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Il razzo cinese fuori controllo dovrebbe cadere sulla Terra tra l’8 e il 9 maggio

Tra la velocità e l’orbita ancora incerte, non è possibile dire esattamente quando e dove i detriti del razzo cinese Long March 5B cadranno. Per quanto improbabile non si può escludere a priori un coinvolgimento di zone abitate

razzo cinese
(immagine: @AerospaceCorp/Twitter)

Prepariamoci al rientro del razzo cinese Long March 5B. Le ultime previsioni danno la caduta del modulo nell’atmosfera terrestre tra 8 e 9 maggio. La finestra temporale è ancora molto ampia, così come la fascia del pianeta eventualmente interessata. Troppe variabili possono ancora modificare l’orbita del razzo, ma col passare delle ore i calcoli si faranno più precisi. Sebbene sia una possibilità remota, anche l’Italia a sud di Roma potrebbe essere interessata dal rientro di frammenti di Long March 5B.

Latest TIP (as of 2021-05-07 0456Z) for CZ-5B (Long March 5B) (48275 / 2021-035B) shows projected re-entry at 2021-05-08 23:13(UTC) +/- 540 minutes at latitude 38.1 longitude 62.5

NOTE: This is a huge, 18 hour window, and the time/location of re-entry will continue to vary wildly

— Space-Track (@SpaceTrackOrg) May 7, 2021

Long March 5B in caduta libera

Long March 5B è stato lanciato dalla Cina il 29 aprile scorso con lo scopo di portare nella bassa orbita terrestre alcuni componenti della futura stazione spaziale cinese. Tutto il combustibile è stato usato per la missione: non potendo più essere direzionato, ora il lanciatore da 21 tonnellate sta ricadendo sulla Terra in modo incontrollato. Per il momento sta ancora orbitando intorno alla Terra, insieme a centinaia di migliaia di altri detriti spaziali, ma gli esperti che lo stanno monitorando un po’ in tutto il mondo ritengono che il rientro possa avvenire tra le 15:00 dell’8 e le 16:00 del 9 maggio (ora italiana). L’area del pianeta che potrebbe essere coinvolta è quella tra i 41,5 gradi N e 41,5 gradi S, una fascia molto vasta e popolata che comprende anche l’Italia, in particolare i territori a sud di Roma.

L’incertezza è dovuta ai molti fattori che ancora possono modificare l’orbita del razzo, tra cui l’effetto frenante dell’atmosfera terrestre oppure l’urto con altri detriti in orbita. Con il passare delle ore i calcoli saranno più precisi.

Niente panico

Non è il caso di farsi prendere dal panico. Anche se si tratta del rientro di uno dei detriti spaziali più grandi della storia (il quarto), l’attrito con l’atmosfera terrestre ne distruggerà la gran parte e eventuali pezzi superstiti hanno 3 possibilità su 4 di cadere negli oceani (che ricoprono oltre il 70% della superficie terrestre). Molte aree emerse, inoltre, sono disabitate, quindi la probabilità che qualche detrito causi danni a cose e persone è molto bassa, sebbene non nulla.

Razzo nel mirino

Inoltre, il rientro di Long March 5B sarà anche incontrollato, ma in tanti lo stanno tenendo d’occhio, dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti alle principali agenzie spaziali e reti di sorveglianza mondiali.

L‘Agenzia spaziale italiana (Asi), insieme all’Istituto nazionale di astrofisica e al ministero della Difesa, per esempio, fa parte della Rete europea di sorveglianza spaziale e tracciamento (EuSst) e ha proprio l’onere di monitorare i rientri. Long March 5B in questo momento è tracciato dai radar Birales e Biralet, che dialogano rispettivamente con i radiotelescopi Croce del Nord (Università di Bologna) a Medicina e il Sardinia Radio Telescope (Inaf di Cagliari) a San Basilio. Anche il radar Mfdr-Lr dell’Aeronautica Militare non lo sta perdendo di vista.

🇪🇺#EUSST is monitoring the re-entry of large space object CZ-5B R/B (2021-035B), the core stage of the rocket that launched the #Tianhe space station. Our sensor network is observing the object in order to narrow down the re-entry window expected in the coming days.

— EUSST (@EU_SST) May 4, 2021

Sebbene i rischi siano bassi (per ora il segretario alla Difesa degli Usa Loyd Austin ha dichiarato che non è in programma nessun intervento contro il modulo spaziale in caduta libera), episodi come questo riportano l’attenzione sul problema dei detriti spaziali nella bassa orbita terrestre, che possono danneggiare sia per i nostri sistemi di monitoraggio e comunicazione sia per la Stazione spaziale internazionale, e sulla sempre più evidente necessità di un’agenzia di controllo e di un vero regolamento internazionali.

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