla pizzeria e hanno messo insieme tutti i dati raccolti. Grazie a questa attività gli inquirenti sono riusciti a individuare la macchina utilizzata per mettere a segno la rapina e a risalire poi a chi era salito a bordo, usando anche la tecnica del riconoscimento fotografico dei testimoni. Tutti gli elementi raccolti hanno permesso alla procura lariana di chiedere e ottenere le due ordinanze di custodia cautelare. Nei prossimi giorni il cardanese e il suo socio verranno interrogati dal giudice.

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Weinstein si consegna alla polizia di New York

L’ex produttore al centro dello scandalo molestie a Hollywood è in stato d’arresto: sarà incriminato per due stupri.

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Harvey Weinstein si è presentato al commissariato di Lower Manhattan a New York per consegnarsi alle autorità. Secondo la Cnn, che cita fonti giudiziarie, l’ex produttore è in stato di arresto con l’accusa di aver stuprato una donna e aver costretto un’altra a praticargli sesso orale. Weinstein è indagato per crimini sessuali anche a Los Angeles e Londra. Sempre secondo la Cnn la cauzione sarà fissata in due milioni di dollari (circa 1,7 milioni di euro).

I media americani parlano anche di scarcerazione a fronte dell’uso di un braccialetto elettronico e dell’obbligo di consegnare il proprio passaporto. All’arrivo al commissariato, il 66enne non ha fatto alcuna dichiarazione alla stampa.

Per decenni venerato nel mondo del cinema, dopo le prime accuse rivolte nell’ottobre scorso e riportate da New York Times e New Yorker, Weinstein era scomparso dalla scena. Alle prime accusatrici, tra cui Rose McGowanGwyneth Paltrow e Asia Argento, ne seguirono decine, dando vita al movimento mondiale #MeToo contro le molestie sessuali, che ha poi chiamato in causa uomini potenti in settori che vanno dal cinema, alla moda, alla gastronomia, alla musica.

Secondo i media Usa Weinstein rischia di essere incolpato quasi certamente per un’aggressione sessuale risalente al 2004 e per la denuncia di Lucia Evans, cantante irlandese originaria dello Zimbawe, che fu tra le prime a raccontare la sua esperienza a Ronan Farrow accusando l’ex produttore di averla obbligata a praticargli del sesso orale.

Weinstein finora si trovava in una rehab californiana per curare la dipendenza da sesso. Il suo avvocato di New York, Benjamin Brafman, si è limitato a dichiarare che Weinstein in questo momento è molto “solo e arrabbiato”.

Casa all’asta, sos di un ex imprenditore / VIDEO

L'ex imprenditore Silvio Buttiglione

L’ex imprenditore Silvio Buttiglione

PESCARA. Aggiudicata questa mattina all’asta, a un prezzo di 142 mila euro, l’abitazione di Silvio Buttiglione, l’ex imprenditore alle prese con i debiti maturati nei confronti di alcuni istituti bancari. Presenti, al  tribunale di Pescara, lo stesso Buttiglione, la senatrice e il consigliere regionale d’Abruzzo del M5s, Gabriella Di Girolamo e Domenico Pettinari, esponenti dei Punti di ascolto Sos Equitalia e diversi cittadini, che hanno esposto cartelli con la scritta “siamo tutti Silvio Buttiglione”.

“A Grillo mi sento di dire di non promettere una cosa se non sei sicuro di mantenerla, specialmente ad una persona che ha tentato il suicidio e che vive nella disperazione” ha detto Buttiglione. Buttiglione, in questi anni, era riuscito a fermare le aste precedenti grazie all’intervento e all’aiuto del Movimento 5 Stelle. Per lui, a Pescara, erano arrivati Beppe Grillo e Luigi Di Maio e i primi tentativi di vendita sono andati deserti.

Trapani, scoperta la rete di Messina Denaro: 21 fermi. In manette due cognati del superlatitante

Maxi blitz di Carabinieri, Polizia e Dia. Individuata la catena di smistamento dei pizzini. La cosca finanziata con le scommesse on line. Il boss di Marsala: “Si trova nelle zone nostre”. Di lui dicono: “Matteo è come Padre Pio”. E ancora: “Ha fatto bene a sciogliere nell’acido il ragazzino”. I pm: “Rischio guerra di mafia in provincia di Trapani”

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Fra le trazzere di Castelvetrano e le vigne di Mazara del Vallo sono emerse tracce che portano a passaggi di denaro, a pizzini, a voci sussurrate. Tracce importanti del superlatitante Matteo Messina Denaro, come non emergevano da anni. Le indagini coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido svelano l’ultima rete che ha protetto il padrino trapanese ricercato dall’estate 1993, da quando piazzò le bombe di mafia (e di chi altri?) fra Roma, Milano e Firenze. Questa notte, Carabinieri, Polizia e Dia hanno fermato 21 persone su disposizione dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Il ventiduesimo provvedimento riguarda il superlatitante, e al momento resta ineseguito. Finiscono invece in carcere i cognati della primula rossa di Castelvetrano: Gaspare Como e Saro Allegra, i mariti di Bice e Giovanna Messina Denaro. Erano i fidati cognati a reggere le fila della complessa macchina organizzativa attorno al latitante. Allegra si sarebbe occupato della parte finanziaria, facendo da tramite con un insospettabile imprenditore trapanese impegnato nel settore delle scommesse on line. Si tratta di Carlo Cattaneo, anche lui è stato arrestato, con l’accusa di aver recapitato pacchi di soldi alla cosca di Castelvetrano.

E’ un’indagine complessa quella sviluppata da un ampio fronte di investigatori e magistrati che conoscono a fondo le mosse dei boss. Da una parte, i poliziotti del Servizio centrale operativo della polizia, con le squadre mobili di Palermo e Trapani; dall’altra, i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani; poi, gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Trapani. E un nuovo pool di pubblici ministeri a Palermo: Claudio Camilleri, Gianluca De Leo, Francesca Dessì, Geri Ferrara, Carlo Marzella e Alessia Sinatra.

Questa notte, sono scattate decine di perquisizioni nel cuore della provincia siciliana. Ma Messina Denaro resta ancora latitante, chissà dov’è. “Dice che era in Calabria ed è tornato – diceva uno degli arrestati – passa qua e i cristiani ci vanno”. Forse, è ormai lontano dalla Sicilia, potrebbe anche essere in Nord Africa o in Sud America, dove ha sempre avuto grandi appoggi. Chissà. Di certo, comunica ancora attraverso i pizzini, veicolati dalla sua rete. Ed è venerato dai suoi: “E’ come Padre Pio”, dicono nelle intercettazioni. Mentre parlano con odio dei collaboratori di giustizia: “Ha sciolto a quello nell’acido… non ha fatto bene? Ha fatto bene… Se la stirpe è quella… suo padre perché ha cantato?”. Il riferimento è al piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio di Santino, il primo boss a rivelare i retroscena della strage di Capaci. Insultano anche il padre: “Perché non hai ritrattato? Se tenevi a tuo figlio… allora sei tu che non ci tenevi”.

LA FOTO/ Messina Denaro, ritratto del boss da giovane
LA FOTO/ Il padrino in doppiopetto
LA FOTO/ Pizzini, caviale e videgiochi. Il covo
IL CASO/ Lo 007 arrestato svelò l’indagine su Messina Denaro

Altre intercettazioni confermano che il padrino di Castelvetrano viaggia molto. Forse, nel 2015, era in provincia di Trapani. Una cimice ha sorpreso un autorevole esponente della famiglia di Marsala, Nicolò Sfraga, mentre sussurrava: “Iddu u dissi”. Lui l’ha detto. “Lui” voleva mettere fine a un contrasto che attraversava la cosca di Petrosino. “Iddu u dissi” da che parte stava il torto, e da che parte la ragione. E tutti obbedirono. “Il latitante ha i c… vunciati (è arrabbiato – ndr) – diceva ancora Sfraga – che sarebbe Messina Denaro, si trova nelle zone nostre…”.  Tutti i contrasti dovevano essere sospesi durante la permanenza del latitante in Sicilia. Poi, dopo quel dialogo, di nuovo il silenzio.

RISCHIO GUERRA DI MAFIA. Ora, quei frammenti di intercettazione sono un tassello importante per provare a ricostruire il mistero di una latitanza che dura da troppo tempo. Intanto, però, la procura di Palermo ha disposto il provvedimento di fermo, c’era il rischio che in provincia di Trapani scoppiasse una guerra di mafia. Il 6 luglio dell’anno scorso, è stato ucciso Giuseppe Marcianò, genero del boss di Mazara del Vallo, Pino Burzotta, ed esponente della famiglia di Campobello di Mazara. Scrivono i magistrati: “A partire dal 2015, si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto ‘vulnerabile’ a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in libertà, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi più stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso

di quei territori”.

Proprio Marcianò si era molto lamentato del comportamento del latitante. “Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm –  in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si è imposta la necessità dell’adozione del fermo”.

Maltempo, in Puglia allerta per il Buran: neve e gelo per 3 giorni. A Bari percepiti -9 gradi

Dalla serata di domenica 25 febbraio arriva il vento della Siberia: previsti fino a 30 centimetri di neve su Gargano, Murgia e Subappennino Dauno.  Temperatura in calo anche di 10 gradi

In Puglia arriva il Buran. Già a partire dalla serata di domenica 25 febbraio, il vento siberiano che soffia dagli Urali porterà gelo in tutta la regione e neve anche a quote collinari: dai 400 metri sul livello del mare in su, a cominciare da Gargano e Subappennino dauno e a eccezione del Salento. “Precipitazioni da deboli a moderate”, precisano i meteorologi. Tradotto: “Fino a 20 – 30 centimetri di neve accumulata nei rilievi interni della Puglia”. Alta Murgia compresa.

L’ondata di gelo inizierà a picchiare sulla regione da lunedì 26 e – almeno secondo i calcoli degli esperti – lascerà in pace i pugliesi solo a partire da mercoledì 28 febbraio, “quando rimonta l’anticiclone africano”. A dirlo, dal loro quartier generale di Modugno, alle porte di Bari, sono gli esperti del Centro funzionale decentrato della protezione civile regionale.

LE PREVISIONI

Che tengono gli occhi puntati su Buran: “La situazione è costantemente monitorata e ogni giorno pubblicheremo un bollettino di criticità per gli aggiornamenti sulle evoluzioni meteo”, spiega la responsabile del Centro, Tiziana Bisantino.Se il clou è previsto per lunedì, Buran, stando alle previsioni, inizierà a bussare alle porte della Puglia già dal pomeriggio di domenica 25 febbraio, dalla provincia di Foggia in giù. È lì che si attende la prima neve, fra il Subappennino dauno e il promontorio del Gargano.

Ventiquattr’ore dopo sarà tutta la regione a fare i conti con il gelo siberiano: “Per lunedì 26 si prevedono temperature in calo di quattro, cinque gradi in media su tutto il territorio regionale, con un calo più accentuato, anche di 10 gradi, sul nord della Puglia”, aggiunge Franco Intini dal Centro funzionale.

Il che significa temperature minime prossime allo zero in tutta la regione, con punte sotto lo zero su Gargano, Subappennino e Alta Murgia. Senza contare le temperature percepite: secondo le previsioni dell’Aeronautica militare alle 19 di lunedì potranno scendere anche a quota meno nove gradi in una città come Bari, per esempio, a causa di un vento con raffiche fino a 40 chilometri orari. In attesa del gelo siberiano, l’ultimo bollettino di criticità del Centro funzionale, pubblicato sul sito web della protezione civile regionale alle 13,45 di sabato 24 febbraio, dà una “allerta gialla per il rischio idrogeologico” sui bacini del Candelaro, Cervaro e del Carapelle, come anche per quelli di Basso Ofanto e Basso Fortore. Poi arriva Buran

Chi è il tranviere accusato dell’omicidio di una 19enne, che ospitava in casa

Si tratta di Alessandro Garlaschi, già denunciato da una donna per stalking nel 2014 e descritto come “indebitato e maniacale” e “cupo e strano” da alcuni vicini

Chi è il tranviere accusato dell'omicidio di una 19enne, che ospitava in casa

Per i vicini di casa che gli hanno urlato ‘Mostro!’ quando la polizia l’ha portato via nel pomeriggio dall’abitazione di via Brioschi 93, condivisa con la moglie e di proprietà di una cooperativa di tranvieri, non ci sono dubbi: Alessandro Garlaschi, conducente di tram, 40 anni, è l’assassino della 19enne Jessica Valentina Faoro (Repubblica) una grande passione per i cani, come testimonia il suo profilo Facebook, e un passato difficile che l’ha portata a vivere per un periodo in una comunità.

Il sospetto è anche quello degli inquirenti che, su disposizione del pm Cristiana Roveda, hanno fermato l’autista del tram numero 15 con l’accusa di omicidio volontario dopo un lungo confronto col magistrato durante il quale avrebbe reso parziali ammissioni. Il corpo della ragazza è stato trovato stamattina intorno alle 10 e 30 ma il delitto, secondo i primi accertamenti, risale all’alba quando Jessica è stata uccisa con due coltellate. Le indagini si sono subito concentrate su Garlaschi che stamattina è sceso nella portineria dello stabile in cui vive con la moglie alla periferia sud del capoluogo lombardo, coi vestiti sporchi di sangue e ha detto: “Ho una ragazza morta in casa”. (Corriere della sera)

L’altro ieri Jessica era stata vista dai vicini nel cortile dello stabile non lontano dai Navigli assieme all’uomo e al cane di lei. Non sono ancora chiari i rapporti tra la vittima e marito e moglie. Da accertare anche perché vivesse a casa dei coniugi da una ventina di giorni. Dai primi riscontri sembra che Jessica vivesse in quell’appartamento in subaffitto e desse una mano a stirare le camicie. Forse è stata uccisa per avere rifiutato le avances di Garlaschi, già denunciato da una donna per stalking nel 2014 e descritto come “indebitato e maniacale” e “cupo e strano” da alcuni vicini (Il Secolo XIX).

L’uomo, secondo l’ipotesi più accreditata, quando la moglie ha lasciato l’abitazione, avrebbe fatto delle avance alla giovane e, al suo rifiuto, l’avrebbe colpita. Sul suo profilo Facebook, la ragazza aveva postato una propria foto poche ore prima di essere uccisa, con un aforisma di Charlie Chaplin: “Un giorno senza sorriso è un giorno perso…” e anche la foto di lei con un coetaneo che definiva “Amore mio”. Ora sono in tanti a salutarla (“Riposa piccolo angelo”) e a insultare Garlaschi, considerato il “mostro”.

Il “re” delle scommesse on line in affari coi boss. Blitz della squadra mobile, arrestato Ninì Bacchi

A Palermo, in manette 31 persone. Scoperto un giro d’affari illegale da un milione di euro al mese. I clan avevano lanciato pure un import-export di alimentari con gli Usa. Il boss di Partinico diceva: “Il nostro pomodoro deve arrivare fino da Obama”

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Cosa nostra ha già intrapreso una svolta imprenditoriale nel settore delle scommesse. Grazie a un insospettabile manager. Questa mattina, poliziotti dello Sco e della squadra mobile di Palermo hanno arrestato Benedetto NinìBacchi: il “re” siciliano del gioco on line è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Con lui sono finite in manette altre 30 persone, tutte accusate di aver costituito una rete di affari al servizio delle cosche. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, alla truffa ai danni dello Stato. L’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia diretta da Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca è riuscita ad entrare nei segreti finanziari dei clan. I boss hanno fatto il salto di qualità: non più solo la gestione di singole agenzie, ma un accordo con l’insospettabile imprenditore che curava alcuni fra i più noti circuiti di scommesse. Il patto con la mafia avrebbe portato a Bacchi il monopolio nel settore, attraverso la gestione di 700 agenzie in tutta Italia – agenzie abusive – e a un giro d’affari di un milione di euro al mese. Parte degli introiti, fra i 300 e gli 800 mila euro all’anno, veniva poi distribuita all’organizzazione mafiosa.

I sostituti procuratori Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise si sono imbattuti in Bacchi indagando sul clan di Partinico. E in particolare sul “cassiere” della famiglia, quel Francesco Nania – figlio e nipote di illustri mafiosi – che ha sempre viaggiato parecchio fra la Sicilia e gli Stati Uniti. E proprio negli States, a Newark (New Jersey) venne arrestato dall’Fbi nel 2008, dopo tre anni di latitanza, in esecuzione di un ordine di arresto della procura di Palermo. I pentiti dicono di lui che è un vero mago negli affari: nel 1994 venne fermato in Austria per aver tentato di utilizzare banconote italiane contraffatte, qualche anno dopo era già in campo per investire i soldi delle estorsioni riscosse dal clan.

Arturo, il 17enne ferito: “Finalmente a casa. Ho fiducia negli agenti, non più nelle persone”

“Prima se vedevo un marciapiedi poco illuminato neanche ci facevo caso. Adesso lo evito”

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“La speranza c’è. Ma, certo, non mi fa piacere che gli altri della banda non siano ancora stati presi… “. Si può crescere, per non morire, in tre settimane. Arturo, lo studente 17enne ferito a via Foria con venti coltellate il 18 dicembre – in un raid senza movente, che vede indagati due 15enni incensurati – racconta a Repubblica i giorni che gli hanno cambiato la vita. Ieri, come annunciato, ha lasciato l’ospedale Monaldi dopo la visita, particolarmente apprezzata dalla famiglia, del cardinale Crescenzio Sepe. L’arcivescovo ha confermato l’impegno della Chiesa a un tavolo permanente con famiglie, scuole, educatori.Arturo, la prima cosa che hai fatto, appena a casa.
Ride. “Lo vuole proprio sapere? Doccia, poi una bella pasta col soffritto. Il mio piatto preferito”.Come mai non sei tornato subito nella tua casa di via Foria? Distacco? Paura?
“Ci tornerò tra poco, riprenderò il liceo e tutto quanto. Tutto normale. Volevo prendermi qualche momento di distanza, eh, stare da solo: dieci minuti. E poi stare anche un po’ con papà (i genitori sono separati, ma sempre accanto a lui, ndr). Paura? Non lo so. Vuole sapere cosa è veramente cambiato, in me, a parte i soprannomi che mi hanno affibbiato gli amici: tipo Highlander, Giulio Cesare, Santo Lazzaro ?…”
La vigilanza, forse.
“Ecco. Prima, se vedevo un marciapiedi poco illuminato neanche ci facevo caso. Adesso, ci faccio caso e lo evito”.

Le cicatrici regrediranno. Il resto?
“Per ora, per fortuna, il danno più forte che sento è soprattutto fisico. Prettamente fisico, direi. Questa corda vocale che è ferma, la tosse, e molto le cicatrici delle varie ferite. Assurda questa qui, alla gola. Poi petto, schiena, avanti e indietro, facevano malissimo. Ora fanno un po’ male, quindi meno”.

In tanti si sono mobilitati: 5mila persone in piazza dopo l’appello di tua madre. Qualcosa cambierà?
“Sono speranzoso, perché ho visto un’ondata di solidarietà. Mi sono arrivati messaggi, tanti pensieri sui social, piccoli doni spontanei anche da ragazzi e da scuole più diverse, centro e periferia, una cosa sorprendente, quindi la speranza non muore mai… Ma non ho molta fiducia, lo ammetto”.

In che senso?
“Non è che non creda nella giustizia, o nell’impegno della polizia, ma non sono fiducioso nelle persone, ecco”.

Perché? A cosa pensi?
“Penso che anche le forze dell’ordine, chi deve operare, è vincolato da leggi che forse non sono adeguate. C’è un garantismo forse eccessivo, per me ci vorrebbero risposte più forti, sicure”.

Il fatto che la banda, a parte un ragazzo arrestato, non sia stata presa: fa male?
“Certo, non mi fa piacere. Ma voglio continuare a sperare”.

Cosa farai da grande?
“Prima di questa…esperienza, volevo iscrivermi a Medicina. Adesso non lo so”.

Qual è il messaggio più

 forte che hai ricevuto?
“So che le istituzioni non ci hanno lasciato mai soli, grazie a tutti. Ma mi ha colpito molto la vicinanza e la rabbia di un ispettore che mi interrogava, mentre stavo male. Era così dispiaciuto: mi disse che, pur avendo avuto una nonna ebrea provata dalle persecuzioni, a volte avrebbe voluto il pugno durissimo per punire queste persone che procurano il male in maniera così insensata. Ma non ci sono tanti mezzi per fermarli prima”.