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Un tribunale ha imposto alla compagnia petrolifera Shell di tagliare del 45% le emissioni entro il 2030

La compagnia petrolifera aveva promesso di ridurre le emissioni del 20% entro il 2030, ma secondo il giudice non è abbastanza per rientrare negli obiettivi previsti dall’accordo di Parigi sul clima

Una manifestazione di attivisti a favore della causa intentata contro la Royal Dutch Shell, rea di non rispettare gli obiettivi del trattato di Parigi sul clima (Foto: Ana Fernandez/Getty Images))

Un tribunale dell’Aia, nei Paesi Bassi, ha imposto alla compagnia petrolifera Shell di ridurre le sue emissioni di CO2 del 45% entro la fine del 2030, raddoppiando la cifra promessa dalla multinazionale per lo stesso periodo. Si tratta di una decisione storica, perché per la prima volta un tribunale ha ordinato a una società di rispettare l’accordo di Parigi sul clima del 2015. La sentenza del giudice arriva a conclusione della causa intentata contro il gigante del petrolio dalla rete di organizzazioni ambientaliste Friends of the earth e altri 17mila querelanti, che hanno accusato Shell di aver consapevolmente messo a rischio la salute delle persone e il raggiungimento degli obiettivi di Parigi, sottovalutando i danni causati dalle sue emissioni di gas serra.

La Shell, che è stata la nona società più inquinante tra il 1988 e il 2015 secondo il Climate accountability institute, ha promesso a febbraio di ridurre del 6-8% le sue emissioni entro il 2023, del 20% entro il 2030 e del 45% entro il 2035, per arrivare a emissioni zero entro il 2050. Tuttavia, secondo gli avvocati dei querelanti e come confermato dalla sentenza, il modello scelto da Shell “mette a rischio il rispetto dei diritti umani e le vite delle persone”, minacciando gli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi. La giudice Larisa Alwin, riporta il Guardian, ha imposto alla compagnia di ridurre immediatamente la sua produzione di CO2, aggiungendo che la decisione della corte avrà “grandi conseguenze” sulla società e potrebbe anche “frenare la potenziale crescita del gruppo petrolifero”. Tuttavia, ha concluso, “l’interesse collettivo derivato dal taglio delle emissioni prevale sugli interessi commerciali della Shell”.

La sentenza, contro cui la compagnia presenterà ricorso in appello, potrebbe avere forti conseguenze anche nei confronti di altre grandi società, perché stabilisce che anche gli attori non statali sono tenuti ad agire per affrontare l’emergenza climatica. “Questa sentenza è davvero una buona notizia per il clima. Aumenta la pressione sui grandi inquinatori e aiuta l’Europa a rafforzare la politica climatica anche per loro. Non possono più sfuggire alla crisi climatica: gli obiettivi climatici internazionali devono essere applicati anche a loro”, ha detto Bas Eickhout, deputato dei Verdi della commissione per l’Ambiente del Parlamento europeo.

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