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Uno studio prova a far luce sulle cause del tumore al polmone in chi non fuma

Tumore al polmone (foto: Science Photo Library/Corbis)
Tumore al polmone (foto: Science Photo Library/Corbis)

Lo sappiamo, anche chi non fuma può sviluppare un cancro al polmone. Circa il 10-20% delle diagnosi riguardano persone che non hanno mai fumato. E in Italia si stima che siano circa 6mila nuovi casi di questo genere l’anno. La maggior parte delle neoplasie è legata a mutazioni dei nostri geni, alterazioni che possono avvenire nel corso della vita per varie ragioni.

Una ricerca internazionale, cui hanno preso parte i National Institutes of Health (Nih) statunitensi, ha esaminato queste mutazioni e scoperto nuovi indizi su questi casi. Lo studio, pubblicato su Nature Genetics, pone delle prime basi per capire come mai un’ampia fetta di non fumatori sviluppa comunque questo tipo di tumore. L’obiettivo è studiare trattamenti e interventi di screening mirati, ricordando che ad oggi non esiste uno screening specifico (cadenzato, con linee guida) per il cancro polmonare.

Attenzione alle mutazioni

I ricercatori hanno analizzato i tessuti tumorali di più di 200 pazienti (232), di cui la maggior parte con adenocarcinoma, il tipo più diffuso, alcuni casi di carcinoidi e di qualche altro tipo di neoplasia del polmone. Hanno sequenziato l’intero genoma tumorale e l’hanno poi comparato con quello di cellule di tessuti sani di altrettanti partecipanti senza patologia. Gli esperti sono andati alla ricerca di mutazioni che, come “firme” della malattia, potessero dare indicazioni e consentire di fare un paragone con i casi che colpiscono i fumatori (o gli ex fumatori).

E ci sono riusciti: la ricerca indica che c’è un insieme di mutazioni legate a eventi interni che possono intervenire naturalmente durante la vita a causa di vari elementi. Fra questi ci sono particolari fenomeni di stress ossidativo o errori nel processo di riparazione del dna o ancora danni a causa dell’esposizione ad altri composti cancerogeni. In generale, lo stress ossidativo indica uno squilibrio fisiologico che si può manifestare con alterazioni a livello delle cellule, dei tessuti o di macromolecole e che può portare a mutazioni. I cambiamenti si accumulano, formando una sorta di “archivio” via via crescente di informazioni che possono poi portare allo sviluppo del cancro.

Individuati tre nuovi sottotipi di cancro tra i non fumatori

Le analisi genomiche hanno anche portato alla luce tre nuovi sottotipi di tumore del polmone nei non fumatori a cui oggi gli autori hanno dato tre nuovi nomi. I nomi si rifanno all’ambito musicale in quanto legati al livello di “rumore” (noise) del tumore, spiegano gli scienziati, ovvero alla quantità di mutazioni accumulate. I 3 tipi sono piano, mezzo-forte e forte.

Il sottotipo piano sembra associato all’attivazione di particolari cellule, dette progenitrici, che discendono dalle staminali e che si occupano di differenziare ulteriormente le cellule nella loro produzione, dunque favoriscono la prolificazione della malattia. In questo caso il tumore cresce lentamente ma è difficile da trattare perché può presentare varie mutazioni driver, quelle che guidano la diffusione della malattia (di cui alcune ancora non colpite dalle terapie che abbiamo).

Il sottotipo mezzo-forte mostra specifici cambiamenti cromosomici e alterazioni nel gene del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (Egfr), le cui maggiori mutazioni sono associate a diversi tumori. La crescita della malattia è in questo caso più rapida. Infine il tipo forte, con moltissime alterazioni, si sviluppa rapidamente e il suo genoma presenta caratteristiche simili (soprattutto per il numero di modifiche) rispetto a quelle del cancro polmonare nei fumatori (o negli ex fumatori).

La buona notizia è che anche se i sottotipo mezzo-forte e forte si diffondono più rapidamente, hanno poche mutazioni driver, come spiega Teresa Landi del National Cancer Institute (che fa parte dei Nih statunitensi), e possono essere colpiti con maggiore facilità. Per contro il tumore di tipo piano, di gestione più difficoltosa, potrebbe essere scoperto prima proprio grazie alla progressione più lenta.

Mancano ancora dati sul fumo passivo

Come previsto, dato che lo studio ha coinvolto soltanto persone che non hanno mai fumato, non si rintracciano le mutazioni genetiche tipiche di chi invece ha o ha avuto quest’abitudine. Altro elemento interessante: queste mutazioni non erano presenti nei 62 partecipanti con il cancro esposti a fumo passivo.

Ma la cautela è d’obbligo, come rimarcano gli stessi autori: lo studio è stato condotto su un gruppo ancora ristretto di partecipanti per poter trarre conclusioni di rilievo e indicare in queste alterazioni e in questi processi la causa di queste neoplasie. “Abbiamo bisogno di un campione più ampio commenta Landi – con informazioni dettagliate sull’esposizione al fumo per studiare il reale impatto del fumo passivo nello sviluppo del cancro del polmone in chi non ha mai fumato”.

Ogni anno 2 milioni di persone al mondo scoprono di avere questa malattia e dal 10% al 20% sono non fumatori: complessivamente una bella fetta, parliamo di 200-400mila persone. Gli autori segnalano che il tumore al polmone nei non fumatori colpisce maggiormente il sesso femminile e a un’età inferiore rispetto ai casi legati al fumo. Ci sono altri fattori di rischio già noti, come essere stati esposti a fumo passivo, all’inquinamento, al radon (che si accumula all’interno delle abitazioni e che in quantità significative può essere pericoloso), all’amianto ad aver avuto precedenti malattie polmonari.

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