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Al via alla 14ª edizione degli Internazionali di Tennis Città di Todi

Todi, 3 luglio 2022 – La 14ª edizione degli Internazionali di Tennis Città di Todi | Sidernestor Tennis Cup ha preso il via con le qualificazioni. Sui campi in terra rossa del Tennis Club Todi 1971 si sono disputati dodici incontri validi per il primo turno del tabellone cadetto del Challenger organizzato da MEF Tennis Events. La giornata ha registrato tante vittorie azzurre, saranno diversi i ragazzi della truppa tricolore che lunedì 4 luglio si giocheranno un posto in main draw. Le prime sfide del tabellone principale coincideranno proprio con la conclusione delle qualificazioni, subito big match nella sessione serale con il derby tra Luciano Darderi e Gian Marco Moroni.
Un anno dopo la prima volta: l’ascesa di Maestrelli – Inizia senza intoppi l’avventura di Francesco Maestrelli che supera il classe 2006 Diego Fornaci con lo score di 6-1 6-1: “Ho giocato una buona partita. Il mio avversario è molto giovane e alla prima esperienza quindi ha pagato lo scotto, ma io ho colto l’occasione per provare cose che dovrei provare ad aggiungere al mio gioco. Il mio fisico ha retto bene al caldo ed è un buon segnale in vista della partita contro Giorgio Ricca che non sarà facile, lui è un giocatore atipico che può crearmi difficoltà. L’anno scorso qui ho giocato come wild card, quest’anno sono entrato con la mia classifica ed è segno che sto facendo bene, voglio continuare così. Per certi versi questo è il torneo che mi ha lanciato”, conclude il classe 2002 attuale numero 382 ATP. Oltre al citato Giorgio Ricca, che si è aggiudicato per 6-3 6-4 il derby contro Luca Potenza. Vittorie azzurre per Samuel Vincent Ruggeri e Giovanni Fonio, che hanno battuto rispettivamente Manuel Mazza (6-1 6-2) e Mohamed Safwat (6-0 6-1). Sconfitte invece le wild card Niccolò Ciavarella e Alessio De Bernardis, che si sono arrese lottando contro Billy Harris e Pedro Boscardin Diaz. La giornata si è chiusa con la vittoria di Bernard Tomic, l’ex numero 17 del mondo ha sconfitto con il punteggio di 7-6(6) 6-4 il rumeno Sebastian Gima
Sorteggiato il tabellone principale – L’argentino Pedro Cachin guida il seeding degli Internazionali di Tennis Città di Todi ed esordirà contro lo slovacco Lukas Klein. Nella parte bassa del tabellone è invece Flavio Cobolli la seconda testa di serie, per il romano al debutto ci sarà l’impegno contro l’ostico Andrea Collarini. Sorteggiati due derby italiani, Gian Marco Moroni e Luciano Darderi saranno protagonisti della sessione serale di lunedì 4 luglio, mentre il finalista del 2021 Federico Gaio inizierà contro la wild card Matteo Gigante. Reduce dal doppio oro ai Giochi del Mediterrano di Orano (Algeria), Francesco Passaro inizierà la sua campagna contro un qualificato. A chiudere gli impegni della truppa tricolore le sfide di Matteo Arnaldi e Mattia Bellucci contro Jelle Sels e Daniel Masur.
I risultati di domenica 3 luglio
Primo turno qualificazioni
Billy Harris (1) b. Niccolò Ciavarella (WC) 6-4 6-3
Bernard Tomic (12) b. Sebastian Gima 7-6(6) 6-4
Pedro Boscardin Diaz (2) b. Alessio De Bernardis (WC) 6-4 6-4
Giovanni Fonio (8) b. Mohamed Safwat 6-0 6-1
Oleg Prihodko (3) b. Alexandr Cozbinov 6-7(0) 7-6(5) 6-1
Remy Bertola b. Elliot Benchetrit (9) 6-2 3-6 7-6(4)
Francesco Maestrelli (4) b. Diego Fornaci (WC) 6-1 6-1
Samuel Vincent Ruggeri (5) b. Manuel Mazza (Alt) 6-1 6-2
Joris De Loore (7) b. Marcello Serafini 6-4 6-3
Andrey Chepelev (6) b. Alexandru Jecan (Alt) 6-3 6-2
Christian Langmo (10) b. Andrea Militi Ribaldi (WC) 7-6(2) 6-4

Da promessa sportiva del tennis mondiale a equilibrato e libero imprenditore

223px-Patrizio_parrini.pngDa promessa sportiva del tennis mondiale a equilibrato e libero imprenditore. La vita ci riserva sempre dei cambiamenti epocali inaspettati. Come legittimamente asseriva Albert Einstein: “Il tempo è un’illusione.  Il 5 settembre 1959 nasceva a Firenze Patrizio Parrini. Sin da ragazzino mise in mostra una certa propensione per lo sport. Più precisamente adorava il tennis e aveva la passione per le racchette. All’epoca frequentava il dopolavoro ferroviario fiorentino di via Paisiello dove vi erano diversi tavoli da ping-pong, bocce e campi da tennis. Fu proprio su quei campi che Patrizio, con la sua prima racchetta che lo superava in altezza, imparò a giocare e a portare a casa le prime piccole vittorie. Erano i mitici e ruggenti anni70/ 80. I grandi tennisti yankee dominavano i circuiti internazionali. Il giovane fiorentino Patrizio Parrini con i suoi riccioli castani, non molto alto ma con un fisico atletico e scattante cominciava a far parlare di se. Considerato dalla stampa sportiva una “promessa”, pur di non deludere i suoi tanti fans, con enormi sacrifici, massacranti allenamenti e una incredibile ambizione cominciò a dimostrare il suo valore. Nel 1976, quando il grande Panatta si aggiudicava il Roland Garros, Patrizio Parrini trionfava negli Stati Uniti all’Orange Bowl, il massimo dei tornei giovanili. Il suo maestro, assillante e poco avvezzo ai rapporti interpersonali con i giovani, lo spronava ricordandogli quotidianamente che arrivare primo era un dovere. Qualcosa non andava per il verso giusto. Sicuramente questo difficile rapporto con il suo mentore creò in lui

Qualche problema. Ebbe un momento di riflessione e di stasi fermandosi alla posizione n°150 del ranking mondiale. Con tanta rabbia in corpo si ripeteva che doveva farcela. Grazie a “Nik Bollettieri”, suo nuovo allenatore, il giovane tennista accettò di ripartire da zero. Questa sua tenacia e spirito di sacrificio regalò a tutti noi altre tre stagioni di ottimo livello. Ancor oggi il suo grande rammarico rimane quello di non aver fatto la scelta giusta al momento giusto. Da persona intelligente e acculturata si rincuora leggendo e rileggendo una frase del celebre matematico e astrofisico inglese Stephen Hawking che asseriva: “…nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si stia muovendo.” Motivo per cui, nel 1988, decise di abbandonare il tennis, contrarre matrimonio e intraprendere coraggiosamente una nuova carriera. Scelse di diventare imprenditore di se stesso con lo stesso entusiasmo e con la stessa professionalità che solitamente imponeva alla sua racchetta prima di ogni volèe di rovescio. Nel giro di pochi anni è entrato a far parte della dorata “High Society” senza mai dimenticare o rimpiangere l’odore e la morbidezza dei campi da tennis in terra battuta.  Solitamente i ricordi riaprono ferite indelebili nel subconscio. Splendido personaggio che oserei definire senza alcun dubbio: un “campione” e un vero orgoglio Italiano.

Patrizio Parrini – CARRIERA

Patrizio Parrini a partecipato al campione del mondo under 18 di doppio Orange Bowl nel 1976 a Miami, Campione europeo under 18 a squadre nel 1977, Campione europeo under 18 di doppio nel 1977 a Barcellona. Vincitore della medaglia d’oro di doppio ai Giochi del Mediterraneo nel 1979 a Spalato Numero 5 d’Italia nel 1983 (record personale) Classificato 10 anni in prima categoria dal 1978al1987.Classificato per 10 anni nel ranking mondiale ATP dal 1978 al 1987 (miglior ranking: 300° nel 1981)

CONVOCAZIONI IN MAGLIA AZZURRA

Campionati europei e mondiali a squadreCoppa Borotra (ex Becker) nel 1974 Sunshine Cup under 18 nel 1976 Coppa Valerio under 18 nel 1976/1977 Winter Cup under 18 nel 1977 Coppa De Galea under 20 nel 1979

CAMPIONATI EUROPEI INDIVIDUALI

Under 18 nel 1977 a Barcellona

INCONTRI INTERNAZIONALI

Italia-Svezia under 18 nel 1976. Quadrangolare under 18 di Latina nel 1976. Italia-Canada under 18 nel 1977. Coppa delle Nazioni under 20 nel 1978 a Caracas. King’s Cup nel 1979 a Milano

TITOLI NAZIONALI

Doppio under 16 nel 1974. Doppio 2° categoria nel 1976. Doppio misto 2° categoria nel 1977
Seria A nel 1982 col CT Villa Carpena Forlì. Serie B nel 1988 con lo Sporting Montecatini

TORNEI ITALIANI OPEN ED A PARTECIPAZIONE INTERNAZIONALE

Vittorie – Catania SAT nel 1980. Finali – Maglie e Finale Ligure nel 1980. Semifinali – Taranto e Bagni di Lucca nel 1978, Roma Eur nel 1979, Merano SAT nel 1980 e Brescia SAT nel 1985

Parrini e il pariolino Alciati hanno vinto una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, oppure che lui e Canessa vinsero gli Europei under 18 a Berlino e anche l’Orange Bowl nel ’76. In Coppa Valerio Parrini, classe ‘1959, battè uno dopo l’altro Yannick Noah e Ivan Lendl, che però erano un anno più giovani (1960) e a quell’età, si sa, fa differenza.

Oggi Parrini fa l’immobiliarista, ma è anche il maggior azionista, con Jacopo “Paco” Galgani (figlio dell’ex presidente federale Paolo) del tennis club New Zodiac a Firenze Certosa.  Patrizio ha ottime entrature nel Principato. Grazie a lui ottenni anni addietro i biglietti per Monaco Chelsea di Champion’s League.”

Lazio, in Europa League il debutto di Nani e Caicedo titolare

L’Olimpico sarà vuoto, chiuso per razzismo dall’Uefa per gli ululati di Praga, 10 marzo 2016

Sarà il debutto più strano della sua vita. In uno stadio vuoto, chiuso per razzismo dall’Uefa per gli ululati di Praga, 10 marzo 2016. La squalifica sarà scontata domani all’Olimpico contro i belgi dello Zulte Waregem, prima partita dell’avventura romana di Nani, stella della Lazio. Partirà dalla panchina e a un certo punto entrerà, non ci sarà l’ovazione del pubblico ad accoglierlo ma il portoghese si emozionerà lo stesso. Non vede l’ora di giocare sul serio, dopo due mesi vissuti tra infermeria, palestra e partitelle per recuperare la condizione.

A fine luglio, quando era al Valencia, la lesione al collaterale del ginocchio, il 31 agosto l’arrivo alla Lazio, il 20 settembre contro il Napoli la prima convocazione, adesso è l’ora del debutto: «Il problema al ginocchio è risolto, il programma di recupero muscolare è stato completato, il giocatore è pronto», dice il dottor Fabio Rodia, ieri presente al centro Isokinetic dove domani verrà inaugurata la “Green Room”, l’innovativo laboratorio per lo studio del movimento e la prevenzione degli infortuni, in particolare quelli articolari. In un centro dell’Isokinetic, a Bologna, lo stesso Nani curò un malanno muscolare ai tempi del Manchester United.
Domani  sera in attacco il titolare sarà Caicedo, come contro il Vitesse. Il giovane Palombi favorito per far coppia con il sudamericano nel 3-5-2: probabile staffetta tra lui e Nani. A centrocampo Di Gennaro e Murgia. Milinkovic ha recuperato, con il Sassuolo ci sarà. Ieri foto ufficiale della squadra al “Mirko Fersini” e Lotito ospite ad Amatrice per l’inaugurazione del nuovo Palasport.

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Lazio, Inzaghi: “Dispiace per l’assenza dei tifosi. Con lo Zulte occhio alle insidie”

Lazio, Inzaghi: "Dispiace per l'assenza dei tifosi. Con lo Zulte occhio alle insidie"Simone Inzaghi (ansa)

Il tecnico biancoceleste parla alla vigilia della sfida di Europa League contro la squadra belga: “Sarà strano senza i tifosi. Dovremo fare una gara intensa”

 

ROMA – Secondo turno del girone di Europa League, la prima all’Olimpico per la Lazio di Simone Inzaghi dopo la vittoria in Olanda sul Vitesse. L’avversario è lo Zulte Waregem, club belga vincitore dell’ultima coppa nazionale, ma lo stadio sarà vuoto per via della squalifica rimediata due anni fa contro lo Sparta Praga: “Ho già avvertito i ragazzi – dice Inzaghi – e sarà un po’ strano. Sono cose che non dovrebbero capitare. Mi dispiace, sicuramente saremmo stati aiutati dalla nostra gente, in una partita che avrà delle insidie. Abbiamo visto la squadra che affronteremo: è organizzata, con giocatori di qualità dalla metà campo in su”.

INZAGHI: “NON DOBBIAMO SOTTOVALUTARE LO ZULTE” – Alle domande sul possibile turnover, Inzaghi non vuole dare particolari indicazioni e rimanda le decisioni ai prossimi allenamenti: “Non penso si possa parlare di seconde linee. L’anno scorso e quest’anno hanno sempre giocato tutti. Per questo prima di Verona ero molto tranquillo, nonostante quello che ci era capitato con il Napoli. Sapevo che chi aveva giocato meno mi avrebbe dato garanzie. Abbiamo fatto diventare noi semplice la partita di Verona con un ottimo approccio e per questo abbiamo vinto meritatamente”. E il tecnico intende fare lo stesso contro lo Zulte Waregem: “Dovremo fare una gara intensa, giochiamo contro una squadra che ha vinto la coppa in Belgio, attualmente terza in campionato e sicuramente da non sottovalutare. Vincere vorrebbe dire essere un po’ avanti nel nostro percorso del girone. Sappiamo che ci sono delle insidie e una vittoria ci faciliterebbe il compito per quello che affronteremo in seguito. La prima insidia è la squadra belga, la seconda lo stadio vuoto”.

LUKAKU: “IO SPACCA-PARTITA? PREFERISCO GIOCARE DALL’INIZIO” –Dopo è il turno di Lukaku presentare la partita. E le sue parole sull’avversario non coincidono proprio con quelle di Inzaghi: “Non ho seguito molto lo Zulte Waregem, so che ci sono un paio di giocatori di qualità, ma non credo che sia un ostacolo troppo difficile”. Poi sulla sua crescita: “Quando sono arrivato non mi conosceva nessuno, ho impiegato dei mesi per farmi conoscere. L’assist in Supercoppa? Venivo da un infortunio, ma volevamo vincere. Ora quando gioco mi sento sempre più coinvolto. A livello di condizione penso di essere al 60-65%”. La stessa schiettezza la dimostra alla domanda se gli piaccia o meno il ruolo di spacca-partita: “Dico la verità, non mi piace. Sono molto competitivo e voglio dare di più. Capisco però che questo è il mio ruolo adesso, ci sono degli equilibri e rispetto le scelte del mister. Quando

giochiamo nel 3-5-2 c’è Senad davanti a me che è il capitano, se giochiamo con la difesa a quattro invece c’è Radu. Lo capisco ma il mio obiettivo è partire dal primo minuto”. Poi una curiosità sul fratello Romelu, suo grande tifoso come dimostrato dal video postato in cui esulta dopo il suo assist decisivo in Supercoppa italiano: “Io mi aspetto il meglio per lui e lui si aspetta il meglio per me. Questo ci aiuta a sostenerci a vicenda”.

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Roma, emergenza in attacco col Milan: Perotti e Defrel non ci saranno

Roma, emergenza in attacco col Milan: Perotti e Defrel non ci saranno

Grégoire Defrel, 26 anni. (reuters)

L’argentino e l’ex Sassuolo si fermano per un problema al flessore. Scelte obbligate per Di Francesco che schiererà un tridente con Florenzi, Dzeko e El Shaarawy

OMA – I fantasmi del passato si sono visti, eccome. La Roma va in gol, raddoppia, domina, poi si addormenta e rischia la débacle. Contro i modesti azeri c’è da soffrire più del previsto ma alla fine il risultato dà ragione a Eusebio Di Francesco che porta a casa il quinto successo in sette partite sfatando il tabù della vittoria in trasferta in Champions League. L’ultima volta c’era Claudio Ranieri in panchina e Rossella Sensi in tribuna. Una vita fa…

E’ vero che l’importante è vincere. Ma è altrettanto vero che i brividi lungo la schiena al 90′ contro il Qarabag – a tre giorni con la gara col Milan – non lasciano dormire sonni tranquilli. Il primo crocevia stagionale è dietro l’angolo e se si vuole restare aggrappati al treno delle grandi serviranno prestazioni convincenti nel prossimo mese che prevede un mini-ciclo (Milan, Napoli, Chelsea, Torino, Crotone e poi di nuovo Chelsea) niente male.

Si parte da San Siro, dove servirà una prova di forza per dimostrare che le vittorie con Verona, Benevento e Udinese fanno parte di un percorso di crescita e che, anche alzando l’asticella, la squadra è in grado di fornire risposte importanti.
Contro il Milan, Di Francesco dovrà fare i conti con una Roma decimata in attacco: al lungodegente Schick, si vanno infatti ad aggiungere Diego Perotti e Grégoire Defrel, entrambi fermi a causa di un problema al flessore. Scelte quindi obbligate con Florenzi (che partirà dalla sinistra) al fianco di Dzeko ed El Shaarawy. Per il resto, a centrocampo rientrerà De Rossi (Gonalons partirà dalla panchina dopo la deludente prova di Baku) e in difesa Fazio dovrebbe prendere il posto di Juan Jesus.

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Patrizio Parrini

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Intervista al tennista degli anni 80

Chiamatela pure nostalgia dei ruggenti anni ottanta fiorentini. A mezzanotte si andava a Viareggio a mangiare le paste, si passava il tempo a organizzare feroci tornei di calcio tra le compagnie delle piazze cittadine, si aspettava (spesso invano) che le ragazze più belle scendessero dal piedistallo e considerassero anche chi non era proprio al top. Patrizio Parrini faceva invece parte della ristretta élite di quelli che molto potevano. Riccioli castani, atletico, campione di tennis. Forse non altissimo, ma bisognava star lì a sottilizzare. A 21 anni guadagnava 200 milioni di lire l’anno, tra tornei e sponsorizzazioni.

Era il 1980 ed il giovane Parrini girava in Porsche, difficile passare inosservato… «Sì, la macchina si faceva notare. Eppure, anche se ci credono in pochi, io sono sempre stato uno che ha preso molto sul serio la vita da atleta, e nei quattro anni di ritiro a Formia non ho sgarrato mai. O quasi». Sarà pure andata così, ma circolano diverse leggende sui suoi trascorsi di ragazzo che poteva permettersi tutto. «Se mi sono divertito? Io rispondo sempre di sì, senza problemi: mi sono divertito e pure tanto. Non mi sono mai fatto mancare niente, è vero, ma se non ti allenavi non potevi essere competitivo, ed io volevo sempre vincere. Ero stato programmato così dal mio maestro Gino Gerli, arrivare primo era un dovere».

A Formia con Parrini c’era pure Panatta. «Ma era come se non ci fosse. Adriano faceva quel che voleva, e se lo poteva permettere per via del braccio che gli aveva regalato madre natura. Un talento unico, mai visto uno così in Italia. Non sono mai riuscito a batterlo». Patrizio, da bambino con una racchetta quasi più alta di lui, inizia a giocare al circolo del Dopolavoro Ferroviario fiorentino di via Paisiello. «C’era tutto, il ping pong, le bocce e pure il cinema. Il bancone del bar era enorme, il doppio di quelli normali. E c’erano naturalmente i campi da tennis, lì ho iniziato a vincere«. Fino a vent’anni Parrini viene trattato da predestinato: strapazza Ivan Lendl, Yannick Noah e Henry Leconte, tutti sono pronti a scommettere su di lui.

Nel 1976, lo stesso anno in cui Panatta si aggiudica il Roland Garros, Patrizio trionfa negli Stati Uniti all’Orange Bowl, il massimo dei tornei giovanili. E poi? «Poi niente». Come niente? «Mi sono fermato, oltre un certo punto non riuscivo ad andare. Gli altri mi sorpassavano, diventavano sempre più bravi, io sono rimasto lì a galleggiare intorno alla posizione 150 del ranking mondiale. Una volta ho toccato il centesimo posto, ma è stato quasi un caso». Parrini è stato una delle prime grosse delusioni del tennis azzurro post Panatta/Barazzutti/Bertolucci. «Quello che non andava l’ho poi capito nel 1984, quando sono volato da Nick Bollettieri (allenatore, tra gli altri, di Agassi, Becker, Hingis, Venus e Serena Williams, ndr) in America. Lì è come se avessi ricominciato a giocare a tennis. Sono ripartito da zero emi sono regalato altre tre stagioni di buon livello, con una impostazione completamente diversa». Il treno, quello importante, però era già passato. «Se avessi affrontato prima il cambiamento magari sarei entrato tra i primi cinquanta del mondo e avrei combinato qualcosa in più nei tornei dello Slam». Ne ha giocati tre su quattro, saltando solo l’Australian Open. «La partita che rivivo ogni tanto mentalmente è la sfida contro lo spagnolo Urbi sul “centralino” del Roland Garros. Potevo vincere e invece persi al quinto set, sono cose che poi ti rimangono dentro. Ho vissuto i cambiamenti più importanti di questo magnifico sport, nei primi cinque anni di carriera giocavo con la racchetta piccola e nei secondi cinque con quella grande, che dava il 30 per cento di potenza in più. Oggi stravedo per Federer, inarrivabile: neanche Sampras aveva la sua classe».

Nel 1988 Parrini smette, si sposa e comincia non ancora trentenne a fare l’imprenditore. «Sempre giocando d’attacco, come quando ero sulla terra rossa o sull’erba di Wimbledon. Serve & volley, come con la racchetta, così negli affari». Con Andrea Pazzagli e Moreno Roggi gestiscce il centro sportivo Zodiac a Tavarnuzze. «Però non insegno tennis, a quello ci pensa mio fratello Walter, che è molto più paziente di me». Eh già, Patrizio si concede solo nelle grandi occasioni. A Montecarlo, per esempio. Nel dorato mondo dei vip lui è di casa, e a volte gli capita di giocare «doppi» di un certo livello. «L’ultima volta io e Nastase abbiamo battuto il principe Alberto di Monaco e Gianni Ocleppo, che in una finale di Davis aveva perso contro Lendl. In linea di massima cerco di evitare di scendere in campo, per via delle ginocchia, che a cinquanta anni mi danno dei grossi problemi». Anche perché devono sopportare venti chili in più rispetto ai bei tempi dell’Orange Bowl… «Mi piace la buona tavola e sono spesso in giro con cene di rappresentanza. E poi mica c’è più Belardinelli (per oltre vent’anni temutissimo istruttore federale, ndr) che mi aspetta in campo il giorno dopo».

Insieme ai chili è arrivata la saggezza del cinquantenne. «Un po’ di soldi me li sono sputtanati negli anni verdi, inutile negarlo, ma ero molto giovane. Ho avuto una gran fortuna: trovare una moglie, Barbara, tollerante, che ha capito come sono fatto. Il nostro matrimonio regge da tanto tempo, abbiamo due figli maschi, Lorenzo e Niccolò, che giocano a tennis solo per divertimento. La scorsa estate ho portato il più grande a Wimbledon, avevo un pass che mi aveva dato Filippo Volandri, e con lui sono entrato negli spogliatoi. Mi ha fatto un certo effetto, mi sono regalato un’emozione dopo tanti anni. In fondo non sono tanti quelli che possono raccontare di essere stati là dentro, nel tempio del tennis, da giocatori veri durante il torneo più prestigioso del mondo».