Category: Food & Drink

Colleferro: “M Club” Lounge e Risto, finalmente apre al pubblico il locale più alla moda di Colleferro.

Ennesima iniziativa per i due imprenditori Miriam Cardone e Massimo Cimini, rispettivamente gestore dell’Atlantide Swimming Club di Colleferro e del Bluegreen Sporting Club di Rocca Priora.

Colleferro: “M Club” Lounge e Risto, finalmente apre al pubblico il locale più alla moda di Colleferro.
Ennesima iniziativa per i due imprenditori Miriam Cardone e Massimo Cimini, rispettivamente gestore dell’Atlantide Swimming Club di Colleferro e del Bluegreen Sporting Club di Rocca Priora, che apre le porte al pubblico il 15 Settembre dalle ore 19.00.
“L’ M Club non è l’ennesimo lounge bar simile agli altri presenti sul territorio, bensì un locale dall’ambientazione particolare ed fuori contesto che unisce una location unica nel suo genere ad un menù attento ai prodotti del territorio ed allo stesso tempo proteso, tra ristorazione classica, hamburgeria, pizzeria e lounge bar, ad alcune rivisitazioni proprie dello Chef e derivanti dall’esperienza maturata nei precedenti locali di Roma quali il Maximo di Via dei Cerchi ed il Garden Lounge di Via del Gesù”.
“M Club”, Via degli Atleti, 2 (ex “Club House”) – Info e Prenotazioni: 06\8591104 – 392\6663163 – www.emmclub.it

 

 

Joy Napolitano è il nuovo Bar Manager del Chapter Roma

Dopo la prima apertura del 2019 – dichiara Jacopo Arosio, direttore del pluripremiato Hotel Chapter Roma – il 2020, nelle nostre intenzioni, doveva essere l’anno del Food&Beverage”. “Purtroppo le straordinarie circostanze che ci siamo trovati ad affrontare hanno rallentato i nostri progetti. Dopo aver già posizionato il bar a un livello molto alto, grazie anche ai vari premi ricevuti come quello della Condé Nast Hot List e il premio Best Urban Hotel di Wallpaper, la scelta di Joy Napolitano come Bar Manager del Bar del Chapter Roma – continua Arosio – rappresenta per noi il segno di questa precisa continuità nella ricerca dell’eccellenza della mixology del nostro bar”.

Sulla scia del lavoro fatto nel 2020 – conclude il direttore – volevamo donare al pubblico romano e internazionale un profilo di bartender ambizioso e importante, con una grande esperienza nella miscelazione romana e uno sguardo sempre rivolto alle nuove frontiere della miscelazione. Il nome di Joy Napolitano è stato un accostamento quasi naturale, vista anche la similitudine fra il suo profilo e lo stile del nostro hotel, rock e fuori dagli schemi”.

Classe 1980, Joy Napolitano cresce sperimentando sul campo le diverse anime del mondo del bar, dai pub alle discoteche fino agli speakeasy. Una conoscenza del settore che gli permette di creare una propria identità chiara, perfettamente riassunta dal “The Barber Shop”, cocktail bar da lui aperto nel 2015 insieme al collega Matteo Siena. Cura per il cliente, attenzione al dettaglio, equilibrio fra classicità e ricerca, uniti a una sempre presente coscienza ambientale sono gli elementi fondanti della sua filosofia di bar.

Proprio per questo Joy Napolitano sottolinea come nella nuova identità del Bar del Chapter Roma non ci sarà una ricerca di materie prime lontane da noi, ma un’attenta selezione di prodotti di uso quotidiano, vicini a noi e riconoscibili, esaltati attraverso l’utilizzo di diverse tecniche”. Tecnologia che, per il nuovo Bar Manager, non deve mai rappresentare un vincolo, “bisogna uscire dal luogo comune che il concetto di laboratorio sia esso stesso il bar: un laboratorio non è nient’altro che un espediente utile per la miscelazione, alla quale faccio riferimento, uno strumento”. Riportare al centro dell’attenzione la materia prima ed i sapori: questa quindi la filosofia del nuovo bar del Chapter di Roma.

Le novità 2021 previste per il Chapter Roma non riguardano però solo la nuova guida del bar. Come sottolinea il direttore Jacopo Arosio “Stiamo lavorando da mesi a un nuovo asset, il rooftop, che andrà a incrementare i punti di forza del Chapter Roma. Malgrado l’incertezza dovuta alle varie misure di distanziamento, siamo certi che questa terrazza sopra i tetti di Roma potrà aiutarci nel sentirci più uniti. Abbiamo lavorato su un concept molto particolare per il rooftop, tenendo sempre in considerazione una parte molto importate della filosofia dell’hotel, che è quella del design. Questo rooftop avrà un grande focus sulla bar mixology e sarà molto interessante il concetto di food, creato appositamente per questa terrazza“.

Per informazioni:
Hotel Chapter Roma
via Santa Maria de’ Calderari, 47 – Roma
tel. 06 8993 5351
www.chapter-roma.com

Il settore food riparte da Padova: a settembre appuntamento con Barnext Preview

Articolo a cura di: Redazione Roma

Un contenitore innovativo di proposte specializzate, con il bar indiscusso protagonista: dallo startup award al digital contest, dagli incontri di formazione alla sfida-spettacolo tra i migliori bartender italiani. Innovazioni e tendenze per proiettare il settore food & beverage e HoReCa nel futuro.

Barnext Preview, che si terrà il 13 settembre 2021, è il primo appuntamento dedicato al mondo del bar che Fiera di Padova, in collaborazione con AIBES (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori) e Appe Padova (Associazione provinciale pubblici esercizi), ha deciso di lanciare già nel corso di quest’anno grazie alle nuove aperture concesse dal contesto normativo. Un appuntamento che anticipa la prima edizione del nuovo evento fieristico Barnext – Food Beverage & Future, in programma nel 2022, il salone che si candida ad essere punto di riferimento per il rilancio di un settore che nel solo Nordest fattura quasi 5 miliardi di euro.

«In attesa dell’appuntamento con Barnext nel 2022, questa anteprima sarà una prima occasione di incontro, di confronto e di condivisione per le realtà più innovative del food & beverage del Nordest e con uno sguardo rivolto all’importante mondo dell’HoReCa» commenta Luca Veronesi, direttore generale di Padova Hall. «Un progetto che punta anche a restituire spazi ed opportunità ad uno dei settori più importanti della nostra economia, che non vede l’ora di lasciarsi alle spalle le difficoltà legate alla pandemia e di prepararsi con rinnovata fiducia agli scenari della ripartenza».

Sono tre gli ingredienti principali di Barnext Preview. Innanzitutto la formazione, con le nuove tecniche di preparazione in ambito mixology, beer, wine, coffee e food e le idee e le soluzioni per efficientare la gestione del locale. Quindi la competizione che ha un doppio appuntamento: con AIBES, la più importante associazione italiana del settore, i migliori bartender italiani si sfideranno in spettacolari gare a tema di mixology; e poi con un digital contest che premierà i bar più social e digitali del Nordest. Infine l’innovazione, perché al suo interno troverà spazio una vetrina interattiva dedicata alle startup e alle soluzioni più innovative per il mondo del bar rappresentate all’Innovation Village.

Innovation Village

Il villaggio è aperto a startup, aziende, centri di ricerca e professionisti che vogliono tracciare insieme il futuro del settore, un’occasione unica di networking e di business tra realtà emergenti e player affermati. La selezione delle startup si apre in questi giorni e partecipare è semplice: basta compilare il form a questo link e inviare la propria candidatura entro le ore 18 del 31 maggio 2021. Una giuria selezionerà le startup e le realtà più interessanti entro il 14 giugno. I partecipanti selezionati dovranno garantire la disponibilità ad essere presenti durante Barnext Preview, dove sarà loro offerto gratuitamente un desk personalizzato e l’opportunità di partecipare a pitch e momenti di presentazione alla giuria e al pubblico. La giuria tecnica, sulla base del pitch e dei documenti presentati in fase di candidatura, selezionerà la startup vincitrice che sarà proclamata nel corso dell’evento finale Innovation Village Award e si garantirà la possibilità di esporre gratuitamente nell’ambito di Barnext 2022.

Barnext Digital Contest e Market Outlook

Barnext Preview vuole scoprire e premiare anche i bar che hanno saputo sfruttare al meglio le potenzialità del digitale. Chi, nonostante il lungo periodo di difficoltà è rimasto in contatto con la propria community, chi ha organizzato il delivery, chi ha provato a cambiare modello di business. Per questo saranno analizzati i migliori bar del Nordest, con l’obiettivo di costruire la classifica dei 200 bar più autorevoli e presentarla premiandoli nel corso del Barnext Digital Contest. Le preselezioni al concorso sono già aperte, per iscriversi basta compilare il form presente a questo link.

Ma Barnext vuole fornire ai professionisti anche strumenti utili per il loro business, per aiutarli ad ampliare la visione sull’evoluzione del settore e a percepire in anticipo le nuove tendenze. Per questo è nato Barnext Market Outlook, l’Osservatorio periodico ideato da Fiera di Padova in collaborazione con GRS Ricerca e Strategia per raccogliere, analizzare e condividere le opinioni e il ‘sentiment’ di chi opera nel settore Food & Beverage. Nel mese di aprile si apre la possibilità di partecipare al questionario (a cui è possibile registrarsi qui) per la quarta rilevazione. Gli operatori che parteciperanno all’indagine potranno accedere in esclusiva ai dati del Market Outlook, che permetteranno di raccogliere anticipazioni utili a orientare o ridefinire il loro business.

Per tutte le informazioni su Barnext Preview: barnext.it

Stefania Calugi presenta al mondo ed a tutti gli amanti dell’apertitivo al Tartufo ” APERITIVO ” tartufi.it

L’idea di Stefania Calugi era di realizzare un prodotto a base di tartufo specifico per l’aperitivo. Nascono tre varianti – Pomodori ciliegini con tartufo, Olive ripiene al tartufo  e Nocciosnack – con il Tartufo Nero Estivo. Da questi prodotti emerge l’inconfondibile cifra stilistica dell’azienda: eleganza, territorialità e fantasia. Perfetto per l’aperitivo sia nei locali che a casa tua.  Aperitartufo ricorda che il tartufo può impreziosire qualunque ricetta, in tutti i mesi dell’anno. 

Stefania Calugi wanted realizing a specific truffle product for the aperitif.  Different products – Cerry  dried tomato with truffle, Stuffed olives with truffle,  truffle Nocciosnack- born with the Summer Truffle.  From these products emerges the unmistakable stylistic signature of the company: elegance, territoriality and imagination. Perfect for aperitifs both in the clubs and at your home.  Aperitartufo remembers that truffles can embellish any recipe, all year long.

CALUGI SRL

Via A. Cerbioni, 38
50051 Castelfiorentino, Firenze

Tel: +39 0571 672185
Pec: stefaniacalugi@pec.it

www.tartufi.it

Castagnola Fizz: direttamente da Rieti il drink d’autore di Antonio Tittoni

Antonio Tittoni è proprietario e bar manager del Depero Club e del The Wanderer di Rieti. Oggi noi di City Roma ci siamo fatti raccontare da lui la preparazione del drink Castagnola Fizz.

DRINK: CASTAGNOLA FIZZ
BARTENDER: Antonio Tittoni, proprietario e bar manager del Depero Club e del The Wanderer di Rieti

INGREDIENTI:
45 ml Seven Hills Italian Dry Gin
15 ml Alchermes Pallini
10 ml bitter
Fill di acqua tonica
Spuma homemade di castagnole e Gosling’s Black Seal Bermuda Rum

Bicchiere: Collins

PREPARAZIONE:

Il drink si prepara con la tecnica build: versare in un bicchiere Collins il Seven Hills Italian Dry Gin, l’Alchermes Pallini, il bitter, del ghiaccio e colmare con acqua tonica fino a un centimetro dall’orlo del bicchiere, quindi riempire il resto con una foam, una spuma di castagnole e rum. Per la preparazione homemade della spuma di castagnole: sciogliere 500 grammi di zucchero in 300 ml di acqua calda. Nel mentre, mettere a bagno in acqua fredda 8 grammi di gelatina in fogli. Una volta sciolto lo zucchero nell’acqua, frullare all’interno dello sciroppo 5 o 6 castagnole (a seconda della dimensione) e, raggiunto un composto omogeneo, filtrare con superbag, scaldare il composto, strizzare la gelatina in fogli e scioglierla all’interno dello sciroppo di castagnole, aggiungere 60 ml circa di Gosling’s Black Seal Bermuda Rum e 150 grammi di albume d’uovo, versare tutto in un sifone per panna e caricare con due cartucce di N2O, agitare e far riposare per almeno 2 ore in frigo.

IL DRINK:

Quando arriva Carnevale è tempo di dolci, e nella tradizione dolciaria italiana non ne mancano di certo: frappe, bugie, tortelli dolci, frittelle, chiacchiere ripiene e non, insomma ce n’è per tutti i gusti. Come non omaggiare allora queste festività se non con un drink ispirato a uno dei suoi capisaldi: la castagnola fritta, deliziosa ‘noce’ composta da uova, farina, zucchero e burro, spesso farcita con crema, zucchero a velo o alchermes. Il bartender Antonio Tittoni, che da anni promuove con successo la miscelazione di qualità nella città di Rieti, utilizza il Seven Hills Gin, ispirato alle tradizioni culturali e culinarie dell’Antica Roma. Aromatico e fruttato, leggermente agrumato al naso, è composto da sette spezie – i Sette Colli evocati dal nome – che vengono amalgamate e infuse fino a 15 giorni, in una miscela versatile, ricca di storia e tradizione. Dolci note di melograno e camomilla romana bilanciati perfettamente nei suoi 43 gradi alcolici, dalla freschezza di sedano, carciofo, rosa canina, ginepro e arancia rossa per un gin orgogliosamente italiano, distribuito, come l’Alchermes e il Gosling’s Black Seal Rum, dalla Pallini.

NEGRONI NO-AGE: il drink di Christian Costantino, head bartender del Marina Del Nettuno Lounge Bar di Messina

Pronti per scoprire la ricetta del giorno? Il drink si chiama NEGRONI NO-AGE
BARTENDER: Christian Costantino, head bartender del Marina Del Nettuno Lounge Bar di Messina

INGREDIENTI:

30 ml Seven Hills Italian Dry Gin
30 ml bitter
30 ml sweet vermouth
20 ml tè infuso al limone e citronella
1 tea spoon miele alla curcuma
4 parti di un gambo di sedano

Bicchiere: coppa

Garnish: slice di sedano

PREPARAZIONE:
Versare in una boccia, in ordine: un cucchiaino di miele alla curcuma, il tè al limone e citronella, il Seven Hills Gin, il bitter, lo sweet vermouth e il sedano. Far sciogliere il miele, mescolando bene gli ingredienti. Chiudere ermeticamente la boccia e lasciare riposare tutto per un’ora minimo, a seconda di quanto si voglia più o meno intenso il profumo di sedano. Prima di bere, togliere le parti del gambo di sedano, che può essere mangiato a parte o asciugato ed essiccato, per farne una polvere. Mescolare con del ghiaccio e filtrare in una coppa precedentemente raffreddata. Decorare con slice di sedano.
IL DRINK:Lo scrittore e drammaturgo George Bernard Shaw diceva che “Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare“. Il cocktail Negroni, di per sé, di illegale o immorale ai giorni nostri ha ben poco, ma siamo costretti ad alzare le mani, guardandone l’apporto calorico, con quel sorrisetto un po’ beffardo che si riflette sul bicchiere. Potremmo comunque raccontare timidamente, con gli occhi lucidi di chi internamente non vuol rinunciare alle giuste e piccole gioie della vita, che anche il Negroni, Grande Amicone da aperitivo, potrebbe fare bene! Nasce così il Negroni “No-Age“! Pronto ad abbracciarci calorosamente, ritardando il nostro invecchiamento. Gli ingredienti del più classico Negroni: tre parti uguali di Seven Hills Gin – il gin italiano che si presta alla perfezione per il grande classico del Conte – vermouth e bitter, con qualche effetto benefico in più, quindi, non solo sull’umore. Una gradazione alcolica leggermente minore, per via del tè che ne aumenta la diluizione, mantenendone ed esaltandone però carattere e gusto. Essendo un antiossidante, il tè contrasta l’invecchiamento cellulare e protegge dall’attacco dei radicali liberi, tra i principali responsabili dell’invecchiamento. La citronella ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche, sedative e antisettiche. Il limone favorisce la disintossicazione dalle sostanze di scarto che accelerano l’invecchiamento. Con il miele alla curcuma, le proprietà calmanti, antibatteriche e antisettiche del miele, si mischiano a quelle antinfiammatorie e antiossidanti della curcuma. Il sedano, ricco di vitamine B, C ed E, ferro, calcio, potassio e beta-carotene, protegge la pelle dall’invecchiamento dovuto ai raggi solari. Su tutto, il Seven Hills Gin, distribuito da Pallini Spa e distillato a Moncalieri, ma ispirato alle tradizioni culturali e culinarie dell’Antica Roma. Caratterizzato da uno spirito aromatico e fruttato, con i suoi 43 gradi alcolici, leggermente agrumato al naso, Seven Hills è il frutto di sette spezie (i Sette Colli evocati dal nome) che vengono amalgamate e infuse fino a 15 giorni, in una miscela versatile, ricca di storia e tradizione. Dolci note di melograno e camomilla romana bilanciati perfettamente dalla freschezza di sedano, carciofo, rosa canina, ginepro e arancia rossa. Distillato con Vacuum Pot Stil “sottovuoto”, per eliminare l’aria e far evaporare l’alcol etilico a temperature inferiori, con un risultato più fine, elegante e con aromi più delicati, “incarna perfettamente quello che chiamiamo lo Spirito Italiano“, sottolinea il Global Brand Ambassador, Federico Leone.
Foto di Berenice Verga

Perché ogni volta cadiamo nella leggenda delle challenge online (e quali sono i veri problemi dei minori in rete)

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Pur non trovando riscontri, si accusano le “sfide” sui social network di essere un rischio per i minori che navigano in rete. I problemi, però, sono altri

(Foto: Mario Tama/Getty Images)

A riportare al centro del dibattito il rapporto tra minori e rete è stata la morte di una bambina di dieci anni a Palermo. Collegata – ma l’ipotesi finora non trova alcun riscontro – a una “sfida” vista su TikTok che consisterebbe nell’auto-infliggersi il soffocamento (detta “blackout challenge“), benché sul popolare social network non si trovino tracce di questo genere di video. Subito si è mosso il Garante per la protezione dei dati personali, per verificare le regole di accesso alle piattaforme per i minori. Un procedimento contro TikTok era già stato avviato a dicembre, contestando impostazioni predefinite non rispettose della privacy, scarsa trasparenza nelle informazioni rese agli utenti, divieto di iscrizione ai più piccoli facilmente aggirabile. E un fascicolo è stato poi aperto anche su Facebook e Instagram. Tutti i social network promettono di chiarire.

Amatissimo dalla fascia d’età che arriva fino alla prima adolescenza, TikTok è il fenomeno di questi anni. Brevi video di un minuto al massimo: all’inizio solo balli e canzoni mimate, poi, man mano che il format è stato esplorato, un florilegio di contenuti, dalla cucina alla didattica. Rispondere alle problematiche che un’esplosione del genere pone non è semplice.  Si intrecciano etica, responsabilità genitoriale, educazione, le ragioni dell’economia, e, ovviamente, i vissuti individuali. E la pandemia ha accelerato i processi già in atto nel campo della sicurezza in rete, alcuni stimano di circa cinque anni. Nuove fasce di utenti di tutte le età sono state reclutate mentre lockdown, didattica a distanza e telelavoro hanno aumentato, per tutti, il numero di ore trascorse di fronte allo schermo, oltre alla diffusione dei dispositivi. Abbiamo provato a mettere ordine negli eventi di questi giorni.

Il fenomeno delle “challenge”

Partiamo dalle “challenge” in rete, finite sul banco degli imputati. “Eviterei di cercare nessi causali dove probabilmente non ce ne sono” ammonisce Federico Boni, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Statale di Milano. “Il fenomeno Blue Whale di qualche anno fa è stato smontato da analisi più approfondite” sottolinea il docente, che guarda al passato: “Qualcosa di simile accadde negli anni Ottanta e Novanta con la demonizzazione dei videogiochi, che, secondo i detrattori, avrebbero portato i minori alla violenza. Peccato che i reati, in realtà, siano diminuiti costantemente negli ultimi anni”.  Ma c’è un precedente più lontano nel tempo: “Negli anni Quaranta a finire nel mirino furono addirittura i fumetti”.

Per qualcuno è un problema di leggi. Certo le norme non sono riuscite a restare al passo con l’evoluzione tecnologica. Peraltro, in un web parcellizzato, frammentato, trarre le conclusioni non è facile e il rischio di generalizzazioni induce il legislatore alla prudenza. Ma anche invocare i tribunali serve a poco.

Il reato che si chiede a più voci di contestare è quello di istigazione al suicidio, contemplato all’articolo 580 del codice penale. Ma si tratta di una norma ispirata da altro, applicata, ad esempio nel caso si favorisca l’eutanasia. Personalmente, non l’ho mai vista applicata alle sfide online”, osserva Marisa Marraffino, avvocata esperto in reati informatici. “Sul ruolo dei genitori, altro tema di cui si discute in questi giorni, una sentenza esiste già, ed è chiara: impone di installare un parental control (un filtro, ndr) sui cellulari dei ragazzi in età adolescenziale o preadolescenziale”, aggiunge. La giurisprudenza è intervenuta laddove il legislatore non è arrivato.  Anche perché calibrare un testo adeguato può rivelarsi impossibile, puntualizza Marraffino: “Chi ci dice che il ragazzo non usi il cellulare o il computer dei genitori per connettersi?”.

Sulla stessa linea Giuseppe Vaciago, consulente legale di Chi odia paga (Cop), una startup che si occupa di contrasto all’odio in rete: “Il delitto di istigazione si verifica quando vi è dolo, ossia la coscienza e volontà di determinare l’altrui suicidio. Non è punita l’istigazione colposa. Pensiamo veramente che vi sia tale volontà da parte della piattaforma, dei genitori o di chi ha postato la presunta challenge? Se sì, e se fosse dimostrato, ci troveremmo di fronte a un reato. In caso contrario, il problema si può risolvere solo attraverso una regolamentazione chiara dell’uso di questi strumenti”. In gioco c’è un concetto fondante del web: la libertà. “Stiamo avvicinandoci all’uso del documento di identità per accedere alla Rete? Personalmente spero di no. Ma, se così fosse, almeno si tratterebbe di una risposta concreta a un problema emergente. Diversamente, se non esistono leggi in materia, a mio avviso non possiamo parlare di reati”, conclude.

Il ruolo della famiglia

Ma si può delegare la questione ai parlamenti? Possono entità statali o parastatali sciogliere un nodo che alberga nel quotidiano di ogni famiglia? Su questa domanda insiste Giuseppe Pozzi, psicoterapeuta, allievo di Franco Fornari, nel corso di una carriera quarantennale ha lavorato con casi difficili, gravi forme di autismo e psicosi. “La questione delle challenge su TiktTok e altri social credo sia legata a una sorta di ‘almeno qualcuno si occupa di me’ – ragiona lo psicoterapeuta -. C’è una grande differenza tra essere riconosciuti e sentirsi amati. E, contrariamente a quanto si crede i bambini, più che di amore, hanno bisogno proprio di riconoscimento”.

Le challenge anche più semplici possono rappresentare l’adesione a una comunità, seppur surrogata e virtuale. “L’incontro con l’altro continua a essere fondamentale per i ragazzi, ma oggi è sempre più evanescente. Come nelle classi di trenta bambini, dove è impossibile per il docente instaurare una relazione con tutti. Il dialogo permette di sublimare, in termini freudiani, la pulsione di morte. Violenza contro sé stessi o contro l’altro non fa poi molta differenza. Per questo il bambino si lascia sedurre dalla sfida: perché, almeno in quella, trova un battito di vitalità, un esserci”, dice l’esperto.

Il ruolo della stampa

E poi c’è il ruolo della stampa e la ricerca di una spiegazione prêt à porter può condurre esperti formati nelle università a ragionamenti circolari, autoindulgenti e a trascurare variabili rilevanti. Ma la stampa ha davvero un ruolo nei fenomeni di emulazione?

Qualche studio al riguardo esiste. Attorno al 1978, quando fu realizzata la metropolitana di Vienna, in città si registrò un aumento improvviso del numero di suicidi: le persone sceglievano di togliersi la vita gettandosi sotto il nuovo treno. La copertura quotidiana dei giornali e i toni drammatici usati per descrivere il fenomeno spinsero un gruppo di ricercatori a chiedersi se l’attenzione mediatica potesse essere un fattore in più nella decisione di farla finita. Dopo qualche anno furono così pubblicate, nel 1987, alcune linee guida per i mezzi di comunicazione: tra le altre, evitare di parlare di suicidi nel titolo, non fornire dettagli, cercare di non proporre questa tipologia di notizie con frequenza e risalto eccessivi. Il risultato fu confortante: le vittime calarono, e da allora il dato è rimasto costante.

Il compito delle piattaforme

Se delicato è il ruolo della stampa nella copertura di questi temi, altrettanto lo è quello delle piattaforme sulla moderazione dei contenuti: filtri automatici e policy non sono sempre sufficienti e il ruolo del moderatore non è semplice. Alcuni, dopo mesi passati a censurare filmati, hanno accusato sindromi da stress post-traumatico.

Dopo il caso di Palermo, TikTok ha diffuso una nota ufficiale: “Siamo davanti a un evento tragico e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina. La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta. Per questo motivo non consentiamo alcun contenuto che incoraggi, promuova o esalti comportamenti che possano risultare dannosi. Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy. Nonostante il nostro dipartimento dedicato alla sicurezza non abbia riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato un simile accadimento, continuiamo a monitorare attentamente la piattaforma come parte del nostro continuo impegno per mantenere la nostra community al sicuro”.

La pista della “challenge” mortale non trova riscontri, come finora è stato nel caso di fenomeni come Blue Whale o Jonathan Galindo, di cui non si sono mai trovate tracce benché pompati a livello mediatico, benché l’azienda si sia resa disponibile per approfondire le indagini. E di suo ha adottato da gennaio misure più stringenti proprio per tutelare gli utenti minori, benché ora il Garante della privacy voglia vederci chiaro sul controllo dell’età in fase di iscrizione.

Il meccanismo è ancora lontano dall’essere perfetto. “Ho provato io stessa a segnalare un filmato che mi sembrava pericoloso su TikTok” racconta Marraffino: “Il social ha risposto prontamente al reclamo, ma la formula utilizzata mi ha lasciato il dubbio che ne sia stata impedita la visualizzazione soltanto a me. Insomma, che il contenuto sia rimasto online”. Sulla tutela dei minori in rete l’Europa potrebbe fare da apripista, come già accaduto con il Gdpr per la privacy. “Io credo occorra una convenzione internazionale sulle tematiche legate a una rete più sicura – conclude Marraffino -, dal cyberbullismo all’accesso per i minori alla gestione del materiale pericoloso”.

Verso una community più responsabile

Ma forse, nel cocktail dei tanti rimedi proposti per guarire la Rete, c’è bisogno di un antibiotico ad ampio spettro capace di un’efficacia che vada oltre i codici. Di tornare alle radici della parola “community” intesa come gruppo che si autocostruisce attorno a regole condivise.

Ne è convinto Matteo Flora, esperto di digitale, fondatore dell’agenzia The Fool e partner dello studio legale 42 Law Firm. “Cerchiamo una soluzione esterna al problema, ma il pericolo viene dalla normalizzazione, il fatto che accettiamo che tutto ci accada di fronte senza reagire”. In che senso? “Credo che una bambina con dieci profili e centinaia di follower nel suo viaggio online abbia incontrato qualche adulto, o un ragazzo  più grande, che si è reso conto che la piccola non aveva l’età per stare lì. Perché non l’hanno segnalato? Mi ricorda quel che avviene con i parcheggiatori abusivi: tollerati, perché in fondo si pensa che offrano un servizio utile. Allo stesso modo, mi chiedo: è normale vedere alunni e alunne delle elementari che ballano nei video sui telefonini? Non c’è uno stigma su questo, e forse aiuterebbe“.

Un controllo diffuso, una membership attiva,  consentirebbe di intercettare i casi di violazioni palesi che sfuggono alla moderazione. E potrebbe essere la chiave per le campagne di comunicazione mirate ai ragazzi. “Ma soprattutto, rivolte ai genitori“, afferma il tecnologo Stefano Quintarelli, uno dei padri dello Spid. Che avanza una proposta su Agenda digitale: usare il sistema di identità digitale per accertare l’età degli utenti, attraverso un token di autenticazione fornito girato all’app, che consentirebbe l’accesso solo in presenza dei requisiti di legge. Una proposta che ha aperto un dibattito acceso tra esperti.

Una visione laica

Una disamina ampia serve soprattutto per sgombrare il campo dalle mistificazioni. E dalle illusioni. Come in tutte le cose umane, la perfezione non esiste. La Rete non sarà mai un Eden. Ma norme al passo coi tempi, relazioni familiari, senso della comunità e, ovviamente, strumenti tecnologici possono aiutare a rendere il web un posto migliore senza perdere per strada la libertà: ideale, che in fondo, è la sua ragion d’essere.

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Grande Fratello Vip: Giulia Salemi e la frase su Adua Del Vesco che fa infuriare il web – VIDEO

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Al Grande Fratello Vip, si sa, anche una frase decontestualizzata può suscitare l’indignazione e la rabbia dei telespettatori ed una parola di troppo può costare cara.

É questo, parrebbe, il caso di Giulia Salemi che, in un momento di conviviale dialogo sull’estetica e sulla seduzione con Stefania Orlando ed Adua Del Vesco, si è rivolta a quest’ultima dicendo:

“Tu, nel tuo essere sempre un po’ castigata, c’hai la faccia un po’ da…”

La Salemi non ha fatto in tempo di finire la frase che i concorrenti presenti si sono scambiati uno sguardo di complicità a cui sono seguiti risolini di sottofondo, consci di dove lei stesse andando a parare.

La frase non è passata inosservata agli utenti del web che si è letteralmente spaccato in due: chi, infuriato, accusa Giulia Salemi ipotizzando che la parola mancante fosse “faccia da tr**a”; e chi, al contrario, difende l’influencer italo-persiana, leggendo nelle critiche del web un tentativo di screditare la ragazza.

Ad ogni modo, Giulia Salemi ha subito precisato che la frase era stata pronunciata con un intendo ludico ed ironico, visto anche il tenore del dialogo, leggero e fatto pourparler.

La stessa ha aggiunto che quella frase la usano spesso, giocando, lei e Stefania Orlando, sottolineando quindi le sue buone intenzioni e di essere ben lungi dall’offendere Adua Del Vesco.

Ecco il video che ha fatto infuriare una parte del web:

Fedez spoilera il brano di Sanremo su Instagram. E adesso?

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In un post (ora già rimosso) il cantante pubblica qualche secondo di “Chiamami per nome”, il pezzo con cui dovrebbe gareggiare al Festival insieme a Francesca Michielin. Scatta la squalifica?

Candidato a personaggio dell'anno
Fedez (foto: LaPresse -Andrea Negro)

Fedez e Francesca Michielin saranno squalificati dal prossimo Sanremo? Staremo a vedere… Ma sicuramente quello che è successo oggi, sabato 30 gennaio, farà discutere. In un post su Instagram, infatti, l’artista ha pubblicato un video contenente qualche secondo del brano inedito da portare all’Ariston insieme alla collega, Chiamami per nomeLa clip (rimossa dopo pochi secondi dalla pubblicazione) si apriva con alcune immagini di Fedez durante il primo giorno di prove pre-Festival in studio di registrazione insieme a Francesca Michielin. Dopo un simpatico siparietto insieme al figlio Leone, però, il cantante ha intonato qualche secondo di Chiamami per nome. Ma, a differenza di quanto fatto con alcune Instagram Stories, non ha rimosso l’audio, regalando al suo pubblico alcuni secondi di quello che sembra essere il ritornello.

Dopo pochi secondi, Fedez ha eliminato il video e pubblicato immediatamente le stesse immagini insieme a Leone (che aprivano la clip incriminata) togliendo i secondi conclusivi, quelli che potrebbero giocare a lui e alla sua compagna di viaggio la partecipazione al Festival. Anche perché il video sta già facendo il giro del web. Il regolamento è chiaro. I brani in gara devono restare inediti fino al momento della loro prima esecuzione sul palcoscenico dell’Ariston. “È considerata nuova, ai sensi e per gli effetti del presente Regolamento, la canzone che, nell’insieme della sua composizione o nella sola parte musicale o nel solo testo letterario (fatte salve per quest’ultimo eventuali iniziative editoriali debitamente autorizzate) non sia già stata fruita, anche se a scopo gratuito, da un pubblico presente o lontano, o eseguita o interpretata in tutto o in parte dal vivo ovvero in versione registrata alla presenza di pubblico presente o lontano”.

Decisamente non sono giorni semplici per il direttore artistico di Sanremo, Amadeus, già alle prese con l’annoso problema della presenza o meno del pubblico all’Ariston. Come affronterà anche questo caso?

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5 novità a fumetti uscite questa settimana

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Le novità più recenti per viaggiare con la fantasia verso mondi visionari, storie alternative e tempi più o meno remoti

Viaggi visionari nel tempo, nei miti, in storie e mondi alternativi, e anche nei cartoni animati dell’infanzia. Le novità a fumetti uscite questa settimana ci portano lì dove solo l’immaginazione può arrivare. Ecco i 5 migliori volumi, graphic novel, manga disponibili in fumetterie, librerie e negozi online.

1. Le figlie di Ys, di M.T. Anderson, Jo Rioux

Gradlon, re di Kerne, giace moribondo su una barca dopo una sanguinaria battaglia. Quand’ecco apparire dinanzi ai suoi occhi una visione incantata: una strega, Malgven, su un cavallo in grado di galoppare sulle onde del mare.

L’incontro, voluto dal fato, sarà l’inizio di una storia d’amore che porterà alla fondazione della città di Ys, le cui inespugnabili mura sono erette grazie alla magia della strega-regina. Saranno le due figlie di Gradlon e Malgven, la selvaggia primogenita Rozenn e la maga Dahut, a scoprire quali altri misteri nasconda la mistica città di Ys.

Una storia ispirata da una leggenda bretone, dall’autore di romanzi young adult M.T. Anderson e dall’illustratrice di libri per l’infanzia Jo Rioux, che segna anche il debutto della nuova casa editrice di fumetti Rebelle (208 pp, 22 euro).

2. Tolkien. Rischiarare le tenebre, di Willy Duraffourg, Giancarlo Caracuzzo

In questa graphic novel biografica, ripercorriamo la giovinezza di John Ronald Reuel Tolkien, l’uomo che creò un mondo. Dagli anni ’40 a oggi, milioni di lettori si sono persi nella Terra di Mezzo, l’archetipo di ogni ambientazione fantasy moderna, fonte di ispirazione per generazioni di scrittori e artisti, per giochi di ruolo, videogiochi, fumetti, film, spinoff e, presto, per una serie tv targata Amazon.

Attraverso un attento lavoro di ricostruzione sulle fonti, gli autori della graphic novel raccontano la giovinezza del giovane Tolkien, descrivendone l’orrore per la guerra, l’amore per la moglie Edith, la passione per la letteratura e la creazione letteraria. Le radici della Terra di Mezzo affondano tanto nella bucolica campagna inglese quanto nelle severe aule di college; tanto sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale quanto come reazione alle aberranti ideologie totalitariste della prima metà del Novecento. Un’opera imperdibile per gli amanti del Signore degli Anelli (edizioni ReNoir Comics, 80 pp, 19,90 euro).

3. Aleister & Adolf, di Douglas Rushkoff, Michael Avon Oeming

Lo strano comportamento di un logo per una pagina internet spinge un normale web designer a indagare su vecchi documenti archiviati. Le sue domande lo portano a svelare una storia occulta che risale ai tempi in cui la Germania nazista stava conquistando l’Europa.

In Gran Bretagna, i servizi segreti erano pronti a utilizzare ogni mezzo a propria disposizione per rallentare l’avanzata delle truppe tedesche. Persino la magia nera. Quale fu il ruolo del sinistro Aleister Crowley nella guerra? Si limitò a sfruttare la passione di Hitler per l’occultismo, preparando falsi testi arcani per spingere i nazisti fuori strada? O cercò forse di combattere il fuoco con il fuoco, la magia con la magia? Un’intrigante parabola nella storia alternativa, tracciata in un chiaroscuro che ben si addice ai toni mistici di una graphic novel a metà tra noir e horror (Magic Press Edizioni, 104 pp, 14 euro).

4. Creamy Mami. L’incantevole Creamy, di Kazunori Ito, Yuko Kitagawa

Tra le uscite manga della settimana vi è il grande ritorno di un classico degli anni ’80, un personaggio ben noto a chi all’epoca accendeva la tv per guardare i cartoni animati. Le storie della maga-cantante-idol giapponese Creamy, infatti, spopolarono grazie allo stile spigliato e divertente dell’anime, che ben traspose le atmosfere del manga.

Adesso le avventure di Creamy, la bambina affiancata da due gattini alieni che, grazie a una bacchetta magica, si trasforma in una stella del canto, tornano raccolte per la prima volta in un volume omnibus (Edizioni Star Comics, 376 pp, 8,90 euro), con cover inedita e copertine originali, a cui si aggiunge il primo numero di una serie inedita.

La principessa capricciosa 1 (160 pp, 5,50 euro) è infatti un manga spin-off del 2018, scritto e disegnato da Emi Mitsuki, che questa volta cala i lettori nei panni della storica rivale di Creamy, Megumi Ayase. Ex-superstar della Parthenon Productions, scacciata dal trono dall’arrivo di Creamy, Megumi farà di tutto per tornare a essere l’unica protagonista sotto le luci della ribalta. I due volumi sono disponibili anche in un pack unico con tre card idol (536 pp, 14,40 euro).

5. Il mar delle blatte, di Tommaso Landolfi, Filippo Scòzzari

Un fumetto perduto, riproposto a distanza di decenni dalla pubblicazione originale.

Negli anni ’80 Filippo Scòzzari, uno dei grandi autori del fumetto alternativo lanciati da riviste come Alter Alter e Il Male, realizzò una versione a fumetti dell’omonimo romanzo di Tommaso Landolfi, personalizzandolo con il suo inconfondibile stile underground. La storia uscì a puntate sulla rivista Frigidaire e poi in Francia, ma Scòzzari smarrì a Roma le tavole originali, di cui ne fu poi ritrovata soltanto una.

Una graphic novel che è un viaggio allucinato in un mondo dove un giovane si avventura verso un’isola misteriosa circondato da un mare nero ricoperto di blatte, e dove dimora una fanciulla solitaria che ha per amante un vermiciattolo azzurro (Coconino Press, 56 pp, 20 euro).

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