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Ucraina, ministro ambiente: “Danni all’ecosistema incalcolabili”

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Tra le zone a maggior rischio dramma ambientale a seguito del protrarsi della guerra in Ucraina, c’è la parte orientale dell’Ucraina, dove si trovano impianti chimici e siti con materiali radioattivi tanto concentrati da renderle paragonabili a Chernobyl. “Lì è impossibile valutare i danni, a causa dei combattimenti in corso”, ha detto Ruslan Strilets, ministro dell’Ambiente dell’Ucraina, all’Adnkronos, facendo una stima delle conseguenze ambientali – e non solo umane – che missili e bombe hanno su aria, acqua e l’intero ecosistema. “L’est dell’Ucraina è una zona industriale ad alta concentrazione di stabilimenti che usano elementi chimici e radioattivi, con numerosi impianti di lavorazione del petrolio. La situazione era complicata già prima della guerra. La abbiamo ricevuta in eredità dai sovietici. Oggi valutare le acque del sottosuolo e l’allagamento delle miniere è impossibile. Possiamo solo immaginare. Confidiamo di soppesare i danni causati dalla Russia anche con l’aiuto dei colleghi italiani”. Per il resto, ci sono rilevanti danni alla flora e alla fauna “in parte dovuti agli incendi delle foreste: per ripristinare i boschi ci vorranno almeno dieci anni di tempo e sono irrimediabili le perdite nelle aree protette, soprattutto nel territorio di Chernobyl, che adesso è stato liberato dai russi, e dove sono in corso drammatiche rilevazioni”, ha aggiunto all’Adnkronos il ministro, che avvisa: “il 15% dei parchi naturali del Paese sono in mano ai russi. Non sappiamo nulla di questi territori“. Strilets si riferisce in particolare alle riserve naturali protette nella regione di Kherson e di Askania-Nova, patrimonio Unesco, con animali rari quali i cavalli di Przewalski, liberi in steppe preziose e incontaminate, e nei boschi.

Ancora, le sabbie di Oleshky, con la foresta piantumata e l’isola di Biryuchy nel mare di Azov, che ospita cavalli selvatici e piante uniche. Le altre riserve occupate dai russi ed elencate dal ministero dell’Ambiente dell’Ucraina sono ad esempio il parco nazionale naturale “Biloberezhzhia Sviatoslava”; il “Velykyi Luh”; il Pryasovskyy; il “Dvorichanskyy”; “Meotyda”; lo “Sviati hory”; il “Kamianska Sich”; l’”Oleshkivski pisky”; il “Dzherylhatskyy” e il “Nyzhniodniprovskyy”. Parlando di rischi per l’ecosistema, o meglio di danni certi, sebbene impossibili da quantificare, non si può tacere del Donbass – ricco di tunnel, giacimenti di carbone e miniere – in una delle quali sono racchiusi dagli anni ’70 rifiuti radioattivi che potrebbero disperdersi a seguito delle azioni belliche e dei conseguenti fenomeni di abbassamento del terreno, “che per quel che ne sappiamo potrebbero già essere avvenuti. Temiamo anche il crollo delle miniere che, su vasta scala, potrebbe innescare crolli anche nei centri abitati, con danni all’ambiente e alla vita delle persone”, conclude il Ministro. “La regione più industrializzata, quella del Donbass, era già stata segnalata dall’Unep nel 2014 perché gli scontri mettevano a rischio di inquinamento chimico un’area di 500 mila ettari”, aveva detto di recente Erika Weinthal, docente di politiche ambientali alla Duke University (Carolina del Nord). E oggi vediamo episodi come il bombardamento di un impianto chimico nella città di Suny: c’è stato un rilascio nell’aria di ammoniaca che ha reso pericoloso respirare in un’area di 2,5 chilometri attorno all’impianto”, tanto per capirci. “Ciò che distingue la guerra in Ucraina da altre guerre recenti, come l’Iraq o la Siria, è proprio il fatto che il conflitto avvenga in un’area molto industrializzata e addirittura con centrali nucleari – continua Weinthal -. I missili sui siti industriali, i bombardamenti sui depositi di carburante (come sulla base di Chuhuiv in febbraio) o nelle zone dove sono stoccati farmaci e composti chimici di ogni tipo, comportano rischi enormi di contaminazione del suolo e delle acque“. Facile capire che, tuttavia, le maggiori preoccupazioni si concentrino nelle aree nucleari: “In febbraio le forze russe hanno disconnesso la centrale di Chernobyl dalla rete elettrica, e le 20 mila barre di uranio lì conservate necessitano di energia per raffreddarsi. Sempre intorno a Chernobyl sono state scavate trincee dai soldati russi (che oggi sappiamo ricoverati per questo motivo, ndr) in un terreno altamente contaminato da cesio, che se smosso libera nell’aria particelle radioattive” ha spiegato Weinthal. “Ci sono stati combattimenti ed esplosioni anche a due passi dalla più grande centrale nucleare d’Europa, quella di Zaporizhzhia, che contiene venti volte più uranio di Chernobyl“. Anche l’uranio impoverito delle munizioni perforanti danneggia l’ambiente. “E le mine lasciate nei campi li rendono, oltre che letali, inutilizzabili per l’agricoltura” ha dichiarato a proposito anche Carroll Muffett, presidente del Center for International Environmental Law. In tutto, sono 150 gli ecocidi commessi finora da parte dell’esercito russo, secondo il resoconto ucraino. “Abbiamo bisogno di aiuto: stiamo elaborando una serie di azioni da compiere per rendere l’Ucraina parte del Fondo Europeo Life e accedere alle risorse per risanare l’ambiente. Chiedo all’Italia il suo sostegno per accedere a questo tipo di finanziamenti nonché rendere il prima possibile l’Ucraina un eco-candidato Ue”, ha concluso il ministro Strilets.

Secondo le stime governative, “una prima stima delle emissioni nocive accumulate nell’aria in questi due mesi sono paragonabili a un anno di esalazioni provenienti da un grande stabilimento ed equivalgono a 220mila tonnellate“. Da lì, l’annuncio: “entro due settimane forniremo alla popolazione accesso a una piattaforma dedicata alla misurazione della qualità dell’aria e del livello di radiazioni nel Paese, attraverso l’indice Iqa di rilevazione dell’inquinamento atmosferico, raccolto in punti di osservazione attivati in Ucraina pochi giorni dopo l’inizio delle ostilità. La piattaforma sarà disponibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24″. L’agenzia di controllo ucraina – continua il ministro – ha già eseguito almeno 50 misurazioni della qualità del terreno nei posti più colpiti dai missili, per stabilire il livello di metalli pesanti e delle particelle di petrolio rilasciate. “Non avendo però idea dei materiali con cui sono fabbricati i razzi, è molto difficile farlo in modo preciso”, ha detto. Per quanto riguarda l’inquinamento delle acque, “in Ucraina ci sono 4 laboratori funzionanti in grado di effettuare analisi complesse di questo tipo. Ci risulta che nella maggior parte del Paese la qualità dell’acqua è nella norma, ma peggiora nei luoghi di combattimento o nelle zone limitrofe“. Diverso il discorso per l’acqua irrigua, che più che essere inquinata è letteralmente sparita. “In regioni aride come quelle di Mikolaiv e Kherson, i russi hanno fatto esplodere una diga per fare arrivare l’acqua in Crimea e i campi agricoli sono occupati dall’esercito russo. Per quanto riguarda la qualità dell’acqua irrigua, non vediamo rischi gravi. In questo momento, il nostro timore si concentra soprattutto sull’impossibilità tecnica di irrigare i campi per i danni al sistema irriguo nei territori occupati”.

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