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Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia: le tre regioni a rischio zona rossa dal 15 gennaio

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Redazione
10 gennaio 2021 05:49

Sono Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia le tre regioni che potrebbero approdare zona rossa con l’entrata in vigore della norma che prevede l’approdo in zona rossa se l’incidenza settimanale dei positivi supera la soglia di 250 ogni centomila abitanti. Ma a rischio ci sono anche Friuli-Venezia Giulia, Marche, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano. 

Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia: le tre regioni a rischio zona rossa dal 15 gennaio

Il nuovo Dpcm e/o il decreto legge che il governo dovrebbe varare entro il 15 gennaio (e che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 16) dovrebbe avere al suo interno un nuovo parametro per portare le regioni nelle aree a maggiori restrizioni oltre all’indice di contagio Rt superiore a 1 per la zona arancione e a 1,25 per la zona rossa: quello dell’incidenza dei casi ogni centomila abitanti. E questo parametro, secondo le ultime informazioni, dovrebbe portare automaticamente (quindi senza ulteriore valutazione della Cabina di Regia Benessere Italia) le regioni in zona rossa. In base ai numeri dell’incidenza settimanale, oltre i duecento casi (e quindi vicini alla soglia di 250) ci sono Veneto (che si trova oltre la soglia), Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano. L’incidenza bisettimanale dei casi è oltre o vicina alla soglia in Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, le Province Autonome di Trento e Bolzano, Puglia, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. Quella settimanale, in quasi tutte le regioni, è dimezzata rispetto a quella a 14 giorni. Le due regioni più vicine alla soglia di 50 casi ogni centomila abitanti sono Sardegna e Toscana. 

La prima candidata a finire in zona rossa, visto che è molto difficile che il report #35 dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero, previsto per giovedì 14 gennaio abbia numeri quasi dimezzati rispetto all’ultimo, è quindi il Veneto. Il quale, per ironia della sorte, ha un indice di contagio Rt al di sotto di 1 ma è già in zona arancione. E nella regione anche ieri il contagio ha continuato a correre: con ulteriori 3.258 positivi, ieri per la regione è stato il 35esimo giorno in vetta alla classifica regionale dei nuovi casi. E sempre in Veneto si registra il maggior numero di positivi: 89.132. Dopo il Veneto è l’Emilia-Romagna a rischiare: nell’ultimo report dell’Iss si trovava a 242,44 casi ogni 100mila abitanti, e quindi a un passo dalla soglia che fa scattare la zona rossa. Per la regione di Bonaccini quindi il rischio è concreto. 

Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti. Ecco chi rischia

E la Lombardia? Ieri è stato lo stesso governatore Attilio Fontana a dire che la regione rischia di finire in zona rossa, puntando il dito sull’indice di contagio e sull’occupazione delle terapie intensive e difendendo la sua scelta di chiudere le superiori:  “Io sono sempre stato convinto che si dovessero riaprire le scuole, e consentire le lezioni in presenza, ma in questo momento la precauzione e l’evoluzione della pandemia deve indurre a una maggiore cautela”. Oggi, spiega La Stampa, i numeri della regione continuano a preoccupare: ieri si sono registrati 2.506 nuovi positivi a fronte di 24.847 tamponi, con 141 ricoverati in più (3.577 in tutto), anche se dalle Rianimazioni sono uscite 10 persone nelle ultime 24 ore: attualmente in terapia intensiva ci sono 456 pazienti Covid, quindi si è ancora sotto la soglia critica, seppur ancora di poco, dei 500 posti occupati (la disponibilità è di 1800). Sempre alto il numero di morti, 63 ieri, il giorno prima 133.

Friuli-Venezia Giulia, Marche, Sicilia: le altre regioni a rischio

Ci sono però anche altre regioni a rischio zona rossa. E questo perché il monitoraggio della Cabina di regia di venerdì scorso prendeva in considerazione l’incidenza calcolata nella settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio, ma Repubblica oggi fornisce un altro dato più aggiornato, ovvero quello dal 3 al 9 gennaio. Qui la crescita è osservabile in tutte le regioni tranne il Veneto, che rimane comunque sopra il parametro. E sopra i 250 casi ci sono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Provincia di Bolzano. Nel limite, ma a rischio, ci sono le Marche e la Sicilia oltre alla provincia di Trento. Il periodo che però verrebbe preso in considerazione nel report dell’Iss sarebbe dal 4 al 10 gennaio. Per questo non è possibile dire con sicurezza chi sarà in zona rossa a partire dopo il 15. 

E c’è da dire che mentre un incontro tra gli enti locali per illustrare la novità è in programma lunedì (con Francesco Boccia, ministro degli Affari Regionali, e Roberto Speranza, responsabile della Salute), c’è perplessità fra le Regioni. Insieme ai ristori, quella delle regole per definire le restrizioni sarà uno dei punti più delicati al centro del tavolo. L’automatismo del numero dei casi per 100mila abitanti, è il ragionamento che si sta facendo in queste ore fra amministratori e dirigenti sanitari, potrebbe finire per penalizzare le regioni che fanno il maggior numero di tamponi ed essere una sorta di disincentivo al contact tracing, ovvero fare meno tamponi, per trovare meno casi, per non finire in zona rossa. E non terrebbe conto, inoltre, della diversa organizzazione delle strutture ospedaliere sui vari territori. 

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