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Grande Fratello Vip, Giulia Salemi e Pierpaolo Pretelli, brutale, è scoppiata la passione

Giornate infuocate nella casa del Grande Fratello Vip. Già perché nella casa del reality condotto da Alfonso Signorini su Canale 5, tra Giulia Salemi Pierpaolo Pretelli, brutale, è scoppiata la passione. I due infatti hanno anche fatto l’amore. Ed Elisabetta Gregoraci, che con Pretelli ebbe una passione mai consumata (tra loro infatti non vi è mai stato neppure un bacio)? Bene, la Gregoraci è “fuggita”: è infatti volata a Dubai per stare insieme al figlio Nathan Falco. E darà forfait alla puntata del GfVip in onda tra poche ore su Canale 5: assente in studio. E il sospetto, ovviamente, sorge spontaneo: forse preferisce non trovarsi in studio nella puntata in cui si parlerà a lungo della nuova coppia e delle loro prodezze sotto alle lenzuola? Un sospetto più che lecito.

Mastoplastica Additiva secondo il Dott. Guglielmo Rufolo Chirurgo Plastico dei Vip

 

È uno degli interventi più richiesti e riguarda una delle aree più sensibili e intime della donna. Grazie alla mastoplastica additiva, in chirurgia estetica, la donna ha oggi la possibilità di scegliere il proprio seno ideale. Non si tratta solo di un cambiamento esteriore associato al beneficio dell’estetica del corpo bensì anche attraverso un equilibrio tra l’armonia  della propria immagine che si ripercuote anche con risvolti in ambito psicologico, in termini di autostima e sicurezza interiore  personale.

L’intervento consiste nel posizionamento di un impianto nella mammella così da aumentare il volume e/o cambiare dimensione e forma. L’inserimento della protesi può verificarsi in sede sottoghiandolare, sottofasciale, sottomuscolare dual-plane. Questo dipende dal seno di partenza (volume, forma, eventuali asimmetrie, età, etc, etc..) e soprattutto dal décolleté che una donna desidera.

Sono molteplici le situazioni in cui la mastoplastica additiva è consigliata: quando i seni sono piccoli, seni “svuotati” (a causa di perdita di peso, allattamento, intensa attività sportiva e/o età), asimmetrie mammarie, seni tuberosi, femminilizzazione dopo il cambio di genere. Dal punto di vista tecnico l’intervento prevede una durata di 90-120 minuti, day surgery nella maggior parte dei casi (senza alcuna notte di ricovero) e riposo dalle attività più faticose per 10-14 giorni.

Volume e forma del nuovo décolleté saranno concordati con il chirurgo, ma come essere certi di ottenere il risultato che si desidera? Ogni seno del resto è diverso e quello ideale passa dalle mani del chirurgo, per questo la selezione del professionista è tanto importante. Il Dott. Guglielmo Rufolo, Specialista Ordinario in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, dà la sua definizione di impianto ideale: “è ciò che soddisfa entrambi, paziente e chirurgo”.

Il suo metodo di lavoro prevede un’attenta fase di pianificazione del risultato: dal progetto “disegnato sul corpo”, alla condivisione di immagini che rispecchiano ciò che piace alla donna e, infine, all’utilizzo di protesi di “prova” impiegate durante l’intervento, così da “scegliere l’impianto più adeguato, apprezzando il risultato definitivo già in corso d’opera”. Sono inoltre impiegati punti interni riassorbibili (non è prevista quindi la loro rimozione) per la sutura. La visita e la fase preoperatoria sono i momenti in cui si decidono il tipo di protesi che saranno utilizzate (tonde o anatomiche), il piano in cui inserirle, il punto di accesso in cui eseguire l’incisione e, di conseguenza, la cicatrice. È un intervento in cui tecniche chirurgiche e risorse tecnologiche sono al servizio del risultato perfetto, che dovrà apparire naturale, armonico, bello ma più grande.

Nonostante il suo impegno all’estero a New York Per la NYU Healthcare, il Dott. Guglielmo Rufolo è presente e opera a Milano, Roma e Lugano, per attività di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Interpreta la professione di chirurgo estetico e chirurgo ricostruttore nella convinzione che il suo compito sia “comprendere il senso della Bellezza l’armonia delle forme corporee e soddisfare le persone a migliorare la stima di Sé.

Cesana, i “vip” vincono la battaglia delle motoslitte: via libera anche dopo le 23

Cesana, i "vip" vincono la battaglia delle motoslitte: via libera anche dopo le 23

Una motoslitta

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da Marco Boglione contro il comune e le società Vialattea e Sestrieres spa

I vip della Vialattea vincono la battaglia delle motoslitte: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da Marco Boglione, patron dei marchio Robe di Kappa e K-Way, contro il Comune di Cesana, l’Unione Montana Vialattea e la Sestrieres spa per poter utilizzare le motoslitte anche dopo le 23. I giudici di Roma hanno quindi accolto l’istanza cautelare richiesta dagli avvocati Marini, Corea e Cota, sospendendo il regolamento approvato dai Comuni Olimpici e chiedendo alle amministrazioni locali di modificare cambiare le norme.

Cesana, i "vip" vincono la battaglia delle motoslitte: via libera anche dopo le 23

Marco Boglione

Una sconfitta per il sindaco di Cesana di Forza Italia, Lorenzo Colomb. La motivazione viene chiarita dal Consiglio di Stato nella sentenza: l’attuale regolamento sulle motoslitte “non appare contemperare in termini adeguatamente proporzionati gli opposti interessi, implicando un significativo ostacolo all’esercizio del diritto a raggiungere l’abitazione del ricorrente”, ledendo quindi i diritti di proprietà di Boglione e degli altri villeggianti che abitano a Colle Bercia, in una zona che in inverno è raggiungibile solo con le motoslitte perché sprovvista di strade. In primavera il Tar del Piemonte aveva respinto l’istanza di Boglione e di altri villeggianti celebri dell’alta Val Susa tra cui il designer Giugiaro e l’ex moglie.

I privati chiedevano di poter raggiungere le proprie abitazioni con un orario più “flessibile”, almeno fino all’1 di notte, ma il sindaco di Cesana si era detto contrario, supportato dagli altri colleghi sindaci, motivando la scelta per presunti motivi di sicurezza per la circolazione notturna dei mezzi battipista della Sestrieres spa. I ricorrenti avevano invece fatto presente che tali divieti non erano invece previsti che i clienti degli hotel di Sportinia, località montana di Sauze d’Oulx, che potevano invece circolare con le motoslitte anche dopo le 23. Il Consiglio di Stato ha quindi ordinato al Tar del Piemonte di fissare una nuova udienza per ridiscutere l’argomento (presumibilmente entro gennaio), ma prima le amministrazioni dovranno già modificare il regolamento delle

motoslitte, visto che la stagione dello sci partirà da inizio dicembre.

“È una vittoria – commenta il professor Marini, legale di Boglione – ora i Comuni Olimpici dovranno accogliere le richieste dei privati, il Consiglio di Stato ha stabilito che il loro regolamento non rispettava i diritti di entrambe le parti in causa. Alla fine veniva chiesto soltanto di prorogare di sole due ore l’orario di rientro a casa, non di più. Siamo soddisfatti”.

Il lato oscuro di Montecarlo

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Mentre sta per partire il processo per l’omicidio dell’ereditiera Pastor, il Principato lotta per mantenere il suo ruolo di paradiso fiscale. Gloria, intrighi e sfarzo kitsch sulla Costa Azzurra

Un’estate come tante sta passando a Montecarlo. I bagnanti si sono goduti la spiaggia del Larvotto, piccola Acapulco artificiale strappata al Mediterraneo. Port Hercule è lastricato di yacht che consentirebbero di camminare lungamente sulle acque anche a chi non è vocato al miracolo. Sono ancora pieni i grattacieli più cari del mondo, dove la superficie equivalente a un tavolino da ristorante per due persone può costare fino a 60 mila euro.

Dentro questi colossi assiepati nei due chilometri quadrati del Principato, un fazzoletto di terra grande quanto il quartiere Casilino a Roma, risiedono 38 mila privilegiati che i Grimaldi hanno salvato da una delle due certezze ineluttabili per i mortali, le tasse. A ottobre la gran parte dei 30 mila espatriati supervip se ne sarà andata nei Paesi di origine e lascerà la Rocca agli 8 mila monegaschi con diritto di suolo e di sangue. Per loro sarà il momento di riflettere sulle tempeste che arriveranno nei sei mesi successivi.

Nel 2016 l’Unione europea, rappresentata dal commissario agli Affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici, ha firmato con il Principato un accordo sulla trasparenza e la collaborazione fiscale che entrerà in vigore a febbraio del 2018. La Rocca dovrà adeguarsi ai criteri stabiliti dall’Ocse per tutti i Paesi che aspirano alla white-list. L’obiettivo è mettere fine al sistema delle residenze fiscali fittizie che consente alle persone fisiche di non pagare le tasse. In passato, molti italiani, francesi e belgi, i più affezionati clienti del sistema Montecarlo, di solito integrato con società di comodo in Lussemburgo o in Svizzera, hanno dovuto firmare transazioni con l’Erario per mettersi in regola: da Luciano Pavarotti e Katia Ricciarelli, da Andrea Bocelli a Giancarlo Fisichella. Max Biaggi è invece sotto processo a Roma.

Il nuovo accordo, che prevede lo scambio automatico di informazioni, è molto più temibile della vecchia normativa. Chi si sentirà minacciato dal nuovo spirito collaborativo dei Grimaldi?

Per ora la fuga preventiva delle banche dalla Rocca non si è vista. Nel 2016 c’erano 88 fra istituti di credito e società di gestione patrimoniale. Oggi ce ne sono 85, con attivi stimati in 120 miliardi di euro.

L’unico addio eccellente, quello della Hsbc, annunciato ma non completato, fa parte di una ristrutturazione dell’istituto a livello globale dopo lo scandalo dei SwissLeaks.

Il banco di prova aprirà da febbraio per i due terzi dei cittadini monegaschi che lavorano nella finanza e nell’immobiliare. Il secondo gode di salute eccellente, ma è legato a filo doppio al primo. L’Imsee, l’Istat locale, nell’ottobre scorso ha valutato in 1,79 miliardi di euro le transazioni immobiliari del 2015. È una cifra in calo rispetto al record storico di 2,05 miliardi nel 2014. Ma è un’enormità rispetto ai 496 milioni di euro di compravendite concluse nel 2009, l’anno della crisi bancaria mondiale.

L’economia reale non è ai massimi. L’estate 2017 è andata meglio, dopo un 2016 segnato dal trauma della strage dell’Isis il 14 luglio nella vicina Nizza. L’impresa locale più nota, la Société des bains de mer (Sbm), proprietaria dell’Hôtel de Paris e della casa da gioco più famosa del mondo, ha chiuso a fine marzo un bilancio in perdita per 36 milioni, dopo un rosso da 29 milioni l’anno precedente. Al casino, su tavoli dove Ljuba Rizzoli, Vittorio De Sica e Omar Sharif si rovinavano alla roulette, non si scommette più come un tempo: meno 6 per cento.

Quello che le statistiche non sanno dire è il legame costante negli anni fra i soldi, le case, i conti bancari accessibili ai soli residenti e il sangue.

Mattone rosso
Il flirt fra la gloria di Monaco e il crimine sarà al centro del processo imminente per l’omicidio di Hélène Pallanca Pastor e del suo autista Mohamed Darwich, avvenuto a maggio del 2014 davanti all’ospedale Archet di Nizza, dove la secondogenita di Gildo Pastor era andata a trovare il figlio, Gildo come il nonno, ricoverato dopo un ictus.

Le udienze, che inizieranno davanti alla Corte d’Assise di Marsiglia tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, dovranno chiarire le responsabilità dei dieci imputati. Il principale è Wojciech Janowski, genero della miliardaria settantasettenne e compagno della figlia Sylvia Pastor. L’ex croupier venuto da Varsavia è accusato di avere architettato l’assalto di Nizza insieme al suo coach sportivo Pascal Dauriac, che avrebbe ingaggiato il killer per 140 mila euro.

Il movente è chiaro: i soldi di Hélène. Esponente della terza generazione dei Pastor insieme ai fratelli Victor e Michel, la signora partecipava a un asse ereditario valutato nel suo complesso oltre i 20 miliardi di euro per 500 mila metri quadrati di appartamenti e uffici.

Il nuovo corso del Principato, con il sorridente e mediatico Alberto impegnato a rivitalizzare l’età d’oro della madre Grace insieme con la moglie sudafricana Charlene e i due gemelli, potrebbe avere qualche imbarazzo a prendere le distanze dal “crime crapuleux” per dirla con il commissario Maigret.

Janowski aveva conoscenze di peso sulla Rocca, dopo tanti anni. Fra queste, figura Emmanuel Falco, figlio del senatore e sindaco repubblicano di Tolone Hubert Falco e soprattutto consigliere privato del principe Alberto.
Falco ha seguito Janowski in alcune delle sue scorribande finanziarie come amministratore della società Firmus. E quando il console onorario della Polonia ha creato la onlus Monaco against autism la presidenza onoraria è stata conferita alla principessa Charlene.

Il teorema familiare
Una percentuale fra il 15 e il 20 per cento del patrimonio monegasco è in mano alla famiglia Pastor, che talvolta compra, spesso costruisce, ma non vende mai.

È il primo e unico comandamento trasmesso alle generazioni dal fondatore Giambattista, tagliatore di pietre venuto dalla Liguria alla fine del diciannovesimo secolo per costruire la cattedrale, e dal figlio Gildo, imprenditore visionario capace di far impallidire le sfrenatezze edilizie di Dubai, arrivate più di mezzo secolo dopo.

Pastor significa potere locale, distribuito su un gruppo di società legate ai vari rami della famiglia (Groupe Pastor, J-B Pastor et fils), arrivata alla quinta generazione con i ventenni e divisa fra chi segue le attività di famiglia e chi ha scelto la via dell’arte come Philippe, erede di Victor, e sua figlia Victoria.

Nelle ore successive al ferimento di Hélène Pastor, che morirà quindici giorni dopo l’agguato riuscendo a parlare con gli investigatori, si è attribuito il fatto alle principali organizzazioni criminali del mondo, dalla ’ndrangheta ai russi. Dopo i risultati delle analisi sulla scena del delitto, l’inchiesta ha preso rapidamente la strada giusta, quella dell’eredità.

Il diritto monegasco è molto restrittivo sulle successioni. Per garantire che i patrimoni locali non si disperdano nelle mani di nuovi arrivati, i beni passano ai familiari in automatico. Per eludere la norma è necessario motivare in modo stringente una volontà diversa con un atto testamentario.

La discendente di Gildo Pastor non l’aveva fatto. I suoi 6 grattacieli, i 90 mila metri quadrati di uffici del Gildo Pastor center, costruiti da Gildo jr, e un reddito da affitti di 22 milioni all’anno sarebbero andati 50/50 allo stesso Gildo junior e alla sorella Sylvia, la compagna di Janowski, che riceveva dalla madre un mensile di 500 mila euro.
Troppo pochi per il console onorario polacco, che aveva ben altre necessità. Per esempio, doveva accrescere in modo artificioso il corso di Borsa della sua Hudson Oil, quotata a Francoforte, per poi farlo crollare intascando la plusvalenza secondo il noto schema speculativo del “pump and dump” (pompa e sgonfia), identificato e bloccato dalle autorità di controllo tedesche. L’eredità avrebbe risolto ogni problema. Ed era previsto anche un secondo atto.

Secondo il complice Dauriac, anche al cognato Gildo sarebbe toccato il trattamento riservato a Hélène, stavolta con la variante del tiro a distanza di un cecchino.

Tradizione Italia
L’Italia non si è fatta mancare la sua quota di Monaco in rosa o in nero. Dopo i nomi storici, e italiani, di Grimaldi e Pastor sono arrivati i principini Casiraghi, figli di Stefano e di Carolina, primogenita di Ranieri e Grace.
I residenti italiani sono oltre 6 mila, poco meno dei monegaschi. Per decenni si è detto che il punto d’incontro dei più influenti fra loro era la Loggia Montecarlo, una sorta di Spectre di Ian Fleming che accoglieva eversori in trasferta, purché solvibili.

Più realisticamente il Principato è lo specchio in distorsione del business all’italiana. Ci sono stati a lungo gli armatori genovesi, come i Ravano, o romani, come i Lefebvre d’Ovidio, oppure immobiliaristi come Stefano Ricucci, prima del suo ultimo arresto, e Francesco Bellavista Caltagirone, ex socio di Casiraghi e protagonista insieme a Claudio Scajola della spy story ancora irrisolta sulla latitanza di Amedeo Matacena junior, che viveva nel Principato prima della fuga a Dubai.

Anche per queste vicende, contemporanee all’omicidio Pastor, sembra passata un’eternità. La capacità di metabolizzare in fretta ha spesso consentito a Monaco di smentire i pessimisti che la volevano sempre all’ultimo Gran Premio.

Già nel 1963, sette anni dopo il matrimonio fra Ranieri III e la star di “Caccia al ladro” Grace Kelly, il presidente francese Charles de Gaulle bloccò le strade di accesso alla Rocca per stroncare l’evasione. Da lì ai SwissLeaks mezzo secolo è passato invano.

Certo, non tutto il 2018 sarà segnato da momenti critici. Le liete ricorrenze internazionali saranno rispettate. Ci saranno il torneo di tennis ad aprile e la Formula 1 a maggio. A luglio si annuncia una festa speciale per il settantesimo Gran Gala della Croce Rossa, festival dell’ipocrisia creato nel 1948 da Luigi II per redimere lussi atroci con un po’ di soldini spediti in Burkina Faso mentre gli invitati venivano rallegrati dal Rat Pack di Frank Sinatra. In tempi più recenti, si sono esibiti Stevie Wonder, Gloria Gaynor, Elton John.

Sembra una lotta impari con i nuovi paradisi per nuovissimi milionari dove si può costruire a rotta di collo senza dover contendere un palmo di terra in più al mare. Ma il fascino di Monaco resiste. L’importante è avere molti soldi e non soffrire di claustrofobia, perché, alla fine, il Principato è un mondo aperto ai ricchi che accettano di chiudercisi dentro. Un caso di cronaca ormai impolverato spiega meglio di tutto il “Montecarlo state of mind”.
Il 3 dicembre 1999, in una delle torri più lussuose della Rocca, scoppia un incendio. Muoiono per asfissia Edmond Safra, nato a Beirut, ma brasiliano di passaporto, e l’infermiera che stava con lui. Safra era uno dei più noti banchieri privati del mondo. Ancora oggi una delle 85 istituzioni finanziarie della Rocca porta il suo cognome.

Come nel caso di Hélène Pastor, all’inizio si ipotizzano intrighi internazionali, mafie, il terrorismo palestinese.
Il processo rivelerà che le fiamme erano state appiccate da uno degli assistenti di Safra, lo statunitense Ted Maher, che insieme all’incendio aveva ideato un piano di salvataggio eroico per acquisire meriti, e mancia competente, dal suo datore di lavoro.

Ma Safra, in piena paranoia, si era barricato dentro il suo appartamento e rifiutato di aprire la porta blindata ai soccorritori, credendoli sicari. E quando i pompieri erano riusciti a sfondare il battente d’acciaio, il banchiere era già senza vita.

Montecarlo invece non ha di che lamentarsi. Troverà un modo di superare anche la buriana dell’accordo anti-evasori. Il margine di manovra della lussuosa barchetta monegasca è abbondante. Dai tempi di Safra gli oligarchi sono solo aumentati, in numero e in potenza.

Grande Fratello Vip, Carmen Di Pietro dormiva in stazione. Serena Grandi e il colpo di fulmine con Pino Daniele

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La seconda settimana del Grande Fratello Vip si apre con due rivelazioni. Carmen Di Pietro dormiva in stazione e Serena Grandi è rimasta stregata da Pino Daniele. La pettoruta Carmen sta conquistando le simpatie del pubblico nonostante tenda a fare la caricatura di se stessa. La showgirl non è solo reggiseni messi in “frizzzèr” e fame diabolica, è anche una donna che ha sgomitato duro pur di emergere.

Carmela Tonto da Potenza si è trasferita, insieme al suo gruppo capitanato dalla simpatica maestrina Simona Izzo, a Tristopoli. La nuova “stazionata” ha dormito nelle cuccette dei treni e stamane ha sorpreso tutti rivelando che non era la prima volta. Un tuffo nel passato più amaro che dolce. Ha pianto, ma ha anche avuto il pudore di dare le spalle alla telecamera mentre ricordava: “Dormivo nei treni fermi in stazione e la mattina andavo a fare i provini. Non avevo soldi per l’albergo e così la sera andavo in stazione, aprivo una porta del treno e dormivo dove trovavo posto. Altri tempi”. Una confessione choc che ha intenerito i suoi compagni d’avventura.

Poi dice: “Ed è per questo che ai miei figli insegno che se non ci sono soldi e una cosa non si può avere, non devono insistere o andare dal padre. Non è un giusto modello educativo”. Sarà ruspante, ma Carmen Di Pietro è una donna con gli attributi.

Che quest’anno il cast del Grande Fratello Vip sia indovinato non c’è ombra di dubbio: tasso di ignoranza e di trash giusto e personaggi che per ora si sono ben nascosti, ma che presto riveleranno la loro vera personalità. Nella casa ricca l'”esperta di tendenze” Giulia De Lellis esercita sul gruppo un fascino a dir poco inspiegabile.

Gli unici che sembrano immuni sono la superstar indiscussa Malgioglio e Serena Grandi. La sensibilità dell’attrice è direttamente proporzionata alla sua opulenta fisicità. Viene voglia di farle una carezza. Se la televisione fosse uno schermo penetrabile,in molti l’abbraccerebbero, la proteggerebbero.

Serena Grandi è un mix di successi e rimpianti, di carattere e fragilità, di passato sfolgorante e futuro incerto. Il volto non ha la freschezza di un tempo, ma che importa? La sua anima oltrepassa le rughe regalandole un’intensità che manca alle più giovani. È la prova vivente che la vera bellezza non ha età. La spesa, che impiega l’intellighenzia dei coinquilini, non le interessa: “Fanno tutto loro, non ci interpellano, ma cosa vuoi che mi importi” dice a Malgioglio. Bada poco anche al vestito e al trucco. Per ora osserva, sta cercando di capire se riesce ad adattarsi.

E racconta. Racconta del colpo di fulmine con Pino Daniele: “Ci siamo incontrati a una cena e abbiamo iniziato a parlare guardandoci negli occhi. Abbiamo parlato per ore dimenticandoci della presenza degli altri. Il giorno dopo mi ha fatto recapitare un regalo…”. Serena Grandi è in nomination contro Lorenzo Flaerty, ma non se l’è presa, anzi ha detto: “Oh, finalmente un’emozione”. L’hanno mandata al televoto le donne del suo gruppo con la motivazione “la vedo sofferente, si è integrata poco”. Ecco, la solita solidarietà femminile. Le più giovani contro la più grande. Invece di tenderle una mano, di provare a capirla, la isolano. Farebbero bene a non dimenticare che un giorno anche loro avranno 59 anni, ma probabilmente non avranno fatto la sua carriera. Almeno De Lellis e company ci evitassero l’ipocrita “mi dispiace”.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

M5S, Di Maio si candida alla premiership: “Faremo risorgere l’Italia”

M5S, Di Maio si candida alla premiership: "Faremo risorgere l'Italia"

Il vicepresidente della Camera annuncia la decisione in un post su Facebook: “Andiamo a Palazzo Chigi: oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”
OMA – Dopo settimane di attesa Luigi Di Maio formalizza la sua canditura alla premiership. Il vice presidente della Camera lo ha annunciato in un post su Facebook: “Siamo ancora qui, più forti di prima. E ora dobbiamo completare l’opera: andiamo a Palazzo Chigi e facciamo risorgere l’italia. Oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”. Di Maio è attualmente l’unico cinque stelle in corsa alle primarie, per candidarsi ci sarà tempo fino al 18 settembre alle ore 12 ma nessuno dei possibili sfidanti ha ancora ufficializzato la candidatura. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono” scrive nel post citando Gandhi. E ripercorre il suo percorso politico “inziato 10 anni fa, l’8 settembre del 2007”

L’annuncio arriva dai banchetti degli attivisti di Caltanissetta, tappa del tour per le elezioni regionali in Sicilia. Di Maio con le nuove regole per le primarie pubblicate sul blog a 5 stelle ha potuto candidarsi alla premiership nonostante risulti indagato dalla Procura di Genova per diffamazione dopo la querela presentata dall’ex candidata sindaco Marika Cassimatis, poi espulsa dal Movimento. In gioco non c’è solo la candidatura alla premiership a Palazzo Chigi ma anche la nomina a capo politico del Movimento, al posto di Beppe Grillo

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Le polemiche erano scoppiate già dopo la pubblicazione delle regole per le primarie dall’ala ortodossa del Movimento. Essere eletto capo politico dei 5 stelle significa disporre di ampi poteri di controllo all’interno del Movimento, dalla sospensione degli iscritti ai temi da mettere in votazione sulla piattaforma Rousseau. Il primo ad attaccare è stato il deputato dei Cinque stelle Luigi Gallo che dalla sua bacheca di Facebook ha scritto:”Dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. A voi i commenti! Tutti gli iscritti devono sapere quello che accadrà”. Voci dissidenti anche da Riccardo Nuti, ex cinque stelle, sospeso dopo l’affaire delle firme false a Palermo. “Nuti indagato?, sospeso. Altri parlamentari M5S indagati? Non sospesi. Raggi indagata? Non sospesa. Di Maio indagato? Non sospeso e candidato premier”

Le regole – Alle primarie potranno candidarsi tutti gli appartenenti al Movimento 5 stelle che abbiano esperito un mandato da portavoce o siano stati eletti nel 2013 in Parlamento e non siano mai stati iscritti ad un partito. Le primarie sono aperte anche gli indagati purché coinvolti in fatti non gravi e a condizione che lo dichiarino apertamente. Il vincitore verrà annunciato il 23 settembre a Rimini nel corso della kermesse Italia a 5 stelle. Il voto è aperto a tutti gli iscritti al Blog in regola con l’articolo 4 previsto dal Non Statuto. Si può espriemere una sola preferenza per un solo candidato

Viterbo, Cinema Genio abbandonato, residenti esasperati: «Adesso i piccioni entrano anche nelle nostre case»

di Andrea Arena
«L’altro giorno stavo facendo ripetizione ad un ragazzo, e ad un certo punto è entrato un piccione in casa. Ha fatto un giretto e poi è riuscito». A raccontare questo aneddoto non è un’abitante di un appartamento in piazza San Marco a Venezia, né una vicina di casa di qualche ornitologo o allevatore di pennuti. No, a parlare è una viterbese che, purtroppo per lei, ha la sventura di vivere a due passi dal cinema Genio, in pieno centro città a Viterbo.

Cinema Genio, già, dove eravamo rimasti? Sempre allo stesso punto, un punto morto. Lo scorso giugno Il Messaggero aveva raccolto le lamentele degli abitanti della zona, ostaggio dei pennuti che hanno eletto a loro esclusiva dimora – e voliera – il teatro abbandonato. Nonostante l’immenso locale sia tornato nella disponibilità del Comune da un anno e mezzo (dopo alterne vicende che non è il caso di ripercorrere qui), Palazzo dei priori non ha fatto nulla non solo per ripulirlo dai quintali di mondezza accumulati all’interno, ma si è ben guardato persino dal provvedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza. Lo scorrere del tempo, e le sferzate del maltempo, hanno fatto il resto: i vetri di alcune finestre degli uffici all’ultimo piano – lasciate inspiegabilmente aperte – si sono rotti, aprendo un’autostrada aerea ai piccioni. Che qui hanno trovato ricovero in gran numero: e dunque cattivo odore, guano, svolazzamenti vari, si sono moltiplicati, anche a causa del caldo di questa estate.

Gli abitanti della zona, di via della Volta Buia ma anche di tutto il quadrante, già interessato da altri problemi come il vandalismo notturno della movida, si sono rivolti più volte all’amministrazione comunale. Senza risultati. Ad inizio agosto, l’ultimo tentativo: «Passando per i vigili urbani e poi parlando direttamente con l’ufficio dell’assessore ai Lavori pubblici e alla Gestione del patrimonio Alvaro Ricci. Mi è stato chiesto di scrivere una lettera, che è stata protocollata, e mi è stato promesso un sopralluogo con un ingegnere e un pronto interessamento di Viterbo Ambiente per la pulizia del cinema. Il tutto con molta gentilezza e disponibilità. Peccato che da allora non abbiamo visto assolutamente nulla di questo, l’estate è passata con tutto il suo caldo, il Ferragosto, ora anche Santa Rosa, eppure il Genio è sempre nella stessa condizione». Coi piccioni che ora puntando ad espandere il loro raggio d’azione anche agli edifici adiacenti: più che uccelli sembrerebbero degli squali del mercato immobiliare.

Ruba il fucile a un cacciatore e spara per minacciarlo

di Andrea Arena
Stava partecipando nei boschi di Viterbo a una battuta di caccia con gli amici, ma invece di un cinghiale, si è imbattuto in un agricoltore molto arrabbiato. Che prima gli ha sottratto la radio con cui si teneva in contatto con gli altri membri della sua squadra (così funziona la cacciarella, specialità che attrae tanti appassionati nell’Alta Tuscia e non solo), poi gli ha sottratto il fucile col quale ha sparato un colpo di minaccia. Un brutto spavento, quello capitato nel dicembre di tre anni fa ad un cacciatore, e ora il presunto responsabile di quell’aggressione è finito a processo. Accusato di violenza, minacce e danneggiamento.

L’uomo, un 47enne di Cellere già conosciuto per i suoi eccessi (e attualmente detenuto per altra causa) avrebbe dovuto presentarsi ieri in aula al tribunale di Viterbo davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi. Ma per un difetto di notifica in carcere l’udienza è stata rinviata al prossimo 21 dicembre. I fatti risalgono al 27 dicembre 2014, a Cellere. Secondo quando ricostruito, il 47enne avrebbe accusato i cacciatori di essersi introdotti in un terreno di sua proprietà all’inseguimento – o alla ricerca – di un cinghiale.

La sua reazione sarebbe stata esagerata: prima avrebbe strappato il fucile dalle mani di un cacciatore, poi anche l’auricolare della radio che indossava, interrompendo così il collegamento con gli altri compagni di squadra, infine minacciando l’uomo sparando un colpo col fucile. Fortunatamente un colpo in aria, a quanto se ne deduce dal capo d’imputazione, altrimenti l’uomo sarebbe stato accusato di reati ben più gravi. E forse ci sarebbe scappata la tragedia. I fatti dei quali è chiamato a rispondere, comunque, restano pesanti. Più di un grosso esemplare di cinghiale, che per una volta potrà sorridere di certi eccessi degli esseri umani.

Chi è Giorgia Gabriele, la fidanzata di Gianluca Vacchi Chi è Giorgia Gabriele?

una nuova regina dei social, ex modella che ha adesso presentato una linea di abiti alla Milano Fashion Week.

Già da un po’ di tempo si sta affermando sui social una ragazza che ha tutte le carte in regola per calcare l’onda mediatica. Si tratta di Giorgia Gabriele, 31enne originaria di Sora in provincia di Frosinone, nonché fidanzata dell’imprenditore Gianluca Vacchi. Il re dei social mostrava spesso video in cui compariva la ragazza. Adesso abbiamo scoperto chi è Giorgia Gabriele.

Dal carattere deciso, volitivo e forte, dichiara di non voler vivere di luce riflessa. Non vuole che la si conosca soltanto per il fidanzato, noto personaggio dall’indole godereccia e protagonista di feste lussuose a bordo del proprio yacht. Giorgia afferma di non voler essere più additata come “la fidanzata di…” ma di voler una propria identità

Giorgia Gabriele: modella e stilista

Ex modella ed aspirante velina, Giorgia partecipò nel 2008 all’edizione di Veline, vincendo la 57esima puntata. Non tutti sanno che, fisico da urlo a parte, è in realtà anche una stilista in erba. In occasione della Milano Fashion Week, ha presentato la sua personale linea di vestiti, intitolata Wandering. Dice di essere emozionata di essere all’evento più importante della moda a Milano.

Sin da piccola si dichiara affascinata da questo mondo fatto di abiti e sfilate. Comincia fin da giovanissima come a posare come modella e in poco tempo riesce a crearsi contatti nell’ambiente. Adesso ha avuto la possibilità di esprimere se stessa in questa linea e, nonostante non faccia più la modella per altri marchi, ma soltanto per i suoi vestiti, come lei stessa afferma, riesce ancora ad incantare tutti quanti.

Una nuova regina dei social

Giorgia po’ vantare un seguito di ben nutrito sui social, in particolare su Instagram, la grande vetrina che mostra le foto ed i video degli utenti. Ha oltre 1 milione di follower. Questo la porta ad avere una visibilità straordinaria e ad essere parte dello star system insieme al suo fidanzato Gianluca Vacchi.

Altra curiosità della nuova protagonista del web è la sua incredibile modestia. Giorgia afferma infatti di non ritenersi affatto sexy e di aver conquistato il cuore del re dei social in jeans e t-shirt. La ragazza acqua e sapone si mostra sensuale anche con gli abiti meno provocanti e la sua bellezza naturale ce la rende ancora più simpatica.