Vivace e intensa, l’arte aborigena australiana ha saputo ampiamente rinnovarsi nel corso del tempo: le contaminazioni con l’arte europea e l’uso di nuove tecniche hanno confermato l’importanza della cultura artistica nella tradizione del popolo aborigeno. Spaceless Gallery, spazio espositivo dalla vocazione nomade fondata a Parigi da Beatrice Masi, ha concentrato di recente il suo interesse per l’arte dei nativi australiani svelando al pubblico la nuova partnership con Gundooee, galleria con sede a Terrigal (Nuovo Galles del Sud) e specializzata in arte aborigena. È nata così “Unearthed”, mostra collettiva incentrata sulle opere di importanti artisti aborigeni e sulla loro inconfondibile sensibilità per i temi legati all’ambiente e alla natura.

Spaceless Gallery, Unearthed, Virtual exhibition designed by Marianne Ching Su Ying

Immerse in un desertico spazio virtuale creato da Marianne Ching Su Ying, le tele di Kathleen e Gloria Petyarre, Abie Mpetyane Loy e Nyurapayia Nampitjinpa aka Mrs Bennett (e molti altri) prendono vita in una felice sintesi fra realtà concreta e mondo digitale. Uno spettacolo di segni e colori che racconta i sogni e le credenze di una comunità dalla storia millenaria, un popolo purtroppo decimato dalla colonizzazione britannica. Fondata da Hugh Warden, operatore culturale che ha trascorso lunghi periodi della sua vita lavorando direttamente con le tribù del deserto occidentale, Gundooee è il risultato del suo impegno per la conservazione del patrimonio e della cultura artistica aborigena. Durante i suoi viaggi, Warden è stato più volte stretto contatto con i maggiori interpreti dell’arte Pintupi, Pitjantjara e Warlpiri. Unearthed trasferisce le sue esperienze in un nuovo contesto ed esalta i valori autentici di un’esperienza artistica in gran parte ancora tutta da scoprire e valorizzare.