Tag: veroli

Smog, resiste il divieto per oggi: fermi mezzo milione di veicoli a Torino

La sindaca: servono incentivi del governo per rottamare le auto che inquinano

Il vento non ha fermato il blocco dei diesel. Nel giorno in cui la sindaca Chiara Appendino chiede l’intervento del governo per destinare un fondo e creare un bando per favorire il cambio dei mezzi più inquinanti, il Comune sceglie la linea dura e, nonostante le condizioni favorevoli alla dispersione delle polveri sottili, conferma il “livello 2” per ossi.
Nonostante la qualità dell’aria sia nettamente migliorata, è confermato il blocco dei veicoli privati diesel fino all’Euro 5, oltre ai benzina, spl e metano Euro 0. Stop dalle 8 alle 19 per i mezzi che trasportano persone, dalle 8.30 alle 14 e dalle 16 alle 19 per i veicoli adibiti al trasporto merci: si tratta di circa mezzo milione di veicoli. Valgono tutte le esenzioni previste dall’ordinanza pubblicata sul sito internet del Comune, a iniziare dal car poolins: l’auto può circolare se si è in tre a bordo.
I controlli da parte della polizia municipale non sono stati pressanti. Non c’erano pattuglie ad hoc per la verifica del rispetto dell’ordinanza, ma rientrava nei controlli delle squadre ordinarie. Ieri sono stati fermati 308 veicoli e fatte 89 multe.
L’assessore all’Ambiente, Alberto Unia, non ha tenuto d’occhio i dati orari della centralina Rubino dell’Arpa, come aveva invece fatto domenica 22 ottobre, quando in tarda serata ha revocato lo stop. Anche ieri avrebbe potuto farlo, ma sià dal primo pomeriggio, nonostante il cielo terso, ha deciso di prendere tempo fino a oggi per verificare i dati e decidere sulla base del bollettino Arpa. È praticamente sicuro che oggi si stabilirà, a partire da domani, di tornare a livello 0. Potranno quindi circolare i diesel Euro 3, 4 e 5.
I livelli di Pm10 della centralina Rubino sono stati bassi per tutto il giorno. Il dato più alto? 38 microgrammi per metro cubo alluna di notte. Poi la discesa. Fino ad arrivare, addirittura, a dati nesativi: la centralina, causa assenza di polveri sottili, è andata in tilt. Intorno alle 19 è ripresa un po’ la concentrazione, ma è stata bassa: 22 microgrammi per metro cubo, ben sotto il limite dei 50. Oltre al meteo e al vento ha contribuito anche il blocco totale dei mezzi nella Ztl centrale per la domenica ecologica dalle 10 alle 18.
Si riparte da zero, quindi. E si dovrebbe ripartire da zero anche nei comuni dell’area metropolitana e nei capoluoghi di provincia. Oggi è giorno di verifica, infatti, secondo il “ semaforo padano” adottato dalla Regione. Se le previsioni dell’Arpa rimarranno positive per i prossimi due giorni il blocco sarà revocato.
La sindaca Chiara Appendino sostiene che è il momento che il governo, «come per il bando periferie,

impegni dei fondi per fare un bando e aiutare le persone in difficoltà che hanno vetture vecchie e inquinanti a cambiare le proprie auto». Intervistata dal direttore de La Stampa Molinari Appendino ha sottolineato che “l’inquinamento dell’aria senera danni alla salute. Quindi è un problema e bisogna intervenire. Lo facciamo non solo con i blocchi del traffico, ma incidendo ad esempio sul parco mezzi Gtt con i bus elettrici”.

Zeppieri La storia:  C’era una volta il Trenino dei ciociari…

zeppieri_a.u.subiacoCorreva l’anno 1919  e precisamente il 3 Ottobre quando venne approvata la convenzione con la “Società delle Ferrovie Vicinali” e successivamente dal 21 Settembre 1947 con la Società Tranvie e Ferrovie Elettriche di Roma (STEFER) per la concessione dell’esercizio della ferrovia dei ciociari Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone, a binario unico e a scartamento ridotto (cm.95),avente una rete ferrata lunga circa Km. 140, con una ventina di stazioni, edificata 99 anni fa tra il 12 Luglio 1916 al 14 Luglio 1917, che doveva essere in alternativa della famigerata linea Cassino-Frosinone-Roma, gestita dalle Ferrovie dello Stato, e delle strade statali e provinciali che non erano ancora asfaltate. 
Circa due milioni e mezzo di viaggiatori si servivano annualmente del trenino-lumaca non tanto per l’intera tratta Frosinone-Roma, in quanto il viaggio richiedeva circa cinque ore, (come da Orario del Maggio 1933) per la configurazione del percorso, derivante dalle forti pendenze e delle strette curve, quanto, al contrario, per l’utenza locale che utilizzava il trenino-panoramico per brevi spostamenti intercomunali particolarmente trafficati come i i tratti suburbani: (Fiuggi Fonte-Fiuggi Città); (Borghesiana-Roma Laziali); (San Cesareo, Zagarolo, Palestrina, Cave e Genazzano); (Serrone-Piglio-Acuto-Fiuggi); (Fiuggi-Torre Cajetani, Trivigliano, Pitocco, Collepardo e Alatri). Infatti con le due corse dirette da Frosinone-Roma delle 4,35 e delle 15,31 si arrivava a Roma Laziali rispettivamente alle 9,20 e alle 20,15 mentre con le altre tre corse dirette da Roma a Frosinonee si partiva dalla Capitale alle 6,35 , alle 12,40 e alle 16,25 con arrivo al capoluogo ciociaro rispettivamente alle 11,13, alle 18,25 e alle 21,11.
arnaldo zeppieri lineaQuei vagoni d’epoca non solo trasportavano lavoratori e studenti, ma venivano utilizzati anche per le merci negli scali ferroviari di Zagarolo, Fiuggi e Alatri e per raggiungere le Terme di Fiuggi dai turisti prevalentemente nel periodo stagionale diretti a Fiuggi-Terme ad Alatri ed a Veroli. In epoca ormai lontana su quel treninoviaggiò niente di meno che il re d’Egitto e del Sudan Farukper trascorrere un periodo di ferie nella città termale di Fiuggi-Fonte.

zeppieri arnaldo autotrasporto
Durante la crisi economica degli anni ’30 il traffico ebbe una certa contrazione e le spese superavano le entrate. Tra l’altro con il diffondersi dei servizi automobilistici da ditte private come: Zeppieri, Parenti, Santori, Molle, Rossi e SITA, la ferrovia, che correva spesso adiacente alla sede stradale, creava notevoli problemi di convivenza con il traffico pesante, cosa che diede luogo ad incidenti e a disservizi. L’amministrazione cercò subito rimediare alla situazione chiudendo al traffico il  tratto Alatri –Frosinone dal 1935 e al 1937.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Durante la storica nevicata del 1956 (2 Febbraio-2 Maggioil trenino dei ciociari ebbe un ruolo molto importante nei collegamenti tra la Capitale e Fiuggi essendo l’unico mezzo efficiente sia per i rifornimenti alimentari e sia per raggiungere i paesi montani che erano rimasti isolati some Subiaco, Filettino, Trevi nel Lazio, Altipiani di Arcinazzo, Fiuggi Città, Guarcino, Collepardo. Questi Paesi dell’alto Aniene venivano raggiunti con dei mini pullman gestiti dalle ditte private Santori, Arnaldo Zeppieri e Parenti munite di cerchioni rompighiaccio e catene dagli scali ferroviari di Serrone-La Forma. Non solo. Per carenze degli Istituti superiori dopo le Elementari dalle scuole Medie al Liceo e all’ Avviamento Industriale ed Agrario nei Paesi del Nord Ciociaria, il trenino serviva anche al servizio degli studenti per raggiungere Alatri, Fiuggi Città, Cave e Palestrina.
arnaldo zeppieri veroli impresa
Negli anni che seguirono anche se l’utenza restava sostanzialmente stabile, la situazione economica continuò a peggiorare; di fronte a poco più di 150 milioni delle vecchie lire di Entrate, si registravano oltre 360 milioni di Uscite. Logicamente questo si ripercorreva sull’esercizio in quanto ci si limitava agli interventi di ordinaria manutenzione evitando tutti quegli interventi sugli impianti fissi che, mediante rettifiche e nuove opere, avrebbero reso possibile migliorare il pessimo tracciato della linea, per cui la ferrovia non fu più in grado di offrire un servizio migliore agli utenti che pur pagando un biglietto di mille lire, veniva a costare all’Azienda ben 26.760 lire, un dato impressionante che trova pochi riscontri nel panorama dei servizi ferroviari italiani e che ha la sua motivazione non solo nei prezzi politici degli abbonamenti, tenuti volutamente molto bassi, ma anche in decenni di quasi assoluta mancanza di interventi migliorativi, cosa che ha reso l’esercizio particolarmente oneroso. Di fronte ad una situazione del genere venne imboccata la strada apparentemente più facile ma non certo la più conveniente per un equilibrato aspetto dei trasporti del comprensorio e cioè la chiusura al traffico della ferrovia con il taglio del tronco ferroviario Alatri-Fiuggi nel 1978,successivamente il tronco Cave-Fiuggi nel 1981 e il San Cesareo Cave il 26 Dicembre 1983 che era stato reso ancora difficile da numerose frane che avevano interrotto la linea in più punti costringendo l’Azienda a istituire trasbordi di emergenza. Per la cronaca nel 1976 la gestione della tratta ferroviaria passò dalla STEFERr all’ACOTRAL a decorrere dal 6 Novembre 1976, fino 1983 giorno in cui il servizio sulla tratta San Cesareo-Fiuggi veniva sospeso per la pericolosità degli impianti ferroviari e per la sicurezza della circolazione stradale e soprattutto in corrispondenza di curve, di ponti e dei centri abitativi, per cui il Ministro dei Trasporti con il Decreto del 2 Dicembre 1987 aveva revocato la Concessione al Consorzio  Cotral per il tratto San Cesareo-Fiuggi della Ferrovia Roma-Fiuggi restando invece invariato la tratta Roma-San Cesareo fino alla scadenza della proroga al 20 Novembre 1990. +
GrupFondaz._Bergamo_nella_Storia,_Funicolare_di_Bergamo_(trasp.)_01po zeppieri
Il trenino è rimasto a fare un ottimo servizio nella tratta urbana di Roma tra le stazioni di Roma Laziali- Grotte Celoni–Pantano Borghese.
Per rivitalizzare l’economia del Nord Ciociaria, invece di realizzareun trenino turistico d’epoca, come quello della Tuscia per intenderci, richiesto a gran voce dagli amministratori locali e da alcune Associazioni di trasporto UTP nazionale), venne presentato a Fiuggi per ben due volte l’11 Gennaio 1997 e il 7 Febbraio 1998 dall’Assessore Regionale di allora, Michele Meta un progetto per trasformare il tratto San Cesareo-Fiuggi lungo la ex ferrovia in pista ciclabile. “Scusate il ritardo! Non è stato possibile partire prima –aveva  detto Meta– perchè si è reso necessario ottenere prima tutte le relative autorizzazioniPerò il progetto sarà realizzato entro il Giubileo del 2000”. Infatti il progetto definitivo era stato portato all’esame del Comitato tecnico consultivo regionale, la giunta regionale lo aveva approvato e, nella primavera del 1998, bandita la gara d’appalto, sono iniziati i lavori che puntualmente sono stati terminati nell’anno Giubilare. La prima fase prevedeva un investimento di 4 miliardi delle vecchie lire finanziati interamente dalla Regione Lazio per la realizzazione della pista ciclabile più lunga d’Italia, un percorso che, fiancheggiando i monti dello Scalambra e di Pila Rocca, si snoda sul territorio dei comuni: Fiuggi, Acuto, Piglio, Serrone, Paliano, Olevano. Genazzano. Cave, Palestrina e San Cesareo. Successivamente è stato completato il restauro e il recupero delle stazioni e sottostazioni. Purtroppo quello che avevano presagito alcuni buontemponi del luogo ora si è puntualmente avverato. La pista ciclabile, fiore all’occhiello della passata gestione della Regione Lazio e dei comuni attraversati, è ora ridotta in condizioni pietose. I rovi stanno coprendo la sede ciclabile già di dimensioni ridotte, specialmente nella tratta Fiuggi Colle Borano mentre i luoghi di ristoro, le staccionate e  le bacheche avrebbero bisogno di una manutenzione almeno annuale. Si tratta ovviamente della solita opera realizzata a suon di miliardi e clamore di gran cassa e successivamente abbandonata a se stessa. I ciclisti della zona fanno di tutto per evitarla preferendo le strade provinciali e statali oppure la pista ciclabile che fiancheggia i prati di Arcinazzo.  Un ulteriore uso della pista è quello che si è sviluppato da qualche anno: in una grotta in prossimità del percorso si è instaurata una serie di iniziative religiose con l’apposizione di statuine, di cui  una dedicata alla Madonna del Cammino e l’altra  a Sant’Antonio, inoltre c’è chi si reca alla Grotta per recitare il Santo Rosario. Queste ultime iniziative sono peraltro pregevoli, tuttavia non bisogna dimenticare il “Regolamento recante le norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili“,approvato con  (decreto del 30 Novembre 1999, n° 557 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale serie generale n° 225 del 26 Settembre 2000), il quale specifica che le piste ciclabilidevono essere costantemente manutenute, curando al massimo la regolarità delle superfici per rendere agevole il transito ai ciclisti. Sul tema della sicurezza il decreto in questione detta precise norme per ciò che concerne la segnaletica (con particolari riferimenti alle indicazioni di attraversamenti ciclabili, alle colonnine luminose, ai delineatoti di corsia, cambi di direzione ecc.), l’illuminazione stradale e le rastrelliere per la sosta. Allora cosa si aspetta ad affidare in gestione la pista ciclabile in modo da evitare la completa rovina dell’opera? Come la fine di tutte le favole…C’era una volta il trenino dei ciociari.

Veroli – Ma che vi ha fatto di male il povero San Benedetto?

ffd12e769b_cartellus-jp-960x530-620x342.jpg

LA PROVINCIA – di Alberto Fraja Ma perché ce l’avete tanto con San Benedetto? Non vi ha fatto vincere all’Enalotto? Non ha aiutato vostra figlia zitella a trovare marito? La psoriasi della nonna non è regredita di un ette malgrado regolare domanda di intercessione presso Domineddio? Ho la vaga sensazione che il santo di Norcia, a Veroli non […]

VEROLI – Ubriaco alla guida, tenta di investire un carabiniere e provoca un incidente

 L’uomo alla vista dei militari che gli intimavano l’alt ha cercato di scappare nascondendo l’auto da un amico. In passato gli era già stata sospesa la patente

Alla guida dell’auto ubriaco. Già in precedenza gli era stata sospesa la patente perché trovato al volante in stato di ebbrezza alcolica. E nella notte tra sabato e domenica, per paura di andare incontro alla stessa sorte, non si è fermato all’alt dei carabinieri e nella fuga ha provocato un incidente. Lui, un ventiseienne di Veroli, insieme a un amico che viaggiava sul lato passeggero, si è dileguato. Pensava di farla franca, nascondendo la macchina incidentata e priva di diversi pezzi di carrozzeria, persi per strada, ma i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Frosinone, diretti dal luogotenente Angelo Pizzotti e dal maggiore Matteo Branchinelli, coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, lo hanno rintracciato e denunciato. Aveva nascosto anche la macchina a casa di un amico, ma poi ha ammesso le sue responsabilità. L’auto è stata sequestrata e il conducente ora dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale, omissione di soccorso e di violazioni connesse alle norme vigenti del codice della strada che prevedono la sospensione della patente di guida per un lungo periodo.
Viaggiava su un’auto di grossa cilindrata in via Aldo Moro a Frosinone. I militari, che stavano effettuando un servizio di controllo, hanno notato lo strano movimento della vettura. Hanno intimato l’alt, ma il conducente invece di fermarsi ha pigiato sull’acceleratore, tentando addirittura di investire uno dei militari. A causa della forte velocità, durante la fuga, ha provocato un incidente coinvolgendo un altro veicolo in marcia, il cui conducente è rimasto ferito. Danneggiate anche altre due auto parcheggiate lungo la strada. Ma il conducente ha continuato la corsa, anche se sull’asfalto sono rimasti più parti della carrozzeria risultate, poi, di interesse investigativo per risalire alla vettura utilizzata e identificare il responsabile, il ventiseienne. I militari hanno scoperto, inoltre, che il mezzo era stato nascosto nell’abitazione di un suo amico, al fine di fuorviare le indagini. In seguito, il giovane, alla presenza del legale di fiducia, ha ammesso le proprie responsabilità sostenendo di aver assunto tale condotta poiché era ubriaco

BASKET C SILVER – VEROLI SUBITO CORSARA, VITTORIA IN VOLATA SU ST CHARLES

I giallorossi bagnano con un successo il loro esordio in Serie C espugnando l’ostico campo del St Charles per 77-80 al termine di un match al cardiopalma.

Partita subito molto equilibrata, con i padroni di casa che spingono fino al +5. Velocci e compagni cominciano a correre e si riportano a stretto giro. Marco Fiorini pareggia i conti con una tripla in angolo con cui si chiude il primo quarto (19-19).
Si riparte ancora con due triple di Fiorini M., poi Fiorini G. e Vinci dalla media e il vantaggio di Veroli che si fa consistente. St. Charles piazza un parziale di 7-0 che li riporta in scia. Lattanzi pareggia con una tripla. Veroli fatica ora a tenere botta sui padroni di casa e ripiomba sul -4. Altra batosta per i ciociari, costretti a salutare Velocci che si sente fischiare il quarto fallo e un tecnico. I fratelli Fiorini si caricano la squadra sulle spalle e, con 6 punti consecutivi, chiudono metà gara avanti di due lunghezze (42-44).

Riapre subito Vinci con un taglio in area ma Abbate spinge in contropiede per i capitolini. Frusone e Vinci tengono Veroli a distanza di sicurezza poi Fiorini M. comincia a bucare la retina, portando i suoi fino al +10. Di Pasquale S. prova a dare una boccata di respiro a St. Charles ma Vinci nel pitturato la fa da padrone, chiudendo la frazione 55-63.
Di Pasquale A. e Di Pasquale S sfruttano un calo d’intensità degli ospiti e tentano la rimonta, rifacendosi sotto fino al -4. I tiri liberi tengono a galla una Veroli in apnea. Di Pasquale A. pareggia con una bomba ma Frusone e Iannarilli ridanno il vantaggio di 4 a Veroli, Lattanzi però vola in contropiede e st. Charles è ancora a -2. Finale al cardiopalma con i viaggi in lunetta che alla fine premia la Pallacanestro Veroli e chiude il match 77-80.

VEROLI – LA CITTÀ SALUTA IL MAGGIORE CONTENTE

Veroli – La città saluta il Maggiore Contente

l maggiore è stato accolto nella sala consiliare di Palazzo Mazzoli dal sindaco Cretaro


Il sindaco Simone Cretaro e l’amministrazione comunale hanno ringraziato il Maggiore Antonio Contente per il suo servizio svolto sul territorio di Veroli. Il Maggiore lascia, dopo sei anni, il Comando della Compagnia Carabinieri di Alatri. Andrà a Frascati per assumere il Comando della I^ Sezione del Nucleo Investigativo. L’Ufficiale era giunto ad Alatri nel 2011 e nel corso di questi anni ha dovuto affrontare diverse problematiche tra le quali l’emergenza neve del 2012 che ha visto i Carabinieri impegnati per giorni a dare assistenza ai cittadini compresi quelli di Veroli. Anche nel contrasto alla criminalità importante è stata la presenza e l’intervento di Contente.  Il Maggiore ha ringraziato tutti: <Lascio il Comando di Alatri e questa terra generosa. Il mio ringraziamento va ai Carabinieri di ogni ordine e grado che mi hanno accompagnato in questi sei anni. Ringrazio tutte le istituzioni per la vicinanza e la collaborazione>.

Roma, il delitto di Talenti: l’omicidio Di Veroli, un mistero lungo 23 anni

Nel 1994 il cadavere della donna fu trovato in un armadio nella sua casa. Indizi e sospetti sull’amante, fotografo e vicino ai Servizi, poi assolto insieme alla moglie

Una stanza chiusa, un armadio sigillato, un cadavere nascosto. È un giallo claustrofobico, un delitto senza colpevole quello di via Domenico Oliva 8, Talenti. Una truce storia di nera che porta il nome di Antonella Di Veroli, 47 anni, commercialista single, un’inquietante somiglianza con Camilla Shand, una donna schiva, riservata, gentile, assassinata con due colpi di pistola alla testa e un sacchetto di nylon chiuso sul viso domenica 11 aprile 1994. Da chi? Perché?

Due domande che restano senza risposta nonostante un processo concluso con due assoluzioni definitive e un inutile tentativo di riaprire il caso a 17 anni di distanza che si concluderà con un nulla di fatto. Eppure gli investigatori, a suo tempo, erano sicuri di aver imboccato la pista giusta. Tanto sicuri che, presumibilmente, avevano tralasciato tutte le altre. Sono le telefonate a vuoto, come accade spesso, a mettere in allarme i familiari. I cellulari, nel 1994, ancora non esistevano, erano aggeggi grossi come ricetrasmittenti che si portavano a tracolla e quasi nessuno usava, visto che ricevevano in pochissime zone. Preistoria.

Le chiamate all’utenza fissa di Antonella finiscono sulla segreteria telefonica. La donna non risponde e non richiama. Strano. Verso le 20, la sorella arriva a casa della commercialista ma non trova Antonella e alla fine se ne va. Un’ora e mezzo più tardi, sulla scena si presentano l’ex compagno e socio in affari Umberto Nardi Nocchi assieme al figlio e a un amico, ispettore di polizia. Si, in casa è successo qualcosa: nell’appartamento c’è un gran disordine, in contrasto col carattere metodico e preciso di Antonella. Scarpe sparpagliate sul pavimento, un tubetto di colla su un mobile, due scatole di sonniferi in camera da letto, un orologio che non è stato riposto nel solito cassetto e vestiti buttati alla come capita. Di Antonella nessuna traccia.

Nardi Nocchi torna a via Domenico Oliva a mezzanotte, sperando di trovare la sua ex compagna: niente da fare. La mattina dopo, la sorella e il cognato della commercialista si mettono i guanti di gomma per non contaminare la scena e decidono di rovistare l’appartamento da cima a fondo. Frugano tra abiti, pellicce, gioielli: a prima vista non manca nulla. Finalmente, dopo aver passato al setaccio tutte le stanze, arrivano all’armadio della camera da letto. Una delle ante non si apre: qualcuno l’ha trasformata in un contenitore ermetico usando il mastice. Alla fine, dopo molti sforzi, riescono ad aprirla e restano agghiacciati: sotto un mucchio di abiti accatastati alla rinfusa spunta un piede di donna.

La vittima indossa un pigiama di cotone e, come si scoprirà dagli esami tossicologici, ha preso i sonniferi prima di essere uccisa. Nessuna traccia di rapporti sessuali. Sulla testa ha due piccoli fori di proiettile, sparati con una pistola calibro 6,35, presumibilmente una di quelle Beretta che andavano di moda negli anni 50 per la difesa personale e che, incredibilmente, non l’hanno uccisa. Il primo, alla tempia, non ha perforato la scatola cranica, il secondo si è scheggiato sull’osso frontale senza trapassarlo. L’assassino ha usato un cuscino come silenziatore, appoggiandolo sulla faccia della vittima prima di fare fuoco e una vicina racconterà di aver sentito, verso le 22, un tonfo sordo seguito da passi precipitosi. Antonella Di Veroli è morta per asfissia, soffocata dal sacchetto di nylon.

Il killer l’ha trascinata per le caviglie, l’ha chiusa nell’armadio e ha sigillato tutto per rallentare la scoperta del cadavere. L’unica cosa certa è che non si tratta di uno sprovveduto, ma di qualcuno che conosce bene le procedure investigative e sa quanto sono importanti le prime ore. Insomma, uno del mestiere. Nel mirino degli inquirenti, all’inizio, finiscono due persone: Umberto Nardi Nocchi, l’ex socio, e il fotografo Vittorio Biffani che sembra il colpevole ideale. Ha 47 anni, un Nos, Nulla osta di sicurezza che viene rilasciato dai servizi segreti agli agenti sotto copertura, e ha avuto una tempestosa relazione d’amore con Antonella. Non basta: la donna gli ha prestato 42 milioni e la somma non è mai stata restituita. A completare il quadro c’è un guanto di paraffina positivo, anche se si scoprirà che si tratta di un errore: il fotografo non ha tracce di polvere da sparo sulle mani.

Biffani viene rinviato a giudizio e processato assieme alla moglie, accusata di aver minacciato e tentato di estorcere denaro all’ex amante del marito con una serie di telefonate falsificate e registrate da usare come arma di ricatto. Tesi suggestiva ma basata sulla fuffa. Il dibattimento inizia nel 95 e dura due anni. Assoluzione piena per la coppia, ribadita in appello e sancita definitivamente dalla Cassazione. Il 4 luglio del 2003 Vittorio Biffani muore d’infarto. Un altro capitolo del lungo elenco romano di omicidi mai risolti.

VEROLI: Truffata dai falsi maghi

Truffata dai falsi maghi, restituite 200 mila euro a una delle vittime. Si tratta di una 42enne di Veroli che si è affidata al mago per trovare l’amore.  Aveva letto un annuncio su un quotidiano nazionale ed aveva creduto che alcune persone, tutte residenti a Piacenza, che si spacciavano per veggenti, potevano farle trovare l’anima gemella. Ma per ottenerlo doveva sborsare soldi, tanti soldi. E lei, tanto si era fatta convincere che, a più riprese aveva versato loro duecentomila euro. Quando si è resa conto di essere stata truffata da personaggi senza scrupoli aveva presentato denuncia. Il processo che ne era seguito aveva portato alla condanna di quei falsi maghi che le avevano spillato il denaro.

Nei giorni scorsi il suo legale, l’avvocato Francesco Galella, è riuscito a far restituire la somma che la donna aveva versato agli pseudo veggenti, somma già sottoposta a sequestro da parte della magistratura.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

Fiorenzo Fraioli professore truffa

Chianciano 12-01-2013 II° convegno nazionale MPL – prolusione di Nello De Bellis

Nessun commento:

Posta un commento