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Una nuova popolazione di Homo rimette in discussione la storia dei Neanderthal

Qualche resto fossile di una popolazione umana ancora sconosciuta punta a riconsiderare la nascita e l’evoluzione tipicamente europea dei Neanderthal. I dettagli in due paper su Science

(Foto: Yossi Zaidner)

La scoperta di nuovi fossili dalle sembianze umane pone sempre le stesse domande: a chi appartenevano? Chi rappresentavano quelle ossa? Che posto ha nella complessa storia umana? Le risposte, spesso, sono sfumate, e provvisorie, in attesa dell’arrivo di nuove scoperte, ma fondamentali per riuscire ad avere uno sguardo più completo sulla nostra storia. È successo lo stesso con la scoperta, ancora, di alcuni fossili che arrivano da Israele, appartenenti a una popolazione ribattezzata Homo di Nesher Ramla, dall’omonimo sito degli scavi nel centro del paese. Hanno tra i 140 mila e i 120 mila anni, e tutte le analisi condotte finora, comprese quelle dell’ambiente in cui vivevano (inteso come manufatti umani e restii animali) suggeriscono che questa popolazione dai tratti un po’ Neanderthal e un po’ di antichi individui del genere Homo, possa essere stata chiave nella storia del nostro passato mescolato, anche in virtù della sua geografia. E che porta a guardare in modo diverso soprattutto alla storia dei Neanderthal. Così suggerisconoo gli autori dietro alla scoperta nelle presentazioni ufficiali sulle pagine di Science, guidata da un team della Tel Aviv University e della Hebrew University of Jerusalem, cui hanno contribuito anche i ricercatori della Sapienza Università di Roma e del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.

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I resti della popolazione Homo di Nesher Ramla (Foto: Avi Levin and Ilan Theiler, Sackler Faculty of Medicine, Tel Aviv University)

I fossili rinvenuti non sono che poche ossa appartenenti a due diversi individui: parti di un cranio, una mandibola quasi completa con qualche dente, non lontani da strumenti in pietra e resti di animali come cavalli e daini che hanno aiutato i ricercatori a posizionare la scoperta, evolutivamente parlando. E che pare stravolgere, almeno per ora, la storia dei cugini Neanderthal, come ha spiegato Israel Hershkovitz della Tel Aviv University, primo autore del paper: “Prima di queste scoperte, la maggior parte dei ricercatori credeva che i Neanderthal fossero una storia europea, con piccoli gruppi di i Neanderthal forzati a migrare verso sud per scappare dai ghiacciai in espansione, con alcuni che arrivarono nelle terre di Israele circa 70 mila anni fa. I fossili di Nesher Ramla ci portano a rivedere questa teoria, suggerendo che gli antenati dei Neanderthal europei vivevano nel Levante già 400 mila anni fa, e migrarono ripetutamente verso ovest in Europa e vero est in Asia. Di fatto, le nostre scoperte implicano che i famosi Neanderthal dell’Europa occidentale solo sono dei resti di una popolazione più grandi che visse qui nel Levante e non viceversa”.

Non solo, ma abbracciare questa va visione sull’origine e sull’evoluzione dei Neanderthal, aiuterebbe anche a spiegare il flusso genico dei sapiens in questa specie, ha aggiunto Hila May sempre dalla Tel Aviv University, che ha preso parte alla ricerca. Infatti è probabile che quella di Nesher Ramla fosse la popolazione arcaica immaginata da alcuni che si mescolò con i sapiens circa 200 mila anni fa. Anche le testimonianze culturali e tecnologiche, come una spiccata similitudine nel modo di lavorare le pietre di Homo sapiens, suggeriscono una vicinanza e un’interazione di queste popolazioni del Pleistocene Medio con i nostri antenati, si legge nel paper che fa coppia su Science con la presentazione della popolazione di Nesher Ramla.

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I resti fossili  della nuova popolazione di Homo sono stati rinvenuti insieme a fossili animali e alcuni artefatti umani (Foto: Yossi Zaidner)

“È questa la conferma che le popolazioni umane del Pleistocene Medio sono andate incontro a fenomeni evolutivi ‘a mosaico’, che hanno fatto emergere le caratteristiche tipiche dei Neanderthal, come anche quelle di noi Homo sapiens– ha aggiunto Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza Università di Roma, tra gli autori del paper – È ciò che osserviamo anche in Italia con lo scheletro della grotta di Lamalunga, vicino Altamura, nel quale tutte le analisi che abbiamo potuto condurre finora mostrano un sorta di blend evolutivo”.

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