Sanità

TSRM scrive a Matteo Renzi: “Progetto Sanità 2030? Serve valorizzare i professionisti sanitari non medici”.

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“Per il progetto Sanità 2030 occorre anzitutto l’emancipazione e valorizzazione dei laureati non medici”  – Lettera aperta al fondatore e leader del partito “Italia Viva”.

Gentilissimo dott. Renzi,

Intenda codesto intervento come proveniente da parte di chi oggi è certamente interessato ai temi da Lei sottoposti ed altrettanto certamente, pur non facendo politica, ma condividendo da sempre lo «straordinario legame di fatica, talento, sudore, lavoro e qualità», da tempo ha idee da proporre, non esasperati tatticismi e vuole quindi corrispondere al suo appello per «un lavoro di ascolto delle principali realtà sanitarie del Paese», «offrendolo in spirito costruttivo al resto delle forze politiche».

A fronte delle analisi presentate sulla sua ultima enews [1], apparenti come dovute, addirittura scontate nella loro plausibilità ed in continuità con i temi lanciati da Ivan Cavicchi nel forum di quotidiano sanità – La sinistra e la sanità: quali prospettive? [2], e cioè  i “problemi” e le “contraddizioni”, visto che lei si sofferma sui primi, sebbene con delle certamente reiteranti argomentazioni, da chi non è mai abituato a «toccare ferro», gliene proporrò alcuni dei secondi.

Fermo restando il carattere di dominanza medico-forense che abbia da sempre caratterizzato ogni intervento normativo in ambito sanitario, addirittura anche quelli che ci piace individuare come “capitali” nel processo di emancipazione delle professioni c.d. non-mediche, come ad es. quel vincolo per cui «l’istituzione dei posti di Dirigenti delle Professioni Sanitarie debba avvenire attraverso modificazioni “compensative” della preesistente dotazione organica complessiva aziendale, senza ulteriori oneri e ad invarianza di spesa» – art.6 , l. 251/2000” (governo Amato con il prof. Veronesi alla Sanità) … provvedimento in completa dissonanza con le affermazioni odierne: «spendere di più e meglio per la sanità»; il governo non era il suo, certo, ma pur sempre sostenuto da una sinistra che oggi sarebbe troppo agevole giudicare come miope …

Ebbene, parlando invece del Suo governo, ancora non ci si può rassegnare a comprendere come lo stesso abbia potuto proporre un tema così spinoso come l’evoluzione dei professionisti non medici quale “comma” terminale di una legge di bilancio (comma 566 l. stabilità 2014).

Sappiamo tutti come è andata a finire: tra le tanto pretestuose quanto strumentali proteste dei sindacati medici che inneggiavano all’ “assalto alla diligenza”, agli “apprendisti stregoni” ed al “colpo di mano” … alla fine nulla è stato fatto. Dalla Leopolda … al nulla?

Pure la “dissonanza” intestina c’è stata anche qui: perché è per iniziativa del medesimo governo che si è addivenuti alla sentenza della Consulta n.54/2015, ove il Presidente del Consiglio dei Ministri (quindi lei personalmente) abbia proposto la questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2 e 3 della legge della Regione Liguria 31 marzo 2014, n. 6 – Disposizioni in materia di esercizio di attività professionale da parte del personale di cui alla legge (giusto caso) n. 251 del 10 agosto 2000 – Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica e successive modificazioni e integrazioni …

Anche qui sappiamo come è andata a finire: esito di illegittimità costituzionale; ossia lo Stato, al pari di un caporale della più perversa economia sommersa, decide arbitrariamente chi lavori (ed anche superlavori – quindi superguadagni) e chi no. In questo, mi spiace e mi perdoni, il suo governo è stato latore della più classica dominanza medico-forense. Dalla Leopolda … all’Ancien Régime?

Bene (anzi male, malissimo), … oggi il suo intervento parla di necessità di «una visione, un orizzonte, un piano …» mi piacerebbe capire se queste visioni e questi scenari siano quindi scritti anche sulla base di una giusta e dovuta autoanalisi critica; perché anche queste sono «cose che interessano davvero il Paese».

Meno male che c’è Draghi e non un altro nuovo Governo, dunque.

Frattanto la problematica dei professionisti laureati non medici, che non si accontentano di sentirsi dire “grazie”, si infittisce e si aggrava di giorno in giorno, anche parallelamente alle altre incombenze che gravitano intorno al mondo sanitario, come la questione degli OSS, lanciata in primis dalla regione Veneto [3], dimostri eloquentemente, ove lei, che pure si è formato negli studi giurisprudenziali, non può non interpretare il buon intenditore cui non necessitino tante parole: tra il bocciare arbitrariamente alcune proposte fondate legalmente ed il privilegiare alcune altre evidentemente campate proprio in aria («creazione di uno specifico percorso di istruzione secondaria superiore» : ddl n. 2071 – Boldrini + ddl 1966 – 24 vari senatori M5S), tra i tanti problemi che «non possiamo far finta di non vedere», al primo posto c’è la questione dei non medici – QUELLI LAUREATI OVVIAMENTE – certamente non quelli della scuola dell’obbligo.

È pur vero, come asserisce, che ci sono state scene vergognose in questi mesi, bisogna però intendersi su quali siano: ad esempio non servivano affatto le foto – peraltro illegittime sotto ogni profilo giuridico – di colleghi stremati sulla tastiera di un pc: non serviva la pandemia per mettere in risalto le problematiche dei professionisti sanitari che devono avere

UNA PREPARAZIONE COMPATIBILE CON QUELLA DEI MEDICI, MA UNO STIPENDIO COMPATIBILE CON IL PERSONALE ESECUTIVO


(OSS in primis).

Così come il professor Draghi ha recentemente ricordato, che esista ancora una “questione meridionale” sostanzialmente immodificata dall’unità d’Italia, esiste ancora una questione dei professionisti non medici sostanzialmente irrisolta dal regio decreto n. 1265/1934 – Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie: ad esempio ancora oggi in ambito militare i medici sono inquadrati come ufficiali mentre gli infermieri e gli altri non medici (tutti laureati quindi, sia triennali che magistrali) come sottufficiali – ossia come chi abbia solo il titolo di scuola media secondaria.

Si spera quindi che «i denari investiti bene in sanità non sono spese, sono l’assicurazione sul nostro futuro» non resti un altro sterile slogan; e visto il suo annuncio di passaggio dalla Difesa alla Commissione Sanità del Senato (ove lavorerà proprio con la senatrice del Pd, Paola Boldrini, vicepresidente della commissione Sanità), premesso che il debito è debito in tutte le sue forme, che forse non serviva cambiare governo come non servivano i banchi a rotelle, ma bastava il plexiglass come nei negozi per distanziare gli studenti e che forse il cashback – quale idea di sinistra – andava fatta anche prima, se vuole davvero «che il Parlamento si occupi in modo strategico, non emergenziale, di sanità», se vuole davvero fare «un grande sforzo strategico sul come dipingere la sanità di domani e di dopodomani», se vuole davvero «elaborare un progetto Sanità 2030 che abbia il respiro e l’orizzonte che l’Italia merita», ed infine se vuole farsi contemporaneamente perdonare gli errori del recente passato e farsi seguire anche stavolta, questo è l’ineludibile punto di partenza che nemmeno può essere trattato come uno degli ultimi “commi”, ma che deve essere proposto come il tema principale, fondamentale ed irrinunciabile:

L’EMANCIPAZIONE E REALE VALORIZZAZIONE DEI LAUREATI NON MEDICI.

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