Tag: carcere

Fabrizio Corona, parla la fidanzata Silvia: “È un detenuto modello, quest’estate per lui non ho fatto vacanze”

“Lo descrivono come un soggetto pericoloso, ma aiuta tutti e sta scrivendo anche un libro”

Fabrizio Corona ha cambiato di nuovo look e atteggiamento. Dopo altri quattro mesi di carcere, arrivati dopo l’ultima condanna del giugno scorso, è apparso con i capelli rasati a zero, a bordo di un furgone blindato per un controllo in ospedale, e con il volto scavato per un mese di sciopero della fame. Dentro di lui, rabbia e delusione. Ma fuori, ad aspettarlo, c’è il suo ‘ragnetto’, la sua fidanzata, Silvia Provvedi, ‘metà’ del gruppo Le Donatella (con la sorella gemella Giulia), che nonostanta abbia 20 anni in meno del re dei paparazzi, è al suo fianco da tempo e continua a sostenerlo.

fabrizio_corona_condannato_1_anno645.jpg

Silvia si è confidata con il settimanale Oggi:

È stato un anno duro, ma siamo ancora in piedi, stiamo cominciando a rinascere, vediamo la luce in fondo al tunnel e sappiamo che presto tutto si risolverà. I giudici restituiranno la libertà a Fabrizio e allora potremo valorizzare il nostro legame che è fortissimo e realizzare i nostri progetti che sono grandi

Silvia a soli 23 anni conosce tutto dell’esperienza di Fabrizio in carcere: la cella divisa con altri quattro, gli stracci bagnati in testa l’estate per resistere al caldo, il freddo delle notti invernali. Lei non ha fatto un solo giorno di vacanza quest’estate, è rimasta con la madre e il figlio di Fabrizio, Carlos, per aiutarlo a mantenere l’equilibrio:

È un detenuto modello. Gli hanno anche affidato dei ragazzi da seguire come tutor, fa un sacco di cose, scrive tantissimo e ha quasi finito un libro su quest’anno di galera

Silvia continua a rimanere vicina al suo uomo, quindi, sperando che prima o poi quest’incubo finisca.

Frosinone, il serial killer delle carceri: “Un altro detenuto strangolato”

Al centro dell’inchiesta un 41enne condannato per avere ucciso un’anziana. Gli inquirenti hanno deciso di riesumare il corpo di un ex compagno di cella

112544227-d0fe60a4-3303-43dd-8059-fca08a99b343Strangolato e poi impiccato per simularne il suicidio. Dai primi accertamenti compiuti sulla salma di un detenuto deceduto lo scorso anno nel carcere di Frosinone, riesumata venerdì scorso, giungono conferme all’ipotesi di omicidio formulata degli inquirenti e prende sempre più corpo l’ipotesi che nella casa circondariale di Frosinone abbia agito un serial killer. Sospetti concentrati su un 41enne, di Sabaudia, in provincia di Latina, arrestato quattro anni fa dopo l’omicidio, a Borgo Montenero, frazione di San Felice Circeo, di una donna di 81 anni uccisa a colpi di pala nella sua abitazione dopo aver scoperto l’uomo intento a rubare.

Per il delitto dell’anziana il 41enne è stato condannato a 18 anni di reclusione e poi per lui si è aggiunta una condanna a tre anni di reclusione, su cui pende appello, per una rapina commessa in precedenza, sempre ai danni di un’anziana, una donna di 82 anni di Sabaudia privata della catenina d’oro dopo essere stata fatta salire in auto con la scusa di un passaggio. Ma a trasformare uno sbandato in serial killer sarebbe stata la vita in carcere.

Nell’agosto dell’anno scorso, a Frosinone, venne trovato impiccato il compagno di cella del 41enne, un anziano di Sgurgola, piccolo centro della Ciociaria. Considerando che non molto tempo prima era stato trovato impiccato anche un altro detenuto che divideva la cella con lui, il 60enne Pietropaolo Bassi, la polizia penitenziaria iniziò a insospettirsi. Venne eseguita l’autopsia sulla salma di Mari e il consulente medico-legale del pm Vittorio Misiti, sostenne che l’anziano non si era suicidato, ma era stato strangolato e poi ne era stata simulata l’impiccagione. E così il 41enne venne indagato per omicidio e gli inquirenti iniziarono a indagare anche sulla morte di Bassi.

Ipotizzando che anche in quel caso si fosse trattato di omicidio, il 41enne è stato così indagato anche per la morte dell’altro compagno di cella e venerdì, a Trani, la dottoressa Lucidi ha riesumato la salma del 60enne. “Attendiamo gli esiti degli accertamenti “, affermano i difensori dell’indagato, gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone. Dalle prime indiscrezioni emerse, le indagini medico-legali hanno però

già individuato pure in questo caso segni di strangolamento. Un omicidio dunque e non un suicidio, mentre l’inchiesta si sta allargando ad altre due morti sospette in carcere, avendo anche ipotizzato la Penitenziaria che il pontino avrebbe cercato di uccidere altri compagni di detenzione mettendo nel caffè acido e varechina.mL’uomo intanto, dopo essere stato trasferito a Velletri dove avrebbe cercato di evadere, è ora rinchiuso in un altro carcere in isolamen