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Vincenzo Pompeo Bava: VERDONE Ho conosciuto Ennio Morricone attraverso le musiche della Trilogia del dollaro di Sergio Leone.

Ho conosciuto Ennio Morricone attraverso le musiche della Trilogia del dollaro di Sergio Leone. Pensai che erano due anime che non si dovevano dividere, Ennio era il colore dei film di Sergio e le atmosfere dei suoi film erano ideali per la musica di Ennio, insieme hanno raggiunto la grandezza”. Carlo Verdone racconta il Maestro Morricone, morto all’età di 91 anni.

“Le melodie, gli arrangiamenti, un senso della composizione sopraffino erano le qualità di Morricone, che veniva da un gruppo di estrema avanguardia, Nuova consonanza, aveva studiato con Goffredo Petrassi, quella musica per intenditori, complessa. Quella preparazione l’ha aiutato a diventare un compositore speciale, eclettico, capace di spaziare dall’avanguardia agli arrangiamenti dei dischi di Mina e della musica leggera. Il suo talento è esploso poi con Leone: inventa delle cose che sono davvero un azzardo creativo incredibile, dallo scacciapensieri sardo “uauauaua” al fischio, e poi eccolo anche il grande compositore con la grande orchestra”.

Il suo primo incontro con Morricone?
“Io e Leone avevamo appena finito si scrivere Un sacco bello. Avevamo scelto tutta la troupe, io dico “bene, abbiamo tutti, siamo al completo”. Sergio dice “no, ne manca uno”. “Chi?”. Urla: “Il compositore?”. Restiamo qualche minuto in silenzio e poi mi dice “accompagname, annamo dal compositore”. Io non capisco ma lo seguo. Lui non mi dice dove andiamo, è una casa a poca distanza dalla sua, prima di entrare mi dice ti dico solo la sua denuncia dei redditi, cita un numero incredibile, era più ricco di lui. Si apre la porta e vedo Morricone, mi prende un accidente: ‘Davvero hai pensato a lui per Un sacco bello?‘ ‘E certo, io te devo fa debuttà al massimo’. Sono entrato subito in sintonia con Ennio, che volle leggere il copione. Ma non capiva bene i personaggi, io glieli feci e lui mi disse ‘c’è molta poesia’, infatti compose temi anche molto malinconici, la solitudine dell’estate a Roma Questo era Morricone, con il suo timbro personalissimo entrava perfettamente nell’anima del film e dell’autore. Per me  fu un grandissimo regalo, che replicò con Bianco, Rosso e Verdone”.

La sua preferita?
“Il tema del cimiterino di Mimmo e la nonna di Bianco, Rosso e Verdone, il tema dell’emigrante, il fischio di solitudine finale di Un sacco bello poi è un gioiello“.

Addio ad Alessandro Alessandroni: il fischio per “Un sacco bello”

Come si lavorava con lui?
“Ennio viveva in un mondo tutto suo, partecipava ai discorsi ma sentivi che la sua mente già andava nella sua stanza creativa. Ogni tanto si estraniava e capivi che cercava qualcosa per il suo lavoro. La prima volta mi chiamò a casa sua per farmi sentire il tema di Un sacco bello, si mise a suonare con una mano, io non capivo nulla, mi sembrava leggermente stonato. Quando andai alla Trafalgar Recording Studios ad ascoltare la registrazione con l’orchestra mi apparve una cosa completamente diversa, mi vennero i brividi e capii che aveva fatto un piccolo capolavoro, quelle musiche aiutarono il film in modo pazzesco”.

Siete rimasti amici?
“Sì, ogni tanto mi diceva facciamo un film insieme ma io dicevo che costava tanto, ‘quando ti nomino i produttori tremano’, e lui diceva ‘ma per te lo faccio anche a poco’. E infatti avevamo deciso di lavorare ancora insieme, ora non potremo più. È un grande dolore. È stato uno dei romani più importanti nella storia della nostra città dal punto di vista artistico, un musicista completo che ci ha regalato colonne sonore immortali, solenne e ironiche, sono un orgoglio per il nostro Paese nel mondo, non a caso lo hanno amato e scelto tanti autori internazionali, da De Palma a Joffé a Tarantino”.

Il ricordo che custodisce?
“Alla fine della proiezione finale di Bianco, Rosso e Verdone mi diede il 45 giri, che non era ancora in commercio e mi scrisse una dedica bellissima in cui mi augurava i successo e mi diceva che era stato orgoglioso di aver lavorato con me, la custodisco come una cosa di grande valore, perché l’ho stimato tanto”.

Quando vi eravate visti l’ultima volta?
“Un anno fa. Era un uomo che viveva in un mondo a parte. Parlammo a lungo di Roma, mi disse che era sempre bella, ‘ma tu stai sempre a casa, ci sono tanti problemi’, lui diceva ‘io ormai la vedo solo dall’alto e mi sembra sempre bellissima’. Era affettuoso, ma anche riservato e capace di dire basta quando lo cercavano con troppa insistenza o lo volevano trascinare ad eventi. Abbiamo passato una settimana bellissima pieno di aneddoti molto spiritosi. Mi raccontò di quando, appena uscito Per un pugno di dollari, lui e Leone andavano davanti al cinema a vedere il flusso del pubblico; quando si accorsero che la folla entrava. Si guardarono: ‘Ce so cascati, ce so cascati’, e andarono a mangiare. Mi piace ricordare Ennio che rideva e ripeteva ‘ce so’ cascati’, anche se sapeva che avevano fatto un capolavoro”.

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