Tag: TECNOLOGIA

Kotler apre la sua business school in Italia, la sede è nel Metaverso

Si chiama Kotler-i Carboni Business School, dove si impara cos’è e come si mette in pratica il marketing ad impatto. 

Philip Kotler è riconosciuto in tutto il mondo come il padre del marketing moderno.  L’azienda Kotler Impact da lui fondata apre la sua business school in Italia insieme a Weevo, Società Benefit impegnata nel marketing digitale. Il nome è KCBS e ha l’obiettivo di traghettare le imprese italiane verso il marketing sostenibile e virtuoso.

Il primo Executive Master dal titolo “Impact Marketing” inizia il 5 ottobre e ha come docenti proprio Philip Kotler e Gabriele Carboni, cofondatore di Weevo e Direttore di KCBS.

I partecipanti imparano attraverso un innovativo formato ibrido che unisce la versatilità del digitale alle possibilità di relazione e confronto tipiche dei corsi in presenza.

KCBS è inoltre la prima business school al mondo a nascere ed avere sede nel Metaverso, per innovare il concetto di formazione slegandolo dal luogo fisico e per tracciare un solco verso il futuro. Kotler ha scelto Olimaint come partner per la creazione di uno spazio virtuale dedicato ad un più ampio centro di eccellenza, “The Impact Center”-

“Il marketing deve cambiare per allinearsi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.” ha dichiarato Philip Kotler. “Abbiamo una visione per i prossimi dieci anni: educare imprenditori, manager e talenti a creare un mondo migliore attraverso il marketing.”

“Le organizzazioni che vanno oltre la mera vendita di prodotto entrano in sintonia con gli ideali dei loro clienti e generano relazioni più profonde.”  ha detto Gabriele Carboni, Direttore della KCBS. “In questa prospettiva l’impresa non è più solo ‘fabbrica di profitto’ ma diventa strumento del cambiamento economico, culturale e sociale.  Riportando il bene comune e la persona al centro. Chi non abbraccia questo rinnovamento è destinato a pagarne le conseguenze”.

Il primo Executive Master dal titolo “Impact Marketing” inizia il 5 ottobre e vedrà impegnato il padre del marketing moderno per tre lezioni in diretta via web.

Il programma è disponibile sul sito dedicato. Solo 20 posti disponibili: https://kcbs.academy/corsi/executive-master-in-impact-marketing/

Jeff Bezos denuncia: “Tabloid vicino a Trump minaccia di pubblicare mie foto osé”

Il numero uno di Amazon denuncia un “ricatto” del National Enquirer, l’editore del tabloid risponde: “Agito legalmente, comunque indagheremo”

No grazie Mr Pecker”, dice Jeff Bezos su Medium e denuncia di essere stato oggetto di “ricatto” e di un “tentativo di estorsione” da parte del National Enquirer, il tabloid scandalistico controllato dalla American Media Inc (Ami) di proprietà di David Pecker, alleato e amico di vecchia data di Donald Trump. “No grazie, Mr Pecker” scrive dunque il Ceo di Amazon prima di aggiungere con una punta di ironia: “Mi è stata fatta un’offerta che non potevo rifiutare. O almeno questo è quello che pensavano le persone migliori del National Enquirer. Sono contento che lo abbiano pensato, perché li ha incoraggiati a mettere tutto per iscritto”

“Nel coprire la storia di Jeff Bezos crediamo di aver agito legalmente” si difende American Media, l’editore del tabloid National Enquirer, guidato proprio da Pecker. La replica alla pubblica denuncia fatta dal Ceo di Amazon continua promettendo un’indagine interna: “Vista comunque la natura delle accuse abbiamo deciso che indagheremo tempestivamente e scrupolosamente sui fatti, riservandoci di prendere tutte le azioni necessarie”.

Bezos fornisce le prove. L’atto di accusa è infatti contenuto in un lungo post in cui vengono pubblicate e-mail che non lasciano dubbi: lettere in cui si minaccia la diffusione di foto imbarazzanti di lui e della sua fidanzata Lauren Sanchez, ex giornalista televisiva. Foto personali scambiate via sms tra lo stesso Bezos e la Sanchez, alcune delle quali ritrarrebbero l’uomo più ricco del mondo completamente nudo.

Il motivo della minaccia emerge chiaramente da una delle e-mail inviate dal legale della Ami a uno dei più stretti collaboratori di Bezos: si chiede di fermare le indagini avviate dal proprietario di Amazon per scoprire come il National Enquirer abbia ottenuto messaggi e foto personali nel servizio in cui il tabloid svelò la relazione con la Sanchez. Creando non pochi disagi dal punto di vista dell’immagine visto che Bezos sta divorziando dalla moglie MacKenzie.

Nello specifico si chiedeva a Bezos di “usare buon senso” e di dichiarare pubblicamente di non avere in mano elementi per dire che lo scoop del National Enquirer nasconda motivazioni politiche. Un ricatto, appunto, al quale Beozos non ha però ceduto svelando tutto. E di fatto, per la prima volta, puntando il dito direttamente verso Donald Trump: “La mia proprietà del Washington Post è una cosa molto complicata. E’ inevitabile – scrive Bezos – che certe persone potenti che sono oggetto della copertura del giornale pensino che io sono un loro nemico. E il presidente Trump è una di queste persone, come appare ovvio dai suoi tanti tweet”.

Bezos nel post prende di mira non solo la passata cooperazione tra la Ami e il tycoon, ma anche le note connessioni tra il gruppo editoriale e il governo dell’Arabia Saudita, nel mirino per l’assassinio dell’editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, un episodio su cui il giornale della capitale conduce indagini senza sosta per arrivare alla verità.

“Naturalmente non voglio che foto personali vengano pubblicate ma non voglio nemmeno partecipare alla loro ben nota pratica di ricatti, favori politici, attacchi politici e corruzione”, scrive quindi Bezos, spiegando che per quanto sia complicato possedere un giornale come il Washington Post non si pente affatto del suo investimento in una “istituzione fondamentale che ha una missione fondamentale”: la verità.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali

Matteo Renzi ed Enrico Mentana, Chiara Ferragni e Jeremy Corbyn, ma anche Donald Trump e Stefano Gabbana, Elon Musk e Valentino Rossi. Cosa hanno in comune? Sono tutti ‘leader digitali’, campioni nel loro campo. Chi lo dice? Un Indice che si chiama i-Leader Index e attraverso un’analisi quali-quantitativa della presenza digitale misura la capacità di essere leader online. L’indice è stato realizzato dall’agenzia di stampa Agi, storico player dell’informazione italiano, e applicato nella prima ricerca sulla leadership digitale condotta in collaborazione con DOING, digital business company e TalkWalker, piattaforma leader nel social media monitoring.

La ricerca è stata condotta online su una selezione di personalità pubbliche e di brand organizzati in 5 categorie: Opinion Leader Politici & Giornalisti, Sport Star, Showbiz & Web Star, Business Leader, Brand in Italia. Per ogni categoria, l’indice i-Leader ha analizzato 4 indicatori fondamentali: engagement, reach, popularity e sentiment. Tutti i criteri di selezione sul sito i-leader.it

Il metodo di i-Leader

L’i-Leader Index è un indicatore che valuta la capacità di brand, personaggi pubblici e istituzioni di generare consenso(popularity), creare partecipazione (engagement), ottenere visibilità (reach) ed approvazione (Sentiment Net Promoter Score). Le caratteristiche primarie di un leader.

L’ i-Leader Index si fonda su dati quantitativi raccolti dall’analisi della presenza online dei soggetti coinvolti su social network e web.

L’i-Leader Index misura la leadership di ciascun soggetto in modo relativo ai competitor considerati e la esprime come “quota di leadership”, un valore il cui risultato viene presentato attraverso 2 elementi: Mapping e Ranking.

La rappresentazione che si ottiene è frutto dell’analisi congiunta, attraverso un sistema quantitativo “bilanciato” dei primi tre indicatori considerati (Engagement, Reach, Popularity) e uno qualitativo, attraverso la misurazione dell’SNPS (Sentiment Net Promoter Score), che fornisce una valutazione sulla percezione online (positiva, negativa, neutra) del player oggetto d’indagine.

L’algoritmo alla base dell’indice è stato pensato in modo da premiare soprattutto l’interazione effettiva degli utenti (engagement), poi in secondo luogo la popularity e infine la reach (misura meno puntuale e più rappresentativa del potenziale massimo di visibilità del player).

Questo spiega come mai, a volte, alcuni player che hanno alta reach, ma basso engagement, occupano delle posizioni basse della classifica.

L’algoritmo premia, inoltre, la capacità dei soggetti analizzati di dominare sia i canali social sia il canale web (rispetto ai livelli di indicizzazione del sito ed al numero di utenti di ritorno). Offre quindi un peso equivalente tra i canali social (pur essendo quattro: Facebook, Twitter, Instagram, Youtube) ed il canale web.

La mappa rappresenta un importante strumento strategico per comprendere quali siano le principali aree di miglioramento e di potenziamento per ciascun soggetto. Identifica, quindi, le opportunità da poter sfruttare, muovendosi lungo le tre direttrici principali: engagement, popularity, reach. Racconta qualcosa sul potenziale inespresso e su come esprimerlo facendo leva sulle tre direttrici.

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Leader digitali di i-Leader Index di Agi – le tabelle

  • 06 dicembre 2017,18:40

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I premiati e le motivazioni

Nelle categorie analizzate dalla prima ricerca i-Leader i vincitori sono risultati:

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
 Enrico Mentana (Agf)

OPINION LEADER – GIORNALISTI ITALIANIEnrico Mentana

Il giornalista che ha “snobbato” Twitter emerge comunque come leader, valorizzando al massimo le conversazioni su Facebook e le immagini che fanno discutere su Instagram. Con molti meno follower dei suoi immediati inseguitori, Mentana sa scatenare molte più conversazioni.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
Credit agi.it
Matteo Renzi

OPINION LEADER – POLITICI ITALIANI: Matteo Renzi

Scelte molto diverse quelle dei politici italiani al top. C’è chi privilegia le “logiche di distribuzione”, con attivisti digitali a comando e meccanismi di rilancio delle proprie idee/contenuti, ma “performa” meno nella partecipazione e dibattito, rispetto a chi cerca invece la rotondità di approccio e la presenza multicanale. Salvini e Grillo, in particolare, pagano il poco engagement a fronte di grandi numeri di seguaci e di “retwittatori”.

Renzi, leader digitale olistico, sfrutta la presenza su molti canali con un perfetto equilibrio tra follower, distribuzione dei contenuti e engagement/dibattito.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
 Jeremy Corbyn

OPINION LEADER – POLITICI EUROPEI: Jeremy Corbyn

Leader digitale europeo nonostante non abbia un “apparato” di visibilità e nonostante sconti una quota di critiche importante (30%).

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
 Donald Trump

OPINION LEADER – POLITICI WORLDWIDE: Donald Trump

Trump domina con Twitter, Youtube e la polemica.
Numeri altissimi di engagement e reach portano alla Casa Bianca Trump con quasi 1/3 dei follower di Obama e nonostante un sentiment a tendenza negativa.
Donald Trump si conferma abile stratega delle sue risorse.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
 Stefano Gabbana

BUSINESS LEADER ITALIANI: Stefano Gabbana

Lo scenario è di quelli più simili ad un deserto che a una piazza affollata.
Top manager e capitani d’industria stanno lontani dal web o, quando ci entrano, sono conservativi e timidi.
Gli imprenditori della moda, facilitati da una gigantesca comunità mondiale digitale, diventano quindi i protagonisti.
Gabbana parla ai e con i millennial su Instagram e loro parlano con lui dandogli enorme potere.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
Elon Musk (Afp)

BUSINESS LEADER WORLDWIDE: Elon Musk

L’innovatore che sta facendo parlare il mondo (e la Rete) con l’auto elettrica domina il dibattito con le immagini grazie all’innovazione. Le conversazioni e l’engagement sono tutte per Musk.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
 Jose Breton/NurPhoto
 Valentino Rossi (Afp)

SPORTIVI ITALIANI: Valentino Rossi

Solo Vale spezza l’egemonia del calcio. Che avessimo un campione di classe mondiale, con Valentino, lo sapevamo già. E la simpatia e la brillantezza di Valentino si dimostrano anche online, dove stacca tutti, a partire dai calciatori.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
FATIH EREL / ANADOLU AGENCY
 Neymar ambasciatore

SPORTIVI WORLDWIDE: Neymar Jr

L’asso brasiliano domina tutti i canali, video compreso.

Il tifo paga su tutte le linee della leadership. La “quotidianità”, la frequenza del calcio e le casse mediatiche di cui gode ne rendono i suoi protagonisti gli atleti più visibili digitalmente.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
box Ferrari (afp)

BRAND IN ITALIA: Ferrari

La rossa è amata in tutto il mondo e in tutto il web. La casa di Maranello fa battere i cuori digitali ed è il vero grande global brand del nostro Paese, con numeri inarrivabili per gli altri.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
J Ax e Fedez (AGF)

SHOW BUSINESS ITALIANI UOMINI: Fedez

I fan premiano ed è una lotta ad armi pari quella tra le celebrity italiane, ma i più performanti sono coloro che sanno dominare formati diversi (video, parole immagini) e canali e audience diverse. Un Fedez multicanale domina grazie a Instagram.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
Belen Rodriguez (facebook)

SHOW BUSINESS ITALIANI DONNE: Belen Rodriguez

Belen tutta “da vedere” leader digitale tra le celebrity donne italiane, domina con Facebook, ma soprattutto con Instagram. Belen sa quali sono i suoi asset e li usa al meglio anche nel mondo digitale. Sceglie canali prettamente visivi, che domina in modo assoluto.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
Foto: Instagram
Gianluca Vacchi

WEB STAR ITALIANE UOMINI: Gianluca Vacchi

Si ama, si odia, ma non si ignora: i tormentoni di Gianluca Vacchi hanno viralità irraggiungibile e generano discussioni come nient’altro. Vacchi leader durerà? Non lo sappiamo, non è tra quelli con più follower, ma è il suo anno.

Ferragni, Renzi, Mentana, Vale Rossi e Trump. Chi sono i nuovi leader digitali
Chiara Ferragni

WEB STAR ITALIANE DONNE: Chiara Ferragni

Chiara Ferragni è il caso di comunicazione digital dell’Italia. Fa tutto giusto: content mix, follower, dibattito e una “rete” di vitalità internazionale e potentissima.

Non solo da “web star”. È infatti sempre lei la leader dei leader. Confrontando i vincitori di ogni categoria, Chiara Ferragni risulta ancora una volta al primo posto col suo mix di professionalità digitale, nativeness e seduzione.

I partner della ricerca

Agi Agenzia Italia, è una delle principali news company italiane. Con 9 redazioni in Italia, una rete attiva di corrispondenti e partnership in oltre 50 paesi e news prodotte in 4 lingue (italiano, inglese, cinese e arabo), 7 giorni su 7, assicura la creazione di valore attraverso notizie, interviste, inchieste, factchecking con numeri e dati certificabili, dirette streaming e servizi video per dare ai giornalisti di radio, tv e giornali tutti gli strumenti per andare oltre gli slogan.

DOING è una digital business company con 5 sedi, di cui 1 negli Emirati Arabi Uniti e una in Malesia, un fatturato di oltre 24 milioni di euro, 220 talenti e un network internazionale formato dalle migliori agenzie indipendenti del mondo. DOING combina consulenza, creatività, contenuti e tecnologia per offrire ai propri clienti le migliori soluzioni di marketing, comunicazione, digital transformation e data solution.

Talkwalker è una società di social listening e social media analytics che aiuta oltre 1.000 brand e agenzie a ottimizzare l’impatto della loro strategia digitale, offrendo una piattaforma facile da utilizzare che li aiuta a proteggere, misurare e promuovere il brand a livello globale, su tutti i canali di comunicazione.

Apple, accordo con Irlanda su tasse non pagate

Apple, accordo con Irlanda su tasse non pagate

(Fotogramma)

La Repubblica d’Irlanda e Apple hanno raggiunto un accordo sulle tasse non pagate dal colosso tecnologico statunitense: si prevede un conto di garanzia in cui la compagnia trasferirà fino a 13 miliardi di euro (15,4 miliardi di dollari) di tasse non pagate. Lo ha riferito il ministro delle Finanze irlandese.

L’accordo arriva dopo la decisione di Bruxelles di portare Dublino al più alto tribunale dell’Ue per non aver recuperato le tasse non pagate da Apple in seguito al fatto che i benefici fiscali per la compagnia statunitense erano illegali in base alle regole sugli aiuti di Stato dell’Ue.

Mentre il caso è ancora in sospeso davanti al tribunale, l’Irlanda si conformerebbe all’obbligo di riscuotere le imposte arretrate da Apple e mantenere i soldi in un conto gestito da terzi, secondo quanto riferito dal ministro delle Finanze irlandese Paschal Donohoe ai giornalisti prima di un incontro con Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza.

Online Dating: tutto quello che c’è da sapere per non giocarsi i dati aziendali

Online Dating: tutto quello che c'è da sapere per non giocarsi i dati aziendali

Il proverbio dice: “non mescolare il piacere con il lavoro”, ma uno studio di Kaspersky Lab mostra che gli imprenditori e gli impiegati spesso mettono involontariamente in pericolo le loro società, utilizzando dispositivi di lavoro per i loro appuntamenti di dating online e divulgando segreti aziendali mentre sono alla ricerca di un partner.

Lo studio sulle abitudini degli utenti del dating online mostra che l’11% di loro sono proprietari o direttori d’azienda e un ulteriore 20% si definisce manager di medio livello e le loro abitudini di dating online stanno potenzialmente mettendo a rischio grandi quantità di dati aziendali riservati.

In effetti, i manager di alto livello sembrano più propensi a condividere le informazioni sul lavoro. Rispetto al 22% dei dirigenti aziendali, solo il 12% di tutti gli utenti di dating online condivide il proprio luogo di lavoro sul profilo personale. Inoltre, il 10% delle persone è pronto a condividere dettagli sul proprio lavoro o segreti commerciali, ma questo dato sale al 24% quando si parla di proprietari o direttori di aziende. Il 26% degli utenti di dating online afferma di aspettare diversi giorni prima di condividere le informazioni professionali con il partner trovato, mentre il 38% dei dirigenti aziendali è disposto a farlo senza aspettare. Ciò non solo rende le informazioni riservate liberamente accessibili ad altri utenti, ma rischia di provocare conseguenze più gravi se dovessero cadere nelle mani sbagliate, come quelle dello spionaggio aziendale.

L’incapacità di tracciare un confine tra lavoro e piacere è stata evidenziata anche dall’atteggiamento negligente di tutti gli intervistati quando si tratta di cercare l’amore online. Per svolgere le proprie attività di dating online, oltre la metà (il 51%) degli utenti ammette di utilizzare gli stessi dispositivi utilizzati per il lavoro, mettendo in questo modo a rischio documenti aziendali, e-mail e persino password. La nostra ricerca ha rivelato che il 38% degli utenti utilizza il proprio dispositivo per archiviare e-mail di lavoro e il 33% archivia file ad uso lavorativo, sottolineando che, per i titolari e i dipendenti di aziende, una potenziale violazione della sicurezza potrebbe avere un impatto significativo sulla propria azienda qualora questi dati dovessero cadere nelle mani sbagliate.

Inoltre, è preoccupante il fatto che molti utenti non stiano proteggendo adeguatamente i loro dispositivi o sottovalutano le conseguenze delle informazioni che stanno rendendo disponibili online o accessibili ai criminali informatici. Solo un quarto (il 27%) dei dater online utilizza una soluzione di sicurezza per proteggere il proprio dispositivo e solo un terzo (il 33%) condivide informazioni limitate, mentre il 16% non considerando alcun tipo di rischio, non fa niente per proteggersi.

Ma, come dimostra la nostra ricerca, i rischi informatici possono dipendere da diversi fattori. Ad esempio, quasi un quinto (il 19%) dei direttori d’azienda ha subito un attacco malware, spyware o ransomware tramite una piattaforma di incontri online, mentre il 9% ha incontrato persone che utilizzavano un’identità online falsa.

“Il dating online può essere abbastanza pericoloso anche senza che le persone cadano vittima di truffatori o mettano involontariamente a rischio la propria azienda”, ha affermato Vladimir Zapolyansky, Head of SMB Business di Kaspersky Lab. “Considerando la quantità di proprietari di aziende e senior leader che utilizzano servizi di appuntamenti digitali, è preoccupante che divulghino apertamente le informazioni aziendali. È ancora più preoccupante il fatto che, non proteggendo i loro dispositivi, rendano più semplice ai criminali informatici accedere ai dati aziendali. I dispositivi aziendali devono essere protetti e gli utenti del dating online devono essere cauti sulla quantità di informazioni che rendono disponibili nel tentativo di destare l’interesse di un potenziale partner”.

Per aiutare a proteggere gli utenti aziendali dai criminali informatici che si nascondono nel mondo del dating, Kaspersky Lab offre una gamma di soluzioni di cybersecurity di nuova generazione, basate su una combinazione unica di big data threat intelligence, machine learning e human expertise che possono essere installate e gestite da chiunque, anche da coloro che non hanno particolari competenze in sicurezza IT.

Le imprese più piccole possono proteggersi da malware, frodi finanziarie, ransomware e perdita di dati utilizzando il Kaspersky Small Office Security, che fornisce una protezione affidabile su computer, file server e dispositivi mobile per proteggere le aziende. Le aziende possono inoltre proteggere i dipendenti che fanno smart working e i loro dispositivi, anche nei contesti di BYOD, dalle minacce informatiche grazie a profili predefiniti nella soluzione Kaspersky Endpoint Security Cloud. Un profilo copre vari tipi di dispositivi e piattaforme – Windows, Mac, iOS e Android – tutti gestiti tramite una piattaforma basata su cloud.

Per maggiori dettagli sulla ricerca e per leggere il rapporto: “Dangerous Liaisons: is everyone doing it online?”, cliccare questo link. Per esplorare il portafoglio di prodotti Kaspersky Lab per PMI, visita il sito web ufficiale.

Informazioni su Kaspersky Lab
Kaspersky Lab è un’azienda di sicurezza informatica a livello globale che nel 2017 celebra i suoi primi 20 anni di attività. La profonda intelligence sulle minacce e l’expertise di Kaspersky Lab si trasformano costantemente in soluzioni di sicurezza e servizi per la protezione di aziende, infrastrutture critiche, enti governativi e utenti privati di tutto il mondo. Il portfolio completo di sicurezza dell’azienda include la miglior protezione degli endpoint e numerosi servizi e soluzioni di sicurezza specializzati per combattere le sofisticate minacce digitali in continua evoluzione. Più di 400 milioni di utenti sono protetti dalle tecnologie di Kaspersky Lab e aiutiamo 270.000 clienti aziendali a proteggere ciò che è per loro più importante. Per ulteriori informazioni: www.kaspersky.com/it

Sala Stampa di Kaspersky Labhttp://newsroom.kaspersky.eu/it/

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Smartphone come una protesi

Smartphone come una protesi

Ragazza con telefonino

Ormai per molti italiani il telefonino è diventato quasi una protesi, una parte di sé. Così non stupisce il diffondersi della Nomofobia, la paura di non avere con sé il cellulare e di non poterlo controllare, o la Fomo, la paura di essere tagliati fuori da qualcosa, il Vamping e tutti gli altri fenomeni legati alle web-compulsioni che tengono incollate le persone agli strumenti digitali. Ci sono poi le sindromi multidimensionali, quelle che portano ai giochi di ruolo online con assiduità o a crearsi un’identità virtuale. Se ne è parlato in un incontro a Roma, dove sono stati presentati i dati di un recente sondaggio online condotto dall’Associazione Di.Te. su un campione di 500 persone. Ebbene, il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie: controllano in media lo smartphone 75 volte al giorno e il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno.

Risultato? Riuscire a prendere una pausa dal device di almeno 3 ore spesso diventa una missione impossibile. Inoltre i ragazzi non riescono a dire no al bisogno di guardare lo smartphone, magari per chattare anche durante le ore notturne. E gli adulti? Non sono così distanti dai giovani, il 49% degli over 35 non sa stare senza cellulare, verifica se sono arrivate notifiche o messaggi almeno 43 volte al giorno, (il 6% arriva a sfiorare le 65 volte), e di stare 3 ore senza buttare un occhio allo schermo non se ne parla per il 58%. “Quando c’è un’alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo. Rischioso è l’isolamento sociale, quando si arriva all’alienazione fino a diventare Hikikomori, rinchiusi nella propria stanza rifiutando la scuola e ogni contatto che non preveda l’uso mediato del mezzo tecnologico”, dichiara Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.

“I giovani 3.0 – continua – sono molto più impulsivi, hanno grande difficoltà a gestire la noia, e sono orientati al tutto e subito. Sono meno creativi, non sentono il bisogno di verificare le fonti da cui traggono notizie o a fare ricerche per controllare se quello che hanno letto è vero. Dobbiamo osservarli oggi e non fare proiezioni catastrofiche sul futuro, possiamo fare molto per loro, ma a partire da oggi, dal presente. Stiamo andando verso un’identità digitale e la costruzione della loro personalità avviene anche in base all’uso che fanno della rete”.

Gli ultimi anni hanno visto una diffusione del fenomeno degli Hikikomi nei paesi europei, compresa l’Italia. Nonostante non siano disponibili ad oggi dati certi sulla prevalenza del fenomeno nel nostro Paese, secondo alcune stime non ufficiali il numero di giovani coinvolti sarebbe compreso tra i 30.000 e i 50.000. “Gli Hikikomori sono ragazzi e giovani adulti, tra i 13 e i 35 anni, che decidono volontariamente di vivere reclusi nelle proprie stanze, evitando qualsiasi tipo di contatto col mondo esterno, familiari inclusi. Si tratta di una sorta di auto-esclusione dalla società odierna, le cui pressioni e richieste vengono percepite come insostenibili – dichiara Stefano Galeazzi, psicologo e responsabile della Cooperativa Vivere Verde Onlus- Insieme a Lavenia abbiamo predisposto il Servizio Diurno+. Un servizio Psico-educativo con l’obiettivo di garantire un intervento psicologico personalizzato ai giovani coinvolti ed alle loro famiglie. Il programma si svolge in diverse fasi e si avvale dell’utilizzo di numerosi strumenti e tecniche terapeutiche”.

Sabato 2 dicembre, ad Ancora, nella sede dell’Università Politecnica delle Marche, si terrà la prima Giornata nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo, organizzata dall’Associazione Di.Te. in collaborazione con la Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus, finalizzata a porre l’attenzione sulle dipendenze tecnologiche e sul loro corretto utilizzo, oltre che sui rischi che queste possono provocare. Presente al convegno Paolo Ruffini, conduttore televisivo, comico, regista e sceneggiatore italiano, che reciterà il monologo ‘Le parole dell’odio’.

WhatsApp non va, nuovo blackout

WhatsApp non va, nuovo blackout

(Fotogramma)

“Stavo impazzendo, poi apro Twitter e scopro #whatsappdown”. C’è chi se la prende con il “telefono vintage”, “con il WI-FI insultato come un delinquente“, chi invoca l’intervento del fondatore di Facebook Zuckerberg perché “la App è sua” e chi è davvero un ragazzo fortunato e twitta: “A me funziona“. Problemi ci sono, non solo in Italia, ma in mezzo mondo. A qualcuno va, ad altri no. I primi segnali da noi ci sono stati attorno alle 19. Il blackout ha mandato nel panico gli utenti, che si sono riversati come l’ultima volta, meno di un mese fa, a controllare le tendenze tra i cinguettii. “Grazie Twitter per farmi sentire meno sola nel disagio“, “Sta storia che tutte le volte che non va ci ritroviamo qui deve essere organizzata meglio”, “Mia madre se ne è accorta, io no perché tanto non mi degna nessuno. Ne vogliamo parlare?” e nessuno, appunto, risponde. Per fortuna che c’è l’hashtag #whatsappdown. “E’ la nostra luce in fondo al tunnel” cinguettano in coro, aspettando insieme che WhatsApp riparta.

Firefox a rischio per Windows e Mac

Firefox a rischio per Windows e Mac

Immagine d’archivio (FOTOGRAMMA)

Nuovo alert per la navigazione in InternetMozilla ha infatti rilasciato un avviso di sicurezza riguardante due vulnerabilità di “gravità elevata” nella versione 57 del browser Firefox.

Le vulnerabilità riguardano i sistemi desktop (Windows, Mac e Linux) e Android e il loro sfruttamento, sottolineano gli esperti del Cert – ‘Computer Emergency Response Team’ -, “potrebbe consentire ad un utente malevolo di ottenere informazioni riservate”.

Per avere dettagli delle vulnerabilità (ma in inglese) si può controllare sui seguenti link: ‘Web worker in Private Browsing mode can write IndexedDB data’ (CVE-2017-7843); ‘Visited history information leak through SVG image’ (CVE-2017-7844).

SOLUZIONE – “Per risolvere queste vulnerabilità è necessario aggiornare Firefox alla versione 57.0.1”, ricorda ancora il Cert. Anche sul sito Mozilla è possibile consultare l’avviso di sicurezza.

Hai tanti amici su Facebook? Sei una persona materialista

arnaldo zeppieri_frosionone_news online

PIU’ amici, più possesso. Se avete migliaia di amici su Facebook o altri social network provate a farvi una domanda: siete persone materialiste? Perché secondo una ricerca appena pubblicata sulla rivista Heliyon dal team del professor Phillip Ozimek della Ruhr-Università di Bochum in Germania le persone materialiste hanno sostanzialmente più amici di Facebook rispetto a coloro che danno meno importanza ai beni materiali.
I ricercatori, dopo gli esperimenti effettuati, sono arrivati alla conclusione che le persone materialiste – intese come coloro che perseguono fini puramente utilitari o vivono preoccupandosi soprattutto di godere i beni terreni e materiali –  vedono gli amici dei social come “oggetti digitali” da collezionare. E per questo motivo usano più spesso i social degli altri. Inoltre, secondo la ricerca, i materialisti hanno un maggiore bisogno di confrontarsi con gli altri attraverso le piattaforme virtuali.
“Le persone materialiste usano Facebook più spesso perché tendono a oggettivare i loro amici social: acquisiscono amici per aumentare il loro possesso – spiega Ozimek -. Facebook offre la piattaforma perfetta per il confronto sociale, con milioni di profili e informazioni sulle persone ed oltretutto è gratuito. I materialisti amano gli strumenti gratis”.
Per la loro ricerca gli esperti hanno utilizzato due campioni, formati da 242 utenti Facebook nel primo caso e da 289 nel secondo, per un totale di 531 persone coinvolte. Ai partecipanti sono stati forniti dei questionari in cui dovevano rispondere a varie domande e definirsi o meno in linea con certe affermazioni, come ad esempio “la mia vita sarebbe migliore se possedessi certe cose che non ho” oppure “molti amici di Facebook contribuiscono ad avere più successo nella mia vita personale e professionale” oppure “ammiro persone che possiedono case, automobili e vestiti costosi”. Alla fine, confrontando le risposte di entrambi i gruppi campione, i ricercatori hanno tratto le conclusioni riassunte nel lavoro titolato The Social Online Self-Regulation Theory, che afferma appunto che le persone usano i social media come strumento per monitorare e raggiungere i loro obiettivi.
Obiettivi che, per molti materialisti, corrispondono a misurare quanto si trovino lontani o vicini dal diventare più ricchi. In entrambi i gruppi analizzati le persone con un alto numero di amici di Facebook tendevano a oggettivare questi ultimi e aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma social, usata spesso come base di confronto.
Altre ricerche di tre anni fa, collegate al mercato, indicano per esempio che le persone materialiste sono più propense a mettere “like” o seguire pagine di brand e di marchi famosi. Gli stessi autori dello studio sottolineano però che non c’è nulla di sbagliato nel modo con cui i materialisti usano i social: il più delle volte infatti gli permette di dirsi soddisfatti nel raggiungimento dei loro obiettivi.  “Le piattaforme di social media non sono così diverse dalle altre attività della vita, sono strumenti funzionali per le persone che vogliono raggiungere obiettivi” ha detto Ozimek, anche se gli autori osservano  “che ci si potrebbe chiedere se il consumo di Facebook ci renda davvero felici o se rimanga una mera illusione” chiosano sottolineando uno spunto per nuove ricerche.

Scienziati e artisti nel docufilm sul Cern, il laboratorio dove si dà la caccia all’invisibile

Fisici delle particelle e artisti d’avanguardia si sono ritrovati a parlare una stessa lingua, all’anteprima del documentario di Valerio Jalongo “Il senso della bellezza, arte e scienza al Cern”. Che sarà nelle sale il 21 e 22 novembre

GINEVRA – Immaginare l’invisibile: è quel che accomuna scienziati e artisti. Oltre – è la battuta maligna che circola al Cern – al dover spiegare a cosa serve e perché deve essere finanziato il proprio lavoro. Ecco perché nell’auditorium dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, a Ginevra, fisici delle particelle e artisti d’avanguardia si sono ritrovati a parlare una stessa lingua, all’anteprima del documentario di Valerio Jalongo “Il senso della bellezza, arte e scienza al Cern”, che verrà proiettato il 21 e 22 novembre in Italia. In alcune sale saranno presenti gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per rispondere al pubblico (l’elenco su www.ilsensodellabellezza-ilfilm.it).

Arte e scienza al Cern: il trailer de “Il senso della bellezza”

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“Dal 2011 ogni anno il Cern ospita quattro artisti per tre mesi” spiega Monica Bello, spagnola, responsabile del programma Arts@Cern. Coreografi, esperti di arte digitale e di allestimenti multimediali: tutti il Cern ha accolto, affiancandoli a uno scienziato mentore. “L’unica condizione – spiega Bello – è che gli artisti non siano solo alla ricerca di una scenografia, ma abbiano voglia di capire”. Molti degli artisti raccontano la loro esperienza nel film di Jalongo, in una danza di corpi e particelle, colori e traiettorie, note e risonanze, circuiti elettrici e pennellate, galassie e caverne, come quelle – gigantesche – che ospitano gli esperimenti di Lhc, il Large Hadron Collider del Cern.

Esperimenti, spiega nel documentario il fisico Paolo Giubellino “che sono simili alle grandi cattedrali gotiche, in cui il lavoro minuzioso di migliaia di persone si fonde in un unicum enorme e meraviglioso”. Arte e fisica, spiega il regista, sono in fondo alle prese con la stessa domanda: “E questo come possiamo conoscerlo?”. Problema diventato più attuale dopo che la fisica, proprio lei, “ha frantumato lo specchio della realtà in mille frammenti”. Il risultato è che oggi, spiega Marzio Nessi, fisico dell’esperimento Atlas, “siamo una comunità unita dalla ricerca dell’invisibile”. In questo Lhc è “una macchina poetica” sostiene Jalongo. Perché con i suoi 1.300 magneti di 15 metri ciascuno raffreddati a 272 sotto zero è stata concepita “per andare a caccia di risposte”. Ma nulla potrebbe senza intuizione, creatività, capacità di immaginare tracce invisibili.

“Il dialogo fra artisti e scienziati è sempre andato bene” racconta Bello. “L’unica barriera è la matematica. Dove iniziano le equazioni, la comprensione finisce”. Eppure, sottolinea Luis Alvarez-Gaumé, fisico teorico, “a livello subatomico non c’è altro che la matematica, per tentare di capire”. Perché fino all’800 i cinque sensi potevano bastarci. “Ma poi è arrivata la meccanica quantistica” racconta Gian Francesco Giudice, coordinatore dei teorici del Cern. “I suoi paradossi sembrano contraddire la realtà. Ma invece sono la realtà. La natura si comporta davvero così”. Non ci resta allora che “provare a usare l’immaginazione” sorride Gaumé. “Ma ci accorgiamo che la natura ne ha così tanta più di noi”. Per la prima volta, dopo il bosone di Higgs, “la fisica si ritrova senza una via maestra, alla ricerca di nuovi sentieri e direzioni” ammette Nessi.

“Da dove veniamo, che siamo, dove andiamo” è il quadro di Gauguin che John Ellis, inglese, decano dei teorici, ha nella sua stanza. “Mi ricorda tutti i giorni perché vengo al lavoro” sorride. In quel “velluto nero” che è la trama del cosmo Jalongo, conclude allora col chiedersi cosa sia “quella bellezza nascosta di cui siamo alla ricerca”. Simmetria e semplicità, è la risposta che più piace  ai fisici. “Ma una sorta di simmetria imperfetta” precisa Michelangelo Mangano, fisico teorico. “Perché se fosse perfetta sarebbe paralizzante, non ti darebbe modo di cambiare le cose”. Tutti i tessitori di tappeti, racconta Jalongo, includevano un piccolo difetto nelle loro trame. Avevano paura che la perfezione intrappolasse le loro anime per l’eternità.arnado zeppieri_cern.jpg