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WhatsApp, devi accettare le nuove condizioni per continuare a usare la chat

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WhatsApp, devi accettare le nuove condizioni per continuare a usare la chat

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Ecco cosa cambia dall’8 febbraio: database integrati su tutti i prodotti del colosso californiano. E le alternative, se le modifiche non dovessero piacerti

Se ne parlava già dall’inizio di dicembre. Ora, pian piano, WhatsApp sta sottoponendo a tutti gli utenti, anche in Italia, i cambiamenti alle sue regole interne. Relativi in particolare alla gestione dei dati che, in sostanza, finiranno su tutti i server del gruppo Facebook, all’insegna della massima interoperabilità e della sempre più stretta integrazione. Dall’8 febbraio entreranno in vigore i nuovi termini di utilizzo o di servizio, che dir si voglia, introdotti il 4 gennaio. Dunque occorrerà accettarli entro quella data, entro la quale sull’app usata da oltre due miliardi di persone uscirà l’avviso dedicato, per continuare a usare la chat più diffusa del mondo.

Viceversa, si verrà tagliati fuori dalla piattaforma.

Nella notifica si indicano due aggiornamenti in particolare: le modalità di trattamento dei dati e quelle attraverso le quali le aziende, che usano sempre di più WhatsApp per vendere e fornire assistenza ai clienti, possono utilizzare i servizi disponibili su Facebook per conservare e gestire le proprie chat su WhatsApp. In sostanza da febbraio le conversazioni avvenute su WhatsApp con i profili delle aziende o di altre attività e professionisti potranno essere gestire anche da Facebook e dalle altre app del gigante di Mark Zuckerberg, come si diceva sulla strada della totale integrazione. Una strada ben diversa da quella che il colosso aveva garantito alle autorità di regolamentazione sei anni fa, quando acquistò l’applicazione per 19 miliardi di dollari in contanti e azioni.

WhatsApp per come la conosciamo, insomma, non cambia. Se non nelle diverse funzionalità che mese dopo mese vengono lanciate, dai messaggi a scomparsa alle videochat anche sulle versioni desktop. La novità è tutta faccenda di business: si mettono in comune le banche dati con vantaggio dei commercianti, che potranno saltare da una piattaforma all’altra e gestire i rapporti con i clienti in modo più lineare. In termini di pubblicità, invece, l’azienda rassicura gli utenti:«Facebook non userà automaticamente i tuoi messaggi per influenzare le inserzioni che vedi, ma le attività potranno utilizzare le chat ricevute a scopi di marketing, che potrebbero includere la pubblicità su Facebook». Insomma, i contenuti di quegli scambi non saranno letti né analizzati da Facebook ma gli stessi negozianti o ditte che usano le chat potranno ovviamente estrapolare quel che vogliono per calibrare la propria strategia pubblicitaria. Con i database integrati, ora è più semplice consentire loro di impostare campagne in contemporanea su tutti i prodotti di casa: non solo WhatsApp e Facebook ma anche Instagram, dove l’e-commerce è uno dei nuovi fronti caldi, ma anche i negozi su Facebook, Oculus e altre applicazioni come Boomerang o Threads.

Ad essere scambiati fra le diverse creature del gruppo californiano non saranno solo numeri di telefono e contatti, nome e immagini ma anche i metadati, cioè durata, frequenza e altre informazioni (transazioni, dispositivi, indirizzo IP e così via) riguardanti le nostre conversazioni col servizio assistenza della catena d’abbigliamento, il fattorino della pizza o l’artigiano da cui abbiamo fatto qualche acquisto. Di grandi marchi come di piccolissimi imprenditori locali, che poi sono la maggioranza degli inserzionisti che porta a Facebook il grosso dei ricavi pubblicitari. Farli girare meglio, e far fare loro affari migliori, significa spingerli a comprare più pubblicità.

Il consenso degli utenti è dunque obbligatorio. Accettare o lasciare. Eppure mollare un’applicazione come la chat più usata del mondo non è proprio semplice. Elon Musk, il patron di SpaceX e Tesla, ha appena suggerito di scaricare Signal, l’app supersicura e alternativa di messaggistica molto attenta alla privacy, che in effetti dopo l’endorsement dell’uomo più ricco del mondo sui social ha assistito a un’impennata nei download. Ma le alternative sono comunque molte, come vediamo nella gallery, anche se occorre sempre fare molta attenzione alle condizioni d’uso per non rischiare di scivolare in contesti digitali ancora meno garantiti.

«Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea, incluso il Regno Unito, derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy – ha precisato ieri un portavoce di WhatsApp – non condividiamo i dati degli utenti dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità». Infatti: non sarà Facebook direttamente a sfruttarli ma le aziende, mettendoli a frutto in modo più semplice.

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